Commemorazione strage di Capaci, ricordo e polemiche

Questa mattina si è svolta nell’Aula Bunker di Palermo la 27° commemorazione della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta. Sono giunti con la Nave della Legalità 1500 studenti unitisi a quelli Palermo che oggi sfileranno nei due cortei di #PalermoChiamaItalia.

Era il 23 maggio del 1992, i giornali con i loro titoli annunciano la scomparsa di un uomo che credeva nel bene e che la giustizia potesse sconfiggere il male di una terra. Consapevole dei pericoli non smise mai di credere nella causa. Il giorno arrivò, 1000kg di tritolo, lo schianto contro un muro di cemento e detriti, una voragine in strada, la stessa che si aprì nei cuori di chi credeva in lui. «È morto! Orrore! Ucciso Falcone!» urlarono. Dopo anni dalla tragedia in cui persero la vita il giudice, la moglie e tre agenti della scorta, secondo quanto riportato da La Repubblica, il pentito catanese Maurizio Avola, sicario di Cosa nostra si è autoaccusato di avere avuto un ruolo nella fase preparatoria dell’attentato. Insieme al boss Marcello D’Agata, avrebbe trasportato detonatori e tritolo a Termini Imerese, mettendoli a disposizione di Cosa nostra di Palermo. Ai magistrati della Procura distrettuale di Caltanissetta, guidati dal procuratore Amedeo Bertone, avrebbe in particolare rivelato di un ruolo della mafia americana nell’attentato: agli inizi del 1992 avrebbe conosciuto un artificiere statunitense esperto in esplosivi inviato in Sicilia dal boss John Gotti. Dopo diversi interrogatori, Avola avrebbe prima parlato in maniera non precisa dell’«inviato» Usa, poi lo avrebbe fornito un identikit.

Oggi le commemorazioni per il 27° anniversario nell’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone (luogo simbolo del maxiprocesso), momento solenne alla presenza di 1500 studenti, partiti da Civitavecchia e giunti con la Nave della Legalità a Palermo, salutati dal capo dello Stato Sergio Mattarella, i quali si sono uniti a quelli del capoluogo siciliano. Una giornata, da una vigilia contrassegnata da polemiche. Il presidente della Regione Nello Musumeci, il quale non ha partecipato per la presenza di «veleno e troppo odio» ha dichiarato: «Tutto questo non suona al rispetto della memoria del giudice Falcone e dei poveri agenti della scorta». Assente anche Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars: «…Credo che Salvini debba essere presente, perché gli compete ed è un suo dovere dal punto di vista del decoro istituzionale, ma credo che domani dovrebbe ascoltare. Lui, come gli altri ministri, molti dei quali per la prima volta si affacciano al tema della lotta alla mafia. Più che una lieta passerella in diretta televisiva occorreva l’umiltà dell’ascolto. E invece domani andrà come è stato previsto nelle scalette fatte in via Teulada. Ecco, tutto questo ahimè mi fa pensare al festino di Santa Rosalia e preferisco andare a Capaci».

Assenza delle associazioni: Anpi, Arci, Libera, Addiopizzo, centro Impastato, Fondazione La Torre il sindaco di Palermo. Anche Leoluca Orlando ha deciso di disertare la cerimonia, nonostante avesse garantito la sua presenza nei giorni scorsi augurandosi che nessuno venisse a fare comizi elettorali. Lo ha annunciato questa mattina, dopo aver accolto all’ingresso dell’Aula Bunker il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte giunto nel luogo della strage di Capaci dove ha deposto una corona d’alloro sotto la stele dedicata a Falcone e gli agenti della scorta.

Non si è fatta attendere la replica del ministro Matteo Salvini a Claudio Fava ed alle polemiche: «Chi si divide sulla lotta alla mafia sbaglia, chi usa una giornata di memoria e di futuro per fare la sua piccola battaglia politica sbaglia e fa un torto a Falcone”. Io faccio il ministro dell’Interno – ha aggiunto – e con tutto il rispetto per il signor Fava, noi la mafia la combattiamo assumendo poliziotti, confiscando beni e riconsegnandoli ai cittadini».

Questa mattina alle 8.35 Maria Falcone, ha aperto la giornata del ricordo e ha voluto porre fine alle affermazioni fatte in questi giorni «Le polemiche oggi sono inutili, proprio in quest’aula che rappresenta la prima vittoria dello Stato». Mentre il ministro dell’interno ha ribadito i dati relativi ai beni sottratti alla mafia «Sono più di 15.000 gli immobili sequestrati alle mafie e restituiti a cittadini, più di 3.000 le aziende confiscate, ripulite ed in gestione pubblica, migliaia le nuove telecamere accese in tutta Italia, quasi 3.000 le donne e uomini della Polizia assunti negli ultimi mesi» e sulla strage di Capaci ha dichiarato «Dopo quella bomba nulla è stato come prima, quel sacrificio è valso al risveglio del popolo…Quella bomba ha portato dolore, ma ha portato speranza. Grazie a chi si è sacrificato in quegli anni».

Presenti anche: il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti; il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede; il procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho; il presidente dell’associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso e il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra; in collegamento da Vienna il segretario dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, Yuri Fedotov.

Polemiche a parte, oggi si celebra il ricordo di un uomo simbolo della lotta alla mafia. Il suo corpo, il suo spirito combattivo non esisteranno più, ma di una cosa possiamo essere certi, il suo lavoro ed il suo ricordo vivranno in eterno e saranno da esempio per le giovani generazioni che nel pomeriggio sfileranno nelle strade del capoluogo in due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia, manifestazione promossa dal 2002 dal Miur e dalla fondazione Falcone, per incoraggiare nelle scuole attività didattiche mirate alla cultura del rispetto e della legalità e per una cittadinanza attiva e responsabile.

Giornata Internazionale della Donna al Quirinale

Sergio Mattarella: “senza le donne l’Italia sarebbe più povera la donna è la radice su cui gli Stati sono costruiti”.

Di Maricia Bagnato

IMG_6735Roma, 10 Marzo – Nel grigio mattino dell’8 Marzo 2016  al Quirinale spiccava, sul portone d’entrata una ghirlanda di gialle mimose che arrotolate intorno alle catene di sicurezza del Palazzo, hanno dato una nota solare di ‘Benvenuto’ a tutte le donne invitate dal Presidente  Sergio Mattarella, per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne a Roma, unitamente ai ” 70 anni dal voto alle Donne” (1946-2016). La “Giornata Internazionale della Donna” ha visto l’unanime adesione di donne dell’ambito istituzionale, civile, militare e professionale. Donne romane e di tutta Italia hanno aderito all’invito del Presidente della Repubblica, soprattutto donne del Volontariato e dell’attivismo sociale come la LIDU/FIDH, (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) per la quale era presente per la Commissione Donne, Parità e Dignità la presidente nazionale Maricia Bagnato insieme alla Dott.ssa Marisa Fagà, per la BPW/FIDAPA (Federazione Italiana Donne Professioni Arti e Mestieri) la presidente nazionale  Pia Petrucci, per la Fondazione Marisa Bellisario la presidente nazionale Lella Golfo. Tra le autorità si sono susseguiti gli interventi della Ministro Istruzione, Università e Ricerca Onorevole Stefania Giannini, del Ministro Riforme Costituzionali e Rapporti con il Parlamento Onorevole Maria Elena Boschi, della Ministro della Salute Onorevole Beatrice Lorenzin, la Sottosegretaria alla Difesa, Senatrice Anna Pinotti e la Ministro per la semplificazione amministrativa Onorevole Marianna Madia. La visione di un bellissimo ed inedito video Rai “1946: Le Donne al voto”, trasmesso in diretta nazionale, vi sono state le importanti e rare testimonianze di Donne Decane della nostra patria, come Marisa Rodano, Maria Romana De Gasperi, Samar Fatany, Elena Marinucci, Lidia Menapace e Beatrice Rangoni Machiavelli. A completare lo scenario la suggestiva musica del quintetto d’archi dell’Orchestra Sinfonica Europa Musica che ha eseguito, con fine arte, brani di Vivaldi. L’intervento finale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato un tributo alle Donne di Italia “Donne che hanno cambiato la politica e la società con un contributo determinante alla nostra Repubblica. Donne sia volto prevalente della solidarietà e della coesione sociale che supporto nella crisi economica, senza le donne l’Italia sarebbe più povera” ha detto il Presidente Sergio Mattarella, “la donna è la radice su cui gli Stati sono costruiti. La donna è al centro di ogni cosa: essa è il cuore della sua nazione. Per tutte queste sue doti, il futuro è nelle sue mani e sarà, quindi, la donna a salvare il mondo”.

Delegazione dell’UNICEF Italia incontra il Presidente della Repubblica Mattarella

Il Presidente Guerrera ha presentato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Bambini in pericolo” lanciata dall’UNICEF Italia

P.Giandotti/Quirinale

P.Giandotti/Quirinale

18 dicembre 2015- Oggi al Quirinale si è svolto un incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e una delegazione dell’UNICEF Italia guidata dal Presidente nazionale Giacomo Guerrera.  Durante l’incontro Guerrera ha ringraziato il Presidente Mattarella per l’attenzione e la sensibilità mostrata in molte occasioni nei confronti delle persone più vulnerabili e fragili. Il Presidente Guerrera ha presentato la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Bambini in pericolo” lanciata dall’UNICEF Italia per garantire a milioni di bambini vulnerabili istruzione, protezione e assistenza. Il Presidente Guerrera – nella odierna Giornata Internazionale dei Migranti – ha anche ricordato l’impegno dell’UNICEF Italia per i diritti dei bambini rifugiati e migranti, in particolare con la petizione “Indignamoci!”, che ha già raccolto oltre 12mila adesioni. Nei primi nove mesi del 2015 oltre 200.000 bambini hanno richiesto asilo nei paesi dell’Unione Europea, aggiungendosi ai 30 milioni di bambini nel mondo costretti a lasciare le proprie case nel 2014 a causa di guerra, violenza e persecuzione. La delegazione dell’UNICEF Italia era composta, oltre che dal Presidente Guerrera, dal Vice Presidente Vicario Silvana Calaprice, dal Direttore generale Paolo Rozera , dal Membro del Consiglio Direttivo Walter Veltroni, dal Portavoce Andrea Iacomini e dalla Responsabile Area Volontari e Programmi Chiara Ricci.

Info sulla campagna UNICEF “PER OGNI BAMBINO IN PERICOLO” su:  www.unicef.it/bambininpericolo

Ministro Guidi in Oman incontra numero due governo Sultanato

Buone premesse per ruolo Maire Tecnimont in maxi-commessa per impianto produzione materie plastiche

 14076608XSmall.t.W300.H188.M4Roma, 11 novembre 2015 – Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, concludendo la missione in Vietnam e Indonesia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha incontrato oggi a Muscat, capitale dell’Oman, il Ministro del Commercio e Industria Al Sinaidy, numero due del governo del Sultanato. “Abbiamo dato impulso a nuove iniziative di partenariato pubblico privato tra i nostri due Paesi, che comprendono programmi di alta formazione e cooperazione anche nel campo delle piccole e medie imprese” ha dichiarato il Ministro Guidi al termine dell’incontro. “Siamo molto soddisfatti che la nostra missione in Oman abbia dato i frutti sperati e abbia aperto interessanti opportunità per le nostre aziende che operano in quest’area con ampie prospettive di crescita.” Nel corso dell’incontro i due ministri hanno concordato di organizzare a breve una nuova occasione di confronto per esplorare le opportunità di collaborazione in settori come il packaging, il design, il sanitario, il turismo,la lavorazione delle carni oltre ai settori come le infrastrutture, il petrolchimico e le ferrovie dove importanti gruppi italiani stanno concorrendo per nuovi progetti come ad esempio Italferr nella progettazione della rete ferroviaria omanita (12-14 miliardi di euro di investimenti previsti) e dove altre grandi aziende italiane sono in gara. In tale contesto, il Sultanato punta molto sulla componente italiana nello sviluppo del grande impianto LIWA Plastic Industries Complex per l’integrazione industriale di impianti di raffinazione e petrolchimico da parte della Oman Oil Refineries Petroleum Industries (Orpic), un grande progetto che darà slancio all’industrializzazione del paese.  Per questo complesso, l’Oman ha lanciato un investimento complessivo di 5,2 miliardi di dollari divisi in vari pacchetti. “Ho assicurato alle controparti omanite – ha aggiunto il ministro dello Sviluppo economico – il ruolo proattivo di SACE nel finanziamento del progetto. Sono pertanto convinta che la partecipazione ad una quota importante del progetto da parte del gruppo italiano Maire Tecnimont possa concludersi positivamente”. Il contratto che interessa Maire Tecnimont riguarda la realizzazione di un impianto per la produzione di polimeri nell’ambito di un investimento complessivo che aumenterà la produzione in Oman di polietilene e propilene di 1,4 milioni di tonnellate l’anno. “Sono confidente – ha detto infine il ministro Guidi – che l’intera filiera italiana dell’impiantistica industriale e infrastrutturale, leader nel mondo in questo genere di opere, possa giocare un ruolo da protagonista anche in Oman.”

Messaggio del Presidente Mattarella ad Arti Grafiche Boccia: Gli oltre cinquant’anni di attività hanno consolidato una realtà di alto profilo, presente in dieci paesi di tre continenti

Il Presidente della Repubblica ha inviato un messaggio al Presidente di Arti Grafiche Boccia Orazio Boccia in occasione della Convention dell’azienda iniziata a Milano martedì con l’intervento del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi  e che si concluderà oggi

Arti Grafiche BocciaMilano, 29 ottobre – “Nel panorama imprenditoriale italiano e in particolare del Mezzogiorno, Arti Grafiche Boccia ha rappresentato un’esperienza di notevole interesse. Come nota il Professor Castronovo, l’obiettivo di eccellenza perseguito dall’azienda, attraverso la difficile transizione dettata dalla rivoluzione digitale, ha rappresentato la chiave di un percorso di successo.” Inizia così il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Presidente di Arti Grafiche Boccia SpA Orazio Boccia in occasione della Convention dell’azienda iniziata a Milano martedì con l’intervento del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e continuata questa mattina  a Expo 2015 all’interno di “The Waterstone”, lo spazio espositivo di Intesa Sanpaolo con la presentazione del volume dello storico Valerio Castronovo “Arti Grafiche Boccia. Un’impresa italiana all’avanguardia” edito da Laterza. Con oltre 40 milioni di fatturato nel 2014, cresciuto negli ultimi 5 anni del 20% circa, Arti Grafiche Boccia è una delle industrie leader nel settore a livello continentale. Si caratterizza per la presenza di alcuni dei più innovativi impianti, in alcuni casi prime installazioni in assoluto in Europa. Arti Grafiche Boccia stampa quotidiani, riviste specializzate, cataloghi, stampati per la grande distribuzione organizzata, etichette e cluster per i comparti dell’agroalimentare, del beverage e del pet food. L’azienda, fondata negli anni sessanta, è stata sempre all’avanguardia per intuizioni e scelte imprenditoriali. Attualmente occupa circa 150 addetti. Punto di forza dell’azienda, che negli ultimi cinque anni ha investito oltre 54 milioni in macchinari e tecnologie  è, infatti, la costante ricerca dell’innovazione organizzativa a 360 gradi, di processo e di prodotto.  “Internazionalizzazione- continua Mattarella nel messaggio- da un lato e comunità d’impresa dall’altro, sono state le realizzazioni che hanno permesso il raggiungimento di significativi traguardi. Gli oltre cinquant’anni di attività hanno consolidato una realtà di alto profilo, presente in dieci paesi di tre continenti. Sono lieto di esprimere in quest’occasione a Lei Cavaliere del Lavoro Boccia ed a tutte le maestranze del gruppo i migliori auguri
Sergio Mattarella”.

SECONDA CONFERENZA INTERNAZIONALE “Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”

La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo alla Seconda Conferenza Internazionale dal titolo “l’Universalità dei Diritti Umani per la Transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”, tenutasi il 27 luglio 2015 a Roma, presso il Senato della Repubblica.

di Ilaria Nespoli

Logo_LiduRoma, 1 agosto- La L.I.D.U. Onlus – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha partecipato alla Seconda Conferenza Internazionale dal titolo “l’Universalità dei Diritti Umani per la Transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”, tenutasi il 27 luglio 2015 a Roma, presso il Senato della Repubblica. Organizzata dal Partito Radicale Nonviolento assieme a Non c’è pace Senza Giustizia e Nessuno tocchi Caino, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, la conferenza ha avuto come obiettivo quello di essere un punto di partenza per l’affermazione del diritto umano alla conoscenza in sede delle Nazioni Unite, promuovendo la transizione verso lo Stato di Diritto sia in Europa sia nel mondo arabo-musulmano. A tal proposito, concordiamo con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,  nel ritenere assolutamente meritoria l’iniziativa promossa dal Partito Radicale e dagli altri organizzatori: come affermato dal nostro Capo dello Stato nel messaggio augurale inviato al Coordinatore del progetto, Matteo Angioli, la conoscenza ed il relativo diritto rappresentano un tema emergente nella nostra epoca, che merita attenzione a livello dello stesso sistema delle Nazioni Unite; soprattutto in un’epoca in cui l’informazione è sempre più veloce e in apparenza senza confini.

La Conferenza è stata articolata in tre parti principali, le quali hanno affrontato rispettivamente:

–          l’universalità dei Diritti Umani minacciata da tendenze antidemocratiche, populiste e nazionaliste;

–          la promozione di una transizione verso lo Stato di Diritto democratico, federalista e laico

–          la campagna globale per l’affermazione e ilo riconoscimento del Diritto alla Conoscenza.

Nel corso della prima parte della conferenza, nella quale sono intervenuti Abdullah An-Na’im, Professore Emory University; Marou Amadou, Ministro della Giustizia del Niger; Furio Colombo, giornalista, scrittore, già deputato, Bakhtiar Amin, già Ministro per i Diritti Umani dell’Iraq; Marco Beltrandi, Membro della Direzione di Radicali Italiani, già deputato; Sir Graham Watson, Presidente ALDE Party del Regno Unito; si è evidenziato come in relazione alla questione dei diritti umani giochi un ruolo fondamentale il “contesto”. Sotto questo profilo, è emerso chiaramente come tra le cause del mancato rispetto dei diritti umani vi sia la debolezza degli Stati, in cui uno Stato forte è un democrazia che agisce in conformità alla carta costituzionale che si è data, capace di tutelare i diritti fondamentali della persona. Inoltre, nella mancata protezione dei diritti umani giocano un ruolo importante la corruzione e una società civile poco attiva ed informata. Di qui l’importanza di giungere alla codificazione del diritto alla conoscenza. Qui si inserisce l’iniziativa radicale che, parafrasando le parole del giornalista Furio Colombo, costituisce una vera e propria “campagna di liberazione volta a fare in modo che i singoli cittadini si sentano protagonisti della vita politica e reclamino diritti che sono propri”. Come evidenziato da Bakthiar Amin, già Ministro per i Diritti Umani nel post Saddam Hussein in Iraq, il Medioriente sente sempre maggior bisogno di democrazia e rispetto dei diritti umani. Da qui è sorto un vivace dibattito con l’ambasciatore turco in Italia, Aydin Adnan Sezgin in cui Amin ha accusato la Turchia di aver regredito sul piano della difesa dei diritti umani, attaccando la minoranza curda, fra le più attive nella lotta alle forze oscurantiste dello Stato islamico. Quindi, Amin ha sottolineato come la conoscenza rappresenti anche il miglior rimedio alle minacce internazionali emergenti ma anche a tutti quei movimenti quali il nazionalismo, il populismo ed il dogmatismo che, insieme alla cattiva gestione delle diversità etniche, culturali e religiose, costituiscono i peggiori mali all’intera Regione mediorientale, dal momento che impediscono a quest’ultima di progredire verso lo sviluppo. La necessità di scongiurare tendenze populistiche in atto è stata affermata anche dal Presidente di quella sorta di partito radicale britannico, quale è l’ALDE Party, Sir Watson, il quale ha anche evidenziato l’importanza di sostenere una battaglia per il diritto alla conoscenza come base per comprendere e, dunque, affrontare adeguatamente i fenomeni attuali. Del resto, siamo assolutamente concordi con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, il cui intervento ha inaugurato la seconda sessione di lavoro della conferenza, nel giudicare i diritti umani un cantiere aperto nel quale nessun paese, nemmeno quello più democratico e liberale, può dirsi arrivato. In particolare, quando si parla di diritti della persona umana non si può mai far riferimento ad un traguardo ma bensì ad un percorso che non necessariamente rappresenta una linea retta continua. In questo contesto, parafrasando le parole di Giulio Terzi, già Ministro degli Affari Esteri italiano, “il diritto alla conoscenza, declinato quale esercizio del diritto-dovere d’informazione, principio della trasparenza decisionale, assunzione di responsabilità dei governanti nei confronti della società civile e un’informazione realmente libera ed indipendente, rappresenta un elemento centrale dei processi democratici e dell’affermazione dello Stato di diritto in senso compito”. La seconda sessione della conferenza è stata caratterizzata dalla descrizione dei complessi processi di transizione verso lo Stato democratico dei paesi del Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco. In particolare, viene in rilievo l’intervento di Najima Thay Thay Rhozali, già Segretaria di Stato e Ministro dell’Istruzione del Marocco, la quale ha sottolineato l’importanza della formazione  e dell’affermazione del diritto all’educazione come via maestra per affermare il diritto alla conoscenza, senza la quale non si può parlare di democrazia e di diritti. Infine, la terza parte del dibattito si è incentrata sull’evoluzione della campagna globale volta all’affermazione dei diritto alla conoscenza. Un battaglia, come evidenziato dal coordinatore del progetto Matteo Angioli, che è iniziata nel 2002-2003 con il tentativo di scongiurare l’intervento militare in Iraq, deciso da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna sulla base di informazioni che ancora oggi rimangono elusive e proseguita dal Partito Radicale e dalle altre associazioni costituenti; e prosegue fino ad oggi con la conferenza del 27 luglio in cui si è inteso esplorare la possibilità di definire nel dettaglio la formazione di un vero e proprio Diritto alla Conoscenza attraverso la promozione di una campagna internazionale per una Risoluzione, Convenzione Protocollo specifico in materia da realizzare in sede delle Nazioni Unite. In questo ambito, come evidenziato da Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino, innanzitutto il diritto alla conoscenza deve essere concepito come un contenimento del potere dello Stato, in particolare per quanto riguarda il “segreto di Stato”, formula spesso usata dai governanti per celare il perseguimento di interessi particolari spesso in contrasto con quelli propri dell’opinione pubblica. In secondo luogo, il diritto alla conoscenza deve costituire il diritto dei cittadini ad acquisire informazione da parte delle istituzioni pubbliche e ad elaborarle attraverso un confronto improntato al dialogo. Da parte sua anche la L.I.D.U. si è sempre battuta strenuamente per l’affermazione  di un simile diritto all’interno del contesto internazionale: lo dimostra l’ultima iniziativa condotta contro il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (meglio noto con l’acronimo TTIP), un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America, le cui trattative rimangono assolutamente nascoste. Sicuramente la codificazione a livello internazionale del Diritto alla Conoscenza potrebbe aiutare a scongiurare il rischio che vengano approvati trattati, quali il TTIP; che, come abbiamo denunciato agli stessi deputati europei chiamati a pronunciarsi sull’accordo, comporterà una riduzione delle garanzie a tutela dei diritti dei consumatori europei e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo. Inoltre, crediamo fermamente che l’affermazione del diritto all’informazione e alla conoscenza non possa prescindere da una adeguata formazione ai diritti umani in generale, in cui la L.I.D.U. è impegnata da anni attraverso l’implementazione del “Progetto Scuola”. Tuttavia, se da un lato concordiamo con gli organizzatori della conferenza nel ritenere che molto probabilmente i tempi non siano ancora maturi per l’avvio di un processo di codificazione internazionale del diritto alla conoscenza, dall’altro siamo sicuri che incontri come questo servano proprio a “tracciare il punto nave”, parafrasando le parole di Paolo Reale, intervenuto nel corso della conferenza in qualità di Segretario Generale dell’ISISC – Istituto Sup. Internazionale di Scienze Criminali, al fine di individuare una nozione condivisa e una base giuridica di tale diritto, senza le quali nessun diritto può aspirare ad essere riconosciuto come diritto umano fondamentale.  Solo per questa via sarà possibile favorire un simile percorso per l’affermazione di un diritto, il Diritto alla Conoscenza, senza il quale non ha senso parlare né di democrazia né di alcun esercizio degli altri diritti umani.

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