Lorenzo Possanza, un talento italiano a New York

Sin da piccolo ha coltivato la passione per il teatro e la recitazione. Dopo il liceo, nel 2013, la partenza per gli Stati Uniti. Un attenta analisi ha portato Lorenzo oltreoceano allo Stella Adler Studio of Acting di New York

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Roma, 22 maggio – Una scelta coraggiosa quella di Lorenzo Possanza, attore teatrale già dall’età di 12 anni presso il laboratorio del Teatro Le Maschere di Trastevere a Roma, che lo ha portato oltreoceano sui palcoscenici di New York. Una passione vissuta sino in fondo, alla ricerca della eccellenza trasnazionale che al termine degli studi di scuola media superiore, dopo una attenta analisi delle scuole di recitazione presenti nel mondo, lo ha proiettato verso gli Usa, complice la volontà di approfondire lo studio della lingua inglese. «Avevo preso in considerazione varie scuole di recitazione», spiega Lorenzo che alla fine opta per lo Stella Adler Studio of Acting, che usa il metodo Stanislavskij, fondato sull’approfondimento psicologico del personaggio da interpretare. Oggi Lorenzo Possanza a New York, grazie al suo talento ed alla sua lungimiranza, collabora con due compagnie, l’italo-americana Kairos Italy Theater e la Love Creek Productions. Un risultato frutto di un impegno che ha radici profonde. Sin da piccolo Lorenzo si è trovato a proprio agio nel recitare e interpretare personaggi differenti, nei cinque anni al Teatro Le Maschere ha capito che quella era la sua strada. «Alla fine dei cinque anni il mio insegnante-regista decise di darmi una parte per uno spettacolo importante allo Stabile del Giallo, quattro settimane in cui Lorenzo scopre «la bellezza di recitare in uno spettacolo professionale con attori preparati e talentuosi». Poste le basi, mancava solo il grande salto, così, dopo il liceo, nel 2013, la partenza per gli Stati Uniti. In America trova «un clima di collaborazione tra alunni e insegnanti, con un atteggiamento positivo, mai di sfiducia». In effetti due giovani su cinque sono attratti all’estero dalla migliore efficacia delle strutture lavorative, dalle prospettive di crescita, dall’innovazione, dal diverso approccio, la valorizzazione delle competenze, la semplicità burocratica o anche solo dalle migliori condizioni economiche.  Le mete preferite dai circa cinque milioni di emigrati – con un incremento di 27mila all’anno – sono europee, Germania  in testa con quasi 700 mila presenze, seguita dalla Svizzera (poco meno di 600 mila) e dalla Francia (quasi 400 mila). Questi tre Paesi più l’Argentina raccolgono il 50% dei cervelli in fuga, e anche i talenti artistici spesso optano per strade al di fuori dell’Italia, nella consapevolezza che l’unico ostacolo sarà la lingua straniera, un gap che si può riparare in poco tempo. Così come per Lorenzo che, animato dalla volontà di migliorare, si iscrive presso la scuola di teatro Circle in the Square, per perfezionare la lingua inglese «Durante questa breve esperienza è cresciuta anche la mia passione per la recitazione in inglese». Arriva quindi l’ammissione al corso serale per la Stella Adler. «I primi sei mesi sono stati duri, per adeguarmi a una lingua che doveva risultare senza accenti e per trovare sistemazione in una città che conoscevo a malapena e dai prezzi di affitto molto alti». Dopo cinque cambi di appartamento in un mese, finisce per dividere casa con un amico, nel Queens. Nonostante le difficoltà logistiche, a scuola trova «un clima di collaborazione tra alunni e insegnanti, con un atteggiamento positivo, mai di sfiducia», diverso dall’Italia, «più accademica». In più entra a contatto con culture diverse, perché i colleghi vengono da ogni parte del mondo. «Alla fine del primo anno mi sentivo completamente trasformato, più sicuro di me sul palco. Sapevo come analizzare il copione e i personaggi che mi venivano dati».

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Con l’inglese in costante crescita, arriva la prima partecipazione, allo spettacolo Dog sees God, di Bert V. Royal. Lorenzo è Van, personaggio scanzonato fuori dalle righe. «È stato eccitante recitare nel primo spettacolo in inglese, anche se nelle prime due repliche sono stato molto nervoso». È comunque un successo, «colleghi e insegnanti erano entusiasti del mio lavoro. E del mio inglese». Il secondo anno è più duro, con più corsi impegnativi, molte scene da presentare in poco tempo e tanti esercizi a casa. Inizia a studiare Shakespeare e la sua lingua settecentesca, poi c’è Stage Combat, lezioni in cui si impara a dare pugni, calci e cadere in modo scenico. Al termine dell’anno va in atto Il gabbiano, di Anton Chekhov, Lorenzo stavolta è Semyon, il povero insegnante tormentato da un matrimonio infelice. «Fu una prova per dimostrare, anche a me stesso, che non solo il mio accento era americano, ma anche come il mio personaggio fosse reale e studiato con attenzione, in ogni singolo dettaglio». Al termine del biennio Lorenzo comincia a fare provini attraverso un sito internet specializzato, la volontà è di rimanere nel teatro, «dà una formazione più completa e permette un riscontro immediato dal pubblico». Ma tv o cinema non sono esclusi a prescindere. Dopo alcune audizioni ottiene una parte per lo spettacolo Cherish Every Precious Moment, presentato al Producers Club Theatre. Interpreta John, personaggio con una forte personalità che combatte per salvare la propria comunità e sua moglie dalle droghe. Dopo quest’esperienza arrivano i provini per due compagnie, la Love Creek e la Kairos Italy Theater (KIT), fondata nel 2000 per creare uno scambio culturale con l’Italia. Preso da entrambe, lavora subito nello spettacolo The Godson, a metà fra dramma e commedia, dove interpreta un personaggio psicologicamente instabile «ma divertente». Seguono altri ingaggi, da Johnny Got His Gun – storia di un reduce della Prima Guerra Mondiale – al comico A little analysis, dove fa un gangster che rapisce animali e ricatta i padroni per denaro. Con la KIT invece è in scena a fine aprile di quest’anno con Characters in search of a country, una rivisitazione del Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. In questo adattamento, i personaggi sono immigrati che cercano una terra dove vivere e raccontare le loro storie. Quasi la proiezione teatrale della storia di Lorenzo, migrante di successo alla ricerca del suo palcoscenico.

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