Rapporto Onu, un milione di specie a rischio estinzione a causa dell’uomo

Secondo un rapporto dell’Onu, la Terra si trova all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia e la prima che vede tra i responsabili l’uomo e le sue attività. Negli ultimi secoli sono scomparse già 680 specie di vertebrati. Importanti gli interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, come la deforestazione che priva degli habitat le specie a rischio e ancora l’inquinamento.

Un allarme che fa riflettere, quello lanciato dal rapporto dell’Onu sulla biodiversità, su come il comportamento dell’uomo stia cambiando totalmente l’ambiente che lo circonda determinando in futuro l’estinzione di un milione di specie. Un rapporto presentato e discusso da esperti e delegati di 130 nazioni alla riunione della Piattaforma Intergovernativa per la Biodiversità ed i Servizi Ecosistemici (Ipbes) dell’Unesco a Parigi, dal 26 aprile al 4 maggio. Un lungo lavoro di circa 15 anni, composto da circa 1.800 pagine, sul quale per 3 anni hanno lavorato 150 esperti provenienti da 50 nazioni che ha messo in luce lo sfruttamento sistematico del nostro pianeta, ormai esanime, le cui cifre non promettono nulla di buono: fra gli animali, rischia di scomparire un insetto su 10; un mammifero su 4; il 41% degli anfibi; il 19% dei rettili; il 13% degli uccelli; il 7% dei pesci; il 31% degli squali. Nel regno vegetale, invece i tassi variano fra il 16 e il 63%. Le conifere, come i pini e gli abeti, hanno un tasso di rischio del 34%. Il peggio, avvertono gli esperti, si può ancora evitare, a patto che il cambiamento sia immediato da parte dell’uomo, intervenendo al più presto a limitare la distruzione dell’habitat, prima tra le cause, con la diminuzione della copertura forestale del pianeta di un terzo rispetto al periodo pre-industriale. Seguono le estrazioni minerarie, le dighe, le strade, gli insediamenti urbani, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse, il cambiamento climatico, l’inquinamento e le specie invasive. “La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, come tutte le altre specie, peggiora in modo più rapido che mai”, afferma il presidente dell’Ipbes, Robert Watson,”Non è troppo tardi per agire, ma solo se si comincia a farlo adesso a tutti i livelli, locale e mondiale” rivolgendosi ai governi e ai cittadini di tutto il pianeta.

Chernobyl, 33 anni fa la tragedia della negligenza umana.

Era 26 aprile del 1986, quando ci fu l’esplosione all’interno della centrale nucleare di Chernobyl che cambierà le sorti di milioni di persone. Sostanze radioattive cento volte superiori a quelle delle bombe lanciate su Hiroshima e Nagasaki, provocando vittime, le cui stime ancora sono difficili da stabilire.

Luoghi di vita comune, animati dal vento, dove il tempo sembra essersi fermato, in cui tavole imbandite, trattori, fotografie si riducono ad attimi in decomposizione, in attesa che tutto venga ricoperto da un’altrettanta natura in ginocchio, dalle radici malate. Sono passati 33 anni dalla tragedia nucleare di Cernobyl del 1986, tra le più disastrose mai avvenute in una centrale nucleare, classificata con il livello 7, il massimo della scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (Ines) dell’agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea), insieme all’incidente nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel 2011. Era la notte tra il 25 e il 26 aprile, quando si verificò l’esplosione al reattore numero 4 della centrale atomica, mentre era in corso un test durante il quale era stato staccato il sistema di sicurezza, per eseguire una prova di verifica del funzionamento della turbina in caso di mancamento improvviso di corrente elettrica. Il reattore non doveva scendere al di sotto di una soglia di energia minima e nonostante ciò, si decise di procedere ad una potenza molto più bassa di quella prevista dal regolamento. Errori umani, difetti strutturali sottovalutati e tecnica difettosa crearono le condizioni per il disastro. L’orologio segnava l’una, 23 minuti e 44 secondi.

Nell’atmosfera si dispersero sostanze con un’emanazione di radioattività circa cento volte maggiore a quella delle bombe su Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Solo il 27 aprile, 36 ore dopo l’incidente, furono evacuati i 45mila abitanti di Pripyat, la cittadina a un passo da Chernobyl e nei giorni successivi circa 130 mila persone in un raggio di 30 km dovettero lasciare le proprie case, per un totale di circa 350 mila persone evacuate dalla regione e costrette a trasferirsi altrove. L’allarme in Europa giunse dalla Svezia il 28 aprile, quando venne registrata radioattività anomala nel Paese. Nei primi dieci giorni successivi alla catastrofe si tentò con ogni mezzo di fermare la fuga radioattiva: elicotteri militari versarono oltre 1800 tonnellate di sabbia e 2400 di piombo sul reattore, il 9 maggio dopo una nuova esplosione, venne creato un sarcofago per coprire il reattore nucleare. Migliaia le persone che parteciparono alle operazioni, tra militari e civili. Operai, pompieri, soldati, reclutati e volontari, adoperati nei mesi seguenti sono stati circa 700mila, provenienti non solo da Ucraina, ma anche da Russia e Bielorussia, repubbliche che all’epoca dell’incidente facevano parte appunto dell’Unione Sovietica. Da Mosca l’ammissione del disastro arrivò solo il 14 maggio da parte del segretario dell’allora Partito comunista sovietico Michail Gorbaciov. Le responsabilità furono addossate al direttore dell’impianto ed ai tecnici che eseguirono il test, processati e condannati. Resta difficile avere un numero preciso di chi si è ammalato gravemente per via del disastro di Cernobyl, e di chi ha già perso la vita o la perderà. Nel 2006 La Repubblica ha raccolto diverse testimonianze tra cui quella di Angelika Claussen, che presiede l’associazione tedesca dei “Medici contro la guerra nucleare”: “Le cifre dell’Onu sono assolutamente false, perchè parlano di 4000 casi di tumori alla tiroide: ma secondo i nostri dati, sono già 10mila le persone colpite da questo male e 50mila quelle che lo saranno tra breve”.

Leonid Bolshov, direttore dell’Istituto per l’energia atomica russa, per il quale Chernobyl è stato soltanto un incidente tecnico e non una catastrofe diceva: “I dati parlano chiaro: 47 persone sono morte quasi sul colpo, e nove bambini di tumore alla tiroide”. Opposto è il parere di Viaceslav Grishine, che in quei fatidici giorni lavorò allo spegnimento dell’incendio della centrale: “Degli oltre 600mila “likvidatory”, ossia quei tecnici, pompieri e soldati che dall’Ucraina, Russia e Bielorussia furono spediti a Chernobyl per tentare di arginare il disastro, 45mila sono morti e quasi 120mila sono rimasti gravemente invalidi”. Per la sezione russa di Greanpeace, lo scopo del rapporto Onu, sarebbe quello di sostenere il programma nucleare di Mosca, che prevede la costruzione di 40 nuovi reattori entro il 2030. Vladimir Ciuprov, responsabile dell’organizzazione, citava i dati stilati da un centro di ricerca dell’Accademia delle Scienze secondo cui, tra il 1990 e il 2004, la nube radioattiva avrebbe ucciso 67mila persone solo in Russia. Per un bilancio corretto, bisognerebbe poter paragonare i casi di tumore nelle regioni contaminate prima e dopo la catastrofe. Ma la maggior parte di quei dati sono oggi sotto chiave negli archivi di Mosca che li considera segreti di Stato e quindi inaccessibili all’Ucraina, teatro della tragedia, che nel 1991 divenne indipendente. Tra le vittime, soprattutto bambini circa 8milioni e mezzo rispetto agli 11 milioni e mezzo, con un aumento dei casi di tumore di sei volte. Nel 2015 con telecamere situate in diversi punti dall’accaduto, si è rilevata la presenza di ben 15 specie di animali differenti nonostante le zone ancora altamente contaminate e nelle quali, si stima, le persone potranno tornare dopo almeno 600anni. Novantasette piccoli centri abitati evacuati ed una tragedia che ancora oggi segna come un marchio la pelle delle persone coinvolte, in memoria di una catastrofe che forse, anzi certamente poteva essere evitata.

Assistente editoriale per l’ONU a Bangkok

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Consiglio Giovani e Sportello Eurodesk informano

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La Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico (UNESCAP o ESCAP), con sede a Bangkok, in Tailandia, una delle cinque commissioni regionali del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, offre un posto annuale per assistente editorialeLe funzioni richieste sono le seguenti: preparare testi in uscita per la presentazione attraverso un lavoro di traduzione; assistere e collaborare con gli altri editori per quanto riguarda le revisioni di testi; aiutare a mantenere e conservare documenti delle Nazioni Unite; fornire assistenza nella raccolta di dati statistici sui documenti e le pubblicazioni. Il candidato deve: possedere un diploma di scuola superiore o equivalente; avere un minimo di 3 anni di esperienza nel settore dell’editoria e dei servizi amministrativi, o di settori comunque affini; avere un inglese e francese efficienti.

Per le candidature c’è tempo fino al 2 Agosto 2016, seguendo le istruzioni sul sit https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=62641

Fonte: Eurodesk Italy – www.eurodesk.it

 

Tirocinio dell’ONU a New York

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Consiglio Giovani e Sportello Eurodesk informano

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Il Dipartimento di Gestione (DM), che fornisce servizi di supporto alle operazioni quotidiane del Segretariato globale delle Nazioni Unite, offre un tirocinio dai 2 ai 6 mesi a New York in HCC Capacity Development, il Programma di Sviluppo delle Capacità del Comitato Centrale delle Nazioni Unite sui Contratti. Lo stagista svolgerà attività quali: assistenza nell’aggiornamento delle risorse HCC online, organizzazione e coordinamento dei corsi di formazione per i Comitati Locali sui Contratti in operazioni sul campo, la manutenzione delle statistiche di formazione e la preparazione di materiali per la formazione; mantenimento di una banca dati per facilitare il controllo del funzionamento dei Comitati Locali sui contratti (LCC); sviluppo di strumenti di analisi dei dati semplici per analizzare le statistiche relative ai LCC; condurre la ricerca, l’analisi e la sintesi delle statistiche per le Missioni sul Campo di Valutazione; compilare dati relativi al carico di lavoro del Comitato Locale sui contratti. I requisiti richiesti sono i seguenti: essere iscritto a un programma di specializzazione (secondo livello o equivalente, o superiore), oppure nell’anno accademico finale di un programma di diploma di laurea di primo livello o equivalente, oppure laureati in un primo o secondo programma di laurea; se selezionato, deve iniziare il tirocinio entro un anno dall’ottenimento della laurea; esperienza con software come Word, Excel e Power Point; esperienza in video-editing è considerato un vantaggio; conoscenza eccellente di una tra lingua inglese o francese. La conoscenza di un’altra lingua di uno Stato membro delle Nazioni Unite sarà considerato un vantaggio.

Per partecipare c’è tempo fino 22 Luglio 2016. Maggiori informazioni su https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=62698

UNICEF/Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i bambini e i conflitti armati Yemen su situazione in Yemen

900 bambini uccisi, 848 reclutati, colpiti 115 scuole e ospedali. I bambini rappresentato un terzo di tutti i civili uccisi e quasi un quarto dei feriti

NYHQ2012-2035_Jordi_Matas 11 aprile 2016 – Dichiarazione congiunta di Leila Zerrougui, Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i bambini e i conflitti armati e Peter Salama, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa: “I bambini dello Yemen stanno subendo le conseguenze di un conflitto terribile. La cessazione delle ostilità che dovrebbe iniziare oggi è un’opportunità per le parti coinvolte ad agire per migliorare la protezione dei bambini. L’anno scorso, le Nazioni Unite hanno verificato un significativo incremento di gravi violazioni dei diritti dei bambini da parte di tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Yemen. Secondo gli ultimi dati, 900 bambini sono stati uccisi, un dato 7 volte superiore rispetto al 2014. Il reclutamento di bambini è aumentato di 5 volte, con 848 casi verificati. Gli attacchi alle scuole e agli ospedali sono raddoppiati, colpendo oltre 115 strutture.  L’interruzione della distribuzione di servizi di base ha privato migliaia di bambini dei loro diritti fondamentali all’istruzione e alla salute. Le violazioni che le Nazioni Unite hanno potuto verificare rappresentano solo la punta dell’iceberg, ma rivelano trend molto preoccupanti. Innanzitutto, si stima che i bambini rappresentano un terzo di tutti i civili uccisi e quasi un quarto dei feriti. In secondo luogo, gli attacchi alle infrastrutture civili, in particolar modo alle scuole e alle strutture sanitarie, sono ormai diventati molto frequenti. Infine, i bambini hanno un ruolo molto più attivo nei combattimenti e ai checkpoint, anche in prima linea. Tutti questi dati rappresentano un insieme di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti dei bambini in Yemen. Questi modelli hanno grandi implicazioni per la stabilità dello Yemen e per il futuro dei suoi bambini. Speriamo che la cessazione delle ostilità e i colloqui di pace in programma il 18 Aprile, porteranno alla fine di questo conflitto. Chiediamo a tutte le parti coinvolte nel conflitto di rispettare i loro obblighi secondo le leggi del diritto internazionale umanitario, di impegnarsi affinché vengano rilasciati i bambini che sono stati reclutati e utilizzati nei combattimenti e di porre fine a tutte le gravi violazioni contro i bambini e le bambine. Le parti dovrebbero prendere ogni decisione possibile per proteggere le scuole e gli ospedali e facilitare la distribuzione di aiuti umanitari ai bambini e a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.”

Sostieni la campagna UNICEF “BAMBINI IN PERICOLO Non è un viaggio. E’ una fuga” con donazioni su www.unicef.it/bambininpericolo

 È possibile donare anche tramite:

– bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia,

– telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000

–  bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051.

 

Ambasciatori di pace. Gli Sbandieratori dei Rioni di Cori hanno aperto a Roma la 25^ edizione dell’Harvard World Model United

Si tratta della più importante simulazione internazionale ONU alla quale partecipano quest’anno 3000 studenti universitari delle migliori università di tutto il mondo. Erano presenti il Premier Matteo Renzi e il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti

RIONI ALL’HARVARD WORLD MODEL UNITEDCori, 15 Marzo 2016 – Altro prestigioso appuntamento per gli Sbandieratori dei Rioni di Cori nell’anno del 50° anniversario della loro fondazione. Lunedì 14 Marzo gli Alfieri in costume rinascimentale hanno esibito la nobile arte del maneggiar l’insegna al Palazzo dei Congressi di Roma, dove è stata inaugurata la 25^ edizione dell’Harvard World Model United. Erano presenti numerose autorità, tra cui il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il WORLDMUN è la più importante simulazione internazionale ONU che si tiene ogni anno in un Paese diverso. Un grande evento didattico, culturale e sociale, unico nel suo genere e di elevatissimo spessore, organizzato da Harvard University in collaborazione con United Network e con il sostegno di Regione Lazio, Metaenergia, Finmeccanica, Siae, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Coldiretti. Fino al 18 Marzo vi partecipano 3000 studenti selezionati dalle migliori università di tutto il mondo. Costoro saranno chiamati a confrontarsi per ridisegnare le future istituzioni globali, in un momento cruciale, caratterizzato da grandi mutamenti negli equilibri mondiali. Verranno simulati i lavori di 20 tra Commissioni delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali ed enti governativi, trattando i più importanti temi dell’attualità: scenari di guerra, crisi economiche, cambiamenti climatici, emergenze sanitarie e molto altro ancora.  Durante le conferenze quotidiane, questi delegati di oltre 110 nazionalità assumeranno il ruolo di Ambasciatori e terranno discorsi pubblici, prepareranno draft resolutions, negozieranno con gli stakeholders e risolveranno conflitti attraverso l’utilizzo delle regole di procedura delle Nazioni Unite. La lingua ufficiale è l’inglese. La settimana sarà densa di incontri speciali, come quello con Papa Francesco, che giovedì 17 Marzo riceverà i giovani in Vaticano. Poi sfileranno da San Pietro al Colosseo con la propria bandiera, a testimoniare la volontà di essere uniti e collaborare per un futuro di pace. I più meritevoli verranno premiati nella cerimonia conclusiva all’Auditorium della Conciliazione. Gli altri momenti significativi: il Global Village, grande festa di cibo, bevande, musica e tradizioni; il Cabaret, dedicato ai costumi e alle danze di ciascuna delegazione; il Committee Dinner al Mercato di Coldiretti e il party La Grande Bellezza al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

UNICEF: nuovo rapporto su FGM: almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi.

In occasione della Giornata ONU di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM)

UN087695 febbraio 2016 – Secondo un nuovo rapporto UNICEF pubblicato oggi in occasione della Giornata ONU di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM per l’acronimo inglese), oggi almeno 200 milioni di donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi. Il rapporto Female Genital Mutilation/Cutting: A Global Concern mostra che la metà delle bambine e delle donne che hanno subìto la pratica vivono in 3 paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia. Secondo i dati del rapporto, tra tutte coloro che hanno subito mutilazioni, 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni; in questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) hanno subito mutilazioni. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia: 98%, Guinea: 97% e Djibouti: 93%. In molti paesi, la maggior parte delle donne hanno subìto mutilazioni genitali prima di aver compiuto 5 anni. I dati del rapporto a livello globale mostrano che rispetto al 2014, circa 70 milioni di donne di bambine in più hanno subìto la pratica. Questo è dovuto alla crescita della popolazione in molti paesi e ai dati rappresentativi a livello nazionale raccolti dal Governo dell’Indonesia. Visto che è disponibile una maggior numero di dati sulla diffusione delle FGM, risulta che il numero totale di donne che ha subito le mutilazioni è in aumento. Nel 2016, sono 30 i paesi che hanno a disposizione dati rappresentativi a livello nazionale. Nell’analisi sono compresi studi e racconti che forniscono prove sulle MGF come un problema globale dei diritti umani che colpisce le bambine e le donne in ogni regione del mondo. Le FGM si riferiscono al numero di mutilazioni/escissioni effettuate. Indipendentemente dalla forma praticata rappresentano una violazione dei diritti dei bambini. “Le Mutilazioni Genitali Femminili differiscono a seconda delle regioni e delle culture, con alcune forme che provocano rischi per la vita di coloro che le hanno subite. In ogni caso le FGM violano i diritti delle ragazze e delle donne. Noi tutti– governi, operatori sanitari, leader di comunità, genitori e famiglie – dobbiamo ampliare i nostri sforzi per eliminare definitivamente questa pratica”, ha dichiarato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore generale dell’UNICEF.  “Determinare l’ampiezza della diffusione delle FGM è fondamentale per eliminare la pratica. Quando i Governi raccoglieranno dati e statistiche a livello nazionale sulle FGM vorrà dire che avranno maggiori strumenti per comprendere la diffusione della pratica e ampliare gli sforzi per proteggere i diritti di milioni di ragazze e donne” ha dichiarato Rao Gupta. La spinta contro le mutilazioni genitali femminili sta crescendo. I tassi di prevalenza delle FGM tra le ragazze tra i 15 e i 19 anni sono diminuiti, con un 41% in meno in Liberia, un 31% in meno in Burkina Faso, 30% in Kenya e 27% in Egitto, rispetto agli ultimi 30 anni. Dal 2008, oltre 15.000 comunità e distretti in 20 paesi hanno pubblicamente dichiarato di voler abbandonare la pratica delle FGM, comprese oltre 2.000 comunità nell’ultimo anno. 5 paesi hanno varato leggi a livello nazionale per mettere al bando la pratica. I dati indicano anche una diffusa disapprovazione vero le FGM, e la maggioranza delle persone nei paesi dove esistono dati sulle FGM pensano che dovrebbero finire. In questa ricerca sono compresi circa due terzi dei ragazzi e degli uomini. Ma il tasso di progresso generale non è abbastanza alto per tenere il passo con la crescita della popolazione. Se l’attuale trend continuerà, nei prossimi 15 anni il numero di bambine e donne soggette alle FGM crescerà. L’UNICEF insieme con l’UNFPA, coordina il programma mondiale più ampio per l’eliminazione delle FGM. Con l’inclusione dell’eliminazione delle FGM tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, gli impegni della comunità internazionale contro le FGM saranno più forti che mai.

UNICEF lancia nuovo Rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità” per la Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza

Coinvolti gli ambasciatori UNICEF Orlando Bloom, Shakira, Ricky Martin, Novak Djokovic, Sir Roger Moore, Susan Sarandon, Mia Farrow, Liam Neeson e Angelique Kidjo

indigniamoci20 novembre 2015- “In poco più di una generazione, il mondo ha dimezzato il tasso di mortalità infantile, fatto iscrivere più del 90% dei bambini alla scuola primaria e aumentato di 2,6 miliardi il numero di persone che hanno accesso all’acqua potabile” ha detto il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, lanciando oggi il nuovo rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità”, in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e 26° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza. Ma il mondo, nonostante i grandi progressi, rimane un luogo profondamente ingiusto per i bambini più poveri e svantaggiati: “i minorenni rappresentano quasi la metà dei poveri del mondo, quasi 250 milioni di bambini vivono in paesi devastati dai conflitti e oltre 200mila di loro hanno rischiato la vita quest’anno cercando rifugio in Europa”. Quasi 14 milioni di bambini e adolescenti in Siria, Iraq e in Afghanistan devono affrontare guerra, conflitti e ingiustizie ogni giorno, alimentando l’attuale crisi europea di migranti e rifugiati.    

Alcuni dati del rapporto:

  • I bambini delle famiglie più povere hanno quasi il doppio delle probabilità di morire prima di cinque anni rispetto a quelli provenienti da famiglie più ricche, e hanno cinque volte più probabilità di essere esclusi dall’istruzione.
  • Le ragazze provenienti dalle famiglie più povere hanno il quadruplo delle probabilità di sposarsi prima dei 18 anni rispetto a quelle appartenenti alle famiglie più ricche.
  • Più di 2,4 miliardi di persone non hanno ancora servizi igienici adeguati – di queste il 40% vive in Asia meridionale; e più di 660 milioni non ha ancora accesso all’acqua potabile – quasi la metà dei quali vive nell’Africa subsahariana.
  • Circa la metà dei 159 milioni di bambini con ritardi nella crescita vive in Asia meridionale e un terzo in Africa.

 

“Queste enormi disuguaglianze alimentano un circolo intergenerazionale vizioso di povertà e svantaggio”, ha detto Lake. “Ma non deve essere così. Noi sappiamo come rallentare, arrestare e invertire questo in un circolo virtuoso di progresso intergenerazionale. Sta a noi decidere di farlo attraverso un maggiore impegno di risorse. Dobbiamo fare questa scelta morale, pragmatica, strategica e giusta”. Il rapporto sottolinea come sia importante eliminare le persistenti disuguaglianze, sostenendo che investire nei bambini, in particolare nei più vulnerabili, è giusto in teoria e in pratica – e che tale investimento porta molteplici benefici non solo ai bambini, ma anche alle loro famiglie, alle comunità e alle economie. Un impressionante team di ambasciatori UNICEF – composto da Orlando Bloom, Shakira, Ricky Martin, Novak Djokovic, Sir Roger Moore, Susan Sarandon, Mia Farrow, Liam Neeson e Angelique Kidjo – è stato coinvolto in questa Giornata a favore dei bambini più vulnerabili del mondo, con la campagna “Fight Unfair”. “È scioccante pensare che un bambino su nove viva in un paese colpito da conflitti armati, testimone di orribili violenze che hanno distrutto il loro diritto alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione”, ha detto l’attore britannico e Goodwill Ambassador dell’UNICEF Orlando Bloom. “Ho viaggiato con l’UNICEF nell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e in Serbia per vedere come la guerra stia riducendo i bambini, le loro famiglie e le loro case. Il mondo sta affrontando la più grande crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale. Ogni paese che è nella possibilità di farlo dovrebbe sostenere i bambini e le famiglie che sono stati colpiti”.

UNICEF, iniziative per il 20 Novembre 2015

26° Anniversario dell’approvazione della convenzione sui diritti dell’infanzia e giornata sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

17 novembre- Il 20 novembre 2015 ricorre la Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza ed il 26° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, il trattato sui diritti umani più ratificato nella storia. Le Nazioni Unite hanno affidato all’UNICEF il compito di garantirne e promuoverne l’effettiva applicazione nei 196 Stati che l’hanno ratificata.  Nell’ambito della Campagna “Bambini in pericolo-Non è un viaggio. E’ una fuga” è possibile aderire on-line alla petizione “Indignamoci!” per i diritti dei bambini migranti e rifugiati. E’ possibile firmare su www.unicef.it/indigniamoci.

TUTTE LE INIZIATIVE

17 novembre- Lancio di “Agenda Infanzia: i conti non tornano. Scheda dati sulla situazione dell’infanzia e dell’adolescenza”: nel quadro della nuova Agenda globale post-2015 l’UNICEF Italia fotografa la situazione dei bambini e degli adolescenti nel nostro paese in diversi ambiti tra cui: le migrazioni, la povertà, la violenza e altri. Questa fotografia servirà da base per il monitoraggio che l’UNICEF Italia farà rispetto alle politiche e agli interventi che il Governo italiano metterà in atto per raggiungere i target riguardanti l’infanzia e l’adolescenza dei nuovi Obiettivi di sviluppo sostenibile. Evento di presentazione a Roma (h.20), al Maxxi del Film “Iqbal: bambini senza paura” organizzato dalla Fondazione Cinema per Roma e Alice nella città. L’UNICEF Italia sostiene e promuove il cartone ispirato alla storia di Iqbal Masih, il bambino pakistano ucciso nel 1995 per aver denunciato i suoi sfruttatori dopo anni di schiavitù nella manifattura di tappeti. Il film è diretto da Michel Fuzellier e Babak Payami, prodotto da GERTIE e distribuito da Academy Two. Il cartone uscirà il 19 novembre nelle sale di tutta Italia.

20 novembre-Lancio Rapporto “Per ogni bambino la giusta opportunità. Un mondo a misura di bambini e adolescenti Post-2015”: Tutti i bambini meritano la possibilità di essere felici e sani, esplorare il loro mondo in modo sicuro, e raggiungere il loro pieno potenziale. Eppure, i diritti di milioni di bambini e adolescenti sono negati da privazioni e discriminazioni fondate su fattori che sfuggono al loro controllo – genere, etnia, status socio- economico,  luogo di nascita, o se convivono con una disabilità. Fornire una giusta opportunità nella vita avvantaggia i bambini ma permette anche a ciascuno di noi di beneficiare dalle loro competenze, talenti e potenzialità e, conseguentemente, aumenta il progresso sociale ed economico. Tutti i dati più aggiornati su equità e violenza, povertà, sopravvivenza infantile, adolescenza, crisi umanitarie, istruzione, genere, cambiamento climatico e finanziamenti.

Roma. Il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera interverrà il 20 mattina a Roma al Convegno promosso dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza sul tema dei bambini migranti. Tra i richiedenti asilo in Europa uno su quattro è un bambino. Roma, Salone Di Vittorio CGIL nazionale, h.13,30. In occasione dell’uscita del film dedicato a Iqbal, la Cgil Nazionale di Roma alla presenza diSusanna Camusso, Segretario Generale Cgil ha organizzato un incontro sui diritti dei bambini, sul diritto al gioco, allo studio e alla pace dal titolo “Non è solo Iqbal, Iqbal non è solo”, con la partecipazione del Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.

21  novembre- Mondo del calcio: i prossimi 21-23 novembre, negli stadi della serie A TIM, i calciatori e gli arbitri entreranno in campo accompagnati dai bambini con uno striscione UNICEF che verrà sollevato al momento dello schieramento. L’iniziativa è realizzata in collaborazione e con il supporto della Lega Serie A TIM.

23 novembre –Spettacolo Teatrale: “IN VIAGGIO (verso il giorno dopo)”: debutta a Milano il 23 novembre al Teatro Franco Parenti il monologo teatrale del Portavoce dell’UNICEF Italia Andrea Iacomini dedicato ai bambini in pericolo in Siria e nel mondo. Poi tappa a Roma presso il Teatro dell’Orologio il 15 e 16 dicembre.

26 novembre- Roma, i bambini e i ragazzi che hanno partecipato al progetto “Partecipare, infinito presente” del Coordinamento PIDIDA incontrano le Autorità nazionali per presentare le loro proposte sull’ascolto e la partecipazione in famiglia, a scuola, nelle associazioni, nelle comunità, nel proprio comune.

 

In tutta Italia, i volontari dei Comitati locali UNICEF organizzeranno molti eventi pubblici legati a questa Giornata

Le Nazioni Unite chiedono accesso immediato alle aree colpite dal conflitto in Sud Sudan per evitare la catastrofe

3,9 milioni di persone in stato di fame acuta; decine di migliaia sull’orlo della carestia

south_sudan_3_crop23 ottobre 2015 – Tre agenzie ONU, oggi, hanno lanciato l’allarme sulla condizione di fame  estrema che, in alcune zone del Sud Sudan, sta spingendo la popolazione sull’orlo della catastrofe. Secondo gli ultimi dati, sarebbero 3,9 milioni le persone che, nel paese, vivono in stato di grave insicurezza alimentare. Le agenzie ONU – Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), l’ UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) –  hanno fatto appello alle parti in conflitto perché garantiscano accesso immediato e senza restrizioni nello Stato di Unity. Il nuovo studio Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che almeno 30.000 persone vivono attualmente in gravi condizioni, esposte alla fame e al rischio di morte. Dall’inizio del conflitto in Sud Sudan, quasi due anni fa, è la prima volta che uno studio IPC registra il livello cinque (“catastrofe”) – il più alto nella scala da uno a cinque – per tutte le fasce della popolazione. “E’ il periodo in cui si inizia il raccolto, dovremmo quindi assistere a un miglioramento significativo della sicurezza alimentare nel paese. Purtroppo, in luoghi come le zone meridionali dello Stato di Unità, ciò non sta avvenendo e le persone sono sull’orlo di una catastrofe che potrebbe essere scongiurata”, ha detto la Direttrice del WFP nel paese, Joyce Luma. “La popolazione del Sud Sudan ha bisogno di pace, di cibo nutriente e di assistenza umanitaria, insieme al sostegno alle proprie attività di sostentamento per sopravvivere e ricostruire la propria vita”, ha aggiunto Luma. Se non verrà garantito accesso umanitario senza restrizioni, hanno dichiarato le agenzie, l’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi fino alla carestia in zone dello Stato di Unity dove nei mesi scorsi l’assistenza umanitaria è stata compromessa da violenze terribili e dall’impossibilità di accesso. Alcune famiglie sfollate dicono di sopravvivere con solo un pasto al giorno a base di pesce e ninfee. “Dallo scoppio delle violenze quasi due anni fa, i bambini hanno sofferto il conflitto, la malattia, la paura e la fame”, ha dettoJonathan Veitch, Rappresentante dell’UNICEF in Sud Sudan. “Le loro famiglie sono state incredibili nel cercare di provvedere al loro sostentamento, ma hanno ora esaurito tutte le strategie di sopravvivenza. Le agenzie possono fornire sostegno, ma solo se verrà loro garantito accesso senza restrizioni. Altrimenti, molti bambini rischiano di morire”. Lo studio IPC indica che 3,9 milioni di persone in Sud Sudan soffrono la fame acuta. Nonostante il numero di nuclei familiari in stato di insicurezza alimentare sia diminuito durante la stagione del raccolto – come previsto – esso è superiore di circa l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò è dovuto al fatto che anche la popolazione delle regioni non direttamente coinvolte nel conflitto ne subisce gli effetti di lungo periodo, assieme a quelli causati da precipitazioni irregolari, da strumenti di sostentamento in esaurimento, da alti prezzi alimentari, dal costo del carburante e dall’inflazione, in una condizione economica in generale degrado. Inoltre, l’IPC registra come la situazione nutrizionale complessiva rimanga critica, con la Malnutrizione Acuta Globale (Global Acute Malnutrition, GAM) tra i bambini al di sotto dei cinque anni superiore alla soglia di emergenza negli stati colpiti dal conflitto di Jonglei, Upper Nile e Unity nel mese di settembre, e a livelli elevati nel Bahr el Ghazal settentrionale e nel Warrap durante tutto l’anno. Il livello elevato è dovuto a consumo alimentare inappropriato, ad inadeguate pratiche di alimentazione per madri e bambini, al cattivo stato di salute e all’offerta limitata di servizi sanitari e nutrizionali. Le tre agenzie – che lavorano nell’ambito della sicurezza alimentare e della nutrizione – hanno avvertito che la drammatica situazione economica nel paese sta contribuendo alla crescita record dei prezzi alimentari, che condiziona negativamente il potere d’acquisto delle famiglie acuendo i livelli di insicurezza alimentare. Anche le aree prima non interessate ora mostrano i segni di un grave deterioramento, con ampie parti della popolazione negli Stati del Greater Bahr el Ghazal in stato di crisi alimentare.“Le attività di sostentamento sono state gravemente colpite da tassi di inflazione elevati, dall’interruzione dei mercati, dai fenomeni di sfollamento legati al conflitto e dalla perdita di bestiame e produzione agricola”, ha spiegato Serge Tissot, Responsabile FAO in Sud Sudan. “Inoltre, al termine della stagione agricola, alla fine dell’anno, ci si attende una produzione cerealicola al di sotto della media in Uganda, Sudan ed Etiopia, che condizionerà gravemente le importazioni di cibo in Sud Sudan. Se verranno create nuove modalità di sostegno ai produttori agricoli, agli allevatori di pesce e bestiame, la resilienza di queste comunità ne uscirà rafforzata”, ha aggiunto Tissot. UNICEF, WFP e FAO, insieme ad altri partner dell’ONU e delle organizzazioni non governative, stanno raggiungendo milioni di persone con cibo, assistenza nutrizionale e kit d’emergenza per le attività di sostentamento. Le missioni di risposta rapida convogliano l’assistenza in molte aree remote, che sarebbero altrimenti tagliate fuori dai soccorsi umanitari. Il sostegno rapido alla produzione alimentare contribuisce alla sicurezza alimentare di lungo termine per le persone più gravemente colpite. Le agenzie hanno fatto appello alla comunità internazionale perché fornisca le risorse necessarie a sostenere ed estendere gli sforzi di assistenza salvavita.

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