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Taser: la nuova pistola elettrica in dotazione alle Forze dell’Ordine di diverse città d’Italia

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Sei città d’Italia hanno munito Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza del Taser, la pistola ad impulsi elettrici assegnata ai suddetti agenti al termine di un periodo di formazione svolto da istruttori specializzati.

di Giordana Fauci 

A partire dal 14 marzo, sei città d’Italia hanno munito Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza del Taser, la pistola ad impulsi elettrici assegnata ai suddetti agenti al termine di un periodo di formazione svolto da istruttori specializzati.

Il progetto prevede che lo strumento dovrà essere adottato da altre 14 città entro i primi di maggio. Le città che per prime lo hanno introdotto sono Roma, Bari, Bologna, Firenze, Milano, Reggio Calabria e Brindisi; mentre le città che si aggregheranno entro il mese di maggio fanno parte delle province di Caserta, Brindisi, Reggio Emilia e Padova. La Ministra dell’Interno Lamorgese è, in ogni caso, oltremodo certa di una pronta adesione anche da parte di altre.

Lamorgese non ha potuto non evidenziare la sua enorme soddisfazione“L’utilizzazione delle 4.482 armi ad impulso elettrici da parte degli operatori della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in diverse città d’Italia costituisce un passo importante per ridurre i rischi di incolumità del personale impegnato nelle attività di prevenzione e controllo del territorio. Grazie all’adozione del dispositivo, le Forze di Polizia saranno in grado di gestire in modo più efficace e sicuro le situazioni critiche e di pericolo. L’operatività del nuovo strumento segue uno specifico periodo di sperimentazione e un ciclo di formazione degli operatori in grado di garantire che la sua utilizzazione avvenga nel rispetto delle condizioni di sicurezza, tenuto conto dei soggetti coinvolti e del contesto ambientale”.

Il Taser è stato introdotto per la prima volta nel Regno Unito nel 2004. Si tratta di un’arma non letale che può sparare un numero di colpi limitato e può essere utilizzata solo in caso di estremo pericolo per la vita del membro delle Forze Armate e del pubblico. La “pistola” è gialla; l’agente o il militare che la utilizza deve tenerla appesa al cinturone, sempre in posizione ben visibile. Il suo costo ammonta a 500 Euro per il modello più sofisticato, a forma di pistola e con puntatore laser; mentre i modelli a forma di scatola costano la metà.

L’utilizzo del Taser è regolamentato dall’articolo 53 del Codice Penale che statuisce le ipotesi di accesso colposo,  ogniqualvolta sussistano i presupposti di una delle cause di giustificazione ed il soggetto ne valichi i limiti. Pertanto, deve essere l’agente a dover operare una distinzione tra eccesso nel fine ed eccesso nei mezzi. Il Taser, in ogni caso, non può essere utilizzato senza avere preventivamente avvertito la persona da bloccare che la pistola elettrica sta per essere attivata, in attesa dei rinforzi richiesti alla sala operativa. E, a quel punto, si prende la mira, si preme il grilletto e dal puntatore partono due minifreccette da cui avrà origine la scarica elettrica immobilizzatrice.

Il segretario del SILPCGIL – Sindacato Lavoratori della Polizia – Daniele Tassone non ha comunque potuto evitare di esprimere il suo disappunto per i dati della sperimentazione non rivelati e per una decisione affrettata: “Il progetto avrebbe dovuto avere inizio dopo maggiori garanzie sia per gli operatori che per i cittadini”. In effetti, per quanto arma di difesa e non di offesa, Taser può trasformarsi in uno strumento di minaccia e, in taluni casi, di morte.

A lanciare l’allarme è Maurizio Santomauro, Direttore del Centro di Cardio-stimolazione del Policlinico Federico II, nonché Presidente del GIEC (Gruppo Intervento Emergenze Cardiologiche). A suo dire, “le due freccette producono una scarica ad alta tensione di 50 mila volt ma a basso amperaggio, rilasciata in brevissimi impulsi ravvicinati. Per raggiungere l’effetto paralizzante  entrambe devono colpire il bersaglio. Ma proprio questi impulsi potrebbero innescare un’aritmia cardiaca, oltre alla contrazione dei muscoli periferici.” Dunque, da strumento di prevenzione, Taser potrebbe trasformarsi in arma micidiale.

Ad essere ancor più chiari, il Taser è il contrario del defibrillatore che eroga corrente attraverso due elettrodi applicati sul torace, ma serve a restituire il ritmo normale in un soggetto in cui il battito cardiaco si è improvvisamente fermato.

Analoghe perplessità trovano, del resto, conferma in vari altri studi che nel tempo hanno certificato i rischi della pistola elettrica. Tra i più accreditati quello che risale all’anno 2012, pubblicato sulla prestigiosa rivista Circulation che descrive i casi di persone immobilizzate dalla pistola elettrica e che, poi, nelle ore successive sarebbero andate incontro ad arresto cardiaco, talvolta fatale: arresti causati da tachicardia ventricolare o da fibrillazione ventricolare.

Sul tema, proprio per prevenire effetti mortali, Santomauro è stato chiarissimo: “Poiché nessuno può aprioristicamente escludere che si verifichi un decesso come conseguenza dell’impiego di Taser, l’Italia dovrebbe adottare lo stesso protocollo messo in piedi dalla Svizzera. E cioè le Forze di Polizia dovrebbero avere in dotazione in ogni auto un defibrillatore, unico strumento in grado di intervenire tempestivamente in caso di aritmie gravi indotte da stimolo elettrico.” Perché, in caso contrario, chiamare il 118 ed aspettare l’arrivo dell’auto-ambulanza non consentirebbe di salvare la vita della persona colpita dalla scarica ed incappata in un arresto cardiaco irreversibile.       

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