Al Teatro Arvalia il nuovo spettacolo di Fabio Salvati “Amore di Servizio”

Dal 21 al 24 aprile

amore2Roma, 20 Aprile – Debutta al Teatro Arvalia dal 21 al 24 aprile il nuovo spettacolo firmato da Fabio Salvati “Amore di servizio” con la regia di Daniela Coppola. Con Alessandro Bevilacqua, Angelica Addessi, Vincenzo Marano, Elena Salvati, Emiliano Pandolfi, Ilario Crudetti, Roberto Cata. Al centro dello spettacolo una vicenda di passione e ideali, di tradimenti e complotti.  L’azione ha luogo a Roma in due tempi diversi, distanti otto anni l’uno dall’altro. Siamo nel 1867 in una piccola osteria lungo la Via Appia gestita da una coppia, Olimpia e Fosco, uniti solo dall’amore, ma diversi in tutto. Intorno, a completare la narrazione, una piccola corte di fedeli personaggi, Rosetta, Pizzico e Spiro, solo apparentemente minori. Fuori, lontane ma non troppo, le scintille insurrezionali annunciano la caduta temporale del Papa. Le inquiete dinamiche del periodo fanno sopraggiungere nella casa un nuovo personaggio:  Vanni, un barone animato da giovanili impulsi rivoluzionari. Trascorrono otto anni: siamo nel 1875, Roma è ormai capitale del Regno, l’antica osteria è diventata una splendida magione, i personaggi della casa sempre gli stessi. Ma ruoli e animi sono profondamente cambiati. Ciò che sembra definitivamente perduto è quell’antico furore rivoluzionario….. ma forse non è così.

Teatro Arvalia, in scena dal 29 ottobre al 1 novembre ” E’ tutto passato”

L’intenso testo di Fabio Salvati sul delicato tema della malattia e del risvegli, con la regia di Daniela Coppola

FABIO SALVATIRoma, 30 ottobre- Sul palcoscenico dell’Arvalia, il Teatro del Municipio 11 diretto da Emanuele Faina, dal 29 ottobre al 1 novembre 2015 approda il nuovo intenso testo di Fabio Salviati “E’ tutto passato”. Presentato dall’Albero della neve, con le scene di Riccardo Polimeni, lo spettacolo vede in scena Rita Pasqualoni, Alessandro Bevilacqua,  Elena Salvati e la regia di Daniela Coppola. Lo spettacolo ci porta per mano in una struttura riabilitativa per traumatizzati gravi, la Casa del risveglio. Qui troviamo un infermiere energico e un po’ saccente che ritiene di sapere tutto dei suoi malati; lui ha in pugno il reparto e considera i ricoverati come un suo patrimonio. Di loro sa tutto, assiste di quando in quando ai tentativi più o meno malinconici di svegliarli dal loro torpore assoluto. Ma in realtà di loro conosce soltanto un breve segmento del loro destino: nessuno è mai venuto poi a dirgli se il tale si è poi risvegliato, se il tal altro ha cessato di vivere, o se è stato ricoverato altrove. Ma questo gli basta a sentirsi interprete ed esegeta esclusivo di quelle povere vite. Una mattina sopraggiunge una signora di mezza età: è timida e imbarazzata, tutta incartata nella sua identità di borghese immanente. Ha ricevuto un incarico che le pesa vistosamente: tentare la carta disperata del risveglio di una sua antichissima fiamma ricoverata in quella struttura (scopriremo che si tratta di un vigile del fuoco rimasto in coma dopo un incidente rovinoso all’epoca del terremoto dell’Aquila). Il compito è superiore alle sue forze: la donna è chiaramente abbrutita da decenni di convenzioni e conformismi e non tarda ad accorgersi che l’impresa è più grande di lei (con grande e maligna soddisfazione dell’infermiere). Ma, giorno dopo giorno, quell’appuntamento diventa una specie di irrinunciabile momento di pienezza nell’evidente vuoto della sua esistenza. Arriva perfino a convincersi a gettare la spugna, lasciando credere all’ineffabile infermiere che non tornerà più sui suoi passi. Poi un giorno al capezzale di quell’uomo allettato (che non si vedrà mai) compare una giovane misteriosa e le due donne si troveranno a misurarsi al capezzale dello stesso uomo con i reciproci imbarazzi. La giovane è una reduce del terremoto: nel crollo totale della casa ha perso la madre, l’unico suo affetto in vita. La ragazza comincerà un suo racconto: è tanto che cerca quell’uomo, quel pompiere che l’aveva sottratta dalle macerie e tenuta con sé i primi giorni dopo la disgrazia. Poi non ne aveva saputo più niente e aveva continuato a inseguirlo per quattro lunghi anni. Di lui aveva solo saputo che aveva avuto un grave incidente e nulla più. Non è una parente e non le spettano notizie. Ma aveva qualcosa da dire a quell’uomo, qualcosa che ora ha 4 anni e che chiede insistentemente del padre. Il racconto della giovane (che si rivolge direttamente al paziente, come in un tentativo di risveglio) si svolge davanti alla donna più grande e all’infermiere, e lascia una coda di turbamento infinito in tutti. Il giorno dopo, alla donna di mezza età, ormai completamente recuperata sul piano della comunicativa, porterà sorprese a non finire: il suo antico amore non è più lì, la notte ha portato un piccolo segno di risveglio e il personale sanitario ha provveduto a trasferirlo altrove. Dove ? Nessuno lo sa. L’infermiere non lo sa e a lui piace pensare che è tutto passato. Ma c’è un’ultima sorpresa per la donna di mezza età: vicino al letto qualcuno ha lasciato un cesto ripieno di antichi ricordi della loro comune infanzia. Che siano serviti anche questi per tentare di risvegliare la coscienza dell’uomo ? Nelle stanze confinanti c’è il reparto Alzheimer……

 Teatro Arvalia via Quirino Majorana 139

Dal 29 al 31 ottobre ore 21

1 novembre ore 18

Info e prenotazioni 3297812476

biglietto euro 10-ridotto euro 8+ tessera

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com