Millenials, Brexit, dating app…tutto bello ma che vi mangiate?

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Prima mettevamo al primo posto la necessità di soddisfare un bisogno inevitabile, ora mangiamo per affollare pagine di social con #foodporn #foodinstagram

di Valentina Colella

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Gli argomenti che si trovano sulla bocca di molti ultimamente sembrano essersi incanalati in un vortice continuo. Al centro c’è l’evoluzione tecnologica e intorno ruota l’uomo. Quindi tutte le sfere emotive, sociali, relazionali dipendono dallo sviluppo del mezzo con il quale vogliamo diffondere un’esperienza. Fondamentalmente ci si approccia ad un’attività solo ed esclusivamente se questa è a misura di smartphone. Non ci soffermeremo ad un’ attività di giudizio sul fenomeno in questione ma sulle abitudini che un tempo, erano considerate scontate e di routine e che ora hanno una rilevanza sorprendente. Mangiamo, tutti. Da sempre ci nutriamo. Prima però mettevamo al primo posto la necessità di soddisfare un bisogno inevitabile, ora mangiamo per affollare pagine di social con #foodporn #foodinstagram. Così il bisogno si trasforma in ossessione e quella condivisione che prima avveniva intorno ad una tavola con un forte richiamo al focolaio domestico diventa estrema necessità di visibilità. Mangiamo pietanze dai nomi improbabili, ci improvvisiamo vegani, vegetariani, sperimentiamo le diete detox e lo comunichiamo a tutti. Almeno abbiamo il buon gusto di non farlo con la bocca piena visto che per parlare non serve più il “becco” ma un dito. Ma c’è una caratteristica che da sempre ha contraddistinto le tendenze e le mode: la provvisorietà.

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Quando si tocca l’apice della sperimentazione e ci si è arrovellati a lungo per trovare diverse versioni della stessa sostanza si implode come una stella lasciando posto a buchi neri. E nella rinascita si fa un passo indietro, poiché è scritto nel corredo genetico universale che solo partendo dal punto 0 si può costruire qualcosa. Hanno dato un nome anche a questo: “vintage”. In realtà ci siamo solo resi conto che dopo tanto affanno ci sarà un motivo per cui nonne e nonni mangiavano senza declamazioni, gomito a gomito, e ritenevano quel momento un tempo importante da celebrare. A questo punto scatta la ricerca del posto giusto per creare quell’atmosfera di unione. Nascono così delle vere e proprie isole nel cemento. Luoghi preferibilmente all’aperto. Piccoli spazi che ossigenano la voglia di una condivisione reale. Il cibo è sempre “fast” ma l’ambiente coinvolge e stimola i commensali, tra una birra e una partita di biliardino. E’ il caso di “Mare Nostrum”, fast food di pesce situato nel cuore del Villaggio Azzurro , quartiere di Roma. La caratteristica che colpisce maggiormente questo luogo è la sensazione di trovarsi a pochi passi dal mare. L’atmosfera è quella tipica della “leggerezza” estiva. Anche in questo caso il menù proposto ha subito l’influenza delle tendenze del momento, ma con una variante sfiziosa. Se la parola d’ordine nello street food è hamburger qui di certo la si rispetta ma proponendo la valida alternativa con del pesce. La birra c’è, lo spazio c’è, la qualità senza ombra di dubbio e c’è pure il biliardino. Il posto giusto per quel ritorno alla sacralità della mensa, dove nessuno vi vieta comunque di continuare la vostra attività sui social ma quantomeno tra uno scatto e un altro, potete guardarvi in faccia e mangiare veramente con la bocca e non solo con gli occhi.

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