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Talenti per il Sud – Talents for the South

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di emigrazione e di matrimoni

Talenti per il Sud

La sfida ambiziosa lanciata dal Ministro per il Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, alle migliaia di competenze meridionali oggi presenti e radicate in tutto il mondo.

di Fabio Porta

Una “Rete di Talenti per il Sud” per aiutare l’Italia ad uscire dalla più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi: è la sfida ambiziosa lanciata dal Ministro per il Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, alle migliaia di competenze meridionali oggi presenti e radicate in tutto il mondo.

In realtà si tratta di una sfida per l’Italia.   Il nostro Paese, infatti, nonostante possa contare su una collettività all’estero che non sembra abbia uguali nel mondo, per quantità e qualità della presenza, non ha mai saputo (o voluto?) valorizzare questo patrimonio ai fini della crescita e dello sviluppo di un’economia ormai in difficoltà cronica e strutturale.

Le stime più accreditate ci dicono che, soltanto negli ultimi quindici anni, dal nostro Mezzogiorno sarebbero emigrati all’estero oltre 600 mila giovani, dei quali 240 mila in possesso di una laurea.  Un trend in uscita dal Paese comparabile soltanto con l’ultima grande ondata migratoria del secolo scorso, quella della fine degli anni ’50.   Una perdita netta di competenze ed esperienze, innanzitutto per le regioni dell’Italia meridionale, dove i livelli di disoccupazione giovanile rimangono altissimi.   La ricerca di opportunità di studio e lavoro all’estero non è di per sé un male, anzi; una mobilità “virtuosa” potrebbe addirittura venire incentivata e sostenuta dal sistema formativo e della produzione, proprio con la finalità di costruire una “rete” di persone qualificate in grado di arricchire i loro territori di partenza.   Il “vizio” sta in un’Italia che non riesce a dare altrettante opportunità di rientro a questi giovani, come anche ad attrarre con la stessa intensità competenze ed esperienze da Paesi terzi, così come avviene negli altri paesi occidentali.

La recente pandemia, paradossalmente, potrebbe rivelarsi la prima vera e grande possibilità di valorizzazione sistemica e strategica di questo potenziale, ed è per questo che l’iniziativa del Ministro Provenzano va seguita e incoraggiata con convinzione.   Se negli anni ’60 le rimesse degli emigrati, soprattutto del Sud, rappresentarono uno dei fattori-chiave del boom economico, immettendo nella nostra economia risorse indispensabili alla crescita e allo sviluppo, nell’Italia del post-Covid19 le “rimesse di conoscenza” – così come il Ministro Provenzano le ha voluto ribattezzare – potrebbero costituire la versione 4.0 di questo straordinario strumento di ricostruzione socio-economica del Paese.

Come Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile ho ricevuto dal Ministro l’invito a farmi parte attiva di questo progetto; da meridionale e residente all’estero ho accolto l’appello a “costruire un’alleanza tra chi è al sud e chi è andato via” con entusiasmo, impegnandomi a divulgare l’iniziativa e a individuare “talenti” nel grande paese sudamericano.

In Brasile vive oggi una collettività di oltre trenta milioni di italo-discendenti; si tratta di una delle emigrazioni più antiche, oltre che più numerose, della storia italiana.   Una presenza radicata e ramificata in tutti i settori vitali del gigante continentale, dalla cultura allo sport, dall’economia alla politica.   Anche in Brasile negli ultimi decenni, l’emigrazione italiana è ripresa a crescere in maniera significativa.   Dalle regioni dell’Italia meridionali sono stati migliaia a scegliere questo Paese per ampliare il proprio orizzonte di opportunità: laureati, professionisti, manager, intellettuali.   Un patrimonio particolarmente visibile a San Paolo, la capitale economica del Paese, ma anche nelle altre capitali del sud come a Rio de Janeiro e nel nordest.   Una legione di nuovi immigrati oggi particolarmente attiva nel mondo delle camere di commercio italo-brasiliane come di quello delle grandi aziende italiane presenti in Brasile (TIM, Enel, Fiat, Pirelli…); ma anche una presenza diffusa tra piccole start-up e medie imprese, come nel mondo delle professioni, del volontariato e dell’università.

A queste risorse umane si rivolge oggi, per la prima volta, il governo italiano, con l’intuito di costruire una “piattaforma digitale che consenta di interrogare i ‘talenti’, individualmente o in via istituzionale, da parte di amministrazioni, imprese, cittadini impegnati in progetti di innovazione nel Mezzogiorno, con l’organizzazione di meeting periodici e workshop specifici.”

Un progetto inserito a pieno titolo nel “Piano Sud 2030”, il programma decennale di investimenti del valore di 123 miliardi su infrastrutture e nuove opportunità per i giovani, lanciato dal governo poche settimane prima dello scoppio della pandemia, che oggi si candida a divenire uno degli assi portanti della riorganizzazione del nostro sistema economico, sociale e culturale.   Un programma con vincoli precisi, come quello di destinare il 34% di ogni investimento pubblico al Sud, con priorità per le filiere dell’istruzione, dell’energia e delle infrastrutture.   In questo contesto la “Rete di Talenti” potrebbe “favorire il trasferimento di conoscenze e buone pratiche, sfruttando i vantaggi delle reti telematiche e digitali; la diffusione di una cultura delle politiche di innovazione e della nuova imprenditorialità tecnologica; il sostegno a giovani che vogliono restare o ritornare al Sud per dar vita a start-up o lavorare in hub di ricerca; l’ingresso di ‘talenti’ in partnership imprenditoriali innovative.”

Dopo anni di politiche miopi e prevalentemente assistenziali indirizzate alla grande comunità degli italiani nel mondo, l’approccio del Ministero del Sud potrebbe segnare un punto di svolta, “complice” probabilmente il consigliere politico del Ministro Eugenio Marino, da anni grande esperto e studioso di tutto ciò che si muove nel mondo della vecchia e nuova mobilità degli italiani all’estero.  

Mezzogiorno e italiani nel mondo: due risorse uniche e straordinarie per il rilancio dell’economia italiana nel post-Covid19; anche questa un’alleanza che potrebbe rivelarsi decisiva nell’offrire al Sistema-Italia un mix esplosivo di opportunità e potenzialità mai sfruttate fino in fondo da un Paese che nel passato ha considerato, forse con troppa indulgenza, il Sud e gli emigrati come un capitolo di spesa assistenziale e non un investimento intelligente e decisivo per la crescita e lo sviluppo.

Una sfida ambiziosa e decisiva, quindi, che interpella direttamente i tanti soggetti – istituzionali e non – che a vario titolo hanno responsabilità e impegni nel vastissimo mondo dell’Italia nel mondo.   Un progetto il cui significato va al di là delle intenzioni di chi lo ha coraggiosamente presentato; un’iniziativa che merita quindi tutto il nostro sostegno insieme all’augurio di un successo che oltre ad aiutare l’Italia che verrà potrebbe rimettere in un circuito virtuoso risorse che il Mezzogiorno e quindi tutto il Paese rischierebbero di perdere per sempre.   Un rischio che non possiamo, che non dobbiamo correre.  

Fabio Porta, nato a Caltagirone, laureato in Sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma. Segretario Nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica negli anni ’80, inizia a lavorare nel sindacato come ricercatore e poi cooperante in Brasile nell’ambito di un progetto del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2000 assume la presidenza del patronato Ital-Uil in Brasile e dal 2008 al 2018 è parlamentare per la Circoscrizione Estero-Sudamerica. Membro della Commissione Affari Esteri e Presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera dei Deputati. Attualmente è tornato a ricoprire la carica di Presidente dell’Ital-Uil Brasile; Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile; Garante del Comitato 11 ottobre di iniziativa per gli italiani nel mondo; Vice Presidente dell’ICPE (Istituto per la cooperazione con i Paesi Esteri) e di FOCUS Europe.

Fonte: “Vision and Global Trends”

 https://www.vision-gt.eu/

di emigrazione e di matrimoni

Talents for the South

The ambitious challenge launched by Giuseppe Provenzano, Italy’s Minister for the South and social cohesion to the thousands of skilled people from the south who today are present and spread around the world.

by Fabio Porta

A “Network of Talents for the South” to help Italy come out of the most serious economic crisis since the post-war period. This is the ambitious challenge launched by Giuseppe Provenzano, Italy’s Minister for the South and social cohesion to the thousands of skilled people from the south who today are present and spread around the world.

In reality this is a challenge for Italy. In fact, despite counting on an overseas collective that seems to have no equal in the world in terms of the number and quality of people, our country has never known (or wanted?) how to take advantage to this patrimony for the purposes of the growth and development of an economy that is now in chronic and structural difficulty.

The most reliable estimates tell us that only over the last fifteen years 600 thousand young people have migrated from our south, of which 240 thousand have university degrees. This trend of departures is comparable only to the last great wave of migration last century, that at the end of the 1950s. This is a nett loss of skills and experience, firstly for the regions of Italy’s south where the levels of youth unemployment remain very high. The search for the opportunity to study and work overseas is not in itself a bad think, indeed, “virtuous” mobility could even be encouraged and supported by the training and productive system for the very purpose of building a “network” of qualified people capable of enriching their territories of departure. The “fault” is in Italy that cannot give as many opportunities to come back from third countries, as happens in other western countries.

Paradoxically, the recent pandemic could reveal itself to be the first true and great possibility to systematically and strategically exploit this potential and for this reason Minister Provenzano’s initiative must be followed and encouraged with conviction. If during the 1960s the remittances of money by migrants, especially from the South, represented a key factor in the economic boom, by bringing into our economy resources indispensable for growth and development, in post-Covid 19 Italy the “remittances of knowledge”, as Minister Provenzano wanted to baptize them, could constitute version 4.0 of this extraordinary tool for socio-economic reconstruction of the Country.   

As President of the “Associazione di Amicizia Italia-Brasile” (Italy-Brazil Friendship Association) the Minister invited me to play an active part in the project. As a man from the south and resident overseas I welcomed the appeal to “build an alliance between who is in the south and who went away” enthusiastically, committing myself to spreading the initiative and to identify “talents” in the great South American country.

Today a collective of more than thirty million people of Italian descent live in Brazil, this is one of the oldest, as well as most numerous, migrations in Italian history. This presence is rooted and spread out in all the vital sectors of the continent’s giant, from culture to sport, from the economy to politics. In recent decades even Italian migration to Brazil has again started to grow significantly. Thousands of people, university graduates, professionals, managers and intellectuals from Italy’s southern regions have chosen this country to widen their horizons of opportunity. This patrimony is especially visible not only in San Paolo, the country’s economic capital, but also in other capitals of the south such as Rio de Janeiro and in the northeast. A legion of new migrants that today is especially active in the world of the Italian-Brazilian chambers of commerce in Brazil, as well as great Italian companies present in Brazil (TIM, Enel, Fiat, Pirelli…) and also a wide presence between small start-ups and medium sized businesses, such as in the world of professionals, volunteer organizations and universities.

Today, for the first time the Italian government has addressed these human resources with the idea of building a “digital platform which allows ‘talents’ to be queried, individually or on an institutional basis, by administrations, companies, citizens committed to projects of innovation in the South with the organization of regular meetings and specific workshops”.

This project is totally included “Piano Sud 2030” (2030 South Plan), a ten year programme of investments worth 123 billion Euros in infrastructure and new opportunities for young people launched by the government a few weeks before the outbreak of the pandemic which today is in the running to becoming one of the cornerstones of the reorganization of our economic, social and cultural system. This is a programme with precise constraints, such as that of directing 34% of public investment to the South, with priority for the chains of education, energy and infrastructure. In this context the “Network of Talents” could favour the “transfer of knowledge and good practice, exploiting the advantages of IT and digital networks, the diffusion of a culture of innovation policies and new technological entrepreneurship, the support of young people who want to stay or return to the South to give life to a start-up or to work in a research hub and the entry of “talents” into innovative entrepreneurial partnerships”.

After years of short-sighted and mainly welfare policies addressed to the great communities of Italians overseas, the Ministry for the South’s approach could signal a turning point, probably aided by the Minister’s political advisor Eugenio Marino, a great expert and student of everything that moves in the world of new and old mobility on Italians overseas.

Italy’s South and Italians overseas, two unique and extraordinary resources to revive Italy’s economy after Covid 19. This alliance could also reveal itself to be decisive in offering the Italy-System an explosive mix of opportunity and potential that was never fully exploited by a country that in the past considered, maybe too indulgently, the South and the migrants as a category of welfare expenses and not as an intelligent and decisive investment for growth and development.

Therefore, this is an ambitious and decisive challenge that directly involves many subjects, institutional and non-institutional, which in various capacities have responsibilities and commitments in the vast reality of Italy around the world. A project whose meaning goes beyond the intentions of those who courageously presented it, a project that therefore deserves all our support, together with the wish for success that, in addition to helping Italy that will come, could put resources into a virtuous circuit that the South and therefore all the country would risk losing forever. A risk that we cannot and must not take.

Fabio Porta, born in Caltagirone, with a degree in Sociology from Rome’s “La Sapienza” University. National Secretary of the Movimento Studenti di Azione Cattolica (Students’ Movement of  Catholic Action) during the 1980s, began to work in the trade union as a researcher and then in Brazil as a collaborator in a project by the Ministry of Foreign Affairs. In 2000 he became president of the Patronato Ital-Uil in Brazil and from 2008 to 2018 as a parliamentarian representing the Overseas Electorate of South America.  A member of the Foreign Affairs Commission and President of the Committee for Italians in the world of the Chamber of Deputies. Currently he has returned as President of Ital-Uil in Brazil; President of the Italy-Brazil Friendship Association: Guarantor of the 11 October, Committee of initiatives for Italians in the world, Vice-President of the ICPE (Institute of the Cooperation with Foreign countries) and of FOCUS Europe.

By “Vision and Global Trends”

https://www.vision-gt.eu/

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Italia

Arleo su Legge di bilancio: bene le misure per il decollo delle zes e aumento dei beneficiari di Resto al Sud

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Il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu commenta alcune novità della Legge di Bilancio finalizzate a rilanciare l’economia nel Mezzogiorno

“Ben vengano le misure relative alle zone economiche speciali e all’ampliamento della platea dei beneficiari di Resto al Sud al fine di aiutare le start up nelle Regioni meridionali”. 

Lo dichiara Giuseppe Arleo, responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu.
“Con i commi 173-176 e 170 della Legge di Bilancio – spiega Arleo – si definiscono misure molto importanti al fine di aiutare in maniera concreta coloro che intendano avviare un’attività imprenditoriale al Sud.  Nel primo caso è prevista una rilevante agevolazione fiscale per chi avvia un’attività d’impresa nelle zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno d’Italia, pari al 50% a decorrere dal periodo d’imposta nel corso del quale è stata intrapresa l’attività e per i 6 periodi d’imposta successivi. Con il comma 170, invece, si amplia la platea dei beneficiari delle agevolazioni di Resto al Sud, portando da 45 a 55 il limite d’età per poter accedere alle incentivazioni stabilite.

Sono due azioni diverse in tema di politiche agevolative, una fiscale l’altra finanziaria, ma entrambe sicuramente destinate a produrre risultati positivi, se saranno attuate in maniera rapida e veloce, pertanto riducendo al minimo il periodo di attesa dei passaggi burocratici necessari in modo da renderle immediatamente operative”.

Per il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu, i commi da 173 a 176 possono rappresentare finalmente l’auspicata svolta per le Zes. “Potrà essere finalmente valorizzata l’istituzione di questo nuovo strumento, la cui messa in pratica è stata di fatto rimandata per diversi anni. Con l’incentivo fiscale le Zes diventano concretamente attrattive per un sistema impresa che voglia tornare a essere protagonista, superando il periodo drammatico che ancora stiamo tutti vivendo”.

Giudizio positivo anche per le modifiche di Resto al Sud, incentivo gestito da Invitalia e che agevola l’avvio di attività nelle Regioni del Mezzogiorno e nelle aree del Centro colpite dal sisma nel 2016 e 2017. “L’innalzamento dell’età a 55 anni”, sottolinea Arleo, “consente a coloro che, per via della crisi generata dalla pandemia, non abbiano più un contratto di lavoro o vogliano riconvertire la propria attività, di avere una possibilità concreta di avviare una nuova iniziativa imprenditoriale, con un incentivo che copre l’intero investimento da realizzare. Resta purtroppo ancora escluso dalle agevolazioni il settore commerciale”.

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Crotone, episodio di violenza tra due giovani. Pestaggio ripreso con un telefonino

Benedetta Parretta

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Ripreso con uno smartphone il pestaggio di un adolescente, il filmato fa il giro del web. L’aggressore del coetaneo è figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Nei giorni scorsi è stato diffuso in rete un video ripreso a Crotone nel quale si vedono due giovani ragazzi litigare violentemente tra di loro. In particolare uno di essi viene ripreso mentre con calci e pugni colpisce l’altro ragazzo inerme a terra, intimandogli di non reagire sennò continuerà a picchiarlo fino ad ucciderlo, mentre il povero malcapitato tenta di coprirsi il volto con le mani.

Altri ragazzi riprendono la macabra scena che si tinge del color rosso del sangue della vittima, che inorridito non reagisce più.

Alcune grida di altri coetanei suggeriscono l’utilizzo di alcune mattonelle per continuare a colpire il ragazzo, e negli occhi del ragazzino è palese la paura di morire, quando viene colpito da più testate violente restando visibilmente stordito.

I poliziotti della squadra mobile della Questura hanno in breve tempo identificato aggressori e complici protagonisti della vicenda, avvenuta a Crotone nello scorso mese di dicembre in un magazzino abbandonato della città a quanto pare per futili motivi, i partecipanti sono tutti minorenni.

Non si sa ancora quali sono i motivi della lite, ma si conosce il nome dell’aggressore che riempie di botte l’altro ragazzo nel video. Si tratta del figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Per questo la Procura della Repubblica di Crotone ha trasmesso gli atti alla Procura per i minori di Catanzaro che sta valutando le responsabilità di ognuno dei protagonisti e le relative ipotesi di reato. “Quanto accaduto – si legge in una nota della Questura di Crotone – deve essere sicuramente stigmatizzato e pertanto si invita la cittadinanza a denunciare alle forze di polizia eventuali analoghe situazioni, al fine di prevenire il compimento di gesti emulativi”.

La Crotone degli adulti dovrebbe dimostrare in modo chiaro e tangibile che è contro la violenza, contro il bullismo. Un gesto concreto verso chi è vittima di pestaggi brutali è il minimo. Anche perché quando un minore si macchia di episodi di grave violenza i veri responsabili sono gli adulti, siamo noi che non sappiamo infondere i giusti messaggi e la morale, siamo sempre noi gli adulti che diamo l’esempio e dobbiamo preservare e riempire di contenuti il futuro dei nostri figli.

Qui di seguito il messaggio su FB del campione di pugilato Tobia Giuseppe Loriga in risposta a quanti lo hanno attaccato dopo l’episodio di violenza perpetrato dal figlio ai danni di un coetaneo. E anche se Facebook è una sorta di Agorà anche del mondo degli adulti, forse qualcosa di più poteva essere fatto per essere esempio costruttivo e non solo…’personaggi in cerca d’autore’!

Non posso che condannare, come padre, come atleta e come cittadino, il gesto fatto da mio figlio, divenuto in queste ore di dominio pubblico. Occorre però effettuare, sin da subito, alcune importanti precisazioni. Preliminarmente, i fatti sono stati commessi nel mese di dicembre, prima della celebrazione del Natale. Preso coscienza dei fatti – come mia abitudine e costume – ho incontrato immediatamente i genitori del ragazzo dove, a colloquio, alla presenza anche di Pierfrancesco, abbiamo voluto capire cosa fosse successo. Sempre in quella occasione, poi – come mia abitudine e costume – ho chiesto scusa al ragazzo ed alla famiglia. Sempre durante il privato colloquio, i ragazzi,oltre a chiarirsi e stringersi la mano in segno di pace, non riferivano di quanto si vede nel video, da me appreso, con forte rammarico, solo in queste ore. Ulteriore colloquio privato poi è stato tenuto, nuovamente con i genitori del minore, alla presenza delle Forze dell’Ordine DA ME PERSONALMENTE PORTATE! Anche in quella occasione ho chiesto umilmente scusa, l’ho invitato a venire in palestra gratuitamente – con la felicità e complicità del padre che mi rassicurava che lo avrebbe portato lui personalmente – e per sempre, nonostante porto ancora in cuore il rammarico e la delusione per quanto accaduto. E’ inutile dire che con il padre del ragazzo ci siamo pacificamente chiariti. Ancora, sempre successivamente al predetto incontro, il ragazzo commentava alcuni miei post con dei cuori. Ora, chi ha imparato a conoscermi, sia come uomo che come atleta, sa quanto sia contrario alla violenza, in qualsiasi forma essa si presenti. Chi mi conosce sa bene che insegno ai miei allievi la non violenza ed anzi, utilizzare la nobile arte fuori dalla palestra – qualunque sia il motivo – vuol dire essere immediatamente espulsi. Cresco ed accudisco i miei allievi come figli, cercando di non far loro compiere gli stessi miei errori commessi in gioventù. Sfido qualsiasi padre a dire diversamente. Chi non ha mai commesso errori in gioventù? E chi vorrebbe che i figli commettano gli stessi errori dei padri? Sono però rammaricato anche per le aspre e gratuite critiche che mi vengono mosse come padre e genitore. Ho dato a Pier tutta l’educazione possibile. Gli ho dato i migliori consigli che un padre possa dare. Gli ho insegnato che si è forti se si è buoni nell’animo e non violento nella mani. Ma a quanto pare l’opinione pubblica dimentica come alle volte sia difficile essere genitore ma si vuole, a tutti costi, colpevolizzare, puntare il dito e denigrare. Lo ripeto, più volte sono stato a colloquio con la famiglia del ragazzo e con lo stesso ragazzo e, per quanto nelle mie facoltà, ho fatto ciò che potevo fare. Mi spiace leggere commenti ed incitamenti a chiedere pubblicamente scusa – come se l’averlo fatto in privata sede e non averlo reso pubblico non abbia la stessa valenza. Sono stato messo in queste ore alla gogna perchè sarei “un genitore che insegna la violenza”. AVETE OGGETTIVATO UNA IMMAGINE DISTORTA DELLA MIA PERSONA, FORSE COMPRENSIBILE COME ATLETA, MA NON COME PADRE E PER QUESTO NON ACCETTO DA NESSUNO CRITICHE ASSOLUTAMENTE GRATUITE E FUORI LUOGO. Per il resto, aspettiamo che la Magistratura faccia il suo corso. Come disse Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Tobia Giuseppe Loriga

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Cisl Medici Lazio: campagna vaccinale anti COVID-19 non è una gara a chi vaccina di più

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La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio ma ammonisce ‘non è una gara a chi vaccina di più. Assessore alla Sanità sia rigoroso e vigile nel far somministrare seconda dose a 21 giorni di distanza’

di Vanessa Seffer

 

Sarebbe estremamente grave – evidenzia la Cisl Medici Lazio in un comunicato – se gli operatori sanitari che si sono sottoposti alla prima iniezione del vaccino anti COVID dovessero rimanere senza la seconda dose di vaccino da somministrare a 21 giorni di distanza. 

Sarebbe grave perché non verrebbe rispettata la esatta sequenza temporale dettata dalla azienda produttrice del vaccino, e confermata dalla comunità scientifica, e non ci sarebbe alcuna certezza sulla possibilità di mettere in sicurezza gli operatori sanitari.

Sarebbe grave perché nessuno sa cosa accade a chi si è vaccinato la prima volta ed ora rischia di vedere slittare la seconda dose di vaccino. E certo non potremmo accontentarci delle eventuali rassicurazioni che qualche presenzialista televisivo finirà per emettere per accontentare magari chi avrebbe dovuto garantire una adeguata programmazione vaccinale.

Sarebbe grave perché aumenterebbero i numerosi dubbi sulla campagna vaccinale che non può essere fatta nelle Asl del Lazio con accelerazioni dettate dalla voglia di primeggiare nei numeri per vincere la gara a chi vaccina di più.

Sarebbe grave a fronte della risonanza mediatica che si è data alla necessità di vaccinare le categorie più fragili e gli anziani ultraottantenni.

E come Cisl Medici Lazio avevamo visto giusto considerato che pochi giorni fa, in un precedente comunicato, scrivevamo che occorreva evitare quella che sembrava già una gara al primato di chi vaccina di più.

La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio, per i medici e il personale sanitario, sulla base di una adesione  “libera e volontaria” e quindi senza alcuna obbligatorietà. Oggi invitiamo l’Assessore alla Sanità a non attardarsi sul tema del certificato vaccinale da rilasciare a partire da febbraio, dopo la somministrazione della seconda dose, bensì a garantire la somministrazione stessa della seconda dose facendo la voce grossa a tutti i livelli istituzionali per mettere in sicurezza gli ospedali e gli operatori sanitari e di conseguenza mettere in sicurezza i pazienti e i cittadini.

E invitiamo fermamente l’Assessore alla Sanità del Lazio a fare la voce grossa anche con le direzioni strategiche delle Asl e delle Aziende ospedaliere affinché accelerino con le assunzioni di personale necessarie a dare stabilità e continuità alla lotta contro le altre malattie acute e croniche trascurate a causa della pandemia – conclude il comunicato della Cisl Medici Lazio.

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