Maltempo: sui campi “la scure” di un clima pazzo. Siccità e violente precipitazioni già costate 6 miliardi di euro in 8 anni

Le anomalie meteo, con temperature troppo elevate che hanno anticipato le fioriture, e l’annunciata ondata di freddo improvviso dei prossimi giorni, mettono in ansia l’agricoltura italiana. La Cia: a rischio, tra le altre, le mimose italiane per l’8 marzo.

downloadRoma, 17 gennaio – Le temperature elevate di questo inverno anomalo stanno generato stravolgimenti produttivi nei campi. La combinazione di fioriture anticipate, gelate e piogge violente, si potrebbero tradurre in danni non indifferenti per il settore primario, che dal 2007 ad oggi, per effetti del maltempo, ha già pagato un conto di 6 miliardi di euro. Ad evidenziarlo è la Cia-Agricoltori Italiani che attraverso un monitoraggio delle aziende agricole di tutto il Paese, registra preoccupazioni per le possibili forti precipitazioni e gelate annunciate per le prossime settimane, dai bollettini meteo accreditati. L’agricoltura, per sua stessa natura -spiega la Cia- è forse tra le attività economiche quella maggiormente esposta e vulnerabile alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Nonostante la produzione agricola abbia dimostrato negli anni una considerevole capacità di adattamento alle mutevoli condizioni meteorologiche, la velocità e l’incertezza dei mutamenti climatici in atto e attesi, rendono urgente uno sforzo maggiore in termini di prevenzione, adattamento e gestione (ex-ante) dei rischi che ne derivano. Impressiona -secondo la Cia- come il fenomeno dell’eccesso termico si sia tradotto in un costo di quasi 650 milioni di euro e ben 2,9 miliardi sono stati i danni agricoli per la siccità. Inoltre -continua la Cia- ricordando la recente alluvione che ha devastato l’area vitivinicola del Sannio, circa un quinto del conto complessivo dei danneggiamenti e stato generato proprio da piogge di straordinaria violenza. Dal 2007 al 2015 alcune produzioni hanno registrato tagli delle rese fino all’80 per cento. Un conto salato che potrebbe crescere ulteriormente anche quest’anno, in particolare se, in questa particolare fase dei cicli produttivi, dovessero sopraggiungere gelate e grandine. Nei campi è già allarme per alcuni frutti e per le piante ornamentali, c’è il timore concreto -avverte la Cia- che il simbolo della festa delle donne, la mimosa, ora, nelle campagne nostrane in avanzatissimo stato evolutivo, potrebbe anticipare di molto la fioritura e non essere così disponibile per l’8 marzo prossimo.

UNICEF, emergenza malnutrizione per i bambini in Sud Sudan

Le previsioni dell’ IPC(Integrated Food Security Phase Classification) sono che la stagione secca culminerà nel mese di maggio 2015 in Sud Sudan: i bambini che sono sempre i più vulnerabili a carenze alimentari, saranno pertanto ancor più a rischio malnutrizione.

PFPG2014P-0753Roma, 24 settembre  – Decine di migliaia di bambini sotto i 5 anni rischiano ancora di morire di malnutrizione in Sud Sudan, nonostante temporanei miglioramenti nelle condizioni della sicurezza alimentare: questo il giudizio del gruppo di esperti dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC).  Nonostante provvisori miglioramenti, la malnutrizione, soprattutto tra i bambini più piccoli, non diminuisce  a causa delle troppe  malattie, della mancanza di acqua sicura e accesso ai servizi sanitari di base. Diarrea e altre malattie non consentono ai bambini di assorbire sostanze nutritive, così anche dove viene garantito accesso al cibo, i bambini rischiano di rimanere ancora pericolosamente malnutriti. Tra coloro che si trovano nelle aree colpite da conflitto, 1,4 milioni di persone  sfollate interne sono  quelli più a rischio, di cui la metà bambini. I tassi di malnutrizione per i bambini sono a livelli critici in molte zone del Sud Sudan. In alcune aree dove si sono radunate un gran numero di persone sfollate a causa del conflitto, il tasso di malnutrizione acuta dei bambini supera il 30%, molto più del doppio dei livelli di emergenza ufficialmente riconosciuti. Raggiungere con assistenza umanitaria i bambini malnutriti è una sfida ancora più grande a causa dell’attuale clima di insicurezza e della stagione delle piogge che ha reso impraticabili quasi tutte le strade nel paese. “Migliaia di bambini malnutriti sono ancora in pericolo”, ha detto Jonathan Veitch, Rappresentante UNICEF in Sud Sudan. “Dobbiamo sfruttare la prossima stagione secca – e la percorribilità delle strade – per preposizionare aiuti salvavita per i bambini che soffrono di malnutrizione. E’ fondamentale accelerare la nostra risposta durante questa finestra. Non possiamo perdere quest’opportunità”. Secondo l’ultima analisi IPC  1,5 milioni di persone vivranno in condizioni di “crisi e di emergenza alimentare” da settembre a dicembre.  Le prospettive per il 2015 sono ancora di grande preoccupazione: sono previsti 2,5 milioni di persone in crisi o in emergenza tra gennaio e marzo. Sebbene le previsioni dell’ IPC non vadano oltre marzo 2015, la stagione secca culminerà nel mese di maggio in Sud Sudan: i bambini che sono sempre i più vulnerabili a carenze alimentari, saranno pertanto ancor più a rischio malnutrizione. In risposta alla crisi in Sud Sudan l’UNICEF ha ampliato massicciamente l’assistenza umanitaria, collaborando con il WFP e altri partner. Da Aprile, l’UNICEF ha  garantito a più di 55.000 bambini sotto i 5 anni trattamenti contro la malnutrizione acuta grave. Secondo l’UNICEF, con l’ampliamento continuo dei servizi, entro la fine dell’anno saranno raggiunti 120.00 bambini. Un’importante strategia Rapid Response Missions (PRM) nel raggiunge le zone più remote è in atto in collaborazione tra UNICEF e WFP nelle aree che altrimenti sarebbero tagliate fuori dall’assistenza umanitaria dall’inizio del conflitto nel dicembre scorso. Durante la PRM il WFP ha distribuito cibo, mentre  l’UNICEF ha monitorato e curato i bambini gravemente  malnutriti, ha offerto servizi sanitari di base e vaccini, ha garantito  interventi e forniture per l’acqua potabile e servizi igienico sanitari, registrato i bambini non accompagnati per riunirli alle famiglie e supportato attività di istruzione di base.

L’UNICEF ha urgente bisogno di 25 milioni di dollari per continuare a portare avanti la risposta all’emergenza alimentare e preposizionare aiuti salvavita durante la stagione secca.

 

 

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