Dal Divisionismo al Futurismo, dal Cubismo al Classicismo. Le stagioni creative di Severini alla Villa dei Capolavori in 100 opere, 25 inedite in Italia.

Mostra monografica dedicata al pittore Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966) nel cinquantenario della morte.

severinilancioParma, 27 gennaio – La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) dal 19 marzo al 3 luglio 2016, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l’intera attività di Gino Severini – allievo di Giacomo Balla, al quale la Fondazione ha recentemente dedicato una mostra di grande successo – non concentrandosi esclusivamente sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, cui sarebbero seguite, secondo alcune interpretazioni della critica, fasi interessanti ma non capitali per il linguaggio artistico del secolo XX; è infatti maturata la consapevolezza che il percorso artistico del pittore cortonese rappresenta fino alla fine, proprio nella sua articolazione e nella sua inquieta ricerca di “perfezione nella contemporaneità”, una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell’avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista, che caratterizzerà ogni successiva stagione, da quella, più rigorosa della misura aurea negli anni Venti e Trenta a quella pittoricamente più libera ed estroversa degli anni Quaranta, alle riprese neocubiste e neofuturiste dei Cinquanta e Sessanta.  L’esposizione prende spunto dalla presenza di due importanti opere di Severini nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca: la Danseuse articulée del 1915, capolavoro futurista, e la matissiana Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni quaranta, volute dal fondatore Luigi Magnani per il proprio tempio dell’Arte. Accanto a queste, vengono esposte circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia. La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive, contraddistinte nella maturità da varie riprese di tematiche affrontate nella giovinezza, è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che – variamente declinati nelle epoche dello sperimentalismo linguistico dell’avanguardia o nelle riprese del naturalismo – definiscono la personalità della sua creazione artistica. Un’esposizione tematica, dunque, articolata non in successione cronologica ma nella rivisitazione del tema centrale delle varie Sale che, affrontato in chiave prima divisionista, poi futurista e cubista, non cessa di essere un agente operativo anche nei decenni della maturità. Alcuni temi – che sono, significativamente, quelli caratteristici del Novecento pittorico italiano, sia sperimentalista che “classico” – sono stati così individuati:

Il Ritratto / La Maschera
Il ritratto emerge subito agli inizi del secolo nella fase divisionista e resta un soggetto importante anche nel periodo futurista (ritratti della moglie, delle cantanti del Varietà, della famiglia) e, limitatamente, in quello cubista. Il suo “trionfo” avviene però nella splendida produzione dei secondi anni Trenta, con la rimeditazione della grande produzione del ritratto romano. In quest’ambito si iscrive anche la prolungata attenzione al tema delle Maschere italiane che dal 1915-16 arriva fino agli ultimi giorni, tema al centro di tutta la produzione per Léonce Rosenberg e della decorazione ad affresco del Salottino di Montegufoni (1921-22), che anticipa di dieci anni la riscoperta della “pittura murale”.

La Danza
È il tema che più lo contraddistingue nella koiné futurista, e per il quale elabora decine di composizioni che dal primo carattere più descrittivo-cinetico (le ballerine dei café-chantant) approdano a una formulazione quasi astratta di natura cosmica, nelle serie splendida delle Espansioni della luce. Alla figura danzante, tuttavia impegnata nel balletto classico, ritornerà poi alla fine dei Quaranta, in opere neocubiste e neopuntiniste con le quali è sempre presente nelle Biennali veneziane del dopoguerra.

Il Paesaggio e la Natura morta

Entrambi i temi sono presenti sia nella fase divisionista che in quelle futurista e cubista ma è soprattutto la natura morta che domina decenni di pittura fino agli anni Cinquanta e Sessanta, come un soggetto d’elezione attraverso il quale analizzare il suo stesso sguardo rispetto alla restituzione delle forme del mondo.

La grande decorazione murale, di soggetto laico e religioso
Viene presentato un approfondimento dedicato alla grande decorazione murale che, in diversi periodi della vita e in risposta a diverse esigenze di carattere privato o di pubblica committenza, occupò l’attività del pittore in modo esclusivo. Della decorazione del Castello toscano di Montegufoni, che tuttora ospita l’incantevole Salottino delle Maschere musicanti (1921-1922), vengono proposti alcuni studi, come per la decorazione della Maison Rosenberg a Parigi (1928), oltre a studi e maquettes per le grandi commissioni degli anni Trenta/Quaranta.
Severini è poi fra i pochissimi artisti europei che abbia – in diversi decenni d’intenso lavoro – consapevolmente affrontato e risolto il tema della decorazione religiosa contemporanea, sfuggendo alle secche dell’ottocentismo più trito e innestando nella figurazione sacra le conquiste più meditate della pittura del Novecento.

Il Libro d’artista
Fleurs et masques del 1930 rappresenta il più alto contributo dato da Severini nel campo dell’arte del libro che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili. Le tavole, splendidamente concepite e incise, ne fanno il più ammirato fra i libri d’artista del Novecento ed esemplificano il moto e l’arrivo della ricerca di Severini: è una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell’arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche, con l’altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico.

SEVERINI. L’emozione e la regola

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).  Dal 19 marzo al 3 luglio 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì di Pasqua e lunedì 25 aprile. Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 [email protected] www.magnanirocca.it

Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida). Ristorante e Caffetteria nella corte del museo. Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi saggi in catalogo di Mauro Carrera, Alice Ensabella, Daniela Fonti, Giovanni Lista, Stefano Roffi.

Alla Magnani Rocca un fine settimana indimenticabile

Sabato 31 ottobre e Domenica 1° novembre vengono aperti al pubblico “Gli armadi segreti” della Villa dei Capolavori

lanciovisiteguidateParma, 29 ottobre- Nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma, è viva la presenza del fondatore Luigi Magnani. Aprendo al pubblico, come raramente avviene, gli armadi che custodiscono testimonianze importanti e oggetti preziosi di Magnani stesso e della sua famiglia, viene reso omaggio all’affascinante storia privata di un uomo dal colto e raffinato gusto artistico che dedicò la sua eclettica collezione alla memoria del padre Giuseppe, grande proprietario terriero e imprenditore caseario, della madre, la nobildonna Eugenia Rocca di Chiavari, nipote di papa Benedetto XV, e delle sorelle Ada e Lisetta, le tre donne di Luigi Magnani. Insieme alle memorie segrete di Villa Magnani, la grande mostra “Giacomo Balla Astrattista Futurista”, con oltre settanta opere che presentano al meglio l’evoluzione creativa dell’artista, e il capolavoro “La Sedia di Van Gogh”, opera suprema del grande pittore olandese eccezionalmente prestata alla Magnani Rocca dalla National Gallery di Londra, offrono al visitatore la possibilità di un percorso artistico di grande ricchezza e originalità. La storia della Villa e del suo proprietario si intrecciano con quella degli amati genitori, delle sorelle, morte entrambe ventenni di tubercolosi, e di illustri personaggi del mondo della cultura, dell’aristocrazia colta e dell’arte; tra questi anche l’amico pittore Giorgio Morandi, le cui opere sono esposte al piano superiore insieme a tele di Monet, Cézanne e Renoir. Proprio al piano superiore sono state aperte al pubblico le stanze private di Luigi e della madre Eugenia, che oggi ospitano capolavori d’arte affiancate dai luminosi corridoi con i guardaroba a muro di fine Ottocento, celati dalla boiserie ad ante laccate di bianco, che venivano utilizzati per ordinare gli abiti di famiglia, i raffinati accessori, i corredi e tanti preziosi ricordi. Eccezionalmente questi armadi vengono aperti ai visitatori sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre. Sarà così possibile rievocare gli splendori dell’alta società grazie al ricco abito in pizzo nero degli anni trenta che Donna Eugenia indossava quando era ricevuta a corte dalla regina Elena di Savoia, di cui era dama di compagnia. Ancora attuale risulta il prezioso abito da ballo in tessuto arricciato con fili in oro degli anni venti, indossato da Ada, una delle sorelle di Luigi, fra le prime donne in Italia ad adottare il taglio di capelli a la garçonne. Di Luigi Magnani è esposto anche il frac per le serate di gala e il cappello a cilindro, realizzato a Parigi negli anni quaranta, che riporta all’interno le sue cifre. A svelare i gusti di un tempo ci sono anche gli accessori (collane, cinture, borsette, guanti) provenienti dalle più rinomate case di moda dell’epoca, tra cui spicca per la pregevole manifattura l’ombrellino Belle Epoque in pizzo nero e manico in ebano intagliato, oltre alla collezione di vezzosi cappellini che ripercorrono un lungo periodo di storia del costume con modelli dagli anni venti agli anni sessanta, che Donna Eugenia commissionava in via Condotti a Roma. Completano la raccolta per la preziosità della fattura e dei tessuti i magnifici corredi ricamati e cifrati fra Ottocento e Novecento, utilizzati dagli ospiti della Villa, come Margaret, sorella della regina Elisabella d’Inghilterra, Giorgio Morandi, Eugenio Montale; di Montale è esposto anche uno dei rarissimi dipinti del grande poeta Premio Nobel, con la passione per l’arte e la musica, amico fra i più cari di Luigi Magnani.

Un grande GIACOMO BALLA alla Fondazione Magnani Rocca

Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori

ballalancioParma, 6 agosto- La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, intende presentare il percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.
La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i capisaldi del Manifesto del 1915:
ASTRATTO – la luce nei pastelli di inizio 900 realizzati a Villa Borghese – in particolare Fontana (che piange) della Banca d’Italia, mai esposto in precedenza – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato dalle figlie Luce ed Elica Balla nel 1968.
DINAMICO – il dinamismo nel volo delle rondini, nell’automobile che corre, nella velocità astratta.
TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme e Spirito.
COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
AUTONOMO – autoritratti come ecce homo dell’artista.
TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla.
DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915 recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1926.
VOLATILE – la figura femminile: dal primo pastello con Elisa che cuce (1898) al Dubbio (1907-1908), dai ritratti femminili degli anni venti al celebre Noi 4 allo specchio (1945).
SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico (studi e progetti da Casa Balla).
Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto: “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.”Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, ilComplesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian eGoncarova). Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

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