Sen. Battista: «In Libia non dobbiamo ripetere gli errori del passato»

Intervista al senatore Lorenzo Battista, il più giovane parlamentare di Palazzo Madama

di Romolo Martelloni

Palmaria_bengasi_1903_0612_b1Roma, 29 febbraio – Dall’entrata imminente del Montenegro nella NATO e la conseguente perdita dell’ultima spiaggia russa verso il Mediterraneo (ad eccezione di Tartus in Siria), alla situazione esplosiva in Libia fino alla decisione del governo italiano di concedere la base di Sigonella per il lancio di droni statunitensi. Ne abbiamo parlato con il senatore Lorenzo Battista, il più giovane parlamentare di Palazzo Madama, segretario della Commissione Difesa e componente della Delegazione parlamentare italiana presso la NATO.

Il Sen. Battista

Il Sen. Battista

Sen. Battista iniziamo proprio dal Montenegro. Specie in tempo di sanzioni il Cremlino «non lascerà senza risposta» l’invito della NATO a Podgorica, lo schiaffo di una nuova espansione a Est dell’Alleanza cui è da sempre contraria.  Ma «è presto per parlare di misure specifiche, ora ci sono altre priorità» dice il portavoce di Putin. Alcuni in casa invocano già una vendetta «alla turca», ma non così semplice. Lei che idea si e’ fatto?

La Russia continua a percepire la NATO come una minaccia offensiva quando è un’alleanza difensiva come giustamente sottolineato dal Segretario Kerry. A conclusione del negoziato e della ratifica in tutti i parlamenti nazionali dell’Alleanza, sarà fisiologico per il Montenegro avere supporto militare dai paesi membri dell’alleanza. Ricordo la vocazione europea a Podgorica, dove è stato adottato unilateralmente l’euro pur non facendone parte. Sicuramente l’apporto del Montenegro alla NATO è più geopolitico/strategico che militare, manterrà infatti una continuità territoriale su tutto l’Adriatico per l’Alleanza atlantica. Credo che Putin sia molto più abile nella propaganda e nella guerra ibrida che nelle vendette “alla turca”. Tobruk, legittimato, Tripoli non riconosciuto. Ci sono due governi in Libia e tante fazioni in lotta ad appena poche miglia marine da Lampedusa con l’aggravante di una massiccia presenza dell’ ISIS. Cosa e come puo’ cambiare la situazione geopolitica in Libia e quale deve essere in questo caso il ruolo dell’Italia? Al momento l’unico vincitore in Libia è l’ISIS. Spetta ai libici dimostrare di poter formare un governo e se ciò non sarà possibile, la stessa ONU potrebbe autorizzare un intervento qualora la situazione degenerasse. Lo strumento militare interviene quando la politica e le diplomazie falliscono. La fase due della missione EUNAVFOR Med sta dando buoni risultati: con i sequestri delle imbarcazioni di legno, negli ultimi mesi sono stati intercettati solo un paio di barconi, però i gommoni continuano a essere importati in Libia e dovremmo portare all’attenzione dell’ONU una moratoria per bloccare questo commercio che non fa altro che alimentare le finanze dei trafficanti di esseri umani e conseguentemente alimentare le potenzialità economiche di terroristi. Un gommone può portare un profitto ai trafficanti di 67mila euro, un barcone anche 380mila euro. Al nostro giornale il vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali il gen. Vincenzo Camporini ha detto che la richiesta americana all’Italia per la concessione di Sigonella e’ stata fatta un anno fa. Tuttavia alcuni esponenti del governo e della maggioranza del Parlamento sono stati colti di sorpresa appena e’ stato annunciato il via libera del governo italiano per far partire i droni statunitensi da Sigonella. Lei pensa che la cosa sia circoscritta solo a queste missioni o a breve anche l’Italia farà’ partire i suoi droni e magari qualche bombardiere nelle zone tenute dal Daesh in Cirenaica e Tripolitania? Anche il nostro paese deve fare la propria parte. Nessuno vuole una crisi in Libia e un fenomeno migratorio incontrollato; però nessun italiano vuole intervenire e magari vogliamo che gli altri paesi lo facciano al posto nostro!? Penso che ci siano molti italiani e più di qualche parlamentare che si sia sempre fermato alla prima parte dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Qualsiasi azione deve essere portata avanti come Unione Europea o come NATO sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il grave errore dell’intervento contro Gheddafi fu non prevedere un’azione a terra. Incoscienza volle che si è pensato di risolvere solo con gli interventi aerei. Auspico che non ripeteremo gli errori del passato.

Italia – USA: Gen. Camporini, uso base Sigonella fu chiesto un anno fa

Gen. Vincenzo Camporini: “C’è grande attenzione per far si che gli accordi internazionali non siano strumentalizzati per attività nazionali straniere che non passino per la nostra autorizzazione”

di Romolo Martelloni

sigonella1Roma, 26 febbraio – ” la richiesta dell’uso della base risale non ad alcune settimane fa ma dalla  primavera dello scorso anno. Non vedo nessun collegamento con l’appello degli Stati Uniti ad un impegno maggiore in Libia e la concessione di Sigonella. Fa tutto parte di una modalità che è stata concordata mettendo a punto tutte le procedure necessarie”. Così’ il vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali, il gen. Vincenzo Camporini in una intervista alla rivista digitale specializzata Fly Orbit News.it sul fatto che le trattative tra Italia e USA si sono prolungate perché’ il nostro paese teme ripercussioni sulla sicurezza. Secondo Camporini “non c’è’ un legame diretto tra le due cose ma immagino ci fossero preoccupazioni sulla legittimità delle operazioni in cui queste decisioni sono state prese.  Non credo ci sia preoccupazione su un rischio addizionale”. E riguardo la legittimità’ ha precisato: “Sigonella è una base italiana, in territorio italiano, su cui vige la legge italiana. Come sono italiane le basi di Aviano e le altre istallazioni in uso alle forze alleate. Le nostre basi hanno però un etichetta NATO e per questo possono essere usate dagli altri paesi dell’alleanza per attività direttamente connesse al Patto. Se tuttavia c’è un’attività che non rientra tra quelle deliberate dal Consiglio Atlantico, si pone un problema da punto di visto politico. E per questo è necessario verificare con un’analisi accurata, che richiede tempo, se ciò che l’altro paese vuole fare è accettabile. Non si possono dare degli assegni in bianco a chiunque. C’è grande attenzione per far si che gli accordi internazionali non siano strumentalizzati per attività nazionali straniere che non passino per la nostra autorizzazione”.  Per evitare un’altra Siria, e’ stato chiesto a Camporini, dove la mancanza di un esercito sul campo di battaglia ha complicato la situazione, nel caso della Libia l’intervento di terra è più probabile? “L’evento di terra – e’ il ragionamento dell’ex capo di stato maggiore della Difesa – lo si può fare con scarponi sul terreno di cui non è obbligatoria la nazionalità. Se si trova un accordo con le autorità libiche, quando queste, se mai formeranno un governo, per definire delle unità che possono anche essere preparate in anticipo, gli scarponi sul terreno possono essere i loro. Sarebbe sicuramente la soluzione preferibile”.

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