Turchia: sviluppo economico e modernità viaggiano su binari diversi

Ragazza con mani in segno di vittoria Taksim copyrightLa rivolta in Turchia nasce dal ceto medio per ottenere le libertà di opinione, di espressione e di riunione pacifica. Il governo svolge azione repressiva attraverso la polizia che mette a tacere anche la stampa estera

Di Paolo Calo

È molto difficile analizzare e interpretare il corso e il significato delle proteste in Turchia.  In realtà è molto facile capire da che parte non stare. Stiamo ai fatti! La Turchia sta vivendo notevoli congiunture espansive da circa dieci anni. La cavalcata economica è iniziata nel 2002. In quell’anno l’AKP, il partito di Recep Tayyip Erdogan, ha vinto le elezioni e da allora è stata una vera e propria marcia trionfale. La Turchia è stata, inoltre, vista, tra i paesi a maggioranza musulmana, come un esempio di nascente nazione democratica. Ha presentato domanda di adesione all’Unione europea rivendicando con forza la propria modernità e democrazia. Il dato economico è stato di fatto incredibile. Dal 2002 il Pil pro capite si è praticamente triplicato, liberando dalla povertà enormi strati di popolazione e offrendo una gamma di opportunità economiche straordinarie rispetto al passato. Ma libertà, diritti civili sono realmente andati di pari passo al boom economico? Sembra proprio di no!Anche se il Paese è una Repubblica Parlamentare democratica dal 1923, i turchi oggi godono di un livello decisamente basso di libertà e diritti. Per contro hanno un livello di istruzione sempre più alto e un’economia in crescita vertiginosa. I giovani parlano più lingue, frequentano ottime Università. Continue Reading

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