Idos, le associazioni di migranti in Italia

Nell’ambito della Campagna IN.CO.NT.RO promossa dalla Direzione Generale per l’Integrazione e le Politiche di Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, cofinanziata dal Fondo Europeo per l’Integrazione, Idos ha curato la mappatura delle associazioni di migranti in Italia.

maroccoRoma, 20 novembre – Una rete fitta che dal basso contribuisce a sostenere e tenere unita la società multiculturale in cui viviamo, come le radici nascoste nella terra impediscono a quest’ultima di frantumarsi e franare: sono le associazioni di migranti che operano in Italia. Spesso di dimensioni molto piccole, dalla struttura informale, dotate di mezzi limitati, queste realtà svolgono un ruolo essenziale nei processi di integrazione delle comunità migranti, fungendo da ponte tra le culture e da ammortizzatore sociale per molti aspetti della vita. Per questo, i loro rappresentanti chiedono maggiore attenzione a livello sia istituzionale sia sociale. Nell’ambito di un progetto cofinanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di paesi terzi e promosso dalla Direzione Generale per l’Integrazione e le Politiche di Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Centro Studi e Ricerche IDOS ha realizzato una mappatura delle associazioni di migranti attive sul territorio nazionale, distinte per collettività estera di riferimento e per territorio di ubicazione. Attraverso la ricerca sui registri ufficiali e su internet, la rilevazione mediante questionari e a un sistema di reperimento “a cascata” attraverso reti associative, tra febbraio e giugno 2014 sono state rilevate informazioni sulla natura, le finalità e gli ambiti di 2.114 associazioni.Il numero di associazioni censite, pari a oltre il doppio di quello cui erano giunte le indagini precedenti più recenti, deriva – oltre che dall’integrazione di più canali di rilevazione – da una definizione più ampia  dell’oggetto di ricerca. Ai fini dell’indagine sono state considerate tutte le associazioni, di fatto o riconosciute, che abbiano uno dei seguenti requisiti:

– che siano state fondate da migranti e/o da figli di migranti (giovani provenienti da un contesto migratorio, ovvero seconde generazioni);

– o la cui maggioranza dei soci sia costituita da migranti e/o da figli di migranti;

– o il cui Consiglio direttivo sia formato in maggioranza da migranti e/o da figli di migranti.

All’interno del territorio nazionale, la distribuzione delle associazioni mappate ricalca sostanzialmente quella dei migranti nel loro complesso. Con 772 associazioni di migranti, il Nord Ovest ospita la quota di gran lunga più consistente (36,5%), precedendo il Nord Est con 558, il Centro con 471, il Sud con 199 e infine le Isole con 67. La Lombardia ne conta addirittura 496 (il 23,5% del totale nazionale), seguita dal Lazio con 261, dall’Emilia Romagna con 228 e dal Piemonte con 212, che rappresentano le Regioni italiane che contano al proprio interno più di 200 associazioni. Seguono il Veneto, il Trentino Alto Adige e la Campania, che hanno ognuna non meno di 100 di associazioni di migranti. Per quanto riguarda la ripartizione delle principali cittadinanze di riferimento delle associazioni, lasituazione è la seguente:

senegalesi si concentrano per oltre un terzo in Lombardia (36,5%, pari in tutto a 46);

marocchini per oltre un quarto in Lombardia (28,0% e 35), per poco meno di un quinto in Emilia

Romagna (18,0% e 23);

peruviani per oltre i due quinti in Lombardia (41,0% e 43), per circa un quinto nel Lazio (21,9% e 23);

albanesi per poco meno di un quinto in Piemonte (18,4% e 18), per circa il 15% sia in Lombardia che in

Trentino Alto Adige (15 ciascuna) e per oltre un decimo in Emilia Romagna (11);

ecuadoriani per la metà in Lombardia (49,3% e 37), per circa un quarto in Liguria (24,0% e 18);

moldavi per più di un terzo in Veneto (36,1% e 26), per circa un settimo nel Lazio (13,9% e 10);

ucraini per circa un terzo nel Lazio (33,8% e 22) e per quasi un quarto in Campania (23,1% e 15);

filippini per i due quinti in Lombardia (40,6% e 26), per circa un sesto nel Lazio (17,2% e 11);

cinesi per un quarto in Toscana (24,0% e 12), per un quinto in Lombardia (20,0% e 10), per una quota di

poco inferiore in Piemonte (18,0% e 9) e per un sesto nel Lazio (16,0% e 8);

bangladesi per poco meno di un terzo nel Lazio (31,0% e 13), per oltre un quarto in Veneto (26,2% e 11).

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