UNICEF/Ebola: anche Liberia dichiarata libera dal virus

23.000 i bambini di Guinea, Liberia e Sierra Leone orfani a causa del virus hanno bisogno di assistenza e sostegno.

1-MKgiIcAzVg8snMimHqUbsw14 gennaio 2016 – L’UNICEF ha accolto con soddisfazione la notizia della fine dei casi di Ebola in Africa occidentale, ma ricorda che sono circa 23.000 i bambini di Guinea, Liberia e Sierra Leone che a causa del virus hanno perso uno o entrambi i genitori e la persona che si prendeva cura di loro, dunque, continueranno ad avere bisogno di assistenza e sostegno. Dopo la Sierra Leone (nel mese di novembre) e la Guinea (a dicembre) oggi anche la Liberia è stata dichiarata libera dalla trasmissione del virus di Ebola, essendo trascorsi 42 giorni dall’ultimo caso di malattia registrato nel paese. Nei prossimi tre mesi la Liberia comincerà quindi un periodo sotto stretto monitoraggio. Delle 28.637 persone contagiate dal virus Ebola in più di due anni, ovvero da quando l’epidemia ha avuto inizio, 4.767 erano bambini. In totale sono 11.315 le persone che hanno perso la vita a causa del virus, di queste 3.508 erano minorenni. Questo significa che più di un bambino infettato su quattro è morto. Inoltre più di 1.260 bambini, sopravvissuti alla malattia nei tre paesi, deve affrontare delle vere e proprie sfide (mediche e sociali) per essere nuovamente accettati nella propria comunità. “Esser riusciti a contenere questa epidemia è per noi una conquista, ma non possiamo dimenticare il terribile bilancio di vittime che Ebola ha provocato in questi paesi”, ha detto Manuel Fontaine, Direttore regionale dell’UNICEF in Africa occidentale e centrale. “Molte persone continuano a soffrire, in particolar modo quei bambini resi ancor più vulnerabili dal virus”. La stragrande maggioranza dei bambini i cui genitori o chi si prendeva cura di loro sono morti a causa del virus Ebola sono stati affidati a parenti più stretti oppure a membri delle comunità. È fondamentale continuare ad aiutarli anche adesso che la fase d’emergenza è terminata, con sostegni in denaro, materiale scolastico, abbigliamento e cibo per sostenere nuove modalità di assistenza familiare.”Ebola è stata un’esperienza terrificante per i bambini”, ha detto Fontaine. “Dobbiamo fornire loro e al popolo della Guinea, della Liberia e della Sierra Leone tutto il nostro supporto per far sì che continuino a riprendersi dai devastanti effetti che questa malattia ha avuto sulla loro vita” ha aggiunto. Il sostegno che l’UNICEF ha intenzione di fornire ai bambini più vulnerabili di questi tre paesi ha come scopo quello di rafforzare i sistemi di protezione dei minori. Ciò significa garantire che le autorità nazionali siano in grado di fornire una gamma di servizi di protezione tra cui il supporto psico-sociale, il ricongiungimento con la propria famiglia, cure provvisorie o alternative, e lo sviluppo di una rete che permetta di prevenire e contrastare abusi e violenze contro i bambini più a rischio. Oltre al sostegno per la protezione dell’infanzia, l’UNICEF continuerà a promuovere campagne che permettono di mantenere alta la vigilanza e la consapevolezza, nonché squadre di pronto intervento, campagne sulla mobilitazione sociale e contro l’isolamento precoce. Continuerà inoltre a fornire servizi di base come l’acqua, l’igiene e servizi igienico-sanitari, la salute e l’attenzione alla nutrizione.

“A nome dell’UNICEF Italia, il nostro ringraziamento va a tutti gli italiani che hanno finora sostenuto gli interventi di risposta dell’UNICEF all’emergenza Ebola” – ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. L’UNICEF ha lanciato un appello di 15 milioni di dollari per finanziare interventi di emergenza per contrastare l’Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone da gennaio a marzo 2016. Questa cifra però non copre il lavoro nel periodo post-Ebola, ma soltanto le necessità più immediate.

UNICEF/Liberia: rischio esclusione per oltre 70.000 bambini

L’ UNICEF sta supportando una compagna per registrare tutti i bambini nati durante Ebola e non registrati alla nascita.

UNI18823631 Luglio 2015 – L’UNICEF sta supportando una campagna del Governo della Liberia per registrare più di 70.000 bambini che non erano stati registrati alla nascita durante la crisi Ebola, essendo così vulnerabili a marginalizzazione ed esclusione. Secondo i dati del Ministero della Salute, le registrazioni alla nascita nel 2014 e nel 2015 sono calate sensibilmente rispetto ai livelli pre-Ebola. Nel 2013, prima che il virus si diffondesse, erano state registrate 79.000 nascite. Nel 2014, quando molte strutture sanitarie sono state chiuse o hanno rallentato le proprie attività a causa dell’Ebola, il numero di registrazioni è diminuito a 48.000 – un decremento del 39% rispetto all’anno precedente. Tra gennaio e maggio 2015 sono stati registrati alla nascita solo 700 bambini.“I bambini che non sono stati registrati alla nascita ufficialmente non esistono,” ha dichiarato Sheldon Yett, Rappresentante UNICEF in Liberia. “Senza la cittadinanza, i bambini in Liberia, che hanno già subìto terribili sofferenze a causa dell’Ebola, rischiano di rimanere ai margini della società perché potrebbero non avere accesso ai servizi sanitari e sociali, non ottenere documenti di identità e saranno così esposti al pericolo di essere vittime di traffico o di adozioni illegali.” L’UNICEF sta supportando il potenziamento dei sistemi di registrazione e darà il proprio contributo attraverso corsi di formazione, sostegno logistico e attività di sensibilizzazione prima di una campagna nazionale pianificata entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di raggiungere tutti i bambini non registrati nel 2014 e nel 2015.“I bambini sono il futuro della Liberia. Non possiamo mettere a repentaglio il loro futuro perché non sono registrati alla nascita,” ha dichiarato Hon. Bernice Dahn, Ministro della Salute in Liberia. “Abbiamo ampliato i nostri sforzi per superare il numero di registrazioni alla nascita non effettuate da prima dell’epidemia di Ebola e siamo lavorando con l’UNICEF e i suoi partner per pianificare una campagna di registrazioni alla nascita in tutta la nazione nei prossimi mesi.”Nella vicina Sierra Leone, dove l’emergenza Ebola ha indebolito allo stesso modo i sistemi sanitari già fragili del paese, circa 250.000 bambini sono stati registrati nel corso di una recente campagna di 5 giorni per la registrazione delle nascite e di vaccinazioni contro la polio.“Nessun bambino dovrebbe subire questo trattamento, o non avere protezione da uno stato o altri enti, e non avere la possibilità di accedere ai servizi di base cui ogni bambino ha diritto, solo perché la sua identità non è stata registrata”; ha continuato Yett, “Noi non possiamo e non dobbiamo lasciare che questo accada”. Prima dell’epidemia di Ebola, l’UNICEF ha contribuito a incrementare i tassi di registrazione delle nascite in Liberia, dal 4% – allora il secondo tasso più basso al mondo – al 25% nel 2013.

UNICEF/Liberia: aiuti nelle aree in cui sono stati registrati nuovi casi di Ebola

“In Liberia c’è sempre stato il rischio che Ebola potesse tornare. Ora dobbiamo mettere tutto quello che abbiamo per tornare a zero casi”


timthumbRoma, 3 luglio   – Come risposta ai primi casi confermati di Ebola in Liberia dopo più di tre mesi, l’UNICEF ha iniziato a distribuire aiuti di prima necessità alle comunità colpite, tra cui tende per isolare le persone in quarantena, kit igienici, cloro, secchi e punti per lavarsi le mani. A Margibi County, dove lo scorso 29 giugno il corpo di un bambino è risultato positivo al virus, squadre di mobilizzazione sociale dell’UNICEF sono già sul campo per portare avanti campagne di sensibilizzazione porta a porta sulla prevenzione di Ebola, proprio per ridurre al minimo il rischio di ulteriori infezioni e proteggere e assistere le persone colpite. “In Liberia c’è sempre stato il rischio che Ebola potesse tornare. Ora dobbiamo mettere tutto quello che abbiamo per tornare a zero casi”, ha detto Sheldon Yett, Rappresentante dell’UNICEF in Liberia. “La velocità di reazione a questi casi dimostra che nessuno ha abbassato la guardia”.  Nei prossimi giorni, la scuola frequentata dal bambino deceduto verrà decontaminata e saranno messi in atto nuovi centri per l’igiene; sarà distribuito cloro e sapone. Punti per lavarsi le mani forniti dall’UNICEF sono stati posizionati all’ingresso di tutte le scuole in Liberia, quando le lezioni sono ricominciate nel mese di febbraio dopo una chiusura di sei mesi. L’UNICEF ha collaborato con le autorità locali per mantenere questi centri al loro posto anche dopo la dichiarazione del 9 maggio di ‘paese libero dalla trasmissione di Ebola’. L’UNICEF sta anche lavorando con il governo per assicurare che misure come la misurazione della temperatura degli studenti quando arrivano possano entrare in funzione.  “La Liberia non sarebbe stato dichiarata libera da Ebola a maggio senza l’iniziativa e la piena consapevolezza da parte delle comunità”, ha detto Yett. “Le comunità sono di nuovo in prima linea negli sforzi per garantire che non vi siano nuovi casi di questa malattia”. Nelle vicine Guinea e Sierra Leone continuano a essere segnalati nuovi casi, anche se in numero molto più basso rispetto al picco registrato durante il focolaio. Nella settimana terminata il 28 giugno sono stati registrati in Guinea 12 nuovi casi di Ebola e otto in Sierra Leone.

In Liberia debellato il virus ebola. Zero casi dal 28 di marzo

UNICEF accoglie con favore la vittoria della Liberia su Ebola ma mette in guardia per i casi dei  paesi vicini

 

africa-map-ebola-travelRoma, 10 maggio  – Accogliendo l’annuncio di oggi della Liberia di aver raggiunto  “zero casi” di  Ebola, l’UNICEF ha lodato il  ruolo fondamentale che le comunità hanno avuto per battere l’epidemia in quel paese. L’UNICEF mette in guardia, però, che la minaccia posta dal virus mortale nella regione non scomparirà fino a quando non vi sarà più la trasmissione attiva nei paesi limitrofi colpiti. “Oggi ci uniamo alla  Liberia nel celebrare questa vittoria contro una piaga che ha causato tanta morte e sofferenza”, ha detto Sheldon Yett, Rappresentante dell’UNICEF in Liberia. “E ‘un tributo enorme per l’impegno delle comunità, che hanno svolto un ruolo centrale nella battaglia contro Ebola.” Yett  ha però avvertito che la Liberia non può permettersi di allentare la guardia. “Aver raggiunto zero casi  è il primo passo, ora la sfida è quella di rimanere a zero. La minaccia non sarà finita fino a quando non ci saranno più casi nelle vicine Sierra Leone e Guinea. ” Un paese precedente interessato è considerato “libero dalla trasmissione di Ebola”  se non  registra ulteriori casi in un periodo di 42 giorni, il doppio del massimo periodo di incubazione del virus. L’ultima persona conosciuta che è stata infettata in Liberia è stato sepolta in sicurezza il 28 marzo. Ma la sorveglianza continua, in particolare lungo le zone di confine, ed i partner sono pronti ad agire rapidamente se ci dovesse essere un nuovo focolaio. Come parte della preparazione, l’UNICEF ha contribuito a istituire i kit per l’Isolamento rapido e il trattamento dell’Ebola (RITE) e ha formato i leader delle comunità nel comunicare e nel facilitare i cambiamenti necessari per mantenere le persone al sicuro. All’apice della crisi alla fine di agosto e i primi di settembre, la Liberia ha registrato più di 400 casi a settimana. Verso la fine dell’anno, il paese aveva chiaramente girato l’angolo e le comunità avevano sempre  più su di sé l’obiettivo di combattere la crisi, adottando comportamenti sicuri – come non toccare i corpi durante le cerimonie funebri e assumersi la responsabilità di rintracciare e segnalare i casi sospetti. Come uno dei principali protagonisti nella risposta ad Ebola, l’UNICEF sostiene gli sforzi per rafforzare i servizi di base, tra cui la sanità e l’istruzione, che hanno subito gravi battute d’arresto a causa della epidemia di Ebola. “Nel più lungo periodo vi è la necessità di ricostruire un sistema sanitario migliore, con la capacità di individuare e rispondere a eventuali future epidemie, che si tratti di Ebola, morbillo o pertosse”, ha detto Yett. “Abbiamo bisogno di continuare a rafforzare un sistema di sorveglianza decentrato  basato sulla comunità, sulla mobilitazione sociale e su sistemi di risposta che sono stati messi in atto, e per questo, sarà necessario un finanziamento continuo.”L’UNICEF è impegnato ad aiutare la Liberia a capitalizzare le conquiste fatte in termini di comportamento sociale positivo e ad aiutare ad applicare la mobilitazione sociale e l’impegno della comunità per gli sforzi di recupero. Questo è già in atto, con migliaia di animatori di comunità sostenuti dall’UNICEF schierati a sostegno della campagna di vaccinazioni tra l’8 e il 14 maggio. Insieme ai suoi partner, l’UNICEF ha raggiunto più di 400.000 famiglie attraverso visite porta a porta e più di 1 milione di persone attraverso dibattiti nelle comunità e incontri. L’UNICEF ha anche formato quasi 19.000 capi tradizionali e religiosi e oltre 7.000 volontari in prima linea per sostenere l’impegno della comunità in Liberia.

Unicef, Orlando Bloom in Liberia

Missione del Goodwill Ambassador, l’attore Orlando Bloom, al fianco delle comunità colpite dall’Ebola

NYHQ2015-0473Roma, 23 marzo  – Orlando Bloom, Goodwill Ambassador dell’UNICEF, ha concluso una missione sul campo di quattro giorni in Liberia, dove ha elogiato l’impegno delle comunità colpite dall’Ebola nel combattere questo virus letale. “Ogni persona che ho incontrato è determinata a sconfiggere l’Ebola, in modo che ognuno possa tornare alla propria normalità”, ha dichiarato Bloom dopo aver incontrato i leader religiosi e dei giovani a Monrovia,  “Le comunità sono state al centro della lotta contro Ebola e devono continuare ad essere supportate per il ruolo fondamentale che hanno per portare a zero il numero di casi registrati”. Gli educatori “peer-to-peer” hanno giocato un ruolo importantissimo nella risposta all’Ebola, compresi le ragazze e i ragazzi adolescenti nell’A-life project a West Point, uno dei quartieri di Monrovia più poveri e densamente popolato. Bloom ha incontrato i rappresentanti dei gruppi, che hanno spiegato come i loro volontari hanno raggiunto più di 25.000 persone, diffondendo conoscenze su come i membri delle proprie comunità possono limitare i contagi e fermare la diffusione del virus. In una scuola primaria, in una delle comunità più colpite al confine con la Sierra Leone, Bloom ha visto i protocolli di sicurezza per le scuole che sono stati introdotti quando le lezioni sono riprese dopo circa 7 mesi. Questi protocolli, introdotti con il supporto dell’UNICEF per ridurre il rischio di trasmissione del virus, comprendono misurazione della temperatura ai bambini al loro arrivo e il lavaggio delle mani prima di entrare in classe. “A causa di quest’epidemia, un milione di bambini in Liberia non ha frequentato la scuole per almeno metà anno scolastico”, ha detto Bloom. “Sono eccitati a tornare a scuola, ma le precauzioni che ognuno singolarmente deve seguire ogni giorno ci ricordano che dobbiamo rimanere vigili.” I casi di Ebola stanno diminuendo nella sub-regione, ma la battaglia non è ancora finita. Mentre questa lotta  continua, gli sforzi per ricostruire i sistemi sanitari, scolastici e sociali sono la priorità. Bloom, conosciuto per i suoi ruoli in film quali Il Signore degli Anelli e Pirati dei Caraibi, è diventato Goodwill Ambassador dell’UNICEF nell’ottobre 2009. L’anno scorso ha realizzato una missione sul campo in Giordania, dove ha incontrato i bambini e le famiglie sfollati a causa della crisi in Siria.

 

 

UNICEF/Ebola: in Liberia lunedì riapriranno le scuole

Anche  in Guinea 1,3  milioni di studenti hanno ripreso a studiare 

 

scuola liberiaRoma, 14 febbraio  – In Liberia i bambini si preparano a tornare a scuola lunedì  16 febbraio, dopo sette mesi di chiusura delle strutture scolastiche a causa dell’Ebola. L’UNICEF e i suoi partner stanno lavorando per mettere in piedi misure d sicurezza per ridurre al massimo il rischio di trasmissione del virus. In Guinea  le misure di sicurezza sono state utilizzate con risultati positivi: più di 1,3 milioni di bambini sono tornati a scuola a gennaio.  Queste e misure comprendono il rilevamento della temperatura ai bambini all’arrivo a scuola e il lavaggio delle mani prima che entrino nelle classi. “Non ci aspettiamo che tutte le scuole riaprano immediatamente”, ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale. “Il processo di riapertura delle scuole può durare un mese prima che la maggior parte degli studenti tornino a scuola. Durante questo periodo le autorità per l’istruzione lavoreranno per assicurare le massime condizioni di sicurezza possibili.” Dopo l’esperienza del mese scorso in Guinea, l’UNICEF ha lavorato a stretto contatto con il Governo della Liberia e le comunità locali per sviluppare protocolli di sicurezza. Gli insegnanti sono stati formati per implementare e monitorare le misure di sicurezza, sono stati distribuiti sapone e altri aiuti per l’igiene e sono state condotte campagne di mobilitazione di massa sull’Ebola. In Guinea, dove quasi tutte più di 12.000 scuole in tutto il paese sono adesso aperte, secondo i dati del Ministro dell’Istruzione e dell’UNICEF la frequenza scolastica è all’85% rispetto ai livelli di frequenza antecedenti l’emergenza Ebola. “La Liberia ha imparato un’importante lezione dal successo dell’esperienza in Guinea, e la Sierra Leone imparerà dall’esperienza della Liberia” – ha dichiarato Fontaine. “Mentre sempre più scuole vengono riaperte, noi continueremo a migliorare le misure per tenere i bambini al sicuro.” A causa dell’epidemie di Ebola , le scuole in 3 dei paesi più colpiti non hanno riaperto dalle vacanze estive di Luglio e Agosto, negando a 5 milioni di bambini mesi di istruzione. In Guinea le scuole hanno riaperto il 19 gennaio  e la Sierra Leone sta pianificando di farlo a fine marzo.

 Aiuti dell’UNICEF:

Liberia:

–          L’UNICEF sta distribuendo più di 7.200 kit igienici per oltre 4.000 scuole.

–          Attualmente è in corso la formazione di 15.000 insegnanti e amministratori scolastici sul monitoraggio dei protocolli di sicurezza.

–          Circa 6.000 insegnanti sono stati formati sui messaggi di prevenzione delle campagne porta a porta per l ‘Ebola (settembre – dicembre 2014).

Guinea:

–          Sono stati distribuiti più di 47.500 kit igienici comprendenti secchi e sapone per circa 2,8 milioni di bambini.

–          I partner hanno fornito 20.500 termometri a infrarossi.

–          Più di 80.500 insegnanti stanno seguendo corsi di formazione sul monitoraggio dei protocolli di sicurezza, il 19% di questi  grazie ai fondi dell’UNICEF.

–          Più di 300 persone stanno seguendo corsi di formazione; a loro volta questi formeranno 30.000 insegnanti per la scuola primaria nell’ambito del sostengo psicologico.

Sierra Leone:

–          Più di 16.200 kit igienici saranno distribuiti nelle scuole.

–          Più di 7.000 insegnanti stanno seguendo corsi di formazione su protocolli e sostegno psicologico, prevenzione EVD e mobilitazioni sociali.

–          36.000 insegnati stanno seguendo corsi di formazione sull’implementazione dei protocolli  dei protocolli di sicurezza  nelle scuole.

 

 

UNICEF/Ebola, i bambini tornano a scuola in Guinea

L’impegno di Unicef per ridurre  il rischio di trasmissione dell’Ebola con corsi di formazione per gli insegnanti su misure di sicurezza, come il controllo giornaliero della temperatura dei bambini, e distribuzione nelle scuole di termometri e kit per lavarsi le mani.

 

UNI175179Roma, 21 gennaio  – Con la riapertura delle scuole in Guinea, l’UNICEF e i suoi partner stanno dando il proprio contributo per ridurre il più possibile il rischio di trasmissione dell’Ebola con corsi di formazione per gli insegnanti per implementare le misure di sicurezza, come il controllo giornaliero della temperatura dei bambini, provvedendo alla distribuzione nelle scuole di termometri e kit per lavarsi le mani. “La chiusura delle scuole ha avuto un  profondo impatto nella regione, che nel mondo registra alcuni dei più bassi indicatori sull’istruzione, e sui bambini il cui mondo è stato sconvolto dall’Ebola,” ha dichiarato Peter Salama, Coordinatore dell’Emergenza Ebola dell’UNICEF. “Con la riapertura delle scuole, è fondamentale che i bambini vivano in un ambiente protetto dove il rischio di trasmissione dell’ebola sia ridotto a l minimo e dove l’informazione contribuisca a fermare la diffusione del virus”. A causa dell’Ebola, le scuole pubbliche in Guinea, Liberia e Sierra Leone sono state chiuse dallo scoppio dell’epidemia tra Luglio e Agosto, togliendo a 5 milioni di bambini mesi di istruzione scolastica.Le scuole pubbliche in Guinea hanno ufficialmente riaperto questa settimana. In Liberia e in Sierra Leone, l’UNICEF sta lavorando con il Governo e le comunità per prepararsi all’eventuale riapertura delle scuole. I protocolli di sicurezza sviluppati dal Ministero dell’Istruzione, con l’UNICEF e i suoi partner, comprendono le visite all’entrata a scuola e di conseguenza non è consentito l’accesso a chiunque abbia una febbre superiore ai 38 gradi, a coloro che hanno avuto contatti con un paziente o vittime di Ebola nei 21 giorni precedenti o a coloro che presentano almeno tre dei sintomi dell’Ebola – come febbre, diarrea e vomito. I protocolli spiegano anche come comportarsi con casi sospetti attraverso un sistema di rinvio alla clinica sanitaria più vicina. Con le scuole chiuse, gli insegnanti giocano il ruolo più importante nella diffusione delle informazioni per supportare una riapertura in sicurezza. L’UNICEF ha formato migliaia di insegnanti che hanno partecipato a campagne di mobilitazione di massa per dare ai bambini, genitori e altri membri della comunità le informazioni necessarie a proteggere se stessi dall’Ebola e a prevenire ulteriori trasmissioni del virus. L’UNICEF e i suoi partner hanno anche distribuito nelle scuole migliaia di kit igienici, che comprendono sapone e secchi. E siccome le scuole nei paesi colpiti spesso non hanno accesso all’acqua sicura, l’UNICEF aiuta genitori e altri membri delle comunità a distribuire l’acqua nelle scuole. In Liberia e in Sierra Leone, l’UNICEF sostiene le autorità ad implementare i programmi di istruzione radiofonici così che i bambini non perdano completamente le lezioni mentre le scuole sono chiuse. Per sopperire alla mancanza di radio e di elettricità, l’UNICEF ha ordinato le prime 17.000 di 50.000 radio ad energia solare  che saranno distribuite alle famiglie più vulnerabili, e sta lavorando con gli altri partner che si occupano dell’istruzione per fornire lezioni registrate nelle aree più difficili da raggiungere. Anche dopo che le scuole saranno riaperte, i programmi radio – che hanno  includono materie come matematica, studi sociali e scienze – continueranno a giocare un ruolo importante per l’istruzione dei bambini che non vanno a scuola. Prima della crisi, la frequenza scolastica per l’educazione primaria era del 58% in Guinea, 34% in Liberia e 74% in Sierra Leone.

Gli aiuti dell’UNICEF in Guinea:

–          Distribuiti 48.615 kit igienici che comprendono: secchi e sapone per più di 12.000 scuole e più di 2,7 milioni di bambini. L’UNICEF ha contribuito per il 53% dei kit.

–          Il Corpo di coordinamento nazionale per l’Ebola ha garantito in tutte le scuole cloro per lavarsi le mani.

–          Il Ministero dell’Istruzione ha distribuito nelle scuole 20.500 termometri.

–          Oltre 80.650 insegnanti hanno seguito corsi di formazione sui protocolli per le condizioni di sicurezza per la riapertura delle scuole.

In Liberia:

–          L’UNICEF supporta il Governo per un’eventuale riapertura di 5.181 scuole. Circa 15.000 insegnanti saranno formati sui protocolli di sicurezza.

–          Kit igienici sono stati ordinati per essere distribuiti in 5.181 scuole. I kit comprendono materiali per 6 mesi come secchi, guanti, cloro, sapone, stivali da pioggia, abiti, spray igienizzanti e bottiglie d’acqua.

–          Saranno distribuiti 15.000 termometri a infrarossi nelle scuole.

In Sierra Leone:

–          L’UNICEF supporta il Governo per un’eventuale riapertura di 8.100 scuole

–          L’UNICEF e i suoi partner stanno pianificando la distribuzione di kit igienici e termometri in previsione della riapertura delle scuole.

 

 

Emergenza Ebola: è possibile effettuare donazioni tramite il sito: www.unicef.it

 

 

UNICEF, Ebola: 50.000 kit per la protezione delle case in Liberia

I kit saranno distribuiti alle famiglie nei centri di cura istituiti per garantire a coloro che nelle famiglie danno assistenza per curare i malati di Ebola lontano dalle loro case nel modo più sicuro possibile.

1411266162-unicef-pack-ebola-household-protection-kits-for-liberia--denmark_5811354Roma, 26 settembre  – Con l’aumento dei casi di Ebola in Liberia – adesso arrivati ad oltre 3.500 – il primo carico UNICEF con nuovi kit per la protezione delle case è atterrato mercoledì nella capitale. Un cargo aereo con 9.000 kit  è arrivato e rappresenta il primo  di una serie di voli con complessivi 50.000 kit da distribuire. I finanziamenti per questi aiuti sono stati donati da USAID e  dalla US –based Paul G.Allen Family Foundation, che ha impegnato 3,6 milioni di dollari a supporto dei voli aerei. Ogni kit contiene: abiti di protezione, guanti e maschere, sapone, cloro e spray e istruzioni per un uso corretto dei materiali. I partner dell’UNICEF, coordinati con il Ministero della Salute e del Welfare Sociale e USAID, distribuiranno nelle prossime settimane i primi 9.000 kit nelle 5 contee con il più alto tasso di Ebola. I kit saranno distribuiti alle famiglie nei centri di cura l’Ebola, istituiti per garantire a coloro che nelle famiglie danno assistenza di curare i malati di Ebola lontano dalle loro case nel modo più sicuro possibile. I centri di assistenza per l’Ebola, ognuno con un numero limitato di letti, saranno localizzati principalmente nei pressi di strutture sanitarie indicate in tutta la Liberia. I centri offriranno formazione di base sull’assistenza ‘no-touch’ a coloro che nelle famiglie danno assistenza, usando strumenti protettivi e sanitari distribuiti con i kit, e informazioni per uno smaltimento sicuro dei rifiuti prodotti. I kit possono anche essere forniti alle famiglie per disinfettare le case dopo che un componente della famiglia malato sia stato isolato. “Questa è un epidemia senza precedenti e per combatterla è necessaria un’azione straordinaria”, ha detto Sheldon Yett, Rappresentante UNICEF in Liberia. “La priorità va data a più strutture dedicate al trattamento dell’Ebola e alla formazione dello staff, ma intanto dobbiamo sostenere le comunità nella cura di coloro che potrebbero essere malati e interrompere così il ciclo di trasmissione di questa malattia mortale”. Sotto la leadership del governo della Liberia, l’UNICEF sta supportando una campagna di mobilitazione di massa, con team di comunicatori tradizionali per diffondere messaggi di prevenzione, informazioni cartacee  e attraverso programmi radio per ampliare la consapevolezza pubblica sull’epidemia nelle comunità in Liberia. L’UNICEF sta anche sta provvedendo a fornire supporto psicologico e cure per i bambini colpiti dalla malattia, oltre che acqua, servizi igienico sanitari, cloro, spray e strumenti igienici per il controllo dell’infezione. L’UNICEF ha anche distribuito 300 tonnellate di materiali sanitari e dotazioni  per la protezione degli operatori sanitari.

“Emergenza Ebola”: è possibile effettuare donazioni tramite il sito: www.unicef.it.

 

Ebola, Unicef: 55 voli cargo e 1.300 tonnellate di aiuti per far fronte all’epidemia

L’UNICEF ha impiegato più di 7 milioni di dollari delle sue risorse per rispondere all’epidemia di Ebola, compresi circa 4 milioni di dollari solo per gli aiuti in Liberia. 

ebola-unicef-2_0Roma, 19 settembre  – Continua senza sosta l’impegno dell’UNICEF per fare fronte all’epidemia di Ebola. Entro la prima settimana di ottobre, l’UNICEF avrà consegnato 1.300 tonnellate di aiuti, con 55 voli aerei. Nelle prossime settimane, l’UNICEF preparerà e invierà 50.000 kit per la protezione in casa. I kit contengono: guanti, mascherine, vestiti, sapone, cloro e sacchetti. I primi 9.000 kit partiranno questa settimana per la Liberia. I kit di protezione per la casa si aggiungono ai kit per l’igiene familiare che sono già stati distribuiti nel paese. L’organizzazione umanitaria sta anche lavorando con i Governi nei paesi a rischio e con i paesi vicini per essere preparati a possibili epidemie di Ebola. L’UNICEF sta già trasmettendo informazioni alle comunità, sviluppando piani e predisponendo scorte. Oggi in Sierra Leone è partita una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà oltre 28.500 mobilitatori sociali, giovani e volontari  con l’obbiettivo di raggiungere ‘porta a porta’  1,5 milioni di case. Per rafforzare la propria presenza in Liberia, Sierra Leone e Guinea – l’UNICEF ha potenziato lo staff con altri 67 operatori nei  3 paesi maggiormente colpiti; altri 37 saranno impegnati nelle prossime settimane. L’UNICEF ha impiegato più di 7 milioni di dollari delle sue risorse per rispondere all’epidemia di Ebola, compresi circa 4 milioni di dollari solo per gli aiuti in Liberia. A oggi, l’UNICEF ha ricevuto circa 7,5 milioni di dollari dai donatori, che rappresenta soltanto il 4% del totale di 200 milioni di dollari che l’UNICEF ha richiesto per rispondere alla crisi.

“Emergenza Ebola”: è possibile effettuare donazioni tramite il sito: www.unicef.it.

UNICEF: “nessun ritorno a scuola” per 30 milioni di bambini colpiti da conflitti o crisi

NYHQ2006-1470In Liberia e in Sierra Leone, le scuole resteranno chiuse fino alla fine dell’anno a causa dell’epidemia di Ebola, che colpisce oltre 3,5 milioni di bambini.

 

scuolaRoma, 8 settembre  – In tutto il mondo milioni di studenti stanno riprendendo le scuole, ma un numero record di conflitti e crisi sta privando altri milioni di bambini del loro diritto a ricevere un’istruzione. Sono circa 30 milioni i bambini che non vanno a scuola perché vivono in situazioni di emergenza o in paesi colpiti da conflitti – quasi la metà di tutti i bambini che, a  livello globale, non frequentano la scuola. Molte scuole sono state attaccate e milioni di bambini sfollati sono stati costretti a lasciare le proprie case e gli studi. In Liberia e in Sierra Leone, le scuole resteranno chiuse fino alla fine dell’anno a causa dell’epidemia di Ebola, che colpisce oltre 3,5 milioni di bambini.

Ecco le principali emergenze:

  •  In Ucraina:  a causa dei recenti combattimenti, circa 290 scuole sono state distrutte o danneggiate.
  •   Nella Repubblica Centrafricana:  secondo una recente indagine:  un terzo delle scuole sono state colpite da colpi di arma da fuoco, o date alle fiamme, o saccheggiate o occupate da gruppi armati.
  •  A Gaza: oltre 100 scuole che sono state utilizzate come rifugi da oltre 300.000 persone sfollate durante il conflitto, devono essere ristrutturate;
  •  Nel nord est della Nigeria: studenti e insegnanti sono stati uccisi o rapiti e più di 200 ragazze non sono state ancora liberate.
  •  Siria: circa 3 milioni di bambini, metà degli studenti siriani, non stanno frequentano le scuole in modo regolare.

Per i bambini che vivono in situazioni di emergenza, l’istruzione è un’ancora di salvezza”, ha detto Josephine Bourne, responsabile del programma istruzione dell’UNICEF. “ Continuare a garantire un’istruzione dà un senso di normalità ai bambini, può aiutarli a superare i traumi, ed è un investimento – non solo per loro, ma anche per il futuro delle loro società. Senza le conoscenze, le competenze e il sostegno che l’istruzione garantisce, come possono questi bambini e ragazzi ricostruire le loro vite e le loro comunità?”. Per continuare a dare ai bambini la possibilità di ricevere un’istruzione, anche durante le crisi, l’UNICEF supporta gli impegni per un’istruzione d’ emergenza,  fornendo: classi temporanee e spazi alternativi per l’istruzione per bambini sfollati interni e rifugiati, forniture di milioni di quaderni, zaini e altri materiali didattici. L’UNICEF sta anche sostenendo studi  da autodidatti per i bambini che non possono lasciare la propria casa e sostiene programmi di istruzione via radio per i bambini nei paesi colpiti dall’Ebola. Nonostante le difficoltà, i programmi di istruzione di emergenza sono molto sotto finanziati. “L’anno scorso i programmi di istruzione di emergenza a livello globale supportati dall’UNICEF hanno ricevuto solo il 2% di tutti i fondi raccolti per azioni umanitarie, con un ammanco di 247 milioni di dollari. L’istruzione è una parte essenziale della risposta umanitaria, che richiede sostegno e investimento sin dall’inizio di una crisi”, ha continuato Bourne. “Un numero record di emergenze significa che più bambini che mai sono a rischio e noi abbiamo un urgente bisogno di risorse per raggiungerli.”

 

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