Una nuova resistenza contro la sfida globale dei superbatteri

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Mercoledì, 21 settembre 2016 ore 08.30 – 14.00. Senato della Repubblica Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva

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Scopo ed obiettivi
La “questione antibiotico resistenza” (AMR) è un’emergenza di sanità pubblica mondiale. Malattie che sembravano ormai debellate oggi ritornano, prepotentemente, sia nei Paesi evoluti che in quelli in via di sviluppo.
La Commissione Europea identifica nell’AMR una delle principali priorità della sua agenda politica sulla sicurezza alimentare. «Ogni anno nell’UE» ha dichiarato il commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare Andriukaitis «le infezioni causate dalla resistenza antimicrobica provocano circa 25 mila morti. Ma la minaccia non è confinata in Europa. Questo è un problema globale che richiede una soluzione globale».
L’OMS ha invitato gli Stati membri ad elaborare, entro la metà del 2017, piani d’azione nazionali di lotta alla resistenza agli antimicrobici.
EFSA ed ECDC sottolineano la resistenza agli antimicrobici come un serio rischio per la salute umana ed animale.
L’associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” avvia, con questa giornata nazionale, un percorso di “Riflessione in azione” sulla questione antibiotico resistenza e lo fa con una gestione razionale del problema: l’approccio integrato One Health, come sancito nella recente conferenza ministeriale UE di Amsterdam.
Accendere i riflettori sulla resistenza agli antibiotici e sulla rapidità delle azioni da mettere in atto: questo lo scopo della giornata. L’associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” chiederà ai decisori politici fondi per la ricerca pubblica ed incentivi alle aziende per lo sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici.
Obbiettivo dell’evento è lo sviluppo di forti sinergie atte a creare ogni condizione favorevole a coniugare il diritto di cura, sancito dall’art. 32 della Costituzione italiana, con le risorse pubbliche e la competitività del mercato: i nuovi farmaci dovranno essere prontamente disponibili ed accessibili per permettere a tutti i malati di poter essere curati tempestivamente.

Rossi (Regioni): Audizione al Senato sul capolarato

Rossi: “Le Regioni intendono fare la propria parte  e assumersi le proprie responsabilità”
Rossi_Enrico_16Roma, 28 Aprile – “In Audizione abbiamo evidenziato alcuni aspetti positivi del provvedimento sul capolarato, ma abbiamo anche sottolineato come vada rafforzata la legge”. Lo ha sostenuto Enrico Rossi (presidente della regione Toscana, che ha il coordinamento della materia in Conferenza delle Regioni) davanti alla Commissione Agricoltura del Senato. Rossi ha guidato una delegazione della Conferenza delle Regioni in audizione sul disegno di legge n. 2217 (contrasto sfruttamento lavoro in agricoltura). “Ben vengano quindi questi nuovi interventi legislativi che aumentano le pene e la certezza che sia colpita l’intermediazione al lavoro agricolo, in quanto sono ormai evidenti le sofferenze e le negatività per l’intero settore dovute all’intermediazione illegale di manodopera. Fenomeno che non è più relegabile solo ad alcune Regioni. In questo disegno di legge è anche positiva l’estensione delle denunce da parte dei lavoratori. Ma su un punto in particolare le Regioni auspicano una maggiore attenzione, ed è quello dell’introduzione della cosiddetta condizionabilità all’erogazione dei fondi. Serve, infatti, un allargamento del fattore condizionabilità anche al rispetto dei diritti dei lavoratori, introducendolo tra i fattori per l’erogazione di risorse in agricoltura. Il rispetto del diritto al lavoro va esteso in particolare anche all’acceso dei fondi europei. Inoltre bisogna rafforzare il provvedimento intervenendo anche sul lavoro interinale e sui voucher. Le Regioni intendono fare la propria parte – ha sottolineato Rossi – e assumersi le proprie responsabilità. In tal senso abbiamo proposto di poter avere un ruolo importante di coordinamento tra le istituzioni locali, per svolgere così in modo sempre più efficace i controlli sul territorio nella lotta contro il capolarato. Chiediamo insomma un maggior ruolo nella lotta contro il capolarato, collaborando in modo stretto con lo Stato”.

Codice della Strada: appello di FIAB al Presidente del Senato

Con una lettera inviata oggi a Pietro Grasso, Giulietta Pagliaccio, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, chiede l’accelerazione del procedimento di approvazione della legge delega di riforma al Codice della Strada, testo approvato dalla Camera nell’ottobre 2014 e da allora bloccato al Senato.

images-30Milano, 19 marzo 2016 – Le modifiche al Codice della Strada sono “bloccate” al Senato. Chi utilizza la bicicletta chiede politiche a tutela, per una mobilità che migliora l’ambiente, la salute e la vivibilità delle città. Occorre accelerare l’approvazione della legge di riforma, salvaguardando le innovazioni che migliorano la sicurezza e la sostenibilità ambientale della mobilità, in particolare di quella all’interno delle aree urbane. Per questo Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, ha scritto oggi al presidente del Senato, Pietro Grasso . Ecco il testo della lettera:

Presidente Grasso,
mi rivolgo a Lei a nome di milioni di cittadini italiani che utilizzano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. Da anni questi cittadini attendono che anche i loro diritti alla mobilità vengano garantiti; da anni questi cittadini attendono che anche i loro diritti alla mobilità vengano garantiti come quelli di chi utilizza un’automobile. Da anni questi cittadini chiedono politiche che li aiutino nella loro scelta di mobilità che porta degli straordinari vantaggi a tutti i cittadini, una scelta di alto valore civico che restituisce alla collettività molto più di quanto chiede: migliora l’ambiente, la sicurezza e la vivibilità delle città, la salute e il benessere. In particolare, la nostra preoccupazione va al tema della sicurezza stradale: a fronte di un progressivo e generalizzato calo d’incidenti e morti in Italia fino al 2014, nel 2015 è stata registrata un’inversione di tendenza, in particolare nei centri urbani con un aumento, purtroppo, tra le vittime, di ciclisti e pedoni. Ancor più preoccupante in ragione del fatto che la bicicletta è il mezzo di trasporto preferito dei bambini e degli anziani. Riconosciamo a questo Parlamento di aver cominciato ad attivare politiche nazionali per lo sviluppo della mobilità ciclistica e ne apprezziamo l’impegno anche sul fronte degli stanziamenti economici. Tutti questi sforzi, però, rischiano di essere vanificati se non si portano a compimento le modifiche del Codice della Strada, testo approvato dalla Camera nell’ottobre 2014 e da allora bloccato al Senato, nonostante il gran lavoro di modifiche ed emendamenti. FIAB ha lavorato molto a questo testo, accanto al Gruppo Interparlamentare per la mobilità ciclistica di cui fanno parte anche alcuni senatori cui potrà chiedere maggiori informazioni al riguardo. I comuni cittadini come me fanno francamente fatica a capire il perché di questa interruzione di un processo indispensabile per la nuova politica sul fronte della mobilità delle persone che, attraverso il nuovo Codice della Strada, vengono rimesse al centro dell’attenzione del legislatore. Il nuovo Codice della Strada, così come licenziato dalla Camera, pone le norme necessarie a ridare vivibilità e sicurezza alle nostre città. Per questo motivo mi rivolgo a Lei, per chiederLe con forza e convincimento di farsi parte attiva nell’accelerare il procedimento di approvazione della legge delega di riforma del Codice della Strada salvaguardandone le innovazioni più significative, che migliorano la sicurezza e la sostenibilità ambientale della mobilità e, in particolare, di quella all’interno delle aree urbane. Da ultimo due parole su FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Fondata nel 1988, è oggi la più forte realtà associativa dei ciclisti italiani non sportivi. Con circa ventimila soci suddivisi in oltre 150 associazioni sparse su tutto il territorio italiano, FIAB è prima di tutto un’organizzazione ambientalista che promuove la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico in un quadro di riqualificazione dell’ambiente, urbano ed extraurbano.
Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Con l’auspicio che possa prendere in considerazione questa nostra richiesta, La saluto con cordialità

Giulietta Pagliaccio
Presidente FIAB Onlus – www.fiab-onlus.it

Il 2 febbraio al Senato maggioranza e opposizione a confronto sulle orme di Oriana Fallaci

“Dall’11 settembre 2001 al 13 novembre 2015”, è il titolo del dibattito, mostra fotografica e video sull’Oriana, un evento organizzato dal  Centro Studi Criticalia e dal Gruppo Lega Nord Senato, con il contributo di Avs Group e il patrocinio del Comune di Marcallo con Casone (Mi)

di Romolo Martelloni

orianafallacigayomosessualita3Roma, 27 gennaio – Il prossimo 2 febbraio al Senato presso l Biblioteca Giovanni Spadolini, Sala Atti Parlamentari, si svolgerà’ un momento di confronto su Oriana Fallaci: “Dall’11 settembre 2001 al 13 novembre 2015”, dibattito, mostra fotografica e video sull’Oriana. L’evento organizzato dal  Centro Studi Criticalia e dal Gruppo Lega Nord Senato, con il contributo di Avs Group e il patrocinio del Comune di Marcallo con Casone (Mi), vedrà’ confrontarsi con il sostegno del moderatore, il giornalista Giorgio Stamatopoulos, il sen. Sergio Divina, rappresentante italiano presso l’Osce, Renata Pepicelli, docente Luiss e ricercatrice dello IAI, Francesca Maria Corrao, direttore del Master Mislam School of Government, università’ Luiss; i senatori Loredana De Petris, capogruppo Sel, Maurizio Buccarella
dell’M5S, Valeria Fedeli, vicepresidente Pd del Senato; Enrico Pianetta, del consiglio nazionale di Fi, editorialista. Conclude i lavori il Presidente del Gruppo Lega Nord, sen. Gian Marco Centinaio. Il prof. Rosario Polizzi dell’Universita’ di Bari porterà’ i saluti del Centro Studi Criticalia.

Riduzione Regioni. Morassut risponde a Bressa: “Ridicolo ODG accolto dal Governo?”

Morassut: “«Quella proposta di legge è ovviamente del tutto aperta ed il Governo ha ritenuto di accoglierne lo spirito, comprendendone il significato».

downloadRoma, 30 ottobre- «La proposta di riordino delle regioni depositata alla Camera e al Senato corrisponde all’ordine del giorno accolto dal Governo al Senato durante la discussione sulle riforme costituzionali. Bisogna ritenere che il governo abbia dato il consenso a una discussione ridicola? Così l’On. Roberto Morassut in risposta alle dichiarazioni del sottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa, che aveva definito “ridicole” alcune ipotesi avanzate nella proposta di legge Morassut – Ranucci sulla riduzione delle regioni. «Credo che il Governo di cui Bressa fa parte  – spiega Morassut – abbia compreso e accolto lo spirito di quella proposta che intende evidentemente aprire una discussione largamente sentita nel paese e che mira volutamente a suscitare un dibattito. È ovvio e naturale che tutto dovrà – come la Costituzione prevede e come la proposta di legge conferma – culminare eventualmente con un passaggio referendario e quindi avere il consenso delle popolazioni interessate, ma il problema di oggi è se affrontare finalmente e con coraggio un tema già risolto dalla Francia ed in pieno sviluppo in Germania». «Quella proposta di legge  – conclude – è ovviamente del tutto aperta ed il Governo ha ritenuto di accoglierne lo spirito, comprendendone il significato».

Divina (Ln) su Marò:”Amburgo valuti violazione diritto internazionale e diritti umani”

Commento del Vicepresidente commissione Difesa del Senato, senatore Sergio Divina, sul caso marò che approda in sede di Arbitrato internazionale del mare

 

di Sergio Divina
Vicepresidente commissione Difesa del Senato

divinaRoma, 14 agosto – Inizia l’arbitrato internazionale della corte di Amburgo.  Tardivamente di fronte ad un atteggiamento della giustizia indiana inconcludente, farraginoso e succube di pressioni politiche prima locali e poi nazionali. Tutto ciò di fronte ad una palese violazione del diritto internazionale ed anche dei diritti umani che vengono sbandierati ai quattro venti quando si tratta di annunci e invece spesso sono disattesi in parte o totalmente quando si tratta di applicarli. Il punto è che una persona accusata di aver commesso un reato ha diritto di essete giudicata in tempi ragionevoli dal suo giudice naturale.  È il caso dei due fucilieri di marina del San Marco. Non si tratta di affermare che siano colpevoli o innocenti.  Si tratta di affermare che hanno il diritto di essere giudicati. Da chi ? Da un collegio giudicante in territorio italiano e non da altri e men che meno in India. Semplicemente perché l’episodio di cui sono accusati è avvenuto quando la nave Enrica Lexie si trovava inconfutabilmente in acque internazionali ( come rilevato dalle apparecchiature) e poiché batteva bandiera italiana era territorio italiano. Dunque giudice italiano: su questo punto il diritto marittimo internazionale è chiarissimo. Le Autorità politiche indiane erano e sono di avviso contrario per assecondare l’opinione pubblica locale, in primis quella dello Stato del Kerala e poi quella nazionale con il montare del caso. Il tira e molla indiano è stato inaccettabile e ha palesato la debolezza italiana sia politica che gestionale . A questo riguardo è semplicemente disdicevole e duole ricordare che per ottenere un nulla di fatto l’Italia ha sostenuto costi legali per oltre 5 milioni di euro ! E non è finita perché la Corte di Amburgo non emetterà un verdetto di assoluzione o di colpevolezza ma si limiterà a sentenziare dove si dovrà svolgere il processo! Tempi ancora lunghissimi quindi. Cosa si sarebbe dovuto fare da parte italiana ?  Semplicemente quando i due fucilieri erano tornati in Italia in licenza, un Giudice italiano competente avrebbe dovuto avocare a se il diritto / dovere di giudicarli. Il Governo in carica di quel momento in ogni caso , in forza del diritto internazionale aveva il sacrosanto dovere di non rimandarli in India.  Anche perché cosi facendo, come ahimè ha fatto, ( l’unico a ben comportarsi è stato l’allora Ministro degli Affari Esteri Ambasciatore Giulio Terzi , insieme a  qualche voce parlamentare) ha violato la nostra Costituzione che vieta qualsiasi estradizione verso paesi che applicano sentenze di pena di morte: i due Marò come ampiamente riportato anche da organi di stampa italiani e indiani rischiano tale pena , se giudicati in India!  È semplicemente orrendo che il Governo del paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria si sia comportato in questo modo! Non sarà mai sufficiente deprecare e provare un senso di distacco per il comportamento pusillanime e colpevole del Presidente Monti in violazione del fondamentale diritto alla vita solennemente sancito dalla nostra Costituzione.  La cosa più assurda è che il Governo per giustificare l’improvvido trasferimento in India di La Torre e Girone, abbia citato il proprio impegno a rimandarli in India sottoscritto con un documento , vuoto di significato per i predetti motivi costituzionali, che coprivano invece indicibili interessi industriali per altro disattesi successivamente da parte indiana. Il Governo indiano da par sua ha violato, con il blocco della libertà di movimento del nostro Ambasciatore,  l’immunità diplomatica che rappresenta un fondamentale pilastro dei rapporti internazionali senza che l”Italia, come avrebbe dovuto, strepitasse e facesse il diavolo a quattro in tutti i Fori internazionali!  Il caso dei nostri due fucilieri di Marina è dunque un compendio di diritti internazionali e umani violati , la cui gravità non è stata percepita compiutamente dalla nostra pubblica opinione forse distratta dalle varie strumentalizzazioni che di volta in volta hanno accentuato solo alcuni aspetti della intera questione. Purtroppo, al momento , questa vicenda che rappresenta una tragedia per i due fucilieri e per le loro famiglie ma anche per l”intero popolo italiano , è ancora lontana da una corretta e legittima soluzione . Dio non voglia da un esito orrendo in punta di diritto e di sensibilità delle coscienze.

SECONDA CONFERENZA INTERNAZIONALE “Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”

La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo alla Seconda Conferenza Internazionale dal titolo “l’Universalità dei Diritti Umani per la Transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”, tenutasi il 27 luglio 2015 a Roma, presso il Senato della Repubblica.

di Ilaria Nespoli

Logo_LiduRoma, 1 agosto- La L.I.D.U. Onlus – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha partecipato alla Seconda Conferenza Internazionale dal titolo “l’Universalità dei Diritti Umani per la Transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”, tenutasi il 27 luglio 2015 a Roma, presso il Senato della Repubblica. Organizzata dal Partito Radicale Nonviolento assieme a Non c’è pace Senza Giustizia e Nessuno tocchi Caino, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, la conferenza ha avuto come obiettivo quello di essere un punto di partenza per l’affermazione del diritto umano alla conoscenza in sede delle Nazioni Unite, promuovendo la transizione verso lo Stato di Diritto sia in Europa sia nel mondo arabo-musulmano. A tal proposito, concordiamo con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,  nel ritenere assolutamente meritoria l’iniziativa promossa dal Partito Radicale e dagli altri organizzatori: come affermato dal nostro Capo dello Stato nel messaggio augurale inviato al Coordinatore del progetto, Matteo Angioli, la conoscenza ed il relativo diritto rappresentano un tema emergente nella nostra epoca, che merita attenzione a livello dello stesso sistema delle Nazioni Unite; soprattutto in un’epoca in cui l’informazione è sempre più veloce e in apparenza senza confini.

La Conferenza è stata articolata in tre parti principali, le quali hanno affrontato rispettivamente:

–          l’universalità dei Diritti Umani minacciata da tendenze antidemocratiche, populiste e nazionaliste;

–          la promozione di una transizione verso lo Stato di Diritto democratico, federalista e laico

–          la campagna globale per l’affermazione e ilo riconoscimento del Diritto alla Conoscenza.

Nel corso della prima parte della conferenza, nella quale sono intervenuti Abdullah An-Na’im, Professore Emory University; Marou Amadou, Ministro della Giustizia del Niger; Furio Colombo, giornalista, scrittore, già deputato, Bakhtiar Amin, già Ministro per i Diritti Umani dell’Iraq; Marco Beltrandi, Membro della Direzione di Radicali Italiani, già deputato; Sir Graham Watson, Presidente ALDE Party del Regno Unito; si è evidenziato come in relazione alla questione dei diritti umani giochi un ruolo fondamentale il “contesto”. Sotto questo profilo, è emerso chiaramente come tra le cause del mancato rispetto dei diritti umani vi sia la debolezza degli Stati, in cui uno Stato forte è un democrazia che agisce in conformità alla carta costituzionale che si è data, capace di tutelare i diritti fondamentali della persona. Inoltre, nella mancata protezione dei diritti umani giocano un ruolo importante la corruzione e una società civile poco attiva ed informata. Di qui l’importanza di giungere alla codificazione del diritto alla conoscenza. Qui si inserisce l’iniziativa radicale che, parafrasando le parole del giornalista Furio Colombo, costituisce una vera e propria “campagna di liberazione volta a fare in modo che i singoli cittadini si sentano protagonisti della vita politica e reclamino diritti che sono propri”. Come evidenziato da Bakthiar Amin, già Ministro per i Diritti Umani nel post Saddam Hussein in Iraq, il Medioriente sente sempre maggior bisogno di democrazia e rispetto dei diritti umani. Da qui è sorto un vivace dibattito con l’ambasciatore turco in Italia, Aydin Adnan Sezgin in cui Amin ha accusato la Turchia di aver regredito sul piano della difesa dei diritti umani, attaccando la minoranza curda, fra le più attive nella lotta alle forze oscurantiste dello Stato islamico. Quindi, Amin ha sottolineato come la conoscenza rappresenti anche il miglior rimedio alle minacce internazionali emergenti ma anche a tutti quei movimenti quali il nazionalismo, il populismo ed il dogmatismo che, insieme alla cattiva gestione delle diversità etniche, culturali e religiose, costituiscono i peggiori mali all’intera Regione mediorientale, dal momento che impediscono a quest’ultima di progredire verso lo sviluppo. La necessità di scongiurare tendenze populistiche in atto è stata affermata anche dal Presidente di quella sorta di partito radicale britannico, quale è l’ALDE Party, Sir Watson, il quale ha anche evidenziato l’importanza di sostenere una battaglia per il diritto alla conoscenza come base per comprendere e, dunque, affrontare adeguatamente i fenomeni attuali. Del resto, siamo assolutamente concordi con il Sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, il cui intervento ha inaugurato la seconda sessione di lavoro della conferenza, nel giudicare i diritti umani un cantiere aperto nel quale nessun paese, nemmeno quello più democratico e liberale, può dirsi arrivato. In particolare, quando si parla di diritti della persona umana non si può mai far riferimento ad un traguardo ma bensì ad un percorso che non necessariamente rappresenta una linea retta continua. In questo contesto, parafrasando le parole di Giulio Terzi, già Ministro degli Affari Esteri italiano, “il diritto alla conoscenza, declinato quale esercizio del diritto-dovere d’informazione, principio della trasparenza decisionale, assunzione di responsabilità dei governanti nei confronti della società civile e un’informazione realmente libera ed indipendente, rappresenta un elemento centrale dei processi democratici e dell’affermazione dello Stato di diritto in senso compito”. La seconda sessione della conferenza è stata caratterizzata dalla descrizione dei complessi processi di transizione verso lo Stato democratico dei paesi del Maghreb: Tunisia, Algeria e Marocco. In particolare, viene in rilievo l’intervento di Najima Thay Thay Rhozali, già Segretaria di Stato e Ministro dell’Istruzione del Marocco, la quale ha sottolineato l’importanza della formazione  e dell’affermazione del diritto all’educazione come via maestra per affermare il diritto alla conoscenza, senza la quale non si può parlare di democrazia e di diritti. Infine, la terza parte del dibattito si è incentrata sull’evoluzione della campagna globale volta all’affermazione dei diritto alla conoscenza. Un battaglia, come evidenziato dal coordinatore del progetto Matteo Angioli, che è iniziata nel 2002-2003 con il tentativo di scongiurare l’intervento militare in Iraq, deciso da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna sulla base di informazioni che ancora oggi rimangono elusive e proseguita dal Partito Radicale e dalle altre associazioni costituenti; e prosegue fino ad oggi con la conferenza del 27 luglio in cui si è inteso esplorare la possibilità di definire nel dettaglio la formazione di un vero e proprio Diritto alla Conoscenza attraverso la promozione di una campagna internazionale per una Risoluzione, Convenzione Protocollo specifico in materia da realizzare in sede delle Nazioni Unite. In questo ambito, come evidenziato da Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino, innanzitutto il diritto alla conoscenza deve essere concepito come un contenimento del potere dello Stato, in particolare per quanto riguarda il “segreto di Stato”, formula spesso usata dai governanti per celare il perseguimento di interessi particolari spesso in contrasto con quelli propri dell’opinione pubblica. In secondo luogo, il diritto alla conoscenza deve costituire il diritto dei cittadini ad acquisire informazione da parte delle istituzioni pubbliche e ad elaborarle attraverso un confronto improntato al dialogo. Da parte sua anche la L.I.D.U. si è sempre battuta strenuamente per l’affermazione  di un simile diritto all’interno del contesto internazionale: lo dimostra l’ultima iniziativa condotta contro il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (meglio noto con l’acronimo TTIP), un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America, le cui trattative rimangono assolutamente nascoste. Sicuramente la codificazione a livello internazionale del Diritto alla Conoscenza potrebbe aiutare a scongiurare il rischio che vengano approvati trattati, quali il TTIP; che, come abbiamo denunciato agli stessi deputati europei chiamati a pronunciarsi sull’accordo, comporterà una riduzione delle garanzie a tutela dei diritti dei consumatori europei e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo. Inoltre, crediamo fermamente che l’affermazione del diritto all’informazione e alla conoscenza non possa prescindere da una adeguata formazione ai diritti umani in generale, in cui la L.I.D.U. è impegnata da anni attraverso l’implementazione del “Progetto Scuola”. Tuttavia, se da un lato concordiamo con gli organizzatori della conferenza nel ritenere che molto probabilmente i tempi non siano ancora maturi per l’avvio di un processo di codificazione internazionale del diritto alla conoscenza, dall’altro siamo sicuri che incontri come questo servano proprio a “tracciare il punto nave”, parafrasando le parole di Paolo Reale, intervenuto nel corso della conferenza in qualità di Segretario Generale dell’ISISC – Istituto Sup. Internazionale di Scienze Criminali, al fine di individuare una nozione condivisa e una base giuridica di tale diritto, senza le quali nessun diritto può aspirare ad essere riconosciuto come diritto umano fondamentale.  Solo per questa via sarà possibile favorire un simile percorso per l’affermazione di un diritto, il Diritto alla Conoscenza, senza il quale non ha senso parlare né di democrazia né di alcun esercizio degli altri diritti umani.

Trento, nuova tassa sul turismo: l’allarme di Sergio Divina (LN)

Secondo Divina la nuova tassa sul turismo preannunciata da Alessandro Olivi, vice presidente della provincia di Trento,  mette a serio rischio un settore già duramente colpito dalla crisi
Trento_mappaRoma, 8 gennaio – ”Non abbiamo mai attraversato periodi così neri. Il turismo trentino ha visto assottigliarsi sensibilmente il numero di strutture ricettive per incapacità di resistere alla crisi. Non si riesce più nemmeno a pagare le attuali imposte e tasse. Il turismo russo, che ha tamponato in questi ultimi anni il calo generale, è sceso del 40%. Questo è il quadro attuale”. E’ l’allarme riguardo il comparto del senatore trentino Sergio Divina, vicepresidente del gruppo della Lega Nord, il quale indica i provvedimenti preannunciati da Alessandro Olivi, vice presidente della provincia di Trento ”fuori da ogni logica”della pubblica amministrazione. In una intervista pubblicata ieri dal quotidiano l’Adige, l’esponente del partito democratico traccia il suo programma e tra le  priorità per l’anno appena iniziato, ripresenta la volontà di far passare la tassa sul turismo, sino ad oggi ampiamente demonizzata,  oltre a una profonda riforma dell’agenzia del lavoro e la riorganizzazione della pubblica amministrazione. ”Invece di sostenere  un settore strategico in difficoltà,  l’assessore Olivi promette una nuova tassa sul turismo” tuona Divina, in difesa del settore più redditizio per la provincia trentina“ Gli operatori pensano sia matto ma non lo possono dire, io sì! Quante tasse già pagano che fra il resto non possono detrarre come Imu ed Irap……c’era bisogno di un nuovo colpo ai fianchi per uccidere i pochi che sono riusciti a sopravvivere alla crisi?”.

Senato, la denuncia di Confsal “ la Commissione Bilancio ‘cassa’ 12 patronati”

Il Direttore Generale del Patronato Inpas-Confsal, Marta Bozzia:” I provvedimenti adottati sui patronati di piccole e medie dimensioni non mirano a promuovere il lavoro ma a creare nuovi disoccupati”

inpasRoma, 22 dicembre –  Una guerra illogica quella contro i piccoli patronati che non ha l’obiettivo di risparmiare soldi pubblici. Con il via libera del Senato alla fiducia posta dal Governo sul maxi emendamento alla Legge di Stabilità, è stata definitivamente sancita la chiusura di 12 Patronati, con un taglio di circa 5.000 posti di lavoro. La Commissione Bilancio del Senato aveva approvato una norma che garantiva ai patronati di esistere incentivando nuove assunzioni e garantendo i principi di democrazia e di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione senza escludere alcuni soggetti per favorirne altri. Gli emendamenti presentati dai senatori avevano superato il principio del rispetto di determinati limiti di produzione (incompatibili con la stessa natura giuridica dei patronati) in favore di importanti requisiti organizzativi. Vogliamo comprendere la “ratio” che ha portato all’esclusione dei criteri di qualità organizzativa in Italia obbligando invece la presenza in otto Stati Esteri. Nella Legge che regolamenta i patronati non vi è mai stato alcun riferimento ad una presenza minima nei paesi esteri, attribuendo ai singoli Istituti la scelta se sviluppare o meno anche attività all’estero. Peraltro il biennio di riferimento decorre retroattivamente dal 2014 contrariamente ai principi generali del nostro ordinamento. Ad affermarlo questa mattina il Direttore Generale del Patronato Inpas-Confsal, Marta Bozzia. I provvedimenti adottati sui patronati di piccole e medie dimensioni non mirano a promuovere il lavoro ma a creare nuovi disoccupati. Il patronato chiede che venga immediatamente ripristinato il testo approvato dalla Commissione Bilancio del Senato.

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