Keith Richards: Crosseyed Heart

Keith Richards, storico chitarrista dei Rolling Stone, con il suo terzo album solista rispolvera le radici del rock, confezionando un lavoro di rara bellezza, che farà felici tutti gli amanti della buona musica.

di Luca Cameli

 

8d321ab7556646503b232bf0b5b119b2Ascoli Piceno, 31 dicembre – Sorprendersi è una delle cose più belle che possano capitare ad un’ essere umano. La sorpresa, lo stupore sono sensazioni che ci fanno tornare bambini, almeno per un’ istante, e ci ricordano da dove veniamo, ci riavvicinano alle nostre radici. E’ per questo che “Crosseyed Heart” è un disco importante, anzi per il sottoscritto, il più importante di questo 2015 che sta per volgere al termine. Ad un primo ascolto non c’è niente di nuovo, nulla di così stupefacente; la sorpresa arriva in un secondo momento, quando senza esitazione lo si riascolta in loop, senza che passi per la mente di smettere. Non ci sono sonorità nuove, non c’è traccia di chissà quale innovazione, è tutto incredibilmente, e apparentemente, semplice. E’ Musica!!! Ogni giudizio tecnico, almeno per me, è assolutamente superfluo: cosa si può dire di un’icona del rock come Keith Richards? Che appunti si possono muovere ad un lavoro del genere? Parlare di arrangiamenti, missaggio, pare addirittura inutile, perché qui a farla da padrone sono le emozioni. “Crosseyed Heart” è uno di quegli album che, senza troppi orpelli, rinfranca lo spirito e ti riempie il cuore, che ti fa riflettere perché non da mai l’impressione di essere artefatto, perché,come dicevamo, è un disco che torna alle radici: il rock degli anni ‘60, il blues dei grandi maestri. Quando ascolti “Robbed Blind” , la voglia di prendere in mano una chitarra, e farsi un giro, è irrefrenabile, magari con un buon bicchiere a portata di mano. Appena inizia “Blues in the morning” , si ha l’impressione di avere davanti il viso di Richards e di vedere un sorriso beffardo mentre suona divertendosi come un bambino.  Durante l’ascolto si resta come ipnotizzati, da quel rumore ruvido delle dita che scorrono sulle corde della chitarra acustica, e da una voce, non certo stilisticamente perfetta, ma calda e perfetta a livello interpretativo, che ti coccola come in “Goodnight Irene”, ci si lascia trascinare dagli splendidi cori black, come in “Something for nothing”.  Dopo più cinquant’anni di carriera, questo signore che è di diritto nella storia del rock, con il suo terzo album solista (l’ultimo “Main Offender” risaliva al 1992, ndr), senza l’assillo delle classifiche, che snaturano troppo spesso i prodotti discografici sempre alla ricerca del consenso facile, ha regalato a tutti noi un album che è una piccola lezione su quello che dovrebbe essere la musica.  Ed è proprio per questo che secondo me “Crosseyed Heart”, è il disco simbolo del 2015; mette la musica al centro della questione, in maniera forse un po’ scontata per gli amanti dell’innovazione a tutti i costi, ma assolutamente onesta e trasparente, riuscendo a creare un’empatia con l’ascoltatore che si ritrova solo nei grandi album. Le recensioni dei professionisti terminano sempre con un voto, io resto fedele al mio al mio credo ed evito di dare i numeri: siamo seri, qualcuno crede davvero di poter dare un voto a Keith Richards?

Buon anno. Buona vita. Buona musica

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