Premio Cairo: i nomi dei 20 artisti che parteciperanno alla 17^ edizione

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I lavori realizzati dagli artisti saranno presentati al pubblico in una grande mostra a ingresso libero, dal 10 al 13 novembre a Palazzo Reale

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La redazione di ARTE, la rivista leader di settore in Italia, ha scelto i 20 giovani artisti che parteciperanno all’edizione 2016 del PREMIO CAIRO. Da quest’anno, grazie a una collaborazione tra Cairo Editore e il Comune di Milano, il premio sarà ospitato nelle storiche sale della prestigiosa sede di Palazzo Reale, dove mercoledì 9 novembre verrà proclamato il vincitore.  Giulia Andreani, Filippo Armellin, Paolo Bini, 108 (Guido Bisagni), Manuele Cerutti, Marco De Sanctis, Gabriele De Santis, Stefania Fersini, Anna Franceschini, Andrea Kvas, Chiara Lecca, Davide Monaldi, Valerio Nicolai, Pennacchio Argentato, Quayola, Giovanni Sartori Braido, Giorgio Silvestrini, Francesco Surdi, Alice Schivardi e Tindar sono gli artisti under 40 ai quali è stato chiesto di realizzare un’opera originale e inedita, che sarà valutata da una prestigiosa giuria composta da direttori di musei e di fondazioni d’arte contemporanea, da critici e operatori del settore. Al vincitore del PREMIO CAIRO verrà dedicata la copertina di Arte di dicembre e verrà assegnato anche un premio–acquisto di 25.000 euro. I lavori realizzati dagli artisti saranno presentati al pubblico in una grande mostra a ingresso libero, dal 10 al 13 novembre a Palazzo Reale.

Giulia Andreani Nata a Venezia nel 1985, vive e lavora a Parigi e Montrouge (Île-de-France).

Filippo Armellin Nato nel 1982 a Montebelluna, Treviso. Vive e lavora a Milano.

Paolo Bini Nato nel 1984 a Battipaglia, Salerno. Vive e lavora a Battipaglia e in Sudafrica.

108 (Guido Bisagni) Nato ad Alessandria nel 1978, dove vive e lavora.

Manuele Cerutti Nato nel 1976 a Torino, dove vive e lavora.

Marco De Sanctis Nato a Milano nel 1983. Vive e lavora a Bruxelles.

Gabriele De Santis Nato nel 1983 a Roma, dove vive e lavora.

Stefania Fersini Nata ad Aosta nel 1982. Vive e lavora a Torino.

Anna Franceschini Nata a Pavia nel 1979. Vive e lavora a Milano.

Andrea Kvas Nato a Trieste nel 1986. Vive e lavora a San Giovanni al Natisone, Udine.

Chiara Lecca Nata nel 1977 a Modigliana, Forlì – Cesena, dove vive e lavora.

Davide Monaldi Nato nel 1983 a San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno. Vive e lavora a Roma.

Valerio Nicolai Nato a Gorizia nel 1988. Vive e lavora a Venezia.

Pennacchio Argentato Marisa Argentato, 1977, Napoli. Pasquale Pennacchio, 1979, Caserta. Vivono e lavorano a Napoli e Londra

Quayola Nato a Roma nel 1982. Vive e lavora a Londra.

Giovanni Sartori Braido Nato nel 1989 a Mestre, Venezia. Vive e lavora a Venezia.

Alice Schivardi Nata nel 1976 a Erba, Como. Vive e lavora a Roma e New York.

Giorgio Silvestrini Nato a Palermo nel 1985. Vive e lavora a Parigi.

Francesco Surdi Nato nel 1986 a Partinico, Palermo. Vive e lavora ad Alcamo, Trapani.

Tindar Nato a Milano nel 1986. Vive e lavora a Roma.

Mostre. Si inaugura oggi a Palazzo Reale la grande antologica dedicata a Emilio Isgrò

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In programma fino al 25 settembre, l’esposizione è allestita in più sedi: Palazzo Reale, Gallerie d’Italia, Casa del Manzoni

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Una grande antologica contemporaneamente allestita in tre prestigiose sedi è l’omaggio che Milano tributa a Emilio Isgrò, un artista che ha dedicato la propria vita alla ricerca di linguaggi sempre più originali e alla creazione di uno stile unico, che intreccia parole e segno grafico, materia e poesia. Curata da Marco Bazzini, la mostra ospita al piano nobile di Palazzo Reale una selezione di lavori storici con oltre 200 opere tra libri cancellati, quadri e installazioni; l’esposizione continua alle Gallerie d’Italia dove è esposta l’anteprima del celebre ritratto di Alessandro Manzoni dipinto da Hayez e cancellato in bianco; il percorso si conclude alla Casa del Manzoni con “I promessi sposi cancellati per venticinque lettori e dieci appestati”. Il progetto è promosso e prodotto dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Intesa Sanpaolo, Centro Nazionale Studi Manzoniani, dalla casa editrice Electa e nasce da un’idea dell’Archivio Emilio Isgrò. La mostra nelle sale di Palazzo Reale presenta il corpus di opere storiche modulato attraverso blocchi tematici e intervallato da grandi installazioni, che rappresentano uno degli aspetti più significativi ma ancora poco conosciuti della sua complessa produzione. Una scelta che lega visivamente i diversi lavori e svela al pubblico i passaggi e le evoluzioni che la cancellatura ha avuto nel tempo. L’esposizione si apre con una riflessione sull’identità e l’autorialità, temi che l’artista ha toccato fin dalla fine degli anni Sessanta con le opere “Il Cristo cancellatore” (1968) e “Dichiaro di non essere Emilio Isgrò” (1971), per arrivare quarant’anni dopo al “Dichiaro di essere Emilio Isgrò,” l’imponente opera che ha dato il titolo alla sua antologica del 2008 a Prato. Successivamente, è affrontata quella che l’artista ha definito “arte generale del segno”, ovvero l’evoluzione nel tempo della cancellatura e della poesia visiva. Dalle prime cancellature degli anni Sessanta all’”Enciclopedia Treccani” (1970), da “I promessi sposi non erano due” (1967) alla “Costituzione cancellata” (2010), alla “Cancellazione del debito pubblico”(2011), al “Trittico del Sole” (2013) e a “Modello Italia” (2013). E, inoltre, le prime poesie visive, tra cui le famose “Wolkswagen” (1964) e “Jacqueline” (1965), insieme a un inedito “Antony and Cleopatra” (1966), alle “storie rosse” (alcune di queste mai esposte finora) e all’installazione-ambiente “Giap”, riproposta al pubblico dopo la prima esposizione nel 1975 alla Galleria Blu di Milano. Il percorso prosegue con il racconto del passaggio che dalle “lettere estratte” (lettere o note  musicali estrapolate dal loro contesto) ha portato alla nascita delle macchie e alla cancellatura come gesto incline alla pittura, ma ancora non pittorico. Il segno, nei primi anni Ottanta, da nero si muta in bianco, e al testo scritto spesso si sostituisce un’immagine. Le installazioni “L’ora italiana” (1985) e “La veglia di Bach” (1985), ricostruite in mostra, rappresentano la straordinaria summa di questa ricerca. Una ricerca che ha portato alla realizzazione del ciclo “Guglielmo Tell”, presentato nella sala personale alla 45° Biennale di Venezia (1993) e ora riallestito a Palazzo Reale. Come focus indispensabile alla comprensione dell’opera dell’artista, sarà riproposta al centro del percorso espositivo di Palazzo Reale l’installazione-partitura per quindici pianoforti Chopin. Trova inoltre spazio un’altra variante concettuale della cancellatura, i “particolari ingranditi”, dei quali Isgrò dice: “Una parola cancellata sarà sempre una macchia, ma resta pur sempre una parola. Un particolare smisuratamente ingrandito di Kissinger o di Mao sarà un’immagine cancellata, ma resta pur sempre un’immagine”. Si deve partire dai “particolari ingranditi” per comprendere la progressione che ha portato l’artista a ideare le sculture dedicate ai semi d’arancia come il monumentale Seme dell’Altissimo, che ha accolto all’Expo 2015 di Milano milioni di visitatori. Il tema del seme s’intreccia con il filone di riflessione intorno alla cultura mediterranea, rappresentato dal ciclo delle api e delle formiche — in mostra anche Biografia di uno scarafaggio (1980) e Le api di Istanbul (2010) — e dal ritorno alla parola nel grandioso ciclo teatrale L’Orestea di Gibellina (documentato in mostra) che ha segnato la rifondazione del paese siciliano distrutto dal terremoto del 1968. L’esposizione di Palazzo Reale termina con una sala dedicata alla “trilogia dei censurati”, un ciclo di lavori che Isgrò ha dedicato nel 2014 a personaggi la cui sorte fu condizionata da opinioni e poteri consolidati. Protagonisti di questo ciclo sono Giovanni Pico della Mirandola e le sue “Conclusiones” cancellate; i notevoli ritratti di Galileo Galilei, Girolamo Savonarola e Curzio Malaparte; e infine Giovanni Testori con la grande opera “Dove comincia il Ponte della Ghisolfa” (2014) legata alla monumentale cancellatura nello spazio pubblico di Piazza Gino Valle al Portello. La mostra prosegue alle Gallerie d’Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, dove nel caveau, utilizzato per la prima volta come spazio espositivo, è custodito, come un vero e proprio tesoro per Milano e per l’Italia, “L’occhio di Alessandro Manzoni”, una inattesa, emozionante cancellazione del famoso ritratto di Hayez. Isgrò riconosce nel grande scrittore il simbolo di una unità nazionale oggi più che mai necessaria nell’Italia che cambia con l’Europa e con il mondo. Non è un caso, infatti, che la mostra si concluda a Casa del Manzoni, dove l’artista ritorna a distanza di cinquant’anni sul capolavoro manzoniano cancellandone venticinque volumi, lo stesso numero di lettori che l’autoironico, scaramantico figlio di Giulia Beccaria prevedeva per se stesso. Oltre a mettere a disposizione la propria sede espositiva, Intesa Sanpaolo partecipa all’iniziativa con il prestito di otto opere dalla collezione del Novecento della Banca, che saranno presentate a Palazzo Reale, tra cui le due importanti installazioni “L’ora italiana” e “Chopin”.

 

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Emilio Isgrò, nato a Barcellona di Sicilia nel 1937, arriva a Milano nel 1956 e da allora questa diventa la sua città e il suo luogo di lavoro. Con le prime cancellature realizzate nel 1964 Emilio Isgrò ha fondato un nuovo linguaggio di grande originalità e trasparenza. Da oltre cinquant’anni l’artista interviene sul testo in tutte le lingue e in tutte le forme (libri, manifesti, telex, giornali) coprendo con un segno la quasi totalità delle parole per far emergere frasi e piccoli frammenti: espressioni monche vòlte a ricostruire quelle identità umane che rischiano di essere definitivamente travolte da guerre e da conflitti non soltanto mediatici. Ma parallelamente alla trasformazione dei testi in un’indecifrabile, affascinante griglia pittorica, Isgrò ha utilizzato la parola anche per scrivere poesie, romanzi, drammi, tragedie teatrali, articoli su giornali e riviste. Questa sua estrema libertà nell’uso del linguaggio lo rende una figura pressoché unica nel panorama dell’arte contemporanea nazionale e internazionale facendone uno degli indiscussi protagonisti. Attraverso un percorso ricco e lineare, Isgrò è stato tra il 1964 e il 1975 il massimo  autore e teorico della poesia visiva, prendendone le distanze quando ha considerato esaurita la forza propulsiva del movimento; ha anticipato l’arte concettuale, di cui però non ha mai condiviso le regole restrittive; ha rinnovato la sua ricerca sperimentale, ritornando alla parola e all’impegno etico; e si è confrontato, infine, con i temi più pressanti della globalizzazione, rimettendo al centro del dibattito la cultura mediterranea.

Cultura. Da domani a Palazzo Reale la grande mostra dedicata a Escher

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Dal 24 Giugno 2016 al 22 Gennaio 2017

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Dopo il grande successo delle mostre a lui dedicate a Roma, Bologna e Treviso – che hanno totalizzato 580.000 visitatori e scalato le classifiche delle esposizioni più amate e seguite dal pubblico – Maurits Cornelis Escher (1898-1972), il genio olandese “pop”  che con la sua arte visionaria ha incantato anche grafici e scienziati, approda finalmente a Milano. Dal 24 giugno 2016 al 22 gennaio 2017, oltre duecento opere saranno esposte nelle sale di Palazzo Reale: una grande mostra interamente dedicata all’artista incisore, intellettuale e matematico che con le sue opere ha colonizzato l’immaginario collettivo. A Milano sono esposti tutti i capolavori di Escher, come ‘Mano con sfera riflettente’, ‘Relatività (o Casa di scale)’, ‘Metamorfosi’ e ‘Belvedere’, oltre a esperimenti scientifici, giochi e approfondimenti didattici che consentono ai visitatori di comprendere le invenzioni spiazzanti, le prospettive impossibili, gli universi apparentemente inconciliabili che si armonizzano in una dimensione artistica assolutamente originale. La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura, è prodotta e organizzata da Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Escher Foundation, ed è curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea. Artista poliedrico e complesso, Escher attinge a piene mani ai vari linguaggi fondendoli in un nuovo intrigante percorso che costituisce un unicum nel panorama della storia dell’arte. A lui si deve l’ampliamento dell’immaginario di tutti coloro che hanno potuto entrare in contatto con la sua opera, dove tutto è connesso: scienza, natura, rigore analitico e capacità contemplativa. L’arte di Escher non accusa dunque i segni del tempo, sebbene siano trascorsi quarantaquattro anni dalla scomparsa dell’artista, e le sue opere sembrano quasi il manifesto di quest’epoca dominata dalla tecnologia digitale.

Le oltre 200 opere sono suddivise in sei sezioni:

• La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau

• Dall’Alhambra alla tassellatura

• Superfici riflettenti e struttura dello spazio

• Metamorfosi

• Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio

• Economia escheriana ed eschermania

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Prima sezione – La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau

La prima sezione pone in risalto il rapporto di Escher con l’Art Noveau. L’anello di congiunzione fra il futuro incisore, allora studente, e questa importante corrente internazionale fu il suo maestro, Samuel Jessurum de Mesquita. Uno degli elementi distintivi dello stile iniziale di Escher è la componente liberty che gli susciterà in lui il grande interesse per la tassellazione o divisione regolare del piano. Non si può prescindere poi dall’approfondire il tema del rapporto stretto con l’Italia, dove Escher visse a più riprese tra il 1921 e il 1935: nella sezione sono riportati confronti con alcuni artisti contemporanei a Roma, dall’avanguardia futurista, al richiamo al simbolismo e al divisionismo. Un’attenzione particolare è dedicata a Giuseppe Haas Triverio (1889 – 1963), l’incisore svizzero – attratto non solo dai monumenti italiani ma anche dalla natura del nostro Paese – con cui Escher condivise molti viaggi nella nostra penisola che diedero vita a una cospicua produzione di opere.

Seconda sezione – Dall’Alhambra alla tassellatura

Momento scatenante nel percorso della creatività artistica di Escher fu la seconda visita a L’Alhambra e Cordova nel 1936 che, dopo l’interesse per la tassellatura già ampiamente manifestato per via della formazione art noveau, lo indusse a studiare le soluzioni decorative moresche caratterizzanti quello straordinario edificio. Fra le eccellenze in mostra e pezzo forte della sezione, infatti, è Flächenschmuck di Koloman Moser (1868-1918) pubblicata nel 1902: una sorta di prontuario delle arti applicate, punto di riferimento per tutto il movimento Art Noveau europeo.

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Terza sezione – Superfici riflettenti e struttura dello spazio

Da sempre affascinato dalle superfici riflettenti, il primo autoritratto di Escher su specchi curvi è del 1921. La sfera che riflette i raggi provenienti da tutte le direzioni dello spazio rappresenta tutto lo spazio intorno e gli occhi dell’osservatore sono sempre al centro: L’io al centro del mondo è la sensazione che si sperimenta nell’interfacciasi con lo spazio e la luce riflessi. Così, l’Io è, lo scrive lo stesso Escher, il protagonista indiscusso al centro del mondo che gli gravita intorno. Tuttavia, non solo sfere: figure piane si alternano a figure solide nella rappresentazione tassellare dello spazio nelle più svariate possibilità compositive senza lasciare vuoti, come nell’opera “Profondità” del 1955 che sembra riprendere la disposizione degli atomi del ferro (Fe). L’altra passione di Escher, infatti, furono metalli e cristalli di cui scoprì tutte le leggi di organizzazione molecolare nello spazio.

Quarta sezione – Metamorfosi

La sezione prende il nome dall’opera ‘Metamorfosi’, uno dei capolavori assoluti nella produzione di Escher. L’opera mostra un turbinio di trasformazioni basate su diversi tipi di tassellature e assonanze logiche e formali che si concludono con la veduta di Atrani, il paesino della scogliera amalfitana, caro all’artista, che vi aveva trascorso il suo viaggio di nozze. Escher aveva ritratto Atrani nel 1931. Mettendo le due incisioni in relazione tra di loro si può fare capire al pubblico che i paesaggi presenti nelle opere “concettuali” di Escher, successive al 1936, anno della sua dipartita dall’Italia sono, con poche eccezioni, paesaggi italiani. È come se Escher privato del paesaggio che lo affascinava, abbia trovato l’ispirazione in strutture mentali interiori, ma ancorate ai suoi ricordi del periodo italiano.

Quinta sezione – Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio

La sezione richiama l’attenzione sugli ambiti scientifici dell’arte di Escher: la matematica e la geometria. La linea di confine tra Escher e i matematici è sottile e determinante; ma l’attrazione fu reciproca e felice. L’artista olandese, infatti, era l’unico in grado di dare un’immagine alle sue fantasie attirando a sé l’attenzione degli scienziati e iniziando col loro mondo uno scambio che non si fermò neppure dopo la sua scomparsa. “Galleria di stampe” (1956) è una raffinata versione dell’artificio “dell’immagine nell’immagine” detto anche “Effetto Droste” (nome che deriva dalla scatola del famoso cacao olandese) che ha attirato gli scienziati in un dibattito protrattosi per quarantasette anni, senza che si riuscisse a risolvere un problema che pareva insolubile per la sua complessità enigmatica e per il mistero sul quale la stessa opera di Escher cercava di far chiarezza. L’”Effetto Droste” rende l’opera incompleta a causa della difficoltà di farla congiungere al centro. Escher lasciò uno spazio vuoto riempiendolo con la propria firma. Il mistero del ‘buco’ lasciato da Escher e di come e se fosse possibile riempirlo, fu risolto da Henrick Lenstra, matematico dell’università di Leida solo nel 2003.

Sesta sezione – Economia escheriana ed Eschermania

L’ultima sezione si sofferma su quell’attività “quotidiana” di Escher indirizzata più a soddisfare le esigenze del committente che gli interessi della sua ricerca artistica personale. Tuttavia, non per questo si tratta di opere di minore interesse. Come tutti i grandi artisti, Escher, per realizzare gli ex libris oppure i biglietti da visita per i più svariati committenti, non tradiva la propria arte ma affrontava il tema con un approccio originale ed immediatamente riconoscibile. Un esempio tipico è l’opera Larix che fu usata per illustrare una poesia di Hennriette Roland Holet (poetessa olandese che aderì nel 1917 alla rivoluzione di ottobre). La sua arte uscita dal torchio del suo studio si è trasformata in scatole da regalo francobolli e biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti, è finita sulle copertine degli LP di noti gruppi come i Pink Floyd; le sue strutture impossibili sono usate per alludere a situazioni paradossali e per stupire con architetture, nella realtà, irrealizzabili. Incisioni come “Relatività (o Case di Scale)” si ritrovano nel turbinio di rampe che vedono di volta in volta prima Mickey Mouse e poi i Simpson perdersi nel mondo di Escher. Situazioni escheriane sono impiegate in clip pubblicitarie come quella dell’Audi del 2007 basata su stampe famose come Cascata. “Mano con Sfera Riflettente”, “Altro mondo” e “Belvedere” sono utilizzati da Illy Caffè in una pubblicità del 2006. Nel film fantastico “Labyrinth” del 1986 con David Bowie, prodotto da George Lucas, una scena è costruita sull’immagine di “Case di scale”. Anche le celebri rampe fatate del Castello di Hogwarts nella saga di Harry Potter sono la trasposizione dinamica di quest’opera, ripresa perfino in una delle scene più strabilianti di Una notte al museo III e nella pubblicità di Sky. Grazie alla collaborazione con Studio Azzurro – da sempre un punto di riferimento della creazione artistica legata alle nuove tecnologie – lungo il percorso di mostra, in una stanza quadrata scorrono, a diverse altezze, quattro rampe di scale. Scale sognanti è una poetica istallazione – che suggerisce l’opera di Escher “Relatività (o Casa di scale, 1953)” – dove un universo profondo affonda sotto i piedi del visitatore. Tra le scale compaiono piccoli animali, sfuggiti alle metamorfosi escheriane. L’esperienza interattiva catapulta il visitatore in uno spazio popolato d’immagini, ma d’un tratto le scale si fermano e gli animali scompaiono. Cade dall’alto un oggetto, tocca una scala e rimbalza, cade più in basso e tocca un’altra rampa, rimbalza di nuovo finché scompare lontano nel vuoto. Una voce, intanto, racconta una brevissima storia. Quando l’oggetto ricompare fluttuando di fronte allo spettatore, ruota come il satellite di un pianeta, si deforma attraverso una lente e poi nulla: solo allora le scale riprendono il moto.

 

 

Mostre. A Palazzo Reale apre domani al pubblico “L’arte del bijou italiano. Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter”

In occasione della Settimana della Moda Donna la mostra ripercorre la storia degli accessori più glamour dagli anni ’50 ai 2000 e racconta il nostro Paese attraverso i gusti che cambiano

18 VersaceMilano, 18 febbraio 2016 – In occasione della Settimana della Moda Donna milanese, Palazzo Reale presenta fino al 2 marzo 2016 la mostra “L’arte del bijou italiano. Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter”, allestita nelle splendide Sale degli Arazzi al piano nobile del Palazzo. Arte, moda e design si fondono nel percorso di questa mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale, Fiera Milano e HOMl, il Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano, e curata da Alba Cappellieri e Lino Raggio. Il percorso della mostra si snoda attraverso bijoux d’autore dagli anni Cinquanta al Duemila, ripercorrendo la storia di questo prezioso accessorio attraverso 300 pezzi unici firmati da stilisti e designer di fama internazionale. Un viaggio nel tempo che porta i visitatori alla scoperta delle creazioni realizzate per grandi stilisti come Giorgio Armani, Ugo Correani, Gianfranco Ferrè, Franco Moschino, Luciano Soprani, Valentino, Gianni Versace.  Dalla ricercata eleganza del bijou anni ‘60, concepiti nel periodo del boom economico e delle grandi speranze di prosperità, alle forme destrutturate dei modelli anni ’70 che rispecchiano le iniziative di protesta, fino all’opulenza e alla voglia di esibirsi tipica degli anni ’80, alla misura degli anni ’90 e allo sperimentalismo dello stile anni 2000. In bilico tra serie limitate e produzioni industriali, “L’arte del bijou italiano. Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter” racconta attraverso questi oggetti d’autore anche la capacità propria della creatività italiana di unire qualità manifatturiera e bellezza formale, innovazione tecnologica e tradizioni artigianali di altissimo profilo: una storia dell’evoluzione dello stile e della moda che vede Milano come baricentro creativo e produttivo. “La Settimana della Moda femminile entra a Palazzo Reale con un vero e proprio ‘gioiello’ di mostra che accompagna il fermento della città incarnando l’essenza propria dello spirito milanese: quello di saper dare forma alla bellezza grazie alla sapienza dell’artigianato unita al talento creativo, capacità che qui a Milano ha sempre trovato il terreno più fertile per germogliare – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Gioielli scultura, arte da indossare, creatività pret-à-porter: con linguaggi diversi da quelli che solitamente lo abitano, Palazzo Reale racconta al pubblico l’evoluzione del gusto della società italiana attraverso l’interpretazione dei suoi più grandi stilisti”. “La cultura sui cambiamenti della moda e dello stile che caratterizza HOMI, il nostro Salone degli Stili di Vita, si presenta in città con una mostra di grande suggestione – afferma Corrado Peraboni, Amministratore Delegato di Fiera Milano – Si tratta di un evento che abbiamo pensato per offrire a Milano un’esperienza unica sulla storia del costume e del design. Un’occasione che mette in primo piano la creatività Made in Italy nella città che più di ogni altra ha rappresentato e continua a rappresentare il baricentro del fashion e delle sue tante evoluzioni”. Grazie alla collaborazione di Fiera Milano con il Comune di Milano-Cultura e Palazzo Reale – continua Peraboni – abbiamo l’opportunità di essere presenti   in una delle sedi espositive più prestigiose della città, con un’iniziativa davvero unica”. “L’arte del bijou italiano. Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter”, aperta a tutti con ingresso gratuito, vuole anche essere la testimonianza del vivace dialogo che arte e design continuano a intrattenere da decenni e che, grazie alle nuove proposte creative, si arricchisce sempre di nuovi linguaggi. Un racconto entusiasmante, costruito di materia ed emozioni, di costumi che cambiano e confermano il ruolo unico del bijou tra gli accessori che più contribuiscono a testimoniare l’evoluzione del gusto e della moda.

“L’arte del bijou italiano. Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter”

Dal 19 febbraio al 2 marzo 2016

Palazzo Reale, Milano

 

Orari:

lunedì 14,30 – 19,30

martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9,30 – 19,30

giovedì – sabato 9,30 – 22,30

 

Ingresso gratuito

 

Informazioni al sito: www.palazzorealemilano.it

Mostre. A Palazzo Reale “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra”, la prima grande mostra del programma 2016

“Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra” è una grande mostra che si inserisce in un preciso programma che Palazzo Reale dedica all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento e che ha già visto l’inaugurazione di “Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau”

Sez12_Khnopff_ArtMilano, 2 febbraio 2016 – Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, la mostra è a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet. “La prima grande mostra del 2016 di Palazzo Reale è dedicata a uno dei movimenti artistici che hanno marcato il passaggio dall’Ottocento al Novecento, segnando il superamento della rappresentazione oggettiva della realtà e approdando a una dimensione più intima e soggettiva del reale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un percorso suggestivo e affascinante che accompagnerà il visitatore in mostra, conducendolo lungo un percorso di opere straordinarie realizzate da quegli artisti che, nel corso della loro vita, hanno abbracciato il movimento simbolista”. Con oltre 2.000 mq di superficie espositiva e 24 sale site al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra” mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri grazie a circa un centinaio di dipinti, oltre alla scultura e una eccezionale selezione di grafica, che rappresenta uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del Simbolismo, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private. La mostra, oltre a permettere un approfondito e aggiornato studio del periodo, che vede la pubblicazione di importanti saggi di approfondimento nel catalogo edito da 24 ORE Cultura, ha reso possibile il restauro, la pulitura e la manutenzione di oltre dieci opere provenienti da Ca’ Pesaro di Venezia, dell’Autoritratto di Arnold Böcklin, della Galleria degli Uffizi di Firenze e delle cornici de L’Eroica di Gaetano Previati, dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, e del polittico di Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini Savie e Le Vergini Stolte, di proprietà della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. Si tratta di un’importante operazione che dimostra come le mostre temporanee, oltre a valorizzare le opere, possano essere anche l’occasione per una partecipazione attiva alla conservazione del patrimonio artistico italiano grazie ai finanziamenti che da esse ne derivano. Il Simbolismo è, al tempo stesso, un momento di chiusura al progresso e a una società dominata dall’imperio della quantità e di apertura per affermare una modernità che, sulla scia della poesia di Baudelaire, fa della resistenza al moderno il proprio segno di riconoscimento. Emblema della caduta e del fallimento, I fiori del male sono il punto di partenza di un momento culturale che si definisce in primo luogo attraverso la negazione: rifiuto del reale ridotto alla semplice percezione intuitiva, rifiuto dell’accademismo, rifiuto del naturalismo e del verismo. La lunga lista dei rifiuti sembra definire il simbolismo come l’ultima risposta alla triplice frustrazione dell’uomo moderno: frustrazione generata, storicamente, da Copernico (l’uomo non è più al centro dell’universo), da Darwin (l’uomo non è il compimento dell’evoluzione) e da Freud (l’uomo è incapace, per natura, di dominare le proprie pulsioni interiori). Dal punto di vista figurativo, si avvia un recupero delle immagini di quel ‘paradiso perduto’ identificato nella pittura dei primitivi italiani e, in generale, dei miti originari. Grande tramite di questa rivoluzione delle immagini è la letteratura, in cui il tema del sogno, del delirio indotto dagli oppiacei, della follia sembra unificare quella cultura europea che verrà rivoluzionata dal volume dell’Interpretazione dei sogni pubblicata da Sigmund Freud a Vienna nel 1900. Ne deriva il recupero della dimensione onirica, del mondo eroico della mitologia, di temi scabrosi come l’amore erotico, la morte e il peccato. La mostra presenta per la prima volta in Italia alcuni tra i più significativi capolavori del Simbolismo europeo: innanzitutto vedremo alcune delle icone dell’idea simbolista del mondo: Carezze (L’Arte) la straordinaria donna/ghepardo di Fernad Khnopff; la testa di Orfeo galleggiante sull’acqua di Jean Delville, entrambi provenienti da dal Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles; l’enorme, sublime opera di Ferdinand Hodler, intitolata l’Eletto, dall’Osthaus Museum di Hagen e Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin, dalla Galleria Nazionale di Poznan. Si tratta di opere mai viste in Italia che già stanno generando una grande aspettativa fra pubblico e critica. Una delle sezioni più scenografiche della mostra saranno poi le sale dedicate alla Biennale del 1907: una straordinaria vetrina di confronto tra l’arte italiana più evoluta, cresciuta anche dal confronto con le grandi mostre della Secessione di Berlino e di Vienna. Giulio Aristide Sartorio è presente con l’imponente ciclo pittorico Il poema della vita umana, realizzato per la Biennale del 1907, la stessa dove venne allestita la famosa Sala dell’Arte del Sogno che ha rappresentato la consacrazione ufficiale del Simbolismo in Italia. Il ciclo di Sartorio sarà affiancato in mostra dall’istallazione sonora dell’artista vicentino Alberto Tadiello, il cui intervento sonoro – l’incipit di una composizione musicale ripetuto molte volte in modo sfalsato- crea una nuova esperienza di fruizione artistica. Attraverso 18 sezioni tematiche, il percorso espositivo si svolge poi tra atmosfere e dimensione oniriche: accompagnato dalle poesie di Baudelaire, tratte dalla raccolta ‘I fiori del Male’ il visitatore attraverserà le sale della mostra passando dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon, alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, al vitalismo di Ferdinand Hodler, al colorismo dei Nabis. Le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini, l’immaginario divisionista di Gaetano Previati e la magia della decorazione di Galileo Chini renderanno conto, tra l’altro, dell’importanza del movimento simbolista in Italia, permettendo così di riscoprire nomi meno conosciuti: Luigi Bonazza, seguace italiano di Klimt, Leo Putz, Giorgio Kienerk e gli scultori Leonardo Bistolfi e Amleto Cataldi. Il percorso espositivo si chiude immergendo lo spettatore nell’atmosfera fantastica delle Mille e una notte, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra

Palazzo Reale, Milano

3 febbraio – 5 giugno 2016

Orari apertura:

lunedì 14,30 – 19,30

martedì – mercoledì – venerdì – Domenica 9,30 – 19,30

giovedì – sabato 9,30 – 22,30

Biglietti:

Intero 12 €

Ridotto 10 €

Ridotto speciale 6 €

Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni

Informazioni e prenotazioni: 02 54914 / www.mostrasimbolismo.it

Cultura. Picchi di diecimila visitatori al giorno all’avvio del 2016.

Del Corno: “Grande soddisfazione per la qualità della proposta culturale”

brand-milano-printMilano, 12 gennaio 2016 – Grande successo di pubblico e critica per l’offerta artistica del Comune di Milano durante le feste di fine anno. I visitatori hanno toccato picchi di oltre diecimila presenze al giorno nelle sale delle mostre allestite nei diversi spazi espositivi. Quattro le mostre chiuse nei giorni scorsi con un bilancio decisamente positivo sia per l’affluenza sia per i numerosi e prestigiosi riscontri critici, e picchi di presenza nella prima settimana di gennaio 2016. La mostra “Rubens. Adorazione dei pastori” allestita a Palazzo Marino si è conclusa domenica 10 gennaio raggiungendo il traguardo di 113.529 visitatori in 40 giorni di esposizione, con una media giornaliera pari a 2.838 persone e un picco giornaliero di 3.500 visitatori. Domenica 10 gennaio, a 3 mesi dall’inaugurazione, si è chiusa anche la mostra “Giotto, l’Italia”, ospitata al piano nobile di Palazzo Reale. Durante le 19 settimane di apertura, ben 190.000 persone, con una media di 1400 ingressi giornalieri in 131 giorni e un picco giornaliero di 3.129 presenze, hanno visitato le 7 sale di Palazzo Reale in cui erano esposte le 14 opere monumentali dell’artista. Anche la mostra “Mito e Natura” si è chiusa domenica scorsa con un bilancio di oltre 50.000 presenze e un picco giornaliero di 1.180 visitatori, che hanno potuto ammirare le oltre duecento preziose e splendide opere d’arte greca, magnogreca e romana allestite nelle sale di Palazzo Reale. Oltre 55.000 i visitatori – di cui 12.000 soltanto nel periodo festivo compreso tra il ponte dell’Immacolata e l’Epifania con un picco di 1.340 visite giornaliere il 10 gennaio scorso – che hanno potuto ammirare la spettacolare riproduzione scheletrica di Spinosaurus Aegyptiacus, ricostruito nella mostra allestita a Palazzo Dugnani. “E’ una grande soddisfazione poter aprire il nuovo anno con un tale apprezzamento da parte del pubblico – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Non solo per il successo delle mostre dal punto di vista dell’affluenza, ma anche, e soprattutto, per la qualità dei progetti scientifici e per l’autorevolezza dei curatori coinvolti”.

“Domenica al Museo”. Anche nel 2016 il Comune aderisce all’iniziativa del Mibact e apre gratuitamente tutti i Musei civici ogni prima domenica del mese

L’accesso ai musei civici è libero anche in tutti gli altri giorni dell’anno acquistando l’Abbonamento Musei Lombardia Milano, realizzato da Regione Lombardia in collaborazione con il Comune di Milano

museo-novecento-300x225Milano, 2 gennaio 2016 – Il Comune di Milano ha aderito anche per l’anno 2016 all’iniziativa del Mibact ‘Domenica al Museo’, che prevede l’apertura gratuita di tutti i musei ogni prima domenica del mese. La delibera di Giunta, approvata nei giorni scorsi, prevede infatti l’estensione dell’iniziativa fino a luglio 2016, rinnovando l’opportunità per milanesi e turisti di scoprire o ritrovare, con ingresso gratuito, la straordinaria ricchezza delle collezioni e delle raccolte civiche milanesi. Domenica 3 gennaio sarà quindi possibile visitare gratuitamente, oltre alla Pinacoteca di Brera, Musei del Castello Sforzesco, Museo del Risorgimento, Palazzo Morando, GAM|Galleria d’Arte Moderna, Museo Archeologico, Museo di Storia Naturale, Acquario, Museo del Novecento e Museo della Pietà Rondanini, Casa Museo Boschi Di Stefano e Studio Museo Francesco Messina. L’accesso ai musei civici è libero anche in tutti gli altri giorni dell’anno acquistando l’Abbonamento Musei Lombardia Milano, realizzato da Regione Lombardia in collaborazione con il Comune di Milano, che al costo di 45 euro permette l’ingresso gratuito per un anno – calcolato a partire dalla data di emissione – in tutte le sedi museali milanesi e della Lombardia e consente di accedere a tariffa ridotta alle mostre attualmente in corso nelle sedi espositive del Comune di Milano. Ulteriori info e l’elenco dei musei e delle mostre convenzionate sul sito lombardia.abbonamentomusei.it. Chi si ferma in città per pochi giorni potrà invece utilizzare il biglietto turistico che, al costo di 12 euro, consente l’ingresso a tutti i musei civici per tre giorni a partire da quello di emissione. Domenica 3 gennaio saranno aperte anche tutte le mostre nelle diverse sedi espositive del Comune di Milano: Palazzo Marino (“Rubens, L’Adorazione dei Pastori”), Palazzo Reale (“Giotto. L’Italia”, “Mito e Natura”, “Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau”, “Artline Milano. 30 progetti per il Parco d’Arte Contemporanea”), PAC (“Super Superstudio”), Palazzo della Ragione|Fotografia (“Henri Cartier-Bresson e gli altri. I grandi fotografi e l’Italia”), Palazzo Dugnani (“Sponosauro”), Castello Sforzesco (“D’aprés Michelangelo), GAM|Galleria d’Arte Moderna (“Adolfo Wildt. L’ultimo simbolista”) , Palazzo Morando|Costume Moda Immagine (“Milano Città d’Acqua”), Museo del Novecento (“milanopiazzaduomo”, “Eugenio Carmi. Appunti sul nostro tempo”, “Licalbe Steiner, grafici partigiani”), Acquario (“Lia Pascaniuc – Vita Liquida”).

Cultura. Oltre 34mila visitatori nei musei milanesi tra il 24 e il 27 dicembre

Boom di ingressi a Palazzo Reale con record di ben 3.850 visitatori solo per Giotto

varie-503140.610x431Milano, 27 dicembre 2015 – Natale all’insegna della cultura per molti milanesi e turisti rimasti in città. Oltre 34mila persone si sono messe in coda per visitare mostre e musei rimasti aperti anche nei giorni di festa. Tra il 24 e 27 dicembre ben 11.500 visitatori hanno potuto ammirare gratuitamente l’Adorazione dei pastori di Pietro Paolo Rubens, esposta fino al 10 gennaio nella Sala Alessi di Palazzo Marino. Boom di ingressi anche a Palazzo Reale: circa 8.700 persone che hanno visitato le 4 mostre in corso (“Mito e Natura”, “Da Raffaello a Schiele”, “Giotto, l’Italia”, “Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau”) con il record di ben 3.850 visitatori solo per Giotto. Il 26 e il 27 dicembre 4.780 persone hanno visitato le Gallerie d’Italia, che ospitano la mostra “Scoprendo Hayez”. Oltre 9mila i biglietti staccati nei musei civici: in 3.000 hanno visitato il Castello Sforzesco, circa 2.000 il Museo di Storia Naturale, in più di 1.500 il Museo del Novecento,  1350 Palazzo della Ragione e quasi 1450 la mostra a Palazzo Dugnani.

Palazzo Reale. Da domani la mostra “Giotto, l’Italia” si estende in Sala delle Cariatidi con l’installazione multimediale che ricostruisce la cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze

Aperta fino al 10 gennaio 2016 a Palazzo Reale

downloadMilano, 11 dicembre 2015 – La mostra “Giotto, l’Italia”, aperta fino al 10 gennaio 2016 a Palazzo Reale, propone al pubblico e agli studiosi una nuova, emozionante esperienza visiva: a partire dal 12 dicembre infatti, il percorso espositivo include infatti la Sala delle Cariatidi, dove un’installazione multimediale propone un’esperienza del tutto nuova della cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze, decorata da Giotto entro il primo decennio del Trecento con pittura a secco di grande qualità ma anche di particolare delicatezza materica. Un capolavoro straordinario, che sfortunate vicende hanno gravemente danneggiato nei secoli successivi, rendendone difficilissima l’osservazione e la comprensione. Il Comune di Milano e Palazzo Reale, grazie a Fondazione Cariplo e al sostegno di Fondazione Bracco, possono quindi offrire la suggestiva ricostruzione a grandezza naturale della cappella Peruzzi, consentendo così ad un largo pubblico di sperimentare in prima persona scoperte scientifiche ed emozioni visive riservate finora a quei pochissimi esperti che avevano potuto osservare metro dopo metro i dipinti giotteschi, salendo sui ponteggi della cappella muniti di lampada di Wood. Tutto nasce da riprese fotografiche digitali effettuate in totale oscurità, mediante irraggiamento con luce ultravioletta (UV), nell’ambito di un progetto di ricerca sviluppato dall’Opificio delle Pietre Dure (Firenze), grazie al supporto di The Getty Foundation e di Villa I Tatti-The Harvard Center for Renaissance Studies. Da qui il progetto di sviluppo e la realizzazione dell’innovativa multivisione proposta nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale in adiacenza alla mostra Giotto

Palazzo Reale. Si inaugura oggi alle 18.30 l’installazione multimediale “Cappella Peruzzi. Oltre l’immagine”

Aperta fino al 9 gennaio 2016 

brand-milano-printMilano, 10 dicembre 2015 – Domani, venerdì 11 dicembre, alle ore 18.30, nella sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno interviene all’inaugurazione dell’installazione multimediale “Cappella Peruzzi. Oltre l’immagine”. Un’esperienza suggestiva che permetterà ai visitatori di immergersi in uno dei capolavori della storia dell’arte, aperta fino al 9 gennaio 2016.

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