A Roma “La notte di Primo Levi”, per non dimenticare

Al “Liceo Primo Levi” di Roma si celebra la Giornata della Memoria insieme a Edith Bruck, Sami Modiano e  Giacometta Limentani, testimoni del dramma della Shoah tra i pochi sopravvissuti all’inferno di Auschwitz

di Barbara Belfiore

Roma, 24 gennaio – ”Sognavamo nelle notti feroci…..sogni densi e violenti…….sognati con anima e corpo: tornare, raccontare, mangiare. Finchè suonava breve e sommesso il comando dell’alba: Wstawac’!! E si spezzava in petto il cuore”. Con questi versi tratti dal racconto di Primo Levi “Wstawac’!” – “Alzarsi” si è aperta a Roma, sabato 23 gennaio scorso presso il “Liceo Primo Levi“di Roma, la manifestazione evento in ricordo della Giornata della Memoria dal titolo “Le notti di Primo Levi”.

IMG_6344L’evento è stato patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Regione Lazio, dal Ministero per i beni e le attività culturali (MIBACT) e dalla Comunità Ebraica di Roma Dipartimento Cultura (CDEC) ed ha visto la collaborazione di sponsor che hanno sostenuto ed appoggiato il Progetto del Liceo, diretto dall’abile e delicata mano di Letizia Ebe Paola Policella, dal suo preparato ed organizzato corpo docenti nonché dall’attiva collaborazione degli stessi studenti e genitori che hanno abbracciato sin da subito con entusiasmo e dedizione il progetto.

Il programma molto nutrito e coinvolgente si è alternato dalle 18.30 fino a tarda sera in un susseguirsi di racconti, testimonianze dirette, poesie e musica ispirate al periodo ed alle tradizioni della comunità ebraica.

La notte di Primo Levi può essere descritta da tre semplici parole:

‘Tornare’, illustrato attraverso le diverse originali ma pur fedeli riproduzioni di bozzetti e dipinti dello scrittore in un perfetto equilibrio tra passato e presente; lo stesso spettacolo teatrale liberamente tratto dal “Sistema periodico di Primo Levi”, la rivista “Scrivo anch’io”, lettura di racconti elaborati dagli studenti ed ispirati alla Shoah; il documentario “Come una rana d’inverno” dedicato alle donne della Shoah. E poi ‘Raccontare’ attraverso le terribili esperienze dei giovanissimi (minori di 14 anni) sopravvisuti al lager di Auschwitz, come l’ungherese Edith Bruck, il greco Sami Modiano e l’italiana Giacometta Limentani, tutti accomunati oltre che dalla terribile esperienza soprattutto dal fatto di aver conosciuto direttamente il grande scrittore Primo Levi nel periodo prima e dopo Auschwitz; un racconto chiaro, lucido e dettagliato, di quanto accaduto anche attraverso gli scritti e la personalità di questo grande scrittore che ha cambiato il modo di fare letteratura del ‘900 italiano. Raccontare significa non dimenticare, testimoniare, conoscere e comprendere il passato per poter capire e vivere il presente. Conoscere, raccontare e non dimenticare: dopo più di 60 anni i versi di primo Levi hanno un significato ancora più attuale. Conoscere la storia per poter comprendere gli avvenimenti, non dimenticare che le idee di intolleranza, di odio etnico e religioso, di rifiuto e di vendetta sono ancora tra noi, nella nostra vita quotidiana, nei proclami contro gli immigrati, nelle dichiarazioni vellutate di alcuni politici, nelle guerre di religione, nelle stragi etniche, negli attentati terroristici dell’ISIS e dell’Afghanistan, nei kamikaze palestinesi e nell’esercito israeliano che da anni rade al suolo le case e l’identità dei palestinesi. In un mondo in cui genocidio, terrorismo e guerra sono ancora realtà, ben vengano allora manifestazioni come la Giornata della Memoria, e scuole come il Liceo Scientifico Primo Levi che educa le menti dei giovani a pensare, che li accompagna in un percorso individuale e diversificato nella conoscenza prima di tutto di sé e poi dell’altro, che educa a principi come dialogo e tolleranza delle diverse etnie, attraverso una consapevolezza per cui, per citare Primo Levi, “l’essere umano non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere”.

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