“Donne e violenza domestica: la vita oltre la denuncia”

L’evento, che si è tenuto venerdì scorso presso il Teatro Eliseo,  è stato un’importante occasione per riflettere su un tema: la violenza domestica

A cura di Ilaria Nespoli

20160422_103326Roma, 28 Aprile – Venerdì scorso il Teatro Eliseo di Roma ha ospitato la conferenza dal titolo “Donne e violenza domestica: la vita oltre la denuncia”. L’evento è stato un’importante occasione per riflettere su un tema, la violenza domestica, che ancora nel 2016 rappresenta nel nostro Paese un vero e proprio tabù pieno di pregiudizi culturali, difficili da superare. La conferenza, introdotta dal direttore artistico del Teatro Eliseo, Luca Barbareschi, e coordinata dalla giornalista Luisa Rizzitelli, ha visto la partecipazione di importanti personalità del mondo politico, artistico e sociale fra cui: Valeria Fedeli, vice presidente del Senato; Lucrezia Lante della Rovere, attrice che ha dato voce al tema della violenza di genere nello spettacolo “Malamore”; Gabriella Moscatelli, Presidente di Telefono Rosa, Alessandro Valera, direttore dell’Osservatorio età evolutiva dell’Università Roma Tre; Anna Cabianca e Alessandro Valera, rispettivamente project leader e direttore di Ashoka Italia, la più grande rete di imprenditori sociali, attiva nel nostro Paese dal 2014. Fra i numerosi progetti in cui è impegnata Ashoka, la conferenza ha posto l’accento su un’iniziativa promossa in collaborazione con Fondazione Ana Bella Estévez che, dal 2002 in Spagna, si occupa del reinserimento lavorativo delle donne che hanno subito maltrattamenti. In particolare, tale processo di reinserimento è caratterizzato da 3 fasi fondamentali: la formazione professionale, volta in primo luogo a superare quelle credenze autolimitanti tipiche di chi ha subito violenza,  il rafforzamento delle competenze acquisite e, infine la valutazione delle opportunità lavorative che non miri solo ad un mero assistenzialismo ma tenga conto delle aspirazioni professionali di quelle che la fondazione definisce “sopravvissute”. Un termine scelto non a caso e preferito a quello di “vittime”, poiché pone l’accento sulla forza e sul coraggio di queste donne che sono riuscite a lasciarsi alle spalle un passato doloroso e a riprendersi in mano la propria vita. Come illustrato da Anna Cabianca, l’obiettivo di Ashoka è quello di replicare tale progetto anche in Italia, in cui la violenza di genere è un tema estremamente spinoso, ma ancora troppo poco conosciuto e sottovalutato, come sottolineato dalla Presidentessa di Telefono Rosa, Gabriella Moscatelli. Inoltre, la Presidentessa ha denunciato nel corso del suo intervento la scarsità di interventi posti in essere dalle nostre istituzioni per contrastare il fenomeno, cui ha cercato di sopperire una rete privata di associazioni del terzo settore volte a sostenere le donne vittime di maltrattamenti, la cui cifra in Italia ammonta a ben 7 milioni. Un numero imponente, risultato da un’indagine Istat dello scorso anno che ha fatto emergere un fenomeno che la maggior parte della società italiana considerava “privato”, inducendo il Parlamento italiano a ratificare la Convenzione di Istanbul del 2011, che definisce ogni violenza compiuta verso le donne, quale “violazione dei Diritti Umani”, come sottolineato dalla Vicepresidente del Senato Fedeli . Un numero sconcertante, soprattutto se si pensa che dietro a quelle donne ci sono spesso bambini, che se anche non subiscono violenza in prima persona, si trovano spesso ad assistere a situazioni che vedono la propria madre vittima di soprusi, in cui spesso il carnefice è il loro stesso padre. Come evidenziato da Alessandro Valera, direttore dell’Osservatorio età evolutiva dell’Università Roma Tre, il rischio è il perpetrarsi di quelle stesse violenze, in un meccanismo senza fine, poiché un bambino che sin dalla più tenera età si trova ad avere a che fare con un padre violento, avrà quello come unico modello di riferimento. Di qui la necessità di porre l’accento su quella che il professor Valera definisce “la costruzione identitaria del maschile”, come elemento fondamentale per scongiurare rischi di ulteriori violenze, proponendo modelli genitoriali edificanti e percorsi di maturazione affettiva per i padri. Di qui l’importanza della Scuola nel favorire relazioni sane che pongano l’accento sul reciproco rispetto fra i ragazzi e le ragazze, proprio nel momento cruciale dell’età evolutiva. Infine, a proposito dell’importanza delle istituzioni scolastiche nel promuovere l’educazione di genere va rilevato come la conferenza si inserisca nell’iniziativa, sostenuta dal Teatro Eliseo in collaborazione con Poste italiane, rivolta agli studenti delle scuole superiori; i quali, dal 27 aprile al 10 maggio avranno modo di assistere allo spettacolo teatrale “Arancia Meccanica”, tratto dal celebre romanzo di Anthony Brugess, e riflettere sul tema della violenza. “Momenti di riflessione e di confronto come questo sono molto importanti” – ha concluso a tal proposito la Presidentessa Luisa Todini – “per abbattere il muro del silenzio e dell’isolamento che spesso impedisce alle vittime di elaborare e superare il dolore e ovviamente per contribuire alla prevenzione della violenza in ogni sua forma. Poste Italiane ha scelto da tempo di impegnarsi concretamente su questo tema con una serie di iniziative di sensibilizzazione e di informazione. Dopo la campagna di promozione del numero telefonico 1522, il servizio pubblico di aiuto per le donne che subiscono violenza, svoltasi negli uffici postali, è ora la volta di una iniziativa dedicata alle giovani generazioni, che utilizza ed elabora le parole e i gesti di uno spettacolo teatrale per innescare un percorso virtuoso di riflessione e condivisione tra gli studenti, con il coinvolgimento attivo dei docenti e degli  istituti scolastici anche sul piano dell’offerta formativa”.

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