Il Giardino Ritrovato. Arte, musica e spettacoli a Palazzo Venezia.

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Roma, Palazzo Venezia Dal 20 giugno al 16 settembre 2016

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Lunedì 20 giugno 2016 parte la rassegna dal titolo Il Giardino Ritrovato. Arte, musica e spettacoli a Palazzo Venezia. Concerti, conversazioni d’arte, rappresentazioni teatrali e spettacoli di danza si avvicendano fino al 16 settembre nel giardino di Palazzo Venezia, dopo molti anni completamente restaurato e restituito alla città. La manifestazione è fortemente voluta dal direttore del Polo Museale del Lazio Edith Gabrielli: la cura è di Sonia Martone, direttore del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, e Anna Selvi, con la collaborazione di Davide Latella. Palazzo Venezia è un edificio fra i più significativi del Rinascimento. Il palazzo fu iniziato nel 1455 per volere del cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto papa con il nome di Paolo II, celebre collezionista d’arte, e concluso entro la fine del XV secolo. Oltre al progetto, risalgono al periodo rinascimentale l’appartamento Barbo, i saloni e la loggia monumentale, l’appartamento Cybo e il giardino-viridarium. Nel 1564 l’intero edificio venne ceduto alla Repubblica di Venezia, che vi stabilì la propria ambasciata presso lo Stato della Chiesa. Nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformio e alla conseguente fine della Repubblica di Venezia, passò all’Austria, che a sua volta ne fece la sede della propria ambasciata. Tra il 1910 e il 1913 il giardino-viridarium, oramai noto come Palazzetto, fu smontato e ricostruito pietra su pietra in un sito più arretrato, così da consentire l’ampliamento di piazza Venezia. Nel 1916, nel corso della Prima Guerra mondiale, il Regno d’Italia lo sottrasse all’Austria e decise di stabilirvi un museo di arte medievale e moderna. Negli anni venti Benito Mussolini lo elesse quartier generale: oltre a farvi realizzare il nuovo scalone monumentale, il dittatore fascista ne fece il suo luogo principale di lavoro e di comunicazione. L’assetto odierno risale fondamentalmente al secondo dopoguerra. Il complesso accoglie fra l’altro gli uffici del Polo Museale del Lazio, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte e il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, ricco di alcune migliaia di opere di arte medievale e moderna, inclusi alcuni indiscussi capolavori. Nonostante l’importanza e la bellezza Palazzo Venezia negli ultimi anni è gradualmente uscito dall’orizzonte dei cittadini e dei turisti. La chiusura al pubblico del giardino, mortificato al rango di parcheggio ministeriale, ha contribuito a renderlo una sorta di oggetto misterioso. Di ‘bella addormentata’. Ufficio stampa: Benedetta Cappon / PAV – [email protected] | +39 3475878846 Ufficio comunicazione: PAV – [email protected] | +39 0644702823 www.giardinoritrovato.it Il 20 giugno 2016 il letargo si conclude. L’intero complesso riprende la scena che gli compete, nel cuore di Roma. Il segno più forte del cambiamento parte non a caso dal giardino, finalmente restituito al pubblico. Di qui l’attento lavoro di restauro e ricucitura, con l’abbattimento di alcune superfetazioni e al contrario la dotazione di un arredo urbano adeguato all’accoglienza, che comprende panchine, lampioni, cestini dei rifiuti, un sistema di videosorveglianza e un wi-fi gratuito. Di qui anche l’apertura in contemporanea dei tre varchi di accesso, lungo via del Plebiscito, via degli Astalli e piazza san Marco. Alla base un’idea comune: far sì che turisti e romani possano trovare nel giardino un luogo di pace e di relax, in una zona per il resto contrassegnata, specie durante il giorno, da traffico e rumore. È questo il primo passo di un cammino più lungo e ambizioso, vale a dire di un progetto di completo riassetto museologico, che ha l’obiettivo di mettere in valore tutte le componenti e gli istituti del complesso. Attraverso la legge 190 del 23 dicembre 2014, il primo stadio del progetto ha già ricevuto un finanziamento di cinque milioni e quattrocentomila euro per il programma triennale 2016-2018. Fra le iniziative di medio periodo sembra giusto menzionare alcune esposizioni temporanee mirate e di qualità, come per esempio la serie Depositi in mostra, prevista per avere importanti ricadute sull’intero territorio del Lazio. Il Giardino Ritrovato tiene uniti arte, musica, teatro e danza. Uno sforzo rimarchevole è stato compiuto dalla direzione per garantire attrezzature al livello del programma e dei singoli artisti, come pure del contesto architettonico e del pubblico. Ecco dunque, fra l’altro, un complesso palcoscenico/platea particolarmente ampio e sofisticato, in grado di accogliere fino a trecento posti a sedere. Contestualmente visite curate dal direttore del Palazzo svelano luoghi o intere zone in precedenza poco noti, se non addirittura inediti. Osservate nel loro insieme, le iniziative mostrano con chiarezza il nuovo impulso che il Polo Museale intende imprimere al Palazzo. In estrema sintesi, farlo realmente divenire un luogo di interazione fra le arti, tutte le arti, nella consapevolezza che la tutela del passato deve andare d’accordo con la produzione culturale nella contemporaneità. Ad aprire la manifestazione Il Giardino Ritrovato sarà il musicista Luigi Cinque con l’Hypertex O’rchestra con il concerto/installazione Il canto invisibile. Songlines, realizzato appositamente per Palazzo Venezia. L’ensemble a formazione variabile, con grandi solisti internazionali, conta per la manifestazione di Palazzo Venezia la straordinaria partecipazione di Mimmo Cuticchio, insieme agli interpreti Alex Balanescu, Urna Chahar Tugki, Petra Magoni, Patrizio Fariselli, Badara Seck, Michele Rabbia, Carles Denia, Mimmo Epifani, Fratelli Mancuso, Gabriele Coen, Federica Santoro, Alireza Mortazavi. Il 25 giugno ancora musica con il Bop di Fabrizio Bosso e del suo quartetto, tra ritmi swing e jazz. Il primo appuntamento teatrale della rassegna sarà un grande ritorno: il 28 giugno, dopo anni di assenza dalla capitale, la Compagnia della Fortezza di Armando Punzo porta in scena Santo Genet con gli attori detenuti del Carcere di Volterra. Il 4 luglio la danza invaderà il giardino con lo spettacolo Sonate Bach – di fronte al dolore degli altri di Virgilio Sieni protagonista della scena contemporanea italiana, coreografo e danzatore conosciuto a livello internazionale, nonché direttore della Biennale Danza di Venezia. L’8 luglio, direttamente dal Ufficio stampa: Benedetta Cappon / PAV – [email protected] | +39 3475878846 Ufficio comunicazione: PAV – [email protected] | +39 0644702823 www.giardinoritrovato.it Brasile arriva Hamilton De Holanda, un formidabile virtuoso del mandolino a 10 corde, con il suo Trio. Ancora danza con CollettivO CineticO, una delle realtà più audaci e interessanti della scena contemporanea, che il 12 luglio presenterà 10 Miniballetti. Il 14 luglio appuntamento con il teatro raffinato e visionario di Anagoor, compagnia dalla vocazione sperimentale e performativa che porterà in scena Rivelazione – sette meditazioni intorno a Giorgione. Con grande sensibilità e forza poetica il 19 luglio l’artista e drammaturgo Saverio La Ruina affronta i temi del femminicidio e dei rapporti di potere all’interno della coppia nello spettacolo Polvere. Sabato 23 luglio Gabriele Mirabassi (clarinetto), Nando Di Modugno (chitarra), Pierluigi Balducci (basso acustico) con la partecipazione speciale di David Riondino (voce) si esibiranno in Scanzonati – concerto per Trio e voce disturbante. Mercoledì 27 luglio torna un grande successo teatrale degli ultimi anni: I Giganti della Montagna, il grande classico di Pirandello riadattato diretto e interpretato da Roberto Latini. Si prevedono due serate calde quelle in compagnia del Balletto di Roma l’1 agosto con Paradox e l’8 agosto con lo spettacolo Contemporary Tango che vede la partecipazione speciale di Kledi Kadiu. Negli ultimi anni, accanto alle produzioni di natura più teatrale dell’Orchestra di Piazza Vittorio che hanno portato l’Orchestra a esibirsi con fortuna nei teatri più prestigiosi in Italia e in Europa – è nato l’Ottetto, un organico più tascabile, composto principalmente dai cantanti e dal cuore ritmico del gruppo, che il 17 agosto porterà a Palazzo Venezia la propria musica nata dall’incontro e dal dialogo tra diverse culture. Il 23 agosto Paola Minaccioni interpreta La ragazza con la Valigia e ripropone i suoi personaggi comici, nati in teatro e resi noti dalla televisione, dalla radio e dal cinema nel tentativo di scattare un’istantanea della situazione femminile contemporanea. Il Ritorno di Casanova, uno dei capolavori narrativi di Arthur Schnitzler, diventa uno spettacolo: la Compagnia Lombardi-Tiezzi porta in scena il 30 agosto il viaggio verso casa dell’avventuriero veneziano. Il 7 settembre Ermanna Montanari e Luigi Ceccarelli, diretti da Marco Martinelli, si cimentano con LUṢ, un poemetto di Nevio Spadoni in lingua romagnola, centrato su Bêlda, veggente e guaritrice delle campagne romagnole di inizio Novecento. Una straordinaria prova d’attrice per Iaia Forte che il 12 settembre interpreta il cantante napoletano raccontato da Paolo Sorrentino nel romanzo Hanno tutti ragione. La rassegna termina il 16 settembre con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura che insieme a Marco Bardoscia si esibiscono nel concerto In maggiore: un dialogo in musica nel segno degli strumenti ad aria e di un lirismo dagli aromi mediterranei. Un momento chiave della rassegna consiste nell’apertura verso la storia e la critica d’arte. Si vuole difatti proporre un percorso di formazione che, sia pure mirato decisamente alla grande comunicazione, mira da un lato a sollecitare l’immaginazione, dall’altro a creare un pubblico coinvolto e responsabile. Di qui il ciclo intitolato Conversazioni d’arte, a cura del professor Marco Ruffini di “Sapienza” Università di Roma. Il ciclo si propone di condurre sul palcoscenico esperti di livello rango internazionale come Andrea Bacchi, Francesco Caglioti, Claudia Cieri Via, Aldo Galli, Serena Romano e Paolo Violini. Tali esperti, anche con l’ausilio di videoproiezioni, fanno rivivere dinanzi agli occhi del pubblico artisti e capolavori dal Medioevo al Barocco, da Giotto ad Andrea Mantegna, da Raffaello a Gianlorenzo Bernini. Ciascun appuntamento è seguito da una visita di Palazzo Venezia assieme il direttore del Palazzo Sonia Martone. Ufficio stampa: Benedetta Cappon / PAV – [email protected] | +39 3475878846 Ufficio comunicazione: PAV – [email protected] | +39 0644702823 www.giardinoritrovato.it È stato siglato un protocollo di intesa tra SIAE e Polo Museale del Lazio che prevede riduzioni tariffarie in considerazione della particolarità dell’iniziativa interamente gestita dal Polo Museale stesso. Con questo accordo SIAE vuole dare un sostegno concreto sia alla promozione degli istituti e dei luoghi della cultura che alla fruizione e diffusione delle opere dell’ingegno, quale impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale. La rassegna Il Giardino Ritrovato conta della preziosa collaborazione con Short Theatre. Il festival multidisciplinare, ideato e organizzato da AREA06 con la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, quest’anno giunge alla sua undicesima edizione e avrà luogo dal 7 al 18 settembre. In occasione della serata inaugurale, il 7 settembre il festival si aprirà eccezionalmente a Palazzo Venezia con LUṢ il concerto-spettacolo di Ermanna Montanari, Luigi Ceccarelli, Daniele Roccato. Lo spettacolo verrà replicato la sera successiva negli spazi della Pelanda

Pier Augusto Breccia “Fuori Onda” dal 2 al 29 aprile 2016

Dopo il grande successo di critica e pubblico del 2007 a Palazzo Venezia torna ad esporre a Roma Pier Augusto Breccia, già brillante cardiochirurgo ed oggi artista di prestigio internazionale.

3df474_abd1a8fd67ce45d7a0aed0514bbd013aRoma, 21 Marzo – A trentacinque anni dal suo esordio come pittore (Roma- Galleria “Il Grifo” – 1981) e a nove anni dall’ultima grande mostra a Palazzo Venezia, “Gioco, simbolo e forma”, Pier Augusto Breccia ripropone a Roma la sua pittura ermeneutica con una serie di opere inedite che danno il titolo alla mostra “Fuori Onda”, in programma dal 2 al 29 aprile presso la Galleria Angelica di Roma con il patrocinio del MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Si tratta di una ventina di opere inedite ad olio su tela di medie e grandi dimensioni (per lo più cm 100 x 140) accompagnate dai relativi disegni preparatori. Accanto a queste sono esposte alcune opere monumentali sia storiche che inedite di grande impatto visivo ed emozionale. In particolare il gruppo di opere che dà il titolo alla mostra è stato realizzato tra il 2014 e il 2015 elaborando uno schema compositivo comune che evoca la struttura ondulatoria e reticolare dell’universo fisico e, metaforicamente, quella del nostro universo spirituale. Esse infatti, come del resto tutta la pittura ermeneutica di Breccia, sono ispirate ai temi fondamentali dell’esistenza e in particolare al rapporto tra l’esistente fisico e il mistero dell’Oltre. La struttura delle opere in mostra mette in risalto quella che l’autore definisce la continuità discontinua dello spazio-tempo, che è la caratteristica tanto della vita fisica quanto di quella spirituale, la cui apparente continuità nasconde di fatto la discontinuità periodica di qualsiasi sistema ondulatorio. Nella visione ermeneutica di Breccia, peraltro fondata sul pensiero filosofico dominante nel ‘900, da Heidegger a Gadamer, da Lévinas a Ricoeur, l’apparente oggettività del reale non costituisce un fatto, ma solo un’interpretazione: “non cerco risposte metafisiche ai grandi interrogativi esistenziali proprio perché l’essere non può, né razionalmente né visivamente, venire entificato”, spiega Pier Augusto Breccia per il quale la soluzione, come in questo gruppo di opere, consiste piuttosto “nella conservazione di una perenne apertura su un mistero dalla quale l’Oltre rivela alla coscienza dell’Io personale, in linguaggio cifrato, la propria presenza e il proprio nascondimento”. Durante l’intervallo dall’ultima grande mostra nella Capitale, Breccia ha tenuto importanti rassegne personali in Italia e all’estero in spazi pubblici e museali, tra cui la Rocca Paolina di Perugia (2008),La Galleria Ferrero di Nizza (2008) , il Complesso di S.Agostino a Cortona (2009), il Museo Manege di San Pietroburgo (2011), la Fortezza di Montepulciano (2012), il Palazzo dei Sette di Orvieto (2012), Il mese della cultura Italiana a Montecarlo (Ambasciata d’Italia – Yacht Club – 2014). Un’opera quasi quarantennale, la sua, cominciata nel 1977 ed alla quale si è completamente dedicato dal 1983, anno in cui decise di abbandonare, dopo oltre 1200 interventi sul cuore, la sua posizione di Professore Associato presso l’Università Cattolica del S.Cuore (Policlinico A.Gemelli di Roma). L’opera di Breccia ha ricevuto un riconoscimento internazionale fin dal suo inizio, ottenendo grande consenso internazionale di critica e di pubblico specialmente tra il 1984 e il 1996, anni durante i quali l’artista, trasferitosi a New York, ha esposto da New York a Dallas, Houston, Miami, Columbus, Santa Fe ecc. Oltre 700 delle sue opere sono parte di collezioni pubbliche e private, in Europa e in tutto il mondo. Oggi Breccia vive ed opera a Roma, dove nel suo studio-atelier è perennemente esposta una parte significativa delle sue opere maggiori.

Roma, a Palazzo Venezia in mostra i capolavori provenienti dal Museo provinciale dello Henan- Cina

La mostra che viene presentata quest’anno a Palazzo Venezia, “Tesori della Cina Imperiale” è la terza di cinque previste dall’accordo, dopo “La Cina Arcaica” e “Le leggendarie tombe di Mawangdui”

image001Roma, 25 gennaio – Nelle sale del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia, sono in mostra i capolavori dal Museo Provinciale dello Henan uno dei maggiori musei nella Repubblica Popolare per raccontare il passaggio dalla dinastia Han – periodo in cui l’odierna Cina comincia a prendere forma – all’Età dell’Oro della dinastia Tang (581 d.C. – 907 d.C.). In mostra saranno esposti oltre 100 pezzi, tra i quali una veste funeraria di 2.000 listelli di giada intessuti con fili d’oro, lacche, terrecotte invetriate, vasi, oggetti d’oro, d’argento e di giadeite, ad illustrare lo straordinario clima di prosperità e di apertura culturale di questo periodo, quando la capitale dell’Impero, l’odierna Xi’An, è crocevia di tutti i commerci, riceve gli ambasciatori del mondo ed è popolata da oltre un milione di persone. L’esposizione – che ha il patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana (MiBACT)  è organizzata dalla State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese (SACH), dalla Direzione Generale Musei del MiBACT e dal Polo Museale del Lazio, in collaborazione con l’Amministrazione provinciale dello Henan. La mostra si colloca nell’ambito del Memorandum d’Intesa sul Partenariato per la Promozione del Patrimonio Culturale siglato il 7 ottobre 2010 tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana e la State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, il quale prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture, al fine di promuovere lo scambio culturale tra la Cina e l’Italia e permettere una maggiore e profonda comprensione tra questi due popoli. Il primo significativo modello italiano di musealizzazione fuori dai confini nazionali, vetrina permanente per promuovere la cultura italiana, è stato il luogo espositivo concesso alla Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale dallo State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Cinese all’interno del Museo Nazionale della Cina sulla Piazza Tian’ anmen a Pechino in cui sono state presentate le mostre “Renaissance in Florence. Masterpieces and Protagonists” nel 2012 e “Rome 17th Century: Towards Baroque” nel 2014. La mostra che viene presentata quest’anno a Palazzo Venezia, “Tesori della Cina Imperiale” è la terza di cinque previste dall’accordo, dopo “La Cina Arcaica” e “Le leggendarie tombe di Mawangdui”. Le opere in mostra parlano dello sviluppo di quella civiltà cinese che nasce e si sviluppa nella cosiddetta Pianura Centrale, area considerata al tempo “Centro del Mondo” e che copre l’odierno Henan, rivelando come dalla cultura tradizionale del primo impero Han (206 a.C. – 220 d.C), periodo storico politicamente turbolento ma intellettualmente florido, si sia giunti all’età dell’oro della dinastia Tang (581 – 907). La mostra termina il 28 febbraio 2016

Roma, Mibact a Palazzo Venezia in mostra i tesori della Cina

In mostra  esposti 76 pezzi di inestimabile valore, tra cui lacche, manufatti tessili, manoscritti e dipinti su seta.

cinaRoma, 9 febbraio – Aperta sino al 6 marzo 2015, per la prima volta in Italia nelle sale del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia, una mostra che racconta l’epoca della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) attraverso i tesori provenienti dalle tombe rinvenute a Mawangdui e custoditi dal Museo provinciale dello Hunan, una delle istituzioni più importanti del sistema museale cinese. In mostra saranno esposti 76 pezzi di inestimabile valore, tra cui lacche, manufatti tessili, manoscritti e dipinti su seta. L’esposizione consente di far riemergere un’antica civiltà attraverso una grande scoperta archeologica, riflettendo l’essenza stessa di un popolo che già all’epoca veniva riconosciuto come “il Paese della seta e delle porcellane”. L’esposizione curata dalla professoressa Zhen Shubin, ha il patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia insieme al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana (MiBACT), ed è organizzata dalla State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese (SACH), la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiBACT, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, in collaborazione con l’Amministrazione provinciale dello Hunan. La mostra si colloca nell’ambito del Memorandum d’Intesa sul Partenariato per la Promozione del Patrimonio Culturale siglato il 7 ottobre 2010 tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana e la State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, il quale prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture, al fine di promuovere lo scambio culturale tra la Cina e l’Italia e permettere una maggiore e profonda comprensione tra questi due popoli. Il primo significativo modello italiano di musealizzazione fuori dai confini nazionali, vetrina permanente per promuovere la cultura italiana, è stato il luogo espositivo concesso alla Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale dallo State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Cinese all’interno del Museo Nazionale della Cina sulla Piazza Tian’ anmen a Pechino, spazio inaugurato con la mostra “Rinascimento a Firenze. Capolavori e Protagonisti” e che attualmente ospita la mostra “Roma Seicento: origine del Barocco. Il rinvenimento delle tombe di epoca Han a Mawangdui, nella città di Changsha (capoluogo dell’attuale provincia dello Hunan, nella Cina meridionale), rappresenta una delle grandi scoperte avvenute nel XX secolo in Cina. Tra il 1972 e il 1974 gli archeologi cinesi portarono alla luce un insieme di sepolture appartenenti alla famiglia di Li Cang, Marchese di Dai e primo ministro dello Stato di Changsha. Una scoperta che ebbe inizio in maniera del tutto fortuita, in seguito ad una serie di scavi realizzati per un rifugio sotterraneo, e grazie al manifestarsi di cosiddetti “fuochi fatui”. Le tre tombe ritrovate, contenevano al loro interno più di 3000 oggetti, tra cui lacche, ceramiche, bronzi, sete, e giade, i quali, sono in grado di testimoniare degli eccellenti risultati raggiunti a livello artistico e culturale e di offrire uno spaccato della società cinese in epoca Han. L’immenso valore dei reperti svelati e soprattutto il ritrovamento di una salma completamente integra ha fatto sì che gli esperti paragonassero questa scoperta alla “tomba di Tutankhamon” in Egitto. La salma della Marchesa di Dai è la prima e la più antica salma al mondo ritrovata ancora completamente integra, non completamente disidratata e con i tessuti non ancora del tutto rigidi. La mostra mette insieme per la prima volta in Italia un’importante selezione di questi reperti archeologici, raccontando l’intera vicenda legata alle tombe di Mawangdui e mostrando al grande pubblico i principali risultati ottenuti dal loro rinvenimento, così da far comprendere, in maniera organica, lo splendore che caratterizzava la civiltà Han. Suddivisa in tre sezioni, “Antiche leggende su Mawangdui”, “Segreti millenari disvelati da antiche tombe” e “Gli splendidi reperti archeologici rinvenuti all’interno delle tombe”, l’esposizione si offre come un racconto a più livelli, in grado di unire le tappe del ritrovamento archeologico con le leggende ad esso collegate. L’esposizione prende le mosse da tutti quegli aspetti che hanno contribuito a creare un alone di mistero intorno a Mawangdui. Dalle antiche leggende, come quella del “Tumulo del re Ma” o della “Tomba delle due donne”, fino all’inaspettata comparsa di un “fuoco fatuo” che ha dato il via alla serie di scavi archeologici, a partire dagli anni Settanta. In una Cina in piena “Rivoluzione Culturale”, persino l’allora Primo ministro Zhou Enlai si occupò dei lavori, per i quali vennero coinvolti anche i militari dell’Esercito Popolare di Liberazione. Per rendere conto di questo straordinario racconto la mostra mette insieme 76 oggetti tra cui lacche, tessuti in seta, manoscritti e dipinti su seta, affiancati da una serie di approfondimenti tematici e da installazioni multimediali. Mawangdui era il luogo di sepoltura della famiglia del Marchese di Dai. Qui furono sepolti Li Cang, il primo marchese di Dai, sua moglie Xin Zhui e uno dei loro figli. Le opere esposte rappresentano i migliori pezzi rinvenuti nelle tombe di Mawangdui e ricompongono l’universo privato di una famiglia aristocratica dell’epoca; tra questi, spiccano le sete raffinatissime ed eleganti, come il tessuto di mussola variopinto stampato con motivo decorativo fitomorfo e quello in garza di seta stampato con un motivo decorativo a fiammelle, dimostrazione unica dei risultati raggiunti nella manifattura tessile, e ricordati perfino da Plinio il Vecchio, che li descrive come “tessuti di provenienza celeste”. Ma oltre a ricostruire uno spaccato di vita quotidiana, attraverso contenitori, specchi in bronzo, pettini in legno, pinzette in osso e altri materiali, i reperti in mostra rimandano l’eco di una realtà storica e filosofico-religiosa straordinaria. Lo Stendardo funerario in seta dipinta a forma di T ci restituisce infatti l’immagine cosmogonica che avevano a quel tempo i cinesi, descrivendoci la loro idea della vita dopo la morte e il desiderio di immortalità che li guidava. Diviso in tre zone, raffiguranti i piani di esistenza celeste, terrena e infera, presenta al centro la Marchesa di Dai appoggiata ad un bastone, in una raffigurazione pittorica dove realtà, fantasia e mitologia si armonizzano tra loro. Di particolare importanza in questo senso sono i manoscritti su listelli di bambù o tavolette lignee, ricchi di contenuti diversissimi tra loro, come accade nel “Tianwen qixiang za zhan” (La divinazione attraverso l’interpretazione dei i fenomeni astrologici e atmosferici), il più antico mai rinvenuto al mondo in cui si tratta in maniera specifica delle forme delle comete, o nel “Wushi’er bing fang” (Prescrizioni mediche per 52 malattie), il testo farmacologico più antico e più completo finora scoperto. Dalle tecniche e rimedi per l’ottenimento di una vita sessuale appagante alle pratiche sessuali per mantenersi in una buona condizione psico-fisica, fino a una serie di consigli pratici per salvaguardare la propria salute: in questi manoscritti unici, filosofia, politica, storia e religione si fondono in quella che si può ritenere una vera e propria “Biblioteca sotterranea”.

 

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