La scuola online nell’epoca Covid: un bilancio sulla DAD in vista della fine dell’anno

 

La scuola italiana in emergenza covid19 ha dovuto  adeguarsi al distanziamento sociale proponendo una didattica a distanza (“DAD”) per tutti i corsi di studio. I limiti e le difficoltà di lavorare online  

Durante un’emergenza come quella ancora in corso, la scuola italiana ha dovuto necessariamente adeguarsi al distanziamento sociale di questa lunga fase proponendo una didattica a distanza (“DAD”) come prassi comune a tutti i corsi di studio.
Per noi docenti non è stato semplice organizzare la nuova metodologia d’insegnamento in questa modalità, senza contare che molti studenti hanno avuto (e hanno ancora) problemi legati alla precaria o spesso assente connessione.
Per altro, nell’epoca della crisi economica ormai endemica per il nostro paese non è neppure così scontato presumere che tutti i ragazzi siano in possesso di un computer, o comunque di adeguati strumenti per poter seguire in maniera continuativa le lezioni online.
Per alcuni alunni quindi si è trattato di un disagio talmente grande da compromettere l’esito stesso delle prove orali e delle altre incombenze scolastiche, tanto da indurre lo stesso Miur a rivedere di recente i criteri da prendere in considerazione in sede di giudizio finale: non si potranno bocciare gli studenti che hanno avuto problemi di questo tipo.
Riguardo invece le prove di verifica e le altre prassi comunemente usate per testare la preparazione dei ragazzi, è stato inoltre opportuno ridimensionare l’intero svolgimento dei compiti in classe, abolendo la forma scritta e mantenendo la sola possibilità dell’interrogazione orale.
Com’è ovvio si tratta di un grosso limite didattico, per altro ancor più significativo se si pensa che i docenti non hanno neppure la certezza di valutare una vera e propria preparazione (rimane sempre il dubbio che lo studente legga qualcosa dal pc o che si aiuti con dei suggerimenti analoghi, per non parlare di chi dice di non avere la telecamera funzionante…).

Quale valutazione per la DAD?

Da un punto di vista formativo, dunque, quanto può essere attendibile questo periodo di DAD? In effetti non avremo mai una risposta univoca, in quanto varierà da scuola a scuola e da docente a docente.
Infatti il lavoro online prevede ulteriore impegno, fatica e capacità organizzative per tutti gli insegnanti, costretti ad eliminare la distanza coinvolgendo i ragazzi attraverso i numerosi strumenti tecnologici, da Google Drive a Whatsapp a Skype e Zoom. Quanti sono stati disposti a farlo? Sicuramente non tutti, poiché spesso è opportuno rendersi attivi e disponibili al di fuori delle ore di scuola, andando incontro a chi ha problemi di connessione e condividendo file, mandando messaggi o mail, rispondendo alle domande di ragazzi assenti e che devono recuperare dei materiali di lavoro.
Tuttavia, per quanto i mezzi tecnologici abbiano potuto aiutare (e molto) sostituendosi spesso anche bene alla didattica in presenza, è indubbio che per alcune categorie di scuole siano stati totalmente insufficienti o deficitari.
È il caso dei corsi di musica o relativi all’ambito artistico, come quelli proposti dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico o dai Conservatori.

La sofferenza dei Conservatori e delle Accademie

Le università AFAM stanno soffrendo molto per la mancanza di mezzi in grado di garantire almeno in parte i numerosi corsi laboratoriali – da quello di recitazione alla danza – per non parlare delle lezioni di esercitazioni orchestrali importantissime per gli studenti di Conservatorio, i quali sono stati privati anche dei saggi finali e della possibilità di fare lezioni di strumento in modo dignitoso. Questo perché mentre le materie teoriche si possono insegnare più o meno in modo efficace anche a distanza, lo stesso non si può proprio affermare per gli strumenti musicali: la mancata sincronia dell’audio e del video, la poca visibilità sui dettagli pratici (come la meccanica delle dita) e soprattutto l’impossibilità di intervenire concretamente correggendo un movimento sbagliato, in eccesso o anche solo in parte scorretto, sono solo alcuni dei tanti problemi riscontrabili nel seguire uno studente di pianoforte, violino o qualsiasi altro strumento.
Inoltre la stessa qualità del suono risulta essere il più delle volte mediocre, rendendo impossibile un’adeguata valutazione interpretativa sull’allievo (per non parlare dell’impossibilità di accompagnarlo in brani per due strumenti).

Sicuramente, almeno per questi corsi di studio sarebbe stato opportuno fare un’eccezione, riaprendo i Conservatori per le sole lezioni individuali in presenza (mantenendo la distanza di sicurezza e con le mascherine).
Non è stato così, e per un’ennesima volta nel nostro paese soprattutto la musica ha pagato il prezzo dell’emergenza Covid.

Fine anno scolastico, tempo di bilanci per l’I.C. ‘Cesare Chiominto’ di Cori

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99 studenti in uscita, 96 in entrata, per un totale di 1024 che frequenteranno la prossima annualità. Un’allieva delle medie promossa con lode. 39 i progetti realizzati nei sette plessi locali, in maggioranza di natura curriculare, curati da alcuni dei 128 insegnanti. Rinnovata sinergia con diversi enti ed associazioni. Salutato il Dirigente scolastico Luigi Fabozzi, collocato in pensione.

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Fine anno scolastico, tempo di bilanci per l’Istituto Comprensivo Statale «Cesare Chiominto». Dopo gli esami di pochi giorni fa sono usciti 99 studenti e ne sono entrati 96, per un totale di 1024 scolari che frequenteranno la prossima annualità 2015/2016. Una allieva della scuola secondaria di I grado di Cori – classe III A – è stata promossa con lode, a dimostrazione di un innalzamento generale del livello qualitativo dell’istituzione scuola locale. 39 i progetti realizzati nei sette plessi locali: le tre scuole dell’infanzia (‘A. Marchetti’ – Cori; ‘G. Rodari’ – Giulianello; ‘R. Marchetti’ – Boschetto), le due primarie (‘V. Laurienti’ – Cori; ‘Don S. Radicchi’ – Giulianello) e le due secondarie di I grado (‘A. Massari’ – Cori; ‘S. Marchetti’ – Giulianello). Progettualità che hanno abbracciato svariati campi e discipline, in maggioranza di natura curriculare, curate da alcuni dei 128 insegnanti in possesso di specifiche competenze, a conferma della qualità e professionalità del corpo docente. La restante parte è frutto della sinergia con diversi enti ed associazioni. A livello locale è stata intensa la collaborazione con la Biblioteca Comunale «Elio Filippo Accrocca», l’Associazione Culturale «Arcadia» con l’Associazione Pontina di Astronomia. Rilevante il rapporto con importanti soggetti come il CONI (Sport in Classe) e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Frutta nelle scuole). Rinnovato il sodalizio con l’Amministrazione comunale, sotto la regia dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione. Con l’Assessorato alle Politiche Sociali e i Servizi Sociali del Comune di Cori nella gestione degli sportelli per l’assistenza ad alunni e famiglie. Con l’Assessorato ai Lavori Pubblici e l’Ufficio Tecnico Comunale per quanto riguarda le manutenzioni ordinarie. Con l’Assessorato alla Sicurezza e il Comando di Polizia Locale per il corso di educazione stradale, rispetto al quale, per il quarto anno, l’Istituto è stato premiato al Concorso Regionale «I corti di Mauri», e per il corso sulla salvaguardia degli animali, con conferenze nei vari plessi tenute da personale esperto. Il 30 Giugno inoltre, alla presenza dei Sindaci di Cori e Rocca Massima, Tommaso Conti ed Angelo Tomei, e del Presidente del Consiglio d’Istituto, Emanuele Nobili, tutto il personale scolastico ha salutato e ringraziato per l’ottimo lavoro svolto il Dirigente scolastico Luigi Fabozzi, che ha raggiunto il collocamento in pensione. Originario di Aversa (CE), Fabozzi si era insediato alla guida del «Chiominto» il 1° Settembre 2012, proveniente dal Liceo ‘G.F. Porporato’ di Pinerolo (TO). [Foto di Lorella Musella].

Cori: conclusi i progetti ‘Incontrarsi, confrontarsi, crescere’ ed ‘Educare all’Affettività’

Al primo hanno partecipato 10 insegnanti della scuola secondaria inferiore e 12 dell’infanzia, divisi in due gruppi di auto mutuo aiuto. Il secondo invece ha coinvolto tutti gli alunni delle classi seconde delle scuole medie.

 

PROGETTO-EDUCARE-ALL'AFFETTIVITA'Roma, 29 Aprile – Si sono conclusi in questi giorni i due progetti ‘Incontrarsi, confrontarsi, crescere’ ed ‘Educare all’Affettività’, frutto della collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Sociali, i Servizi Sociali del Comune di Cori e l’Istituto Comprensivo Statale ‘Cesare Chiominto’, curati dalla psicologa del Servizio Sociale Professionale dell’ente lepino, che ha tenuto gli incontri. Al progetto ‘Incontrarsi, confrontarsi, crescere’ hanno partecipato 10 insegnanti della scuola secondaria inferiore e 12 dell’infanzia, che hanno costituito due gruppi di auto mutuo aiuto dove potersi incontrare, conoscere e confrontare alla pari, sulla base delle proprie reciproche esperienze, fatte di tratti comuni e differenze personali. Loro stessi hanno proposto i temi da trattare e le principali situazioni da condividere, entro uno spazio accogliente, solidale ed empatico in cui ascoltare ed essere ascoltati, accrescendo la consapevolezza delle capacità e potenzialità proprie e dell’altro. Il progetto ‘Educare all’Affettività’ invece ha coinvolto tutti gli alunni delle classi seconde delle scuole medie. L’intento era di promuovere il loro benessere psico-fisico, favorendo la conoscenza di Sé e dei vissuti emotivi propri ed altrui, attraverso l’esplorazione della sfera emozionale-affettiva, fondamentale nello sviluppo dell’individuo, soprattutto nelle fasi della preadolescenza e dell’adolescenza, in cui si cominciano a definire le scelte personali e sociali. Si è cercato di favorire nei ragazzi la costruzione di un’immagine di sé realistica e positiva, per facilitarli nella maturazione di un’autostima sana, che li renda capaci di instaurare gratificanti relazioni con gli altri. Da ciò traggono beneficio anche l’apprendimento cognitivo e le capacità di risoluzione dei problemi, di compiere scelte adeguate e di essere protagonista del proprio percorso di vita, in modo da permettere alla persona di realizzarsi pienamente come adulto. Termina così un’altra stagione di iniziative realizzate in sinergia dall’Amministrazione comunale e dalla Scuola. ‘Cyberbullismo’, ‘Bisogni Educativi Speciali’ e Disturbi dello Spettro Autistico sono gli altri argomenti affrontati nel corso dell’anno scolastico. Il fine ultimo era contribuire a preparare il corpo docente locale a garantire allo studente quel principio/diritto sancito dalla legge della personalizzazione dell’insegnamento in base alle sue specifiche necessità.

Cori: corso di formazione per insegnanti sul tema dei ‘Disturbi dello spettro Autistico’

Vi partecipano i docenti delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria inferiore. Verranno forniti loro conoscenze e strumenti per rispondere alle specifiche esigenze educativo – didattiche degli alunni con autismo

GIORNATA AUTISMOCori, 31 Marzo 2016 – Sono iniziati gli incontri di formazione sul tema dei ‘Disturbi dello spettro Autistico’, il nuovo ciclo che vede impegnati ancora una volta l’Assessorato alle Politiche Sociali e i Servizi Sociali di Cori, insieme all’Istituto Comprensivo Statale ‘Cesare Chiominto’. Il corso, rivolto agli insegnanti dell’infanzia, della primaria e della secondaria inferiore di Cori e Giulianello, è tenuto dalla psicologa specializzata del Servizio di Integrazione Scolastica del Comune di Cori. Il progetto rientra nei momenti formativi rivolti ai docenti per l’aggiornamento e la conoscenza di alcune tematiche rilevanti per lo svolgimento del loro lavoro quotidiano. L’iniziativa si sta svolgendo a cavallo della Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, istituita dalle Nazioni Unite nel 2007 e che si celebra il 2 Aprile per sensibilizzare su questa disabilità, promuovere la ricerca e il miglioramento dei servizi e contrastare la discriminazione e l’isolamento. Le lezioni presso la ‘Virgilio Laurienti’ saranno occasione di approfondimento teorico/pratico sui Disturbi dello spettro Autistico. Ai partecipanti verranno forniti utili suggerimenti per lavorare in modo adeguato ed efficace sugli aspetti caratteristici degli alunni autistici, programmando ed attivando azioni concrete e rispondenti alle loro particolari esigenze educativo-didattiche. Un’ulteriore tappa del percorso di collaborazione tra l’Amministrazione comunale e la Scuola, al fine di costruire una rete operativa sinergica che abbia al centro il bambino intenso come cittadino e come studente al quale garantire la personalizzazione dell’insegnamento in base alle sue specifiche necessità, offrendo al corpo docente gli strumenti utili all’attuazione di questo principio/diritto sancito dalla legge. Secondo il Censis, infatti, l’Italia è tra i Paesi europei che investono meno nella protezione sociale delle persone con disabilità. La carenza di preparazione riguarda spesso scuole e terzo settore, impedendo alle persone autistiche di avere pari opportunità educative e di sviluppo professionale. Il Comune e la Scuola di Cori, dal confronto tra esperti ed educatori, puntano a far emergere strategie comuni d’insegnamento utili alla vita scolastica di ciascun alunno.

Scuole: Del Medico Fasano: le scuole del Lazio vecchie e insicure, ma Regione si sta muovendo

Appena il 38,24 per cento dei 1.493 istituti regionali, Roma compresa, possiede il certificato di agibilità statica

di Romolo Martelloni

liceo-orazio-roma-250x172Roma, 7 febbraio – “A volte per farle allagare bastano quattro gocce di pioggia. In altri casi sorgono a meno di sessanta metri da una pompa di benzina. In un caso su dieci c’è il fondato sospetto di amianto nascosto nelle strutture. Le scuole del Lazio sono fra le più a rischio in Italia. Appena il 38,24 per cento dei 1.493 istituti regionali, Roma compresa, possiede infatti il certificato di agibilità statica. Il 58,82 per cento ha il certificato antincendi dei Vigili del fuoco e il 13,24 per cento quello di agibilità igienico-sanitaria delle Asl. Questo e’ un report di Legambiente del 2007 e poco  e’ cambiato”. Lo scrive, in una nota, Claudio Del Medico Fasano del Consorzio Associazione La Scuola Ecologica dopo aver attivato un monitoraggio riguardo la situazione delle scuole laziali che, sottolinea “Per sicurezza la scuola italiana è molto indietro rispetto all’Europa, ma nel Lazio la situazione è più’ delicata”. “Voglio sottolineare  però’ le azioni di bonifica dell’amianto – fuorilegge dagli anni ’90 perché cancerogeno – mentre purtroppo ci si dimentica totalmente del controllo del gas radon dai materiali da costruzione oramai vecchi e superati come cemento e tufo”. Fasano ricorda infine che la scuola nel Lazio è anche vecchia. Il 96 per cento degli edifici sono stati costruiti prima del 1990. Bisogna avere il coraggio e la cultura della Ri-costruzione ecologica ed ecomodulare. E poi, Se si costruisce poco e niente, almeno si cura a sufficienza quello che esiste? Dunque dal 2007 ogni anno poco e’ cambiato anche se con la,giunta Zingaretti qualcosa si sta muovendo per risolvere i tanti problemi strutturali delle scuole”.

UNICEF: un bambino su 4 in zone di conflitto non frequenta la scuola

Jo Bourne, Responsabile dell’Istruzione per l’UNICEF: “I bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti hanno perso le loro case, i familiari,  gli amici,  la sicurezza, la normalità.

UNI19816613 gennaio 2016 – Secondo l’UNICEF, in 22 paesi colpiti da conflitti, circa 24 milioni di bambini che vivono in zone colpite da crisi non frequentano le scuole. L’analisi sottolinea che circa un bambino su 4 dei 109,2 milioni di bambini in età da scuola primaria e secondaria – generalmente tra i 6 e i 15 anni – che vivono in zone di conflitto non sta seguendo programmi di istruzione. In Sud Sudan si trova il più alto numero di bambini che non va a scuola con oltre metà (51%) dei bambini in età da scuola primaria e secondaria che non ha accesso all’istruzione. Il Niger è al secondo posto con il 47% dei bambini che non frequentano le scuole, seguito da Sudan (41%) e Afghanistan (40%). “I bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti hanno perso le loro case, i familiari,  gli amici,  la sicurezza, la normalità. Adesso, non possono apprendere, nè scrivere nè leggere, rischiano di perdere il proprio futuro e di non poter dare il loro contributo, quando diventeranno adulti, alle economie dei propri paesi e alle loro società” ha dichiarato Jo Bourne, Responsabile dell’Istruzione per l’UNICEF. Nei paesi colpiti dal conflitto, raccogliere dati sui bambini è estremamente complicato, quindi queste informazioni potrebbero non inquadrare adeguatamente l’ampiezza e la portata della sfida. L’UNICEF teme che se non sarà data priorità all’istruzione nelle emergenze, una generazione di bambini che vive in aree di conflitto crescerà senza gli strumenti  utili per dare un contributo alle loro società e alle economie del loro paese, aggravando ulteriormente la già disperata situazione di milioni di bambini e delle loro famiglie. L’istruzione continua ad essere uno degli ultimi settori finanziati negli appelli umanitari. In Uganda, dove l’UNICEF sta garantendo supporto ai rifugiati sud sudanesi, l’appello per l’istruzione non è stato finanziato per l’89%.

“Le scuole danno ai bambini le conoscenze e gli strumenti di cui hanno bisogno per ricostruire le loro comunità una volta terminato il conflitto, e nel breve periodo garantiscono loro stabilità e strutture adeguate per affrontare i traumi che hanno vissuto. Quando un bambinon non va a scuola, è ancor più esposto a pericoli di abuso, sfruttamento e reclutamento in gruppi armati,” ha continuato Jo Bourne. L’UNICEF sta lavorando per creare ambienti sani dove i bambini possono imparare e giocare per ritornare alla normalità. Nonostante gli sforzi, le restrizioni per la sicurezza e la mancanza di fondi stanno colpendo l’istruzione e la distribuzione di materiali per l’apprendimento in situazioni di conflitto.

Sostieni la campagna UNICEF “PER OGNI BAMBINO IN PERICOLO” con donazioni su www.unicef.it/bambininpericolo

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,

– telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000

– bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

SCUOLA: CNSA, La scuola italiana crolla regge solo il peso della cultura.

Claudio Del Medico Fasano: “Servono scuole ecologiche in Classe A++++, Antisismiche, Atossiche, Antiradon e Anti PM10, in grado di garantire sicurezza, benessere e nessun inquinamento atmosferico.”

di Romolo Martelloni

cittadinanzattiva-640Roma, 1 gennaio – “Le scuola italiana crolla, regge solo il peso della cultura, considerato la vetustà dei nostri plessi scolastici.  Una recente indagine ha prodotto dati inimmaginabili. Lo scorso anno furono ben 340 gli incidenti nelle nostre scuole, una media di uno al giorno. Lo stato delle scuole in Italia non è dei più confortanti e l’incuria degli ultimi vent’anni ha ridotto malamente gli edifici che le ospitano e dove i nostri figli trascorrono parte della loro vita”. Lo ha sottolineato Claudio Del Medico Fasano, Presidente del CNSA, il Comitato Nazionale a Salubrità’ dell’Aria, durante un incontro di fine anno con l’Associazione genitori e rappresentanti di classe (Agerai). Riguardo il progetto del governo #scuolebelle, per rifare intonaci e dotare molte scuole di scale antincendio assenti nella quasi totalità degli edifici, per Fasano “è un palliativo inadeguato al pachidermico problema che affligge i centri della nostra cultura. Non basta una pennellata di colore se la parete o il soffitto stanno crollando. In gran parte degli istituti la situazione si presenta fortemente critica e il rischio crolli non è assolutamente scongiurato. Oltre il 21% delle scuole presenta lesioni gravi ed il 15% è in condizioni di estrema fatiscenza; la maggior parte ancora aspetta lmessa a norma. Inoltre se parliamo di barriere architettoniche la situazione è davvero sconsolante, con disparità vergognose tra alunni con o privi di disabilità”. Inoltre, fa presente “Il 25% dei plessi esistenti è completamente sprovvisto di servizi igienici per i disabili che scontano oltre a tutto la mancanza di assistenti alla persona e all’igiene cui hanno diritto. Negli edifici disposti su più piani qualora fosse presente l’ascensore, almeno il 12%risulta guasto oppure troppo vecchio per ospitare una carrozzina. Il rischio che porzioni di soffitti crollino sui nostri figlioli e le insegnanti è molto elevato. Dunque – ha concluso – basta rattoppi che non servono a nulla. E’ l’ora di demolire gli edifici privi di rilevanza storica. Servono scuole ecologiche in Classe A++++, Antisismiche, Atossiche, Antiradon e Anti PM10, in grado di garantire sicurezza, benessere, nessun inquinamento atmosferico e costi gestionali ridotti quasi a “zero”, dato da non sottovalutare considerato che i fondi a disposizione per la scuola sono sempre pochi e costringono i genitori a fornire a proprie spese carta igienica, sapone, accessori vari”. 

Scuola: Del Medico Fasano, bene milleproroghe su edilizia scolastica

Del Medico Fasano: “Le scuole italiane sono troppo vecchie dove “si insidiano agenti patogeni ma in particolare il gas radon”

di Romolo Martelloni

Scuola_Liceo-600x300Roma, 24 dicembre – ” Vengono prorogati i termini delle procedure relative agli interventi di edilizia scolastica finanziati attraverso la delibera CIPE n. 32/2010 del 13 maggio 2010 e la delibera CIPE n. 6/2012 del 20 gennaio 2012. Nello specifico viene differito al 30 aprile 2016 il termine entro il quale gli Enti beneficiari del finanziamento devono trasmettere al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le aggiudicazione provvisorie dei lavori, che la legge della Buona Scuola aveva fissato al 12 gennaio 2016, ovvero a 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge. Bene, Ora ci aspettiamo un ulteriore sforzo per inserire l’edilizia scolastica ecologica”. Lo ha dichiarato Claudio Del Medico Fasano, presidente del comitato per la salubrità’ dell’aria e uno di pionieri in Italia delle costruzioni di edifici scolastici totalmente ecologici. La bassa percentuale di scuole certificate soprattutto nel nostro Paese, afferma il presidente Claudio Del Medico Fasano, «dimostrano la modesta sensibilità degli enti comunali, provinciali e regionali ai temi riconducibili all’educazione ambientale scolastica internazionale, mentre sarebbe auspicabile investire sempre con maggior impegno, in termini economici e di risorse umane, in questo progetto, vero strumento certificato per una costante e proficua sostenibilità ambientale». Le scuole italiane, secondo Fasano sono troppo vecchie dove “si insidiano agenti patogeni ma in particolare il gas radon. “Bisogna fare educazione ambientale nelle scuole e alla fine di un determinato percorso viene rilasciata alla scuola una certificazione che ne fa una ecoscuola. Bene – ricorda infine Fasano -, in Italia dal 60 al 70% delle scuole, e lo dico senza nessuna cattiveria, dovrebbero essere letteralmente demolite! Scuole dove insegniamo ai bambini a chiudere bene il rubinetto dell’acqua e a spegnere la luce, ma ci troviamo poi in edifici che cascano a pezzi!”.

Il Bere consapevole: definito il calendario delle prossime lezioni nella provincia di Brescia.

A disposizione di tutti gli Istituti Scolastici anche l’archivio video degli incontri

CatturaBrescia, 30 novembre – Prosegue il proprio cammino con successo il progetto “Il Bere consapevole: il vino fra i giovani attraverso l’istruzione e la cultura”, concertato dalla Consulta Nazionale del Vino Italiano – Co.N.V.I. in sinergia con il Provveditorato degli Studi di Brescia.  Dopo l’inaugurazione del 16 novembre, il progetto è proseguito presso tre Istituti della Provincia bresciana: l’istituto Professionale Mantegna, l’Istituto di Scienze Umane De Andrè e l’Istituto Pastori. In ogni incontro, alla presenza dei rispettivi Presidi, le docenti della Consulta hanno tenuto le proprie lezioni di fronte a platee di circa 150 studenti ciascuno. Grande attenzione e risposta calorosa degli allievi, che, con vivo interesse, hanno seguito le conversazioni, corredate da foto, filmati: un bel risultato, che ha messo in luce come non sia vero che gli studenti rifuggono dalla cultura, dipende da chi e da come gliela si propone. “L’obiettivo del progetto ‘il Bere consapevole…’ spiega Vito Intini, coordinatore Co.N.V.I. e presidente ONAV Italia – è quello diparlare ai giovani e agli studenti di vino e cultura, perché il vino è parte integrante della storia e dell’identità nazionale d’Italia. In sintonia con il Provveditorato agli Studi di Brescia, desideriamo spiegare ai giovani cosa vuol dire fare un vino di qualità, diffondere una corretta educazione al consumo, fornendo loro gli strumenti per avvicinarsi al vino in modo intelligente e competente. L’idea è raccogliere tutto il nostro patrimonio storico e ambientale per introdurre il vino e la sua conoscenza come parte della nostra identità nazionale. Entriamo nelle scuole, accompagnati da chi è competente per parlare ai ragazzi di vino e cultura, perché il vino è un elemento del nostro essere italiani, ma anche perché il vino può essere una risorsa sia economica che culturale che in alcune scuole (vedi alberghiera) diventa uno strumento essenziale. Ci rendiamo conto d’altronde che il sistema scuola sia molto delicato e questi argomenti devono essere introdotti con attenzione e competenza, altrimenti si rischia di muoversi maldestramente all’interno di una cristalleria. Per questo abbiamo stretto un’alleanza indissolubile con il Provveditorato e i suoi professionisti, i docenti degli istituti che hanno accettato di essere nostri partner in questa missione”. Il Prof.  Mario Maviglia, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia, aprendo la prima sezione, ha trasmesso al pubblico quanto questa iniziativa sia importante per la cultura alimentare delle nuove generazioni. Il programma si articola in un ciclo di quattro conversazioni che vogliono ripercorrere la storia del vino dalla prima testimonianza, risalente a circa 6000 anni a.C., ai giorni nostri: dagli egizi ai romani, che diffusero la coltivazione della vite, dal Medioevo, con le Abbazie, al Rinascimento, fino all’ottocento. Tutte le lezioni sono registrate ed il materiale è depositato presso il Provveditorato di Brescia, a disposizione degli Istituti che, al momento, non sono parte del Progetto, ma che desiderassero prenderne visione. “L’obiettivo dichiarato del progetto “il Bere consapevole…” – spiega Mario Maviglia, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia – è infatti quello di parlare ai ragazzi di vino e cultura, perché il vino è parte integrante della storia e dell’identità nazionale d’Italia, opponendosi alla logica dell’abuso, spesso troppo generalizzato nell’ambito dell’educazione. Riguardo alla civiltà del vino nel nostro Paese si comunica poco, sia dal punto di vista scientifico che culturale. Quindi le scuole, che annoverano diverse specializzazioni come l’alberghiera, che utilizzano il vino come strumento didattico con un obiettivo professionale, devono studiare questa eccellenza del Made in Italy in tutte le sue espressioni, sia dal punto di vista produttivo (viticoltura ed enologia) che da quello culturale (storia del vino tra sacro e profano). L’impegno della Consulta in sinergia con la Scuola, può essere un valido strumento per aiutare la comunicazione istituzionale a prevenirne l’abuso. Spesso dico che il vino è come il mare, se lo conosci lo rispetti, ed eviti i suoi rischi. Il vino e la sua civiltà sono una risorsa della cultura italiana, da approfondire, che può essere d’incentivo a stimolare anche chi ne è profondamente lontano (astemi)”.La prof. Anna Ida Zappella che collabora con il prof. Maviglia, assicura che “il percorso culturale continuerà secondo il calendario definito con le scuole”.

I prossimi appuntamenti del “Bere consapevole: il vino fra i giovani attraverso l’istruzione e la cultura” sono infatti già definiti:

30  novembre 2015 ore 10.00 – Istituto Superiore, Idro (BS), relatore prof.ssa Stefania Baiguera.

01 dicembre  2015  ore 10.00 – Istituto Superiore Capirola, Leno (BS), relatore dott. Giorgio Pennazzato.

10 dicembre 2015 ore 10.00 – Istituto Superiore S.Caterina, Gardone Riviera, relatore  dott. Giorgio Pennazzato.

La Consulta Nazionale del Vino Italiano:

Presentarsi uniti per rilanciare i valori e la cultura enologica del nostro paese. È questa l’idea da cui nasce la Co.N.V.I. grazie all’impegno delle maggiori associazioni del comparto vitivinicolo nazionale. Tra le associazioni che hanno dato vita al progetto:Agivi, Ais, Aspi, Associazione nazionale le Donne del Vino, Conaf, Fisar,  Fivi,  Movimento Turismo del Vino, Onav, Sive, Slow Food Italia, Vinarius.

La Consulta è aperta a nuove adesioni da parte di associazioni e istituzioni.

Milano, sono 250 le mamme straniere che ogni anno imparano l’italiano grazie a insegnanti ed educatrice volontarie

“Mamme a scuola” organizza corsi di italiano per 250 donne, e corsi di lingua dei Paesi d’origine per 110 ragazzi in 4 scuole milanesi.

 

Diplomi_Mamme_1_5.06.15Milano 8 giugno  – Anche per le mamme di origine straniera l’anno scolastico è finito con una promozione a pieni voti. Venerdì scorso a Palazzo Marino 170 di loro hanno ricevuto l’attestato di partecipazione ai corsi di italiano tenuti da “Mamme a Scuola”, l’associazione di insegnanti ed educatrici volontarie che organizzano corsi di italiano per le mamme straniere e di lingua d’origine ai loro figli (7-14 anni), offrendo alle famiglie anche uno sportello di mediazione linguistico-culturale.  Alla consegna degli attestati hanno partecipato gli assessori all’Educazione e Istruzione, Francesco Cappelli e alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino e la consigliera comunale, Maria Rosaria Iardino. Ogni anno il progetto arriva a coinvolgere circa seicento persone: sono circa 250 le donne che ogni anno partecipano ai corsi di italiano, 90 i bambini da 0 a 3 anni che durante le ore di lezione vengono accuditi da una cinquantina di educatrici volontarie e 110 (tra bambini e ragazzi) a frequentare i corsi di lingua d’origine. Le volontarie sono un centinaio circa impegnate nelle diverse attività e una decina mediamente le professioniste di riferimento per i diversi settori. Ogni anno le donne che hanno raggiunto una preparazione sufficiente, fanno esami di certificazione universitaria del livello linguistico. Riguardo alle mamme partecipanti il 60% proviene dall’Egitto, il 14% dal Marocco, l’11% dalla Cina e il 14% da altri Paesi. Molte di loro hanno conseguito un titolo di studio nel Paese di origine: il 35% di loro ha un diploma di Scuola media superiore e il 24% ha una laurea. I loro mariti invece sono nel 29% dei casi diplomati e nel 16% laureati: il 28% di essi lavora nella ristorazione e il 29% sono operai o muratori. Il progetto è nato nel 2004 nella Scuola primaria “Rinnovata Pizzigoni” con il sostegno della Fondazione “Franco Verga” grazie alla sua presidente Maria Paola Colombo Svevo. Negli anni seguenti si è esteso anche agli istituti comprensivi “Cadorna”, “Narcisi” e “Maffucci”. Nel 2011 si è costituita l’associazione “Mamme a scuola”. “Un progetto davvero molto utile – ha dichiarato l’assessore all’Educazione e Istruzione Francesco Cappelli – perché l’apprendimento della lingua è il primo strumento d’integrazione in un Paese straniero. Per questo motivo è sempre più necessario cercare di razionalizzare il sistema di certificazione dell’apprendimento della lingua italiana, che al momento in Italia non è omogeneo. Questo potrebbe favorire molto l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei cittadini stranieri”. “Grazie all’impegno di insegnanti ed educatrici volontarie – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – centinaia di donne di origine straniera, mamme dei bambini che frequentano le scuole primarie e secondarie di Milano hanno potuto imparare o imparare meglio la nostra lingua, per vivere meglio la quotidianità della città in cui vivono, dove sono nati i loro figli e dove hanno scelto di farli crescere. Grazie a progetti ed esperienze come questi Milano si conferma ogni giorno una città sempre di più attenta, inclusiva e accogliente.” Mentre le mamme studiano l’italiano, le educatrici si prendendo cura dei loro piccoli (0-3 anni) che iniziano così un loro percorso di apprendimento della lingua italiano e di integrazione, ribaltando i luoghi e ruoli comuni: qui sono le mamme a sedere ai banchi di scuola e qui sono le volontarie italiane a tenere i figli delle mamme di origine straniera. Insegnare l’italiano è solo una parte delle attività di ‘Mamme a Scuola’ che riconosce nell’apprendimento dell’italiano il primo strumento di integrazione e emancipazione delle donne straniere. L’associazione ‘Mamme a scuola’ è sostenuta da Fondazione Cariplo, Fondazione Vismara, Fondazione Isacchi Samaja e dal Comune di Milano. Per ulteriori informazioni cliccare www.mammeascuola.it

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