Emigrazione ieri: Brasile – Migration yesterday: Brazil

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Emigrazione ieri: Brasile

Molti in Italia non si rendono conto che anche dopo generazioni, persino in chi non parla più l’italiano oppure un dialetto, nasce la voglia e la volontà di voler scoprire le proprie origini.
Di Gianni Pezzano

Per la prima volta abbiamo una storia dal Sud America, precisamente dal Brasile. In un certo senso e come dice l’autore, visto l’anno (circa quattro decenni prima che il Sud Tirolo diventasse italiano in seguito alla Grande Guerra), si tratta di emigrazione austriaca, ma leggendo la storia non c’è dubbio che questa emigrazione appartiene a tutte e tre le nazioni, Italia, Austria e il Brasile.

La storia è importante per vari motivi. Il primo perché si tratta di una zona dove spesso non ci si pensa quando trattiamo l’emigrazione e dal nord del paese invece del sud che molti pensano sia l’unica fonte principale delle ondate d’emigrazione italiana.

Il secondo motivo è nelle immagini che l’autore ha fornito per illustrare, in tutti i sensi, la Storia della propria famiglia. Per di più, di immagini e documenti che risalgono a oltre 140 anni fa. In questo da una lezione importante a molti di custodire i documenti dei nonni e i bisnonni perché sono parte essenziale della loro storia personale e anche per poter eventualmente permettere alle future generazioni di poter rintracciare le origini .

Ma il terzo motivo è indubbiamente quello che colpisce di più mentre leggiamo questa storia/Storia. Il grande amore dell’autore per la sua famiglia e l’orgoglio altrettanto grande per le proprie origini dopo qualche generazione. Questa è una lezione importante perché molti in Italia non si rendono conto che anche dopo generazioni, persino in chi non parla più l’italiano oppure un dialetto, nasce la voglia e la volontà di voler scoprire le proprie origini.

Infine, abbiamo deciso di mantenere l’italiano dell’autore con pochi cambi perché fornisce un buon esempio della lingua italiana parlata all’estero. Questi cambiamenti sono inevitabili all’estero e documentare queste variazioni della nostra lingua nazionale dovrebbe fare parte del nostro progetto di raccogliere queste storie dell’emigrazione italiana.

Senza dubbio questa storia ci fornisce un esempio importante del potere del richiamo delle origini e dell’orgoglio verso la propria famiglia.

Ora aspettiamo le prossime storie e speriamo che questo esempio darà una spinta importante, sia in Brasile e i paesi sudamericani, sia in tutti gli altri paesi dove si trovano emigrati italiani e i loro discendenti.

Inviate le vostre storie a: redazione@thedailycases.com

 

Baratter Family – Vallarsa (Südtirol)

By Gustavo Baratieri (Baratter), Iribaiaras, Brazil

Dal Brasile vi scrive un discendente di tirolesi della Vallarsa. Si, è cosi che manteniamo le nostre radici in Brasile. “Semotirolès” – è da un chiacchere fra la mia nonna ed il mio bisnonno Barater che viene questa testimonianza antica della mia famiglia ed è con orgoglio che la porto avanti. Lo “Slambròt” era il dialeto che parlavano “i vèciBarater” nel loro arrivo in Brasile. Slambrot, per chi non è familiarizzato è una sorta di tedesco, odierno “cimbro”. Anche con orgoglio dico: siamo vallarseri, della frazione di Albarè/Albaredo– non perchè nati ad Albaredo –ma perchè il nostro sangue ed il sudore  dei nostri antenati ci rimonta a quello posto per almeno quattrocento anni prima della emigrazione della famiglia in Brasile. Ed è stato li che hanno imparato il lavoro con legno – mezzo di sopravvivenza in Brasile. Mai saprò come spiegare l’emozione che ho vissuto quando sono stato nella Vallarsa per la prima volta nell’anno 2013. Questo sarebbe il Desiderio ed i sogni dei miei antenati che non hanno mai avuto l’opportunità di conoscerla. Una voglia di piangere senza controllo, come se io avessi vissuto li per una vita e sapevo ogni difficoltà degli altri tempi. Nella seconda volta sono andato per capire come era la loro vita ed ho scoperto anche il posto dove vivevano, dove lavoravano – e che forse per coloro che sono nati in nel Terriotorio, a volte non valutano quanto merita.

I Baratter, prima del 1667, erano conosciuti come quegli D’Albarè. Tanti altricognomi della valle sono oriundi di nomi di località. Solamente nel 1667 che Thomas figlio di Zua D’Albarè riceve il cognome Baratter per la prima volta quando abitavano alle Porte (Trambileno). E nella mia linea genealogica la prima volta viene nel 1671 con la nascita di Antonio figlio di Thomas Barater D’Albarè e Margarita Thomeson. La frazione di Albaredo, già in quello tempo faceva parte della communità di Vallarsa – ma della Parrochia di Lizzana. Questo è il primo mappa che fa menzione ad Albarè.

(WarmundYgl, Carta del Tirolo, 1604-1605).

E’ molto  importante dire che se oggi parliamo di Vallarsa come parte del territorio del Trentino in Italia, in quel tempo i miei antenati parlavano diSudtirolo/Tirolo italiano e di Austria. Cioè, si tratta di un’emigrazione austriaca. Quegli che emigrarono in Brasile erano austriachi e tirolesi – e tantissimi sono i tirolesi trentini, sopratutto di madrelingua italiana.

Negli ultimi anni della loro vita nella Vallarsa, sono vissuti nel “MasodellaCasetta, sotto Albaredo”, frazione di Sich di Vallarsa e le rovine della casa del mio Giosuè sono ancora presenti. Ho trovato la casa con l’aiuto di un boscaiolo, l’amico Saverio Zendri. I miei antenati sono emigrati nel 1876. Giosuè Cristano Colombano (figlio di Luigi Alessio Barater e Teresa Rumer Sannicolò, della Parrocchia di Terragnolo), si è sposato con Edvige Luigia Gasperini (figlia di Gasparo Gasperini e Lucia Matassoni) nell’anno 1852, nella chiesa di Albaredo. Emigrarono assieme ai suoi 7 figli. Giacinto, uno di loro, fu morto nel mare.

Pochi sono gli emigrati dellaVallarsa in Brasile.Quindi, il dialeto tedesco che era già praticamente scomparso nella própria Vallarsa, non è portato avanti. Ne ho visto alcune famiglie della Vallarsa in Brasile (Barater/Baratieri, Dalzocchio, Martini,Angheben, Stoffela, Nave, Pezzatto). La maggioranza dei vallarserie anche dei Baratter emigrati all’estero si sono spostati in Francia, Germania e Stati Uniti.

Nel sud del Brasile, dove viviamo adesso(dove si trova la zona industriale) e anche la zona più fredda di Brasile, tantissime persone già hanno sentitoparlare sulla valle di Terragnolo e sullaVallagarina, ma nessuno della Vallarsa. Nel loro arrivo in Brasile sono vissuti in un posto chiamato “Linea Leopoldina” che adesso si chiama “Vale dos Vinhedos” situato nel comune di Bento Gonçalves – Rio Grande do Sul (questo comune è gemellato con Trambileno, Terragnolo e Rovereto).

Lista del Bastimento Salier. Uscita: Bremen, nel 25/11/1876. Destino: Rio de Janeiro, Brasile.

 

Traduzione: Francesco Barater, nato in Vallarsa, Tirolo, Austria.

 

Francesco Antonio Barater, nato in Vallarsa – 13/06/1856, figlio di Giosuè Cristano Colombano Barater e di Edvige Luigia Gasperini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Casa di Giosuè Barater in Brasile. (In questa casa, adesso, c’è una vinicola – della famiglia Titton). Bento Gonçalves, Linha Leopoldina, Rio Grande do Sul, Brasile.

Gustavo Barater – Le rovine della Casa di Giosuè Barater (Emigrato in Brasile nel 1876). MasodellaCasetta – Sich di Vallarsa (sottoAlbaredo).

 

Le rovine della Casa di Giosué Cristano Colombano Barater, a Sich di Vallarsa.

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Migration yesterday: Brazil

This is an important lesson for many in Italy who do not understand that even after generations, even by those who no longer speak Italian or a dialect, the desire and the will are born in many to retrace their roots.
By Gianni Pezzano

For the first time we have a story from South America, precisely from Brazil. In one sense and as the author states, considering the year (about three decades before the south Tyrol became a part of Italy after the World War 1) we are dealing with Austrian migration. But reading the story there is no doubt that this migration belongs to all three nations, Italy, Austria and Brazil.

This story is important for a number of reasons. The first, because it involves an area in Italy which we often do not think about when we talk about Italian migration; it is in the north of the country instead of the south which many think is the only main source of the waves of Italian migration.

The second reason is in the images which the author supplied to illustrate, in every way, the History of his family. Furthermore, the images and documents go back over 140 years. In this he gives an important lesson to many to keep their parents’ and grandparents’ documents because they are an essential part of their personal history and also in order to allow future generations to retrace their origins.

But the third reason is undoubtedly the one that strikes us most as we read this story/History; the author’s great love for his family and the pride in his origins, which is just as great even after some generations. This is an important lesson for many in Italy who do not understand that even after generations, even by those who no longer speak Italian or a dialect, the desire and the will are born in many to retrace their roots.

Finally, in translating original Italian we have tried to maintain the flavour of the language used by the author because he gives us a good example of the Italian language spoken overseas. These changes are inevitable overseas and recording the variations of Italy’s national language should be a part of our project to gather these stories of Italian migration.

Without a doubt this story gives us an important example of the power to the call of our origins and our pride for our families.

We now await the next stories and we hope that this example will give an important boost in Brazil and the South American countries, as well as all the other countries where there are Italian migrants and their descendants.

Send your stories to: redazione@thedailycases.com

 

Baratter Family – Vallarsa (Südtirol)

By Gustavo Baratieri (Baratter), Iribaiaras, Brazil

A descendent of the Tyrolese from the Vallarsa is writing you from Brazil. Yes, it is in this way that we maintain our roots in Brazil. “Semotirolès” (We are Tyrolese), this expression is from a chat between my grandmother and my great grandfather Baratter which shows my family’s ancient testimony and we carry it on with pride. The “Slambròt” was the dialect spoken by the “i vèciBarater” (the old Barraters) when they came to Brazil. For those who do not know it, Slambrot was a sort of German, today’s “cimbro” (High Bavarian). And it is also with pride that I say: we are vallarsesi (from the Vallarsa) and from the hamlet of Albarè/Albaredo – not because we were born in Albaredo – but because our blood and the sweat of our forebears go back to that place for at least four hundred years before the family’s migration to Brazil. And it was here that we learned to work with wood – the means of survival in Brazil. I will never know how to explain the emotion I experienced when I was in the Vallarsa for the first time in 2013. That would have been the Desire and the dreams of my ancestors who never had the chance to know it. A longing to cry uncontrollably, as if I had lived there for a lifetime and I knew all the difficulties of the other times. The second time I went to understand what their life was like and I even discovered the place where they lived, where they worked – and that maybe for those who were born in the area, sometimes they do not give it the worth it deserves.

The Barraters, before 1667 they were known as those of Albarè. Many other nicknames from the area come from names of places. Only in 1667 Thomas son of Zua D’Albarè received the surname Baratter for the first time when they lived at the Porte (Trambileno). And in my genealogical line the first time came in 1671 with the birth of Antonio son of Thomas Barater D’Albarè e Margarita Thomeson. Then the hamlet of Albaredo was already a part of the Vallarsa community – but of the Parish of Lizzana. This is the first map which makes mention of Albarè.

(WarmundYgl, Map of Tyrol, 1604-1605).

It is very important to say that if today we speak of Vallarsa as part of the Trentino in Italy, at that time my ancestors spoke of South/Italian Tyrol and of Austria. That is, it was Austrian migration. Those who migrated to Brazil were Austrians and Tyrolese – and very many are Tyrolese from Trento, above all whose mother tongue was Italian.

In the final years of their lives in Vallarsa they lived in “MasodellaCasetta, sotto Albaredo”, a hamlet of Sich di Vallarsa and the remains of the house of my Giosuè are still there. My ancestors migrated in 1876. Giosuè Cristano Colombano (son of Luigi Alessio Barater and Teresa Rumer Sannicolò, of the Parish of Terragnolo), who married Edvige Luigia Gasperini (daughter of Gasparo Gasperini and Lucia Matassoni) in the year 1852, in the church of Albaredo. They migrated together with their 7 children. One of them, Giacinto, died in the sea.

Few are the migrants of Vallarsa in Brazil. Therefore the German dialect which had already practically disappeared in their Vallarsa was not carried on. I saw some families from Vallarsa in Brazil (Barater/Baratieri, Dalzocchio, Martini,Angheben, Stoffela, Nave, Pezzatto). The majority of those from Vallarsa even some Baratter migrants overseas moved to France, Germany and the United States.

In the south of Brazil where we now live (where there is an industrial area) and also the coldest area of Brazil, many people have heard talk of the Terragnolo Valley and the Vallagarina, but nobody of Vallarsa. When they came to Brazil they lived in a place called “Linea Leopoldina” which is now called “Vale dos Vinhedos” (the Valley of the Vineyards) located in the Council area of Bento Gonçalves – Rio Grande do Sul (this Council is a sister cirty of Trambileno, Terragnolo and Rovereto in Italy).

 

List of the ship Salier. Issued: Bremen, 25/11/1876. Destination: Rio de Janeiro, Brazil.

 

Translation: Francesco Barater, born in Vallarsa, Tyrol, Austria.

 

Francesco AntonioBarater, born in Vallarsa – 13/06/1856, son of Giosuè Cristano Colombano Barater and of Edvige Luigia Gasperini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

House of Giosuè Barater in Brazil. (In this house, now, wine is now produced – of the Titton family). Bento Gonçalves, Linha Leopoldina, Rio Grande do Sul, Brazil.

 

Gustavo Barater – The reamins of the House of Giosuè Barater (Emigrated to Brazil in 1876). MasodellaCasetta – Sich di Vallarsa (sottoAlbaredo).

 

The remains of the house of Giosué Cristano Colombano Barater, at Sich di Vallarsa.

Lo stop dell’Australia agli immigrati clandestini rinchiusi a Nauru

Tra i rifugiati reclusi nell’isoletta del Pacifico regna la violenza,non esistono diritti. «I ragazzi vengono uccisi e le ragazze sono violentate davanti ai genitori».

di Vito Nicola Lacerenza

 

Centinaia di immigrati, provenienti da Iraq, Iran, Somalia, Sri Lanka e Birmania, sono rinchiusi all’interno di centri di identificazione a Nauru, la nazione più piccola del mondo che si trova in un’isola del Pacifico, estesa 29 chilometri quadrati e con circa 10mila abitanti. Nauru dista 3000 km dall’Australia, il cui Governo da anni ha adottato una politica migratoria molto restrittiva nei confronti degli immigrati clandestini. “Se vieni illegalmente su una nave, non farai mai dell’Australia la tua casa”. E’ il messaggio di una campagna contro l’immigrazione illegale, promossa dalle autorità australiane, per far sapere che nessun immigrato clandestino potrà introdursi in Australia e i clandestini vendono relegati nell’isoletta di Nauru, in mezzo al mar Pacifico.

Molti immigrati sono minorenni, bambini, in fuga dalla guerra e dalla fame. Una volta scaricati sull’isola Nauru, tutti i rifugiati sono smistati in diversi campi, sparsi in mezzo foresta,praticamente vivono fuori dal mondo, privi di ogni diritto elementare, senza alcuna legge se non quella della violenza e della sopraffazione dettata dai più forti.  Nessun giornalista straniero è ammesso sull’isola e a tutti è vietato intervistare i profughi. E’ assolutamente proibito, agli operatori dei campi, raccontare cosa accade nei centri d’ identificazione, pena il carcere. Ai reclusi vengono sequestrati cellulari e smartphone, per impedire qualsiasi contatto con l’esterno e documentare, con video, le torture e le violenze che i rifugiati subiscono nei campi. «E’ molto  pericoloso per noi donne vivere qui- ha detto una giovane immigrata rinchiusa nell’isola maledetta- Per i ragazzi la vita cessa con l’ingresso nell’isola perché vengono subito uccisi. Ma le ragazze sono violentate, anche di fronte ai genitori. Si vive come in una prigione, dietro un recinto sorvegliato da guardie, senza far niente tutto il giorno. Sono stanca di tutto questo. Bevo il sapone per cercare di avvelenarmi».

Altri si procurano tagli sul corpo e altri ancora decidono di togliersi la vita in modo tragico, nel tentativo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla loro condizione. È il caso del rifugiato Omid Masoumali, che si è dato fuoco mentre alcuni osservatori delle Nazioni Unite stavano ispezionando il centro, “un luogo studiato per essere disumano”, per “abbattere il morale delle persone”. «Quando i bambini venivano accompagnati a scuola, appena scesi dall’autobus, erano scansionati col metal detector- ha detto l’ex maestro del campo Evan Davis, australiano- dopo di che, gli veniva chiesto di identificarsi, ma non col loro nome, bensì con un codice, formato da tre lettere e tre numeri», utili per ordinare gli alunni in base alla “provenienza”.

Alcuni di loro provengono da una parte di Nauru, dove il campo consiste in una distesa di tende da catering, senza né luce, né acqua; altri sono accampati in ex cave di pietra, mentre altri ancora vivono in ex bunker della seconda guerra mondiale, i cui ambienti sotterranei sono condivisi da 40-50 persone, che, in assenza di servizi igienici adeguati, sono costretti a defecare lungo i sentieri che fiancheggiano i bunker, unici luoghi aperti all’interno delle recinzioni sorvegliate. «Quando pioveva e i sentieri si allagavano, era possibile vedere gli escrementi galleggiare per tutto il campo. Era veramente disgustoso- ha raccontato Judith Reem, ex maestra australiana del centro di identificazione di Nauru- Mi vergogno di come l’Australia si sta comportando durante l’esodo di rifugiati più grande del mondo. Noi riteniamo di essere delle brave persone, ma questo non è quello che gli australiani pensano di essere. Credo che se vedessero coi loro occhi le sofferenze che gli immigrati patiscono nei centri, la situazione a Nauru sarebbe diversa».

 

Contrasto alla povertà: presentato il consuntivo del progetto di Salvamamme “Nursery in rete 2.0 & i Bambini crescono”

Aiutate oltre 700 famiglie di 57 nazionalità, 1500 bambini. 100 mila prodotti donati. L’assessore Troncarelli: “per fortuna che esiste il volontariato che riesce a sopperire alle lacune istituzionali”

 “Parlo non solo come assessore, ma come donna e mamma. Non conoscevo Salvamamme, ma faccio all’associazione i più vivi complimenti per i vent’anni di spirito di servizio dedicati a stimolare, assistere e garantire un futuro migliore delle famiglie”. Lo ha detto l’assessore alle Politiche Sociali e Welfare dellaRegione LazioAlessandra Troncarelli, alla conferenza stampa di consuntivo del progetto di Salvamamme “Nursery in rete 2.0 & i Bambini crescono”, vincitore dell’avviso pubblico della Regione Lazio su “interventi per il contrasto delle povertà estreme e della marginalità sociale”. “Il livello di povertà è molto aumentato, tantissimi nuclei familiari si sono trovati all’improvviso senza niente, e quando ci sono famiglie in difficoltà non si può attendere la burocrazia, la risposta deve essere immediata e concreta”. Ha spiegato – “Per fortuna che esiste il volontariato che riesce a sopperire alle lacune istituzionali. Per questo motivo stiamo lavorando al pacchetto famiglia che prevede aiuti concreti e incentivi per i genitori in difficoltà”.

Grazie a questo progetto sono state accolte e sostenute durante la gravidanza e i primi anni dei bambini con aiuti materiali tutti quietanzati 700 famiglie provenienti da57 nazionalità diversein prevalenza italiane. Nello specifico sono stati donati circa 100.000 prodotti tra piccoli, medi e grandi come carrozzine, passeggini, lettini, in particolare 4324 pacchi di pannolini e 11.595 omogeneizzati, per un valore complessivo di 600.000 euro.

Ha aperto l’incontro un “Concerto di ciotole e cucchiaini” dei piccoli bimbi seguiti nell’ambito del progetto, che hanno battuto pentole, piattini, bicchieri, dando il segno della loro vitalità e della loro incontenibile energia.

Sono intervenute, inoltre, Barbara De RossiPresidente onorario del Salvamamme e Grazia PasseriPresidente dell’Associazione. Ha coordinato Isabella Di Chio,giornalista TGR Lazio.

La De Rossi ha voluto ringraziare l’assessore Troncarelli “che ha parlato con il cuore e in maniera diversa rispetto alla solita politica”. “Salvamamme – ha detto – è una realtà che esiste da tantissimi anni che ha delle braccia molto grandi e ha un forte amore per i bambini e rispetto per le donne che chiedono aiuto. La sostengo da 22 anni perché so come è fatta questa straordinaria realtà e quali sono i bisogni. Voglio mandare un abbraccio infinito ai tanti volontari che sono la vera colonna portante dell’associazione”.

Per l’occasione sono state premiate tante associazioni, aziende, fondazioni e i singoli cittadini, che hanno contribuito al successo di questa importante iniziativa: Paolo Bernardi, comandante del XII Gruppo dei vigili Monteverde, Alessandro Viola Cortes del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San GiorgioAlessandro Margaroli delLions Club Roma Urbe,  Claudio Tommasini del Rotary Club Roma, Gaspare Santoro del Rotary Roma sud-estRenato Lenzi, AD ZoomarineMassimo Maurotto delleFiamme Oro  Rugby della Polizia di StatoLuca Poli della Cremisi Gold ParentsPaola CremaLivia Ajò dell’Universal Pictures International ItalyPierluigi Sassi dell’Impresa Sant’Annibale Onlus, Tiziana Puccillo Marina PlacidoRoberto Botta, le volontarie e gli operatori ed in particolare Federica Ottaviani e Patrick Di Russo.

Sono stati presentati i progetti, “Gelato Sospeso”, che gode del Patrocinio gratuito della Regione Lazio e che prevede che, nelle gelaterie che esporranno la locandina del Gelato Sospeso, ognuno possa lasciare un gelato pagato ad un bambino la cui famiglia non può permetterselo, e la “Ciambella di Salvataggio – Eccellenze unite per il Salvamamme”, che vedrà i Maestri del Gusto Dolce e Salato di Andi e DOC Italy mobilitarsi a sostegno dell’associazione. Sono stati premiati, inoltre, lo chef Bruno BrunoriLaura Marciani e Madagascar l’origine del cioccolato. Volontari speciali della giornata i motociclisti di “Angeli in moto”. “Abbiamo aperto con la voce dei bambini che crescono e la loro energia, e abbiamo chiuso con la grande energia prodotta dalle associazioni, dalle mamme, dai volontari, dai singoli cittadini, che hanno portato un mondo di beni e che hanno permesso dei risultati così grandi!”, ha sottolineato la Presidente di Salvamamme, Grazia Passeri.

CVTÀ STREET FEST III edizione

7 – 10 giugno 2018 Civitacampomarano (CB). Direzione artistica: Alice Pasquini . Pronto il programma del festival che rianima un intero borgo con l’Arte di strada

In rampa di lancio gli artisti che parteciperanno alla terza edizione del CVTà Street Fest, il festival che ridisegna lo spazio urbano di un borgo molisano antico, Civitacampomarano (CB), in programma dal 7 al 10 giugno nel centro storico – esterno e interno – del Paese. Un ricco calendario che prevede per il pubblico, durante la realizzazione delle opere in live painting sui muri degli edifici, la possibilità di partecipare a diverse iniziative come tour dei murales, concerti, workshop e degustazione delle specialità locali.
Artefice innovativa di questa “extra-ordinaria” manifestazione Alice Pasquini, la più nota e coraggiosa street artist italiana che ha scelto la strada per esprimere la sua creatività con oltre 2000 murales realizzati in tutto il mondo. Sarà lei a dirigere la squadra dei giovani talenti all’opera con interventi “live” di arte permanente che rispondono quest’anno ai nomi di 2501, ricercatore di spazi vuoti che giocano sull’equilibrio tra negativo, Alberonero, il cui minimalismo riduce il linguaggio visivo all’osso, MP5, che utilizza su diverse piattaforme un tipico linguaggio “blanc et noir” e Brus, dall’arte multiforme che spazia, con vari tools del mestiere, dai graffiti alla calligrafia.
Negli spazi più inconsueti anche la musica sarà protagonista con un cartellone poliedrico e interattivo che prevede le esibizioni di Senza Guinzaglio, gruppo molisano di Rap/R&B che ha realizzato la colonna sonora “Help Civita” durante CVTà Street Fest 2017, DJ Gruff, pioniere della scena Hip-Hop italiana, Anywave con un sound “ambient acid” ricco di influenze del decennio 1995-2005, e i Tetes de Bois, collettivo artistico romano tra canzone d’autore, folk, poesia, rock, che suonerà in acustico.

Confermata anche la presenza di Chef Rubio, in qualità di video-reporter speciale con la mostra itinerante Baciamo le Mano, realizzata insieme alla fotografa Alessia Di Risio, tributo a tutti gli artisti nazionali e internazionali, artigiani e abitanti di Civitacamporano, che vedrà esposti foto-manifesti con ritratti dei protagonisti delle edizioni del Cvtà Street Fest, colti nelle loro attività creative e artistiche. La mostra, esposta anche negli spazi del Castello Angioino del paese (che peraltro ispirò Alessandro Manzoni con la figura dell’Innominato), si concentrerà sulle Mani, come suprema capacità di generare infinite realtà, rappresentazione tangibile dell’efficienza e necessaria operosità per la sopravvivenza, da sempre abili nel creare e distruggere e strumenti di arricchimento plastico ed espressivo di ogni materia e superficie.

Altra esposizione in programma è la mostra di sculture astratte in pietra e legno di ulivo realizzate da Bruno Manuele, nato a Civitacampomarano nel 1939 e sculture autodidatta attivo già dalla fine degli anni Settanta che testimonia la sensibilità artistica locale.

Saranno invece Never 2501 e Martino Coffa (collettivo Recipient) a proporre l’installazione LA MACCHINA, una performance interattiva audio-video col pubblico atto a stimolare la creatività in duetti live improvvisati in real time con musica suonata con euro rak: un’autentica sfida alle idee preconcette sull’estetica della street art, che mira ad introdurre nuovi elementi di casualità e improvvisazione nell’Opera d’Arte.

Il grande schermo sarà presente, in collaborazione con Molise Cinema, con la proiezione, nel cortile del fossato del Castello, del docu-film “Visages, Villages”, di Agnes Varda e JR, un viaggio ironico e affascinante nei piccoli centri della Francia che riprendono a vivere proprio grazie all’energia creativa degli artisti.

A comunicare le tradizioni artigianali autoctone ci penseranno gli stessi abitanti del luogo con due workshop organizzati dalle signore civitesi nella propria abitazione: il primo sarà dedicato ai cavatelli, la pasta tipica di Civitacampomarano, attraverso una food experience che va dalla storia  degli ingredienti alla preparazione delle ricette insieme ai partecipanti (max 12 persone); il secondo riguarda invece l’arte del merletto e prevede un laboratorio di circa un’ora per iniziare ad imparare il vecchio mestiere di pizzo (max 6 persone).
Ogni mattina, inoltre, è previsto un tour di circa 90 minuti alla scoperta di Civitacampomarano e dei suoi tesori d’arte: a fare da cicerone saranno gli studenti delle scuole superiori del territorio.
Per tutte queste attività la sottoscrizione è libera e ci si può iscrivere presso l’Info Point del Festival.

Evento gourmet anche quello offerto dagli stessi cittadini che in un pomeriggio dedicato allo street food metteranno a disposizione dei convenuti le loro prelibatezze più tipiche: dal riso con il latte (ris cu latt) alla pizza di granoturco con i cavoli (pizz e fogl), le scrippelle (scr’pell’), il pane indorato e fritto (pan ‘nrat) e i ceci (i cic).

A Civita è infine in corso la ristrutturazione dell’abitazione dell’illustre giurista Vincenzo Cuoco: un progetto di riqualificazione attraverso l’arte ad opera di AIRBNB, che si integra alla mission di questa rassegna che parte dalla street art più rivoluzionaria per ripopolare un borgo contrastando l’abbandono voluto o forzato.
Al CVTA’ STREET FEST si potrà accedere liberamente a partire dalle 12 del 7 giugno, momento in cui avrà luogo una presentazione ufficiale della rassegna alla presenza di Istituzioni, Stampa e Artisti.

La donna tra sogno e realtà nelle tele di Ester Campese esposte a Via Margutta

Una presenza significativa dell’artista Campey con due opere che evocano il femminile nella mostra“L’arte tra sogno e realtà”

di Tiziana Primozich

Inaugurata il 29 maggio la mostra “L’arte tra sogno e realtà”, curatrice Sabina Fattibene,  in Via Margutta – Roma presso lo spazio espositivo ‘ Area Contesa Arte’ . Obiettivo del vernissage mettere in risalto l’idea che l’arte, che è un vissuto emotivo dell’artista,  può essere anche una modalità che riproduce un reale soggettivo che spazia tra le più svariate tematiche nel sentire dell’artista, in bilico tra sogno e realtà. Abbiamo quindi paesaggi, soggetti inclusi nel quotidiano, della natura, del mondo spaziale e spirituale espressi sia con l’arte figurata che astratta.

Tra i 10 artisti presenti la celebre Ester Campese che vanta la sua partecipazione anche in campo internazionale. L’artista ha partecipato al vernissage organizzato nella splendida cornice della via della Capitale nota per essere luogo privilegiato dell’arte, Via Margutta, arricchendo la mostra con due opere che raccontano emotivamente la figura femminile nei due temi scelti: il sogno e la realtà.

Campey, questo il nome d’arte della Campese, è anche conosciuta al pubblico come la pittrice delle donne, e  le opere scelte per questa occasione sono  “Sogno” precedentemente esposta anche ad Osaka, e “Lady 20” che rappresenta una donna raffinata e consapevole della propria femminilità.

 

 

“Nell’interpretare emotivamente i temi del vernissage – spiega Campey – ho individuato in “Sogno” e “Lady 20” la giusta miscela della figura femminile tra sogno e realtà. Il primo quadro, “Sogno” è il frutto di un forte legame affettivo con una parente che, venuta a mancare, resta nei ricordi e impressa in questa tela con lo sfondo di ciò che più amava: il mare che è anche simbolo della fluidità del tempo eterno. L’altro quadro presente in mostra, una donna in preziosa vestaglia rosso lampone con lo sguardo lievemente reclinato quasi a schermirsi nell’essere esposta,  è una rivisitazione di Giovanni Boldini, artista interprete della Belle Epoque da me molto amato e che mi ha ispirato a questa donna reale ed estremamente femminile”.

 

Gli artisti che hanno affiancato Ester Campese nell’evento sapientemente organizzato da Sabina Fattibene sono : Nicole Aué, Yasmina Barbet, Rossella Di Donato, Vanessa D’Antonio, Valter Fiorani, Livia Guttieres, Pina Silvani, Antonio Spagnuolo, Giorgio Soldi.

La mostra è aperta sino al 4 giugno

 

Le leggende e il re – The legends and the king

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Le leggende e il re

Nella corsa podistica più bella del mondo Walter Fagnani ha saltato solo la prima gara, per il semplice motivo che non sapeva della sua esistenza. Nella sua prima partecipazione aveva 49 anni e quest’anno ne ha 94.

Di Gianni Pezzano

(Ringraziamo Amanda Tattini e Giammarco D’Orazio della EKIS Sport per aver cortesement concesso l’uso della foto con Walter Fagnani)

I turisti a Firenze sabato scorso sarebbero rimasti sorpresi a vedere quasi tremila atleti intorno al Duomo. Alcuni erano soli, altri in gruppi, con gli accenti e dialetti di tutto il paese, qualche voce straniera e persino gruppi dalle forze armate che volevano sfidare le montagne tra la Toscana e l’Emilia-Romagna.

Erano i partecipanti alla 100km del Passatore tra il capoluogo toscano e Faenza nella Romagna. Malgrado sia nata nel 1973 e il grande numero di atleti, la gara è quasi sconosciuta al grande pubblico sia in Italia che all’estero. Però, ha prodotto delle prestazioni impressionanti, non solo da quelli che ci sono saliti sul podio ma soprattutto tra gli altri atleti che ne sono l’anima e cuore.

Tra queste due categorie c’è un re indiscusso, ma iniziamo dalle due leggende perché loro incarnano lo spirito dello sport di tutti i generi.

45 volte leggende

I turisti sicuramente non hanno notato il signore di Verona che stava per partire per la 45° volta.

Questa signore si chiama Walter Fagnani e ha saltato solo la prima gara, per il semplice motivo che non sapeva della sua esistenza. Nella sua prima partecipazione aveva 49 anni e quest’anno ne ha 94. Non solo è partito insieme agli altri 2,946 atleti alla partenza, ha anche, come sempre, finito la gara con un tempo di 18.15.34 e in 2.175° posto dei 2.426 che l’hanno finita.

In paragone a Walter, Marco Gelli da Grassina(FI) con i suoi 66 anni è un giovanotto e anche lui è partito per la 45° volta. Gelli ha finito la gara con un tempo di 17.02.20.

In una gara che il solo partire è già una vittoria, come anche ogni tappa completata fino a Faenza, le prestazioni decennali di questi due signori sono il simbolo che lo sport non è semplicemente vincere, è partecipare e fare il meglio possibile entro i limiti del proprio corpo.

Come gli altri che non sono partiti dalla “gabbia” degli atleti d’élite, questi signori non lo fanno per i trofei, i titoloni di giornali e riviste o per poter continuare una carriera agonistica. Fagnani e Gelli lo fanno perché correre fa parte del loro essere. Basta vedere la frenesia dei partecipanti nella fila alla consegna dei pettorali dove il timore di perdere la partenza diventa impazienza e in alcuni panico.

Fagnani e Gelli, come gli altri che non saliranno mai sul podio, sono il vero simbolo di questa gara nata come promozione del sangiovese, il vitigno che unisce la Toscana e la Romagna e che ora è diventata una giornata importante anche per la gente tra le due città.

Il re

Quest’anno è successo anche l’inevitabile che tutti aspettavano, compreso l’uomo che è diventato il re indiscusso della 100km del Passatore, Giorgio Calcaterra.

Per la prima volta in 13 partecipazioni non è salito sul gradino più alto della gara che molti considerano la corsa podistica più bella del mondo. Le sue dodici vittorie nella Firenze-Faenza, insieme ai tre campionati del mondo, assicureranno che l’atleta romano sarà sempre il vero re di una delle discipline più ardui dell’atletica leggera mondiale.

Crediamo che persino lui aspettasse il giorno e per questo il suo sorriso mentre tagliava il traguardo in Piazza del Popolo a Faenza in terzo posto, dimostra la consapevolezza dell’atleta a pace con la propria prestazione.

Come abbiamo scritto a riguardo le due leggende, solo partire è una vittoria e vincere dodici gare consecutive, soprattutto in questa categoria, sembra quasi impossibile ma l’albo d’oro della 100km del Passatore è la testimonianza più eloquente delle sue imprese.

Linfa vitale

Giustamente i titoloni dei giornali si concentra sugli atleti ma nono possiamo scrivere della 100km senza nominare quel che sono davvero la linfa vitale di manifestazioni come questa, i volontari.

Una gara del genere non si organizza da solo e certamente non senza una brigata allegra di volontari che si divertano a donare il loro tempo e i loro sforzi per assicurare che gli ateli avranno tutta l’assistenza necessaria per poter completare i 100 chilometri nel miglior modo possibile.

Nel caso del percorso tra Firenze e Faenza, l’organizzazione ha la fortuna di avere oltre 700 persone pronte a svolgere i ruoli necessari, anche i più umili, per garantire il buono svolgimento della gara. Questi compiti vanno da dirigere il traffico, guidare i veicoli impegnati per la logistica, preparare e servire il cibo degli atleti, ai servizi sanitari e di assistenza che sono fondamentali per una gara così difficile e infine le parte amministrativa, sia nei due giorni della gara che nel corso dell’anno.

Gli atleti internazionali con cui abbiamo parlato hanno tutti espresso la loro meraviglia non solo del numero di persone coinvolte, ma anche della qualità dei servizi e i cibi offerti lungo il percorso.

Ma c’è un altro aspetto della 100km del Passatore che deve essere affrontato in modo prioritario.

La stampa

Malgrado il numero altissimo di partecipanti per una gara del genere e la presenza di atleti internazionali importanti, la Firenze-Faenza non ha il risalto che merita nella stampa sportiva, sia in Italia che all’estero. Questo mette in risalto due fattori importanti della gara, particolarmente con il pensiero di assicurare il futuro a lungo termine.

Il primo è attirare sempre di più atleti internazionali per alzare il profilo della gara. In un mondo mediatico la mancanza di copertura nazionale e internazionale penalizza gli organizzatori e quindi la manifestazione. E questo poi ha un effetto diretto sul secondo fattore, la mancanza di grandi sponsor.

La presenza della brigata dei volontari non è sufficiente per ridurre le spese dell’organizzazione della corsa, a tutti i livelli. La mancanza di copertura mediatica, nazionale e internazionale, vuol dire che la gara non riesce ad attirare le grandi sponsorizzazioni necessarie per garantire il suo svolgimento e persino la sua permanenza a lungo termine.

Basta pensare che, per motivi di sicurezza, quest’anno la gara è partita da Piazza del Duomo a Firenze con una spesa importante per gli organizzatori. Inoltre, a qualche punto la manifestazione deve pensare anche alla chiusura del percorso a causa dell’effetto del traffico agli atleti e questo indubbiamente porterà ad altre importanti spese, anno dopo anno.

Perciò le autorità sportive e anche regionali coinvolte dovrebbero dare alla manifestazione l’aiuto che merita. Non basta avere la buona volontà e la forza di continuare, bisogna anche avere gli aiuti necessari, soprattutto dalla stampa per pubblicizzare questa gara unica.

Anche in questo le comunità italiane in giro il mondo possono anche svolgere un ruolo. Magari qualcuno vorrà partecipare nella gara, ma anche ad aiutare a farla conoscere nei loro paesi. Magari giornalisti di origine italiana che leggono questi articoli possono aggiungere la 100km del Passatore nei propri articoli e avvisare le rispettive redazioni sportive che in Italia c’è una gara che davvero vale la pena far conoscere ai lettori. Tale aiuti saranno sempre benvenuti e apprezzati.

Questo vale non solo per la 100km del Passatore, ma anche a molte altre manifestazioni come i molti pali che si svolgono in giro la penisola dei quali l’unico conosciuto all’estero è quella di Siena e infatti ce n’è uno proprio a Faenza. L’Italia ha davvero molto da offrire a tutti ma bisogna farlo sapere al mondo e i nostri parenti e amici all’estero sono il mezzo ideale per farlo.

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The legends and the king

In the world’s most beautiful foot race Walter Fagnani missed only the first race, for the simple reason he did not know about it. He was then 49 years of age and this year he is 94.

By Gianni Pezzano

 (We thank Amanda Tattini and Giammarco D’Orazio of Ekis Sport for having kindly allowing the use of the photo with Walter Fagnani)

Last Saturday tourists in Florence would have been surprised to see nearly three thousand athletes around the Duomo. Some were alone, some in groups, with the accents and dialects of all the country, some spoke foreign languages and there were even groups from the armed forces that wanted to challenge the mountains between Tuscany and the region of Emilia-Romagna.

They were the participants of the 100km del Passatore ultra marathon between the capital of Tuscany and Faenza in the Romagna. Although born in 1973 and despite the great number of athletes, the race is almost unknown to the general public in Italy and overseas. However, it has produced impressive performances not only from those who have gone on the podium but above all amongst the other athletes who are its heart and soul.

In these two categories there is an undisputed king, but let us begin with the two legends because they embody sport in all its forms.

45 times legends

The tourists would surely not have noticed the gentleman from Verona who, together with the other 2,946 starters, was about to begin the race for the 45th time.

The gentleman’s name is Walter Fagnani and he missed only the first race, for the simple reason he did not know about it. He was then 49 years of age and this year he is 94. Not only did he start with the others, he also finished the race as always in a time of 18.15.34 and in 2,175th place amongst the 2,426 that finished it.

Compared to Walter, Marco Gelli from Grassina (Florence) is a young man of 66 and he too started for the 45th time. Gelli finished the race with a time of 17.02.20.

In an event where simply starting is already a victory, as is completing each stage up to Faenza, the decades long performance of these two gentlemen is the symbol that sport is not simply winning; it is participating and doing the best possible within the body’s limits.

Just like the others who did not start in the “cage” of the elite athletes, these gentlemen do not race for the trophies, headlines in newspapers or magazines or to continue an athletic career. Fagnani and Gelli do it because running is part of them. You only have to see the frenzy of the participants in the queue for the race numbers where the fear of missing the start becomes impatience and in some, panic.

Fagnani and Gelli, like the others who will never climb the podium, are the very symbol of an event that was born as a promotion for the Sangiovese, a variety of grape which unites Tuscany and the Romagna and which has become an important day for the people between the two cities as well.

The king

This year also saw the inevitable that everybody expected happen, including the man who has become the king of the 100km del Passatore, Giorgio Calcaterra.

For the first time in 13 races he did not climb up to the highest step of the podium of the race that many consider the world’s most beautiful foot race. His 12 wins in the Florence to Faenza, together with his three world championships, have ensured that the athlete from Rome will always be the true king of one of the most demanding disciplines in world athletics.

We believe that he too expected the day and for this reason his smile as he crossed the finishing line in third place at Faenza’s Piazza del Popolo showed the awareness of an athlete at peace with his own performance.

As we stated about the legends, simply starting is a victory and so winning twelve consecutive races , above all in this category, seems almost impossible but the race’s winner’s list is the most eloquent testimony to his deeds.

Lifeblood

The newspaper headlines rightly focus on the athletes but we cannot write about the 100km del Passatore without mentioning those who are the lifeblood of events such as these, the volunteers.

A race such as this does not organize itself and certainly not without a cheerful brigade of volunteers who enjoy giving their time and efforts to ensuring that the athletes have all the assistance necessary to be able to finish the 100 kilometres in the best way possible.

In the case of the race between Florence and Faenza the organization has the fortune of having over 700 people ready to carry out the required tasks, even the most humble, in order to ensure the good running of the race. These tasks go from directing the traffic, driving the vehicles used in the logistics, preparing and serving the food for the athletes, to the medical services and assistance that are essential for such a hard race and finally, the administration, during the two days and in the course of the year.

The international athletes with whom we have spoken all expressed their amazement not only at the number of people involved but also the quality of the services and the food provided along the route.

But there is another aspect of the 100km del Passatore that must be addressed as a priority.

The press

Despite the very high number of participants for such a competition and the presence of important international athletes, the Florence to Faenza race does not have the profile it deserves in the sporting press, in Italy and overseas. This highlights two important factors of the race, especially with a thought to guaranteeing its long term future.

The first is to attract increasing numbers of international athletes, so as to raise the profile of the race. In the world of the media the lack of national and international coverage punishes the organizers and therefore the event. And this then has a direct effect on the second factor, the lack of major sponsors.

The presence of the brigade of volunteers is not enough to lower the organizational costs for the race at all levels. The lack of media coverage, national and international, means that the race does not attract the major sponsors needed to guarantee its development and even its long term survival.

We just need to consider that, for reasons of security, this year the race began in Florence’s Piazza del Duomo with great cost to the organizers. Furthermore, at some point the event has to consider closing the road due to the effect of the traffic on the runners and this undoubtedly will cause other major costs from year to year.

For this reason the sporting and regional authorities involved must give the event the help it deserves. Good will and strength to carry on are not enough; other assistance is also needed, above all from the press to publicize this unique event.

The Italian communities around the world can play a part in this as well. Maybe some can participate in the race and others can also help by making it known in their countries. Maybe journalists of Italian origin who read these articles can add the 100km del Passatore to their own articles and advise their sporting newsroom that in Italy there is a race that is truly worth introducing to their readers and viewers. All such help will be welcome and much appreciated.

This does not apply only to the 100km del Passatore but also to many other events such as the many Palio that are held around the country of which the only one known abroad is in Siena and in fact Faenza also has one such event. Italy truly has much to offer everybody but we need to let the world know about these events and our relatives and friends around the world are the ideal means to do so.

Secondo incontro della Lidu Napoli con il cinema d’autore sui temi del ‘Fine vita’

L’8 giugno 2018 il secondo incontro sul “Fine  vita”, con la proiezione del film “La bella addormentata” di Marco Bellocchio. Sul caso di Eluana Englaro.

 di Rosa Guarino

L’ 8 giugno 2018, alle ore 19:30 presso la sede napoletana della L.I.D.U. (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo), in Via Santa Brigida n° 76, si terrà il II appuntamento con il ciclo degli “Aperi-cinema di bioetica“, che, stavolta ruoterà intorno ai numerosi e dilemmatici interrogativi del c.d. “fine vita” .

Ci sarà la proiezione del film “La bella addormentata“, pellicola italiana del 2012 diretta da Marco Bellocchio ed interpretata da  un fantastico Toni Servillo e Isabella Huppert, tra gli altri. Il film trae spunto dalla travagliata vicenda sotto il profilo umano e giudiziario di “EluanaEnglaro ” che resta tuttavia sullo sfondo per affrontare la tematica del diritto di morire, quale estrinsecazione di un diritto fondamentale dell’individuo , la libertà di coscienza, l’accanimento terapeutico , l’interruzione della nia (alimentazione e idratazione per i pazienti in stato vegetativo) .

In un avvicendarsi di storie in cui vi è il continuo intrecciarsi di vita pubblica e vita privata emergono palesemente i profili dilemmatici di certe situazioni che involgono il fine vita , in cui i conflitti sono non solo esterni, ma anche “interni nell’ animo dei singoli personaggi.

Il film si propone di sensibilizzare circa una tematica cosi complessa e delicata, perchè l’informazione rappresenta il primo passo per aprire gli orizzonti affinchè le decisioni di ogni individuo siano libere , piene , consapevoli.

Il film, come già al primo appuntamento, sarà preceduto da una breve introduzione affidata ad esperti (il prof. Antonio Virgili sessuologo e presidente della commissione cultura della L.I.D.U; l’ Avv. Rosa Guarino PhD in bioetica e il prof. Angelo Matarazzo, docente in chirurgia vascolare), che affiancheranno la presidente della LIDU di Napoli dott.ssa Maria Vittoria Arpaia nel dibattito di confronto sul tema, che seguirà la proiezione.

Al termine della proiezione, aperta a tutti e ad ingresso libero, seguirà un aperitivo.

L’evento è patrocinato dalla LIDU nazionale e dal Corpo Italiano di San Lazzaro – Distretto Campania.

 

Parte il nuovo governo Lega- Cinquestelle

Conte premier e Di Maio – Salvini alla vicepresidenza. Il contestato Savona declassato ma resta ministro.

di Vito Nicola Lacerenza

Tanto tuonò che piovve. Gira e rigira, dopo tante giravolte e colpi di scena, il governo Lega- Cinquestelle è nato. La storia  lunga e tortuosa, è partita subito dopo il 4 marzo, quando ognuno dei tre gruppi con il maggior numero di voti (PD-Centrodestra e Cinquestelle) hanno dichiarato a gran voce di non voler stringere alleanza con nessuno. Poi è iniziata la telenovela tra la Lega e i Grillini che, dopo tre mesi, si è conclusa con la nascita del 65° governo della Repubblica. Il finale, per nulla scontato è stato preceduto da numerosi episodi, ricchi di colpi di scena. Dopo il voto del 4 marzo, dalle urne, i partiti moderati sono usciti dimezzati nel loro consenso, mentre Pentastellati  e la Lega hanno fatto il pieno di voti: i primi hanno preso il 33% e la Lega il 18%.  E’ stato un grande successo elettorale per le due forze politiche, che hanno cercato subito di trovare un’intesa per un’alleanza, apparsa difficile.

Luigi Di Maio, leader dei 5 Stelle, ha tentato di formare  una maggioranza con Salvini, leader della Lega ma legato a Forza Italia e Fratelli d’Italia nella coalizione di centrodestra. Fallito questo tentativo, Di Maio ha lanciato un appello al PD per trovare un accordo e  formare un governo, ma anche questo tentativo è andato a vuoto.  Lo spread oltre 300, i malumori a livello europeo sulla critica situazione politica italiana e, soprattutto, il pericolo che si andasse a votare in piena estate,oltre al possibile inserimento di un governo tecnico guidato da Cottarelli, hanno indotto Di Maio e Salvini a riavvicinarsi e, in “zona Cesarini”, a formare il governo, spostando dall’economia ad un altro ministero Paolo Savona. Il 31 maggio i due leader, Di Maio e Salvini, accordatisi sui nomi  dei ministri, hanno inviato il premier incaricato, Giuseppe Conte, al Quirinale, per far recapitare al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la lista dei ministri. L’unica novità: Paolo Savona “spostato” dal Ministero dell’economia a quello delle Politiche comunitarie. A Di Maio e Salvini è andata la vice presidenza e sono stati assegnati al primo il ministero del Lavoro e al secondo quello dell’Interno.

La lista dei ministri:

Rapporti con il parlamento e democrazia diretta, Riccardo Fraccaro (M5S)- Pubblica Amministrazione, Giulia Buongiorno (Lega)- Affari Regionali e Autonomie, Erica Stefani (Lega)- Ministro per il Sud, Barbara Lezzi (M5S)- Ministro per la disabilità, Lorenzo Fontana (Lega)- Ministro per gli affari esteri, Enzo Moavero Milanesi- Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede (M5S)- Ministero per l’Ambiente, Sergio Costa (M5S)- Ministero della Difesa, Elisabetta Trenta (M5S)- Ministero dell’Economia, Giovanni Tria- Ministero delle politiche agricole, Gian Marco Centinaio (Lega)- Ministro infrastrutture- Danilo Toninelli (M5S)- Ministro dell’istruzione, Marco Bussetti (Lega)- Ministro dei Beni Culturali e Turismo, Alberto Bonisoli (M5S)- Ministro della Salute, Giulia Grillo (M5S)- Ministro delle Politiche comunitarie, Paolo Savona- Sottosegretario Presidente del Consiglio, Giancarlo Giorgetti (Lega).

 

 

 

Violenza fuori controllo in Messico

Nella guerra tra Stato e narcotraffico decine di migliaia di persone  assassinate, altre migliaia scompaiono nel nulla o in fosse comuni. Tra le vittime  numerosi i politici.

di Vito Nicola Lacerenza

Negli ultimi dieci anni, in Messico, sono state assassinate 176.000 persone, di cui 29.168 solo nel 2017. In pratica vengono compiuti 20,5 omicidi ogni 100.000 abitanti, con una media di 80 al giorno. La violenza dilagante è diventata il tema principale dell’agenda dei candidati alle elezioni presidenziali, che si terranno tra due mesi. I vari esponenti politici sono impegnati in tour per la campagna elettorale, che spesso possono rivelarsi fatali. «Ci sono luoghi nel Paese dove coloro che comandano sono i delinquenti- ha detto il giornalista messicano José Reveles, esperto di narcotraffico- e non le autorità elette».

Da settembre del 2017, 90 politici, tra sindaci e deputati sono stati uccisi, il che ha spinto il Sistema Nazionale di Sicurezza a creare una “mappa del rischio”, ovvero una cartina, non resa pubblica, dove sono segnalati i comuni più pericolosi in ogni regione. Ad esempio, nello Stato messicano di Guerrero, dove sono stati assassinati 20 politici, 18 città sono state segnalate come “ad alto rischio”. Della mappa, ora, fanno uso i candidati alle prossime presidenziali, che prestano massima attenzione alla scelta delle località in cui tenere i comizi. Le ragioni individuate dagli esperti, per cercare di spiegare l’escalation di violenza in Messico, sono varie e di diversa natura, ma tutte riconducibili a tre cause fondamentali: l’alto tasso di povertà all’interno della società; la diffusa corruzione nelle istituzioni, specie giudiziarie e di polizia; e la scelta, compiuta dal governo, di far subentrare, alle forze dell’ordine, l’esercito, attraverso l’approvazione della legge di “sicurezza interna” del 2017. Dopo l’approvazione del regolamento, numerosi reparti dell’esercito hanno preso il controllo di ampie zone del territorio nazionale, svolgendo attività di pattuglia nelle città, affrontando le bande criminali, quasi sempre dotate di armi da guerra e auto blindate e distruggendo le piantagioni di amapola, una pianta da cui si ricava la pasta da oppio, lo stupefacente di cui il Messico è il terzo produttore mondiale dopo l’Afghanistan e la Birmania.

Sebbene le forze armate siano le uniche ad avere i mezzi eorganizzazione adeguati per combattere i narcotrafficanti, il loro operato, cominciato già nel 2006, è stato oggetto di forti critiche da parte dell’opinione pubblica messicana. Negli ultimi dodici anni, alle autorità, sono giunte oltre 10.000 denunce di violazioni dei diritti umani, che, secondo gli osservatori, sarebbero aumentate in maniera esponenziale dal 2016, ovvero quando è stato approvato il nuovo “codice militare per il procedimento penale e la riforma del codice di giustizia militare”. La nuova normativa autorizza l’esercito a effettuare irruzioni in case private, o in edifici adibiti a funzioni pubbliche, e a compiere intercettazioni telefoniche senza l’autorizzazione della magistratura. Secondo un’ inchiesta  compiuta dalla associazione per i diritti umani Human Right Watch, nelle zone più remote del Messico, lo strapotere delle forze armate ha portato i militari a giustiziare sommariamente e arbitrariamente interi gruppi di persone.

Nella comunità di Tanhuato, nello Stato federale di Michoacán, dopo uno scontro a fuoco, avvenuto tra i soldati e un gruppo di banditi armati, gli uomini in divisa hanno ucciso, sparando alle loro spalle 13 persone, torturato due prigionieri e bruciato vivo un uomo. Dopo la strage i militari hanno portato i corpi in un luogo diverso da quello del delitto e li avrebbero “armati”, per simulare un secondo conflitto a fuoco e giustificare le morti violente. Gli unici testimoni, che avrebbero potuto smascherare il crimine, gli abitanti di Tanhuato, sono stati torturati dai militari, in modo che si guardassero bene dal denunciare l’accaduto. Un altro caso analogo si è verificato a Tlataya, Comune situato nello Stato federale del Messico, dove dopo una sparatoria tra soldati e un gruppo armato, sono rimasti uccisi 22 civili, di cui 12 giustiziati. Nessun militare è stato condannato. Chiusi tra due fuochi, in una situazione di violenza fuori controllo, i cittadini si ritrovano soli nella lotta per la sopravvivenza, privi di tutti i diritti e con la giustizia inesistente.  I rapimenti, spesso compiuti dagli stessi agenti di polizia per conto dei narcotrafficanti, sono i metodi che la criminalità usa per punire i “rivali” o incutere terrore e soggezione tra la popolazione.

Non esistono cifre esatte che descrivano la portata del fenomeno dei sequestri, ma la scoperta delle fosse comuni nella città di Veracruz, sulla costa atlantica messicana, dove sono stati rinvenuti i resti sepolti di circa 2.600 persone, ha dato l’idea delle dimensioni della tragedia che si vive in Messico. Nonostante lo sconcertante ritrovamento, le autorità si sono mostrate restie nello svolgere i lavori di recupero e di identificazione dei corpi. Dal 2017, data in cui le fosse sono state scoperte, sono stati estratti 300 corpi e il governo locale ha dichiarato di non avere i soldi per eseguire gli esami del DNA per l’identificazione. Nonostante le difficoltà, però, i parenti delle persone scomparse hanno continuato, con tenacia e a proprie spese, a dare un nome e una sepoltura a centinaia di vittime anonime. Attualmente, però, i lavori sono stati bloccati dalle autorità locali, “per l’assenza di spazi dove riporre il gran numero di cadaveri”.

Nel caso degli studenti scomparsi nel 2014 nella località messicana di Ayotzinapa, nello Stato di Guerrero, i corpi erano “solo” 43, ma soltanto uno è stato identificato. I giovani sono stati raggiunti da raffiche di proiettili mentre erano in autobus e, secondo le testimonianze dei sopravvissuti la strage sarebbe stata comoiuta dalla polizia locale. La collusione esistente tra le forze dell’ordine e la criminalità organizzata fa sì che, in Messico, si possano commettere crimini efferati che restano impuniti e nascosti e dei quali si ha notizia solo grazie al lavoro di giornalisti coraggiosi, disposti a rischiare la vita pur di denunciare questi episodi: sono 104 i giornalisti uccisi negli ultimi anni e e 25 sono scomparsi.

 

Il 3 giugno a Potenzoni torna il rito dell’Infiorata per celebrare il Corpus Domini

In un paese di poche centinaia di abitanti il sentimento religioso produce grandi opere d’arte fatte di petali di fiori. Il tutto sotto la guida del parroco Luigi Scordamaglia

di Tiziana Primozich

Anche quest’anno il 3 giugno alle 14,00 a Potenzoni si celebra il Corpus Domini con la partecipazione di tutta la popolazione alla storica Infiorata, che vede l’impegno dei residenti,  poche centinaia di anime, cui si unisce partecipe tutto il circondario.

Un evento atteso per tutto l’anno che in questa 26esima edizione è molto cresciuto in qualità e partecipazione. La popolazione del comune del vibonese in Calabria infatti per questo appuntamento, coordinata dal parroco Luigi Scordamaglia con l’aiuto dell’associazione Potenzoni in Fiore ,   si divide in rioni: agave, glicine, torre e chiesa e ormai da anni viene premiato simbolicamente con un gagliardetto il rione più bello grazie al voto di  una giuria di esperti tra cui lo stesso parroco.

La manifestazione che prevede la creazione di tappeti e immagini sacre di notevole fattura, fatti di petali di fiori posti da mani esperte uno ad uno,  che vengono poi distrutti al passaggio del Santissimo in processione, richiede molti giorni di preparazione, come spiega Patrizia Comerci che da anni partecipa ad un rituale tra il religioso e l’artistico unico nel suo genere. Si tratta infatti di una sublimazione del senso religioso della piccola comunità che risiede nel paesino sul Monte Poro a pochi chilometri dal mare, che dopo un serrato lavoro di composizione artistica dei quadri fatti di petali, festeggia l’arrivo del Santissimo con una pioggia di quegli stessi petali, che sono quasi un messaggio della cristianità: l’essere umano è nulla di fronte alla presenza di Gesù tra noi.

Nel video l’edizione 2017 a cura di
Zoom24.it

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