Roma, l’arte di Chiara Dynys porta i temi Expo a Roma

Cibo, ambiente e sfera degli affetti in mostra con il progetto “Pane Al Mondo”

 

Chiara-Dynys-Pane-al-mondo-2015Roma, 28 aprile- Il cibo come elemento che genera vita, inserito in un contesto che guarda al rapporto tra l’uomo e l’elemento naturale; ma anche alla casa, luogo degli affetti e della quotidianità. Chiara Dynys, tra le artiste italiane più note nel mondo, porta al Museo Carlo Bilotti di Roma, nella cornice dell’Aranciera di Villa Borghese, Pane Al Mondo: in mostra dal 14 maggio al 28 giugno, con inaugurazione il 13 maggio alle ore 18.30, cinque lavori realizzati negli ultimi anni, strettamente connessi alle tematiche di EXPO 2015. La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. I Servizi Museali sono di Zètema Progetto Cultura. Nutrire il pianeta, energia per la vita: questo il concept di EXPO 2015. Queste le parole attorno cui ruota Pane Al Mondo, opera che dà il titolo all’intero progetto: un’installazione ambientale propone 364 diverse forme di pane in alluminio e in dimensioni variabili, poggiate su un tappeto ellittico istoriato con l’immagine del planisfero. Nasce una riflessione sulle emergenze alimentari, sulle disparità tra i Paesi più ricchi e gli altri: con il cibo, trattato come oggetto prezioso, a schiacciare il mondo. Il pane pesa allo stesso modo su ogni Paese, figurando come l’indigenza dei più poveri sia prima o poi destinata a ricadere anche su chi oggi è più fortunato. Strettamente connesso al cibo è il concetto di sostenibilità ambientale. Da qui la scelta di esporre Poisoned Flowers, serie di fiori fantastici sbocciati in un ideale giardino dell’Eden. Si tratta di immagini reali, fotografate dall’artista, che attraverso il ricorso alla stampa lenticolare appaiono e scompaiono davanti allo spettatore, accentuando l’effetto onirico dell’insieme.  L’Accampamento dei fiori, sorta di traduzione tridimensionale di questo lavoro, è costituito invece da diverse “tende” realizzate in fusioni di metacrilato, all’interno delle quali sono appoggiate coppie di fiori che svaniscono nel loro stesso colore, quasi fossero fantasmi. Il rapporto con la luce gioca un ruolo chiave per Dynys; e proprio la luce, considerata come elemento plastico, è al centro delle opere che completano la mostra. Hate Love è un’installazione luminosa che contrappone toni caldi e freddi, rosso e bianco, cercando un effetto spiazzante, simbolo della condizione di una società eternamente divisa tra positivo e negativo, amore e odio, vita e morteTenda di luce propone una riflessione sul tema della casa, al tempo stesso serra e nido, ancora una volta permeata da una  benaugurale aura di sognoChiara Dynys è oggi una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate nel mondo. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Novanta, ha agito su due filoni principali, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell’anomalia, della variante, della “soglia” che consente alla mente di passare dalla realtà umana ad uno scenario quasi metafisico. Per fare questo utilizza materiali apparentemente eclettici, che vanno dalla luce al vetro, agli specchi, alla ceramica, alle fusioni, al tessuto, al video e alla fotografia. Chiara Dynys ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private, come il Centre d’Art Contemporain di Ginevra (1996), l’Expression Centre d’Exposition di Saint Hyacinthe (Canada, 1997), il Museo Cantonale, Ala Est, Lugano (2001); il Museum Bochum (2003), il Kunstmuseum di Bonn (2004), il Wolfsberg Executive Development Centre (2005), la Rotonda di via Besana a Milano (2007); il Museo Bilotti a Roma (2008), Palazzo Reale a Milano (2008); lo ZKM – Museum für Neue Kunst di Karlsruhe (2009), l’Archivio Centrale dello Stato di Roma (2010); il CIAC di Foligno (2010); il Gerish-Stiftung di Amburgo (2013); il Museo Poldi Pezzoli di Milano (2013); la Galerie Hollenbach di Stoccarda (2014); la Galleria Luca Tommasi di Milano (2015); M77 Gallery di St. Moritz (2015).

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