Roma, Convegno Internazionale “Shakespeare e la memoria di Roma”

Dal 7 al 20 Aprile 

di Marina d’Angerio di Sant’Adjutore

shakespeare2016_630Napoli, 23 Aprile – Dal 7 al 20 Aprile, Roma Capitale, in collaborazione con le Università di Roma, ha promosso una serie di iniziative volte a commemorare William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) il poeta e drammaturgo più rappresentativo del popolo inglese e soprannominato il “Bardo dell’Avon” (o semplicemente “Il Bardo” oppure il “Cigno dell’Avon” )delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state rappresentate, a quattrocento anni dalla morte. Un Convegno internazionale, dedicato ai suoi drammi romani, che ha coinvolto cinema, teatro, concerti e mostre. In diversi luoghi della città si sono svolte rappresentazioni e manifestazioni . Il Convegno internazionale “Shakespeare e la memoria di Roma” partendo dalle opere di ambientazione romana (Titus Andronicus, The Rape of Lucrece, Julius Caesar, Antony and Cleopatra, Coriolanus, Cymbeline), ha voluto cogliere il significato profondo della presenza di Roma nel complesso della produzione shakespeariana. Nell’opera del drammaturgo l’antica Roma rappresenta un riferimento costante non solo come luogo geografico o storico, ma come palcoscenico del mondo. Il teatro è “fabbrica dei sogni” e la perfezione raggiunta da queste fabbriche di sogni che può dare ragione del fatto che il teatro riesca a diventare lo strumento privilegiato per tentare una “lettura” convincente del mondo. Roma è serbatoio molteplice ed universale di testi, valori, segni, temi, figurazioni e forme di governo che abitano l’immaginario shakespeariano. Secondo la logica della “translatio imperii” Roma rappresenta un modello da emulare e da contrastare. Shakespeare così definì la creatività poetica :

” THE POET’S EYE, IN A FINE FRENZY ROLLING, DOTH GLANCE FROM HEAVEN TO EARTH, FROM EARTH TO HEAVEN; AND AS IMAGINATION BODIES FORTH  THE FORMS OF THINGS UKNOWN, THE POET’S PEN TURNS THEM TO SHAPES, AND GIVES TO AIRY NOTHING A LOCAL HABITATION AND A NAME.”

“L’OCCHIO DEL POETA , ROTEANDO IN SUBLIME FRENESIA, GUARDA DAL CIELO ALLA TERRA E DALLA TERRA AL CIELO;  E MENTRE L’IMMAGINAZIONE Dà CORPO A COSE SCONOSCIUTE, LA SUA PENNA LE CAMBIA IN FORME E ALL’AEREO NULLA Dà UN LUOGO IN CUI VIVERE E UN NOME”.

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