Sicilia in fiamme: distrutta la Riserva Naturale delle Saline di Priolo.

La Sicilia lambita dalle fiamme, ieri, per colpa delle alte temperature, forti raffiche di vento ed atti dolosi. Da Catania a Trapani fino a Siracusa, dove a farne le spese è stata la Riserva Naturale delle Saline di Priolo Gargallo. Attimi di paura, durante i quali sono andati distrutti i capannoni e tutta la vegetazione, in salvo tutte le specie protette. Arrestato dai Carabinieri il piromane responsabile dell’incendio.

Una giornata da dimenticare, anche se con difficoltà, quella di mercoledì 10 luglio per la Sicilia, che si è  trovata cinta dalle fiamme. Le altissime temperature ed il forte vento hanno alimentato vasti incendi: la situazione più critica quella del litorale della Plaia a Catania, dove i mezzi aerei del corpo Forestale, della Marina militare ed i pompieri hanno cercato di domare le fiamme sotto gli occhi impauriti dei bagnanti. Tra loro, 40 bambini, messi in salvo da gommoni e mezzi navali dei Vigili del fuoco, della Guardia costiera e Capitaneria di porto. Evacuate invece, 750 persone delle quali almeno 400 turisti da un villaggio vacanze di San Vito Lo Capo nel Trapanese. Piccoli focolai hanno inoltre interessato il tratto vicino Melilli dell’autostrada Siracusa-Gela e la località balneare di Agnone Bagni frazione di Augusta. “Un inferno” definita la situazione nel Siracusano: colpito il lato est della centrale Enel Archimede di Priolo Gargallo dove, anche qui, con il supporto dei canadair, Vigili del fuoco gli uomini della Forestale e Protezione civile, si è riusciti a domare le fiamme che hanno raggiunto il litorale della Marina di Priolo e la Riserva Naturale delle Saline, area protetta istituita nel 2000 e gestita dalla Lipu, dove in questi giorni i fenicotteri erano tornati a nidificare per il quinto anno consecutivo. Tristezza e sgomento per il “vero paradiso per i fenicotteri in Sicilia” da parte dei cittadini, che hanno inviato messaggi di solidarietà sulla pagina social dove Fabio Cilea, direttore della Riserva, ha fatto il resoconto dei danni causati dai roghi: “tutti i capannoni, tranne due, sono andati distrutti così come tutte le piante, ma ricominceremo a lavorare con maggiore impegno”. A far sperare è la notizia della salvezza delle specie di uccelli presenti, compresi tutti i fenicotteri. Ad appiccare il vasto incendio di Priolo, sarebbe stato un ex militare della Guardia di Finanza di 62 anni originario di Messina, ma residente da anni a Siracusa, identificato ed arrestato dai Carabinieri in prossimità dei roghi.

Rapporto Onu, un milione di specie a rischio estinzione a causa dell’uomo

Secondo un rapporto dell’Onu, la Terra si trova all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia e la prima che vede tra i responsabili l’uomo e le sue attività. Negli ultimi secoli sono scomparse già 680 specie di vertebrati. Importanti gli interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, come la deforestazione che priva degli habitat le specie a rischio e ancora l’inquinamento.

Un allarme che fa riflettere, quello lanciato dal rapporto dell’Onu sulla biodiversità, su come il comportamento dell’uomo stia cambiando totalmente l’ambiente che lo circonda determinando in futuro l’estinzione di un milione di specie. Un rapporto presentato e discusso da esperti e delegati di 130 nazioni alla riunione della Piattaforma Intergovernativa per la Biodiversità ed i Servizi Ecosistemici (Ipbes) dell’Unesco a Parigi, dal 26 aprile al 4 maggio. Un lungo lavoro di circa 15 anni, composto da circa 1.800 pagine, sul quale per 3 anni hanno lavorato 150 esperti provenienti da 50 nazioni che ha messo in luce lo sfruttamento sistematico del nostro pianeta, ormai esanime, le cui cifre non promettono nulla di buono: fra gli animali, rischia di scomparire un insetto su 10; un mammifero su 4; il 41% degli anfibi; il 19% dei rettili; il 13% degli uccelli; il 7% dei pesci; il 31% degli squali. Nel regno vegetale, invece i tassi variano fra il 16 e il 63%. Le conifere, come i pini e gli abeti, hanno un tasso di rischio del 34%. Il peggio, avvertono gli esperti, si può ancora evitare, a patto che il cambiamento sia immediato da parte dell’uomo, intervenendo al più presto a limitare la distruzione dell’habitat, prima tra le cause, con la diminuzione della copertura forestale del pianeta di un terzo rispetto al periodo pre-industriale. Seguono le estrazioni minerarie, le dighe, le strade, gli insediamenti urbani, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse, il cambiamento climatico, l’inquinamento e le specie invasive. “La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, come tutte le altre specie, peggiora in modo più rapido che mai”, afferma il presidente dell’Ipbes, Robert Watson,”Non è troppo tardi per agire, ma solo se si comincia a farlo adesso a tutti i livelli, locale e mondiale” rivolgendosi ai governi e ai cittadini di tutto il pianeta.

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