“Santa Carola”, il murales di Tvboy che esalta la Rackete oscurato da un avvocato della Lega

Ha fatto parlare di sé il murales comparso in via dei Crocifisso a Taormina, realizzato dall’artista palermitano Tvboy dal titolo: “Santa Carola, protettrice dei rifugiati” che ha avuto, però, vita breve per mano di un avvocato leghista munito di spray ed un messaggio. Insieme alla Rackete anche due graffiti: del cantante Mahmood e dello scrittore Andrea Camilleri.

Oh Caraola, quoque tu… a finire nel mirino di critiche, questa volta, per essere diventata oggetto della visione artistica di Salvatore Benintende in arte Tvboy. Tutto ha inizio il 6 agosto quando, in via del Crocifisso a Taormina spunta un murales che raffigura lei, la discussa capitana della Sea Watch Carola Rackete, indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disobbedienza a nave da guerra. A rendere la raffigurazione provocatoria ed oggetto di discussione, la santificazione della ragazza come riportato nel titolo: “Santa Carola, protettrice dei rifugiati”, che si mostra con volto sorridente, un’aureola in testa ed un bimbo africano in un braccio ed un kit di primo soccorso nell’altro. La sua apparizione sembrerebbe ricollegarsi  a ventiquattro ore prima, quando il ministro dell’Interno aveva ringraziato con un post su Twitter la “Beata Vergine Maria” per l’approvazione del decreto sicurezza bis, divenuto legge. Tra consensi e critiche, l’opera dell’artista neo pop ha avuto però breve durata, perché giorno 7 l’esponente della Lega locale, l’avvocato Giuseppe Perdichizzi, munito di una bomboletta spray ha annerito i visi dei soggetti raffigurati, lasciando un messaggio che ha attirato l’attenzione dei social per la presenza di errori grammaticali: «Noi stiamo Col lo Stato italiano e con la guardia di finanza, gli assassini in galera. Prima l’Italia e con chi li difende. Grazie Matteo». Sulla pagina Facebook del legale si legge l’indignazione di fronte a chi «santifica indagati per tentato omicidio strumentalizzando i rifugiati per fini di bassa politica» e la condivisione della notizia del graffito sfregiato dove spiega: «Abbiamo fatto un’azione di legalità e abbiamo affisso, tra l’altro un manifesto e siamo stati per questo aggrediti […]». Sempre ieri si legge in un altro post: «L’atto di indignazione contro il manifesto di Rackete Di Taormina e’ un atto dovuto spontaneo di liberi cittadini che non tollerano sul proprio territorio ipocrisie e atteggiamenti falso umanitari».

A far compagnia al murales di Carola Rackete, anche quello dello scrittore Andrea Camilleri con la citazione: «L’altro non è altro che me stesso allo specchio» e del cantante Mahmood, raffigurato anche lui come Santo, immagini correlate dal tema dell’integrazione ed immigrazione e rimaste intatte. Indubbia è l’esistenza, in materia di imbrattamento,  della legge n.94 comma 3 dell’articolo 3, promulgata nel 2009, dove è prevista la reclusione da tre mesi ad un anno ed un’ammenda fino a 10.000 euro in caso di recidiva, se l’imbrattamento é commesso su cose d’interesse storico. Dunque, due posizioni: quella dell’artista reo di aver commesso un atto perseguibile per legge e del legale leghista che, come atto di protesta, ha fatto giustizia da sé in quanto disturbato dal soggetto raffigurato. Due, quindi, i quesiti da porsi: da un lato, perché non promulgare una legge che tuteli gli artisti di strada e li consideri tali, data l’incontenibile esigenza che ha l’uomo di esprimersi  sin dai tempi del paleolitico? Dall’altro lato, perché ridurre questioni politiche a mere schermaglie di street art che, invece, andrebbero risolte in altra sede?

Dubbi e perplessità fanno da sfondo ad un’atmosfera, satura di critiche e polemiche, in attesa dell’arrivo del ministro Salvini domenica mattina a Taormina, che nel frattempo ha postato sul suo account Instagram la foto di un murales che, questa volta, lo raffigura come diavolo con corna e rosario in mano, sotto cui commenta: «Ma perché  questi “artisti” non dipingono sui muri di casa loro in ve che sui muri pubblici? P.s io come il diavolo, addirittura, mi pare un tantino esagerato» con tanto di emoticon con occhiolino. 

Tragedia di Casteldaccia, il superstite Giordano chiede aiuto alle istituzioni

Giuseppe Giordano dopo lo sterminio della famiglia chiede un supporto psicologico, risorse economiche e attende che siano prese a carico del comune le spese per i funerali delle vittime come assicurato dal sindaco Orlando

Un boato e la forza dirompente dell’acqua travolge tutto lasciando incredulità, dolore e difficoltà di andare avanti. Una tragedia senza fine, quella avvenuta a Casteldaccia in Provincia di Palermo nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2018, dove il maltempo con piogge torrenziali ha provocato l’esondazione del fiume Milicia che ha colpito con violenza una villetta, uccidendo nove persone. Il superstite Giuseppe Giordano con la figlia Asia lancia un appello «Andare avanti non è per niente semplice. Ci siamo resi conto che abbiamo urgente bisogno di un supporto psicologico, sia io che mia figlia Asia, e purtroppo servono risorse economiche per spese che da solo non posso affrontare. Per questo chiedo aiuto e sostegno alle istituzioni politiche e sanitarie e a quanti grazie alla loro sensibilità sono nelle condizioni di venire incontro alla necessità che è diventata ormai indifferibile»

Una famiglia sterminata: la moglie Stefania Catanzaro, 32 anni, il figlio Federico di 15 anni, e Rachele di 1 anno; i genitori di Giordano, Antonino di 65 anni e la moglie Matilde Comito di 57. La sorella Monia Giordano, 40 anni, il figlio Francesco, di 3 anni, il fratello di Giuseppe Marco, 32 anni e la nonna del piccolo Francesco, Nunzia Flamia, di 65 anni. In attesa di soluzione la questione delle spese dei nove funerali che sarebbero state a carico del comune come aveva assicurato il sindaco Leoluca Orlando «Abbiamo già presentato agli uffici comunali la documentazione necessaria per il contributo alle spese – dice il legale del commerciante, l’avvocato Anthony De Lisi – e ci è stato assicurato dai collaboratori del sindaco Orlando che presto il problema sarà risolto e non abbiamo alcun motivo di dubitare»

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