La Costituzione e il ruolo delle opposizioni.

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Fare opposizione non vuol dire opporsi ad ogni proposta legge e ogni mossa del governo. In una società moderna ci sono temi che tutti condividono e sui quali governi e opposizioni hanno posizioni in comune

di Gianni Pezzano

 

Il 4 dicembre scorso abbiamo visto la vittoria della coalizione di convenienza che s’era opposta alle proposte di emendamenti della Costituzione italiana. Nel corso della campagna referendaria questa coalizione non ha fornito alcuna proposta da parte sua per la riforma della nostra Magna Carta in alternativa a quelli approvati al parlamento. Ora, a due settimane dal voto, molti di quelli che avevano difeso a spada tratta la Costituzione criticano il Presidente Sergio Mattarella per avere eseguito alla lettera quello stesso documento che molti avevano definito “la più bella del mondo”.

In un certo senso la campagna referendaria contro gli emendamenti era ingannevole. Nel difendere la Costituzione con tanta ferocia contro il SI, i suoi difensori hanno fatto capire che la Costituzione andava bene così com’è. Ma la loro reazione per la nomina del Presidente Mattarella di Paolo Gentiloni come Presidente del Consiglio e la seguente fiducia alle due camere del Parlamento, secondo la prassi descritta nella costituzione, dimostra chiaramente che anche i partiti dell’opposizione hanno critiche verso la Carta.

Questo loro silenzio nel corso della campagna referendaria ha tolto ai cittadini l’opportunità vera di svolgere un dibattito sano su quei punti della Costituzione che hanno bisogno di miglioramenti e dunque di evitare di ripetere gli sbagli del passato. Ora abbiamo perso questa occasione e chissà quando si ripeterà.

Fare l’opposizione non è facile, ma è un ruolo fondamentale per poter mantenere un sistema democratico sano. Non per niente nei paese anglosassoni il “Capo dell’Opposizione” è un titolo ufficiale che attira uno stipendio quasi alla pari del Primo Ministro, come anche il trattamento da parte delle  istituzioni e il protocollo ufficiale. Però questo riconoscimento ha un prezzo politico non indifferente che bisogna ricordare in ogni occasione.

Fare opposizione non vuol dire opporsi ad ogni proposta legge e ogni mossa del governo. In una società moderna ci sono temi che tutti condividono e sui quali governi e opposizioni hanno posizioni in comune. Per questo motivo ci sono incontri regolari tra i due rami parlamentari per assicurare che proposte di leggi su questi temi vengano approvate velocemente con il minimo di ritardo. La battaglie politiche vere sono ben altre ed è qui che il ruolo dell’opposizione diventa essenziale. Poi bisogna ricordare che le battaglie politiche si fanno in aula e non con le proteste simboliche perché le vittorie politiche si ottengono con i numeri parlamentari e non con i gesti vuoti.

Fare opposizione non vuol dire presentarsi continuamente a programmi e salotti televisivi per lamentarsi. Non vuol dire criticare il governo con letture sbagliate, se non addirittura consapevolmente false, della Costituzione per cercare di dipingere l’avversario come uno che non rispetta la costituzione. In questo casi è proprio l’opposizione che si macchia di un comportamente ‘falso’, e non il governo.

Fare opposizione vuol dire formare una squadra che sia potenzialmente un governo alternativo. Il Capo dell’Opposizione non deve semplicemente gridare scandalo a una proposta e poi rimanere in silenzio. Ha il dovere di presentare programmi politici alternativi per dimostrare esattamente cosa farebbe al posto del Capo di Governo. Questo è il suo ruolo vero che poi diventa il primo passo per la prossima campagna elettorale e rende più facile per il cittadino decidere se mantenere al potere il governo attuale, o al contrario dare all’opposizione la possibilità di mettere in azione il suo programma.

Il governo ha certamente la responsabilità di tenere fede alla costituzione e il ruolo del Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale sono proprio quelli di assicurare il rispetto delle regole costituzionali che garantiscono la nostra Democrazia. Però, queste regole dovrebbero applicarsi anche all’opposizione che dovrebbe essere tenuta alle stesse esigenze del governo.

La costituzione italiana ha dei punti che bisogna urgentemente rivedere. Serve davvero la crisi di governo dopo la caduta del governo, oppure è meglio chiudere la legislatura per andare al voto automaticamente come fanno altri paesi? Esiste davvero un ruolo utile per il voto parlamentare segreto con tutte le conseguenze destabilizzanti che abbiamo visto troppe volte in passato, iniziando dai franchi tiratori?

Allora a questi emendamenti possibili aggiungiamo il riconoscimento ufficiale dell’Opposizione da parte delle istituzioni, un ruolo che riconosce che una Democrazia si fa con due parti e non soltanto con una. Ma riconosciamo anche che il titolo del Capo dell’Opposizione non deve essere solo simbolico, ma deve comportarsi in modo adeguato al potenziale prossimo Capo di Governo e non soltanto come un protestatore a tempo pieno senza programmi politici da presentare, per far capire ai cittadini che è davvero in grado di guidare un futuro governo.

 

 

Referendum, le ragioni del No di Unità Repubblicana

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Perché No

no

La Costituzione è la legge fondamentale di una collettività di uomini e donne che si identifica in una unità statuale nazionale. In essa sono contenuti i diritti e i doveri di ogni cittadino, nonché le regole sulla loro rappresentanza, sulla formazione delle leggi, sui poteri e i limiti  di chi è chiamato a governare la comunità.

In essa sono previsti anche i “pesi e contrappesi”, ovvero tutte le garanzie di quell’equilibrio dei poteri, che è il principio su cui si basa ogni autentica democrazia rappresentativa. La Costituzione, perciò, quando sia democratica, ovvero espressione della collettività dei cittadini, deve essere condivisa da tutti, o quantomeno da una larghissima, molto larga, maggioranza di essi.

 La Costituzione deve unire un popolo, non dividerlo. Se lo divide perde la sua legittimazione. Così è stato per la Costituzione del ’48, tuttora in gran parte in vigore, che è stata approvata da una assemblea costituente eletta con un sistema rigidamente proporzionale, che, in quanto tale, garantiva la rappresentanza reale, e non alterata, di tutte le forze politiche del paese. La Costituzione del ’48, approvata dalla grandissima maggioranza di quella assemblea, legittimata dal voto popolare, è stata, quindi, la carta dei diritti, dei doveri e delle regole che ha ridato identità nazionale e unità al popolo italiano devastato da anni di dittatura, da una lunga guerra, ma anche da lunghissimi mesi di una fratricida guerra civile. La Costituzione repubblicana del ’48 ci ha uniti.

Non vi è alcun dubbio,  però, che una Costituzione, per quanto sia stata scritta per durare nel tempo, non possa essere considerata eterna. Cambia e si modifica la società, cambia la sua composizione sociale, e possono emergere esigenze di adeguamento. Non a caso l’art.138 della Costituzione vigente affida alle Camere la possibilità di revisionarla con una specifica procedura di garanzia. Si badi bene, però, il potere delle Camere è quello di approvare leggi di “revisione” della Costituzione, ovvero di “manutenzione” della Carta e non certo di stravolgimento e alterazione dei suoi principi fondativi.

Tutto ciò premesso, il 4 dicembre i cittadini italiani  sono chiamati a esprimersi su una modifica della Costituzione, che non è una semplice “revisione”, ma una palese alterazione dei principi di rappresentanza e di equilibrio dei poteri. Già aver messo in piedi questo procedimento può essere considerato un pericoloso vulnus costituzionale. Ma vi è di più. La Camera che ha approvato questa riforma costituzionale era composta da deputati che sono stati eletti con una legge elettorale che la Corte Costituzionale ha dichiarato anticostituzionale. Quindi, quei deputati, in quanto eletti illegittimamente. non erano legittimati a modificare la Costituzione, ma avrebbero dovuto limitarsi ad approvare una nuova legge elettorale e a dimettersi subito dopo, o, al massimo, alla semplice gestione ordinaria. Anche questa circostanza produce un secondo vulnus costituzionale. C’è, poi, un ultimo, ma non meno inquietante, aspetto da considerare.  Questa riforma della Costituzione è stata imposta al parlamento dal presidente del consiglio che se ne è assunta in pieno la paternità politica, ha partecipato in prima persona alla campagna elettorale ed ha voluto trasformare il referendum  in un plebiscito sulla sua persona. Non a caso Maurizio Crozza ( spesso la satira coglie nel segno) ha detto che ancora una volta il referendum è tra monarchia e repubblica. Può una riforma della Costituzione essere imposta da un governo? La domanda è ovviamente retorica, perché la risposta non può essere che un no, alto e forte. Questo è, senza alcun dubbio,  il vulnus costituzionale più grave.

Ma se tutto ciò non bastasse ci sarebbe un’altra dirimente considerazione da fare. La Costituzione deve unire una collettività di cittadini. Questa sottoposta a referendum ha, invece, diviso gli italiani e la vittoria del sì finirebbe per lacerare irreparabilmente quel tessuto connettivo che ne fa una nazione, con conseguenze gravissime. Non a caso un settimanale rigoroso attento e prudente come l’Economist ha invitato a votare no, intravvedendo nel referendum-plebiscito di dicembre il pericolo di una deriva autoritaria.

Riduzione Regioni. Morassut risponde a Bressa: “Ridicolo ODG accolto dal Governo?”

Morassut: “«Quella proposta di legge è ovviamente del tutto aperta ed il Governo ha ritenuto di accoglierne lo spirito, comprendendone il significato».

downloadRoma, 30 ottobre- «La proposta di riordino delle regioni depositata alla Camera e al Senato corrisponde all’ordine del giorno accolto dal Governo al Senato durante la discussione sulle riforme costituzionali. Bisogna ritenere che il governo abbia dato il consenso a una discussione ridicola? Così l’On. Roberto Morassut in risposta alle dichiarazioni del sottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa, che aveva definito “ridicole” alcune ipotesi avanzate nella proposta di legge Morassut – Ranucci sulla riduzione delle regioni. «Credo che il Governo di cui Bressa fa parte  – spiega Morassut – abbia compreso e accolto lo spirito di quella proposta che intende evidentemente aprire una discussione largamente sentita nel paese e che mira volutamente a suscitare un dibattito. È ovvio e naturale che tutto dovrà – come la Costituzione prevede e come la proposta di legge conferma – culminare eventualmente con un passaggio referendario e quindi avere il consenso delle popolazioni interessate, ma il problema di oggi è se affrontare finalmente e con coraggio un tema già risolto dalla Francia ed in pieno sviluppo in Germania». «Quella proposta di legge  – conclude – è ovviamente del tutto aperta ed il Governo ha ritenuto di accoglierne lo spirito, comprendendone il significato».

Avanti o indietro nel tempo?

Lidu Onlus: La messa in discussione delle unioni civili

Di Caterina Navarro

2015, Marty Mc Fly ci ha appena detto di trovarci nel futuro.

2015, le comunicazioni sono talmente semplificate che possiamo vedere da un mini schermo 5’’ una persona che si trova dall’altro capo del mondo parlando gratuitamente.

2015, viaggiare è una passeggiata, migliaia di km/h per qualsiasi destinazione.

2015, miliardi di lingue parlate e mai la comprensione è stata così chiara, mai le persone sono state così vicine.

2015 Europa, 2015 Mondo.

2015 a Roma:

fotoRoma, 29 ottobre- Tanto si allargano i confini, quanto a volte, si restringono le menti. Proprio nei giorni in cui si discute al Senato delle Unioni Civili, ecco che dei tappezzieri di dubbia regolarità hanno foderato ogni angolo di Roma con manifesti vergognosi. Per quanto ovviamente in Italia ci sia libertà di opinione, pensiero e parola, è inconcepibile che una delle capitali più importanti d’Europa da giorni veda su tutti i muri del centro e della periferia questo manifesto contro le unioni tra gay. Manifesto tra l’altro non firmato e affisso anche in luoghi non consentiti, giusto per aumentarne l’illegittimità. Ogni punto cadrebbe in una discussione ponderata, a cominciare dal primo in cui si fa richiamo all’art. 29 della Costituzione, il quale però recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.” Gli scrittori di questi punti non sono stati coerenti nel formulare le loro tesi perché:

  1. non specificano precisamente in cosa, le unioni civili, siano contrarie all’art. 29;

  2. se il riferimento è alla “società naturale” bisognerebbe prima chiedersi cosa sia la “società naturale”, chi lo stabilisce e su quali basi;

  3. non è specificato in alcun modo, all’interno dell’articolo, che sesso debbano avere i costituenti di una famiglia;

  4. la loro lotta è unicamente rivolta alle unioni civili omosessuali, non quelle generiche, di conseguenza, evidentemente, fanno finta di dimenticare tutta la legislazione sulle libertà dell’individuo.

Siamo nel terzo millennio, siamo alle porte di un cambiamento epocale che renderà la società una e una sola, senza discriminazioni e distanze: come può pensare l’Italia di poter competere con gli altri Paesi se quotidianamente i difensori di un mondo piccolo e ottuso, destinato a scomparire, praticano senza pudore atti di vilipendio alle basi della Costituzione Europea?Dovrebbe essere ormai chiaro, come la storia c’insegna, che l’essere una cattiva famiglia non è dovuto alla sessualità dei componenti ma a questioni che sono oggettivamente portatrici di valori negativi, quali la povertà, la depressione di un genitore, l’abuso di sostanze da parte di quest’ultimo, la violenza domestica. Trent’anni di studi rilevano come le risorse sociali ed economiche di una famiglia e la forza delle relazioni tra i suoi membri siano elementi molto più importanti dell’orientamento o del genere sessuale dei genitori nell’influenzare il benessere e lo sviluppo dei figli. Il benessere della persona può essere misurato dalla qualità delle relazioni, non dalla tipologia. Viviamo in uno stato laico, moderno ed europeo, ed è proprio su questi princìpi che dovrebbe fondarsi il vivere civile, ricordando i diritti e i doveri del cittadino così come promossi sia dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sia dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Che lo Stato non dimentichi mai di farsi portavoce di questi pilastri e che partecipi attivamente alla difesa delle libertà contro le discriminazioni, in modo da poter avere in futuro l’estinguersi di episodi simili, che screditano l’Italia agli occhi di chi, da fuori, ci osserva.

Roma, nasce un osservatorio presso l’Anpi

Un nuovo organismo per difendere e valorizzare la Costituzione repubblicana e gli stessi fondamenti della democrazia

osservatorio-anpiRoma, 18 dicembre – Su richiesta di diverse Associazioni ed a seguito di una immediata manifestazione di disponibilità da parte della Presidenza dell’ANPI, si è costituito – il 10 dicembre – presso la sede nazionale dell’ANPI, in Roma, un “Osservatorio” sulla materia delle riforme costituzionali, della legge elettorale e della rappresentanza dei cittadini, con la presenza di numerosi rappresentanti di Associazioni e di diversi soggetti, partecipanti a titolo personale. E’ stata chiarita, anzitutto, la ragione della scelta di creare un ”Osservatorio” presso l’ANPI, nel senso che i promotori ed i presenti hanno concordato sul valore anche simbolico di ritrovarsi in una sede in cui i valori ed i princìpi costituzionali sono al primo posto, non solo per la tradizione storica dell’Associazione, ma anche perché essi fanno parte delle stesse indicazioni statutarie dell’ANPI, che naturalmente non pretende di avere l’esclusiva in materia, ma la considera tra le più rilevanti delle proprie finalità ed è dunque la sede più idonea a costituire un punto di incontro per tutti coloro che assumono come bussola i valori della Costituzione.
In secondo luogo, si è cercato di precisare i contenuti, le finalità, e le modalità di azione dell’”Osservatorio”, concordando che gli aspetti “organizzativi” saranno meglio definiti in prosieguo, anche in via sperimentale, partendo peraltro dal presupposto della necessità di disporre, per quanti credono nei valori della Costituzione e della coerenza interna delle scelte in essa espressa, di una sede di ricerca, di confronto, di riflessione e, occorrendo, di iniziative, che attualmente manca, con la conseguenza che ciascuno assume le posizioni che ritiene giuste e opportune, ma, senza un valido e continuo confronto e senza un coordinamento con altre posizioni, riflessioni ed iniziative.
D’altronde, è stato rilevato da tutti, che la riforma del Senato, così come quella della legge elettorale stanno procedendo in modo discontinuo, anche con improvvise accelerazioni, mentre gran parte dei cittadini è distratta da altre vicende, assai rilevanti in un periodo di grave crisi economica, politica e morale, e poco si conosce di quanto sta avvenendo nel contesto istituzionale. Da ciò la necessità non solo di fornire informazioni precise, ma anche di approfondire le delicate e complesse questioni in discussione, anche al fine di assumere posizioni precise e, per quanto possibile, concordanti. Convinzione comune e diffusa, dei partecipanti alla riunione e degli aderenti, è che siano in gioco problemi di portata rilevantissima, che riguardano in definitiva e prima di ogni altra cosa, gli spazi di democrazia di cui devono godere i cittadini e le stesse modalità e possibilità di esercizio della sovranità popolare.
All’”Osservatorio” hanno dato finora la propria adesione Associazioni come: Associazione per la democrazia Costituzionale, i Comitati Dossetti, La rete per la Costituzione, Art. 21, Magistratura democratica, Iniziativa 21 giugno (Lib Lab), l’Associazione Giuristi democratici, l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, il Manifesto in rete, “Agire politicamente” (coordinamento cristiano democratico). C’è la disponibilità manifestata dalla CGIL, particolarmente in relazione alla legge elettorale; aderiscono – fra l’altro – diversi componenti della presidenza di Libertà e Giustizia, a partire dal prof Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Costanza Firrao, Sandro Materia; costituzionalisti come il prof. Villone, il prof. Azzariti e il prof. Pace, studiosi e personalità come Nadia Urbinati, Corrado Stajano, l’avv. Antonio Caputo, difensore civico del Piemonte, Raniero La Valle , Francesco Baicchi, Alfiero Grandi, Domenico Gallo, Carlo De Chiara, Anna Falcone, Felice Besostri, Vincenzo Vita, Valdo Spini (Presidente Fondazione Rosselli) e molti altri, non meno significativi, che sarebbe difficile elencare, in questa sede, oltre al Presidente nazionale dell’ANPI, prof. Carlo Smuraglia.
Molti degli aderenti erano presenti anche alla riunione del 10 dicembre; altri, non potendo materialmente intervenire, avevano comunque manifestato la loro adesione.
Il nuovo organismo,di cui verranno nel prosieguo meglio definiti gli aspetti organizzativi e le modalità d’incontro ed iniziativa, nasce dunque sotto i migliori auspici, rifiutando – come tale – qualunque collocazione e appartenenza politica e qualunque pregiudiziale a favore o contro ma concordando sulla assoluta necessità di operare nell’interesse del Paese, per difendere e valorizzare la Costituzione repubblicana e gli stessi fondamenti della democrazia.
Naturalmente si tratta di un organismo aperto all’adesione di quanti si riconoscono nei suoi obiettivi e nei valori di fondo cui si ispira.

Indagini difensive, la riforma che non decolla

A Velletri un convegno dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, per riaffermare il diritto e dovere della difesa a svolgere un ruolo attivo e costruttivo nel processo penale

lucantoni Roma, 21 novembre –  Difendere investigando, è questo il  punto di snodo del convegno accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Velletri ed organizzato da Sodales Juris, dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, che si è tenuto martedì 18 novembre presso l’aula polifunzionale del Tribunale di Velletri e che ha visto un’aula gremita di avvocati penalisti attirati dalla possibilità di dare forza allo strumento offerto dalla riforma del processo penale attuatasi già da 14 anni. Presenti in sala il Presidente del Tribunale Dr. Francesco Monastero e il Procuratore della Repubblica Dr. Francesco Prete, che hanno offerto un prezioso contributo al dibattito culturale. Tale riforma, regolamentata con la  legge n. 397/2000,  è stata emanata immediatamente dopo la modifica dell’articolo 111 della Costituzione, che ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga battaglia voluta dai penalisti e che si colloca nell’ambito delle importanti riforme del processo penale, introducendo il concetto di giusto processo, che sancisce la necessità di una piena esplicazione del contraddittorio e quindi di una difesa effettiva ed attiva. Il nuovo testo dell’art. 111 della Costituzione ha elevato a rango costituzionale, la parità fra accusa e difesa, il contraddittorio di fronte al giudice terzo ed imparziale, nonché la ragionevole durata del processo. Durante l’incontro i relatori – l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia e l’Avvocato Salvatore Scuto Presidente della Camera Penale di Milano, rispettivamente responsabile e componente dell’Osservatorio per le Investigazioni Difensive dell’Unione Camere Penali sino al 13 novembre di quest’anno, coadiuvati dall’avvocato Ettore Randazzo del Foro di Siracusa, già Presidente dell’UCPI (2002-2006), hanno analizzato e argomentato con attenzione, i contenuti disciplinati dagli articoli 391 bis e seguenti del c.p.p.  Si è evidenziato, a seguito del capillare lavoro di monitoraggio dell’Osservatorio delle indagini difensive su tutto il territorio nazionale, durato circa due anni, che nonostante la riforma del 2000 abbia sancito chiaramente il diritto e dovere di difendersi provando,  allo stato attuale, la cultura dell’investigazione difensiva non è ancora correttamente metabolizzata.lucantoni 1 Le cause di questo empasse sono molteplici, a partire da una giurisprudenza ed una prassi giudiziaria conservatrici e diffidenti, che con interventi interpretativi-demolitori delle norme, hanno minato al cuore della riforma, fino ad arrivare alle difficoltà pratiche e alle carenze delle disciplina legislativa. La legge 397/2000 prevede tra le prerogative della difesa, la facoltà per i difensori di interrogare i testimoni e le vittime di un delitto ma all’assunzione di informazioni non può assistere la persona sottoposta alle indagini, ossia il cliente del difensore. Il pregiudizio dell’interesse privato dell’indagato alle indagini, rispetto l’interesse pubblico dell’accusa ha ristretto notevolmente l’ambito operativo del difensore, che puntualmente trova ostacoli di vario genere, compresa la diffidenza della pubblica amministrazione, sul suo percorso investigativo utile al pari di quello del magistrato alla formazione della prova. “E’ necessario pertanto non solo promuovere e diffondere la cultura delle indagini difensive attraverso una adeguata preparazione e specializzazione degli avvocati penalisti, ma sollecitare le opportune modifiche legislative, in particolare dei commi 10 e 11 dell’art. 391 bis c.p.p. L’attività di indagine difensiva per essere realmente efficace e vantaggiosa anche in termini di durata del processo,  deve necessariamente essere libera dai limiti e dalle scelte discrezionali da parte della giurisdizione, come attualmente codificati” – spiega l’avvocato Sabrina Lucantoni, moderatrice dell’incontro. “Soltanto una riforma liberale e rispettosa dei principi costituzionali del Giusto Processo, così come statuito dal novellato art. 111 della Costituzione, consentirebbe il riequilibrio tra accusa e difesa nell’ambito del processo accusatorio”conclude l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia

Riforme: Divina (Ln), una maggioranza’risicata’ non esprime la volontà degli italiani

“Una Costituzione voluta da un premier capriccioso, con tempi impossibili forse solo per coprire altre incapacita’, e solo a colpi di maggioranza, non puo’ essere la Costituzione di tutti gli italiani”

Sergio_Divina5Roma, 9 agosto – “Il voto finale sulla riforma costituzionale, dove tutte le minoranze non hanno partecipato al voto, ci prospetta la realta’ delle cose: e’ una brutta riforma non voluta nemmeno dalla maggioranza che nei pochi voti segreti concessi, ossia liberi, ha manifestato il proprio dissenso”. Lo afferma il senatore della Lega  Nord Sergio Divina che definisce i 183 sì a favore della riforma costituzionale una maggioranza ‘risicata’ ben lontana dalla maggioranza qualificata che prevede i due terzi dei votanti sul totale dei senatori come impone il dettato costituzionale. La riforma della Costituzione appena approvata con tale maggioranza relativa riduce il Senato a camera di rappresentanza delle autonomie con meno di un terzo dei membri attuali, e delega solo a Montecitorio il potere di fare le leggi e dare la fiducia al governo. “Una Costituzione voluta da un premier capriccioso, con tempi impossibili forse solo per coprire altre incapacita’, e solo a colpi di maggioranza, non puo’ essere la Costituzione di tutti gli italiani”, aggiunge Divina secondo cui “il non voto trasversale finale ci dice quale pasticcio e’ stato fatto sull’altare del ricatto renziano”. E se non bastasse l’opposizione convinta e tenace di Lega Nord, M5S e Sel, durante il voto finale si sono evidenziate anche spaccature nella maggioranza: 16 i dissidenti del Pd che non hanno partecipato al voto, oltre a 19 senatori di Forza Italia guidati da Augusto Minzolini discordi dalla posizione ufficiale del partito. Altri voti in difformità rispetto al gruppo di maggioranza si sono registrati per 8 esponenti di Ncd e 2 del gruppo per l’Italia. Il decreto, che tornerà in aula in autunno, dopo la pausa di tre mesi prevista dalla Costituzione per questo tipo di riforme,  non sembra ad oggi avere certezze che si colmi il vuoto dei circa 40 voti in più, utili al raggiungimento di una maggioranza dei due terzi. La possibilità di referendum popolare abrogativo del nuovo decreto resta l’unica strada percorribile e forse non a caso la stessa ministro Boschi, quasi a scongiurare l’esito del voto autunnale,  ha più volte affermato :”Ribadisco quanto già annunciato dal governo. Anche ove si raggiungessero i due terzi del consenso in Parlamento al ddl di riforma costituzionale, il governo, d’accordo con la maggioranza allargata, conferma l’impegno a ricorrere al referendum per dare ai cittadini l’ultima parola sulle riforme costituzionali”. “Pura demagogia”, replica Sergio Divina, “per distogliere l’attenzione della popolazione sulle modalità con cui Matteo Renzi, cantastorie da bar, insiste nel far passare una riforma poco discussa e condivisa nei suoi contenuti.  In realtà se tale maggioranza fosse raggiunta nella seconda votazione, cosa improbabile visto l’esito odierno del voto,  il referendum sarebbe inutile oltre che dannoso su piano economico” e conclude:” Un referendum costerebbe agli italiani né più né meno del voto alle politiche. In questo momento di crisi dove si ipotizza di tagliare anche un ramo del Parlamento, spendere così tanto è una follia”.

Divina (Ln), le riforme costituzionali partono male se si basano sul Nazareno

Il vice capogruppo della Lega nord al Senato, Sergio Divina, esprime con forza la necessita’ di restituire al popolo la possibilità di scegliere i parlamentari: stop a liste bloccate

imageRoma, 9 luglio – ”Partono male le riforme costituzionali che si basano su un patto a due del Nazareno, e si pretende di trasformare lo Stato a suon di numeri di maggioranza. Infatti si e’ subito assistito ad importanti defezioni negli stessi partiti, Pd e Fi, che avrebbero dovuto garantire la tenuta dell’impianto originario”. E’ quanto afferma il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Sergio Divina che, riguardo appunto la Lega ha constatato ”che e’ stato concesso solamente di migliorare la bruttura iniziale che, svuotando le Regioni di poteri reali e non prevedendo piu’ le Province, avrebbe dato il via ad un pericoloso periodo di neo centralismo statalista sulla falsa riga di un ventennio ancora non dimenticato”. Infatti, e’ il pensiero di Divina ”ragionando e spiegando le nostre posizioni in commissione, siamo riusciti a mantenere il senso delle Regioni, salvaguardare le Speciali, consentire poteri reali ai territori, introdurre i costi standard, vero snodo per risanare le finanze dello Stato, nonche’ abbassare il quorum per la validita’ dei referendum che se portato ad un milione di firme (come previsto nel testo iniziale) avrebbe significato eliminare nella sostanza l’unico strumento di autentica partecipazione popolare”. ”Restano ancora i nodi dell’elettivita’ del Senato – rileva il parlamentare trentino – e pero’ pensiamo che la prossima Camera verra’ eletta con l’Italicum (sempre previstonel patto del Nazareno) con liste bloccate e senza preferenze, e la volonta’ dell’attuale maggioranza e’ di avere anche il nuovo Senato non elettivo. Cosa andiamo a raccontare ai cittadini che ci stanno chiedendo da anni di poter contare qualcosa in piu’ nella scelta dei propri rappresentanti parlamentari? – conclude Divina – Un po’ di coerenza ora e’ d’obbligo”.

Fonte: Agenzia di Stampa Asca

Giù le mani dall’articolo 138 della Costituzione

SkHBnhDSQjvrdJk-556x313-noPadEntro settembre 500mila firme per salvare l’articolo 138 della Costituzione 

Roma, 5 agosto – ‘Il Fatto quotidiano’ ha lanciato una petizione con raccolta firme per scongiurare la modifica dell’articolo 138 della Costituzione. “In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione” si legge sulla testata “ la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la ‘valvola di sicurezza’ pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione”. Continue Reading

L’ergastolo è una pena inumana e degradante: lo ha deciso la Corte europea

301201394035aUna sentenza boccia il carcere a vita e la Lidu aggiunge: è una pena anticostituzionale anche in Italia.

Di Maria Vittoria Arpaia

Roma, 13 luglio – La Corte di Strasburgo con la  sentenza 3896 emessa il 9 luglio scorso sul caso Vinter in Regno Unito, ha stabilito che il fine pena mai, il cosiddetto ergastolo ostativo è una pena che viola le norme dei diritti umani europee. Il ricorso era stato presentato da tre detenuti condannati all’ergastolo e la sentenza di condanna sulla pena definita dalla Cedu “inumana e degradante” è stata emessa con 16 voti a favore ed uno contrario. “Abbiamo sempre sostenuto – ha commentato il presidente Lidu onlus Alfredo Arpaia -che l’ergastolo rappresenta di per sé una modalità di espiazione della pena di tipo afflittivo che toglie, a chi la subisce, ogni speranza di riconquista di un piccolo spazio di libertà dopo aver scontato una pena che, secondo lo spirito della Costituzione, dovrebbe avere finalità rieducative e di recupero. Siamo in attesa e ci adopereremo perchè ciò avvenga”. Continue Reading

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