Garibaldi fu ferito.. ma da chi?

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Incontro con l’autore Marco Ferrari a La Francesca Resort di Bonassola (SP), che presenta il suo libro dedicato al tenente dei bersaglieri che sparò all’Eroe dei Due Mondi. Martedì 9 agosto 2016 ore 21

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Un episodio della storia del Risorgimento noto a tutti, anche grazie ad un famoso motivetto, è quello del ferimento di Giuseppe Garibaldi. Si, l’Eroe dei Due Mondi “fu ferito”, ma “quando?” e “da chi?” sono domande che restano avvolte nell’oscurità. Martedì 9 agosto 2016, alle 21, aLa Francesca Resort di Bonassola (SP) lo scrittore Marco Ferrari presenta il libro “Ho sparato a Garibaldi”, scritto insieme ad Arrigo Petaccoed edito da Mondadori, che ricostruisce proprio questo fatto della vita del condottiero. Un racconto interessante, che porta a conoscere la figura di chi ha premuto quel grilletto che colpì Garibaldi, il 29 agosto del 1862 sulle montagne dell’Aspromonte, durante uno scontro della sua armata con le truppe regie. Ferrari racconta la storia del suo avo, Luigi Ferrari, tenente dei bersaglieri che sparò al malleolo di Garibaldi e riuscì a fermare l’avanzata dei garibaldini, ricevendo una medaglia da eroe ma portandosi nel cuore una sorta di maledizione. Poco dopo aver ferito Garibaldi toccò infatti a lui la medesima sorte, con esiti peggiori: fu colpito ad un piede e questo gli venne addirittura amputato. Divenne sindaco, con decreto regio, del suo paese natale, Castelnuovo Magra (SP) (borgo tra boschi simili a quelli che circondano La Francesca Resort di Bonassola (SP)) dove girava, claudicante, con le sue 4 medaglie al petto ma senza nessuna voglia di dichiararne la motivazione. Gli scrittori spezzini Arrigo Petacco e Marco Ferrari si sono messi sulle sue tracce per svelarne la vita maledetta, segnata da quell’episodio dell’Aspromonte. La tragedia di Luigi Ferrari sta nella sua contraddizione: fu l’unico eroe del Risorgimento a non poter andare fiero della florida stagione che fece nascere l’Italia, e dall’altra parte avrebbe potuto uccidere Garibaldi, ma non lo fece salvando il Risorgimento e l’unità italiana. Una faccenda tutta ligure, dunque. Un’onta che il luogotenente dei bersaglieri si trascinò fino al piccolo paese natio dove, ferito a sua volta e con un piede di legno, fu marcato dal segno indelebile della sua poco onorevole impresa sino alla redenzione finale. Vivendo una vita sconsolata, segnata dall’amore mai vissuto per la bella Martina, restituendoci il ritratto di un’epoca, di un piccolo borgo di confine, di una comunità e di una famiglia che ha sempre difeso quel povero soldato che non aveva fatto altro che obbedire agli ordini. Marco Ferrari chiacchiera con gli ospiti del suo libro, e risponde alle interessanti domande che escono dall’incontro.

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