La cultura in Italia ai tempi del Coronavirus: l’arte, la musica e i musei sul web

A partire da domenica 8 marzo anche il Ministero per i beni e le attività culturali ha aderito alla campagna #iorestoacasa, necessaria visto il momento di massima emergenza sanitaria contro il Coronavirus.

Sopra: l’immagine della campagna indetta dai musei

A partire da domenica 8 marzo anche il Ministero per i beni e le attività culturali ha aderito alla campagna #iorestoacasa, necessaria visto il momento di massima emergenza sanitaria contro il Coronavirus.
Le varie attività di intrattenimento a contatto con il pubblico sono quindi state sospese, per essere in parte riproposte sul web nelle prossime settimane.
Nel frattempo tutti gli artisti, i musicisti, gli operatori culturali e museali sono stati costretti a interrompere le proprie professioni spesso in modo drammatico: data l’assoluta precarietà della maggior parte dei lavoratori dello spettacolo in Italia, un flagello come l’attuale pandemia non potrà che arrecare un danno economico enorme soprattutto a queste categorie di persone.
Per non parlare, inoltre, del dramma degli aggiunti nelle orchestre al momento privi di lavoro così come tutti i professionisti del mondo del cinema e dello spettacolo in generale.
Non bisogna credere tuttavia che questi lavoratori non abbiano già dimostrato di possedere delle risorse per resistere e affermarsi comunque in un momento tanto difficile; l’intero mondo della cultura si sta mobilitando al fine di trovare al più presto delle strategie alternative per diffondere in ogni caso la propria arte, per permettere alla musica di essere ascoltata ancora il più possibile e alle collezioni nei musei di essere ammirate da turisti italiani e stranieri grazie alle modalità online.
Certo, ovviamente si tratta di una tipologia di fruizione completamente diversa e alla quale è necessario abituarsi, ma una reazione del genere da parte dell’universo culturale e artistico nel nostro paese fa ben sperare per il prossimo futuro, specie considerato che il periodo di arresto di tutte le attività di questo tipo potrebbe protrarsi ben oltre il 3 aprile.

Le istituzioni museali coinvolte

Così il MANN, ossia il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stato uno dei primi (giusto il 9 marzo) ad aderire alla campagna #iorestoacasa, proponendo sui suoi canali social dei video il cui obiettivo è proprio quello di rilanciare online l’immaginario antico in esso conservato. Nello stesso contesto è notevole il tour virtuale tra i capolavori del museo con il direttore Paolo Giulierini, un viaggio online accompagnato dalle musiche originali del compositore Michael Nyman (noto per la colonna sonora del film Lezioni di piano).
Il musicista ha scelto di donare la sua musica dopo il concerto del 2018 nel Salone della Meridiana al FestivalMann 2018.
La campagna #iorestoacasa ha poi raccolto numerosi consensi in ogni settore della cultura e fra le istituzioni artisticamente illustri del nostro paese. Finora vi hanno aderito: i Musei Reali di Torino, i siti di Pompei, il Parco archeologico del Colosseo, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Palazzo Reale di Napoli, il Museo Egizio di Torino, Palazzo Barberini, la Galleria Corsini e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo Archeologico di Cagliari, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il Museo d’Arte Orientale di Venezia, Capodimonte, il Museo Omero di Ancona, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo di San Martino, la Galleria dell’Accademia di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

La reazione della Musica italiana

Il teatro e la musica non stanno certo soffrendo di meno in un momento simile: tutti gli spettacoli teatrali e operistici, i concerti sinfonici o quelli relativi agli altri generi musicali sono stati annullati sino all’inizio di aprile, ma questo non significa che i cantanti e i musicisti italiani più celebri rinunceranno a esibirsi.

Dalla musica pop a quella elettronica è subito arrivata la proposta dei “concerti online”, denominati anche “concerti domestici” vista la necessità di seguirli da casa.

Da questo venerdì 13 anche l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha lanciato la campagna Concerti in streaming, realizzabile grazie alla collaborazione di Rai Cultura: si tratta di una selezione di concerti svolti dall’Orchestra e dal Coro dell’Accademia e caricati sulla piattaforma RaiPlay, insieme ai relativi programmi di sala resi disponibili e scaricabili gratuitamente in formato pdf.

Quindi ogni giovedì alle 19.30, ogni venerdì alle 20.30 e ogni sabato alle 18.00, collegandosi sulla pagina facebook o sul sito dell’Accademia ci sarà modo di assistere a tre concerti diversi, che saranno progressivamente sostituiti con delle nuove programmazioni la settimana successiva. Non solo: la stagione Tutti a Santa Cecilia continua sul web con On line for Kids, la nuova sezione del sito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dedicata alla Musica e ai ragazzi: periodicamente vi saranno pubblicate delle divertenti clip video da cliccare e da ascoltare, mentre le lezioni concerto e i laboratori musicali ci aiuteranno a proseguire la conoscenza della musica.

Oggi poi, alle ore 18 in punto, tutti i musicisti (professionisti e non) d’Italia prenderanno il proprio strumento e si metteranno a suonare alla loro finestra: in questo modo il nostro paese diventerà per pochi minuti un gigantesco concerto gratuito, in rappresentanza dell’unità nazionale tanto invocata dalle istituzioni.
Ancora una volta la musica ci ricorderà quanto è importante supportarsi reciprocamente nei momenti più tragici, ribadendo la funzione avuta per secoli in altre circostanze storiche e sociali altrettanto difficili.

 

 

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Il ritorno di “Musei in Musica”: sabato 14 dicembre tanti concerti e spettacoli dal vivo nella Capitale nella Capitale

Sabato 14 dicembre a Roma torna “Musei in Musica”, la rassegna artistica giunta alla sua undicesima edizione e promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali insieme a Zètema progetto Cultura

 

Sabato 14 dicembre a Roma torna “Musei in Musica”, la rassegna artistica giunta alla sua undicesima edizione e promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali insieme a Zètema progetto Cultura. Quest’ultimo ha realizzato un bando attraverso il quale sono stati selezionati 115 artisti, 13 bande e 17 associazioni culturali che si esibiranno in alcune delle istituzioni e dei musei noti (ma soprattutto meno noti) della Capitale.
L’obiettivo principale della manifestazione infatti è quello di fare una giusta pubblicità a moltissimi luoghi culturalmente rilevanti eppure poco frequentati dai cittadini romani, come ad esempio le Accademie straniere; in questo modo Roma apparterrà un po’ di più ai suoi stessi abitanti oltre che ai numerosi turisti di solito in visita durante il periodo delle feste di Natale.
Quest’ultimo, per altro, sarà inaugurato ufficialmente proprio domani alle 19 dall’esibizione della Banda Musicale del Corpo di Polizia locale in Campidoglio, nell’ambito di un concerto che introdurrà la prima di una lunga serie di appuntamenti culturali previsti per le vacanze natalizie e pubblicizzati dalla sigla Natale con la MIC

 

Luoghi e protagonisti della manifestazione

La rassegna dunque proporrà l’entrata libera dalle 20 alle 2 di notte in una lunga serie di istituzioni musicali e culturali, come l’Accademia di Francia, la Casa Argentina, l’Istituto Svizzero, il Museo Ebraico o Palazzo Bonaparte, senza dimenticare i numerosi altri spazi espositivi e culturali gratuiti della città: l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Museo Archeologico e il Museo Aristaios dell’Auditorium Parco della Musica, il Polo Museale della Sapienza e i musei dello Stato Maggiore della Difesa.
Inoltre i partecipanti dotati di Mic Card o che acquisteranno il biglietto d’ingresso nei vari musei sopracitati (ad eccezione di quelli a ingresso libero per tutti e della mostra Canova), potranno ammirare anche le collezioni e le mostre presenti negli spazi appartenenti al Sistema Musei Civici, cogliendo così una doppia occasione di offerta culturale.
Notevolissima sarà poi la vasta gamma di generi musicali (dalla classica al jazz sino alla musica elettronica) proposti nell’ambito dei concerti della manifestazione, interpretati anche da moltissimi giovani artisti. Fra questi ultimi spiccano diverse promesse dell’attuale panorama artistico romano, ragazzi per cui le rassegne musicali come questa sono le occasioni migliori per affermare la propria voce in un’epoca caotica e forse ancora troppo poco attenta alla creatività dei musicisti emergenti.
Di seguito, allora, alcune segnalazioni: gli interpreti dell’Orchestra d’Archi del Conservatorio di Santa Cecilia, alle ore 20 e 30, 21 e 30 e 22 e 30 presso l’Esedra del Marco Aurelio dei Musei Capitolini eseguiranno un programma dal titolo Europa barocca. Grandezze e meraviglie comprendente brani di Corelli, Vivaldi ed Händel (l’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Accademia di Romania). Contemporaneamente  si potranno visitare le mostre Luca Signorelli e Roma e l’ Arte Ritrovata.
Altrettanto interessante sarà anche l’incontro con le giovani musiciste del gruppo factory romano ADA, presenti dalle ore 21 presso il Museo dei Fori Imperiali: il loro spettacolo intitolato Walking with Damien è una performance audio video ispirata a uno dei principali esponenti degli Young British Artists degli anni ’90; nello stesso spazio troveremo la mostra Giancarlo Sciannella. Sculture di Archetipi.
Infine, una particolare menzione meritano le interpretazioni della violoncellista Francesca Formisano presso il Museo Civico di Zoologia (dalle ore 20) impegnata nel suo spettacolo Concerti sui cuscini – trasfigurazioni classiche, e gli interventi della talentuosa violinista Misia Iannoni Sebastianini presso l’Università degli Studi “Link Campus University” (dalle ore 20), in una serata che la porrà (insieme ad altri interpreti) al centro del programma culturale universitario a base di arte, cultura e musica.
E allora quale occasione migliore del periodo natalizio, con le sue atmosfere particolari e uniche, per ascoltare il meglio della musica proposto dalla Capitale?

Palermo: organi e tessuti umani in mostra alla “Body Worlds Vital”.

“Body Worlds Vital”: dal 21 novembre al 29 marzo 2020 all’Albergo delle Povere di Palermo, la mostra con 150 plastinazioni di tessuti, organi, articolazioni e vasi sanguigni del corpo umano “riportati in vita” dallo scienziato ed anatomista Gunther von Hagen, per essere ammirati a scopo didattico e far riflettere.

Corpi in movimento, statici, con parti anatomiche in evidenza per rendere visibile le funzionalità e la bellezza delle fattezze umane, che divengono oggetto di osservazione e riflessione nella mostra “Body Worlds Vital”, dal 21 novembre al 29 marzo 2020 all’Albergo delle Povere di Palermo, organizzata da Nimphea, in collaborazione con la Regione Siciliana e Culturitaly. In soli tre giorni, sono state registrate 50 milioni di visite, un grande risultato per il lavoro dell’anatomista e scienziato tedesco Gunther von Hagen, curato insieme alla moglie Angelina Whalley, con 150 plastinazioni. Corpi a figura intera, sezioni di organi, muscoli, vasi sanguigni ed ossa, davanti ai quali si ha la possibilità di comprendere ed avere una visione della corretta funzionalità di un corpo sano contrapposto a quello con patologie, risultato di uno stile di vita inadeguato.

Un processo complesso, quello della plastinazione, per il quale Von Hagen è stato insignito del prestigioso riconoscimento alla carriera conferitogli dall’Association Science Technology Center, associazione internazionale che riunisce i maggiori centri e musei dedicati alla divulgazione scientifica. Basato sull’ imbalsamazione e dissezione anatomica di organi (il cui consenso viene dato dai pazienti all’Istituto di plastinazione di Heidelberg per uso a scopo didattico ed educativo), il processo di plastinazione avviene mediante l’utilizzo del silicone, iniettato sui tessuti,  che ne permette la conservazione e conferisce dinamismo e flessibilità. Il risultato, è una visione accurata e di impatto per il visitatore che, per l’occasione, sarà accompagnato nel percorso da laureandi, specializzandi e ricercatori del Dipartimento di Biomedicina dell’Università di Palermo, diretto dal professor Francesco Cappello, alla scoperta degli affascinanti misteri della struttura umana.

Etnabook, primo Festival Internazionale del Libro e della Cultura nato a Catania

Tre giorni, 19, 20 e 21 settembre, per l’Etnabook, il primo Festival Internazionale del Libro e della Cultura nato a Catania e creato dall’associazione No_Name. Presentazioni di libri, mostre, proiezioni, un laboratorio di scrittura, un contest “Un libro in una pagina” ed il concorso “Cultura sotto il vulcano” saranno a tema antifascista.

Un inno alla libertà di espressione, alla possibilità di poter fare della cultura uno strumento con il quale creare e risvegliare la capacità di giudizio. Il modo migliore per fare tutto ciò, è con l’emblema della divulgazione per eccellenza: il libro. Lo sanno bene i membri dell’associazione culturale No_ Name (nata per la promozione di progetti nel campo del cinema e delle arti) che, con un gioco di squadra, hanno dato vita alla prima edizione dell’Etnabook- Festival Internazionale del Libro e della Cultura, il 19, 20 e 21 settembre a Catania. Organizzato in collaborazione con il Comune di Catania,  l’evento culturale ricco di: incontri; presentazioni di libri; mostre; proiezioni; anteprime; un laboratorio di scrittura e il contest “Un libro in una pagina”, vedrà come tematica l’antifascismo nella sua accezione contemporanea, invitando autori, librai, studenti ed appassionati a partecipare e ad intervenire per difendere i preziosi valori legati alla democrazia e libertà. A completare l’evento il concorso letterario “Cultura sotto il vulcano”, la cui opera migliore appartenente alle categorie: poesia, saggio e racconto breve, verrà selezionata e poi inserita all’interno del palinsesto di pubblicazione della casa editrice Bonfirraro Editore. La giuria della sezione Poesia sarà formata da esperti del mondo dell’editoria e della cultura locale: la giornalista Agnese Maugeri; l’autore e giornalista Dario Miele e l’editore Marco Tomaselli.

La giuria tecnica del concorso con presidente lo scrittore e psicopedagogista Salvatore Massimo Fazio, vedrà tra i membri: l’autore e produttore di testi musicali Sal Costa; il docente dell’Università degli Studi di Catania Nunzio Famoso; la giornalista Mariateresa Papale; le autrici e giornaliste Milena Privitera e Samantha Viva e la scrittrice e sceneggiatrice cinematografica Debora Scalzo. La premiazione di tutti i concorsi del Festival è prevista nel cortile della Cgil Catania nella serata di gala di chiusura. Grande soddisfazione da parte di Cirino Cristaldi, a capo del direttivo del quale fanno parte anche Giampiero Gobbi e Sara Adorno “È  un’idea-dice Cristaldi- partorita qualche anno fa e alla fine dello scorso anno abbiamo deciso di metterla in piedi con tanta voglia di fare e passione. Siamo partiti pian piano e con molta cautela, eppure nel giro di pochi mesi abbiamo subito riscosso successo tra gli addetti ai lavori ed il pubblico”.   

Fidenae alla Porta di Roma: l’unico sito archeologico d’Europa in un centro commerciale

L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.

Non capita certo tutti i giorni di poter visitare un’area archeologica risalente al III millennio a.C (e contenente reperti che arrivano sino alla tarda antichità), all’interno di uno dei più grandi e noti centri commerciali della Capitale: si tratta della Galleria Porta di Roma, nel cui sottosuolo sono stati ritrovati i resti dell’antica città di “Fidenae” situata al confine settentrionale del territorio romano in una posizione strategica per i commerci e le vie di comunicazione.
L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.
La Soprintendenza Archeologica di Roma ha poi condotto una serie di campagne di scavo e, dal 1998, ha coordinato le indagini preventive alla trasformazione urbanistica per il progetto “Porta di Roma”.
Per comprendere meglio la valorizzazione di un simile, straordinario spazio – inaugurato il 21 gennaio scorso – ho incontrato il Direttore del Centro Commerciale Porta di Roma Filippo De Ambrogi, il quale ha spiegato non solo l’immensa portata dell’area – per altro accessibile dall’atrio della Galleria, come se fosse anch’essa un negozio da visitare – ma anche i progetti relativi al suo sviluppo futuro.

Non è stato facile organizzare i reperti in modo che i visitatori potessero comprenderne e apprezzarne il valore culturale: il Direttore ha spiegato che tre dei mosaici più grandi e importanti – fra cui il celebre Cave Canem, prima esposto al Museo Nazionale Romano – erano stati disposti inizialmente nell’atrio del centro commerciale, in una teca lunga e stretta priva di spiegazioni storiche e addirittura scambiata dai visitatori per un’area di sosta in cui riposarsi dopo una giornata di shopping.

Signor De Ambrogi, di chi è stata l’idea di creare un’area archeologica all’interno della Galleria?

“Il Progetto è stato gestito principalmente dalla società “H 501” in collaborazione con la Soprintendenza di Roma, così da riportare nel sito anche i reperti che erano stati trasferiti altrove.
Tuttavia l’idea di spostare i mosaici presenti nell’atrio in un’area apposita – esposti senza alcuno scheletro di protezione in vetro e per altro distribuiti fedelmente secondo le misure e lo schema originario della Villa di appartenenza – di dare loro una collocazione e di inserirli in uno spazio coerente è stata nostra, quindi della Galleria Commerciale.
Pensi che questa prima sala in cui ci troviamo era una zona di “ricevimento merci” del centro Porta di Roma, trasformata completamente per nostra volontà in un vero e proprio museo dotato di un’illuminazione adeguata e una parte illustrativa specifica, semplice e chiara, così che i visitatori avessero la possibilità di comprenderne subito la storia.
La scelta e la disposizione dei reperti prima restaurati e poi esposti – circa cento pezzi, un campione minimo rispetto alle migliaia di ritrovamenti delocalizzati o ancora presenti nel sottosuolo – è stata invece oggetto degli studi condotti dalla Soprintendenza”.

Quanto tempo avete impiegato per costruire un museo del genere nel centro commerciale?

“Dall’inizio dei lavori, nel 2013, sono passati almeno quattro anni.”

Per quanto riguarda il riscontro del pubblico, chi viene a Porta di Roma sa di poter visitare questa straordinaria area archeologica tutti i weekend dalle 15 alle 20?

“Non tutti, purtroppo sono ancora in tanti a non sapere di questo sito. Proprio per questo abbiamo pensato che già da settembre sarà opportuna una comunicazione maggiore sul tema, cui si uniranno delle iniziative apposite in Galleria volte a coinvolgere soprattutto i bambini e i giovani: si tratterà di giochi e di attività manuali temporanee che faranno in modo di avvicinarli e sensibilizzarli alla dimensione della Roma antica, ma ovviamente incrementeremo anche le visite al sito prenotabili nell’arco dell’intera settimana specie da parte delle scuole.
Ci tengo a precisare, inoltre, che i primi a visitare l’area sono stati gli stessi residenti di Fidene: si tratta di un aspetto che rientra nel piano di valorizzazione delle periferie romane ”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro esistono delle proposte di cambiamento o ampliamento dell’area archeologica?

“Certo, con la Soprintendenza ci siamo ripromessi di avviare delle fasi successive legate alla valorizzazione di un’area archeologica esterna non trasferibile, ma da collegare a questo museo tramite un percorso apposito.
Si tratta di una zona attigua alla Galleria e dotata di un’antica strada di circa settanta metri ancora in perfetto stato; su quest’ultima sono presenti anche due cisterne visitabili.
Ora si tratta di trovare un modo per rendere sicuro l’arrivo a questo spazio costruendo una passeggiata interna di circa tre minuti a piedi, percorribile in modo semplice e diretto. Abbiamo già iniziato a parlarne, prevedendo di realizzare i lavori futuri al riguardo in un paio d’anni circa.”

 Signor De Ambrogi, la Lidu è da sempre attenta alle iniziative nell’ambito del sociale: pensa che in futuro, negli immensi spazi della Galleria, sarà possibile prendere in considerazione anche progetti di questo genere?

“Naturalmente, noi siamo disponibili ad accogliere soprattutto progetti di carattere culturale e sociale”.

Siracusa: Magris, Canfora, Costa e Cantarella per un viaggio tra i temi dei poeti classici

Tutto pronto all’Orecchio di Dionisio, nel Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa, per i quattro appuntamenti organizzati dalla Fondazione Inda che, dal 19 giugno all’1 luglio, vedranno ospiti: Carlo Magris, Luciano Canfora, Lella Costa ed Eva Cantarella per affrontare i temi narrati dai grandi poeti classici in linea con il tema di quest’anno delle tragedie: Donne e guerra.

Uno scenario straordinario: l’orecchio di Dionisio, grotta il cui nome venne dato per la sua forma, dal pittore Caravaggio durante il suo soggiorno a Siracusa, scenario di un appuntamento di elevato spessore culturale per affrontare i temi narrati dai grandi poeti classici. Quattro giorni che vanno dal 19 giugno all’1 luglio, per quattro incontri organizzati dalla Fondazione Inda che rientrano nel programma della Stagione 2019 “Donne e Guerra” e vedranno susseguirsi all’interno del Parco Archeologico della Neapolis, con ingresso libero fino ad esaurimento posti, le più grandi figure del mondo della cultura, dello spettacolo e della letteratura italiana e internazionale.

Il primo incontro è il 19 giugno con la partecipazione del critico, scrittore e saggista Claudio Magris che interverrà su Alcesti, Euridice e l’idea del tempo. Magris in molti dei suoi romanzi e racconti, come Alla cieca e Lei dunque capirà, rivisita o crea l’eco intima e contemporanea di miti e drammi greci la cui forza emerge indirettamente anche nel suo ultimo racconto: Tempo curvo a Krems.
Dopo il critico, mercoledì 25 giugno é  la volta di Luciano Canfora, storico del mondo antico, filologo e profondo conoscitore della cultura classica. Sarà  lui a soffermarsi sul tema Il colpo di stato di Lisistrata: non solo nella commedia di Aristofane ma anche nella realtà contemporanea del V secolo ad Atene, Lisistrata segna una precisa presa di posizione che ha anche una natura politica contro democratici e demagoghi.
Il 29 giugno, l’attrice e scrittrice Lella Costa dialogherà con Margherita Rubino. Il tema dell’incontro è Donne e guerra in Aristofane. Lella Costa, rileggerà, a distanza di 2.500 anni dalla questione femminile a partire dalla Commedia antica, monologhi e scene della “trilogia al femminile” di Aristofane: Festa delle donne, Lisistrata e Donne all’assemblea.
A chiudere la serie di incontri l’1 luglio Eva Cantarella, una delle più importanti studiose del mondo antico che affronterà l’argomento Donne e misoginia nel mondo antico. Autrice del saggio L’ambiguo malanno, libro tradotto in decine di paesi, ripercorrerà episodi e vicende del dramma antico, a partire da Ippolito di Euripide, concentrando l’attenzione sulla misoginia e sull’introduzione di stereotipi in uso ancora oggi.

“Donne e guerra”, Euripide e Aristofane per le rappresentazioni classiche di Siracusa

Dal 9 maggio al 6 luglio 2019 il 55esimo ciclo delle rappresentazioni classiche nel Teatro Greco di Siracusa, dal tema “Donne e guerra: Le Troiane, Elena e Lisistrata”, figure carismatiche a condanna della violenza generata dai conflitti. «Una proposta culturale-dice Pier Francesco Pinelli, consigliere delegato Inda- e teatrale nel solco di una ricerca innovativa ma anche di approfondimento, riflessione e divulgazione del teatro antico».

Un grido di disappunto, per gli atti nefandi che l’uomo arreca ai suoi simili per mezzo delle guerre, si propaga dalla cavea del Teatro Greco di Siracusa e ad esserne fautrici sono le donne, vittime e protagoniste di miti e leggende. Dal 9 maggio fino al 6 luglio 2019, sarà possibile immergersi nell’emozionante ciclo di rappresentazioni classiche che, quest’anno, giunto alla 55esima edizione vedrà come tema “Donne e guerra”: “Le Troiane”, “Elena” e la commedia di Aristofane “Lisistrata”, tre nuove produzioni inserite dalla Fondazione Inda- Istituto Nazionale del Dramma Antico. I titoli esprimono con modi, trame e personaggi tra loro diversi, una critica contro tutti i conflitti. Ne “Le Troiane” di Euripide, tragedia straziante e corale, per la quarta volta in scena dopo le edizioni del 1952, 1974 e 2006, le prigioniere troiane, sono rese schiave e soggiogate dagli eroi greci che hanno vinto la guerra di Troia.

Il dolore delle donne più illustri, Ecuba, Cassandra, Polissena, Andromaca esplode in episodi distinti e mette in risalto l’ineluttabilità del destino di morte e violenza, con cui la volontà di potenza che domina l’universo maschile ha schiacciato l’universo femminile. “Elena“, messa in scena nel 1978, è invece una tragedia sui generis, a tratti comici, nella quale Euripide propone una inquietante dialettica tra vero e falso, tra realtà e apparenza con una vicenda parallela a quella narrata da Omero, dove la vera Elena è stata portata da Hermes nell’isola di Faro in Egitto ed è solo la “sua immagine” ad essere andata con Paride a Troia, dove si consumerà l’inutile strage. In “Lisistrata”, dopo l’edizione del 2010, l’ eroina e portatrice di pace, induce le donne ateniesi, spartane, tebane a uno sciopero del sesso e costringendo gli uomini a stipulare la pace.

Noto, Corrado Bonfanti invita le comunità siciliane in America a partecipare all’Infiorata

L’appello, del sindaco di Noto Corrado Bonfanti alle comunità siciliane in America per la 40esima edizione dell’Infiorata, a partecipare con la realizzazione di bozzetti su disegno che saranno valutati da una commissione creata per la circostanza. Importanti anche i suggerimenti per eventi collaterali nei tre giorni dell’evento con il coinvolgimento di artisti, ballerini e cantanti

Un luogo di fuga, quell’”amara terra” che non basta più, non dà da mangiare e non offre possibilità. La Sicilia, terra amata, desolata, calpestata, protagonista del grande esodo migratorio di fine Ottocento ed attualmente la regione con più emigrati all’estero. Valigia in mano ed in viaggio per il Nuovo Mondo dove dare il proprio contributo, un destino di molte famiglie scelto come tema della 40esima infiorata di Noto “Siciliani in America”(Canada e Usa), il 17,18 e 19 maggio. Un riconoscimento, attraverso 16 pannelli, a tutte le donne e agli uomini con le loro storie, la loro fantasia, talento, e ai grandi personaggi siciliani che hanno illuminato con la loro esistenza il progresso, la cultura, l’arte, la scienza, la politica e il costume in Usa e Canada. Una iniziativa nata con la collaborazione dell’on. Nissoli eletta in rappresentanza degli italiani del nord America.

Dare un benvenuto ed un ringraziamento a coloro che hanno continuato ad amare l’Isola, questo è il messaggio del sindaco Corrado Bonfanti che invita gli stessi a collaborare con: la presentazione di 16 bozzetti che raccontino storie, simboli e personaggi siciliani in America: storie di quotidianità o di chiara fama; la storia dei viaggi e degli arrivi; i simboli o gli eventi importanti per le comunità in America. Otto dei sedici bozzetti saranno scelti tra quelli realizzati dalle comunità in America, al fine di valorizzare il talento e la capacità dei creativi delle nostre comunità siciliane emigrate. Quelli prescelti saranno poi riprodotti a terra dagli stessi autori (se presenti a Noto) e trasformati infine dai maestri infioratori, quelli invece non utilizzati per l’evento, saranno valorizzati in una mostra dedicata. La conferenza stampa si terrà anche a New York alla fine di marzo a data ancora da stabilire.

Catania, in pericolo il Teatro Massimo Bellini per mancanza di fondi

Un rischio, quello della chiusura del Teatro Massimo Bellini, che affonda le sue radici nel bilancio provvisorio 19/20 approvato dall’Ars, con la riduzione delle somme previste per l’ente lirico che ammonta a 1,8 milioni, ovvero quasi 2 milioni in meno rispetto alla cifra ordinaria.

Imponenza e magnificenza della facciata in stile neobarocco che al suo interno lascia spazio alla ricchezza decorativa dei marmi e stucchi, è l’essenza del Teatro Massimo Bellini di Catania. Scostando delicatamente il velluto scarlatto da uno dei quattro ordini di palchi, si può assaporare il puro silenzio e la parvenza delle voci di opere, che si sono susseguite, quali: Il Trovatore; Fedra; Turandot. E se, siffatta bellezza fosse destinata a svanire? Questo si evince dall’allarme lanciato da alcuni dei sindacati di categoria. «Il personale- dice Loretta Nicolosi, segretaria provinciale Cigl Slc- va in pensione, per ovvi motivi di età, ed i posti vuoti non vengono occupati da nuove forze. Al Bellini, ci sono oltre 100 posti vacanti con incarichi di vario tipo che potrebbero essere affidati alle eccellenze professionali della nostra terra. Non solo, da tantissimi anni aspettiamo che vengano stabilizzati gli stagionali del teatro».

A rappresentare un ostacolo, anche i tagli alla cultura previsti dal governo Musumeci «I politici-prosegue- ci chiedono una programmazione triennale con un bilancio di appena 8 milioni di euro, a questo va aggiunto il fatto che da poco abbiamo subito un taglio di quasi due milioni di euro. Ovvero il 20% delle nostre risorse con gli altri teatri che, al contrario hanno avuto tagli per appena il 4%». Il Teatro, per sopravvivere e poter coprire le spese relative al personale e alla gestione ordinaria, necessita di oltre 13 milioni di euro annui. Uno scontro tra titani, dunque, quello di un ente ottocentesco ed il dio denaro, che tutto muove e che rischia di bloccare gran parte della programmazione artistica e di mettere a repentaglio anche il futuro dei lavoratori.

I motori per la promozione culturale italiana nel mondo

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Gli italiani nel mondo sono una risorsa per far salire la Cultura italiana sul podio che merita

Di Gianni Pezzano

 

Domenica inizierà di nuovo “Techetechete” della RAI che ci ripropone i grandi cantanti e comici italiani dei decenni della RAI TV. Il programma è particolarmente affascinante per molti di noi nati e cresciuti all’estero perché ci fa capire benissimo che molti dei brani che conoscevamo da piccoli erano originariamente italiani e non inglesi, o di altre lingue come pensavamo.

 

Nelle nostre scuole in Australia, e non dubito che sia così anche negli altri paesi di residenza anglosassoni e non, la Cultura predominante insegnata era quella dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, e sicuramente la Spagna e le altre potenze coloniali in altri continenti. Perciò per parte della nostra vita non sapevamo d’avere un patrimonio culturale personale enorme. Per molti della mia generazione post bellica la scoperta fu nel corso del primo viaggio in Italia per trovare i parenti, e per le seguenti generazioni tramite RAI TV e ora anche internet.

 

Per questi motivi spesso noi oriundi non abbiamo una base vastissima della Cultura italiana e ci sono molti di noi che, una volta fatta la scoperta, hanno cercato di sapere il più possibile di questo nostro patrimonio e per alcuni diventa lo scopo della vita. Ora in un mondo mediatico piccolo abbiamo l’opportunità di poter fornire informazioni, d’insegnare prima ai nostri connazionali e poi tramite loro al resto del mondo, delle glorie antiche e moderne della nostra Cultura.

 

Sarebbe bello che RAI World iniziasse a far capire l’impatto della nostra Musica nel mondo, magari proponendo programmi simili al “Techetecheté” con i sottotitoli adatti proponendo i brani originali con le loro versioni straniere, per far capire questo impatto internazionale. Allo stesso modo, per far capire quanti film americani furono ispirati da film italiani magari si potrebbero organizzare avvenimenti culturali nei vari centri di italiani nel mondo,  con proiezioni dell’uno e dell’altro film, accoppiando quello inglese e quello italiano che lo ispirò. In questo modo potremmo sensibilizzare il pubblico ad artisti, registi, cantanti e musicisti sconosciuti al resto del mondo come Fabrizio de André e, incredibilmente per il pubblico italiano, Giulio Rapetti meglio conosciuto come Mogol che ha avuto una serie impressionante di successi internazionali, oltre ai successi enormi in Italia.

 

Lo stesso discorso vale per la letteratura italiana. Per quanto potrebbe sembrare eretico per una parte del mondo intellettuale italiano, dobbiamo cercare di far conoscere i nostri grandi autori in lingua straniera al pubblico internazionale. Da qui potremmo spingere i lettori a imparare la nostra lingua per poterli apprezzare per intero nelle versioni internazionali.

 

In tutti questi casi il Bel Paese ha vari motori per poter promuovere la nostra Cultura a livello internazionale a partire da quello che fino ad ora non è stata apprezzato oppure utilizzato al massimo, gli italiani all’estero.

 

Abbiamo avuto una prova di questo durante gli Stati Generali della lingua Italiana nel mondo a Firenze ottobre scorso quando, come la precedente occasione due anni prima, non erano presenti i grandi editori italiani che dovrebbero essere i primi a capire che per un’industria in crisi in Patria il futuro si trova all’estero dove solo gli oriundi sono 90 milioni, cioè una volta e mezzo il mercato italiano senza scordare tutti gli altri potenziali clienti in versioni tradotte delle nostre opere.

 

Come paese abbiamo il vizio condiviso con tutti gli altri di considerare la nostra la Cultura come la più importante del mondo. Nel caso italiano questa importanza è riconosciuta dall’UNESCO con l’elenco dei siti di Patrimoni Mondiali dove siamo i più rappresentati anche con altri siti in arrivo per il  futuro. Però, è proprio questa tendenza che ci impedisce di promuovere al meglio questa nostra Cultura all’estero.

 

Tradizionalmente i governi della Francia e della Germania tramite le loro organizzazioni come l’Alliance Française e la Goethe Institute sono stati attivissimi a promuovere all’estero i loro luoghi culturali,  basta vedere l’elenco dei musei e le gallerie d’Arte più visitate nel mondo per capire che queste attività sono state premiate dai turisti che fanno file lunghissime a Parigi e San Pietroburgo per vedere opere d’Arte che spesso sono italiane. Sono lezioni che dobbiamo assorbire e utilizzare per mettere l’Italia al primo posto tra le mete turistiche mondiali alla pari del nostro posto come importanza culturale.

 

Per questi motivi dobbiamo capire che i nostri parenti e amici all’estero sono la nostra risorsa più grande. Sono quelli che meglio conoscono i mezzi e le tattiche adatti per muovere la nostra Cultura nei loro attuali paesi di residenza. Dobbiamo farlo in sintonia con le nostre altre macchine come la Società Dante Alighieri e gli altri enti culturali con base in Italia, con una maggiore presenza e collaborazione della RAI e anche con gli editori, produttori cinematografici, giornali e gli altri mezzi di comunicazione in Italia che fino ad ora non hanno considerato le comunità italiane del mondo come un motore di promozione per la nostra Cultura.

 

Non è mai troppo tardi per iniziare, ma sono passi che aspettiamo da decenni da parte di molti di loro. Siamo già in ritardo e dobbiamo cominciare a lavorare finalmente tutti insieme per mettere l’Italia al posto che meritiamo, cioè al gradino più alto di tutte le classifiche del turismo e della Cultura , il giusto riconoscimento per i nostri millenni di Storia e di Cultura.

 

 

 

 

 

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