Altilia Samnium Festival: LA LOCANDIERA con Silvia Gallerano e Claudio Botosso

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Sabato 6 e Domenica 7 agosto – Ore 21

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Dopo il felice e acclamato debutto nazionale nell’ambito del Festival Asti Teatro 38, viene per la prima volta presentata in Molise quest’originale versione del capolavoro di Goldoni. Silvia Gallerano, l’attrice italiana più premiata a livello internazionale degli ultimi anni è Mirandolina, la donna moderna che verrà, in questa edizione da “Riso amaro” del capolavoro di Goldoni, prodotto dal Teatro del Loto. Lo spettacolo diretto da Stefano Sabelli “traghetta” infatti la vicenda da Firenze al Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ’50, fra Conti, Marchesi e Cavalieri che diventano, spiantati melomani, misantropi gagà e misogini di fiume, dediti al gioco. Nei panni di Ripafratta, Claudio Botosso, attore piemontese, fra i volti più noti del Cinema italiano d’autore.

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Il cast è completato dal talento dei giovani attori molisani cresciuti nella Compagnia del LOTO, già distintisi, tra palco e schermo, in molte importanti produzioni.  Piero Ricci, musicista di fama internazionale, completa con la sua fisarmonica questa produzione, dove convivono passator cortesi e bracconieri dediti a facili contrabbandi, attratti dal liscio intonato, senza tempo e ritmo, da “lucciole” di varietà, in cerca di clienti di frontiera, in attesa che la Giostra giri e il nuovo mondo arrivi.

La locandiera di Stefano Sabelli con Silvia Gallerano e Claudio Botosso

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In prima nazionale ad Asti Teatro   Mercoledì 29 giugno – ore 20 – Giovedì 30 giugno 2016 – ore 19

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Roma, 13 Giugno  –  Debutterà in prima nazionale, nell’ambito della trentottesima edizione di Asti Teatro, il capolavoro goldoniano LA LOCANDIERA nella nuova edizione prodotta dalla Compagnia del LOTO di TEATRIMOLISANI e sottotitolata o l’Arte di Vincere. Mercoledì 29 giugno 2016, alle ore 20, con replica Giovedì 30 giugno, alle ore 19, presso il Teatro Giraudi di Asti,Silvia Gallerano, l’attrice italiana di teatro più premiata a livello internazionale degli ultimi anni quale straordinaria interprete de La Merda, vero successo del nuovo Teatro italiano nel Mondo, vestirà i panni di una Mirandolina combattuta tra tradizione e femminilità emancipata, secondo questa particolarissima edizione dell’opera di Goldoni curata e diretta da Stefano Sabelli. La vicenda, infatti, originariamente ambientata a Firenze a fine ‘700, viene “traghettata” nel Delta del Po, in un’atmosfera acquitrinosa anni ’50, ispirata ad alcuni racconti letterari di Gianni Celati e Danilo Montaldi, che vuole soprattutto essere un omaggio a capolavori del nostro Cinema neorealista, come Riso Amaro di De Sancits e Ossessione di Visconti.  Claudio Botosso, fra i volti più noti del Cinema italiano d’autore – diretto da registi del calibro di Avati, Fellini, Bellocchio, Bozzetto, Luchetti, Risi, Perlini, Schroeter, Micol (Seconda Primavera di Francesco Calogero, di cui è protagonista, è sugli schermi in questa stagione) – dà vita, con la sua recitazione intensa e asciutta al Cavaliere di Ripafratta, vero antagonista della protagonista goldoniana.

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 In realtà, nella grigia e surreale ambientazione ideata da Stefano Sabelli, coadiuvato dalle scene di Lara Carissimi e Michelangelo Tomaro e dai costumi di Martina Eschini, conti, marchesi e cavalieri diventano spiantati melomani, gagà misantropi, giocatori incalliti e misogini di fiume; balordi, che si arricchiscono o perdono tutto con poco, millantando e spacciando il poco che hanno, come il tesoro segreto e ritrovato nello scrigno riesumato di un pirata dei Balcani, che ha risalito dal mare i rivoli paludosi. Al centro della scena è collocata, su di un girevole, una locanda-palafitta, immersa tra giunchiglie, platani e salici, che assume le sembianze ora di una nave corsara che aspetta stancamente il vento in poppa, ora di una casa di frontiera sospesa sull’acqua, con dietro, forse, il precipizio. In questo clima fluviale che traina una potente fantasia visionaria, la notte scura è illuminata da lucciole e lanterne che scompongono le rispettive sfumature cromatiche sul manto umido del fiume, ispirando, con i loro diversi riflessi, azioni e intenzioni degli avventori, in un continuo e forsennato caleidoscopio di speranze e sospiri.  Molta è la musica che si ascolta in quest’allestimento, dalla radio d’epoca che manda in onda canzoni del Trio Lescano, ad attori che intonano arie operistiche ed “evergreen”, generando un clima da varietà, sensuale ed ibrido, fra gli interpreti, che si dipana a ritmo di swing, lisci accorati o melodie rievocative e che il suono “live” di una fisarmonica diatonica rende ancor più struggente. Il ritratto di Mirandolina è quello di una donna nuova che, sfruttando la decomposizione della nobiltà, è in grado d’emanciparsi con le sue sole forze e armi ed immaginare per sé un futuro nell’ambito di una nuova borghesia imprenditoriale femminile, prendendo da sola in mano le redini di un’azienda, un po’ come la mondina indipendente o la suffragetta dell’epoca alla conquista del suo primo voto elettorale: non è un caso che Silvia Gallerano, apprezzatissima unanimemente per il suo talento e la sua straordinaria modernità recitativa, corrisponda ugualmente al modello di fascino femminile e capacità di autonomia concepito dallo stesso Goldoni per il suo più bel ritratto di donna. Nel finale tutto torna, come la circolarità in cui è stata progettata la scena, come il gioco dei corsi e ricorsi di un girotondo o un carillon in cui è immerso il testo: esaurito il giro di giostra, tutti aspettano che ripassi la chiatta per il cambio e ricambio di habitué ed avventurieri; tutti sono pronti ad accendere le luci di un nuovo varietà… Il bellissimo cast prende forza dal vivo talento dei migliori giovani attori molisani, cresciuti negli anni nella Compagnia del Loto. Molti di loro, con determinazione, si sono già distinti e fatti apprezzare in tante importanti produzioni, fra Cinema e Teatro: Giorgio Careccia, un Conte di Albafiorita mix tra gagà e camorrista; Andrea Ortis, Marchese di Forlimpopoli, il classico veneto spiantato ma con passioni musicali da melomane incallito; Chiara Cavaliere ed Eva Sabelli nei rispettivi panni di Ortensia e Dejanira, che ricalcano, canterine e danzanti, artiste d’Avanspettacolo un po’ sfiorite e demodé; Diego Florio un ruspante e tenace Fabrizio; Giulio Maroncelli un raffinato Servo di dubbia sessualità.  Piero Ricci, considerato il più grande suonatore di zampogna al mondo, qui in veste di fisarmonicista, completa con la sua veggente e musicale presenza questa produzione, dove convivono passator cortesi e piccoli bracconieri dediti a facili contrabbandi, attratti dal liscio intonato, senza tempo e ritmo, e da prostitute in cerca di clienti di frontiera

Con un doppio appuntamento tra Rinascimento e Norvegia si chiude la XIXesima edizione di QUARTIERI DELL’ARTE

27 Ottobre Loggia di san Tommaso , Viterbo

ImageProxyViterbo, 26 ottobre- Martedì 27 ottobre è in programma la serata finale del Festival 2015 con un doppio appuntamento con Valerio Magrelli, Paolo Bonacelli e Silvia Gallerano. Alle 19.30 presso la Loggia di san Tommaso (piazza della Morte, Viterbo) in programma Egidio/Gambara, un lavoro di Flaminia Gressi e Case/Mappe di Valerio Magrelli. In prima mondiale. Con le letture di Anna Ferraioli. Alle 21 invece si chiude con Medea al Mat (via del Ganfione 16\18, Viterbo).  Un progetto di Øystein Stene e Maria Sand, in collaborazione con la KHIO di Oslo. Con Silvia Gallerano (attrice premio Fringe Festival Edimburgo per lo spettacolo “La merda”, di Christian Ceresoli). Mise en espace a cura di Sandro Mabellini.

Martedì 27 ottobre – ore 19

Paolo Bonacelli
EGIDIO\GAMBARA
CASE\MAPPE

di Flaminia Gressi e Valerio Magrelli
con letture di Anna Ferraioli

Loggia di San Tommaso, piazza della Morte – Viterbo

Uno spettacolo che porta in scena due personaggi fondamentali del Cinquecento viterbese, su fronti opposti rispetto alla  Riforma luterana che segna la storia di quegli anni. Egidio da Viterbo è sostenitore della possibilità di dialogo tra la chiesa cattolica e la riforma protestante, Gambara incarna invece lo spirito dell’Inquisizione e della messa al rogo. Una pagina di storia rimossa e di cui non rimangono tracce, su cui Quartieri dell’Arte sta lavorando da anni per riportarla in luce. A fare da sfondo le vicende del cosiddetto Circolo degli Spirituali, che comprende personaggi di grande rilevanza come Vittoria Colonna, il cardinale Reginald Pole e Michelangelo. Protagonista è Paolo Bonacelli, un nome di grande peso noto al grande pubblico per aver recitato in Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, Non ci resta che piangere di Massimo Troisi e Roberto Benigni (dove interpreta Leonardo da Vinci), Io speriamo che me la cavo e il mitico Johnny Stecchino.

Martedì 27 ottobre 2015 – Ore 21

Quartieri dell’Arte
KHIO Oslo
In collaborazione con
Reale Ambasciata di Norvegia
Beat 72
presentano

MEDEA
di Øystein Stene e Maria Sand

traduzione Kristian Bjørnsen

a cura di Sandro Mabellini

con Silvia Gallerano (attrice premio Finge Festival Edimburgo per La merda, di Cristian Ceresoli)
e con Riccardo Festa, Valentina Cardinali, Elisabetta Scarano

MAT, Via del ganfione – Viterbo

Una coppia italo-norvegese va in Italia per trascorrere un periodo di vacanza in Sicilia. Il rapporto tra i coniugi è entrato in crisi dopo che i due hanno adottato un bambino disabile e la loro ricerca di una nuova esperienza che possa dare nuova vita al rapporto li conduce a una relazione a tre con la donna siciliana che li ospita. Ma dopo un primo momento di leggerezza il gioco degenera al punto da mettere a rischio l’incolumità fisica del bambino.
E poi. La regione delle paludi in Norvegia. I coniugi stanno discutendo dell’affidamento del bambino.
Stene e Sand rendono omaggio alla cultura greca come cultura della cura del sé e della parola terapeutica, dalla Norvegia, il paese dell’Europa contemporanea che più di ogni altro sembra averne raccolto l’eredità.
Questa produzione workshop che mostra come attraverso tecniche polivocali e language-based si possano mettere in scena testi letterari e cinematografici è parte, oltre che del Festival Quartieri dell’Arte, del progetto EU Collective Plays! co-finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea

Øystein Stene è un apprezzato romanziere, drammaturgo, sceneggiatore e regista teatrale e cinematografico norvegese. Nella sua Medea, ricrea in un contesto contemporaneo il mondo dei miti e degli Dei dell’antica Grecia. Stene è legato alla KHIO di Oslo, che negli ultimi anni la ha coprodotto spettacoli con alcuni dei maggiori gruppi di ricerca a livello mondiale come She She Pop, Rimini Protokoll, Veronika Boekelmann e Gob Squad. Nella sua Medea, ricrea in un contesto contemporaneo il mondo dei miti e degli Dei dell’antica Grecia.

 

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