Centrale Nucleare di Metsamor: una tragedia annunciata

[AdSense-A]

 

Ong contro centrale più’ pericolosa del Mondo

di Romolo Martelloni

Senza-titolo-7

Negli ultimi anni si e’  assistito inermi a terremoti e catastrofi naturali in ogni parte del mondo. Servono vittime e distruzione a ricordarci che la terra è viva, si muove, talvolta si ribella.  Il terremoto che ha devastato l’Italia centrale dimostra ancora una volta la vulnerabilità dell’uomo nei confronti della natura. Catastrofi come questa non possono essere previste, nonostante la scienza abbia fatto grandi progressi nella ricerca e nello studio dei fenomeni geologici. Ma esistono tragedie che, al contrario, si possono evitare: qualcuno le chiamerebbe le “tragedie annunciate”. Molti sanno che qualcosa potrebbe accadere, ma la verità viene messa a tacere, perché il silenzio è l’unico mezzo per coprire l’intreccio di interessi economici e politici che si nascondono dietro la scelta incivile di sottoporre intere popolazione alla minaccia di un cataclisma. Rompere questo silenzio è un dovere di tutti coloro che sanno, o quanto meno immaginano. Ed ecco che Nel cuore del Caucaso, a cavallo tra l’Europa e l’Asia, esiste una città che conta poco più di 10.000 abitanti, si chiama Metsamor. Questa piccola cittadina situata in Armenia, a soli 16 chilometri dal confine con la Turchia e 120 dal confine con Azerbaigian e Georgia, è tristemente nota alla popolazione del Caucaso per ospitare quella che viene definita “la centrale nucleare più pericolosa al mondo”, la centrale di Oktemberyan, meglio conosciuta come centrale nucleare di Metsamor, come denuncia l’Ong Stop Metsamor Coalition .  La centrale di Metsamor fu costruita in epoca sovietica, agli inizi degli anni 70, in una delle aree a più alto rischio sismico. Non è un caso che nel 1989 lo stesso governo sovietico decise di chiuderla a seguito di un catastrofico terremoto che colpì l’Armenia e che causò oltre 25.000 vittime. L’epicentro del sisma si trovava a soli 75 chilometri dalla centrale. Dopo 16 anni dalla sua chiusura, nel 1995, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica e dell’urgente fabbisogno energetico della popolazione armena, rimasta ormai geograficamente isolata a causa dei conflitti con i paesi confinanti Turchia e Azerbaigian, il governo decise di riattivare la centrale di Metsamor. Da li ad oggi la storia è lunga e corredata di promesse non mantenute, ricorda l’Ong Stop Metsamor Coalition.  La centrale copre il 40% dell’attuale fabbisogno energetico del paese. Nonostante le pressanti richieste delle istituzioni internazionali, degli ambientalisti e delle comunità scientifiche a trovare forme alternative di approvvigionamento energetico, seguite anche da proposte di supporti economici, il governo armeno si è sempre rifiutato di prendere realmente in considerazione la chiusura di Metsamor. Al contrario, la chiusura dapprima prevista nel 2004, poi posticipata al 1 settembre 2016, è stata nuovamente rimandata al 2026. Scelta comprensibile per alcuni, assurda ed omicida per altri, rileva l’Ong Stop Metsamor Coalition.  Forse non sono bastate le migliaia di vittime degli incidenti nucleari di Chernobyl e Fukushima, i perenni danni ambientali causati dalla fuoriuscita di radiazioni, le mutazioni genetiche su persone ed animali che ne sono conseguite, gli ingenti danni economici gravati sulla popolazione. Ancora una volta, e’ la denuncia di Stop Metsamor Coalition, le istituzioni preferiscono voltare lo sguardo altrove, sperando che nulla accada. Ma invece le cose accadono, e senza preavviso. La centrale di Metsamor, ormai obsoleta e senza i moderni requisiti di sicurezza, è e continuerà ad essere una bomba ad orologeria, non solo per la regione del Caucaso, bensì per l’Europa e per il mondo intero, protesta l’Ong.  Le istituzioni internazionali, le organizzazioni della società civile e la popolazione devono mobilitarsi, si legge nell’appello della Ong, affinché la centrale di Metsamor venga definitivamente chiusa. Non si può più attendere che arrivi un nuovo terremoto a decretare la morte di migliaia di persone innocenti e l’irreversibile disastro ambientale.

Iraq: 10 milioni di persone a rischio entro la fine del 2015

Appello congiunto delle agenzie delle Nazioni Unite per coprire il costo delle forniture di rifugi, cibo, acqua e altri aiuti salva vita per i prossimi sei mesi.

 

 

Ramadi375ansaweb_300Roma, 4 giugno  – Secondo il funzionario che sovraintende alle operazioni umanitarie in Iraq, se non saranno disponibili quanto prima i fondi necessari, gli interventi vitali di soccorso in supporto di milioni di persone colpite dal conflitto nel paese rischiano di terminare. Con l’ampliamento del conflitto, le Nazioni Unite e le loro ONG partner lanciano un appello ai donatori per 497 milioni di dollari per coprire il costo delle forniture di rifugi, cibo, acqua e altri aiuti salva vita per i prossimi sei mesi. L’appello ha come obiettivo raggiungere le comunità, che si spostano lungo vaste zone del paese, sfollate o colpite dalle violenze tra le forze Governative e Lo Stato Islamico in Iraq e Levante (ISIL). Il lancio dell’appello è avvenuto al Parlamento Europeo a Bruxelles durante il quale  Lise Grande, Coordinatore umanitario della Nazioni Unite per l’Iraq, ha dichiarato che le operazioni di soccorso sono appese a un filo: “La crisi in Iraq è una delle più complesse ed esplosive al mondo. I partner umanitari stanno facendo tutto quel che possono per dare il loro aiuto. Ma oltre il 50% delle operazioni saranno interrotte o ridotte se non arriveranno subito i finanziamenti necessari.” Le implicazioni di tutto questo, ha aggiunto Grande, potrebbero essere “catastrofiche”. I bisogni umanitari in Iraq sono elevati e in crescita. Più di 8 milioni di persone hanno immediato bisogno di aiuti salva vita. Questo numero potrebbe raggiungere i 10 milioni di persone entro la fine del 2015. La violenza ha già costretto circa 3 milioni di persone a lasciare le proprie case, costringendoli a sparpagliarsi in più di 3.000 aree in tutto il paese. I diritti umani e il ruolo della legge sono sotto costante assalto mentre le tensioni  tra le parti si acuiscono. Esecuzioni di massa, stupri sistematici e orrendi atti di violenza, dilagano. La mancanza di fondi è così profonda che 77 cliniche di primo aiuto sono state chiuse e le razioni di cibo per oltre 1 milione di persone sono state ridotte. Senza ulteriori fondi, saranno cancellati ancor più servizi salva vita. “La comunità internazionale deve fare tutto il possibile per rispondere ai bisogni umanitari in Iraq. Oltre all’assistenza salvavita, è importante focalizzarsi sull’accesso all’istruzione, come strada per aiutare a salvare questa generazione di bambini segnati dal conflitto e dalle violenze,” ha dichiarato Linda McAvan, Presidente della Comissione per lo Sviluppo del Parlamento Europeo. Le operazioni di soccorso sono gestite in collaborazione con il Governo Iracheno, le cui risorse economiche sono state profondamente ridotte dalla mancanza di introiti per la vendita di petrolio. La responsabilità delle operazioni di soccorso sarà trasferita alle autorità nazionali quando a livello economico e logistico sarà possibile. “Nell’ospitare questo evento il Parlamento Europeo vuole rendere omaggio al ruolo fondamentale che gli aiuti umanitari giocano nel garantire la sicurezza e la stabilità politica dell’Iraq e nel tenere unito il paese. Non possiamo dimenticare che molti paesi europei sono responsabili della situazione in Iraq, qualsiasi quantità di aiuti umanitari è giustificata per garantire la sopravvivenza dello stato,” ha dichiarato Javier Couso Permuy, Vice Presidente della Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento Europeo.

Kyenge: al via oggi a Roma i lavori della sesta conferenza Cahrom del Consiglio di Europa

kyenge 3A Roma i rappresentanti dei 47 paesi membri, oltre a Ong europeee organismi internazionali: il focus è sulle comunità rom in Ue, dall’educazione alle discriminazioni, al diritto al lavoro e alla salute.

Roma, 28 ottobre- La ministra per l’Integrazione, Cecile Kyenge, ha aperto oggi i lavori della Sesta Conferenza Cahrom che riunisce il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa specializzati sulla problematica della inclusione sociale dei rom. La Conferenza di carattere internazionale vede, da oggi, presenti a Roma i rappresentanti dei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa, oltre ai principali organismi internazionali e non governativi europei, i quali si confronteranno su tutti gli aspetti più rilevanti della condizione in cui versano le comunità rom in Europa e in Italia, dall’educazione alle discriminazioni, al diritto al lavoro e alla salute. Per la Kyenge: «Ospitare per la prima volta in Italia una conferenza di così alto livello sulla tematica dei diritti umani dei rom, è il segnale di una rinnovata attenzione del Governo italiano ad un problema tanto scottante, come quello della inclusione dei Rom nel tessuto socio-economico del Paese, che richiede oggi risposte urgenti che si possono dare solo con la collaborazione di tutte le istituzioni a livello europeo, nazionale e territoriale». Continue Reading

Medici senza frontiere lascia la Somalia dopo 22 anni:troppa violenza

5665656-msf-medici-senza-frontoere-bandiera1La Ong interrompe tutti i progetti umanitari: nessun sostegno dalle autorità civili del posto e troppi rischi per i volontari. Sono 14 gli operatori uccisi in 22 anni.

 Roma, 14 luglio – “In ultima analisi  i civili in Somalia pagheranno il costo più alto” lo ha detto con rammarico Unni Karunakara, presidente dell’associazione Medici Senza Frontiere, che lascia la Somalia ed interrompe così tutti i progetti umanitari in questo paese. Msf è presente su questo territorio da ben 22 anni, durante i quali 14 operatori della Ong sono stati uccisi. Alla base di questa difficile scelta le rappresaglie e la violenza subite nel corso degli anni “Troppa violenza, qui i gruppi armati e i leader sostengono tollerano o assolvono l’uccisione e il sequestro degli operatori umanitari”, spiega Karunakara . Continue Reading

La Lidu incontra Open Dialog Foundation: il clandestino non è un criminale

OPEN DIALOGUELa riunione tra la Ong e la Lega italiana diritti dell’uomo evidenzia l’assenza di efficaci normative per i richiedenti asilo politico in alcuni Paesi europei.

Di Maria Vittoria Arpaia

Roma, 10 luglio – Stamattina, 10 luglio 2013, alle 11 presso la sede nazionale della Lidu in piazza D’Ara Coeli a Roma, si è svolto un incontro tra il presidente Alfredo Arpaia e una delegazione polacca dell’Open Dialog Foundation, Ong sui diritti umani. Arpaia ha parlato dei temi più scottanti in materia di diritti umani in questo momento: uno di questi è  la criminalizzazione del clandestino.

Continue Reading

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]