UGO RONDINONE giorni d’oro + notti d’argento

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Roma, MACRO Testaccio e Mercati di Traiano. Mostra a cura di Ludovico Pratesi

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Ultimi giorni per visitare giorni d’oro + notti d’argento di Ugo Rondinone, esposizione che si sviluppa intorno a due grandi installazioni ambientali concepite come due cicli, articolandosi in due degli spazi istituzionali più importanti della Capitale: il MACRO Testaccio, massimo esempio di archeologia industriale, e i Mercati di Traiano, monumento simbolo dell’antichità imperiale. Giovedì 1°settembre 2016 è l’ultimo giorno per ammirare all’interno dell’esedra dei Mercati di Traiano il gruppo di 5 calchi di ulivi millenari (luna d’inverno, luna da fame, luna di vento, luna di primavera, luna di fiori) ancora presenti in Puglia e in Basilicata, in alluminio verniciato di bianco. Una flora al tempo stesso fossile e contemporanea, carica di una dimensione drammatica ed espressiva, quasi epica, sospesa tra naturale e artificiale, tra storia e preistoria. L’installazione sarà trasferita a Parigi, a Place Vendome, in occasione della FIAC. Continua fino all’11 settembre, invece, la mostra giorni d’oro + notti d’argento a MACRO Testaccio, dove l’ambiente abbagliante, dominato da luci e colori, è pervaso dalla grande installazione vocabulary of solitude:45 clown che rappresentano, con le loro 45 differenti posture, attività della vita quotidiana, denunciando allo stesso tempo l’allucinazione della solitudine umana. Una mostra di dialogo, ma anche di contrapposizione: l’esplosione dei colori intorno all’immaginario di un uomo nella sua giornata di 24 ore al MACRO Testaccio si oppone al monocromo/bianco degli alberi dell’installazione ai Mercati di Traiano, concepita come allegoria delle fasi di luna piena dei 12 mesi. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Ludovico Pratesi e organizzata con il supporto di Sadie Coles HQ (Londra), Gladstone Gallery (New York-Bruxelles), Galerie Eva Presenhuber (Zurigo) e Esther Schipper (Berlino).

María Verónica León Veintemilla “GOLD WATER: APOCALYPTIC BLACK MIRRORS II” a cura di David Rosenberg

From La Biennale di Venezia to MACRO. International Perspectives a cura di Paolo De Grandis e Claudio Crescentini
Invito GOLD WATER di María Verónica LeónRoma, 30 Marzo – From La Biennale di Venezia to MACRO. International Perspectives è un nuovo progetto espositivo, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, dedicato alla presentazione presso gli spazi del MACRO di alcune installazioni internazionali provenienti dalla Biennale Internazionale di Venezia – 56. Esposizione Internazionale d’Arte, ricomposte e rimodellate site-specific. Promosso da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzato in collaborazione con PDG Arte Communications, il progetto vede convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città che lavorano per far viaggiare le esperienze dell’arte internazionale sul territorio nazionale. Dalla città lagunare appunto alla Capitale. Due città legate da una tradizione storico-artistica imponente che sono riuscite ad arricchire ulteriormente questo bagaglio per dare voce e vita all’arte contemporanea e far emergere e valorizzare questa risorsa, ricorrendo ad azioni di documentazione dell’esistente, di promozioni di iniziative ma anche di connessioni internazionali. Ricerca avviata da Paolo De Grandis già nel 1995 con l’ideazione dei padiglioni esterni alla Biennale di Venezia e la presentazione di nuovi paesi. From La Biennale di Venezia to MACRO. International Perspectives è il “viaggio” di significative mostre d’arte internazionali, che hanno debuttato alla Biennale Arte, verso l’esperienza museale capitolina, dove vivranno nuove atmosfere e curiosità. L’innovazione sta quindi nel percorso che le opere effettueranno da una città all’altra e da uno spazio all’altro, arricchendosi di significati, nutrendosi di un nuovo pubblico, modificandosi nel nuovo allestimento creato appositamente per il MACRO dai vari artisti internazionali invitati a partecipare. Il progetto è inaugurato dalla mostra Gold Water: Apocalyptic Black Mirrors II di María Verónica León Veintemilla, curata da David Rosenberg, artista fra le più interessanti dell’attuale scena artistica internazionale, recentemente premiata in Ecuador come “Donna dell’Anno” (sezioni delle Arti e della Cultura). María Verónica León Veintemilla rilegge al MACRO quella esplorazione concettuale della sua arte tenutasi appunto alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte nel 2015 presso il Padiglione dell’Ecuador, presente per la prima volta alla Biennale di Venezia. Con il lavoro Gold Water: Apocalyptic Black Mirrors II l’artista porterà nella MACRO Hall due grandi container contenenti fotografie e installazioni di video arte. L’opera si ispira a due delle primarie fonti naturali di salute e due degli elementi fondamentali per la vita dell’uomo e dell’economia globale: acqua e oro. Strappati dal loro contesto originale, vengono riesaminati criticamente attraverso la storia, la società, l’economia e la cultura in relazione ai valori economici globali. Entrambi gli elementi, chiave del futuro dell’umanità, sono sostentamento di vita, fisicamente ed economicamente, eppure esiste un paradosso: per estrarre l’oro spesso le fonti di acqua vengono distrutte. Nel progetto artistico e concettuale di María Verónica León Veintemilla, la convergenza di Arte e Scienza plasma un amalgama, il mito profetico di una futura distopia causata dall’annientamento della natura da parte dell’uomo e dalla sua cieca obbedienza al consumismo. Per illustrare la vitalità e l’energia dell’acqua, i suoi movimenti e i suoi cambiamenti da uno stato all’altro, l’artista predilige la tecnica della video arte, creando personalmente l’opera digitale, girando i video, editandoli, dipingendo e disegnando caratteri e simboli, scrivendo il testo e curando il suono. «La selezione dei video diviene una tecnica ideale, poiché le immagini in movimento mi permettono di mostrare in serie tutte le fasi similari delle “apocalissi” che culture differenti stanno vivendo simultaneamente in dimensioni parallele; una tecnica che mi porta ad astrarre al massimo l’industria high-tech che irrompe nello spirito dell’acqua e nell’anima degli esseri umani» afferma l’artista. Le installazioni video-audio di María Verónica León Veintemilla accostano tecniche differenti come disegno, oggetti, fotografia, video e suono, tecniche interconnesse ed esposte in un “tecno-teatro” dove l’elemento acqua rivela un nuovo stato mentale come fonte di vita. Vari video trasformano lo scenario di uno stabilimento di imbottigliamento: un mix di ritmi su uno sfondo metallico dà vita a stelle che si schiudono e si trasformano come nuove tecno-galassie. Partendo dalla meccanizzazione di questo paesaggio, l’opera presenta una coreografia industriale in cui gli addetti all’imbottigliamento dell’acqua per il successivo smercio volteggiano, assecondando i suoni con passi e movimenti robotici sincronizzati, ripetuti all’infinito. Questo impressionante concerto metallico ha dato all’artista le prime note per creare nuovi codici per le sue “tecno-costellazioni” o “visioni metalliche” e imporre l’ultimo orientamento della domanda di mercato che racchiude la virtù naturale incontaminata dell’acqua. La natura può essere difesa e il lavoro di María Verónica León Veintemilla difende con forza gli ecosistemi in pericolo attraverso la sua cosmologia artistica. L’oro, altro simbolo capitalista, oggetto di desiderio, indice economico, si trasformerà in una promessa di bellezza attraverso un nesso rivoluzionario di creatività. Dopo un viaggio trascendentale nelle pratiche orafe ancestrali ecuadoriane, che utilizzavano tecniche speciali come la martellatura e il rilievo per elaborare figure inconsuete e maschere d’oro con fisionomie originali, come le bizzarre creature extraterrestri al confine con lo spazio, l’artista inserisce il talento genuino delle culture precolombiane all’interno di una struttura ultramoderna per catapultare nuove idee e opere derivanti da questo processo in futuri contesti culturali e nel paesaggio artistico internazionale d’avanguardia. Per prefigurare una nuova collezione d’oro nella scena artistica contemporanea, l’artista ricicla queste pratiche lavorando con l’“oro virtuale” o artificiale (acrilici, oli, foglia d’oro, spray dorati, ecc.), che ci dà l’illusione di poter facilmente accedere a questo metallo, ma, in realtà, ne simula solo l’aspetto, la luce e i potenti riflessi. Si potrà vedere ed ascoltare un nuovo rituale con oro virtuale in una speciale performance: l’artista entra in comunicazione animistica con gli antenati ed entra in trance; le mani compiono movimenti circolari in un vaso di oro virtuale (acrilico in questo caso); la sua voce e le sue espressioni danno vita ad un linguaggio cosmico senza parole – una sorta di lingua di Babele –, un linguaggio cantato universale e spirituale nel quale gli antenati ci trasmettono messaggi trascendentali e antichi codici per un futuro più sano. Ispirata a parole come “divinità”, “coscienza”, “riflessione”, “prevenzione”, “purezza” e “splendore”, l’artista crea suoni che evidenziano l’aura della saggezza degli antenati e l’antica cosmogonia, entrando in un campo rappresentativo della luce dell’oro con l’idea di depurare la nostra coscienza e il nostro stile di vita per un futuro migliore. María Verónica León Veintemilla trasferisce alle sue maschere virtuali le espressioni dei nostri tempi: disperazione, stress estremo, tristezza, follia ed esaurimento, l’“ansia globale”. In altre maschere ha registrato le espressioni di sofferenza, danno e sfruttamento di molti minatori. Altre maschere ancora potrebbero essere viste come speciali creature extraterrestri che comunicano nello spazio profondo. Grazie a questo nuovo progetto che include caratteristiche innovative e “riciclaggio virtuale”, l’immagine dell’oro vive un’inusuale trasformazione assumendo nuove connotazioni e rivelando nuove applicazioni estetiche per il mercato dell’arte e l’oreficeria. Come afferma David Rosenberg: «L’artista crea un’architettura rudimentale e temporanea all’interno dell’architettura del museo, installando un container industriale, una sorta di utero o un athanor (il forno dell’alchimista), aprendo e definendo il suo territorio. Visivamente, le varie opere esposte al MACRO oscillano tra geometria caleidoscopica e ipnotica ed espressivi autoritratti sovradimensionati. Materie primarie, natura e corpo dell’artista si trasformano in vettori di espressione artistica: c’è un processo integrante dove concetti, pensieri ed emozioni si fondono e risuonano in vari modi, raggiungendo un punto di incandescenza dove un nuovo stato della mente viene creato, rigenerato e purificato».
Inaugurazione: 30 marzo 2016 ore 18.00
Apertura al pubblico: 31 marzo – 17 aprile 2016

FAIG AHMED Points of Perception

10 febbraio – 29 marzo 2016 MACRO Testaccio

Outflow, Faig Ahmed, 2013 (1)Roma, 8 febbraio – Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la prima personale italiana presso un museo dell’artista azero Faig Ahmed (Baku, 1982). Nel padiglione 9A del MACRO Testaccio si svolge infatti, dal 10 febbraio al  29 marzo 2016, la mostra Points of Perception, a cura di Claudio Libero Pisano, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, e realizzata in collaborazione con la galleria Montoro12 Contemporary Art di Roma. L’artista espone al MACRO Testaccio una serie di opere site-specific che hanno come filo conduttore il Sufismo. Attraverso questa forma di ricerca mistica, l’artista crea la relazione tra la coscienza e tutto quanto esiste al di fuori di essa. L’arte è uno strumento per ampliare i sensi, e l’artista il tramite della condivisione. Sperimentando tecniche diverse e collegandole a pratiche mistiche, Ahmed trova una sua peculiare soluzione all’interrogativo sulla percezione della verità. L’arte è una disciplina senza confini e serve a comprendere la storia dell’essere umano, dei suoi percorsi inerpicati sul confine stretto tra coscienza e percezione. Tra misticismo e realtà.L’artista, per paradosso, utilizza l’ascetismo Sufi proprio per interpretare la realtà nei suoi aspetti più concreti. L’arte, secondo Ahmed, è un passepartout eccellente per riconnettere passato e presente, tradizione e modernità. La sua natura e le sue tecniche non hanno confini, e tutto ciò che è dentro e fuori la percezione può essere interpretato attraverso i suoi infiniti linguaggi. L’artista è un esploratore attivo che, come uno sciamano, mette in relazione la mente e il corpo. Le sue opere sono un messaggio di condivisione che pone interrogativi e sollecita stupore e meraviglia. L’aspetto estetico ha un ruolo decisivo solo se accostato al processo che l’ha maturato e reso possibile. La mostra è composta da numerose opere, tra cui grandi installazioni, video, e i suoi noti “carpet works”, con i quali l’artista trasforma oggetti dalla tradizione secolare in imponenti opere d’arte contemporanea, creando manufatti che sembrano proiettati nel futuro grazie a un’estetica azzardata e fuori dal tempo, nonostante l’esecuzione fedele ad antichissimi procedimenti. Partendo infatti dal design dei tradizionali tappeti dell’Asia centrale, Ahmed li manomette e li riprogetta in forma digitale sul computer. Il risultato è trasportato su disegni a grandezza naturale, che, come nella realizzazione dei tappeti tradizionali, vengono poi realizzati da artigiani locali su telai tradizionali, dando vita ad oggetti nei quali si è portati a perdersi, dove il segno viene continuamente spostato, pixellato, liquefatto.Al centro della sala, è posta una monumentale installazione che sfida le leggi fisiche e dispone il pavimento tessuto di una moschea in una sorta di onda che travolgere lo spettatore.  

Faig Ahmed

Faig Ahmed è nato nel 1982 a Baku (Azerbaijan), dove vive e lavora. Si è laureato nel 2004 presso la facoltà di scultura dell’Azerbaijan State Academy of Fine Art a Baku. Dal 2003 ha lavorato con diversi media, tra cui pittura, video e installazioni. Al momento si concentra sullo studio delle qualità artistiche dei tappeti azeri – scompone la loro struttura tradizionale per poi riassemblare casualmente le componenti dell’oggetto originario e fornire loro la forma di scultura contemporanea. Nel 2007 ha rappresentato il suo paese nel padiglione della Biennale di Venezia e nel 2013 ha partecipato all’evento collaterale “Love me, Love Me Not”. Sempre nel 2013 è entrato nella shortlist del Jameel Prize con opere esposte al Victoria and Albert Museum di Londra. Una sua opera è presente nella collezione permanente del Seattle Museum of Art, altre sono state esposte al Boston Museum of Fine Art e in molti altri luoghi istituzionali in tutto il mondo. Ha esposto in mostre personali nelle principali capitali mondiali dell’arte contemporanea, tra cui Londra, Dubai, New York, Dheli, Sharjah, Roma.

INFO PUBBLICO

 MACRO Testaccio

piazza O. Giustiniani 4, Roma

Orario: da martedì a domenica, ore 14.00-20.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)

 Biglietto MACRO Testaccio

Tariffa intera: non residenti 8,50 €, residenti 7,50 €.

Tariffa ridotta: non residenti 7,50 €, residenti 6,50 €.

 Biglietto cumulativo MACRO via Nizza + MACRO Testaccio

Dal 10 al 17 febbraio 2016

Tariffa intera: non residenti 13,00 €, residenti 12,00 €

Tariffa ridotta: non residenti 11,00 €, residenti 10,00 €

Dal 18 febbraio 2016 in poi

Tariffa intera: non residenti 14,50 €, residenti 13,50 €

Tariffa ridotta: non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €

 

Informazioni sugli aventi diritto alle riduzioni: www.museomacro.org

 

INFO: 060608

www.museomacro.org

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BIZHAN BASSIRI La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico

10 febbraio – 29 marzo 2016 MACRO Testaccio

Bizhan Bassiri, La Riserva Aurea  del Pensiero Magmatico, 2013 - photo credits MARIO DI PAOLORoma, 8 febbraio – Dal 10 febbraio al 29 marzo 2016 gli spazi del MACRO Testaccio ospitano La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico, personale dell’artista italo persiano Bizhan Bassiri, a cura di Bruno Corà. Promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Tehran Museum of Contemporary Arts, Fondazione VOLUME! di Roma, AUN Gallery di Tehran e Claudio Poleschi Arte Contemporanea di Lucca, la mostra rappresenta la naturale evoluzione di un percorso iniziato nel 1984 con il Manifesto del Pensiero Magmatico, che si esprime nella particolare e multiforme iconografia di Bassiri, attraverso la materia nella quale si concretizza la sua idea di “Riserva Aurea”. La sperimentazione tecnica, materica e linguistica, che caratterizza il cammino di Bassiri, lo ha portato, anche in questo caso, all’utilizzo di diversi materiali come la carta pesta, il bronzo, l’acciaio, ed elementi lavici, e nasce dalla volontà di esprimere, tramite l’uso della scultura l’immagine che sottende al pensiero “magmatico”. Tutta la produzione dell’artista è generata da una sorta di epifania, da una forza creatrice trascendente, che prende forma attraverso l’artista, come spiega lo stesso Bassiri nell’incipit del Manifesto: “Trovandomi per la prima volta sul cratere, ho sentito la condizione magmatica come fosse il sangue che circolava nelle vene e il cervello nella sua condizione creativa. Da allora, sono ospite di questo tempio dove i fantasmi prendono corpo e le pietre paiono somme animali.”In La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico Bassiri rielabora i suoi elementi classici: il centro del lavoro sono i Dadi della sorte, affiancati da 6 Serpi auree e da una serie di sculture placcate d’oro composte da 12 Bastoni battenti, 4 leggii e 4 Erme, mentre 32 Erme ricoperte di zolfo fanno da sentinella. Questi lavori sono disposti nello spazio dell’ex Mattatoio su una superficie staccata dal pavimento di 6 cm e ricoperta di polvere di marmo, che termina in una parete blu al centro della quale è fissato un cristallo nero. Se nel Manifesto Bassiri scriveva che “l’opera non si riflette nello specchio del mondo ma nel suo proprio”, i lavori che compongono la mostra si aprono nella loro immagine speculare, innescando una relazione tra l’opera e il suo riflesso, mettendola in relazione con l’infinito. Lo spazio dell’ex Mattatoio, così, assume una dimensione altra, in cui la materia continua nella sua immagine.

 

Bizhan Bassiri

Nato a Tehran nel 1954, giunge a Roma nel 1975 e vive tra Roma e Chiusi (Siena). Comincia a esporre nel 1981 partecipando a mostre personali e collettive. La ricerca artistica di Bizhan Bassiri inizia con l’utilizzo di materiali diversi: superfici di cartapesta e di acciaio e bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche. È autore del Pensiero Magmatico (1984), del Manifesto del Pensiero Magmatico (1984 – 2016). Tra le mostre principali, personali e collettive, si segnalano: Paesaggio con rovine, Orestiadi, Gibellina (Trapani) (1992). IX Biennale di Sydney (Australia) (1992). Corpus Delicti, Museum van Hedendaagse Kunst, Gand (Belgio) (1995). Engel: Engel, Kunsthalle, Vienna (Austria); Pensiero Magmatico. Paesaggi della Mente, Borholms Kunstmuseum, Borholms (Danimarca) (1998). Au rendez-vous des amis. Identità e Opera, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (1998). The Opening. Eventi Tellurici, Arsaevi, Collegiumartisticum, Sarajevo (Bosnia) (2002). Sorgente, Centro Arte Contemporanea BM, Tophane-i Amire, Istanbul (Turchia) (2004). Il Pendio, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2004). La Caduta delle Meteoriti, Museo Archeologico Nazionale di Venezia (2011). La Riserva Aurea, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia (2013). La Battaglia, Sala dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze (2014). Motlaq, Tehran Contemporary Art Museum, Tehran (2015). Noor, Aun Gallery, Tehran (2015).

INFO PUBBLICO

 MACRO Testaccio

piazza O. Giustiniani 4, Roma

Orario: da martedì a domenica, ore 14.00-20.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)

 Biglietto MACRO Testaccio

Tariffa intera: non residenti 8,50 €, residenti 7,50 €.

Tariffa ridotta: non residenti 7,50 €, residenti 6,50 €.

 Biglietto cumulativo MACRO via Nizza + MACRO Testaccio

Dal 10 al 17 febbraio 2016

Tariffa intera: non residenti 13,00 €, residenti 12,00 €

Tariffa ridotta: non residenti 11,00 €, residenti 10,00 €

Dal 18 febbraio 2016 in poi

Tariffa intera: non residenti 14,50 €, residenti 13,50 €

Tariffa ridotta: non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €

 

Informazioni sugli aventi diritto alle riduzioni: www.museomacro.org

 

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IO È UN ALTRO (auto)ritratti d’artista dalla collezione della Cineteca nazionale e del MACRO

11 febbraio – 5 maggio 2016, MACRO, Roma 
MACRO_egosuperegoalterego_rassegna film e videoRoma, 8 febbraio – All’interno della mostra EgosuperEgoalterEgo. Volto e Corpo Contemporaneo dell’Arte, curata da Claudio Crescentini e promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, verrà realizzata la rassegna di film e video, dal titolo Io è un Altro, nella quale verranno proiettati una serie di film d’artista e video in cui gli artisti, fra gli anni Sessanta e Ottanta, hanno indagato sul tema del volto e del corpo umano, con prospettive di autorappresentazione e presentazione di grande impatto tecnico e visivo. Il materiale è stato selezionato da Marco Fabiano e da Annamaria Licciardello (CSC-CN) e verrà proiettato dall’11 febbraio al 5 maggio 2016, presso la Sala Cinema del MACRO, a partire dalle ore 17.30. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. In contemporanea, e fino all’8 maggio 2016, prosegue la mostra EgosuperEgoalterEgo mediante la quale si è cercato di approfondire e dimostrare, nel concreto dell’arte stessa, l’iter contemporaneo di quella che storicamente è definita come “pittura di genere”, con riferimento appunto all’autoritratto e al ritratto, ampliando e attualizzando la denominazione fino al selfie che, in poco tempo, si è andato imponendo a livello mass-mediale come nuova forma di comunicazione e diffusione del sé, riportando, consapevolmente o meno, il volto e corpo contemporaneo di nuovo in primo piano nella società e di riflesso nell’arte contemporanea. In mostra dipinti, fotografie, video, installazioni site specific, stencil, ecc. di, Franco Angeli, Vito Acconci, Claudio Abate, Ennio Calabria, Candy Candy,Giacinto Cerone, Sandro Chia, Francesco Clemente, Plinio De Martiis, Stefano Di Stasio, Mariana Ferratto, Giosetta Fioroni, Gilbert&George, Francesco Guerrieri, Renato Guttuso, Bertina Lopes, Mimmo Jodice, Carlo Levi, Urs Luthi, Carlo Maria Mariani, Nino Migliori, Bruce Nauman, Luigi Ontani, Luca Maria Patella, Cristiano Pintaldi, Arnulf Rainer, Mario Schifano, Sissi, Sten e Lex.
In questo ambito e sempre dall’11 febbraio, in una già prevista turnazione di opere, il MACRO ospiterà un autoritratto mai esposto in precedenza di Karl Schmidt-Rottluff, artista ormai da considerare come il padre dell’Espressionismo tedesco, autorappresentatosi nel cortile della sua casa di Zehlendorf. L’opera è stata realizzata, nel febbraio 1962, appositamente per il collezionista/prestatore, come dono delle sue nozze e racchiude una piccola storia personale significativa per conoscere il lato sentimentale di Karl Schmidt-Rottluff. Il dipinto riporta, infatti, sul retro la scritta “WENN MUHAMMAD GEHT NICHT ZU BERG, BERG…” (“se Maometto non va alla montagna, la montagna…), direttamente riferita al collezionista amico dell’artista, il quale aveva programmato di andare a trovare il pittore a Berlino, proprio in viaggio di nozze, senza però riuscire ad ottenere il visto. L’artista quindi decide di “inviare se stesso”, appunto il suo autoritratto, alle nozze dell’amico. Nel catalogo (Palombi Editori), che pubblica anche i primi 100 selfie del contest#MACROego, campagna lanciata attraverso il suo sito e i social network, saggi di Hans Belting, Claudio Crescentini, Marco Fabiano, Annamaria Licciardello e Federica Pirani.
 
PROGRAMMA
 
giovedì 11 febbraio 2016, ore 17,30
–        Anna (Anna Carini Naturale), di Mario Schifano (n.d., 12’)
–        Film, di Mario Schifano (1967, 15’)
–        In viaggio con Patrizia, di Alberto Grifi (1967, 30’)
–        [Attualità], di Franco Angeli (1967, 16’)
–        [Doppio ritratto: Schifano/Angeli], di Franco Angeli  (n.d., 4’)
 
giovedì 25 febbraio 2016, ore 17,30
–        SKMP2, di Luca Maria Patella (1968, 30’)
–        Libro di santi di Roma eterna, di Alfredo Leonardi  (1968, 15’)
–        Ferreri, di Mario Schifano (n.d., 16’)
–        Le avventure di Giordano Falzoni, di Alberto Grifi (1971, 20’)
 
giovedì 10 marzo 2016, ore 17,30
–        Anamnesi, di Michele Sambin (1968, 19’)
–        Dissolvimento, di Pia Epremian De Silvestris (1970, 9’)
–        Hilarisdoppio, di Paolo Gioli (1973, 25’)
–        Diogene, di Michele Sambin (1977, 3’)
–        The box of life, di Federica Marangoni (1979, 12’)
 
giovedì 24 marzo 2016, ore 17,30
–        Il cinema sperimentale di Paolo Bologna, 11 cortometraggi super8 (1977/1980, 58’)
 
giovedì 14 aprile 2016, ore 17,30
–        Inquietudine, di Mario Carbone (1960, 13’)
–        Novorealismo, di Enzo Nasso (1962, 10’)
–        Gruppo uno, di Emilio Marsili (1965, 11’)
–        Antonio Ligabue pittore, di Raffaele Andreassi (1965, 15’)
–        Zoommm track!, di Mario Carbone (1968, 10’)
–        La metropoli di Titina Maselli, di Massimo Mida (1969, 10’)
 
giovedì 28 aprile 2016, ore 17,30
Dalla collezione dei video della Galleria del Cavallino di Venezia
–        Da zero a zero, di Paolo Cardazzo / Peggy Stuffi (1974, 7’)
–        Tempo, spazio, superficie, di Guido Sartorelli (1974, 5’)
–        De Photografia, di Claudio Ambrosini (1976, 23”)
–        Hair Cut, di Claudio Ambrosini (1976, 3’)
–        The Motovun Tape, di Ziva Kraus (1976, 4’)
–        Monument, di Sonja Ivekovic (1976, 6’)
–        Reconstructions 1952-1976, di Sonja Ivekovic (1976, 8’)
–        100″ per…, di Michele Sambin (1976, 2’)
–        Focus, di Piccolo Sillani (1976, 4’)
–        Make up – Make down, di Sonja Ivekovic (1978, 6’)
–        Narcissus, di Piccolo Sillani (1978, 4’)
–        Video as no video, di Luigi Viola (1978, 2’)
–        Smoke gets in your eyes, di Giovanni Soccol (1979, 3’)
–        Do you remember this movie?, di Luigi Viola (1979, 5’)
–        Nascita, sviluppo e morte dell’illusione, di Guido Sartorelli (1981, 3’)
 
giovedì 5 maggio 2016, ore 17,30
–        Morire gratis, di Sandro Franchina (1967, 87’)
L’iniziativa si è avvalsa della collaborazione di: Archivio Nazionale Cinema d’Impresa; Associazione Culturale Alberto Grifi; Archivio Franco Angeli; Archivio Mario Schifano; Archivio Paolo Bologna.
INFO PUBBLICO
 
MACRO
via Nizza 138, Roma
Orario: da martedì a domenica, ore 10.30-19.30  (la biglietteria chiude un’ora prima).
 
INGRESSO
 
MACRO via Nizza
Tariffa intera: non residenti 13,50 €, residenti 12,50 €.
Tariffa ridotta: non residenti 11,50 €, residenti 10,50 €.
 
MACRO via Nizza + MACRO Testaccio
Tariffa intera: non residenti 14,50 €, residenti 13,50 €
Tariffa ridotta: non residenti 12,50 €, residenti 11,50 €
Informazioni sugli aventi diritto alle riduzioni: www.museomacro.org
INFO: +39 060608

Parola Critica: Ciclo di incontri sui temi fondamentali del pensiero critico di Gillo Dorfles

Dal 23 gennaio al 2 aprile 2016 MACRO 

image003Roma, 6 febbraio – In occasione della mostra Gillo Dorfles. Essere nel tempo (27 novembre 2015 – 17 aprile 2016) si svolge al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, dal 23 gennaio al 2 aprile 2016, il ciclo di incontri “Parola critica”, a cura del Centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo, in cui alcuni testimonial d’eccezione esplorano i territori del pensiero critico di Gillo Dorfles, al di là dei recinti disciplinari. Tra i relatori: Giovanni Anceschi, Giorgio Battistelli, Mario Botta, Massimo Carboni, Aldo Colonetti, Andrea Cortellessa, Stefano Catucci e  di Ugo Volli. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Programma

sabato 23 gennaio 2016

17.30 – 19.00

Giorgio Battistelli, Stefano Catucci

Note dal presente: musica e arti visive

Tra i filosofi che hanno attraversato il Novecento, Gillo Dorfles è stato tra i pochi a tenere costante l’attenzione sulla musica, non considerandola mai estranea al destino delle altre arti. Non si può trascurare, naturalmente, il fatto che egli abbia avuto una formazione musicale significativa, e che abbia sempre praticato la musica suonando, ma anche studiando e ascoltando la nuova musica. È stata però soprattutto la sua attività di studioso e critico delle arti visive a giovarsi del confronto con la musica. Da un lato, proseguendo una tradizione inaugurata alla fine dell’Ottocento da Aloys Riegl e sviluppata successivamente da Ernst Gombrich, Dorfles ha esteso e precisato il campo delle analogie musicali con le quali si possono comprendere i fenomeni delle arti visive.

 

sabato 13 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Mario Botta

Le prospettive critiche di Dorfles in architettura

Nella fittissima rete che ha visto Gillo Dorfles protagonista della ragione critica dell’arte e dei costumi del secolo appena trascorso, l’architettura lo registra come un attento e costante osservatore in grado di garantire una testimonianza diretta che dai suoi primi scritti degli anni Trenta si estende fino a oggi con una rara lucidità intellettuale. Da oltre 85 anni Dorfles segue incessantemente e interpreta attraverso uno sguardo competente e impietoso le variazioni teoriche e critiche dell’architettura, una disciplina complessa e veritiera. Un secolo di critica nei confronti degli equilibri ambientali e delle strategie adottate per far fronte ai continui cambiamenti, costituisce un unico impressionante patrimonio storico di conoscenze, poiché vissuto in diretto contatto con i protagonisti (architetti, ingegneri, designer e storici dell’arte) che dagli albori del Novecento hanno registrato speranze e illusioni del dibattito culturale.

 

sabato 20 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Andrea Cortellessa

Previsioni del tempo. Lo scrittore come segnavento

In questo intervento si guarderà a quella tradizione di autori che hanno saputo cogliere, nelle minime increspature dell’atmosfera simbolica di un dato periodo, la prefigurazione delle bufere a venire. In alcuni casi sporgendo le proprie antenne a sondare il presente; in altri esplicitamente immaginando, sulla base del medesimo presente, il futuro.

 

sabato 27 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Aldo Colonetti

Dorfles. Aperta autarchia

Noi siamo abituati a considerare il concetto di approssimazione come un limite rispetto alle nostre capacità di “fare” e di progettare, ma anche di pensare nel segno della precisione e della certezza. Nel caso di Dorfles, l’idea di “approssimazione” è contestualizzata all’interno delle attività conoscitive dove il ruolo della persona è fondamentale: ciascuno di noi rappresenta un proprio centro del mondo, per cui, soprattutto quando si agisce nel segno della dimensione estetica (e, qui, Gillo da sempre esercita la sua attività di studioso, d’interprete, di artista), è necessario essere consapevoli che è il particolare, l’esperienza del “qui e ora” che determina e quindi struttura il nostro essere nel mondo reale delle cose.

 

sabato 12 marzo

17.30 – 19.00

Ugo Volli

Nessun dogma

L’atteggiamento critico è profondamente connaturato allo sguardo di Gillo Dorfles, al suo carattere, alla sua persona. Critico è colui che ritiene, valuta, esercita quella che Kant chiamava “facoltà di giudicare”. Il “discernimento” (parola che viene dalla stessa radice greca krino) è la virtù caratteristica di questo atteggiamento, vale a dire la capacità di distinguere secondo “criteri” (altra parola dello stesso gruppo) ben formati e coerenti, ma non necessariamente definiti in partenza e una volta per tutte – non certo nel suo caso. Il critico è colui che è in grado di accogliere il nuovo, anzi di cercarlo intensamente, ma di non subirlo passivamente bensì di distinguere in esso ciò che è nuovo per davvero e ciò che invece riproduce vecchi schemi e contenuti; che è capace di vedere il valore dei fenomeni e delle creazioni, separandolo dalla tara che eventualmente lo circondi. Insomma critico è l’atteggiamento di ricezione attiva, di sollecitazione, di giudizio che sa farsi pedagogico, di sperimentazione d’uso e di sguardo trasversale sul proprio oggetto, che lo coglie al di là del modo in cui si presenta.

sabato 19 marzo

17.30 – 19.00

Massimo Carboni

Nello studio dell’analista.

Le interrogazioni di Gillo Dorfles su senso e significato

Fin dai primi anni Cinquanta, Gillo Dorfles si è affrancato dall’eredità dell’idealismo crociano. Da allora e per lunghi decenni tutta l’opera critico-estetica di questo protagonista del pensiero italiano ed europeo si pone sotto la cifra dinamica del divenire: per la mobilità con cui, spesso in netto anticipo (basti pensare, ma non solo, al suo antesignano studio sul fenomeno del kitsch), ha indagato correnti artistiche e campi del sapere sempre a stretto contatto con le scienze umane; per la tempestiva, vorace curiosità intellettuale che lo ha portato ad indagare nei meandri spesso tralignanti del gusto estetico; per la capacità costantemente rinnovata di decifrare i materiali sociologici, artistici e più latamente espressivi che via via si sono proposti nel tempo alla sua attenzione sul fronte dei riti e dei miti, dei modi e delle mode della nostra rutilante e talora vacua ipermodernità. Un “irregolare” erudito, uno specialista che si nutre di non-specialismo, un portatore sano di una sana attitudine eclettica.

 

sabato 2 aprile 2016

17.30 – 19.00

Giovanni Anceschi

La lezione etica di Gillo Dorfles

Ho un rapporto personale che sento molto stretto con Gillo Dorfles: lo conosco fin da bambino, fu lui a mandarmi a studiare a Ulm, insomma è per me una figura paterna. Lo sento molto vicino anche perché è un teorico e critico ma è anche un artista. A 105 anni gli è riconosciuto il primato in tutto o quasi tutto. Ma un ambito mi pare non gli sia riconosciuto a sufficienza, quello della proairetica cioè della teoria della preferenza, che per l’estensore di “dal significato alle scelte” rappresenta invece non soltanto un pilastro del suo pensiero quanto l’apertura e il consolidamento fondativo di un intero ambito disciplinare dell’estetica.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

E’ consigliata la prenotazione allo 060608

Parola critica, Ciclo di incontri sui temi fondamentali del pensiero critico di Gillo Dorfles

Dal 23 gennaio al 2 aprile 2016. MACRO – Via Nizza 138, Roma

image001Roma, 16 gennaio – In occasione della mostra Gillo Dorfles. Essere nel tempo (27 novembre 2015 – 30 marzo 2016) si svolge al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, dal 23 gennaio al 2 aprile 2016, il ciclo di incontriParola critica”, a cura del Centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo, in cui alcuni testimonial d’eccezione esplorano i territori del pensiero critico di Gillo Dorfles, al di là dei recinti disciplinari.

Tra i relatori: Giovanni Anceschi, Giorgio Battistelli, Mario Botta, Massimo Carboni, Aldo Colonetti, Andrea Cortellessa, Stefano Catucci e di Ugo Volli.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Programma

sabato 23 gennaio 2016

17.30 – 19.00

Giorgio Battistelli, Stefano Catucci

Note dal presente: musica e arti visive

Tra i filosofi che hanno attraversato il Novecento, Gillo Dorfles è stato tra i pochi a tenere costante l’attenzione sulla musica, non considerandola mai estranea al destino delle altre arti. Non si può trascurare, naturalmente, il fatto che egli abbia avuto una formazione musicale significativa, e che abbia sempre praticato la musica suonando, ma anche studiando e ascoltando la nuova musica. È stata però soprattutto la sua attività di studioso e critico delle arti visive a giovarsi del confronto con la musica. Da un lato, proseguendo una tradizione inaugurata alla fine dell’Ottocento da Aloys Riegl e sviluppata successivamente da Ernst Gombrich, Dorfles ha esteso e precisato il campo delle analogie musicali con le quali si possono comprendere i fenomeni delle arti visive.

sabato 13 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Mario Botta

Le prospettive critiche di Dorfles in architettura

Nella fittissima rete che ha visto Gillo Dorfles protagonista della ragione critica dell’arte e dei costumi del secolo appena trascorso, l’architettura lo registra come un attento e costante osservatore in grado di garantire una testimonianza diretta che dai suoi primi scritti degli anni Trenta si estende fino a oggi con una rara lucidità intellettuale. Da oltre 85 anni Dorfles segue incessantemente e interpreta attraverso uno sguardo competente e impietoso le variazioni teoriche e critiche dell’architettura, una disciplina complessa e veritiera.

Un secolo di critica nei confronti degli equilibri ambientali e delle strategie adottate per far fronte ai continui cambiamenti, costituisce un unico impressionante patrimonio storico di conoscenze, poiché vissuto in diretto contatto con i protagonisti (architetti, ingegneri, designer e storici dell’arte) che dagli albori del Novecento hanno registrato speranze e illusioni del dibattito culturale.

sabato 20 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Andrea Cortellessa

Previsioni del tempo. Lo scrittore come segnavento

In questo intervento si guarderà a quella tradizione di autori che hanno saputo cogliere, nelle minime increspature dell’atmosfera simbolica di un dato periodo, la prefigurazione delle bufere a venire. In alcuni casi sporgendo le proprie antenne a sondare il presente; in altri esplicitamente immaginando, sulla base del medesimo presente, il futuro.

sabato 27 febbraio 2016

17.30 – 19.00

Aldo Colonetti

Dorfles. Aperta autarchia

Noi siamo abituati a considerare il concetto di approssimazione come un limite rispetto alle nostre capacità di “fare” e di progettare, ma anche di pensare nel segno della precisione e della certezza. Nel caso di Dorfles, l’idea di “approssimazione” è contestualizzata all’interno delle attività conoscitive dove il ruolo della persona è fondamentale: ciascuno di noi rappresenta un proprio centro del mondo, per cui, soprattutto quando si agisce nel segno della dimensione estetica (e, qui, Gillo da sempre esercita la sua attività di studioso, d’interprete, di artista), è necessario essere consapevoli che è il particolare, l’esperienza del “qui e ora” che determina e quindi struttura il nostro essere nel mondo reale delle cose.

sabato 12 marzo

17.30 – 19.00

Ugo Volli

Nessun dogma

L’atteggiamento critico è profondamente connaturato allo sguardo di Gillo Dorfles, al suo carattere, alla sua persona. Critico è colui che ritiene, valuta, esercita quella che Kant chiamava “facoltà di giudicare”. Il “discernimento” (parola che viene dalla stessa radice greca krino) è la virtù caratteristica di questo atteggiamento, vale a dire la capacità di distinguere secondo “criteri” (altra parola dello stesso gruppo) ben formati e coerenti, ma non necessariamente definiti in partenza e una volta per tutte – non certo nel suo caso. Il

critico è colui che è in grado di accogliere il nuovo, anzi di cercarlo intensamente, ma di non subirlo passivamente bensì di distinguere in esso ciò che è nuovo per davvero e ciò che invece riproduce vecchi schemi e contenuti; che è capace di vedere il valore dei fenomeni e delle creazioni, separandolo dalla tara che eventualmente lo circondi. Insomma critico è l’atteggiamento di ricezione attiva, di sollecitazione, di giudizio che sa farsi pedagogico, di sperimentazione d’uso e di sguardo trasversale sul proprio oggetto, che lo coglie al di là del modo in cui si presenta.

sabato 19 marzo

17.30 – 19.00

Massimo Carboni

Nello studio dell’analista.

Le interrogazioni di Gillo Dorfles su senso e significato

Fin dai primi anni Cinquanta, Gillo Dorfles si è affrancato dall’eredità dell’idealismo crociano. Da allora e per lunghi decenni tutta l’opera critico-estetica di questo protagonista del pensiero italiano ed europeo si pone sotto la cifra dinamica del divenire: per la mobilità con cui, spesso in netto anticipo (basti pensare, ma non solo, al suo antesignano studio sul fenomeno del kitsch), ha indagato correnti artistiche e campi del sapere sempre a stretto contatto con le scienze umane; per la tempestiva, vorace curiosità intellettuale che lo ha portato ad indagare nei meandri spesso tralignanti del gusto estetico; per la capacità costantemente rinnovata di decifrare i materiali sociologici, artistici e più latamente espressivi che via via si sono proposti nel tempo alla sua attenzione sul fronte dei riti e dei miti, dei modi e delle mode della nostra rutilante e talora vacua ipermodernità.

Un “irregolare” erudito, uno specialista che si nutre di non-specialismo, un portatore sano di una sana attitudine eclettica.

sabato 2 aprile 2016

17.30 – 19.00

Giovanni Anceschi

La lezione etica di Gillo Dorfles

Ho un rapporto personale che sento molto stretto con Gillo Dorfles: lo conosco fin da bambino, fu lui a mandarmi a studiare a Ulm, insomma è per me una figura paterna. Lo sento molto vicino anche perché è un teorico e critico ma è anche un artista. A 105 anni gli è riconosciuto il primato in tutto o quasi tutto. Ma un ambito mi pare non gli sia riconosciuto a sufficienza, quello della proairetica cioè della teoria della preferenza, che per l’estensore di “dal significato alle scelte” rappresenta invece non soltanto un pilastro del suo pensiero quanto l’apertura e il consolidamento fondativo di un intero ambito disciplinare dell’estetica.

I premi finali del MEDFILM festival 2015

Roma 6 / 13 novembre, Cinema Savoy / Museo MACRO

mediterranea_2Roma, 13 novembre – Si è conclusa con successo la 21° edizione del MedFilm Festival, che ha portato al Cinema Savoy di Roma un ricco cartellone di film, eventi speciali ed incontri di approfondimento. La Serata di Chiusura vede il conferimento del Premio alla Carriera al maestro Ugo Gregoretti, uno dei più importanti registi italiani del dopoguerra e acuto interprete dei cambiamenti del nostro Paese. Anticonformista, controcorrente e in anticipo sui tempi, in pieno accordo con lo spirito del MedFilm Festival. La serata si conclude con la presentazione di The Lesson di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, film finalista del LUX Prize in occasione dei LUX Film Days a Roma – IV Edizione. Un programma da 78 film, di cui 51 anteprime italiane, europee ed internazionali, accompagnati da prestigiosi ospiti che hanno aderito con entusiasmo al progetto culturale del festival, stabilendo di volta in volta contatti profondi con il pubblico, dando testimonianza diretta del variegato contesto culturale e politico che rende unica l’area Euro-Mediterranea. Il MedFilm si conferma dunque una festa delle culture e un osservatorio irrinunciabile sul futuro (non solo) del Mare Nostrum e della settima arte. Il festival desidera ringraziare il pubblico accorso numeroso e gli ospiti che hanno reso memorabili gli otto giorni di programma: Jonas Carpignano,Koudous Seihon, Hagai Levi, Fadi Yeni Turk, Amir Azizi, Paul Hamy, Lamia Joreige, Jilani Saadi, Derya Durmaz, Darine Hotait, Ugo Gregoretti, Josella Porto, Piergiorgio Mangiarotti, Michele Fumeo, Fulvio Risuleo, Eleonora Danco, Aurelio Grimaldi, Andrea Fornasiero, Riccardo Cannella, Valerio Burli,Edoardo Dell’Acqua, Matteo Parisini, Michele Cadei, Giona A. Nazzaro, Anita Lamanna, Erwan Kerzanet, Igiaba Scego, Flavia Barca, Katia Ippaso,Stefano Polli, Crispian Balmer e Roberto Silvestri.

Le Giurie del MedFilm hanno così decretato i vincitori della 21° edizione.

CONCORSO LUNGOMETRAGGI

La Giuria, composta da Tilde Corsi, Gianluca Arcopinto, Pietrangelo Buttafuoco, Toni D’Angelo e Paola Saluzzi, ha assegnato i seguenti premi:

Premio AMORE E PSICHE al Miglior Lungometraggio a: AND THE LIVING IS EASY di Lamia Joreige (Libano / Francia)
Per la capacità di raccontare la complessità di un Paese erede di una cultura millenaria che sotto l’apparente normalità del quotidiano cela l’inquietudine del conflitto che lo assedia e che corre inarrestabile dai confini verso il suo cuore. Per aver dato voce all’intelligenza e alla grazia degli stati d’animo dei giovani della città di Beirut che, nell’estenuante tensione tra il partire e il restare, cercano conforto e ispirazione nella bellezza dell’Arte, nella propria Storia, come nel turbamento del presente, in una vitale proiezione e apertura verso l’altro da sé, verso il mondo.

Premio ESPRESSIONE ARTISTICA a: UNTIL I LOSE MY BREATH di Emine Emel Balci (Turchia / Germania)
Per l’efficace sobrietà del racconto di una ricerca d’identità e di rivendicazione, affidata ad una interprete intensa e semplicemente perfetta, diretta con maturità dalla regista alla sua opera prima.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a: IMPERMANENT di Amir Azizi (Iran)
Per la sua capacità di svelare il lato potente e non pubblico della speciale natura iranica: il matriarcato puro. Tutto nella dinamica tra madre e figlie. E tutto, poi, affidato all’inciampo di un proiettile. Assente così come il maschio. Occultato secondo lo schema della narrazione immaginale.

CONCORSO DOCUMENTARI

La Giuria, composta da Crispian Balmer, Enrica Colusso, Aurelio Grimaldi, Marzia Mete e Igiaba Scego, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Premio OPEN EYES al Miglior Documentario a: ROSHMIA di Salim Abu Jabal (Palestina / Siria / Emirati Arabi Uniti / Qatar)
Un film coraggiosamente semplice, che racconta con profonda umanità la disgregazione dei rapporti di un’anziana coppia di coniugi sullo sfondo del conflitto israelo-palestinese.

MENZIONE SPECIALE a: MOTHER OF THE UNBORN di Nadine Salib (Egitto)
Attraverso il ritratto di una donna vitale che insegue – tra pressioni esteriori e angosce personali – una maternità negata, il film affronta un tema delicato e universale con poesia e originalità.

CONCORSO CORTOMETRAGGI

La Giuria, composta dagli studenti delle Scuole Nazionali di Cinema : Jean-Claude Chincheré, Vera Daidone, Francesco Fanuele, Toni Geitani, Constantinos Giannakopoulos, Dídac Gimeno, Emir Can Göksu e Cynthia Sawma, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

Premio METHEXIS al Miglior Cortometraggio a: THE SPRINGTIME SLEEP di Dominik Mencej (Slovenia)
Il regista è riuscito, attraverso un linguaggio innovativo a farci entrare profondamente nella narrazione, assumendosi il rischio di proporre un una ricerca artistica in continuo sviluppo, che meglio di ogni altro è riuscito a farsi immagine del senso di Methexis come progetto di ricerca ed incontro attraverso il supporto audiovisivo.

Premio CERVANTES al Cortometraggio più creativo a: THE PARK di Randa Maroufi (Marocco / Francia)
per aver proposto un prodotto del tutto originale ed innovativo, in cui tecnica e narrazione lavorano l’uno al servizio dell’altra. Un corto in cui le inquadrature diventano quadri ed i dialoghi un sottofondo, facendoci riflettere sulla tensione tra animato ed inanimato come nuova forma di comunicazione e narrazione.

La Giuria ha assegnato anche una Menzione Speciale ex aequo a: A FEW SECONDS di Nora El Hourch (Francia) e TEN BUILDINGS AWAY di Miki Polonski(Israele).

PREMI COLLATERALI DEL 21° MEDFILM FESTIVAL

Premio PIUCULTURE, organizzato con il giornale online PiuCulture e assegnato da Sekou Bamba, Petra Barteková, Ruth Gebresus, Morteza Khaleghi, Francisco León, Louie Ann Malazan, Marjan Shalchian (sette cittadini che vivono a Roma ma provengono da Costa d’Avorio, Slovacchia, Eritrea, Afghanistan, Perù, Filippine e Iran), è andato a MOUNTAIN di Yaelle Kayan (Israele).

Per la intensa quotidianità della storia e per la sua capacità di accompagnarci sommessamente nella tragedia ordinaria di un dilemma irrisolvibile. L’ambientazione, compressa tra la luminosità dello spazio dei morti e l’interno claustrofobico dello spazio dei vivi, è fotografata esaltandone i contrasti e dialoga con la straordinaria abilità della protagonista nell’interpretare, con apparente semplicità, una profonda lacerazione interiore tra una sensualità vitale e la impenetrabile rigidità di regole che si considerano giuste. Il dubbio sulla scelta finale con cui il film si conclude rivela che qualunque decisione non è una soluzione e che qualunque affermazione di sé non può che rappresentare nello stesso tempo anche una negazione di sé. Gerusalemme, sullo sfondo, ci rinvia poi ad una dimensione generale della realtà e della storia altrettanto colma di contraddizioni e di paradossi.

Premi delle Giurie STUDENTI

Gli studenti delle Università La Sapienza, Roma Tre e John Cabot University, hanno deciso di assegnare i seguenti premi:

MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO: MOUNTAIN di Yaelle Kayan (Israele)
Perché è un film che descrive benissimo la crescita (in questo caso, la decrescita) della protagonista, una solitaria che vorrebbe sentirsi una vera donna in una famiglia che non la rispetta. Il film scorre velocemente, ha contenuti mai banali e il suo finale aperto è decisamente una gran trovata.

MIGLIOR DOCUMENTARIO: PIRATES OF SALÈ di Rosa Rogers e Merieme Addou (Marocco / UK)
Perché documenta speranze e fragilità dei ragazzi di strada oltre ad intrattenere con il tema dell’arte circense: solo chi crede in sè stesso riesce a trovare la forza per cambiare la propria condizione. Ci fa intraprendere, con estrema naturalezza, un viaggio nel mondo del circo che è doppiamente rivelatorio. In primo luogo perché l’arte del circo, tra le arti performative, è quella che più di ogni altra si muove secondo regole e modalità proprie e uniche. In secondo luogo, il Cirque Shems’y, deve interagire in una società dove i tabù religiosi rendono più limitata la libertà di movimento dei suoi artisti. Ciò che emerge da questo bellissimo documentario è la magia che riesce bene all’arte: riuscire a liberare tutti da qualsiasi impedimento.

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO: THE SPRINGTIME SLEEP di Dominik Mencej (Slovenia)
Per l’originalità stilistica che ha saputo riflettere surrealisticamente il mondo interiore della protagonista. La creatività del film traspare sia dal punto di vista sonoro (ben riuscito l’utilizzo del sound design per comunicare l’incomunicabilità quasi totale del personaggio) che visivo (l’impossibilità di condividere la propria identità rappresentata molto bene nella scena dello specchio che, distruggendosi, riflette più che mai l’intraducibilità – e quindi incondivisibilità – della propria immagine interiore).

Menzione speciale al Cortometraggio più creativo: I SAY DUST di Darine Hotait (Libano / USA)
Per la delicatezza e l’intimità con il quale questo corto è riuscito ad esprimere un problema come quello della diaspora, e risultare molto intenso ed emozionante. Il mondo interiore può (e deve) strutturare quello esteriore. Nel caso di
I Say Dust, “la vita scrive la poesia e la poesia scrive la vita”: in questo senso, il film è riuscito a realizzare l’umano desiderio di condividerla, raccontandola.


Il Medfilm Festival 2015 è realizzato
con il patrocinio e il sostegno di: Senato della Repubblica, Presidenza della Camera dei Deputati,  Presidenza del Consiglio dei Ministri,  Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dello Sviluppo Economico, Commissione Nazionale Italiana per l’’UNESCO, Regione Lazio Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, Roma Capitale Assessorato alla Cultura e Sport,  Ambasciata della Repubblica di Cipro in Italia, Ambasciata della Repubblica di Francia In Italia,  Ambasciata dello Stato d’Israele in Italia, Ambasciata del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in Italia, Ambasciata del Regno del Marocco in Italia, Ambasciata di Tunisia in Italia, Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia , Ambasciata della Repubblica Slovacca in Italia, Ambasciata di Spagna in Italia, Istituto Culturale Iraniano, Istituto Goethe Roma , Institut Français , Forum Austriaco di Cultura Roma. In collaborazione con: Parlamento Europeo – Ufficio d’’Informazione in Italia, Lazio Innova, Roma&Lazio Film Commission, ANG – Agenzia Nazionale Giovani, LUX Prize, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Media Partners: Ansa, Radio Popolare Roma, My Movies, Fred Film Radio, Taxi Drivers, PiùCulture, Il Cigno.

MEDFILM festival 2015 21° EDIZIONE

Roma 6 / 13 novembre, Cinema Savoy / Museo MACRO

StampaRoma, 9 novembre – Quinto giorno di proiezioni e incontri, domani – martedì 10 novembre – per il MedFilm Festival, che si tiene in questa sua 21ma edizione presso il Cinema Savoy e il MACRO di Roma. Il più antico festival della capitale, fondato e diretto da Ginella Vocca, quest’anno presenta complessivamente 78 film, di cui 51 anteprime italiane, europee ed internazionali, accompagnati da prestigiosi ospiti. Il programma di domani martedì 10 novembre prevede proeizioni in due sale del cinema di Via Bergamo 17 e vari incontri, dall’attore Paul Hamy all’artista visuale libanese Lamia Joreige alla regista turca Derya Durmaz. In sala 2, alle ore 18:00, presentato nella sezione Perle: alla scoperta del nuovo cinema italiano, Napolislam, di Ernesto Pagano. Un bel giorno Napoli si sveglia e si scopre islamica. Una telecamera attraversa la città ed entra nelle vite di dieci convertiti all’Islam, un disoccupato, una ragazza innamorata, un rapper, un padre di famiglia… Tra una zeppola halal e una preghiera per strada, la loro storia quotidiana getta una luce nuova, di volta in volta divertita e amara, su Napoli e sulla nostra società. Alle ore 20:00, in Concorso per il Premio Amore e Psiche, proiezione del film francese Parisienne, di Danielle Arbid, che verràpresentato dall’attore protagonista, Paul Hamy, che risponderà alle domande del pubblico. Il film, insolita commistione di coming-of-age e immigrazione, è un delicato ed intimo racconto di formazione – ispirato ai primi anni parigini della regista stessa – su una 18enne (l’attrice-rivelazione Manal Issa) appena arrivata a Parigi da Beirut alla ricerca della libertà. Con la città e i suoi ragazzi, da adolescente diventerà donna. Alle ore 22:00, sempre in concorso, il lungometraggio libanese And the living is easy, debutto dell’artista visuale Lamia Joreige, che sarà presente alla proiezione per rispondere alle domande del pubblico. Il film racconta l’agone della Storia dalla prospettiva decentrata di un Paese non toccato dalla primavera araba, il Libano. E’il racconto di una città, Beirut – il suo profondo attaccamento, l’incapacità di viverci – attraverso le storie di cinque personaggi, tutti attori non-professionisti, in un sorprendente ed intenso ibrido di fiction e cinema verità. In sala 3, la programmazione ha inizio alle ore 16:30 con i cortometraggi del concorso Methexis: dalla Croazia alla Spagna, passando per Algeria e Israele, diversi sguardi sul e dal Mediterraneo. Alle ore 18:30, il documentario in concorso per il Premio Open Eyes, Bruise, dell’iraniano Mohammad Kart, la vera storia di una baby gang di Shiraz, storica città dell’Iran, che descrive perfettamente e poeticamente le persone di un quartiere povero, intrappolate in un circolo vizioso di violenze, ignoranza e superstizioni. Quindi, alle ore 20:30, altricortometraggi del Premio Methexis, con lavori provenienti da Portogallo, Slovenia, Marocco, Siria, Egitto, ma anche Italia, con Il pescatore, di Francisco Carvalho e Adel Oberto e la Turchia, con il corto Mother virgin no more, della regista Derya Durmaz, che sarà presente alla proiezione. La giornata di proiezioni si chiude alle ore 22:30 con il documentario francese in concorso And we will throw the sea behind you, di Noémi Aubry, Jeanne Gomes, Clément Juillard e Anouck Mangeat. Quattro registi si incontrano durante le lotte degli harragas, nasce questo documentario, che racconta di migranti in marcia attraverso l’Europa e i suoi non-luoghi: li chiamiamo kaçak, metanastes, ma in realtà sono uomini e donne sul sentiero delle proprie vite.

Gillo Dorfles. Essere nel tempo, mostra a cura di Achille Bonito Oliva

Roma celebra per la prima volta l’opera totale di Gillo Dorfles, la sua arte e il suo pensiero.

2Roma, 26 ottobre- Dal 27 novembre 2015 al 30 marzo 2016, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la mostra Gillo Dorfles. Essere nel tempo a cura di Achille Bonito Oliva, coordinamento scientifico e progetto di allestimento di Fulvio Caldarelli con Maurizio Rossi: la prima antologica che rende omaggio all’opera totale di un padre storico della cultura visiva italiana, tra produzione artistica, pensiero critico e teorie estetiche. La mostra è promossa dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il patrocinio del MiBACT, e organizzata dal Centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Gillo Dorfles, l’artista e il critico d’arte: due anime distinte, due differenti modi di vivere la relazione con il tempo. Da un lato, i tempi del mondo interiore: la sua vivacità espressiva autarchica e personalissima, imperturbabile di fronte all’avvicendarsi di avanguardie e correnti artistiche. Dall’altro lato, i tempi del mondo esteriore, l’orizzonte mobile della storia: il suo sguardo che indaga le oscillazioni del gusto, le evoluzioni estetiche e comportamentali del presente che caratterizza ogni epoca. Oltre 100 opere, alcune delle quali esposte per la prima volta: dipinti, disegni e opere grafiche, ma anche una selezione di ceramiche e gioielli. Un inedito percorso attraverso il tempo, dalle creazioni più recenti (inclusi tre dipinti inediti realizzati nell’estate 2015) alla fondazione del Movimento di Arte Concreta (in mostra, anche documenti originali e cataloghi storici delle prime esposizioni), fino agli esordi giovanili degli anni Trenta. Per la prima volta, l’esposizione delle opere d’arte di Dorfles, è completata da due sezioni dell’allestimento, complici e complementari, che diventano occasione per ripercorrere oltre un secolo di storia, tra parola e immagine. Istantanee è la sezione documentaria che raccoglie un ricchissimo repertorio fotografico e il corpo inedito dei carteggi che testimoniano il dialogo, l’amicizia e le affinità elettive di Dorfles con alcuni degli artisti e intellettuali più significativi del Novecento. Biografia che da personale si fa collettiva. Previsioni del tempo è la sezione intitolata allo sguardo lungimirante di Dorfles che ha sempre saputo avvistare il domani. Citazioni tratte dalla produzione saggistica (Kitsch e fenomenologia del cattivo gusto, architettura e design, musica e teatro, sistema dell’informazione, moda e costume), contributi iconografici, filmati inediti e di repertorio (in collaborazione con RAI Direzione Teche), documentano la vastità dei territori esplorati, al di là dei recinti disciplinari. Critica d’arte, estetica, filosofia dell’arte, psicologia, sociologia sono alcuni dei saperi che concorrono alla lettura e all’interpretazione dello spirito dei tempi. Durante il periodo di programmazione della mostra, il MACRO ospiterà il ciclo di incontri Parola critica, occasione per approfondire i temi fondamentali del pensiero critico di Gillo Dorfles. Tra i relatori: Giovanni Anceschi, Giorgio Battistelli, Mario Botta, Aldo Colonetti, AndreaCortellessa, Stefano Catucci e Ugo Volli. Il catalogo della mostra (pubblicato da Skira Editore, Milano) comprende, oltre al saggio critico del curatore Achille Bonito Oliva, scritti diUmberto Eco e Luigi Sansone, interventi a firma dei ministri Dario Franceschini e Stefania Giannini e del Sindaco Ignazio Marino. La pubblicazione è impreziosita da una vasta antologia critica dedicata alla produzione artistica di Dorfles e da una sua recente conversazione inedita con Fulvio Caldarelli e Federica Pirani.

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