È morto Sergio Marchionne. L’uomo che ha salvato la FIAT dal fallimento.

Prima del suo arrivo l’azienda torinese perdeva più di due milioni di euro al giorno. Oggi è la sesta casa automobilistica mondiale  e si chiama Fca.

di Vito Nicola Lacerenza

Si è spento all’età di 66 anni nell’ospedale universitario di Zurigo Sergio Marchionne, ex amministratore delegato della casa automobilistica Fca (Fiat-Chrysler Automobile), in seguito a due arresti cardiaci sopravvenuti durante un intervento chirurgico alla spalla. Rimasto alla guida della casa automobilistica torinese per 14 anni, Marchionne non riusciva ad immaginare il suo futuro professionale dopo la carriera da manager di Fca, che riteneva essere, “senza dubbio”, l’azienda in cui poter esercitare “tutte le sue capacità”, evidenti già durante gli anni della sua giovinezza. Laureatosi in filosofia, Marchionne consegue altri due titoli universitari in Canada, Paese  in cui si era trasferito con la famiglia all’età di 14 anni lasciandosi alle spalle la sua città natale, Chieti. La sua esperienza da manager è cominciata in Italia, nel 2004, quando è stato nominato amministratore delegato dell’allora FIAT. Ad un anno di distanza dalla sua nomina, Marchionne ha rotto l’accordo commerciale col colosso automobilistico americano General Motors, incassando 2 miliardi e mezzo di euro. Denaro necessario per rilanciare l’industria dell’auto italiana con nuovi modelli, come la “nuova 500”. Uscita sul mercato nel 2007, l’auto simbolo del “boom economico del 60” conquista i mercati internazionali, specie quello americano. Ed è proprio negli USA che l’ex manager di FIAT compie un’altra mossa vincente, l’acquisizione del 20% della casa automobilistica americana Chrysler, divenuta totale, al 100%, nel 2014. Dal 2009 la FIAT è diventata Fca e l’anno successivo Marchionne è riuscito a introdurre negli stabilimenti italiani il nuovo contratto aziendale. Condizione indispensabile, secondo l’ex amministratore delegato del gruppo FIAT, per investire in Italia e rendere di nuovo competitive le fabbriche di Mirafiori e Pomigliano. L’operazione è stata resa possibile grazie all’uscita di Marchionne da Confindustria e alla rottura con la Fiom, il sindacato degli operai metalmeccanici che lo accusava di privare i dipendenti di Fca dei loro diritti. Critica duramente respinta da Sergio Marchionne  che rispondeva: «Se continuiamo a vivere di diritti, di diritti moriremo. Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi». Sebbene il parere degli esperti sull’operato di Marchionne sia tutt’altro che unanime, i risultati positivi della sua gestione sono sotto gli occhi di tutti. Dal 2004 a oggi il valore del gruppo FIAT è salito da 5 miliardi a 60 miliardi di euro, diventando la sesta casa automobilistica più grande sul mercato internazionale. Proprio oggi il nuovo amministratore delegato di Fca, l’inglese Mike Manley, ha fatto sapere che l’enorme debito che pesava sui bilanci della FIAT e che causava all’azienda la perdita di 2 milioni e mezzo di euro al giorno, è stato estinto. Anche la Ferrari, di cui Marchionne  era divenuto dirigente nel 2014, ha visto un notevole incremento delle vendite come non accadeva dal 2000. Ora la guida della casa di Maranello passa al manager maltese Louis Camilleri.

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