Autostrade: sospeso sciopero dopo intesa al MISE

La decisione è stata presa a seguito di una riunione tecnica richiesta al ministero dalle Associazioni sindacali dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti

Un distributore di benzina a Roma, 01 ottobre 2013.   ANSA / ETTORE FERRARI

Roma, 18 giugno  – Si è svolta ieri  presso il Ministero dello Sviluppo Economico la riunione tecnica richiesta dalle Associazioni sindacali dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti per proseguire l’esame sulle problematiche legate alla ristrutturazione della rete delle aree di servizio presenti sulle reti autostradali e alle prossime gare. All’incontro – presieduto dal Sottosegretario Simona Vicari – hanno partecipato dirigenti del MiSE e del MIT, le organizzazioni sindacali dei gestori, dei concessori autostradali e dei servizi di ristorazione, l’Unione Petrolifera e i rappresentanti delle Regioni interessate. Sulla base della condivisione delle proposte derivate dal dialogo con le associazioni sindacali e le altre associazioni del settore il MiSE e il MIT ritengono di poter concludere entro il mese di giugno la predisposizione del piano di ristrutturazione sul quale sarà acquisito il parere delle Regioni. A fronte della richiesta da parte del Mise e del MIT le associazioni sindacali hanno quindi annunciato la sospensione dello sciopero indetto per i giorni 24 e 25 giugno. “Le organizzazioni sindacali, nel sospendere lo sciopero hanno dimostrato grande senso di responsabilità. Ora lavoriamo per concludere l’iter per le date annunciate”, ha dichiarato il Sottosegretario Vicari al termine della riunione”.

Ars aderisce a sciopero del personale della scuola del 5 maggio

Mentre il governo prevede nel tempo una riduzione della spesa in materia scolastica, tutti i paesi avanzati investono maggiori risorse su istruzione e ricerca

 

copertina_5maggio_fb-660x300-copia-500x500Roma, 30 aprile – L’Ars aderisce pienamente allo sciopero generale del personale della scuola convocato per il 5 maggio 2015 e sottolinea il valore straordinario della convergenza che, in questa occasione, si sta realizzando con i movimenti degli studenti. Dopo tante chiacchiere la proposta che avanza il governo non trova di meglio che tentare di reintrodurre una gerarchia nella scuola, che finirebbe per mettere in discussione l’autonomia dell’insegnamento e che avrebbe di fatto il controllo su sapere e carriera degli insegnanti. Inoltre il tema dei precari è tutt’altro che risolto, anche per la subordinazione degli atti del governo alle ristrettezze di bilancio che valgono per la scuola, ma non per altri settori come gli armamenti. Basta pensare che il governo prevede nel tempo una riduzione della spesa in materia scolastica, mentre tutti i paesi avanzati investono maggiori risorse su istruzione e ricerca, proprio per rendere più competitivi i fondamentali economici, sociali, culturali. L’Italia infatti resta – purtroppo – sopra la media europea per l’abbandono scolastico e i giovani sono ai livelli massimi di disoccupazione. La scuola ha bisogno di più risorse sia per avere strutture materiali degne di un paese avanzato, garantendo la sicurezza di chi vi insegna e apprende, sia per garantire una qualità adeguata dell’insegnamento ai giovani che hanno diritto, come prevede la Costituzione, di avere una scolarità ai livelli migliori possibili per tutti, nella scuola pubblica, senza oneri aggiuntivi a favore di quella privata. Un’istruzione adeguata è una delle condizioni indispensabili per una nuova qualità del lavoro e richiede anche un cambio di rotta nelle scelte del governo in materia di occupazione e diritti. Per questo l’Ars invita i propri aderenti e simpatizzanti a partecipare a tutte le iniziative promosse dai sindacati della scuola, per la prima volta insieme dopo molto tempo, in preparazione e durante la giornata del 5 maggio.

 

 

Ddl ‘Buona Scuola’, il ministro Giannini contestata a Bologna abbandona la festa dell’Unità

Non si ferma la protesta dei docenti,  dopo il flash mob di giovedì sera che ha visto nelle piazze italiane migliaia di insegnanti vestiti a lutto e con i lumini da cimitero accesi, oggi 50 manifestanti hanno interrotto il ministro dell’Istruzione a Bologna durante il suo intervento alla festa dell’Unità

 

15582_10203984905614309_5081557665271407261_nBologna, 25 aprile – Al grido di “Vergogna, vergogna” una cinquantina di manifestanti ha interrotto l’intervento del ministro Giannini durante la festa nazionale dell’Unità a Bologna, in occasione del 70° della Liberazione. Le contestazioni di studenti e insegnanti, contro il ddl “Buona Scuola” varato dal governo Renzi, hanno costretto il ministro dell’istruzione ad abbandonare il dibattito. La protesta  ha avuto il suo esordio nella giornata di giovedì con decine di migliaia di docenti scesi in piazza con i lumini da cimitero accesi, a significare il ‘lutto’ per  la morte della scuola pubblica se la riforma Renzi dovesse essere approvata così com’è. Un flash mob che ha visto una massiccia adesione in tutte le piazze italiane: in piazza Pretoria a Palermo; a Verona di fronte all’Arena; in piazza Plebiscito a Napoli; in piazza Gae Aulenti a Milano; in piazza Castello a Torino; in piazza Ferrari a Genova; davanti al Palazzo della Signoria a Firenze; alla scalinata Alessi a Catania; presso la fontana del Nettuno a Bologna; in piazza Margherita a Caserta; in piazza Grande a Modena ma anche a Viterbo davanti alla Prefettura; a Terracina, a Savona, Pescara, Molfetta, Lamezia Terme, Grosseto, Giarre in Sicilia, Cosenza, Andria, Aprilia e Albano. Sono inoltre in aumento le adesioni allo sciopero previsto per il 5 maggio proclamato da Flc-Cgil, Cisl, Uil, Snals e Fgu che mette a rischio anche la prima prova Invalsi organizzata alla scuola primaria proprio in quella giornata. Lo stesso giorno, infatti, i Cobas che da sempre protestano contro il test di valutazione, hanno proclamato uno stop delle lezioni che prosegue l’indomani e il 12 maggio. Questo l’elenco delle motivazioni che hanno portato alla protesta del corpo docente a livello nazionale, culminata oggi con l’allontanamento del ministro Giannini dalla Festa dell’Unità di Bologna:

SI all’assunzione di tutti i docenti precari su tutte le cattedre vacanti
Si allo sblocco della mobilità
No al riordino degli organi collegiali
No all’assunzione diretta del personale
SI al rinnovo del contratto comparto scuola e sblocco degli scatti di anzianità
No agli sgravi fiscali per le scuole paritarie
SI ad un’ equa distribuzione del 5 per mille
No ad ulteriori poteri discrezionali nelle mani del Dirigente Scolastico
SI alla democrazia partecipata nella scuola
SI a graduatorie trasparenti
SI a maggiori risorse alla scuola statale
No alla creazione di albi territoriali dei docenti
SI AL RITIRO DEL DDL RENZI

 

Sciopero del 12 dicembre, le riflessioni dell’Associazione di Rinnovamento della Sinistra

Le ragioni che hanno condotto l’Ars a condividere e sostenere lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per il 12 dicembre.

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Roma, 26 novembre – Il Governo Renzi ha evitato in ogni modo un confronto con i sindacati  sulle scelte da compiere in materia di lavoro e di interventi per l’occupazione e lo sviluppo e nello stesso tempo ha scelto di ispirarsi alle proposte di Confindustria in materia di mercato del lavoro, compiendo una scelta di campo negativa perché i lavoratori hanno già pagato il prezzo più pesante in questa interminabile crisi, con la perdita di oltre 1 milione di posti di lavoro, che potrebbero essere molti di più se venisse reciso il rapporto con il posto di lavoro attraverso il taglio della cassa integrazione. Il peso della crisi ha creato ulteriori problemi nell’entrata al lavoro ai giovani che già sono stati colpiti dal brusco aumento della percentuale di disoccupati a causa dell’innalzamento improvviso dell’età pensionabile, che ha creato da un lato i cosiddetti esodati, in buona parte ancora in attesa di una soluzione, e dall’altra ha contestualmente aggravato la penuria di lavoro per i giovani. La scelta del Governo Renzi di estendere il tempo determinato senza vincoli e controlli, senza neppure cancellare parte delle 46 tipologie contrattuali, sta provocando l’ulteriore sostituzione della buona occupazione con la precarietà, a cui si aggiunge la volontà di togliere le garanzie oggi previste dall’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori per i nuovi assunti a tempo indeterminato, con il risultato di segmentare ulteriormente i diritti del mondo del lavoro. Questa azione del governo non creerà nuovi posti di lavoro ma provocherà un ulteriore aumento della svalutazione del lavoro e dei suoi diritti. Inoltre è del tutto evidente che le prospettive occupazionali e di ripresa economica per l’Italia, come del resto ammettono gli stessi documenti ufficiali, sono negative perché il Governo Renzi ha sostanzialmente subito i parametri imposti dalle politiche di austerità europee e per di più il parziale rinvio del pareggio strutturale di bilancio non può nascondere che dal 2017 l’Italia verrà comunque chiamata a ripianare per 20 anni la parte eccedente il 60 % del debito pubblico. Questo Governo si caratterizza per la politica dei rinvii delle scelte di fondo, mentre giustamente i sindacati e la Cgil in particolare chiedono politiche forti di reperimento di risorse attraverso la lotta all’evasione, con la patrimoniale e la tassazione delle rendite così da reperire le risorse necessarie per dare impulso alla ripresa dell’occupazione, dei redditi e dello sviluppo ambientalmente sostenibile, tanto più necessario oggi di fronte ai disastri ambientali che colpiscono il nostro paese. Si parla di ripresa ma la previsione degli investimenti è in ulteriore calo, come del resto l’occupazione. Per queste ragioni l’Ars invita tutti i propri aderenti a sostenere le ragioni della Cgil e della Uil e a partecipare allo sciopero generale e alle manifestazioni.

 

Sciopero generale del 5 dicembre, Ars appoggia Cgil

I lavoratori hanno già pagato il prezzo più pesante in questa interminabile crisi, con la perdita di oltre 1 milione di posti di lavoro

arsRoma , 18 novembre – L’Ars condivide e sostiene le ragioni che hanno portato il comitato direttivo nazionale della Cgil a proclamare per il 5 dicembre lo sciopero generale. Il Governo Renzi ha evitato in ogni modo un confronto con i sindacati sulle scelte da compiere in materia di lavoro e di interventi per l’occupazione e lo sviluppo e nello stesso tempo ha scelto di ispirarsi alle proposte di Confindustria in materia di mercato del lavoro, compiendo una scelta di campo negativa perché i lavoratori hanno già pagato il prezzo più pesante in questa interminabile crisi, con la perdita di oltre 1 milione di posti di lavoro, che potrebbero essere molti di più se venisse reciso il rapporto con il posto di lavoro attraverso il taglio della cassa integrazione. Il peso della crisi ha creato ulteriori problemi nell’entrata al lavoro ai giovani che già sono stati colpiti dal brusco aumento della percentuale di disoccupati a causa dell’innalzamento improvviso dell’età pensionabile, che ha creato da un lato i cosiddetti esodati, in buona parte ancora in attesa di una soluzione, e dall’altra ha contestualmente aggravato la penuria di lavoro per i giovani. La scelta del Governo Renzi di estendere il tempo determinato senza vincoli e controlli, senza neppure cancellare parte delle 46 tipologie contrattuali, sta provocando l’ulteriore sostituzione della buona occupazione con la precarietà, a cui si aggiunge la volontà di togliere le garanzie oggi previste dall’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori per i nuovi assunti a tempo indeterminato, con il risultato di segmentare ulteriormente i diritti del mondo del lavoro. Questa azione del governo non creerà nuovi posti di lavoro ma provocherà un ulteriore aumento della svalutazione del lavoro e dei suoi diritti. Inoltre è del tutto evidente che le prospettive occupazionali e di ripresa economica per l’Italia, come del resto ammettono gli stessi documenti ufficiali, sono negative perché il Governo Renzi ha sostanzialmente subito i parametri imposti dalle politiche di austerità europee e per di più il parziale rinvio del pareggio strutturale di bilancio non può nascondere che dal 2017 l’Italia verrà comunque chiamata a ripianare per 20 anni la parte eccedente il 60 % del debito pubblico. Questo Governo si caratterizza per la politica dei rinvii delle scelte di fondo, mentre giustamente i sindacati e la Cgil in particolare chiedono politiche forti di reperimento di risorse attraverso la lotta all’evasione, con la patrimoniale e la tassazione delle rendite così da reperire le risorse necessarie per dare impulso alla ripresa dell’occupazione, dei redditi e dello sviluppo ambientale sostenibile, tanto più necessario oggi di fronte ai disastri ambientali che colpiscono il nostro paese. Si parla di ripresa ma la previsione degli investimenti è in ulteriore calo, come del resto l’occupazione. Per queste ragioni l’Ars invita tutti i propri aderenti a sostenere le ragioni della Cgil, a partecipare allo sciopero generale e alle manifestazioni.

Sciopero generale Fiom – Cgil, aderisce anche l’Ars

Landini :“Se il governo vuole creare occupazione deve abbassare l’età pensionabile a 60 anni e ridurre l’orario di lavoro”

 

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Roma, 10 novembre – L’Associazione per il rinnovamento della Sinistra aderisce e sostiene le ragioni dello sciopero generale indetto dalla Fiom e impegna gli associati a partecipare alle due manifestazioni del 14 e 21 novembre. Lo rende noto l’Ars con un comunicato a firma del presidente Alfiero Grandi. Si estende dunque l’ondata di protesta che ha visto la Cgil in piazza il 25 Ottobre, ed entra in campo anche la Fiom di Maurizio Landini con due giornate di sciopero generale con manifestazioni a Milano (il 14 Novembre) e a Napoli (il 21 Novembre). Tra le prime richieste dei metalmeccanici in piazza la modifica della riforma delle pensioni fatta dal ministro Fornero. “Se il governo vuole creare occupazione – tuona Landini – deve abbassare l’età pensionabile a 60 anni e ridurre l’orario di lavoro. Le forze politiche invece stanno discutendo di tutto tranne che dei problemi della gente. Noi è invece di questo che vogliamo parlare”. Tra le richieste più pressanti della Fiom, oltre all’abbassamento dell’età della pensione, ci sono il ripristino delle pensioni d’anzianità a partire dai lavori manifatturieri più pesanti e il superamento del sistema pensionistico contributivo per i giovani. “La manifestazione di venerdì a Milano non è solo della Fiom ma di tutti quelli che pensano sia necessario cambiare le politiche del governo” – spiega Landini-“ Le porte dei nostri pullman saranno aperte a tutti quelli che vogliono partecipare, non solo metalmeccanici, ma anche giovani e precari.  Molti lavoratori di altre organizzazioni sindacali partecipano alle iniziative di mobilitazione che abbiamo messo in campo in queste settimane. Il nostro non è uno sciopero contro gli altri sindacati, chiunque è d’accordo può essere con noi in piazza”.

Tunisia, assassinato Mohamed Brahmi membro dell’opposizione

Mohamed BrahmiLa famiglia accusa  Hennahda, il partito al governo. Manifestazioni di protesta nel Paese. Per  domani proclamato il lutto nazionale e lo sciopero da parte del sindacato Uggt.  

Tunisi, 25 luglio – Sale la tensione in Tunisia. Oggi è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco a Tunisi, mentre usciva di casa, Mohamed Brahmi, membro dell’opposizione tunisina. Brahmi, ex segretario generale del Movimento del Popolo e deputato dell’Assemblea costituente tunisina, e’ stato raggiunto da dodici pallottole in un agguato nella sua abitazione dell’Ariana, nella zona nord della Grande Tunisi. Alla notizia dell’uccisione di Mohamed Brahmi, centinaia di persone sono scese in piazza per manifestare davanti al ministero dell’Interno. Per disperderle, riferiscono alcune radio locali, la polizia ha lanciato granate lacrimogene. Nella cittadina di Sidi Bouzid è stato data alle fiamme la sede del partito islamico Ennahda, attualmente al governo. ”Condanniamo con forza questo crimine atroce che ha colpito il politico Brahmi e la transizione democratica in Tunisia”, si legge in una nota pubblicata sulla pagina facebook di Ennahda. Continue Reading

Lunedì 22 luglio la sanità si ferma per quattro ore

SANITA_R375Sanitari in sciopero per il blocco del turnover e del contratto: braccia conserte per quattro ore ad ogni inizio turno di lavoro

Roma, 21 luglio – Medici, veterinari, dirigenti sanitari, amministrativi, tecnici e professionali si fermano domani 22 luglio per quattro ore all’inizio di ogni turno di lavoro. Lo sciopero, indetto a livello nazionale dalle principali sigle sindacali, chiede lo sblocco del turnover e del contratto collettivo. Previsti disagi per la popolazione anche se sono stati assicurati per legge gli interventi di urgenza.

 

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