Lazio senza mafie

Presentato il rapporto dell’Osservatorio tecnico sulla sicurezza e la legalità nel Lazio, in collaborazione con la fondazione Libera
mafRoma, 25 marzo – Censiti in un rapporto dell’Osservatorio tecnico sulla sicurezza e la legalità in collaborazione con la fondazione Libera, ben 88 clan mafiosi che operano nel Lazio. Solo nel 2014 sono stati sequestrati 849 immobili e 339 aziende per un valore di oltre un miliardo. E la Banca d’Italia nel Lazio ha rilevato 9.188 operazioni finanziarie sospette.  Dati che spingono ancora di più ad andare avanti nelle azioni di contrasto alla criminalità.
La Regione sta portando avanti una serie di azioni importanti nella lotta alla corruzione e per la trasparenza.  Le direzioni regionali sono state dimezzate,  semplificato l’assetto delle società, che sono passate da 8 a 2, ed è stato anche abbattuto il numero complessivo dei membri dei Cda, ridotto di 450 unità.
La Regione Lazio è la prima in Italia ad aver introdotto la fatturazione elettronica. Tra le altre cose la Regione ha anche adottato la centrale acquisti in tutti i settori e poi si è proceduto anche con la completa digitalizzazione per quanto riguarda il processo di acquisti di beni e servizi. Tra le altre cose la Regione sta anche costruendo un albo elettronico dei fornitori, che prevede una rotazione delle aziende e “white list” che privilegiano aziende virtuose.
Due anni fa la Regione aveva un debito commerciale di 12 miliardi di euro e c’era un’assenza totale di criteri di pagamento: per questo è stato introdotto anche un metodo rigoroso per il pagamento dei fornitori.
Per garantire la gestione migliore dei fondi europei la Regione ha dato vita a un sistema di controlli e misure con cui prevenire fenomeni di corruzione. In particolare tutto questo è stato fatto con un piano di rafforzamento amministrativo definito in stretta collaborazione con la commissione europea, e con una serie di misure per contrastare la corruzione e la frode nel settore dei fondi strutturali e di investimento.
“Il rapporto non va solo letto, ma ci invita ad accelerare nelle azioni di contrasto a questo fenomeno – è il commento del presidente Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: la strada non può essere che quella di una profonda rigenerazione della politica, dei meccanismi che regolano il rapporto tra politica ed economia, di una rigenerazione dello stesso tessuto produttivo, che in tempo crisi è diventato più debole e permeabile di fronte alle mafie. C’è la necessità di innovare il modo di lavorare delle istituzioni e di una grande battaglia culturale per affermare in ogni angolo società, a cominciare dai giovani, la cultura della legalità”.
“Nel Lazio le mafie hanno fatto una scelta in cui c’è poca violenza e tanti affari. Il Lazio è la piattaforma più importante del riciclaggio. Quindi c’è una pax tra le mafie: non si fanno guerre tra di loro. Gli omicidi che si sono succeduti, soprattutto nel 2011, erano legati allo spaccio di droga. Successivamente c’è stata però una pax tra tutte le mafie che non vogliono attirare le attenzioni degli inquirenti” – lo ha detto Gianpiero Cioffredi  presidente dell’Osservatorio regionale per la Sicurezza e la Legalità della Regione.

 

Made in Italy, Cooperative sono un quarto del fatturato alimentare

Presentato a Roma il nuovo Rapporto dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina: la cooperazione agricola italiana genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro utilizzando il 99% di materia prima italiana

Di Ram

 

CMYK baseRoma, 17 febbraio – Con le sue 5.042 imprese attive, la cooperazione agricola italiana garantisce occupazione a più di 93.400 addetti e genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del valore dell’alimentare italiano, ottenuto attraverso la lavorazione e trasformazione di una quota pari al 37% della materia prima agricola italiana, per un valore di 19 miliardi di euro. Questi i numeri principali emersi dal Rapporto 2014 dell’Osservatorio sulla Cooperazione agricola, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole e sostenuto dalle organizzazioni Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop, che è stato presentato oggi a Roma a Palazzo della cooperazione, alla presenza del Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina. Di rilievo anche l’ambito delle esportazioni, che vede le cooperative rappresentare il 13% del totale dell’export agroalimentare italiano, pari a 4 miliardi di euro. Ma l’elemento forse tra i più significativi riguarda le performance economiche della cooperazione che nel 2013 ha fatto segnare un +5,8% di crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, contro un più contenuto +1,5% dell’alimentare nel suo complesso. Soddisfatto del quadro emerso il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri che – a proposito della buona tenuta dei principali indicatori macroeconomici delle cooperative – ha evidenziato come sia proprio questo “il grande merito che ha avuto la cooperazione negli ultimi anni, ovvero quello di indirizzare la produzione delle aziende agricole in un’ottica tutta orientata al mercato, nazionale ed estero, valorizzando al massimo i prodotti conferiti dai soci”. Permane anche nell’ultimo Rapporto una certa disomogeneità del tessuto imprenditoriale cooperativo sul territorio nazionale: il 45% delle cooperative ha sede al Nord Italia ed è capace di generare l’82% del fatturato totale contro il 7% e l’11% generato rispettivamente dalle cooperative del Centro e del Sud Italia; le dimensioni medie d’impresa sono pari a 13 milioni di euro per le cooperative del Nord Italia e di appena 2 milioni per quelle del Sud, anche se qualche segnale di crescita dimensionale va registrato anche in alcune regioni del Mezzogiorno. Le cooperative giocano un ruolo fondamentale per la valorizzazione di prodotti made in Italy tanto in Italia quanto sul mercato estero: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 73% è di provenienza locale, per il 26% è nazionale e solo per l’1% viene dall’estero. Carne, ortofrutta, latte e vino si confermano i principali settori cooperativi grazie al forte legame con la base produttiva agricola. In questi settori le imprese cooperative sono divenute casi di eccellenza sul territorio e veri e propri big player a livello nazionale ed internazionale. Le cooperative sono, infatti, leader di settore nel vino, nell’ortofrutta fresca e trasformata e nelle carni avicole; rappresentano il segmento più ampio della produzione di formaggi a denominazione di origine e contemporaneamente sono i principali attori nazionali nel comparto del latte fresco, in cui competono con grandi multinazionali estere. Si tratta di cooperative che utilizzando le materie prime agricole conferite dai soci agricoli, realizzano il 38% del loro fatturato dai prodotti a marchio proprio e il 15% da private label. “Un pezzo importante della cooperazione fa oggi parte dell’alimentare avanzato – ha commentato Ersilia Di Tullio di Nomisma, responsabile scientifico dell’Osservatorio – ma allo stesso tempo tiene saldi i propri fini solidaristici, che la differenziano dalle imprese di capitali. Il rapporto con il socio è sempre privilegiato come indica un grado di mutualità pari in media al 79%. Ci sono però ulteriori spazi di crescita; oggi grazie ai suoi approvvigionamenti di materia prima la cooperazione italiana valorizza il 39% della produzione agricola nazionale. In altri paesi europei, a forte matrice cooperativa, questa quota è superiore, assestandosi al 55% in Francia ed al 68% in Olanda”.

 

Diritti umani, Aedh:al via un osservatorio a tutela delle donne

aedhMaricia Bagnato Belfiore rieletta in assemblea Aedh (Associazione Europea dei Diritti dell’Uomo) ha presentato una proposta operativa sui temi della tutela alle donne vittime di violenza in Ue

Roma, 1 luglio – Si è svolta a Bruxelles nei giorni 21, 22 e 23 Giugno 2014, l’Assemblea Generale dell’ A.E.D.H. (Associazione Europea dei Diritti dell’Uomo). Tra gli italiani eletti in
rappresentanza della tutela dei diritti umani  spicca la nomina di Maricia Bagnato Belfiore già membro dell’Executive Board dell’ AEDH e componente del Direttivo Nazionale
della  LIDU onlus – Lega Italiana Diritti Umani. Tra i temi affrontati quello del’aumento esponenziale della violenza di genere di cui in passato la Bagnato Belfiore si era fatta portavoce cercando di individuare metodi e criteri per combattere il fenomeno del femminicidio, senza trascurare problematiche come lo stalking ed il mobbing, anticamera spesso dei delitti ai danni delle donne. Qui di seguito le risposte ai quesiti che Daily Cases ha posto a Maricia Bagnato Belfiore che da tempo in Italia e in Europa opera per un
corretto utilizzo delle normative esistenti a tutela delle donne e per la promozione di nuove soluzioni legislative laddove siano necessarie.

A margine dell’assemblea Aedh del 21, 22 e 23 giugno lei ha presentato una proposta operativa sui temi della tutela alle donne vittime di violenza in Ue.
Di cosa si tratta?

mariciabagnatoBagnato Belfiore – “La proposta fatta in assemblea Aedh prevede un lavoro di monitoraggio che unisce  altre Ong ed Onlus specializzate sull’azione di volontariato per una società a misura di diritti umani. I primi risultati di questo monitoraggio mostrano un quadro piuttosto esauriente ed allarmante della situazione attuale sulle tematiche della violenza alle donne. I dati ci dimostrano che la violenza contro le donne è un fenomeno comune a tutta l’Europa . Proprio per questo in assemblea Aedh (Association Européenne de Défense des Droits de l’Homme) a Bruxelles, un consesso formato da 20 Paesi membri, dopo la votazione che mi ha visto eletta questa volta come membro individuale, hanno subito votato a favore ed in modo unanime per il progetto sulle Donne, che è stato adottato così dai Paesi membri e che vedrà al lavoro la commissione Aedh – Lidu per i prossimi due anni. E’ un fenomeno grave, una persecuzione continua ed altalenante, atta proprio a creare disorientamento ed insicurezza, ad alto livello di gravità.”

Quali i numeri di questo drammatico fenomeno?

Bagnato Belfiore – “Oggi non meno di 7 milioni di donne sono vittime di violenza: il 30%  di queste
donne ha subìto il trauma di chi sente la propria vita a rischio , il 68% ha compreso pienamente quali gravi situazioni dovrà affrontare, se resterà in vita, mentre soltanto il 28% ha riportato ferite e mutilazioni varie. Dai data-base del Sistema di Sicurezza d’Indagine (SDI) e da quelli dei vari Ministeri  degli  Interni europei ,emerge la generale stabilità degli omicidi a discapito delle donne , con brevi discrasie dal 2005 ad oggi: il 48,35 muore per mano di un partner, attuale o ex. Tra queste alto il numero delle italiane, nel 75% dei casi, le straniere solo nel 25%. La violenza sulle donne , nei suoi vari aspetti, appare trasversale alle classi sociali, al livello di istruzione, alle condizioni di lavoro, all’età ed agli usi ed abitudini e tradizioni locali od estere .Si tratta di ogni tipo di violenze (fisiche,sessuali,psichiche ed economiche) e dello stalking per donne , quasi sempre separate e scappate da casa. Si tratta di una  violenza che colpisce anche i figli, che subiscono a loro volta violenza, fisica e psichica, una violenza tanto più  grave perché i figli non solo hanno assistito alle violenze familiari nel 62% dei casi,
ma molti di essi, una volta diventati adulti, sono a loro volta violenti molto frequentemente. Sembra perciò esistere una trasmissione intergenerazionale di violenza. Ciò in Italia è molto evidente da tanti anni, eppure la reazione del Paese è stata spesso inadeguata, tanto che l’Italia ha avuto più di un richiamo sia dall’UE che dall’ONU, per i  suoi ritardi nell’aderire alle Convenzioni Internazionali e nel mettere in atto le misure previste: la sensibilità della gente comune e della classe politica su un problema di dimensioni così inquietanti fa riflettere sul reale livello di civiltà  e progresso raggiunti, non solo dal nostro Paese ma anche dagli altri d’Europa.”

Cosa ci riserva il futuro?

maricia-e-matildeBagnato Belfiore – “Finalmente, dallo scorso Ottobre 2013, siamo in una posizione diversa, grazie alla ratifica della Convenzione di Istanbul, che impegna i Paesi membri ad includere nei loro impegni principali di sicurezza, adeguate misure antiviolenza, tanto più che si prevedono altri progressi nella legislazione del 1996 in quanto sono previste maggiori sanzioni per chi commette violenze  e pure maggiori garanzie per le vittime di violenza. Ma le “belle leggi” che sono state approvate nel nostro Paese, come in tanti altri, considerati Stati Democratici e “strenui difensori dei Diritti Umani”, specialmente per il sostegno di tutti i Diritti fondamentali, che
sono i principali ed elementari diritti dettati dalla Dichiarazione Universale del 1948 a sostegno della dignità delle donne e del rispetto dovuto a tutti gli esseri umani, non bastano se il sostegno non è frutto di misure volte al traguardo che ci si prefigge, se non ci sono una forte convinzione ed un deciso impegno dei soggetti pubblici ed enti privati, tutti insieme coesi per lottare contro il dilagare di violenze assurde ed ingiustificate. Nonostante il silenzio  di molte vittime di violenza, le denunce sono in aumento, addirittura del 400%,  resta enorme il sommerso.”

Lei ha spesso detto che in tema di diritti umani è l’unione che fa la forza. Dopo questa assemblea Aedh che la riconosce membro effettivo anche al di là della sua appartenenza associativa con la Lega dei Diritti italiana, ma per i meriti conquistati sul campo in tutti questi anni di lavoro, qual è il progetto da portare avanti?

Bagnato Belfiore ” Per potenziare questa forte sfida in una società allo sbando, si deve far in modo di raccogliere tutte le forze di politica sociale, rendendole consapevoli dei loro diritti, potenziando le loro risorse e le energie che tutte le donne possiedono , specialmente quando hanno senso di solidarietà e concretezza per riacquistare tutta la propria autostima, ragione e fonte di recupero di un completo rinnovamento personale. Operativamente quello che ho chiesto a Bruxelles è un osservatorio che utilizzi tutte le organizzazioni votate a questo scopo, per creare una rete che sinergicamente e di volta in volta svolga un lavoro di consulenza, mediazione e consiglio affinchè nel tempo mai più una donna subisca violenza. Questo accade solo quando un opportuna opera legislativa si affianca ad una crescita culturale che deve prendere le mosse sin dalla più tenera età”.

Maricia Bagnato Belfiore, presidente in Italia della commissione Donne ,  Dignità e Parità della Lidu onlus, vanta una lunga esperienza in diritti umani tanto da meritare la Medaglia d’Argento della presidenza del Consiglio dei Ministri per i meriti espressi nella collaborazione e consulenza presso il Ministero per le Pari Opportunità e la Targa d’ Honneur del Comitato Atlantico per l’impegno professionale quale Delegata Ufficiale ai Congressi della NATO.  In virtù di questa sua peculiare preparazione  già nel 2005 aveva organizzato in Calabria con il Consiglio Regionale il  ‘‘Forum delle donne per la pace’’ cui parteciparono tutte le più alte autorità locali ed i Paesi del Sud del Mediterraneo, tra i quali Algeria, Cipro, Egitto, Malta, Marocco, Israele, Palestina e Tunisia.

Idos, l’immigrazione nell’area romano-laziale nel quinto anno di crisi

OsservatorioPresentazione dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni. Decimo Rapporto

 Roma, 19 marzo – Il Decimo Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni ha presentato oggi, presso la Sala Conferenze dall’Ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma, lo stato dell’immigrazione nel quinto anno di crisi (2012) e, senza limitarsi alla Capitale, dedica diversi capitoli ai comuni della provincia di Roma e alle altre province laziali, dove la presenza straniera, che costituisce un rimedio anche allo spopolamento, da diversi anni va diffondendosi con tassi di crescita molto elevati. Sono quattro le principali direttive di insediamento degli immigrati nel Lazio: a nord verso Viterbo; a sud verso Latina; nella fascia litorale; nella zona montana. È, quindi, molteplice la varietà di questo insediamento, ma in generale si può dire che i livelli di integrazione sono più soddisfacenti nei contesti territoriali più piccoli rispetto al grande polo urbano di Roma, che invece rimane di primaria importanza per le sue possibilità occupazionali. Il Decimo Rapporto si caratterizza per il vasto coinvolgimento istituzionale e sociale: ideato dai redattori del Centro Studi e Ricerche Idos e sostenuto fin dall’inizio dalla Caritas diocesana e dalla Provincia di Roma, si avvale in questa edizione anche dell’intervento di Roma Capitale e della Regione Lazio, con i rispettivi Assessorati competenti per le politiche sociali, come anche dell’Organismo Nazionale di Coordinamento delle Politiche Migratorie del Cnel. Continue Reading

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