Il Covid oltre i complotti: se l’unica causa del virus fosse ancora l’uomo

Che l’epicentro del Coronavirus fosse Wuhan era noto a tutto il pianeta sin dal principio di questa tragedia, ma probabilmente le domande più accusatorie sono state messe da parte per via degli innumerevoli interessi del resto del mondo verso un gigante economico quale quello cinese.

Nelle ultime ore il ruolo protagonistico della Cina rispetto alla diffusione mondiale del Coronavirus è stato fortemente denunciato da diverse autorità nel mondo del giornalismo e della politica, le quali hanno sottolineato una lunga serie di (evitabili) errori umani alla base dell’attuale pandemia.
Proprio ieri Julian Reichelt, direttore del noto quotidiano tedesco Bild, ha risposto con un videomessaggio al Presidente cinese Xi Jinping, che aveva chiesto attraverso la sua ambasciata in Germania di ritirare la richiesta di danni per la diffusione del Covid pubblicata appunto dal giornale.
Reichelt, dimostrando per altro un notevole coraggio, si è rivolto direttamente al leader cinese, segnalando non soltanto le misure violente adottate dalla dittatura comunista al potere nel paese contro i media (giornali e siti internet critici sull’operato del governo), ma anche l’omertà sulle caratteristiche del virus, e le imprescindibili responsabilità del continente cinese rispetto alla sua rapida propagazione oltre i confini nazionali a partire dalle situazioni dei wet market.

La necessità di una rieducazione alimentare

 

Più noti come i “mercati dell’orrore”, nei wet market cinesi vengono vendute specie esotiche di animali pericolosi per la salute umana, come pipistrelli, pangolini (nei quali un numero crescente di studi ha individuato la causa del coronavirus SARS-CoV-2) e zibetti.

A lato: dei pangolini in gabbia.

Questi esemplari selvatici dovevano già essere messi al bando dopo l’epidemia di SARS del 2003, ma il divieto era stato cancellato a emergenza conclusa.
Eppure, si tratta della principale causa di trasmissione dell’attuale virus, al di là di tutte le “ombre” gettate dalla presenza del vicino laboratorio di virologia di Wuhan (il quale ha più volte smentito il suo coinvolgimento).
Ora, la legge cinese sul divieto di commercio delle specie selvatiche sembra essere sempre di più una realtà non solo necessaria per il prossimo futuro, ma anche possibile: solo dieci giorni fa infatti il ministero dell’agricoltura e degli affari rurali di Pechino ha escluso cani e gatti dalla lista degli animali destinati al consumo umano, conseguendo già un risultato storico (ci auguriamo anche permanente) rispetto alla rieducazione culturale e igienica all’interno del paese, viste le modalità di macellazione degli animali e di vendita delle loro carni.

A sinistra: un wet market di Wuhan.

Chiaramente stiamo parlando di leggi che implicano una nuova considerazione del pianeta e degli ecosistemi mondiali: se tutti gli Stati le condividessero (facendole rispettare), si ridurrebbe notevolmente il rischio di future epidemie o pandemie.

La condivisibilità delle accuse del Bild

Purtroppo quindi le accuse di Reichelt sono considerazioni oggettive che tutti i paesi occidentali avrebbero dovuto rivolgere alla Cina non appena il virus è apparso in Europa, al di là delle numerose ipotesi sui “pazienti zero” (le quali, oltre tutto, hanno creato un clima degno degli untori manzoniani). Che l’epicentro del Coronavirus fosse Wuhan era noto a tutto il pianeta sin dal principio di questa tragedia, ma probabilmente le domande più accusatorie sono state messe da parte per via degli innumerevoli interessi del resto del mondo verso un gigante economico quale quello cinese.
Un altro motivo per cui, prima degli ultimi giorni, non si era parlato molto e tanto meno pubblicamente delle indubbie responsabilità cinesi (soprattutto in Italia), è stato infine il razzismo dei primi tempi: ricordiamo che nel nostro paese non sono mancate aggressioni a persone provenienti dalla Cina (fra tutti colpì il caso dell’uomo preso a bottigliate in provincia di Vicenza).
Al momento le argomentazioni di Reichelt sono ampiamente sostenute dal governo australiano (che ha richiesto un’indagine internazionale) e dal Presidente Donald Trump, convinto che la Cina debba risarcire il resto del mondo qualora fosse ritenuta definitivamente responsabile della diffusione del virus a partire dal laboratorio di virologia di Wuhan.
Vedremo se le inchieste al riguardo giungeranno a un esito positivo prima dell’inizio della “Fase 2” e, soprattutto, quanto influenzeranno il futuro del nostro paese.

Il coronavirus e la crisi in Italia: dalla tragedia alla responsabilità di un futuro migliore

Bisognerà fare in modo che il futuro cambi rigorosamente in meglio attraverso una reale, massiccia battaglia contro il precariato e il lavoro in nero, ma anche investendo nuovamente in settori come la sanità pubblica

Quando tutto questo sarà finito, niente sarà più come prima: quante volte di recente abbiamo sentito questa frase? In effetti si tratta di uno dei principali “mantra” proposti dai media, convinti del fatto che molto difficilmente alla fine di questa emergenza riavremo la normalità cui eravamo abituati. Per altro poi, a pensarci bene, la realtà italiana (soprattutto lavorativa e sociale) prima aveva veramente ben poco di “normale”, presentandoci agli occhi del mondo come un paese in crisi endemica dal 2007 indifferente al futuro di settori imprescindibili come la sanità pubblica e l’istruzione (i cui fondi sono stati tagliati sempre selvaggiamente negli ultimi vent’anni), con una crescita di appena lo 0,2% nel 2019 e una costante “fuga dei cervelli” (giovani ma negli ultimi tempi anche meno giovani) all’estero, per non parlare del precariato presente ormai in tutti gli ambiti lavorativi.

Una nuova denuncia della crisi economica

Tuttavia, mai come in questo periodo un tale drammatico scenario era stato messo in luce così brutalmente: l’1 aprile, in seguito alla diffusione del Decreto Cura Italia previsto dall’attuale governo Conte per tamponare gli immensi danni inferti dal Covid alla già fragilissima economia italiana, l’Inps ha ricevuto quasi 2 milioni di domande per 4,4 milioni di lavoratori. Di queste, come riportato da Il Messaggero, 1,66 sono per il solo bonus di 600 euro per autonomi e altri lavoratori, per non parlare dei numeri da capogiro riguardanti i moduli inoltrati per la cassa integrazione, i congedi parentali e i servizi di baby sitting.
Com’è noto il sito dell’Inps è subito andato in tilt, ma ciò che più importa è che ha anche (finalmente) contribuito a spalancare lo scenario di indicibile gravità in cui versa oggi più che mai la situazione economica italiana, un “vaso di Pandora” conosciuto soprattutto dalle autorità (politici in primis) eppure sempre sottovalutato, sminuito o, peggio, considerato con estrema noncuranza. Il lavoro in nero ne risulta essere la piaga maggiore, in parte causa di un’evasione fiscale e contributiva intorno ai 110 miliardi di euro secondo i dati del 28 ottobre 2019.
Si tratta di una realtà tangibile in questo momento storico, coinvolgente in modo particolare quella parte (numerosissima) dei lavoratori autonomi che vivono di espedienti e di prestazioni occasionali di vario genere, certo non coperte dalle clausole previste per le specifiche categorie cui si rivolge il Decreto Cura Italia.

 

Un decreto per una parte degli italiani

L’indennità di 600 euro per il mese di marzo infatti, come spiega l’Inps, è destinata ai liberi professionisti titolari di partita Iva attiva al 23 febbraio e ai lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi nella stessa data, inoltre a commercianti, coadiutori diretti, artigiani, coltivatori diretti, mezzadri e coloni. Si rivolge poi ai lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali che abbiano cessato involontariamente il loro rapporto tra il 1 gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che non abbiano, alla data del 17 marzo, alcun rapporto di lavoro dipendente, agli operatori agricoli a tempo determinato e ai lavoratori dello spettacolo (ovviamente sempre privi di lavoro dipendente al 17 marzo), purché abbiano versato nel 2019 almeno 30 contributi giornalieri e non abbiano avuto un reddito superiore a 50 mila euro. Tutti questi professionisti inoltre non devono essere titolari di pensione né essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Sono esclusi invece – come ha giustamente sottolineato Il Messaggero – i professionisti iscritti agli Ordini e alle rispettive casse previdenziali private, 1 milione di lavoratori saltuari e 800.000 lavoratori domestici (secondo Money.it), nonché alcuni esercizi commerciali come le associazioni culturali.
I numeri dei non contemplati tuttavia sembrano essere più elevati e quindi, attualmente, non credibili, così come la reale portata degli aiuti economici: troppo spesso questi ultimi sono appena sufficienti nel supporto a situazioni di povertà e disagio sempre più diffuse in Italia.

La necessità di costruire un futuro migliore

Se è vero allora che niente sarà più come prima, bisognerà fare in modo che il futuro cambi rigorosamente in meglio attraverso una reale, massiccia battaglia contro il precariato e il lavoro in nero, ma anche investendo nuovamente in settori come la sanità pubblica: in quest’ultimo soprattutto la professione infermieristica è stata svilita da contratti di lavoro indecenti persino in questo periodo, nel quale la necessità di medici e infermieri è estrema.
Quando tutto questo sarà finito quindi, niente dovrà essere più come prima ma, se mai, migliore di prima; non dimentichiamoci, però, che tutto questo dipenderà solo da noi.

“Sicilia si cura” l’app per monitorare a distanza i contagi da Covid-19

Un’applicazione digitale dal nome “Sicilia si cura”, messa a punto dalla Regione Sicilia e l’assessorato della Salute e Protezione civile regionale per monitorare il numero dei contagi, avere sotto controllo lo stato di salute delle persone in quarantena ed il flusso degli asintomatici.

La tecnologia, in questi giorni di emergenza da Covid-19, è lo strumento che sta mostrando il suo lato positivo e rivoluzionario, dallo smart working ai corsi di formazione on line, fino a diventare uno strumento di supporto e presidio per la sicurezza. Questo è accaduto in Sicilia, con l’app “Sicilia si cura”, soluzione digitale per: monitorare i contagiati da coronavirus, dialogare con chi è in quarantena e ad avere un maggiore controllo degli asintomatici. Per poter usufruire del servizio messo in atto dalla Regione Sicilia insieme all’assessorato della Salute e Protezione civile regionale, basta effettuare la registrazione attraverso i canali messi a disposizione dalle autorità sanitarie, come il sito www.siciliacoronavirus.it, dopodiché saranno inviati un sms e una mail all’utente contenente username ed un link per la creazione della password da inserire nel proprio smartphone o tablet, con geolocalizzazione attiva nel territorio della Regione Siciliana. Nell’Isola attualmente, secondo quanto riportato dai dati della Regione Sicilia, è stato registrato il numero di 60 casi guariti, 57 decessi ed identificata Catania come la città con il maggior numero di contagi, per questo, l’obiettivo di “Sicilia si cura” è quello di poter creare un processo informativo in cui l’utente ha un ruolo fondamentale, indicando il luogo da cui sta trascorrendo la quarantena, mettere a conoscenza sullo stato di salute fino a due volte al giorno e definire i contatti avuti con altre persone, tutto nel rispetto della privacy.

CORONAVIRUS. Tutto si ferma, il 5G no – Everything stops except the 5G

di emigrazione e di matrimoni

CORONAVIRUS – Tutto si ferma, il 5G no

Il mondo è nel panico, crollano le borse e il prezzo del greggio, tutti bloccati nelle abitazioni, a chi giova? L’Italia “appestata” di Coronavirus, eppure il 23 marzo l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) conferma solo 12 casi di decesso per Covid-19 su un campione di 300 già esaminati con un totale di decessi di circa 7 mila persone, in poche parole meno dell’1% sono morti di coronavirus. La strategia del terrore è uno dei metodi coercitivi più utilizzati, durante ogni emergenza reale o inventata si colpevolizzano le persone, per ottenere dalle stesse l’interiorizzazione della narrazione dominante su ciò che accade, al fine di evitare qualsiasi tentativo di ribellione. Il terrorismo, l’impatto ambientale, la guerra atomica, la corea del nord, Iran, lo spread, il crollo finanziario, tutto estremizzato come adesso l’impatto del COD19. Milioni di contagiati di influenza Asiatica, migliaia di morti, ma il mondo non si era fermato, prima ancora l’influenza “Spagnola” milioni di morti e il mondo non si era fermato. Ci sono diverse teorie su questa pandemia e una più di tutte accreditata da studi, depistamenti e che non fa presagire nulla di buono da parte dei soliti idioti planetari, e io non sono un amante della teoria del complotto, anche perché da studioso dei sistemi adattivi complessi so le cose vengono influenzate e tendono a sfuggire di mano a “mutare” nel tempo.

Ma lasciamo le cospirazioni, le dietrologie e concertiamoci sull’adesso. Se c’è una cosa che questa crisi ha messo in evidenza è il bisogno di connettività, così di colpo cadono tutte le remore, tutte le difese e ci si offre impauriti e confusi nelle fauci di una digitalizzazione che si fa sempre più minacciosa e spietata. Chi non è d’accordo scompare, viene emarginato, tagliato fuori dal sistema, lo stesso sistema che decide chi legge i tuoi post, chi può comprare i tuoi libri, raggiungere il tuo sito, che ti fa diventare influencer o ti atomizza nell’universo infinito di un internet sempre meno democratico e più invasivo, non a caso l’autorità Europea ha di fatto abrogato la legge sulla privacy aprendo la strada all’utilizzo di programmi per la tracciabilità dei singoli individui sul modello usato dalla Corea. La quale ha ammesso di aver tracciato le persone sospettate di essere positive al Cod19 attraverso i cellulari, documenti, spese elettroniche e telecamere biometriche. Lo ha fatto per il bene del mondo, per il loro bene, e siamo felici li l’epidemia sia stata circoscritta in breve tempo. Ma il dubbio rimane: dove finiscono tutti i nostri dati? Chi ci garantisce che non verranno utilizzati per altri scopi?  In un mondo senza più regole ed etica i presidenti delle nazioni parlano su Twitter e Facebook, la diplomazia è il vessillo di un mondo scomparso che metteva gli uomini al centro di una società e in cui c’era margine di manovra, scambio, comprensione, crescita, contrasto. Il tutto non era ridotto al sensazionalismo edonico, non era una questione di click, di “like” di numero di contagi e morti, e non importa se le cifre sono inattendibili perchè generate da sistemi diversi di calcolo e gestione, l’importante è esserci, fare scalpore.

Il “politically correct” impone cordoglio e rispetto, nessuno esca dalle righe e si faccia domande, c’è gente che soffre c’è gente che muore! La domanda però è, che valore ha sopravvivere in un mondo imbavagliato, oppresso, schiavo, incoerente e irreale? In questa schizofrenica fiera del nulla internet ha dato voce a tutti non ascoltando nessuno. Tutti sono schedati, registrati seguiti. Cosa siamo dunque disposti a diventare e a cosa rinunciamo pur di sopravvivere? La domanda non è retorica è molto seria e ha a che fare con il senso della vita quel senso che a volte sa ridefinire gli orizzonti e fa vincere sfide impossibili. Quel coraggio e determinazione che i più sembrano aver perso o di averlo barattato per un nuovo smart phone. Caso strano mentre tutto si ferma il 5G si afferma, contro il parere e volere di migliaia di persone, scienziati, medici, diventa realtà in 120 comuni d’Italia. Il mondo trasformato dallo stato di crisi in isole collegate dalle reti cellulari, si scopre accondiscendente ad una tecnologia pericolosa e invasiva di cui non conosciamo neanche fino in fondo la pericolosità, non solo a livello biologico ma anche in termini di sicurezza di protocolli e operativa. Il futuro non si ferma qualcuno inneggia, ma questo non è futuro è speculazione e ancora una volta ci troveremo a pagarne danni chiedendoci come sia stato possibile non accorgersi prima di quello che alcuni tramavano alle nostre spalle per mero profitto e sogni di vanagloria. Forse questa crisi servirà a svegliare le coscienze e noi speriamo a costruire un futuro migliore, dove si possa tornare a difendere gli uomini e i loro diritti inalienabili e non solo i profitti di grandi potentati.

di emigrazione e di matrimoni

CORONAVIRUS – everything stops except the 5G

The world is panicking, the collapse of the stock markets and the price of crude oil, we are all stuck in our houses, to whom benefit? Italy “plagued” by Coronavirus, and yet on March 23rd, the Higher Institute of Health confirms only 12 cases of death for Covid-19 out of a sample of 300 already examined with a total of about 7 thousand deaths. The strategy of terror is one of the most used coercive methods, during every real or invented emergency people are blamed, to obtain from them the internalization of the dominant narrative about what happens, in order to avoid any attempt of rebellion. Terrorism, the environmental impact, the atomic war, North Korea, Iran, the economic spread, the financial collapse, all sectionalized for one reason only as now the impact of the COD19. Millions where infected when the “Asians flu” hit, thousands of deaths, but the world did not stop, before the that the “Spanish flu” millions of deaths and the world did not stop. There are several theories about this Cod19 pandemic and one more than all of them accredited by studies, misdirection’s, and that does not bode well for the usual planetary idiots, and I am not a lover of conspiracy theory, also because as a scholar of complex adaptive systems I know things are affected and tend to get out of hand to “change” over time. But let’s leave the conspiracies, the behind-the-scenes.

If there’s one thing that this crisis has highlighted is the need for connectivity, then suddenly all the qualms, all the defences fall away and you offer yourself frightened and confused in the jaws of a digitization that is becoming increasingly threatening and ruthless. Those who disagree disappear, are marginalized, cut off from the system, the same system that decides who reads your posts, who can buy your books, who can reach your site, who makes you become an influencer or atomizes you in the infinite universe of an increasingly less democratic and more invasive internet. It is no coincidence that the European authority has in fact repealed the privacy law paving the way for the use of individual tracking programs on the model used by Korea. As a matter of fact South Korea has admitted of having tracked the people suspected of being positive for Cod19 through their cell phones, documents, electronic expenses and biometric cameras, but it did so for the good of the world, for their own good, and we are happy there the epidemic was quickly circumscribed there. In a world without rules and ethics where the presidents of nations speak on Twitter and Facebook, diplomacy is the banner of a disappeared world that puts humans and their relations at the center of a society, where there was room to manoeuvre, exchange, understanding, growth, contrast. The whole process of socialization was not reduced to a hedonic sensationalism, it was not a matter of clicks, or “likes” the number of contagions and deaths. It does not matter if the figures are unreliable because are generated by different systems of calculation and management, the important thing is to be there is to impress. The “politically correct” imposes respect, no one goes out of line and asks questions, there are people who suffer, there are people who die! But what is the value of surviving in a world that is gagged, oppressed, enslaved, incoherent and unreal? In this schizophrenic fair of the internet nothingness everyone can talk no one is heard. But everyone’s on record, followed. So, what are we willing to become and what have we ready to give up in order to survive? The question is not rhetoric, it is very serious and has to do with the meaning of life, that sense that sometimes redefines the horizons and makes us overcome impossible challenges. That courage and determination that most people seem to have lost or to have bartered for a new smart phone.

While everything stops 5G is affirmed, against the opinion and will of thousands of people, scientists, doctors the 5G network is coming to place with hundreds of satellites and thousands of new antennas and devices ready to start experimentation and service in many territories, in Italy becomes reality in 120 municipalities. The world transformed by the state of crisis into islands connected by cellular networks, we find ourselves condescending to a dangerous and invasive technology of which we do not even fully know the danger not only at the biological level but also in terms of protocol and operational safety. The future does not stop someone praises, but this is not future is speculation and once again we will find ourselves paying for it wondering how it was possible not to notice beforehand what some people were plotting behind our backs for mere profit and dreams of vainglory. Perhaps this crisis will serve to awaken consciences let’s hope so.  Let’s hope we will be able to return to defend human rights.

La cultura in Italia ai tempi del Coronavirus: l’arte, la musica e i musei sul web

A partire da domenica 8 marzo anche il Ministero per i beni e le attività culturali ha aderito alla campagna #iorestoacasa, necessaria visto il momento di massima emergenza sanitaria contro il Coronavirus.

Sopra: l’immagine della campagna indetta dai musei

A partire da domenica 8 marzo anche il Ministero per i beni e le attività culturali ha aderito alla campagna #iorestoacasa, necessaria visto il momento di massima emergenza sanitaria contro il Coronavirus.
Le varie attività di intrattenimento a contatto con il pubblico sono quindi state sospese, per essere in parte riproposte sul web nelle prossime settimane.
Nel frattempo tutti gli artisti, i musicisti, gli operatori culturali e museali sono stati costretti a interrompere le proprie professioni spesso in modo drammatico: data l’assoluta precarietà della maggior parte dei lavoratori dello spettacolo in Italia, un flagello come l’attuale pandemia non potrà che arrecare un danno economico enorme soprattutto a queste categorie di persone.
Per non parlare, inoltre, del dramma degli aggiunti nelle orchestre al momento privi di lavoro così come tutti i professionisti del mondo del cinema e dello spettacolo in generale.
Non bisogna credere tuttavia che questi lavoratori non abbiano già dimostrato di possedere delle risorse per resistere e affermarsi comunque in un momento tanto difficile; l’intero mondo della cultura si sta mobilitando al fine di trovare al più presto delle strategie alternative per diffondere in ogni caso la propria arte, per permettere alla musica di essere ascoltata ancora il più possibile e alle collezioni nei musei di essere ammirate da turisti italiani e stranieri grazie alle modalità online.
Certo, ovviamente si tratta di una tipologia di fruizione completamente diversa e alla quale è necessario abituarsi, ma una reazione del genere da parte dell’universo culturale e artistico nel nostro paese fa ben sperare per il prossimo futuro, specie considerato che il periodo di arresto di tutte le attività di questo tipo potrebbe protrarsi ben oltre il 3 aprile.

Le istituzioni museali coinvolte

Così il MANN, ossia il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stato uno dei primi (giusto il 9 marzo) ad aderire alla campagna #iorestoacasa, proponendo sui suoi canali social dei video il cui obiettivo è proprio quello di rilanciare online l’immaginario antico in esso conservato. Nello stesso contesto è notevole il tour virtuale tra i capolavori del museo con il direttore Paolo Giulierini, un viaggio online accompagnato dalle musiche originali del compositore Michael Nyman (noto per la colonna sonora del film Lezioni di piano).
Il musicista ha scelto di donare la sua musica dopo il concerto del 2018 nel Salone della Meridiana al FestivalMann 2018.
La campagna #iorestoacasa ha poi raccolto numerosi consensi in ogni settore della cultura e fra le istituzioni artisticamente illustri del nostro paese. Finora vi hanno aderito: i Musei Reali di Torino, i siti di Pompei, il Parco archeologico del Colosseo, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Palazzo Reale di Napoli, il Museo Egizio di Torino, Palazzo Barberini, la Galleria Corsini e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo Archeologico di Cagliari, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il Museo d’Arte Orientale di Venezia, Capodimonte, il Museo Omero di Ancona, la Galleria Nazionale dell’Umbria, il Museo di San Martino, la Galleria dell’Accademia di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

La reazione della Musica italiana

Il teatro e la musica non stanno certo soffrendo di meno in un momento simile: tutti gli spettacoli teatrali e operistici, i concerti sinfonici o quelli relativi agli altri generi musicali sono stati annullati sino all’inizio di aprile, ma questo non significa che i cantanti e i musicisti italiani più celebri rinunceranno a esibirsi.

Dalla musica pop a quella elettronica è subito arrivata la proposta dei “concerti online”, denominati anche “concerti domestici” vista la necessità di seguirli da casa.

Da questo venerdì 13 anche l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha lanciato la campagna Concerti in streaming, realizzabile grazie alla collaborazione di Rai Cultura: si tratta di una selezione di concerti svolti dall’Orchestra e dal Coro dell’Accademia e caricati sulla piattaforma RaiPlay, insieme ai relativi programmi di sala resi disponibili e scaricabili gratuitamente in formato pdf.

Quindi ogni giovedì alle 19.30, ogni venerdì alle 20.30 e ogni sabato alle 18.00, collegandosi sulla pagina facebook o sul sito dell’Accademia ci sarà modo di assistere a tre concerti diversi, che saranno progressivamente sostituiti con delle nuove programmazioni la settimana successiva. Non solo: la stagione Tutti a Santa Cecilia continua sul web con On line for Kids, la nuova sezione del sito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dedicata alla Musica e ai ragazzi: periodicamente vi saranno pubblicate delle divertenti clip video da cliccare e da ascoltare, mentre le lezioni concerto e i laboratori musicali ci aiuteranno a proseguire la conoscenza della musica.

Oggi poi, alle ore 18 in punto, tutti i musicisti (professionisti e non) d’Italia prenderanno il proprio strumento e si metteranno a suonare alla loro finestra: in questo modo il nostro paese diventerà per pochi minuti un gigantesco concerto gratuito, in rappresentanza dell’unità nazionale tanto invocata dalle istituzioni.
Ancora una volta la musica ci ricorderà quanto è importante supportarsi reciprocamente nei momenti più tragici, ribadendo la funzione avuta per secoli in altre circostanze storiche e sociali altrettanto difficili.

 

 

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Correre ai confini, sospesa l’impresa sportiva di Luca Naso

L’astrofisico ed atleta Luca Naso decide di sospendere in Abruzzo l’impresa Correre ai Confini, il viaggio di 365 giorni in giro per l’Italia, nel rispetto delle nuove disposizioni ministeriali di emergenza da coronavirus. Un sogno di condivisione, fatto di tenacia e con il sostegno di associazioni sportive, amministrazioni comunali e cittadini.


Un sogno audace, un progetto e prima di tutto un’esperienza umana di condivisione quella di Correre ai confini (di cui  abbiamo parlato https://thedailycases.com/limpresa-dellastrofisico-siciliano-luca-naso-correre-ai-confini-percorrere-tutta-litalia-in-365-giorni/) creata dall’astrofisico ed atleta Luca Naso, che doveva condurlo in 365 giorni a percorrere  lo Stivale, ma l’emergenza coronavirus e le nuove disposizioni ministeriali ne hanno comportato la sospensione. Una notizia annunciata ieri dallo stesso Naso, visibilmente commosso, con un video su Instagram: «Credo che le restrizioni imposte- dice Luca- rendano impossibile continuare a seguire gli obiettivi, le idee ed i valori di Correre ai confini. Non voglio proseguire e macinare chilometri da solo, perché l’impresa si fonda sulla condivisione. Ho deciso di stravolgere ogni aspetto della mia vita per realizzare questo sogno insieme agli altri. Mi dispiace di non riuscire a completare l’intero percorso, ma sono contento che tutti e 70 i giorni di Correre ai confini sono stati vissuti intensamente, con gioia e generosità dalle tante persone che si sono lasciate contagiare dalla positività di questo progetto».

Una decisione difficile, ma responsabile dimostrata anche con l’isolamento volontario al suo rientro in Sicilia. Partito l’1 gennaio da Catania, la forza e la tenacia del runner lo hanno condotto tra infortuni ed acquisizione di una piena consapevolezza di sé in Calabria, Basilicata, Puglia, Molise fino in Abruzzo. Durante il suo cammino, a fare la differenza, dunque, sono state le associazioni sportive, amministrazioni comunali ed i cittadini che, con la loro generosità, hanno contribuito a rendere possibile il sogno del runner. «Sono stato- dice Luca- in posti diversi ed ho incontrato persone diverse, ma non mi sono mai sentito fuori posto. Anzi, mi sono sempre sentito a casa, perché le persone che ho incontrato hanno fatto loro questo sogno. É stato uno scambio reciproco di emozioni, sentimenti e valori. Persino in questi giorni molto difficili, tante persone hanno confermato la loro intenzione di partecipare al progetto. Correre ai confini non era un’idea folle, era un’idea audace. Folle sarebbe stato non interrompere adesso».

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