Catania, in pericolo il Teatro Massimo Bellini per mancanza di fondi

Un rischio, quello della chiusura del Teatro Massimo Bellini, che affonda le sue radici nel bilancio provvisorio 19/20 approvato dall’Ars, con la riduzione delle somme previste per l’ente lirico che ammonta a 1,8 milioni, ovvero quasi 2 milioni in meno rispetto alla cifra ordinaria.

Imponenza e magnificenza della facciata in stile neobarocco che al suo interno lascia spazio alla ricchezza decorativa dei marmi e stucchi, è l’essenza del Teatro Massimo Bellini di Catania. Scostando delicatamente il velluto scarlatto da uno dei quattro ordini di palchi, si può assaporare il puro silenzio e la parvenza delle voci di opere, che si sono susseguite, quali: Il Trovatore; Fedra; Turandot. E se, siffatta bellezza fosse destinata a svanire? Questo si evince dall’allarme lanciato da alcuni dei sindacati di categoria. «Il personale- dice Loretta Nicolosi, segretaria provinciale Cigl Slc- va in pensione, per ovvi motivi di età, ed i posti vuoti non vengono occupati da nuove forze. Al Bellini, ci sono oltre 100 posti vacanti con incarichi di vario tipo che potrebbero essere affidati alle eccellenze professionali della nostra terra. Non solo, da tantissimi anni aspettiamo che vengano stabilizzati gli stagionali del teatro».

A rappresentare un ostacolo, anche i tagli alla cultura previsti dal governo Musumeci «I politici-prosegue- ci chiedono una programmazione triennale con un bilancio di appena 8 milioni di euro, a questo va aggiunto il fatto che da poco abbiamo subito un taglio di quasi due milioni di euro. Ovvero il 20% delle nostre risorse con gli altri teatri che, al contrario hanno avuto tagli per appena il 4%». Il Teatro, per sopravvivere e poter coprire le spese relative al personale e alla gestione ordinaria, necessita di oltre 13 milioni di euro annui. Uno scontro tra titani, dunque, quello di un ente ottocentesco ed il dio denaro, che tutto muove e che rischia di bloccare gran parte della programmazione artistica e di mettere a repentaglio anche il futuro dei lavoratori.

FSI: “Buoni pasto a chi compie più sacrifici”

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La FSI propone di assegnare un buono pasto ad ogni dipendente ogni volta che compia consecutivamente almeno 10 ore lavorative in un giorno solare

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L’organizzazione sindacale FSI dopo lunga discussione interna ha deciso di proporre alla amministrazione e alle altre sigle sindacali di modificare il regolamento per l’assegnazione dei buoni pasto. La FSI propone di assegnare un buono pasto come da CCNL nazionale ad ogni dipendente sia del comparto sanità che della dirigenza medica e non medica ogni volta che compia consecutivamente almeno 10 ore lavorative in un giorno solare. “La nostra Organizzazione Sindacale ritiene opportuno valorizzare nella nostra azienda sanitaria in primis il personale che compie maggior sacrifici per curare e salvare la vita ai cittadini” dichiara Corrado Barrotta, commissario FSI di Siracusa e Ragusa

Sanità: Saitta e Garavaglia su confronto con Governo e organizzazioni sindacali dei medici

Antonio Saitta: “E’ stato un incontro positivo e prosegue il percorso di lavoro e di confronto con Governo e organizzazioni sindacali sulla valorizzazione delle risorse umane impegnate nel servizio sanitario nazionale”

di Romolo Martelloni

download (1)Roma, 06 aprile ‘16 –  Si è tenuto ieri al Ministero della Salute un vertice fra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei medici, dell’esecutivo (Ministro della salute e rappresentati del ministero della funzione pubblica e del Ministero dell’istruzione della ricerca scientifica) e delle Regioni (Antonio Saitta, coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni) e Massimo Garavaglia (presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità). “E’ stato un incontro positivo – ha spiegato Saitta – e prosegue il percorso di lavoro e di confronto con Governo e organizzazioni sindacali sulla valorizzazione delle risorse umane a vario titolo impegnate nel servizio sanitario nazionale, sul territorio  e nelle strutture sanitarie e ospedaliere. Fra i principali temi di confronto quelli concernenti lo standard relativo al fabbisogno del personale medico, su cui peraltro la Commissione salute della Conferenza delle Regioni è già al lavoro per costruire un modello omogeneo da proporre al ministero e quelli riguardanti il processo formativo coinvolgendo diversi tipi di strutture, universitarie e ospedaliere, con l’obiettivo di uniformare il sistema. Va detto che abbiamo registrato oggi, dopo l’adesione del ministero della salute e di tutte le sigle sindacali, anche la disponibilità del ministero dell’istruzione e della ricerca scientifica per rivedere i meccanismi concorsuali, le graduatorie e la durata della formazione. Il confronto comunque – ha concluso Saitta – riprenderà a breve”. “Ci si è confrontati anche – ha aggiunto Garavaglia – su una formazione basata sulla competenza, con un inserimento graduale nel settore dell’assistenza, studiando anche ipotesi di possibili forme contrattuali per l’ultimo biennio formativo. Un’idea positiva su cui comunque sarà necessario un maggiore approfondimento. Infine – ha annunciato Garavaglia – il prossimo Comitato di Settore Regioni- Sanità, previsto per il 13 aprile, licenzierà il documento integrativo all’atto di indirizzo per la medicina convenzionata, che permetterà la ripresa delle trattative con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta”.

Ars aderisce a sciopero del personale della scuola del 5 maggio

Mentre il governo prevede nel tempo una riduzione della spesa in materia scolastica, tutti i paesi avanzati investono maggiori risorse su istruzione e ricerca

 

copertina_5maggio_fb-660x300-copia-500x500Roma, 30 aprile – L’Ars aderisce pienamente allo sciopero generale del personale della scuola convocato per il 5 maggio 2015 e sottolinea il valore straordinario della convergenza che, in questa occasione, si sta realizzando con i movimenti degli studenti. Dopo tante chiacchiere la proposta che avanza il governo non trova di meglio che tentare di reintrodurre una gerarchia nella scuola, che finirebbe per mettere in discussione l’autonomia dell’insegnamento e che avrebbe di fatto il controllo su sapere e carriera degli insegnanti. Inoltre il tema dei precari è tutt’altro che risolto, anche per la subordinazione degli atti del governo alle ristrettezze di bilancio che valgono per la scuola, ma non per altri settori come gli armamenti. Basta pensare che il governo prevede nel tempo una riduzione della spesa in materia scolastica, mentre tutti i paesi avanzati investono maggiori risorse su istruzione e ricerca, proprio per rendere più competitivi i fondamentali economici, sociali, culturali. L’Italia infatti resta – purtroppo – sopra la media europea per l’abbandono scolastico e i giovani sono ai livelli massimi di disoccupazione. La scuola ha bisogno di più risorse sia per avere strutture materiali degne di un paese avanzato, garantendo la sicurezza di chi vi insegna e apprende, sia per garantire una qualità adeguata dell’insegnamento ai giovani che hanno diritto, come prevede la Costituzione, di avere una scolarità ai livelli migliori possibili per tutti, nella scuola pubblica, senza oneri aggiuntivi a favore di quella privata. Un’istruzione adeguata è una delle condizioni indispensabili per una nuova qualità del lavoro e richiede anche un cambio di rotta nelle scelte del governo in materia di occupazione e diritti. Per questo l’Ars invita i propri aderenti e simpatizzanti a partecipare a tutte le iniziative promosse dai sindacati della scuola, per la prima volta insieme dopo molto tempo, in preparazione e durante la giornata del 5 maggio.

 

 

Reggio Calabria, nota del presidente di Unioncamere Calabria

Comunicato di Lucio Dattola :“I bilanci delle Camere di Commercio, sia preventivo che consuntivo, vengono annualmente inviati ai rispettivi Ministeri per i necessari controlli e verifiche”.

lucio dattolaRoma, 7 gennaio – “A seguito degli articoli dei giorni scorsi riguardanti le Camere di Commercio calabresi, ed a seguito della nota della CGIL Calabria, occorre, per amor di verità, precisare quanto segue: Le CCIAA italiane, e        quindi anche quelle calabresi, sono enti pubblici. In quanto tali, ed essendo dotati di autonomia funzionale, sono sottoposte a vigilanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dello Sviluppo Economico. I Segretari Generali delle CCIAA, sono nominati dal Ministro dello Sviluppo Economico a conclusione di procedure pubbliche su designazione delle Giunte Camerali e le loro retribuzioni vengono fissate in base a CCNN e sulla base di una metodologia elaborata da Unioncamere Nazionale, per le 105 Camere di Commercio italiane in base alla sostenibilità finanziaria dell’Ente ed alla complessità organizzativa. I Revisori dei Conti delle Camere di Commercio vengono invece nominati dalla Regione, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che indica anche il Presidente del Collegio. I bilanci delle Camere di Commercio, sia preventivo che consuntivo, vengono annualmente inviati ai rispettivi Ministeri per i necessari controlli e verifiche. Le Camere di Commercio sono sottoposte a periodici ed accurati controlli da parte di ispettori del Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato effettuato presso la Camera di Commercio di Reggio Calabria a novembre 2014. Appare quindi evidente che tutto quanto riguarda la politica economica e programmatica delle Camere di Commercio è accuratamente sottoposto a controllo e verifica da parte non solo dei revisori dei conti di nomina ministeriale ma anche dai Ministeri interessati ai quali vengono inviate le documentazioni di controllo. Giova anche ricordare che all’interno dei Consigli Camerali è riservato un seggio per le organizzazioni sindacali. Il seggio viene attribuito al sindacato maggiormente rappresentativo per numero di addetti. Presso la CCIAA di Reggio e quella di Catanzaro, in atto tale seggio è detenuto dalla CISL. È evidente quindi che il sindacato, come le associazioni dei consumatori, le associazioni imprenditoriali, la Consulta degli Ordini Professionali ecc., partecipi ai lavori delle Camere di Commercio condividendone strategie politiche e di indirizzo, approvando quindi i relativi bilanci. Qualunque ulteriore informazione sulle Camere di Commercio quindi, i simpatici sindacalisti della CGIL, potrebbero tranquillamente richiederla ai loro colleghi sindacalisti che siedono all’interno dei Consigli Camerali o, per loro ulteriore tranquillità, direttamente ai Revisori dei Conti che, essendo di nomina ministeriale, come puntualmente relazionano ai Ministeri di competenza, potranno loro fornire dirimenti informazioni sulla assoluta trasparenza e moralità degli organi dirigenziali e politici delle Camere di Commercio calabresi”.

 

 

Sanita’ Lazio, regione impari che tra i sindacati rappresentativi c’è Fials/Confsal

fials_confsalLa segreteria provinciale di Roma -Fials invia richiamo al presidente Zingaretti

Roma, 20 novembre – “Con evidente disappunto vorremmo rispondere al presidente del Lazio Nicola Zingaretti che oggi nella sua relazione in seno al Consiglio regionale del Lazio ha citato con convinzione di aver iniziato un percorso di incontri e confronti con i sindacati rappresentativi della sanità regionale: Cgil, Cisl Uil e Ugl. Tra costoro anche la Fials/Confsal è rappresentativa a livello regionale, aziendale e distrettuale da decenni oramai”. Lo dichiara la segreteria provinciale di Roma di Fials. “Ci auguriamo che con questa considerazione e precisazione il presidente Zingaretti, i suoi fidi collaboratori ed esperti di comunicazione imparino che – aggiunge la nota – tra le organizzazioni sindacali c’è anche la nostra. E ci auguriamo che – conclude la nota -, con solerzia e rispetto di tutti i lavoratori iscritti che rappresentiamo, il presidente-commissario e i rappresentanti della Cabina di regia convochino la Fials ai tavoli di contrattazione e confronto”.

 

 

Lunedì 22 luglio la sanità si ferma per quattro ore

SANITA_R375Sanitari in sciopero per il blocco del turnover e del contratto: braccia conserte per quattro ore ad ogni inizio turno di lavoro

Roma, 21 luglio – Medici, veterinari, dirigenti sanitari, amministrativi, tecnici e professionali si fermano domani 22 luglio per quattro ore all’inizio di ogni turno di lavoro. Lo sciopero, indetto a livello nazionale dalle principali sigle sindacali, chiede lo sblocco del turnover e del contratto collettivo. Previsti disagi per la popolazione anche se sono stati assicurati per legge gli interventi di urgenza.

 

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