UNICEF su Terremoto in Afghanistan e Pakistan: bambini “tagliati fuori” dagli aiuti

Karin Hulshof: “Siamo profondamente preoccupati per la sicurezza e il benessere dei bambini”

ScreenHunter_677-Apr.-21-03.0227 ottobre 2015 – L’UNICEF lancia un allarme per i bambini che si trovano nelle aree colpite dal terremoto in Afghanistan e Pakistan: devono affrontare ulteriori pericoli potenzialmente mortali  poiché  le condizioni estreme e l’insicurezza “tagliano” le comunità fuori  dagli aiuti. Dopo la scossa di magnitudo 7,5, circa 200 persone sono morte – comprese 12 studentesse –  e circa 1.000 ferite;  si pensa che la metà delle persone colpite siano bambini. Forti piogge e neve si stanno abbattendo sulle aree remote  e montane colpite dal sisma negli ultimi due giorni. Le comunicazioni sono scarse e l’accesso a queste aree è reso ancor più arduo dalle difficili condizioni del terreno e delle operazioni di sicurezza. “Siamo profondamente preoccupati per la sicurezza e il benessere dei bambini, che corrono già grandi rischi in ogni disastro e adesso sono in pericolo di morire a causa di queste condizioni,  anche per il brusco calo delle temperature”,  ha dichiarato Karin Hulshof, Direttore Regionale UNICEF per  l’Asia Meridionale. Molte di queste aree colpite dal terremoto sono completamente inaccessibili, mentre buona parte del resto della regione coinvolta è difficile da raggiungere anche in circostanze normali. L’UNICEF Afghanistan e Pakistan stanno lavorando con i Governi nazionali e sono pronti per distribuire aiuti salva vita a decine di migliaia di bambini colpiti e alle loro famiglie. L’UNICEF avverte che i  servizi igienico sanitari, la nutrizione e l’istruzione saranno posti ancora di più sottopressione, ed  un maggior numero di bambini sarà a rischio.

È possibile sostenere l’UNICEF con una donazione tramite:

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,
– carta di credito online sul sito www-unicef.it,
– oppure telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000
– bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

Adolescente sopravvive alla strage in scuola del Pakistan: mi sono finto morto

‘I talebani mi hanno ferito ad entrambe le gambe. Mi sono nascosto sotto un banco per non essere ucciso’ è il racconto agghiacciante di Shahrukh Khan, 16 anni, salvo per miracolo nell’attacco alla scuola di Peshawar dove hanno perso la vita 141 persone.

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Peshawar, 17 dicembre – Si è salvato la vita fingendo di essere morto mentre accanto a lui si scatenava l’inferno. Un ragazzo di sedici anni,  Shahrukh Khan, si trovava nella scuola di Peshawar in Pakistan quando sei uomini armati hanno fatto irruzione sparando contro chiunque. Si è salvato per miracolo mentre intorno a lui ben 141 persone, tra cui 84 minori, hanno perso la vita a seguito dell’attentato di ieri, 15 dicembre, messo in atto dal Tehreek-e-Taliban, gruppo estremista islamico del Pakistan. Il racconto del sopravvissuto Shahrukh Khan è agghiacciante. Dal letto del reparto del  Lady Reading Hospital dove si trova ricoverato dopo l’eccidio ricorda che era con i suoi compagni di classe presso l’auditorium della scuola per una sessione di orientamento professionale. All’improvviso quattro uomini con uniformi paramilitari hanno fatto irruzione “qualcuno ha gridato di nasconderci sotto i banchi”, ha detto Khan, aggiungendo che gli uomini armati hanno aperto il fuoco al  grido “Allahu akbar” (Dio è grande). Subito dopo uno di loro ha detto “sono tutti sotto i banchi, uccideteli!” “Ho visto un paio di stivaloni neri venire verso di me, sicuramente uno di loro a caccia di studenti nascosti sotto i banchi.”, racconta Khan che aveva un  dolore lancinante perché alcuni colpi mentre fuggiva lo avevano colpito in entrambe le gambe appena sotto il ginocchio. La sua forza è stata riuscire a fingere di essere morto: “Ho piegato la cravatta e l’ho ficcata in bocca per non urlare”. “L’uomo con grandi stivali continuava a cercare gli studenti e gli sparava addosso. Sono rimasto immobile come ho potuto e ho chiuso gli occhi, aspettando il colpo definitivo anche per me”. “Il mio corpo tremava. Ho visto la morte così da vicino e non dimenticherò mai gli stivali neri che mi si avvicinano – mi sentivo come se fosse la morte che si stava avvicinando”. “ Sono stato lì per qualche minuto. Poi ho cercato di alzarmi, ma sono caduto a terra a causa delle mie ferite. Quando finalmente sono riuscito strisciando a raggiungere la stanza accanto, è stato orribile. Ho visto il cadavere del nostro assistente  in fiamme “, racconta Khan. “Era seduto sulla sedia con il sangue che colava dal suo corpo mentre bruciava”. “Quando mi sono svegliato ero sdraiato sul letto d’ospedale”, ha aggiunto. “Tutti i miei 10 compagni di classe e il nostro maestro sono morti, solo io sono sopravvissuto”, conclude, con il terrore ancora negli occhi. Un orrore che non potrà dimenticare mai più.

Orrore in Pakistan,commando di sei talebani irrompe in scuola e fa strage di bambini

Sono 135  i morti, 84 i bambini,  nell’attacco compiuto da un commando armato in una scuola pubblica di Peshawar. La rivendicazione: “Devono soffrire come noi”

 

pakistanRoma, 16 dicembre – Non si ferma la violenza degli estremisti talebani. Sono 135 i morti in una scuola pubblica di Peshawar, in Pakistan, dove un commando di sei talebani armati ha fatto irruzione. A nulla è servito il tentativo di difesa dell’esercito intervenuto sul posto, che ha ingaggiato una sparatoria nel tentativo di salvare bambini ed insegnanti. Pesantissimo il bilancio che vede anche 84 scolari tra le vittime. I militari sono riusciti ad abbattere tutti  i componenti il commando ma prima uno di loro si è fatto esplodere all’interno della struttura scolastica. Raccapriccianti i dettagli: secondo quanto raccontato da una fonte dell’esercito alla tv americana Nbc, i terroristi avrebbero dato fuoco ad un insegnante e costretto i bambini a guardarlo mente moriva. “Sono entrati in classe e gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco”, ha raccontato il testimone.  Lapidario il testo della rivendicazione talebana “Devono soffrire come noi. Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore”, così il portavoce dei talebani pachistani, Mohammed Umar Khorasani, ha rivendicato l’attentato.
Il governatore della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Pervez Khattak ha decretato tre giorni di lutto provinciale, annunciando che il premier Nawaz Sharif ha lasciato Islamabad per Peshawar per prendere in mano il coordinamento delle operazioni.
“Esprimiamo dolore e sconcerto per l’attentato di oggi in Pakistan. Utilizzare o attaccare scuole è inaccettabile in qualsiasi circostanza. Le scuole devono essere luoghi di pace dove i bambini dovrebbero poter giocare e imparare in condizioni di sicurezza e protezione”, questo il primo commento del Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera sulla strage odierna in Pakistan.

Pakistan, kamikaze si fa esplodere durante funerale capo della Polizia: 38 morti e 50 feriti

pakistanStrage in un  cimitero.L’attentatore suicida aveva indosso un giubbotto imbottito di esplosivo e biglie d’acciaio. 

Roma, 8 agosto – Un kamikaze si è fatto esplodere durante il funerale del capo della Polizia di Quetta Mohib Ullah, nella provincia del Belucistan in Pakistan centrale. Il poliziotto, a sua volta, era stato ucciso poche ore prima insieme ai suoi figli. In questo territorio, al confine con l’Afghanistan, dal 2004 si susseguono episodi violenti provocati da gruppi di  ribellione indipendentista, che spesso prendono di mira le forze dell’ordine. L’attentatore suicida aveva indosso un giubbotto imbottito di esplosivo e biglie d’acciaio e la forte deflagrazione ha causato 38 morti e 50 feriti, tra cui molti poliziotti colleghi del defunto e i loro familiari. Tra i morti anche numerosi bambini, tra i quali i figli dell’iman della moschea e quello dell’ispettore generale di Polizia, Fayyaz Sumbal.

Pakistan, Malala nella sede Onu: non sarò ridotta al silenzio dai talebani

Malala

La 16enne sopravvissuta ad un attacco talebano parla nel palazzo di vetro e ricorda la sua battaglia per l’affermazione del diritto allo studio. 

Roma, 12 luglio – Malala ha solo 16 anni ma non ha paura di parlare dei talebani, non come i suoi nemici, ma come persone di cui avere pena. Nel giorno del suo compleanno la giovane pakistana, sopravvissuta ad un attacco talebano lo scorso ottobre, parla nella sede newyorchese delle Nazioni Unite, davanti a una platea di centinaia di studenti provenienti da più di 80 Paesi e diplomatici riuniti nel palazzo di vetro.

(foto thepostinternazionale.it) Continue Reading

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