Il Cristo vittorioso del Maestro Vincenzo Panuccio diventa CD

Il maestro Vincenzo Panuccio racconta la genesi ed il significato dell’opera “A Passiuni ru Signuri” in dialetto bagnaroto, divenuta Cd e disponibile sulle piattaforme digitali.

a cura di Mariella Restuccia

Una gestualità della mano da cui tutto ebbe origine, per stabilire l’andamento ascendente o discendente della melodia, la cui funzione nel corso dei secoli venne infusa inizialmente ad un bastone, all’archetto di violino, a pezzi di carta arrotolati fino ad arrivare alla sottile bacchetta, impugnata con maestria dal direttore, in grado di coordinare i musicisti. Un mestiere fatto di sacrificio e dedizione che il maestro Vincenzo Panuccio, classe 1975, conosce bene. Nato a Bagnara Calabra, direttore, professore, giornalista e presidente della Pia Unione di Santa Cecilia, in occasione degli avvenimenti della Passione celebrati dai cristiani durante la Settimana Santa, che precede la Pasqua, uscirà il Cd della sua opera “A Passiuni ru Signuri” in dialetto bagnaroto, al quale sarà dedicato in questi giorni un servizio su Rai3. Registrato nell’aula Magna della Scuola Civica di musica di Bagnara Calabra, prodotto da Mariella Restuccia per Musitalia Srl, in collaborazione con l’Istituto Centrale dei Beni Sonori e Audiovisivi, il Cd racchiude una composizione strutturata da due voci guida, tre solisti maschili il coro e l’orchestra di fiati. Un lavoro impegnativo dalla «Scrittura modesta nella struttura armonica, ma molto efficace nella sua realizzazione» frutto di una sfida, che mette in luce un Cristo vittorioso sulla croce e non sconfitto.

Partiamo dalle origini. Quando si avvicina alla musica?
«All’età di 7-8 anni, anche prima, ho ricevuto per Natale un piccolo pianoforte con cui giocavo. Poi ho cominciato a suonare il flauto e sono stato indirizzato nella banda musicale, con dei corsi di orientamento indetti dalla Regione. Così, a 10 anni, ho iniziato gli studi della musica»

Cosa significa per lei comporre?
«Riuscire a parlare a molti, cosa molto difficile. Riuscire a comunicare ciò che si pensa»

La soddisfa maggiormente comporre o dirigere?
«Dirigere, perché sono un direttore. Ho studiato e mi sono laureato in direzione, anche se la composizione è qualcosa che necessariamente un direttore deve conoscere, infatti in passato i direttori erano solo compositori, poi da fine ‘700 sono diventate due figure diverse e lo sono tutt’oggi»

La cosa più difficile del suo mestiere?
«Riuscire a fare appassionare le nuove generazioni alla musica, perché richiede tanto impegno e tantissima dedizione. Oggi si è un po’ più frivoli»

Il musicista o direttore che è stato più importante per lei?
«Non c’è un musicista. Ho avuto tanti maestri che ricordo con affetto, che mi hanno guidato nella formazione. Chi ha questo dono e lo mette a disposizione degli altri è e rimarrà sempre un simbolo per gli allievi»

Come nasce “A Passiuni ru Signuri”?
«Nasce un anno fa nella sede della Pro Loco, il presidente aveva invitato le varie realtà culturali del paese per un confronto, un momento di verifica e progettazione. Da questo incontro si è discusso riguardo la lingua dialettale, che non è molto usata e conosciuta, quando invece è un patrimonio che va tutelato e riacquistato come valore. Così mi hanno lanciato una sfida: “Perché non fare qualcosa che possa unire la musica, veicolo trainante di qualsiasi cosa e la lingua dialettale?”. Ho accettato ed in un mese ho composto all’Oratorio “A grutta i Betlemmi”, che ha avuto un buon successo. Dopo il Natale , ho pensato di fare il racconto della Passione, un momento importante per un cristiano. Realizzata in due mesi, composta dalle 3 alle 6 del mattino. La prima è avvenuta a marzo del 2018, poi a distanza di un anno è venuta fuori l’idea della produzione del Cd»

Da dove ha preso ispirazione?
«Non c’è stata ispirazione da qualcosa. Essendo credente e osservante, conosco bene la Passione di nostro Signore, solo che il mio non è il racconto delle sofferenze di un uomo, ma è la vicenda vista attraverso gli occhi di un cristiano. Così ho presentato un Cristo trionfante, una Passione in cui di triste c’è ben poco. I toni, i colori, la musica è tutto un’acclamazione della sua regalità ed alla vittoria finale»

Quali saranno le tappe attenzionate della Passione?
«Si parte dall’Orto degli Ulivi, che non è narrato nel Vangelo. Il mio Cristo si confronta con il Padre e chiede come possa affrontare questa battaglia. Poi ci sono i vari passaggi del racconto evangelico, mettendo in luce tre personaggi, tra i quali Pietro. Nel Vangelo non c’è nessuna testimonianza del pentimento di Pietro dopo aver rinnegato il Signore, mentre nella mia opera chiede perdono tre volte. In tutta la struttura della Passione c’è molto simbolismo, il numero della Trinità ricorre spesso nelle citazioni dei passi»

Quale momento predilige?
«Mi piace in maniera particolare il colloquio tra nostro Signore e le pie donne che lo seguono in lacrime, in cui le invita a non piangere per lui ma per i loro figli»

Nel 2011 il suo sfogo alla Regione Calabria per la mancanza di fondi alle bande ed orchestre cittadine. A Catania il Teatro Massimo Bellini rischia di chiudere per la mancanza fondi. Secondo lei la musica è sottovalutata in questo momento storico?
«Non solo in questo momento. La musica è considerata una Cenerentola dai nostri politici e da qualsiasi altro ordine ed ente. C’è disinteresse perché, secondo il loro pensiero, la musica non crea grosse economie. Posso dire, però, che in tutti questi anni di formazione ho preparato tantissimi ragazzi, molti dei quali insegnano nelle scuole, quindi ho creato formazione. Non saranno centinaia, ma stanno educando nuove generazioni. La musica è cultura e traino di messaggi e tradizioni, come la mia Passione, che parla un linguaggio che apparteneva ai nostri genitori. L’apprezzamento migliore in assoluto che mi hanno fatto, in uno dei quattro concerti, è stato quello di un signore anziano che mi ha ringraziato perché ha risentito il racconto come lo narrava sua madre quando era bambino. Ora non è più di moda essere cristiani e vivere la propria fede, invece un tempo ci si riuniva con i genitori e nonni che raccontavano e scandivano i tempi della propria vita attorno agli eventi come il Natale e la Pasqua»

Perché “non è di moda essere cristiani”?
«Perché la famiglia, oggi, è globale. Gli interessi non sono più quelli legati alla propria scuola, alle proprie radici ed al proprio Paese»

Con “A Passiuni ru Signuri” crede di essere riuscito a trasmettere ciò che aveva in mente?
«In linea di massima sì, perché lo scorso anno è stata eseguita quattro volte in quattro città: Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Taurianova e Melicucco e ha ricevuto unanime consenso»

 

Link di distribuzione “A Passiuni ru Signuri“:

Spotify

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Suoni puliti e nuove esperienze di ascolto grazie a Sonos Play:1

Nuove esperienze di ascolto della musica in casa grazie al più piccolo degli smart speaker SONOS, un vero concentrato di tecnologia e alta fedeltà in grado di dare nuova vita alle canzoni

ImageProxy (9)Roma, 18 marzo 2016 – Nuovi livelli di esperienza nell’ascolto domestico della musica sono sempre raggiungibili. E da oggi è possibile infatti dire basta ai bassi tagliati ed ai medi compressi, alle canzoni che gracchiano dalle casse dei cellulari ed ai hi-fi ingombranti, pieni di cavi, manopole e pulsanti grazie a Sonos PLAY:1 (http://amzn.to/1Rqrnuu) lo smart speaker che concentra in un design super compatto due amplificatori digitali all’avanguardia, connessi singolarmente ad altrettanti diffusori. Ne risulta un suono profondo e avvolgente, dettagliato e mai distorto anche ad alto volume. Il mid-woofer dà corpo a bassi caldi e intensi e a medie frequenze equilibrate e ricche, il tweeter rende gli alti cristallini e precisi: uno vero gioiello della tecnologia capace di far rinascere il piacere di ascoltare la musica. Senza fili, senza barriere. Grazie alla tecnologia Wi-Fi, PLAY:1 diffonde in streaming tutta la tua musica in qualsiasi stanza della casa e poiché la rete wireless Sonos è dedicata esclusivamente allo streaming musicale in HiFi, l’ascolto non risente di compressione o perdite di qualità. Inoltre, la calibrazione Trueplay (disponibile gratuitamente nell’app Sonos), analizza parametri come le dimensioni della stanza, la disposizione e l’arredo: dovunque si trovi il tuo PLAY:1, sarà sempre impostato al meglio per esaltare l’acustica naturale dell’ambiente in cui l’hai posizionato. Tutta la musica del mondo in un singolo diffusore. PLAY:1 consente di ascoltare in streaming un intero universo di suoni, accedendovi con un’apposita app semplice e intuitiva. Puoi riprodurre milioni di brani e playlist dai servizi musicali più diffusi, come Apple Music, Pandora, Spotify, Pandora, Spotify, TIDAL, Google Play Music e Groove. Ma puoi anche suonare la tua libreria musicale, sia che sia memorizzata nel computer, nel cloud, nello smartphone o nel tablet. Oppure puoi sintonizzarti alle oltre 100.000 stazioni radio, podcast e programmi presenti in Internet da tutto il mondo. Sta bene da solo, ma dialoga con tutti.  PLAY:1 suona talmente bene che puoi riempire un’intera stanza col suono avvolgente di un solo speaker. Se vuoi rendere ancora più coinvolgente la tua esperienza sonora, però, puoi associarlo ad un altro PLAY:1, per un incredibile suono stereo, puoi connetterlo con altri diffusori o componenti wireless Sonos presenti in casa, per creare uno straordinario sistema HiFi multiambiente, oppure puoi utilizzare due PLAY:1 come diffusori posteriori in abbinata alla PLAYBAR e al SONOS SUB, per creare un suono home theater 5.1 per la TV. Insomma il Sonos Play:1 è un vero e proprio gioiello tecnologico capace di rinnovare la passione per la musica grazie ad un’infinita gamma di possibilità d’uso.

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