MAXXI, inaugurazione della mostra Mondongo

Dal 9 febbraio al 15 marzo 2016

b25c54e9-c599-42eb-995f-21ba3c771b01Roma, 6 febbraio – Dopo il grande successo al Museo di Arte Moderna di Buenos Aires e del Museo di Belle Arti di Houston si presenta a Roma nello spazio D del MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo la prima mostra italiana del gruppo argentino MONDONGO costituito da Juliana Laffitte e Manuel Mendanha. La mostra è composta per questa occasione da una grande installazione sul “paesaggio”, frutto di un lavoro lungo 5 anni e alcuni lavori della serie delle “calaveras” (teschi). Il tutto costruito con la plastilina, un elemento che secondo loro permette, come un olio corporeo, di fare altorilievi e bassorilievi sostituendo la pittura in cui la stranezza dei materiali scelti crea sentimenti di attrazione e repulsione. Che svelano caratteristiche somatiche e semantiche di un realismo spesso parodistico e scioccante, dove si coniugano tutti i verbi pittorici. Dettagli ossessivi costituiscono forme e colori che risaltano la loro sapienza pittorica con magniloquenza e effetti sconcertanti, interferiti da referenze culturali che vanno dalla tradizione remota a quella classica e fino alla reinterpretazione contemporanea. La straordinaria serie sul “paesaggio” ci sconvolge per la sua saturazione visuale: un sopraccarico di immagini che ci chiude nei cicli naturali della nascita, decadenza e ringiovanimento nel quale la vita risorge dalla putrefazione. La bellezza delle immagini apre la strada a un caos primordiale che ci lascia impantanati, allo stesso tempo che il paesaggio stesso rimane sommerso sotto l’acqua ogni anno come risultato delle tormente e crescita stagionale. Sotto questa contaminante fascinazione emerge una sospettosa fragilità che si nutre di un presentimento di irrealtà, insinuante della precarietà dell’universo. Questo paradosso si nasconde nell’ideologia delle loro osservazioni, dove il reale, in permanente mutazione, si converte nella rappresentazione della vita stessa. Questo è ancora più vero nella serie delle “calaveras” (teschi) dove il simbolo principe della morte si trasforma nelle mani di Mondongo nell’epopea della storia dell’umanità. Dove convivono i miti della storia reale presente e passata, i miti delle favole che più ci hanno accompagnato nella nostra infanzia ma ancor più i miti della nostra società dei consumi. In cui risaltano le grandi divergenze sociali non mai risolte della nostra vita quotidiana. Un universo pop usato come un catalizzatore degli eccessi della nostra umanità

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