Credito: bene protocollo d’intesa da 6 miliardi tra Mipaaf e Intesa San Paolo, governo investa davvero su agroalimentare

Il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, sull’accordo firmato oggi alla presenza del presidente del Consiglio Renzi: “Accordo positivo per agevolare gli investimenti. Ancora 4 aziende agricole ‘giovani’ su 5 hanno difficoltà nell’accesso ai finanziamenti.

downloadRoma, 15 gennaio – L’agroalimentare rappresenta un asset sempre più strategico per la ripresa del Paese e richiede, quindi, interventi e investimenti mirati. Per questo è molto positivo il protocollo d’intesa siglato oggi tra Mipaaf e Intesa San Paolo alla presenza del premier Matteo Renzi, che prevede un plafond dedicato pari a 6 miliardi di euro in tre anni. Lo ha affermato il presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino. Con l’indotto, il settore agroalimentare vale il 15% del Pil italiano -ha ricordato Scanavino- e nell’ultimo anno ha raggiunto il record storico di 36 miliardi di euro di export, grazie anche a Expo che l’ha posto al centro del palcoscenico mondiale. Ma è altrettanto vero che il comparto continua a confrontarsi con problemi e ostacoli, tra cui appunto l’accesso al credito. Un discorso valido soprattutto per le nuove generazioni di imprenditori agricoli, con 4 aziende “under 40” su 5 che denunciano ancora difficoltà nell’accedere ai finanziamenti. Più in generale, per trasformare realmente l’agroalimentare in un volano di sviluppo del Paese, è necessario oggi un progetto di rilancio complessivo che, da un lato preveda misure orizzontali (come ad esempio l’alleggerimento del carico fiscale e la semplificazione della burocrazia), dall’altro lato misure a sostegno dei singoli segmenti produttivi -aggiunge il presidente della Cia-. E tra i settori che, in una fase di particolare incertezza come quella che stanno vivendo, meritano attenzione e necessitano di aiuto c’è sicuramente il lattiero-caseario, che lotta con prezzi alla stalla non remunerativi e prospettive reddituali tutte da valutare dopo trent’anni di sistema delle quote, nonché la zootecnia da carne, con la forte dipendenza dall’estero dei ristalli e una filiera che sconta limiti organizzativi e scarsa modernità. Poi c’è l’ortofrutta, che è stata oggetto delle restrizioni imposte dalla Russia, e l’olio d’oliva alle prese non solo con la Xylella, ma anche con l’aumento esponenziale dell’import dalla Tunisia, che rischia ora di peggiorare con la concessione decisa dall’Ue di un ulteriore incremento temporaneo a dazio zero dal paese africano verso l’Europa di 35 mila tonnellate fino al 2017. Solo adottando al più presto un quadro organico di misure a favore del settore -conclude Scanavino- l’agroalimentare potrà continuare a fornire un prezioso contributo alla crescita dell’economia nazionale e essere la principale voce del “made in Italy” nel mondo. 

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