Il linguaggio della pelle di Ashley Montagu

Il senso del tatto nello sviluppo fisico e comportamentale del bambino. “Si impara ad amare non perché ce lo insegnano, ma per il fatto di essere amati”. Ashley Montagu

La pelle è un organo tra i più sottovalutati, eppure fondamentale: «Un essere umano può trascorrere la vita cieco e sordo o completamente privo dei sensi dell’olfatto e del gusto, ma non può sopravvivere senza le funzioni proprie della pelle» scrive Ashley Montagu, antropologo inglese dei più insigni e rivoluzionari del Novecento.

Egli mette al centro del suo interesse la pelle in quanto organo complesso e affascinante, e approfondisce le straordinarie conseguenze che il tatto presenta sullo sviluppo dell’uomo: «Sono la manipolazione, il sollevamento, l’accarezzamento, il vezzeggiamento le cose che vorremmo sottolineare, perché a quanto pare, anche se mancano tante altre cose, queste sono le rassicuranti esperienze fondamentali che il bambino deve provare per sopravvivere abbastanza in salute».

Innumerevoli evidenze scientifiche sostengono la tesi che la sensazione del tatto come stimolo è assolutamente necessaria per la sopravvivenza dell’organismo, e che un’adeguata stimolazione tattile è di importanza fondamentale per il sano sviluppo comportamentale dell’individuo, a partire dal momento della sua nascita.

«Attraverso il contatto corporeo con la madre, il bambino stabilisce i primi contatti col mondo, e questi lo coinvolgono in una dimensione nuova di esperienza, l’esperienza del mondo degli altri. Questo contatto corporeo con gli altri è fonte prima di benessere, sicurezza, calore e predispone sempre più a esperienze nuove».

Il contatto madre-figlio è indispensabile anche per la mamma, che “nasce” contemporaneamente al suo neonato: ha bisogno di sentirlo addosso; ha bisogno di costruire con lui quell’intimità che costituirà la base del loro rapporto; ha bisogno di accoglierlo “in seno alla famiglia”, cullandolo sul suo corpo.

«Il dondolio rassicura il bambino perché nel ventre materno veniva automaticamente cullato dai movimenti del corpo della madre […]. Non meno importante, mantiene il senso di relazione: un bambino cullato sa che non è solo».

Un bambino cullato, abbracciato, accarezzato, sostenuto, vezzeggiato, manipolato, toccato, massaggiato disporrà di tutto ciò di cui ha bisogno per crescere sano, forte, sereno.

Chi è Ashley Montagu

Ashley Montagu (1905-1999), professore di Anatomia e Antropologia, ha insegnato alla New York University e ad Harvard, ed è stato presidente della sezione di Antropologia alla State University del New Jersey.

È stato responsabile del progetto di studio dell’Unesco Il problema della razza (The Race Question).

È autore di numerosi libri, tra i quali

  • Man’s Most Dangerous Myth: The Fallacy of Race, 1942. Tradotto in italiano in La razza. Analisi di un mito, Einaudi, PBE Scienza, 1966.
  • The Natural Superiority of Women, 1953. Tradotto in italiano in La naturale superiorità delle donne, Bompiani, collana “L’uomo”, 1956.
  • Life Before Birth, 1964. Tradotto in italiano in La vita prima della nascita, Longanesi, 1970.
  • Living and Loving, 1986.
  • The Peace of The World, 1987

Gratteri a Soveria Mannelli con il libro “Padrini e Padroni. Come la ‘Ndrangheta è diventata classe dirigente”

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Nicola Gratteri “In Italia non si verificano attentati terroristici perchè c’è la cultura del controllo del territorio. Abbiamo la migliore polizia giudiziaria del mondo”.

di Mario Caligiuri

“In Italia non si sono finora verificati attentati terroristici perché c’è la cultura del controllo del territorio. Infatti da noi opera probabilmente la migliore polizia giudiziaria del mondo”. È quanto ha sostenuto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri presentando il suo ultimo libro “Padrini e Padroni. Come la ‘Ndrangheta è diventata classe dirigente”, manifestazione con la quale si sono concluse le celebrazione dei 210 anni del Comune di Soveria Mannelli. All’iniziativa, svolta presso la Biblioteca “Michele Caligiuri”, era presente un foltissimo pubblico, tra i quali il Prefetto della Provincia di Catanzaro Luisa Latella e il Comandante Provinciale dei Carabinieri Marco Pecci.

La manifestazione è stata introdotta dai saluti del Sindaco Leonardo Sirianni e dagli interventi dell’editore Florindo Rubbettino e del professore dell’Università della Calabria Mario Caligiuri, entrambi amministratori del comune calabrese. Gratteri ha iniziato affermando che “la riforma della giustizia e quella della scuola sono le più importanti e dovrebbero andare a braccetto”. Ha poi affrontato il tema della legalizzazione della droga, sostenendo che “fa paura uno Stato che consente il male dei cittadini”. Nell’occasione ha sostenuto che le politiche finora sperimentate siano fallite, come dimostra anche il recente caso dello Stato americano del Colorado. Ha evidenziato altresì i danni certi che le droghe provocano alla salute, ribadendo come le iniziative di liberalizzazione non intacchino la potenza economica delle mafie.

L’assistenzialismo – ha poi proseguito – è stato il più grande crimine compiuto contro Sud poiché ha alimentato direttamente e indirettamente le mafie. Per combattere la criminalità, ha quindi sostenuto, occorre prima di tutto capirla per contrastarla nei suoi falsi miti per poterne comprendere la terribile pericolosità. “C’è tanto da fare sul piano culturale” ha detto, spiegando la sua intensa opera di divulgazione della conoscenza della “malapianta” criminale. “È un’attività faticosa, ma indispensabile per scuotere le coscienze”. “Non è vero – ha poi concluso – che i calabresi siano omertosi: molto spesso non hanno nessuno con cui parlare”. Al termine della presentazione, è stata inaugurata la sezione “Nicola Gratteri” con tutti i libri del magistrato, scritti spesso in collaborazione con il giornalista Antonio Nicaso. In questo modo, le pubblicazioni saranno disponibili in modo organico e completo per essere studiate da ricercatori, giovani e cittadini.

Simon Sword, da Lecco al servizio dei più piccoli

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Simone con il suo primo libro ha voluto sensibilizzare i suoi piccoli lettori della disabilità infantile, senza essere mai banale e senza cadere nel tranello della “compassione”

senza-titolo-19-11Simone Spada abita in provincia di Lecco ed è conosciuto nel mondo come Simon Sword, pseudonimo noto per come autore di libri per ragazzi. La sua opera prima “Il mio amico Alfred” uscita ad ottobre, che parla ai bambini del delicato tema della disabilità,  in poco tempo ha riscosso un grande successo di pubblico e di vendite. Simone con questo suo primo libro ha voluto sensibilizzare i suoi piccoli lettori della disabilità infantile, senza essere mai banale e senza cadere nel tranello della “compassione”. Per certi versi il suo libro rappresenta una vera e propria novità nel panorama dell’editoria per bambini e ragazzi, che vede protagonista di questa avventura è un simpatico orsetto di nome Alfred che, nonostante sin dalla nascita è costretto a muoversi solo grazie ad una stampella, saprà dimostrare a chi gli sta accanto che si può essere eroi nella vita di tutti i giorni, indipendentemente dalla disabilità. Simon Sword la scorsa estate attraverso le sue pagine social ha presentato i vari passi della lavorazione del libro, illustrato dal bravissimo Elio Finocchiaro, ed in poco tempo la sua fan page (www.facebook.com/simonsword.official) ha ottenuto quasi 40.000 seguaci, un successo inaspettato che ha spinto l’autore a dare il massimo per cercare di non deludere i suoi piccoli lettori. I proventi del libro, uscito sia in formato digitale e da pochi giorni anche in cartaceo su Amazon alla pagina www.amazon.it/mio-amico-Alfred-Simon-Sword-ebook/dp/B01LYPYJSN saranno devoluti interamente in beneficenza e le prime cento copie del libro verranno regalate poco prima di Natale ai bambini di San Pellegrino, una piccola frazione di Norcia che è stata colpita dal terribile terremoto di quest’estate. “Il mio amico Alfred” dopo essere stato per diverse settimane uno dei 100 ebook più acquistati e scaricati nella classifica di Amazon.it è stato da poco tradotto in lingua inglese (www.amazon.com/My-friend-Alfred-Simon-Sword-ebook/dp/B01MYMOYQD ) facendo il suo debutto per la prima voltain terra statunitense. Nei prossimi mesi l’autore lavorerà per la traduzione in lingua francese e giapponese, due mercati che guardano con un occhio di riguardo la letteratura per ragazzi.

“Barchette di Carta” all’Aniene

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Il nuovo libro di Vincenzo Zaccagnino “Barchette di carta” , edito da Mursia, presentato  a Roma nei saloni del Circolo Canottieri Aniene

di Romolo Martelloni

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Si è svolto a Roma nei saloni del Circolo Canottieri Aniene il “varo” del nuovo libro di Vincenzo Zaccagnino “Barchette di carta” , edito da Mursia. A presentarlo è stato Alessandro M. Rinaldi , delegato per la Vela d’Altura del Club romano e Vice Presidente esecutivo della Lega Italiana Vela. Ad affiancarlo c’era il figlio, Matteo Zaccagnino, direttore di Top Yacht design. Per oltre mezzo secolo l’autore ha scritto di mare , di barche ma soprattutto sui grandi personaggi dello yachting mondiale. Il libro è una raccolta di interviste memorabili a personaggi del calibro di Juan Carlos di Spagna, Karim Aga Kahn, Gianni Agnelli, Donald Trump, Giorgio Armani, Wilbur Smith, Ralph Lauren, Raul Gardini, Giorgio Falck e così via.

Un libro interessante, pieno di retroscena, aneddoti, curiosità dove si mette in risalto l’uomo e il suo stile, la sua filosofia dettata dal mare. Sono intervenuti Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, il vice Presidente della Federazione Italiana Vela , Alessandro Mei, ed il vice presidente del Circolo Canottieri Aniene, Francesco Rocco.

Vincenzo Zaccagnino, giornalista, scrittore, storico navale, è stato direttore delle più note testate giornalistiche tra le quali Nautica, Mondo Sommerso, Mondo Barca, Yacht Capital, Yacht Digest, ideatore della gara offshore Viareggio-Bastia-Viareggio, socio dell’Aniene dal 1970, ha avuto il merito di introdurre lo yachting in Italia e promuovere gli yachtsmen nazionali nel mondo.

 

‘Non solo carcere’ un testo che rivoluziona il mondo del detenuto

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L’ultimo libro dell’architetto Domenico Alessandro De Rossi, scritto con esperti del settore penitenziario, punta a smuovere ed affiancare il mondo politico sulla penosa situazione carceri in Italia. ‘La pietra condiziona la mente’ dice De Rossi con evidente richiamo alla rieducazione del detenuto ( art.27 della Costituzione)

di Tiziana Primozich

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‘Non solo carcere’ ( edizioni Mursia) è il testo presentato mercoledì 16 novembre presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani in un convegno dal titolo ‘ Ruolo dell’architettura penitenziaria nell’attuazione del principio costituzionale della finalità rieducativa della pena’, grazie all’impegno del senatore Enrico Buemi, che ha visto tra i relatori a confronto Felice Casson, Luigi Manconi, Nico D’Ascola e Francesco Nitto Palma,  moderatore Errico Novi, giornalista de “Il Dubbio” . Il libro, pubblicato  dopo “L’universo della detenzione” del 2011, è scritto e curato da Domenico Alessandro De Rossi che si è avvalso della collaborazione di esperti del settore penitenziario,  ed affronta il problema degli istituti di detenzione con una visione d’insieme.

‘La pietra condiziona la mente’ ha esordito De Rossi che, come nel primo libro, mette al centro  la progettazione architettonica, la “pietra” come elemento determinante della qualità della pena. Il libro infatti più che un atto di denuncia vuole essere il punto da cui partire per ripensare il nostro sistema carcerario restituendo dignità in tema di rieducazione del detenuto, come stigmatizzato dall’articolo 27 della Costituzione. Ed in effetti quasi nulla è stato fatto all’indomani della sentenza Torregiani della Cedu del 2013 che condanna il sistema penitenziario italiano e le condizioni disumane in cui sono costretti i nostri detenuti. ‘Il disegno di legge 2067 che riforma il sistema carcerario è ancora in itinere’, spiega il senatore Felice Casson vicepresidente della commissione Giustizia intervenuto all’incontro, ‘ ed è più che mai urgente completarlo perché siamo carenti in rieducazione su tutti i fronti, a partire dal diritto all’affettività’ .

Un sistema che fa acqua da tutte le parti quello penale e che necessita con urgenza di riforme tanto da essere definito‘elefantiaco’ dal senatore Nico D’Ascola, presidente commissione Giustizia, che ha evidenziato che serve una riforma non solo di settore ma di sistema. “Serve una intera legislatura per mettere mano al diritto penale e al suo sistema punitivo tradizionale. – ha spiegato ai presenti D’Ascola  dopo una interessante relazione sul funzionamento del nostro diritto penale, “Una logica basata sulle sanzioni amministrative punitive potrebbe essere una strada per la semplificazione più rapida e anche efficace. Insomma una riforma da ripensare nel suo complesso. Il diritto penale deve fortemente dimagrire e trovare un’alternativa al carcere con metodi sanzionatori che siano punitivi ma non per forza detentivi”.  “Una pena esorbitante – ha continuato D’Ascola – non è rieducativa. Le pene previste dal nostro ordinamento sono mediamente superiori di un terzo rispetto alla media europea. Poi vi è la annosa questione della custodia cautelare. Chi si trova in questa condizione infatti subisce il carcere e le sue condizioni senza che su di sé gravi una sentenza”, concludendo che la custodia cautelare deve essere una estrema ratio e non una prassi abituale. Anche perché quando non strettamente necessaria per i motivi del pericolo di fuga,  della reiterazione del reato o dell’occultamento di prove, sottopone l’individuo alle stesse condizioni del detenuto condannato, spazi angusti da dividere con molti altri, dove non esiste la privacy neanche nell’espletamento dei singoli bisogni corporali.

Un problema poco sentito anche dal mondo politico perché ‘il carcere è il luogo meno remunerativo in termini di voti e di consenso elettorale’, come affermato dal senatore Luigi Manconi presidente della commissione sui Diritti Umani e quest’anno premio Paolo Ungari da parte della Lidu presente in platea con Antonio Stango pres. appena eletto ed Alfredo Arpaia pres. Onorario. ‘ Spazi angusti’ ha spiegato Manconi ‘ producono pensieri stretti. Ed i nostri detenuti nel 50% dei casi sono costretti per lo più a passare le loro giornate sulle brande, in assenza totale di spazi vitali. In questa dimensione di promiscuità coatta la possibilità di conservare la dignità viene costantemente messa alla prova”. Aggiungendo che il problema è talmente scabroso per la normale vita sociale da aver spinto l’architettura penitenziaria a costruire carceri fuori dalle città, in luoghi isolati dove, lontano dalla vista dei normali cittadini, si potesse realizzare un isolamento completo dei detenuti ‘nella direzione di sottrazione dalle relazioni sociali, dalla comunicazione tra il dentro e il fuori’.

Ma ‘Il carcere è il luogo dove, in linea con la pena da scontare per aver commesso un reato, si subisce il sequestro del tempo – ha spiegato il senatore Enrico Buemi ricordando che la stessa realtà del detenuto è vissuta per la maggior parte della giornata anche da chi deve vigilare su esso. In un ambiente talmente degradato che numerosi sono stati in quest’ultimo anno anche i suicidi delle guardie penitenziarie. La finalità della detenzione ultima, oltre la pena, è la rieducazione e dunque si interroga Buemi “Questa finalità è rispettata o no? Io penso assolutamente di no” evidenziando che in queste condizioni dove in primis le strutture carcerarie non sono adeguate ai primari bisogni di un individuo, il tempo sequestrato per infliggere una punizione non si traduce quasi mai  in  una educazione positiva che è l’unica strada per permettere al reo, una volta scontata la sua pena, di reinserirsi in un tessuto sociale sano. “Ogni detenuto costa 180 Euro al giorno – specifica Buemi -Complessivamente sono due miliardi all’anno. E senza nessuna funzione educativa da parte dello Stato”.

Perché sequestro del tempo non vuol dire annientamento della dignità, al contrario, spiega al termine dei lavori De Rossi, in maniera allegorica il punto centrale è proprio il lavoro sulla pietra, intesa come struttura carceraria da adeguare ai principi educativi ma anche come evoluzione culturale del detenuto attraverso la vivibilità degli spazi in cui è recluso e dove deve svolgere delle attività che lo aiutino ad evolversi, magari con l’introduzione di premialità nel corso della detenzione. Perché il rispetto dei diritti umani non è un mero esercizio di buonismo, ma l’unica strada possibile per realizzare una vita sociale rispettosa dei propri bisogni e di quelli altrui. Un detenuto che torna in libertà al termine della pena senza un benefico e costante sforzo per elevarsi culturalmente ed imparare il rispetto delle regole, è un problema per sé stesso e per gli altri.

 

Un uomo e tre vite “L’obiettivo è cercare di dare a chi legge un po’ più di …

Un uomo e tre vite “L’obiettivo è cercare di dare a chi legge un po’ più di forza per reagire a quelli che possono essere gli impedimenti e i problemi fisici, ma anche non fisici

Layout 1“L’iniziativa l’ho presa io, era tanto tempo che volevo scrivere un libro che raccontasse di me e della mia storia”, confessa Siro Brugnoli protagonista del libro appena uscito a cura di Cesare Lanza “Siro Brugnoli. Un uomo e tre vite” (ed. L’Attimo Fuggente, 2016). Viene descritto come playboy di successo, imprenditore geniale, filosofo libertario. “Ma ci si ritrova in queste tre definizioni?”- “Mah, si stenta a crederci, però nella realtà è così.”. “Vorrebbe aggiungere o togliere qualcosa a quello che ha scritto il suo amico Cesare?” – “No, se mi ha visto così, va bene quello che ha scritto. Evidentemente ha trovato in me queste caratteristiche, e devo dire che non si è discostato dalla realtà, sono tutte e tre cose che ho raggiunto nella mia vita”.
Nella vita Siro Brugnoli ha avuto tante soddisfazioni. È riuscito a realizzarsi in campo lavorativo e sentimentale con impegno e fatica, e con doti di corteggiatore, senza mai perdersi d’animo, “perché tutto dipende da noi stessi”. E non lo dice come una frase fatta, di quelle che si sentono tutti i giorni e che si danno quasi per scontate. Brugnoli a quattro anni è stato colpito da poliomielite, e in maniera piuttosto grave, ma senza arrendersi ha vissuto come se fosse ogni giorno una sfida. La sfida di vivere.

“Si può dire che la sua vita sia stata quasi un paradosso? Nel senso che la malattia è stata la sua fonte di vita, le ha permesso di combattere e di realizzarsi in ogni campo desiderato. Si può dire che dalla negatività è riuscito a trarre laSiro Brugnoli bambino e le sue partite di calcio a quattro zampe positività?” . “È proprio così – risponde – di solito chi ha queste malattie ha problemi nella vita. Nella realtà io sono riuscito a far diventare la malattia da cosa negativa a cosa positiva. Un meccanismo che la mia psicologa chiama in un certo modo, ora non ricordo”. E se non ci tradiamo forse possiamo ipotizzare che la parola del meccanismo
attuato da Brugnoli sia “compensazione”. Ci rifacciamo ad Alfred Adler, lo psichiatra, psicoanalista e
psicoterapeuta austriaco che introdusse il concetto di complesso di inferiorità. Complesso che può essere accentuato da inferiorità d’organo, l’insufficienza fisica o estetica, e da costellazione familiare, la rivalità fra i fratelli. La compensazione è uno dei modi in cui la volontà di potenza supera il sentimento di inferiorità. Si potrebbe continuare perché Adler sostiene che l’individuo ha in sé una serie di potenzialità creative e deve trovare la possibilità di esprimerle attraverso l’azione, ma questo richiede un adeguato livello di autostima. Ed ecco entrare dunque l’incoraggiamento che in un contesto relazionale può consentire il superamento del complesso e portare all’espressione della propria potenzialità creativa. L’incoraggiamento diventa lo strumento per il cambiamento e per la guarigione, perché l’individuo viene aiutato a mettere in campo tali potenzialità, rimuove gli ostacoli, supera i problemi e capisce che dispone degli strumenti per realizzare le sue mete. E Brugnoli lo dice con una frase chiara e delucidativa: “ Non ho mai sentito di avere una disgrazia, e chi mi conosce neanche se ne accorge, anzi si dimentica”.
Probabilmente molto è dipeso anche dal contesto familiare in cui è vissuto. Il contrasto fra una mamma molto dolce e un padre duro e autoritario. La madre così premurosa e dedita alle cure per il suo amato figlio, il padre che non ha mai voluto riconoscere la sua malattia, facendogli fare esattamente tutto ciò che anche gli altri figli facevano, non aiutandolo, ed anzi arrabbiandosi se Siro non riusciva da solo. Se l’atteggiamento del padre aveva creato un dissidio
forte con Siro, solo dopo scoprirà il grande insegnamento ricevuto. Ma certo, accanto aveva almeno avuto la fortuna dell’affetto e della dolcezza della madre e dei fratelli che comunque non lo avrebbero mai abbandonato.
Brugnoli ha avuto accanto a sé donne belle e conosciute, addirittura su Siro Brugnoli e le donneriviste apparivano notizie delle sue love stories, donne che si innamoravano di lui, ma che non duravano poi troppi anni…. “Ma che rapporto ha con le donne? Perché non si è mai sposato?” A leggere il libro sembra che non si fidi delle donne. “E invece è tutto il contrario, io mi fido eccome, perché ho il vantaggio di conoscerle prima. Si chiama empatia questa mia qualità, la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona con nessuna o scarsa partecipazione emotiva, ed io riesco a capirle prima che loro possano capire me. Le donne ti portano a fare cose che non vuoi fare e invadono la tua libertà. Allora so bene di chi fidarmi e di chi no, so bene chi frequentare e chi no. E non ho paura di loro sennò non avrei avuto tutte queste storie”. Nelle sue parole riportate nel libro si trova una punta di misoginismo, ma lui nega, “Non è così”. “Quello che dico è vero”, “sono storie che fanno ridere quando le racconto. Perché insomma è pur vero che iniziano a criticare gli amici e a non farmici più uscire, a criticare la pulizia o meno della casa facendomi perdere la donna che mi aiuta senza farmi mancare nulla. E poi ti tradiscono con un bel bagnino e ben presto sei costretto a lasciare casa e a ritrovarti con nulla”.
Ma sorvoliamo sulle donne e sul suo essere playboy, Siro Brugnoli è un industriale di successo. Ha una industria che produce apparecchi per la respirazione e vende in 95 paesi differenti. Si chiama MIR medical international research ed è un’azienda produttrice di dispositivi medici globale fondata nel 1993. Da più di 20 anni l’azienda è riconosciuta a livello internazionale per le numerose innovazioni e progressi in tre diversi settori del mercato: Spirometria, OssSiro Brugnoli viaggiatore del mondoimetria e Telemedicina. Forse anche la nascita di questa azienda è stata dettata da un sentimento di plongee verso chi ha bisogno di aiuto, dal poter far qualcosa per qualcuno. In realtà difficilmente ci si può mettere nella testa di chi ha subito una malattia. Difficilmente si comprende e si arriva a una sensibilità tale da entrare in ciò che le persone sopportano e hanno dovuto sopportare . “La società che ci circonda non ci capisce, non ha la capacità di comprendere. Perché bisogna mettersi nel cervello di chi ha quella determinata malattia, ed è impossibile. E poi sbagliano nel compatire chi ha un problema. Non capiscono che bisogna aiutare quelle persone affette da particolari disturbi o malattie in modo che non se ne accorgano di averle. Se si viene compatiti e aiutati allora va a finire che si trovano giustificazioni per non realizzare nulla e non si reagisce, non si ha nessuno stimolo”. E ribadisce : “Se ho fatto tutte queste cose nella vita è perché mi sentivo di farle anche se non ero in grado di farle. La capacità di risolvere il problema è dentro di noi, abbiamo in mano la possibilità di riuscirci. Io sono un esempio”.
Il libro ha una precisa funzione e valenza. La storia di Siro Brugnoli è piuttosto particolare e deve essere divulgata. E poi come dice il protagonista “l’obbiettivo è cercare di dare a chi legge un po’ più di forza per reagire a quelli che possono essere gli impedimenti e i problemi fisici, ma anche non fisici”. Il messaggio che si evince è che tutto dipende da noi stessi, e “non c’entrano nulla i soldi” (e Brugnoli lo dice perché ha avuto una vita sempre agiata), “perché ricco o non ricco uno deve avere la spinta, il carattere, la forza di risolvere il problema”.
Con tutte queste cose dette siamo così giunti alla terza immagine di Brugnoli: filosofo libertario. Non dà conto a nessuno, fugge dai pregiudizi e dagli stereotipi di vita, dalle convenzioni sociali e dalle precostituite idee politiche. Ed anche questo dipende da come egli ha vissuto ed è stato capace di vivere.

di Stefania Miccolis

Presentazione del libro “Il bivio – Sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi” di Angelo Bruscino

Un successo la presentazione  a Potenza del libro di Angelo Bruscino “Il bivio – Sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi” edito da Mondadori 

Alla presentazione del libro del Presidente nazionale dei Giovani Confapi organizzata da Lavoradio sono intervenuti imprenditori e testimoni della scelta tra emigrazione e coraggio di restare

I giovani, il lavoro, l’emigrazione, il coraggio di restare e scommettere in Basilicata il proprio futuro. Di tutto questo si è parlato ieri  mercoledì 18 maggio alla Cappella dei Celestini, a Potenza, nel corso della presentazione del libro “Il bivio, sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi”, scritto per Mondadori da Angelo Bruscino, Presidente nazionale giovani Confapi e imprenditore della green economy, che meno di un mese fa ha inaugurato la piattaforma tecnologica più innovativa d’Europa. 

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Dopo i saluti da parte dell’assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico, Il giornalista Vito Verrastro, fondatore di Lavoradio, che ha intervistato l’autore e ha dato vita, nella seconda parte, ad un talk show a cui hanno preso parte Antonio Candela, imprenditore e fondatore a Matera del Comincenter, modello innovativo ed efficace nell’accompagnamento dei giovani alla ricerca attiva del lavoro; Giovanni Oliva, attuale direttore generale del Dipartimento Regionale all’Agricoltura e primo manager italiano ad aver diretto un’azienda di proprietà cinese in Cina; Andrea Frascati, presidente Aidp (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) Basilicata e manager delle risorse umane in Smartpaper. A rappresentare le due facce del bivio sono stati Angela Conte, artigiana digitale che ha deciso di restare in Basilicata, e Martino Turturiello, informatico di Balvano, attualmente al lavoro in una startup in Silicon Valley dopo una lunga trafila in Irlanda, Spagna e Stati Uniti, dove ha lavorato per anni alla Apple.

“L’Italia riparte, è ferma, ripartirà ? – si chiede Bruscino nel volume – Non bastano i dati Istat per decretare il futuro del nostro paese, ma questa domanda va rivolta alla nostra più importante risorsa strategica i “Giovani” che nell’ultimo periodo fanno notizia, non solo per la fuga di cervelli, ma per la loro creatività e coraggio che sembra aver dato una scossa importante alla natalità di giovani imprese e startup.
Questo sentimento è lo stesso che ho cercato di trascrivere nelle pagine del mio libro e che spero possa essere interpretato anche dai decisori politici, all’alba di una competizione elettorale che coinvolge le nostre maggiori Metropoli e che stenta ad interpretare i sogni ed i bisogni dei nostri giovani. Stiamo sottovalutando la nostra risorsa più preziosa e l’unica capace di ereditare e costruire un domani migliore.
Questo saggio è infatti un’istantanea di storie, sogni e speranze dei giovani italiani, che oggi vivono e si barcamenano tra numerose incertezze, tra crisi economica e sociale, tassi di disoccupazione soprattutto giovanile mai toccati prima e una visione del futuro che sembra più nera del passato e che, nonostante tutto, testimonia anche la forza di una meglio gioventù che con il suo lavoro ed impegno sta trasformando la nostra nazione in un luogo dove è ancora possibile sognarsi e vincere la sfida con il resto del mondo.

Lavoradio, il magazine settimanale nato a Potenza nel 2012 per raccontare il lavoro che c’è o che si può… inventare, è oggi distribuito su 11 radio in 7 regioni d’Italia, con una community di 3.000 fan su Facebook, 1500 follower su Twitter e un canale con oltre 1.000 podcast informativi. Oltre all’informazione e alla formazione, realizzata in scuole e Università, il team di Lavoradio intende accendere i riflettori sul mondo del lavoro, della formazione, dell’orientamento e della crescita personale anche con l’intervento di esperti a livello nazionale, per sensibilizzare opinione pubblica e addetti ai lavori sulla necessità di formare sempre più imprenditori di se stessi.

Per ulteriori informazioni e interviste: Sara Napolitano 3203610607 –3496062814

La copertina https://drive.google.com/file/d/0B94EIy0WUeXcTlZKMVVYbXFEd00/view?usp=sharing

La scheda del libro: http://www.mondadoristore.it/bivio-Sogni-speranze-giovani-Angelo-Bruscino/eai978889180355/

Una foto dell’autore: https://drive.google.com/file/d/0B94EIy0WUeXcT2dMQ3lfVkxQRUk/view?usp=sharing

 

Sabato 23 Aprile a Maccarese presentazione del libro “Oreste. Una storia per conoscere la natura”

Nella Giornata mondiale del Libro, la fiaba del lombrico curioso, scritta da Riccardo Di Giuseppe e ambientata nell’Oasi WWF di Macchiagrande

Cover-oresteRoma, 22 Aprile – Verrà presentato Sabato 23 Aprile, alle ore 16:30, presso la Sala Convegni della Casa della Partecipazione, in via del Buttero 3 a Maccarese: “Oreste. Una storia per conoscere la natura”. L’evento organizzato da Programma natura, l’Oasi WWF di Macchiagrande, Biblioteca dei Piccoli e Biblioteca Gino Pallotta, è stato patrocinato dal Comune di Fiumicino, cade nella Giornata Mondiale del libro. All’incontro saranno presenti: l’autore Riccardo Di Giuseppe, responsabile e guida dell’Oasi WWF di Macchiagrande, sul litorale laziale, le illustratrici Concetta Flore ed Elisabetta Mitrovic, e l’editore Alessandro Troisi (Pandion). Il libro, con introduzione di Fulco Pratesi, è stato scritto per avvicinare i più piccoli al mondo della natura, per insegnare a rispettarla e a scoprirla. La favola è però rivolta anche agli adulti e agli insegnanti, il lombrico dagli occhi grandi rappresenta, infatti, anche la curiosità dell’uomo nei confronti della natura e il suo legame con essa. Il protagonista, Oreste, è l’unico lombrico al mondo ad avere due grandi occhi. Il suo sogno è quello di diventare un esploratore. Un giorno decide di sfidare i suoi lombricompagni e di avventurarsi, da solo, nel bosco misterioso dell’Oasi WWF di Macchiagrande. Inizia così la sua originalissima avventura scritta con un linguaggio divertente e mai scontato, tanto da poter piacere anche ai grandi. In questo viaggio avventuroso e ricco di sorprese Oreste non è solo, i suoi compagni e amici sono il Bacco il biacco, Becco il gheppio e poi l’istrice, il porcospino, la testuggine, la cinciarella, il pettirosso e tante altre creature vegetali come la quercia e il corbezzolo. Ci sono poi gli animali che impartiscono lezioni di vita al curioso e intraprendente lombrico. Oreste, che ha già riscosso un notevole successo sia mediatico che in termini di lettori, si prepara a diventare il nuovo idolo buono dei più piccoli e di chi, come loro, sa guardare la natura con rispetto e curiosità. Durante l’incontro sarà possibile fare domande all’autore o farle fare dai bambini e acquistare il libro a un prezzo speciale.

Lidu onlus : presentazione del libro “Storia della Lega italiana per il Divorzio” di Domenico Letizia

Si tratta di un’interessante ricostruzione storica del divorzio che, muovendo dall’uso dell’istituto nell’antichità presso i greci e romani giunge fino al 12 maggio 1974, giorno in cui si tenne il referendum per l’abolizione della legge Fortuna sul divorzio

A cura di Ilaria Nespoli

Storia_Lega_Italiana_per_il_Divorzio_-_copertinaRoma, 27 novembre – Il giorno 19 novembre, la L.I.D.U. Onlus, Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha ospitato la presentazione del libro Storia della Lega italiana per il Divorzio” di Domenico Letizia. Si tratta di un’interessante ricostruzione storica del divorzio che, muovendo dall’uso dell’istituto nell’antichità presso i greci e romani giunge fino al 12 maggio 1974, giorno in cui si tenne il referendum per l’abolizione della legge Fortuna sul divorzio, passando per le prime iniziative dei movimenti laici italiani del “Movimento pro Divorzio”, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, volte a denunciare la realtà legislativa italiana contraria a quello che è ed era invece un diritto che si pone in stretto collegamento con il principio della libertà di coscienza. Come evidenziato dal Presidente della L.I.D.U., Alfredo Arpaia, “il matrimonio è una libera scelta volontaria che va confermata ogni giorno attraverso la stima e la fiducia reciproca fra i coniugi”. Arpaia fu testimone diretto tanto della battaglia fra l’area laica e la componente cattolica del Paese, contraria a qualsiasi cosa mettesse in discussione il principio della sacralità del matrimonio, quanto dei dibattiti e delle conferenze convocati dal Movimento, nel napoletano in primis, per denunciare la realtà legislativa italiana che prima della Legge Fortuna del 1969 vietava il divorzio. Il richiamo allo stretto legame fra divorzio e libertà individuale è anche al centro dell’intervento del Tesoriere nazionale della L.I.D.U, Vincenzo Farina, secondo cui il libro di Letizia sorprende soprattutto per la fluidità del linguaggio nel ricostruire la storia del nostro Paese relativa all’introduzione del divorzio, quando finalmente ciascuno ha preso possesso della libertà di pensiero individuale, senza essere più rinchiusi nella prigione dell’ipocrisia. Inoltre, come evidenziato da Domenico Alessandro De Rossi, Presidente della Commissione “Diritti delle Persone private della libertà personale”, l’approvazione della Legge Fortuna- Baslini, fortemente laica e liberista, deve molto all’humus politico creato dal movimento del Sessantotto 1968 che un profondo cambiamento nel vissuto sociale. Tuttavia, conoscere le battaglia per l’introduzione del divorzio è importante non solo a fini della mera ricostruzione storica ma anche per comprendere le attuali lotte per i diritti civili, dal divorzio breve fino ai matrimoni fra persone dello stesso sesso e al riconoscimento delle coppie di fatto. Infatti, ci sono delle analogie con quanto avvenuto allora in Italia specie per quanto riguarda coloro che tendono ad osteggiare tali battaglie: come sottolineato da Alessandro Gerardi, Tesoriere della Lega Italiana per il divorzio breve, parliamo di un fronte eterogeneo che, oggi come allora, tende a celarsi dietro l’alibi dei tempi non ancora pienamente maturi nel nostro Paese per poter realizzare tali cambiamenti. Le analogie non si fermano qui, come evidenziato dall’intervento di Diego Sabatinelli, Segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve. Infatti, con il Sessantotto si è affermato un nuovo modo di fare politica, il movimentarismo il quale ha introdotto nuovi strumenti di azione (azioni di non violenza, scioperi della fame, banchetti di piazza), in una “creatività politica” attraverso cui ottenere l’attenzione da parte dei mass media per raggiungere i propri scopi.  E’ in questo contesto che si inserisce la LID, la Lega Italiana per l’istituzione del divorzio, al centro dell’analisi dell’opera di Letizia. Come evidenziato dallo stesso autore, la LID fu istituita nel 1966 per iniziativa della sezione romana del Partito radicale, già mobilitatosi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del divorzio, al fine di coordinare i movimenti d’opinione favorevoli al medesimo istituto. Parafrasando le parole di Letizia, “la Lid fu un esempio molto interessante di associazione politica nata per conseguire un obiettivo specifico e limitato, aperta a tutti coloro che fossero interessati alla sua specifica battaglia, indipendentemente dall’appartenenza politica”. Per raggiungere i propri obiettivi la LID ha operato in una duplice direzione: una volta a far conoscere i termini della questione all’opinione pubblica, l’altra volta a sollecitare le forze politiche mediante dibattiti convegni e manifestazioni pubbliche. E’ grazie a questa azione trasversale che si è giunti alla vittoria del “NO” al referendum per l’abolizione della Legge Fortuna Baslini del 1969. Un altro elemento di novità evidenziato da Letizia nel corso della presentazione del proprio libro consiste nell’utilizzo nei suoi comunicati stampa di espressioni che rimandavano al linguaggio caro ai partiti di ispirazione marxista, al fine di sensibilizzare su tematiche legate ai diritti civili e non ad aspetti economici. L’uso di tali espressioni sorprende ancor di più se si tiene conto che il fronte anti-divorzista contava fra le sue fila parte della classe dirigente del partito comunista che vedeva nell’istituto un fenomeno borghese che richiamava alla mente gli Stati Uniti e le loro ampie libertà ed andava ad intaccare la famiglia proletaria, la cui unità era fondamentale per far fronte alla classe dominante. Tornando alla lotta sul fronte dei diritti civili, essa prosegue in un cammino pieno di difficoltà e battute d’arresto, anche se non mancano importanti successi. Pensiamo alla battaglia condotta da quella che possiamo considerare l’erede ideale della LID, ovvero la Lega Italiana per il Divorzio Breve istituita nel 2007. Essa, muovendo da dati incontrovertibili relativi all’incremento delle separazioni del 101% in soli dieci anni, aveva come obiettivo l’abolizione del termine triennale che doveva intercorrere fra la separazione legale dei coniugi ed il divorzio, al fine di snellire il passaggio giudiziario per giungere alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. La battaglia condotta dalla Lega per il Divorzio Breve, condotta avvalendosi sia della consuete azioni della nonviolenza sia dei nuovi strumenti della piazza virtuale di Internet, si è conclusa con un fondamentale successo: la Legge 11/05/2015 n°55. Essa va a modificare proprio quegli articoli del Codice civile relativi ai tempi necessari per chiudere le pratiche del divorzio, riducendo i tempi a sei mesi in caso di separazione consensuale o al massimo un anno se si decide di ricorrere al giudiceTuttavia, come Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo riteniamo che tale legge non possa e non debba essere considerata un punto di arrivo nel contesto delle modifiche legislative ancora necessarie affinché l’Italia cessi di essere fanalino di coda nella tutela dei diritti civili, il cui riconoscimento è fondamentale per l’affermazione di una società che sia compiutamente democratica ed aperta alle istanze dei singoli.

L.I.D.U. Onlus : presentato il libro “Lo scudo di cartone. Diritto pubblico e riserva parlamentare”

“Un’accurata ricostruzione storico-giuridica condotta in chiave comparatistica di un istituto, l’immunità parlamentare, a più alto rischio d’impopolarità perché considerato l’emblema dei “privilegi” della Casta”.

di Ilaria Nespoli

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Roma, 1 novembre – “Desidero ringraziare il consigliere parlamentare, Giampiero Buonomo, per aver scelto la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo al fine di illustrare l’egregio lavoro della sua pubblicazione, il cui titolo esprime pienamente la crisi politica che sta vivendo il Paese”. Con queste parole il Presidente della L.I.D.U. Onlus Alfredo Arpaia, ha introdotto la presentazione del libro di Buonomo,“Lo scudo di cartone. Diritto pubblico e riserva parlamentare”, avvenuta lo scorso 28 ottobre presso la sede nazionale dell’Associazione. “Un’opera che, a mio giudizio, rappresenta un unicum nel panorama letterario italiano, in primis per l’approccio metodologico utilizzato. Infatti, siamo di fronte ad un’accurata ricostruzione storico-giuridica condotta in chiave comparatistica di un istituto, l’immunità parlamentare, a più alto rischio d’impopolarità perché considerato l’emblema dei “privilegi” della Casta”. Infatti, come evidenziato da Maurizio Serio, intervenuto nel corso della presentazione a nome di Rubettino Editore, la Casa Editrice del libro, Buonomo interviene su un meccanismo aspro della nostra dialettica democratica, una sorta di “divaricatore culturale” che conduce a una contrapposizione di idee su un argomento che al contrario meriterebbe una riflessione meditata. Un possibile antidoto ai conflitti che si pongono continuamente su questa materia fra politica da un lato ed autorità giudiziaria e mondo dell’informazione dall’altro è stato individuato da Enrico Buemi, Vice presidente del Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE del Senato, nel ritorno ad una maggiore sensibilità alle questioni etiche e morali, facendo in modo che la guarentigia si limiti ad opinioni ed attività connesse alla funzione propria del parlamentare. Decisamente fuori dal coro è stata la voce del senatore Luigi Compagna, il quale ha affermato come il tema non sia più “scottante”, in quanto ormai si registra una totale insofferenza al parlamentarismo di cui l’immunità parlamentare rappresenta il fondamento. Tutti i relatori sono concordi nel ritenere che il principale responsabile della cartonizzazione della prerogativa immunitaria dei membri del Governo e del Parlamento sia la stessa politica, la quale ha finito per trasformare “una prerogativa propria dell’intera Assemblea”, come definita dal giornalista Pietro Di Muccio De Quattro nel corso del proprio intervento, in un vero e proprio privilegio ingiustificato, poiché teso a proteggere meri interessi personali. Infatti, come sottolineato dal deputato Francesco Sanna, la trasformazione dello scudo da bronzeo a cartone non si deve alla riforma costituzionale del 1993, la quale ha eliminato l’autorizzazione a procedere alle indagini, limitandola ad atti maggiormente invasivi (perquisizioni, sequestri, intercettazioni, misure cautelari personali etc.), in grado di limitare l’esercizio concreto del mandato parlamentare. “Dal bronzo – ha aggiunto Sanna – si è arrivati al cartone quando la Corte Costituzionale, chiamata a giudicare sui conflitti di attribuzione, ha affermato che il potere di insindacabilità delle opinioni espresse e i voti dati dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, di cui all’art. 68 della Costituzione, andava esercitato secondo determinati criteri e non sulla base della convenienza dei singoli. Sulla scia di quanto evidenziato dall’autore nel capitolo dedicato al futuro per l’inviolabilità in Italia, Sanna ha illustrato proposte di razionalizzazione e di riforma dell’istituto. In primo luogo, egli ha sottolineato la necessità di eliminare la nomina dei membri della Giunta per le autorizzazioni, sostituendola con una elezione da parte dell’intera Assemblea. Gli altri elementi di riforma su cui si è concentrato Sanna riguardano la pubblicità dei lavori delle giunte e la possibilità dell’articolarsi delle tesi di parte svolte anche da parte degli altri membri del Parlamento. E’ evidente come proprio sull’ammodernamento dell’istituto si giochi la partita della sopravvivenza del parlamentarismo, di cui l’autodichia rappresenta uno dei pilastri fondamentali. Del resto, siamo tutti concordi nel ritenere che la dignità di un Parlamento riposi sulla sua credibilità e non su una guarentigia, pur costituzionalmente tutelata. Infatti, tanto più l’organo legislativo è debole sul piano della credibilità, tendendo a trasformare questa prerogativa in privilegio, quanto più questo “scudo” cadrà di fronte alla forza del populismo e della demagogia, e non sarà più possibile pronunciare “in nome del popolo italiano” qualsiasi garanzia del sistema parlamentare. Sempre riguardo alle proposte di riforma, Giorgio Spranger, docente di Procedura penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, ha posto l’accento sulla tutela dell’innocente, partendo dalla rifusione delle spese di difesa e dal ristoro del pregiudizio subito. Estremamente interessante l’intervento di Guido Raimondi, neo eletto Presidente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, il quale ha evidenziato come in merito ai ricorsi riguardanti l’istituto dell’immunità parlamentare sia particolarmente ricorrente l’applicazione, da parte della Corte di Strasburgo, della dottrina del margine di apprezzamento. Infatti, trattandosi di una materia in cui entrano in gioco diritti limitabili (il diritto di accesso al giudice ex art. 6 della CEDU e la libertà di espressione di cui all’art. 10 della medesima Convenzione europea) e, pertanto, soggetti ad un bilanciamento con altri interessi meritevoli di tutela; la Corte europea tende a rispettare in linea di principio le scelte compiute  a livello nazionale, salvo agire qualora si dovesse consumare una rottura tale dell’equilibrio da richiedere appunto l’intervento del giudice di Strasburgo. Di raccordo rispetto alle diverse relazioni è stata la relazione conclusiva dell’autore, Giampiero Buonomo, incentrata sulla progressiva perdita in Italia di quella simbologia delle istituzioni, tipica della tradizione britannica non a caso scelta dall’autore come modello storiografico di riferimento, che affascinava il popolo e lo convinceva ad accettare le decisioni assunte dal Parlamento. Secondo lo stesso autore, la prima vittima di questo processo è stata proprio la giustizia politica, a causa del venir meno di quell’apparenza di un certo disinteresse nell’esercizio della stessa, proprio della prima Repubblica. Infatti, come sottolineato da Buonomo, oggi nessuno crede che sia la disamina degli atti processuali a dettare le decisioni delle giunte sulle immunità. Al contrario, è evidente come ogni votazione divenga espressione della difesa di una parte politica contro un’altra, dominata da ordini di partito e da bilanciamenti politici che finiscono per creare figli e figliastri. Tuttavia, Buonomo non ritiene assolutamente che l’istituto dell’autodichia sia obsoleto. Al contrario egli pone l’accento sulla necessità di attuare una riforma dello stesso, limitandolo agli atti e alle opinioni strettamente connessi alla funzione parlamentare e applicando, in tutti gli altri casi, il principio di legalità, così come opera nei confronti di una qualsiasi pubblica amministrazione. “Cambiare per non perire, questa è l’unica via possibile per salvare il parlamentarismo” come affermato da Buonomo a conclusione del proprio intervento.

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