Pa digitali: un pratico ed utile White Paper per trovarsi pronti alla Rivoluzione Digitale dell’11 Agosto

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La rivoluzione della Pa, che diventano più smart e più digitali…

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In questi ultimi due anni, 2014 e 2015, le Pubbliche Amministrazioni hanno dovuto fare i conti con una vera e propria rivoluzione digitale. A dire il vero già da molto tempo l’articolo 40 del codice dell’amministrazione digitale richiedeva alle pubbliche amministrazioni di formare gli originali dei propri documenti con mezzi informatici, sostenendo che un successivo decreto avrebbe categorizzato le (poche) categorie documentali per i quali fosse possibile la redazione cartacea in relazione al particolare valore di testimonianza storica ed archivistica. Ciò che ha ostacolato il cambiamento ad una PA pienamente digitale nei processi era fondamentalmente la mancanza delle regole tecniche attuative che avrebbero dovuto descrivere nel dettaglio il processo della digitalizzazione inclusivo dei formati, della descrizione dei processi e dei ruoli e dei compiti delle figure responsabili coinvolte, invece ora ci sono e sono complete. Si è partiti con la Fatturazione Elettronica il 6 Giugno 2014 per gli Enti Centrali per poi arrivare al 31 Marzo 2015, con tutti gli altri Enti e quindi anche quelli Locali. Si è, quindi, continuato con il Piano di Informatizzazione delle Procedure per mezzo dello SPID e con altri obblighi normativi tipo l’adeguamento a PagoPA. In tutto questo, si è inserito il nuovo regolamento Eidas sui servizi di identificazione e fiduciari in vigore dal primo luglio 2016 che avrà impatti sui servizi di firma elettronica e di recapito certificato e per il quale si tenderà sempre più a valorizzare soluzioni sul tipo dello SPID e la stessa PEC dovrà essere modificata se si vuole darle un ruolo in un contesto europeo e non solo nazionale. Il codice dell’amministrazione digitale è in fase di profonda revisione e tra le ratio innovatrici si tende ad estendere sempre di più verso il cittadino l’obbligo attualmente vigente per le imprese di comunicare digitalmente con le PA. Ciò grazie anzitutto al concetto di “domicilio digitale”. Un denominatore comune delle regole teniche citate, ma in generale di tutta la normativa attuativa dei requisiti di digitalizzazione delle PA è il focus sui processi: le Pubbliche Amministrazioni dovranno avere processi interamente digitali e nuove responsabilità, attribuite a figure ben precise ed ovviamente fare i conti con la conservazione digitale dei proprio atti e dei proprio documenti informatici.In questo contesto i manuali di gestione documentale e di conservazione sono chiaramente identificabili come documentazioni di processo, mentre il responsabile della gestione documentale ed il responsabile della conservazione sono da ritenersi dei responsabili di processo. Ricordiamo, infine, che la riforma Madia dell’agosto 2015 delle PA ha previsto regimi sanzionatori o premiali per le PA che si distinguono nell’innovazione e ha enfatizzzato il concetto di “digital first”, ovvero un’innovazione dei processi usando in maniera efficace ed efficiente tutti i mezzi che le nuove tecnologie ci offrono. In tale contesto la scadenza del 12 Agosto 2016, secondo quanto dettato dal DPCM del 13 Novembre 2014, in base alla quale tutti i documenti prodotti dalla PA dovranno essere completamente digitali e quindi conservati in modalità digitale, applicando la conservazione digitale. Ovviamente anche i documenti ricevuti, che visto l’obbligo saranno digitali, dovranno essere conservati in digitale, mentre per quelli cartacei, potrà essere sempre applicata la conservazione sostitutiva, nei casi in cui siano gestiti documenti analogici. Per scaricare il White Paper, cliccare qui

PA, dall’11 agosto solo documenti digitali

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Ecco come prepararsi al meglio.

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Tutte le PA, in base alle leggi vigenti, a partire dall’11 Agosto 2016 dovranno produrre solo documenti in formato digitale e quindi provvedere alla conservazione digitale a norma. La digitalizzazione oggi riveste un ruolo molto importante nelle PA e nelle imprese e con l’avvento della fatturazione elettronica tra privati, oltre a quella verso la Pubblica Amministrazione, si assisterà ad una vera e propria rivoluzione digitale. Ma pensare di risolvere le problematiche attraverso l’uso di software, senza una governance di processo e senza una compliance normativa si richia di provvedere agli adempimenti tralasciando i vantaggi che la digitalizzazione porta. Che non riguardano solo la dematerializzazione cartacea, ma che vanno ben oltre. Approfondiamo la questione con l’esperto nazionale della conservazione digitale a norma, l’ing. Nicola Savino, Ceo della Seen Solution Srl.
1)   Ing. Savino, perché è importante per le aziende, i professionisti e gli enti la digitalizzazione a norma? La Digitalizzazione a norma permette alle aziende di innovarsi digitalizzando i processi aziendali. Non è solo un vantaggio in termini di dematerializzazione cartacea e quindi semplicemente buttare via la carta, ma anche e soprattutto un vantaggio in termini di abbattimento dei costi, migliore efficienza dei processi di condivisione e di collaborazione documentale, migliore gestione dei documenti aziendali e delle informazioni, in modo tale che tutti i settori e i reparti aziendali hanno i documenti che servono nel momento esatto in cui servono, gestendo anche la parte di approvazione. Ma esistono anche altre vantaggi, come ad esempio essere compliance con le norme e avere una governance certa di tutti i processi aziendali. La digitalizzazione a norma permette di avere un’aziende digitale che guarda al futuro e che è pronta ad esempio ad obblighi normativi come la fatturazione elettronica tra privati e verso la PA.
2)   Quali sono le competenze, il know-how e le soluzioni che suggerisce alle aziende che assiste? La mia aziemda, la Seen Solution ha una proposizione unica sul mercato nazionale. Oggi siamo riconosciuti di fatto come un brand per la digitalizzazione a norma in quanto riconosicuti come esperti nazionali delle tematiche della conservazione e fatturazione elettronica, processi digitali, firme elettroniche e dematerializzazione. Infatti Seen Solution è un’azienda ICT di consulenza direzionale e servizi che si pone come unico referente per Digitalizzare a norma i processi della tua azienda o dei tuoi clienti, perchè a differenza degli altri, noi non vendiamo prodotti software, ma siamo esperti riconosciuti per la Conservazione Digitale a norma di legge, creando servizi e soluzioni incentrati sulla consulenza e sui processi, come fa un sarto con un vestito, dimostrandoti con i fatti la nostra alta competenza normativa, tecnica e di processo per accompagnarti verso la tua compliance digitale.
3)  Che scenari intravede in questo settore?
Il mercato della digitalizzazione sta crescendo ogni giorno. La fatturazione elettronica tra privati che segue quella verso la Pubblica Amministrazione porterà certamente uno scenario completamente digitale per tutte le aziende e per tutti i professionsiti che devono farsi trovare pronti. Il digitale non si può fermare e chi si ferma è perduto.

 4)   Qual è la vostra vision e perché mettete al centro delle attività la consulenza?

Alla Seen Solution proprio perché crediamo che la tecnologia non è il primo elemento da prendere in considerazione, mettiamo appunto al centro la consulenza in quanto il cliente per essere accompagnato verso la digitalizzazione a norma di legge, deve poter essere seguito su diversi livelli e diverse tematiche che sono primarie e fondamentali rispetto al software. Le tematiche infatti sono molteplici, giuridiche, archivistiche, di standard, di modelli organizzativi ed inoltre riteniamo che è più importante dematerializzare un processo che un documento. Con questa ultima frase, che è diventata un nostro Must, cerchiamo appunto di dire che il software non è importante quanto invece il processo e le informazioni.
5)   Quali sono le principali certificazioni offerte? Seen Solution è già certificata ISO 9001 ed è in corso di ottenimento per la 27001, proprio perchè le informazoni digitali sono vitali per noi.
6)  In che modo i servizi offerti da aziende come la sua possono contribuire allo sviluppo delle imprese e dei processi economici? Semplicemente perchè un impresa digitale è un impresa che non ha ostacoli e che non ha pericoli di fallire. Un’impresa digitale è già di per se innovativa e quindi grazie a noi, non solo migliora i suoi processi aziendali, ma riesce anche ad avere maggiore competitività sul mercato.
7)   Quali sono le principali referenze e in che settori operate?  Operiamo in tutti i settori dove c’è necessità di innovare con la digitalizzazione a norma. Operiamo al momento per grosse aziende, PA ma anche PMI e numerosissime software house che ci scelgono come partner perchè capiscono che grazie a noi possono fare più business e sopratuttto nel modo corretto. Le software house stanno scegliendo noi abbandonando i classici major prorpio perchè abbiamo un approccio satoriale e personalizzato. Ogni nostro cliente infatti non è mai uguale ad un altro.
8)   Quali sono i principali partner dell’Azienda? Tutti i nostri clienti sono sempre i nostri partner. I nostri clienti per certi versi sono anche nostri fornitori perché amiamo la condivisione e poichè facciamo soltanto questo, ovvero ci occupiamo di digitalizzare processi, riteniamo che ognuno sia bravo nel suo mestiere e quindi quando non possiamo offrire un servizio che ci richiedono, la prima cosa che facciamo, è sentire i nostri clienti.

PMI E PA: presentata oggi la ricerca del Tagliacarne sulle nuove istanze di semplificazione

Nell’ambito del sesto FOCUS PMI, Organizzato da LS Lexjus Sinacta

unnamedRoma, 18 Maggio – E’ stata presentata oggi  alla sede della Camera di Commercio di Roma nell’ambito della sesta edizione del Focus PMI, Osservatorio nazionale  annuale organizzato da LS Lexjus Sinacta,  la ricerca compiuta dall’Istituto Tagliacarne avente come tema IL RAPPORTO TRA LA PICCOLA E MEDIA IMPRENDITORIA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, argomento tra i fattori di maggior rilievo dell’economia italiana. Obiettivo primario era quello di fornire una visione delle tendenze evolutive del rapporto tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione evidenziando come, e se, le riforme degli ultimi anni stiano modificando l’azione della PA, con riferimento a temi quali la semplificazione e la trasparenza amministrativa, e con riferimento ai reali costi dell’apparato pubblico. Nell’approcciare il tema dei rapporti tra PMI e PA, è  risultato  fondamentale operare una valutazione dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione, sia utilizzando dei parametri “quantitativi”, sia effettuando una disamina del grado di apprezzamento del mondo delle PMI relativamente alle più recenti azioni promosse dai decisori pubblici a sostegno della ripresa economica. Non meno importante è stata, poi, la disamina dell’incidenza dei costi fiscali, previdenziali, etc. che gravano sulle imprese rispetto alla capacità delle PMI di liberare risorse finanziarie per effettuare nuovi investimenti e/o per accrescere il proprio organico.  Di fatto, la semplificazione delle procedure risulta un must per il miglioramento dei rapporti PA-Imprese, così come dichiarato dal 52% delle PMI; la stessa assume ancor più valenza per le imprese internazionalizzate (57,1%). In particolare, le aziende più dinamiche chiedono maggior reattività da parte “dell’apparato pubblico”, attraverso uno snellimento delle procedure, non tanto rispetto ai tempi quanto in termini di miglioramento della “farraginosità” dell’iter amministrativo.  Decisivi ancorché allarmanti i dati che emergono da un’indagine compiuta su 1000 campioni in tutta Italia. Gli imprenditori non hanno sostanzialmente colto negli ultimi tre anni un miglioramento della qualità dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione: si nota addirittura una componente non trascurabile di PMI che lamenta un peggioramento della stessa, stimabile in circa 1/5 del totale. Sono state prese in considerazione le principali funzioni garantite alla collettività dallo Stato, quali Giustizia, Ordine Pubblico, Sanità, Istruzione, Trasporti, etc. facendo esprimere una valutazione qualitativa alle PMI per ciascun servizio considerato.  I giudizi peggiori riguardano la Giustizia (scarsa al 45,3%, solo sufficiente al 34,1%), mentre elementi di positività si riscontrano nella funzione Istruzione ( 65,5% tra sufficiente, buona e ottima). In tema di azioni e strumenti che i policy makers hanno attuato per sostenere le imprese in un percorso di rilancio della competitività del tessuto socio-imprenditoriale nazionale e locale, gli imprenditori si sono divisi tra giudizi positivi e negativi in misura quasi paritaria. Ad una quota di aziende del 38,9% che ravvisa una bassa incidenza dei provvedimenti in materia di investimenti e contenimento del costo del lavoro sul rilancio del sistema economico si contrappone un 35,6% di imprenditori che giudica abbastanza importanti tali interventi.  Dai giudizi espressi dalle imprese, in particolare da quelle medio-grandi, emerge inoltre come le PMI abbiano accolto con favore l’introduzione del credito d’imposta per l’implementazione di beni strumentali nuovi (c.d. Bonus investimenti di cui al D.L. 91/2014): sono oltre il 32% dei casi gli operatori che hanno segnalato l’utilità di tale misura per la ripresa degli investimenti aziendali. La mancata crescita degli investimenti aziendali non sembrerebbe dipendere, quindi, da una carenza di azioni degli amministratori pubblici a sostegno del mondo imprenditoriale, ma da un diffuso scetticismo (che si insinua soprattutto nell’universo delle imprese più piccole) circa una ripresa duratura del ciclo economico e di una ripartenza a breve dei consumi e della domanda di beni e servizi attivata dalle famiglie.  Esaminando i c.d. “desiderata” delle imprese in riferimento alla attivazione di politiche mirate alla riduzione dei costi aziendali, si nota comei due principali ambiti aziendali che dovrebbero essere “attenzionati” dai decisori pubblici appaiono essere la Formazione e risorse umane e l’Organizzazione e gestione di impresa. Entrambe le sfere aziendali sono state indicate come prioritarie da oltre il 30% degli imprenditori chiamati ad esprimersi in tal senso. La sfera produttiva è la terza voce indicata quale area che dovrebbe essere oggetto di politiche di sostegno alle imprese (24,5% dei casi). Anche sul fronte dei costi della PA i passi da compiere sono ancora tanti. Se si guarda all’imposizione fiscale, si nota come il livello presente in Italia sia tra i più alti d’Europa per tutte le tipologie d’imposta, ma soprattutto per l’imposizione fiscale sulle imprese e sul lavoro: i dati Eurostat confermano, infatti, che l’Italia si colloca sempre ampiamente sopra la media dell’UE a 28 Paesi. Non sbagliano, quindi, gli imprenditori quando affermano che il livello della pressione fiscale e contributiva sulle aziende in Italia è superiore rispetto alla media europea, come dichiarato dal 74,5% delle PMI intervistate. Tra le principali cause dell’eccessivo gravame fiscale e contributivo, le PMI vedono al primo posto la Cattiva gestione o spreco delle entrate tributarie e previdenziali (53,9% dei casi) ed al secondo e terzo rispettivamente l’Evasione fiscale (34,6%) e la Corruzione(26,6%).  Proprio l’imposizione fiscale sarebbe, sempre secondo le PMI, causa di difficoltà da parte del tessuto imprenditoriale ad effettuare nuovi investimenti e nuove assunzioni, fattori fondamentali per la ripresa economica dell’intero Paese. Il 46% circa delle aziende ritiene che il pagamento di oneri, tasse e contributi abbia impattato in misura determinante sulla mancata effettuazione di investimenti. Come emerso sia da alcuni confronti internazionali sia dall’indagine condotta presso le PMI, l’Apparato pubblico e, più in generale, l’azione della Pubblica Amministrazione, presenta dunque ancora carenze su diversi fronti. Se oltre il 50% delle imprese ritiene che la qualità dei servizi resi dalla PA negli ultimi tre anni sia rimasta invariata, risulta opportuno prevedere, oltre ad un ulteriore rafforzamento e potenziamento delle azioni di miglioramento dei servizi resi, anche un’azione di controllo della loro implementazione ed una maggior comunicazione tra il comparto delle imprese e quello della PA sulle misure di semplificazione messe in campo.  Dalle conclusioni evidenziate nel rapporto compiuto al Focus dal dott. Corrado Martone, Responsabile Studi Settori Economici e PMI dell’Istituto G. Tagliacarne, il rilancio del nostro Sistema Paese, che può contare su un tessuto imprenditoriale sano e pronto a investire sul futuro, va necessariamente corroborato con interventi normativi ancora più incisivi soprattutto sul fronte della tassazione.  Alla ricerca integrale, visionabile di seguito nei dettagli, è succeduto un confronto tra i relatori e il pubblico. A portare la loro testimonianza in materia di rapporti tra PMI e PA al Focus PMI 2016 erano infatti presenti, coordinati dal giornalista Eugenio Occorsio, i seguenti ospiti:Manuela Bora (Coordinatore Commissione Attività Produttive, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome); Ennio Lucarelli(Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici), Claudio Giovine (Direttore Divisione Economica e Sociale CNA Nazionale);Claudio De Albertis (Presidente Ance); Marco Cataldo (Responsabile credito agevolato Banco Popolare); Gianfranco Di Vaio (Senior Economist in Cassa Depositi e Prestiti); Marco Dugato (partner LS Lexjus Sinacta). LS Lexjus Sinacta dà appuntamento con il Focus PMI al prossimo anno con nuove tematiche e ricerche sui temi di principali attualità legislativa ed economica.

Twitter: Raggiunti oggi 50 mila follower di @MinSviluppo

Tra gli account più seguiti nella Pa

twRoma, 21 marzo 2016 –  Il Ministero dello Sviluppo economico è tra le Amministrazioni più ‘social’ del Governo. Con 50 mila follower, oltre 95 mila visitatori nel solo mese di marzo e circa 7400 visite al giorno il Mise infatti si conferma uno degli ‘account’ più visitati nella PA.  In base ai dati, infatti, a tre anni dalla nascita dell’account @MinSviluppo, il Mise è quotidianamente menzionato sul social network come punto di riferimento strategico e canale di comunicazione per imprese e cittadini, grazie al quale vengono diffusi dati relativi a bandi, incentivi e servizi al consumatore. Il superamento della soglia è avvenuto nel giorno del decimo compleanno di Twitter.

Ernst & Young e Seen Solution siglano alleanza per il digitale

Convegno “Digitalizzazione della Pa” a Milano il 4 Febbraio 2016

ImageProxyMilano, 20 gennaio 2016 – Ernst & Young, network mondiale di servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory e Seen Solution, specialista in digitalizzazione a norma, conservazione digitale, privacy, firme digitali e fatturazione elettronica, hanno stretto un’alleanza nell’ottica di fornire servizi a valore aggiunto e di elevata competenza alle Pubbliche Amministrazioni ed alle medie e grandi aziende. EY conta 210.000 dipendenti in tutto il mondo e con il suo network è presente con più di 700 uffici in 150 paesi diversi. A conferma dell’alleanza è stato organizzato il primo convegno sulla Digitalizzazione della PA: novità, sfide ed opportunità per gli Enti Locali, il 4 Febbraio 2016 a Milano presso l’Hotel Cavalieri. E’ possibile consultare l’Agenda del convegno ed iscriversi gratuitamente all’evento tramite questa pagina webwww.nicolasavino.com/hub/EY-Seen_Solution_agenda%20evento%20e%20dettagli%20interventi.pdf “Questa partnership rappresenta per Seen Solution un altro tassello importante per rendere i nostri servizi consulenziali sempre più a valore aggiunto rispetto la concorrenza. Questa collaborazione mira ad aiutare i nostri clienti e anche ad allargare il mercato nazionale ed internazionale, per divulgare l’importanza della digitalizzazione a norma dei processi aziendali, visti a 360° e non come componenti isolati, dato che è più importante dematerializzare un processo che un documento”, afferma l’Ing. Nicola Savino, CEO di Seen Solution.

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