Caltanissetta, all’ospedale Sant’Elia il farmaco rivoluzionario contro la Sclerosi Multipla

Ottima qualità della vita da garantire ai pazienti affetti da Sclerosi Multipla con la somministrazione del farmaco Ocrelizumab, avvenuta a Caltanissetta all’ospedale Sant’Elia, tra i primi in Sicilia ad utilizzare la molecola su tre persone affette dalla malattia neurodegenerativa e che ne interesserà altri affetti dalle forme primariamente e secondariamente progressiva, non trattabili con farmaci specifici fino a poco tempo fa.

Una patologia complessa, le cui cause sono ancora non del tutto conosciute e che, secondo quanto riportato da studi scientifici potrebbe essere in parte determinata da fattori ambientali e genetici, classificanta nel gruppo delle malattie multifattoriali é la Sclerosi Multipla. Nel mondo sono circa 2,3 milioni le persone che soffrono di questa malattia neurodegenerativa che può esordire a ogni età con una perdita o danno di mielina (materia bianca del cervello, cervelletto e midollo spinale), di cui 600.000 in Europa e oltre 122.000 in Italia. Come combattere contro le lesioni a carico del sistema nervoso centrale? A Caltanissetta, nella Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla dal 25 maggio al 2 giugno, arriva una buona notizia: già da due settimane viene somministrato al reparto di Neurologia dell’ospedale di Sant’Elia, centro Hub di riferimento della patologia, un nuovo farmaco di ultima generazione, l’Ocrelizumab. Tre i pazienti sottoposti al trattamento e ne interesserà altri con due diversi tipi di Sclerosi Multipla fino a poco tempo fa non trattabile con farmaci specifici: la forma primariamente progressiva e quella secondariamente progressiva. Ad annunciare l’avvio del trattamento Michele Vecchio, presidente regionale della Società italiana di neurologia, al congresso «Highlights in Neurology» tenutosi a Pantelleria il 20 maggio: «É un farmaco che garantisce efficacia, sicurezza – spiega Vecchio – e consente anche un’ottima qualità della vita dei pazienti. Passiamo infatti dalle terapie iniettive che si facevano ogni giorno, o tre volte alla settimana, a questo farmaco che viene somministrato una volta ogni sei mesi. Siamo stati tra i primi in Sicilia, questo grazie anche alla sensibilità del direttore generale dell’Asp di Caltanissetta Alessandro Caltagirone, visto che è un farmaco molto costoso che incide parecchio sul bilancio. Questo trattamento investe due categorie di pazienti per le quali fino ad oggi non vi era alcun tipo di trattamento».

Oggi, di questa malattia non si muore, l’obiettivo è di evitare che essa progredisca, che non si arrivi alla disabilità e l’Ocrelizumab è in grado di fornire un prezioso aiuto. Si tratta di una molecola approvata dall’ AIFA(Agenzia italiana del Farmaco) il cui utilizzo in Italia è stato possibile grazie al percorso di studi e di sperimentazioni che ne hanno dimostrato il potenziale terapeutico ed in seguito all’approvazione da parte dell’EMA(Agenzia Europea per i Medicinali) nel gennaio 2018, ne hanno riconosciuto i benefici . Sulla base di studi clinici è stato osservato che il farmaco progettato per agire in maniera selettiva nei confronti delle cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina, si lega alle proteine della superficie cellulare CD20, espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o sulle plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.

Ricerca italiana: sintomi della sclerosi multipla trattati con angioplastica venosa

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Secondo il dottor Pietro Maria Bavera (Milano), negli ultimi cinque anni una serie di pubblicazioni hanno seguito ed investigato sul possibile legame tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale e la sclerosi multipla

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E’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Acta Phlebologica (04/2016) delCollegio Italiano di Flebologia uno studio italiano intitolato “Chronic cerebrovascular vein insufficiency: how and when jugular vein PTA can influence multiple sclerosis symptoms” ovvero “Insufficienza venosa cronica cerebrospinale: come e quando l’angioplastica delle vene giugulari può influenzare i sintomi della sclerosi multipla”. Secondo il dottor Pietro Maria Bavera (Milano), negli ultimi cinque anni una serie di pubblicazioni hanno seguito ed investigato sul possibile legame tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) e la sclerosi multipla (SM). La maggior parte di queste pubblicazioni hanno considerata la teoria, la patologia, i meccanismi ed una serie di disfunzioni anatomiche collegate al deflusso venoso del cervello. Adesso sembra che sia possibile una correlazione diretta tra un cattivo deflusso venoso cerebrale ed i sintomi prevalentemente nervosi. Questa pubblicazione analizza e classifica i sintomi raccolti da 366 pazienti con sclerosi multipla che inizialmente hanno avuto una diagnosi doppler di CCSVI e poi autonomamente hanno deciso di essere trattati mediante angioplastica venosa percutanea transluminale (PTA) delle vene giugulari interne. La classificazione dei sintomi utilizzata è stata costruita dalle descrizioni spontanee dei soggetti e poi regolarmente monitorata per 48 mesi dopo il trattamento. I sintomi erano: diplopia, stanchezza, cefalea, intorpidimento/ mobilità degli arti superiori, intorpidimento/mobilità degli arti inferiori, sensibilità termica, controllo vescicale, coordinazione dell’equilibrio, qualità del sonno, vertigini, concentrazione mentale. Frequenza, gravità e follow-up non vengono presi in considerazione se confrontati con la più comune scala EDSS. In generale, i pazienti (RR) “recidivanti-remittenti” (RR), 179 donne (67,8%) e 85 (32,2%) uomini, sono stati il gruppo più importante osservato con risultati significativi in tutti i disturbi considerati. I risultati sui sintomi nei pazienti “secondariamente progressivi” (SP) – 37 (59,7%) donne e 25 (40,3%) uomini – e nei pazienti “primariamente progressivi” (PP) – 22 (55%) donne e 18 (45%) uomini – sono stati anche importanti, ma hanno mostrato un significato più basso. In conclusione, secondo l’autore, gli eccellenti e durevoli risultati ottenuti nei pazienti RR sembrano suggerire che gli esami doppler e l’eventuale miglioramento del deflusso venoso dovrebbero venire considerati come possibili. Si consigliano periodi di curva di formazione con il doppler. Sulla base di questa esperienza, sembra che la valutazione doppler della CCSVI potrebbe essere proficuamente impiegata in tutte le situazioni iniziali delle malattie neurologiche progressive, e non solo nella sclerosi multipla. Per ulteriori informazioni ed il relativo materiale scientifico visitare il link www.minervamedica.it/it/riviste/acta-phlebologica/articolo.php?cod=R43Y2016N01A0027.

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