Psicofarmaci, tra miti e importanza reale: se ne parlerà al congresso “Medicina e pseudoscienza” del Gruppo C1V

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Cure per le malattie mentali: lo psichiatra Matteo Pacini fa il punto su luoghi comuni e verità scientifiche

Si parlerà anche di psicofarmaci, tra miti e importanza reale, al congresso “Medicina e pseudoscienza. La salute tra scienza e falsi miti nell’era 2.0: dalla ricerca, ai vaccini, al cancerogeno, agli psicofarmaci”, promosso e organizzato dal Gruppo C1V e in programma a Roma per il 7 e l’8 aprile.

Tra i relatori Matteo Pacini, psichiatra e psicoterapeuta, membro fondatore e docente dell’Istituto di scienze del comportamento “G. De Lisio” e con all’attivo, tra l’altro, esperienze di ricerca e formazione presso l’Università di Pisa. Queste alcune sue dichiarazioni che anticipano in breve l’intervento previsto in occasione dei lavori congressuali. “L’espressione “prendere psicofarmaci” – dichiara Pacini –  dovrebbe, a rigor di logica, far tirare un sospiro di sollievo. Invece fa un effetto totalmente opposto, perché il pensiero diffuso sul malessere mentale e sulle sue cure si fonda su questa legge non scritta: negare la presenza della malattia mentale finché si può, e quando essa è evidente evitare di finire nel tunnel dei farmaci”.

“L’anello mancante – prosegue Pacini – è quello della malattia. Senza l’idea  di cosa sono i disturbi mentali, dai più banali ai più seri, i luoghi comuni sulle cure raggiunge picchi di assurdità: chi prende i farmaci “diventa dipendente”, ad esempio, o “non può più smettere”, se uno inizia certe cure “deve curarsi a vita”, e così vià”. Da qui anche il ricorso alle cosiddette medicine “alternative”, cioè a quelle cure “che di alternativo – sottolinea lo psichiatra – hanno senz’altro l’assenza di basi scientifiche”.

Per Pacini, è necessario ripartire dalla “consapevolezza che il cervello si ammala e che le malattie come il panico, la depressione, fino alle gravi psicosi altro non sono se non le malattie che riguardano una parte del cervello. È allora  – conclude – che le cure smettono di essere un demone, una maledizione, una profezia nefasta che si avvera, e diventano strumenti, armi di difesa e anche soluzioni”.

Pacini parlerà nell’ambito di una sessione pensata per fare chiarezza sui miti e le credenze che ruotano attorno al tema degli psicofarmaci, spesso rappresentati con accezione negativa al di là delle evidenze scientifiche e dei risultati della ricerca. Per questa specifica parte del congresso, è  previsto anche l’intervento dello psicologo Daniel Bulla concentrato sull’informazione e le false notizie in circolo soprattutto attraverso il web. Degli effetti psicobiologici del placebo discuterà invece Giorgio Dobrilla, primario gastroenterologo emerito presso l’ospedale di Bolzano, giornalista e scrittore scientifico, responsabile scientifico del congresso. Moderatore sarà Armando De Vincentiis, psicologo, psicoterapeuta, direttore per C1V Edizioni della collana di divulgazione scientifica “Scientia et Causa”.

Le due giornate formative valgono nove crediti Ecm (Educazione continua in medicina) grazie alla collaborazione con la Sifop, “Società italiana di formazione permanente per la medicina specialistica”. Ai fini Ecm, l’inziativa è rivolta a biologi, farmacisti, infermieri, medici e psicologi. Possono inoltre iscriversi e ricevere un attestato di partecipazione altri professionisti della salute, ma anche i medici specializzandi, e i laureandi e i dottorandi in discipline mediche, in scienze infermieristiche, biologia, farmacia  e psicologia.

 

Per saperne di più sul programma, sui nomi dei relatori e su come iscriversi è possibile visitare il sito www.c1vedizioni.com .

 

Mediazione per la tutela del consumatore: il convegno a Cori

Si parlerà della mediazione civile e commerciale e della risoluzione alternativa delle controversie nella tutela del consumatore, degli strumenti e delle opportunità per i giovani, le imprese, le professioni e la P.A. interverranno esperti del settore. La partecipazione è gratuita.

sala-conferenze-museo3Cori, 10 Maggio – Lunedì 16 Maggio, dalle ore 10:30, presso la Sala Conferenze del Museo della Città e del Territorio di Cori, si terrà il convegno intitolato ‘La mediazione civile e commerciale e la risoluzione alternativa delle controversie nella tutela del consumatore: strumenti ed opportunità per giovani, imprese e professioni e per la P.A.’ Dopo i saluti di apertura del Sindaco di Cori Tommaso Conti, interverranno relatori che hanno all’attivo pubblicazioni in materia di mediazione. Pasquale Lattari, avvocato del Foro di Latina, responsabile scientifico e formatore in mediazione. Alfonso Umberto Calabrese, mediatore e consulente consumeristico. Nicola Calabrese, consulente tecnico d’ufficio del Tribunale di Ravenna. Irene Manfroni, avvocato del Foro di Roma. Sergio Fedeli, professore e avvocato del Foro di Roma. Alessandro Costantini, commercialista, CTU del Tribunale di Latina e docente di discipline bancarie. Sergio Santangelo, commercialista, CTU del Tribunale di Latina e docente di discipline economico aziendali. Diversi i temi trattati. Gli interessi delle parti alla mediazione civile e commerciale e alle soluzioni alternative ai giudizi: giurisprudenza sulla mediazione. La nuova normativa ADR europea e nazionale in materia di consumo, il Regolamento ODR 524/2013 in vigore in Italia. L’apporto di conoscenze tecniche nel procedimento di mediazione civile e commerciale e nelle procedure alternative in generale: il ruolo del CTU. La gestione del procedimento di mediazione civile e commerciale: la partecipazione delle parti e degli avvocati. La mediazione e la proposta conciliativa del giudice. Mediazione civile e commerciale e mediazione tributaria.  Il seminario è organizzato da Confsalform, ente di formazione per mediatori ed organismo di mediazione iscritto nei registri del Ministero della Giustizia. La partecipazione è gratuita. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e dell’Ordine dei Commercialisti di Latina hanno in corso il riconoscimento di crediti formativi ai partecipanti.

Roma, Convegno Internazionale “Shakespeare e la memoria di Roma”

Dal 7 al 20 Aprile 

di Marina d’Angerio di Sant’Adjutore

shakespeare2016_630Napoli, 23 Aprile – Dal 7 al 20 Aprile, Roma Capitale, in collaborazione con le Università di Roma, ha promosso una serie di iniziative volte a commemorare William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 – Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) il poeta e drammaturgo più rappresentativo del popolo inglese e soprannominato il “Bardo dell’Avon” (o semplicemente “Il Bardo” oppure il “Cigno dell’Avon” )delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi. Le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state rappresentate, a quattrocento anni dalla morte. Un Convegno internazionale, dedicato ai suoi drammi romani, che ha coinvolto cinema, teatro, concerti e mostre. In diversi luoghi della città si sono svolte rappresentazioni e manifestazioni . Il Convegno internazionale “Shakespeare e la memoria di Roma” partendo dalle opere di ambientazione romana (Titus Andronicus, The Rape of Lucrece, Julius Caesar, Antony and Cleopatra, Coriolanus, Cymbeline), ha voluto cogliere il significato profondo della presenza di Roma nel complesso della produzione shakespeariana. Nell’opera del drammaturgo l’antica Roma rappresenta un riferimento costante non solo come luogo geografico o storico, ma come palcoscenico del mondo. Il teatro è “fabbrica dei sogni” e la perfezione raggiunta da queste fabbriche di sogni che può dare ragione del fatto che il teatro riesca a diventare lo strumento privilegiato per tentare una “lettura” convincente del mondo. Roma è serbatoio molteplice ed universale di testi, valori, segni, temi, figurazioni e forme di governo che abitano l’immaginario shakespeariano. Secondo la logica della “translatio imperii” Roma rappresenta un modello da emulare e da contrastare. Shakespeare così definì la creatività poetica :

” THE POET’S EYE, IN A FINE FRENZY ROLLING, DOTH GLANCE FROM HEAVEN TO EARTH, FROM EARTH TO HEAVEN; AND AS IMAGINATION BODIES FORTH  THE FORMS OF THINGS UKNOWN, THE POET’S PEN TURNS THEM TO SHAPES, AND GIVES TO AIRY NOTHING A LOCAL HABITATION AND A NAME.”

“L’OCCHIO DEL POETA , ROTEANDO IN SUBLIME FRENESIA, GUARDA DAL CIELO ALLA TERRA E DALLA TERRA AL CIELO;  E MENTRE L’IMMAGINAZIONE Dà CORPO A COSE SCONOSCIUTE, LA SUA PENNA LE CAMBIA IN FORME E ALL’AEREO NULLA Dà UN LUOGO IN CUI VIVERE E UN NOME”.

“Diego Pini, una vita per il basket”

A Sondrio un convegno per ricordarne la figura, l’impegno e la carriera  

Diego-PiniSondrio, 1° marzo 2016. Il prossimo 10 maggio Diego Pini avrebbe compiuto 70 anni. Probabilmente, per carattere, non lo avrebbe festeggiato. Forse anche per questo, quel giorno, Valtellina Turismo Mobile organizza, nella sua Sondrio, un convegno in suo onore e ricordo, a cui sono invitati a partecipare tutti coloro che ne hanno condiviso la passione per il basket. Solo il termine passione, infatti, può riuscire a sintetizzare, nella breve presentazione di un evento dedicato al creatore della migliore summer league europea, il Valtellina Basket Circuit, oltre ad un infinito elenco di manifestazioni sportive, il personaggio Diego Pini. Se la pallacanestro è stata la sua vita, l’inserimento nella Hall of Fame della Federazione Italiana Pallacanestro è stato il suggello di una carriera incredibile, durata oltre 40 anni, che ha portato sui campi della provincia di Sondrio il gotha del basket mondiale. Protagonista del convegno di Sondrio sarà lo sport. A raccontarlo alcuni dei tanti amici del manager sondriese, in quello che in fondo vuole essere anche un appuntamento nel quale non mancherà il sorriso, come, forse, avrebbe fatto piacere a Diego: Emilio Rigamonti, Maurizio Gandolfi, Ettore Castoldi, Domenico Zecca, Maurizio Ferrari, Fabio Corbani e Sandro Faccinelli. Ad aprire gli interventi sarà Emilio Rigamonti, storico sponsor del basket valtellinese, che ha legato per decenni il suo nome allo sport locale e agli eventi estivi di Diego Pini. Manifestazioni che hanno portato lustro, visibilità e turisti in provincia di Sondrio e che in Alta Valtellina per tanti anni hanno visto al fianco di Pini la Best di Bormio, che sarà rappresentata al convegno da Maurizio Gandolfi, manager da oltre trent’anni figura di riferimento della Coppa del Mondo di Sci Alpino in Valtellina. E se Diego Pini viene ricordato principalmente per la sua carriera “estiva” di organizzatore, la sua passione per i giovani e lo sport lo hanno portato per decenni sui parquet di tutta Italia (e non solo) riempiendo migliaia di pagine di ricordi e aneddoti di chi ha condiviso con lui parte di questo percorso, come Ettore Castoldi, delegato provinciale del Coni. Giovani che, partiti da Sondrio, hanno giocato anche nei palazzetti più prestigiosi d’Italia, come Domenico Zecca, con una lunga carriera alle spalle che lo ha visto in particolare indossare la maglia della Fortitudo Bologna, dove, dopo il ritiro, ha rivestito anche il ruolo di team manager. Percorso inverso invece per un altro dei protagonisti della serata, Maurizio Ferrari, che a Sondrio è arrivato come giocatore nel 1989 contattato, ovviamente, da Diego Pini, e che è rimasto nella società sondriese fino al 2002, prima di tornare a Piacenza, lavorando con Pini soprattutto in progetti che riguardavano le giovanili, ma seguendolo anche nelle attività estive. “Se sono diventato un allenatore professionista lo devo anche grazie alla grande invenzione di Diego Pini con il Valtellina Basket Circuit, che ho cominciato a frequentare ai tempi incredibili del ritiro a Bormio del Messaggero Roma”. Bastano queste parole per spiegare la presenza di Fabio Corbani, ultimo incarico come capo allenatore nella Pallacanestro Cantù, quattro scudetti Juniores nel palmares, che da una decina d’anni risiede in Val Masino e che Diego Pini lo ha conosciuto e incontrato in tutte le vesti, anche da allenatore avversario in campo.  A condurre la serata Sandro Faccinelli, nella triplice veste di organizzatore del convegno, ufficio stampa del Valtellina Basket Circuit e, soprattutto, uno dei tanti ragazzi cresciuti in palestra con Diego Pini.

Appuntamento per martedì 10 maggio a Sondrio, alle ore 20:30, presso la Sala Vitali del Credito Valtellinese, in  via delle Pergole 11, con ingresso libero.

Roma, conferenza “Droga dello stupro. Conoscere per prevenire e aiutare”

“La droga allo stupro, dall’acronimo statunitense Drug Facilated Sexual Assault, esiste, nonostante le troppe leggende che hanno contribuito a rendere questo fenomeno ancora più nascosto”:un primo focus su una terribile realtà ancora semisconosciuta a cura di École Universitaire Internationale

di Ilaria Nespoli

magris-s.Roma, 24 ottobre – “La somministrazione delle  droghe dello stupro rappresenta una reale negazione dei diritti umani, poiché unisce in sé la violenza e la sopraffazione dei valori della dignità e della libertà dell’individuo” così Maricia Bagnato Belfiore, Presidente della Commissione Pari Opportunità della L.I.D.U. Onlus, nell’intervento che l’ha vista relatrice il 20 ottobre 2015 alla conferenza dal titolo “Droga dello stupro. Conoscere per prevenire e aiutare”, svolta presso la Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio. L’incontro, promosso da Sabrina Magris Presidente dell’istituto di ricerca École Universitaire Internationale, è stato in qualche misura pioneristico su una materia, la droga dello stupro, su cui in Italia ancora si conosce troppo poco, nonostante il fenomeno stia avendo un incremento notevole anche nel nostro Paese. Infatti, come evidenziato, esiste un forte contrasto fra le migliaia di sequestri di queste sostanze che sono all’ordine del giorno e i pochi casi ufficialmente riscontrati:“Purtroppo la droga allo stupro, dall’acronimo statunitense Drug Facilated Sexual Assault, esiste, nonostante le troppe leggende che hanno contribuito a rendere questo fenomeno ancora più nascosto” ha  spiegato la Magris che da anni ormai si occupa di questa terribile realtà. Come ben descritto dal dottor Barroncelli, fra le sostanze più comuni e utilizzate più frequentemente vi sono il GHB (Acido idrossibutirrico) e il GBL (precursore biologico del GHB), entrambe sostanze endogene, prodotte dal nostro organismo in quantità basali e comunque di facile riperibilità. Tuttavia se assunte in maniera esogena a dosi più elevate, tali sostanze determinano nel giro di pochi minuti un aumento dell’euforia e dell’eccitazione, creando proprio l’effetto desiderato dal perpetratore sulla vittima. Se la somministrazione è elevata si possono manifestare convulsioni, compressione respiratoria, fino a possibile coma e morte. La compiacenza, la disponibilità non è assolutamente gestibile dalla vittima, proprio perché sotto l’effetto della   sostanza.     Inoltre, la caratteristica principale di queste sostanze è quella di  cancellare o indebolire il ricordo delle vittime, circostanza che determina l’elevato “numero occulto” di casi, come ribadito dalla dottoressa Francesca Fanti, sociologa e criminologa, ricercatrice in droga dello stupro: non essendo la vittima in grado di ricordare quanto accaduto, tende a non denunciare agli organi competenti. Inoltre, gli stessi operatori che entrano in contratto con la vittima, dai medici fino alle forze di polizia, spesso non sono in grado di riconoscere la sintomatologia, simile a quella di chi assume droga o alcool, inficiando così la possibilità di procedere sul piano giudiziale. Non a caso tali sostanze vengono chiamate “droghe furbe”, perchè somministrate all’insaputa della vittima condizionando il sintomo dell’amnesia anterograda, esse cancellano le loro stesse tracce. Per quanto riguarda “la vittima” della droga allo stupro, interessante è l’analisi condotta dalla dottoressa Martina Grassi, sociologa e criminologa, esperta in violenze di genere. Essa ha evidenziato come sia un errore connotare la vittima come puramente femminile, in quanto “chiunque” può essere vittima: “le stesse statistiche dicono che maschi e femmine sono esattamente alla pari in quanto soggetti a rischio vittimizzazione, e non intendo nei rapporti casuali, ma anche nelle relazioni consolidate”.Inoltre, la dottoressa Grassi sottolinea come la droga dello stupro sia trasversale non solo rispetto al genere ma anche in relazione all’età sia della vittima sia dell’offender. Non è infatti una novità che il mercato della pedopornografica compri e utilizzi la droga dello stupro per produrre filmati che ritraggono minori, perfino bambini, coinvolti in rapporti sessuali con gli adulti. Tuttavia, la minore età non è legata solo alle vittime cui viene somministrata la droga: infatti, casi di droga dello stupro somministrati a terzi vedono come protagonisti soggetti di 12/14 anni che somministrano tali sostanze a propri coetanei, vuoi per eliminare eventuali resistenze o per ricattarli dopo aver filmato le vittime. Un altro elemento importante sottolineato dalla dottoressa Grassi è il fatto che non sempre chi somministra la droga è colui che pone in atto la violenza: vediamo, quindi, come il mondo della droga dello stupro si leghi al mondo dell’imprenditoria, trattandosi di sostanze prodotte a costi minimi (2 euro per dose) e rivendute a prezzi che possono far duplicare i guadagni.   Un altro aspetto su cui si è posto l’accento nel corso della conferenza è la tendenza di chi ha subito una violenza dopo aver assunto la droga dello stupro a pensare al suicidio: come evidenziato da Febronia Riggio, specializzata in tecniche psicologiche, oltre l’80% delle vittime vede nel porre fine alla propria vita l’unica soluzione al proprio malessere. Infatti, la vittima si trova a vivere sintomi di cui non conosce la causa, quali ad esempio dolori in determinate parti del corpo, pur non avendo la piena consapevolezza di quanto accaduto. Di conseguenza comincia a nutrire sentimenti di vergogna e di auto colpevolezza per non essere stata in grado di badare a se stessa, spesso alimentati dalla società che tende a puntare il dito contro la vittima.  Dal punto di vista giuridico l’avvocato Antonietta Saracino ha evidenziato come nel nostro ordinamento giuridico i reati di natura sessuale presentino un carattere eterogeneo, inglobando fattispecie diverse fra loro. L’aumento di tali reati ha colto impreparato un ordinamento, il nostro, che tende ad ignorare le esigenze di tutela della vittima, specie nel corso dell’iter processuale, puntando l’attenzione sul mero comportamento lesivo. In particolare, in ordine alla violenza sessuale, viene in rilevo la legge n. 66/1996, la quale presenta numerosi aspetti critici, in primis quello di non riconoscere ai reati  a sfondo sessuale la dignità di reati a tutela privilegiata e poi quello di non dare risalto nella configurazione del reato di violenza al mero dissenso, puntando tutto sulla violenza vera e propria. Inoltre, sulla fattispecie della droga allo stupro non abbiamo alcuna norma specifica: secondo l’avvocato è pertanto estremamente auspicabile l’introduzione di una legislazione speciale che preveda questa fattispecie come autonoma e non come meramente aggravante del reato di stupro, proprio perché il comportamento del reo si manifesta secondo modalità tanto subdole da richiedere una considerazione autonoma, al fine di evitarne l’impunità.      Infine, come evidenziato dal deputato Giovanni Burtone della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e ribadito da tutti i relatori intervenuti nel dibattito, è fondamentale porre in essere politiche preventive adeguate, informando in maniera seria sui rischi che si corrono assumendo delle droghe. E’ opportuno in tal senso formare in maniera adeguata coloro che si trovano ad interagire con la vittima: dagli operatori socio-sanitari fino alle forze dell’ordine e alla magistratura, fornendo loro delle linee guida circa la sintomatologia, il repertamento di eventuali tracce presenti sulla vittima e la perquisizione di materiale audiovisivo allo scopo di scoprire eventuali informazioni che possono condurre all’autore del reato. Tale figure professionali devono essere in grado di interagire fra loro con un coordinamento centrale, come avviene negli Stati Uniti il cui Dipartimento di Stato si occupa da oltre trent’anni di tale argomento e ha saputo sviluppare un modus operandi in grado sia di supportare le vittime sia di assicurare alla giustizia colui o colei che compie tali atti criminosi.   Infine, sulla necessità di prendere misure efficaci contro l’assenza di prevenzione ed informazione ha posto l’attenzione l’intervento di Maricia Bagnato Belfiore, , la quale ha evidenziato come tale fenomeno vada monitorato con attenzione in quanto di tali droghe ci sia d’aver paura, poiché la somministrazione di tale sostanze non si limita ai luoghi più affollati quali discoteche, pub e rave, ma riguarda anche luoghi più tranquilli come ospedali, sempre meno sorvegliati, e persino il proprio ambiente domestico, dal momento che non sono rari i casi di offender registrati fra i partner delle vittime.

 

 

 

 

 

UNICEF ad EXPO 2015: bambini tra nutrizione e malnutrizione

Convegno  organizzato al Padiglione Italia di EXPO Milano 2015 su “0 to 10 Feeding – UNICEF. Nutrizione e malnutrizione, dal concepimento ai primi 10 anni di vita. Il lavoro dell’UNICEF”, in cui sono stati affrontati tre momenti importanti per la vita di un bambino da 0 a 10 anni: gravidanza e allattamento; svezzamento, verso una sana e corretta alimentazione; corretti stili di vita. 

LUnicef-ad-Expo-2015-bambini-tra-nutrizione-e-malnutrizione-640x426Milano, 5 ottobre – “La malnutrizione infantile rappresenta uno dei problemi sanitari prioritari a livello mondiale: più di 200 milioni di bambini soffrono di qualche forma di malnutrizione; circa il 45% delle morti infantili ha come causa concomitante la malnutrizione, cioè quasi la metà dei 5,9 milioni di decessi infantili sotto i 5 anni registrati nel 2015” ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera, in apertura del Convegno  organizzato al Padiglione Italia di EXPO Milano 2015 su “0 to 10 Feeding – UNICEF. Nutrizione e malnutrizione, dal concepimento ai primi 10 anni di vita. Il lavoro dell’UNICEF”, in cui sono stati affrontati tre momenti importanti per la vita di un bambino da 0 a 10 anni: gravidanza e allattamento; svezzamento, verso una sana e corretta alimentazione; corretti stili di vita.  L’evento è patrocinato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e dal Ministero della Salute. Anche grazie al contributo dell’UNICEF, tra il 1990 e il 2014 i tassi di malnutrizione cronica sono diminuiti dal 39,4% al 23,8%, con i tassi di malnutrizione acuta che si attestano all’8%. Nel 2014, l’UNICEF ha fornito più di 30.440 tonnellate di alimenti terapeutici pronti per l’uso, 346 milioni di bustine di micronutrienti in polvere e 514 milioni di capsule di vitamina A, per un valore di oltre 154 milioni di dollari. Nel 2014, l’UNICEF ha fornito il 39% delle scorte di alimenti terapeutici pronti per l’uso da fornitori con sede nei paesi beneficiari dei programmi di intervento. Negli ultimi 5 anni, l’UNICEF ha investito più di 1,1 miliardi di dollari per i programmi di nutrizione in tutto il mondo. “Dalla fine del 2010, – grazie alle generosità dei donatori italiani – abbiamo sostenuto 10 progetti UNICEF contro la malnutrizione: 9 in Africa – Camerun, Ciad, Eritrea, Madagascar, Repubblica Centrafricana, Zambia, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio – e uno in Asia, il Myanmar. Negli ultimi cinque anni abbiamo trasferito oltre 27,7 milioni di euro”, ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera. Al Convegno – moderato dal Direttore generale dell’UNICEF Italia Paolo Rozera – hanno partecipato: Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali; Giacomo De’ Besi, Knowledge Manager dell’UN EXPO Team; Marilena Viviani, Direttore Liaison Office UNICEF Ginevra, Divisione dei Partenariati Pubblici; Adriana Zarrelli, Esperta Nutrizionista UNICEF; Giuseppe Ruocco, Direttore Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, Ministero della Salute; Giovanni De Virgilio, Capo Ufficio Relazioni Esterne dell’Istituto Superiore di Sanità; Daniela Coclite, Ricercatrice dell’Ufficio Relazioni Esterne, Istituto Superiore di Sanità; e una delegazione di ragazzi del Liceo Vivona di Roma del Coordinamento PIDIDA. Lo scorso anno scolastico l’UNICEF ha sviluppato e messo in pratica con 150 bambini di 7 classi elementari di 4 città (Roma, Rieti, Milano, Taranto), un progetto pilota,  che ha previsto attività di laboratorio nelle mense . Per i bambini è stato fondamentale essere protagonisti del percorso alimentare, ponendosi in modo attivo nei confronti di una sana e corretta alimentazione. Il progetto verrà rilanciato quest’anno scolastico con il contributo di tipo metodologico, legato allo studio e all’attivazione di percorsi formativi efficaci da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.  Una delegazione di bambini della scuola primaria di Milano e di Taranto coinvolti nel progetto ha partecipato al Convegno.

 

Au rendez-vous des amis. Convegno – Esposizione Internazionale

Au rendez-vous des amis è fissato per il 26 e 27 giugno 2015 e vede la partecipazione esclusiva di nove direttori di musei o istituzioni internazionali di arte contemporanea in Europa e di sessantatre artisti


RANINVRoma, 26 giugno – La Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello per il Centenario della nascita del Maestro Alberto Burri organizza una serie di manifestazioni artistiche e culturali. Tra esse, curata direttamente dal Presidente Bruno Corà, l’evento Au rendez-vous des amis, un Convegno Internazionale -Esposizione che vede la partecipazione diretta di artisti attivi in Europa sui grandi temi dell’arte contemporanea, quali il sacro, il mercato, la questione etica, i mezzi di comunicazione, la natura, la scienza, i nuovi scenari dei contesti sociali, la storia, il museo, ecc.), e contemporaneamente una mostra esemplare del lavoro degli stessi artisti invitati. Au rendez-vous des amis è fissato per il 26 e 27 giugno 2015 e vede la partecipazione esclusiva di nove direttori di musei o istituzioni internazionali di arte contemporanea in Europa e di sessantatre artisti. Il titolo è ispirato al dipinto di Max Ernst del 1922 (Museum Ludwig, Koeln) e fa seguito al primo incontro-mostra, con il medesimo titolo e dedicato solo agli artisti attivi in Italia, avvenuto al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1998, a cura dello stesso Bruno Corà. Il Convegno-Mostra Internazionale Au rendez-vous des amis prevede, nel primo giorno, la formazione di 9 tavoli di discussione con uno studioso di arte contemporanea che coordinerà e modererà la discussione tra gli artisti. Nel secondo giorno, in assise plenaria, i nove ‘coordinatori scientifici’ relazioneranno sinteticamente sulla discussione avvenuta il giorno precedente e sulle possibili conclusioni raggiunte in ogni tavolo. In questa circostanza è previsto un ulteriore dibattito da parte di tutti i convenuti. La mostra delle opere degli artisti partecipanti sarà allestita negli ambienti del rinascimentale Palazzo Vitelli a Sant’Egidio di Città di Castello e inaugurata alla conclusione dei lavori del Convegno Internazionale, per rimanere aperta fino al 18 ottobre 2015. Au rendez-vous des amis vuole essere un primo confronto europeo delle opinioni di artisti internazionali su alcuni temi centrali dell’arte odierna. Con esso si vuole sottolineare l’attitudine degli artisti, in differenti epoche come documentato da quadri e fotografie, a incontrarsi per discutere e confrontarsi anche con la parola oltreché con le opere. Con questa iniziativa si vuole rinnovare tale attitudine in un momento in cui numerosi problemi investono l’individualità artistica e il dibattito sembra demandato solo a mezzi virtuali.
Saranno presenti i direttori: Gabriella Belli (Fondazione Musei Civici di Venezia, Italia), Laurent Busine (Musée des Arts Contemporains de Grand-Hornu, Belgio), Jean De Loisy (Palais de Tokyo, Paris, Francia), Angela Tecce (già Stedelijk Museum Amsterdam, Olanda), Enver Hadziomerspahic (Ars Aevi Museum of Contemporary Art, Sarajevo, Bosnia-Herzegovina), Lorand Hegyi (Musée d’art Moderne de Saint-Etienne, Francia), Magdalena Juríková (Galerie hlavniho mesta Prahy, Praga, Repubblica Ceca), Werner Meyer (Kunsthalle Göppingen, Germania), Denys Zacharopoulos (Macedonian Museum of Contemporary Art, Thessaloniki, Grecia). Saranno presenti gli artisti: Marco Bagnoli, Stephan Balkenhol, Gianfranco Baruchello, Bizhan Bassiri, Jean-Pierre Bertrand, Gianni Caravaggio, Lawrence Carroll, Enrico Castellani, Giuliana Cunèaz, Richard Deacon, Silvie Defraoui, Auke de Vries, Antonio Dias, Braco Dimitrijevic, Bruna Esposito, Marco Gastini, Eugenio Giliberti, Giorgio Griffa, Jusuf Hadzifejzovic, Abel Herrero, Shirazeh Houshiary, Paolo Icaro, Emilio Isgrò, Jan Jedlicka, Magdalena Jetelová, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Christiane Löhr, Sergio Lombardo, Luigi Mainolfi, Masbedo, Eliseo Mattiacci, Vittorio Messina, Maurizio Mochetti, Carmengloria Morales, Hidetoshi Nagasawa, Hermann Nitsch, Nunzio, Mimmo Paladino, Nakis Panayotidis, Claudio Parmiggiani, Paola Pezzi, Michelangelo Pistoletto, Lucio Pozzi, Luisa Protti, Renato Ranaldi, Franco Rasma, Giovanni Rizzoli, Bernhard Rüdiger, Remo Salvadori, Felix Schramm, Helmut Schweizer, Martin Schwenk, Anita Sieff, Santiago Sierra, Nedko Solakov, Giuseppe Spagnulo, Ettore Spalletti, Giuseppe Stampone, Marco Tirelli, Grazia Toderi, Costas Tsoclis, Alexandros Tzannis, Felice Varini, Eduard Winklhofer, Gilberto Zorio. Il pubblico può iscriversi ai lavori del Convegno Internazionale on-line a www.burricentenario.com e potrà assistere ai lavori dei tavoli di discussione. E’ prevista la traduzione simultanea in due lingue. Gli atti integrali del Convegno Internazionale saranno pubblicati congiuntamente al catalogo dell’Esposizione Au rendez-vous des amis e presentati nel mese di ottobre 2015. La mostra Au rendez-vous des amis sarà allestita a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio a Città di Castello e la preview alla stampa e ai partecipanti al Convegno Internazionale è prevista per la sera di venerdì 26 giugno. L’apertura ufficiale è prevista per la sera di sabato 27 giugno e la chiusura avverrà il 18 ottobre 2015. Un particolare ringraziamento per la collaborazione va al Comune di Città di Castello. Si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello e l’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio per la concessione della prestigiosa sede rinascimentale.

Napoli, ‘ La sicurezza stradale…un impegno di tutti’

I soggetti coinvolti nel progetto sono i giovani in età scolare delle scuole medie inferiori e superiori della regione Campania, i quali saranno invitati a partecipare al concorso, a seguito di incontri formativi con esperti in materia di sicurezza stradale

ImageProxyNapoli, 22 aprile – Il 23 Aprile 2015, al Circolo Sottufficiali dell’Esercito Italiano (Via Piedrigrotta,62)  dalle ore 10,00 l’Associazione “Meridiani” promuove la quinta edizione di “Sii Saggio, Guida Sicuro” la cui finalità è quella di contribuire alla prevenzione degli incidenti causati da comportamenti pericolosi. I soggetti coinvolti nel progetto sono i giovani in età scolare delle scuole medie inferiori e superiori della regione Campania, i quali saranno invitati a partecipare al concorso, a seguito di incontri formativi con esperti in materia di sicurezza stradale: Esercito Italiano; Arma dei Carabinieri; Corpo Forestale dello Stato; Guardia della Finanza; Polizia di Stato; Polizia Penitenziaria; Vigili del Fuoco; Polizia Locale; Croce Rossa Italiana; Università degli Studi di Napoli Federico II; Anas S.p.A.; Associazione Nazionale Amici delle Strade; Istat; Bucher Municipal (azienda leader nella produzione di veicoli comunali per la pulizia stradale, la rimozione della neve e la raccolta dei rifiuti per spazi pubblici e privati). Al convegno, dal titolo “LA SICUREZZA STRADALE … UN IMPEGNO DI TUTTI”, interverranno il Col. Leopoldo Palmieri, Direttore Circolo Sottufficiali Esercito Italiano; Marco Murolo, Funzionario ANAS Compartimento della Viabilità per la Campania;  Eugenia Sepe, Vice Questore Aggiunto della Polizia Stradale; Nunzia Di Donato,  Referente per la sicurezza stradale della Polizia Penitenziaria; e Aldo Ferruzzi,  Referente Area Sud UNITEL. La giornalista Katiuscia Laneri introdurrà e moderarà i lavori.

 

Giovedì 26 febbraio confronto a Roma con i Giovani di Confapi

Parteciperanno tra gli altri il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Ferri ed il Capogruppo dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo Gianni Pittella


giustizia-UE
Roma, 22 febbraio – Giustizia civile ed alternativa:  l’armonizzazione dei sistemi giuridici al tempo della globalizzazione delle professioni, esperienze internazionali a confronto, proposte e novità normative. Questo il tema del confronto organizzato dalla Fondazione AIGA Bucciarelli che si terrà a Roma al Campidoglio giovedì 26 Febbraio dalle 16 nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini.
Nel corso dell’incontro il presidente nazionale dei giovani di Confapi Angelo Bruscino si confronterà tra gli altri con Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Ferri, il Capogruppo dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo Gianni Pittella, il componente della  Commissione Giustizia al Senato Nico D’Ascola, il componente della Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati Gianfranco Chiarelli , con l’Ambasciatore Repubblica di Serbia Ana Hrustanovic, il Primo Segretario Ambasciata Stati Uniti d’America John Barbian, il  Presidente Cassa Forense Nunzio Luciano, il Presidente di Federnotai Carmelo Di Marco e il Presidente Fondazione C.R.E. Roma Europa Domenico Naccari.
“Da anni – dichiara il presidente dei Giovani Imprenditori di Confapi Angelo Bruscino- i si parla di riforma della Giustizia, in un’ottica di revisione costituzionale. A noi imprenditori, invece, piacerebbe parlare di un cambiamento della giustizia finalizzato a obiettivi pragmatici, come quelli di ridare efficienza e modernità a un paese come il nostro, nel quale la durata dei processi civili di primo grado è di 493 giorni, mentre nei paesi aderenti al Consiglio d’Europa è di 287 giorni.
Oggi l’Italia è inserita secondo la classifica “Doing Business 2013” della Banca Mondiale, al 160° posto, sui 185 paesi analizzati, per la durata di una normale controversia commerciale. Meglio di noi fanno nazioni come l’Iraq, il Togo e il Gabo, peggio solo l’Afghanistan …”
Cosa significa per questo paese una giustizia civile inefficiente? Si traduce in una riduzione degli investimenti, soprattutto di quelli provenienti dall’estero; crea asimmetrie nei tassi d’interesse tra diverse regioni del paese; comporta rigidità nel mercato del lavoro; limita la concorrenza nei settori produttivi, nei servizi, e nelle professioni; provoca una distorsione della struttura delle imprese. Per fermarsi solo ai danni più rilevanti!
Secondo uno studio della Banca d’Italia, la lentezza del nostro sistema di giustizia equivale alla perdita di un 1% del Pil, altre stime calcolano che smaltire l’enorme mole di cause pendenti  frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil.
Per attuare-continua Bruscino- una riforma della giustizia che ridia a questo paese anche la dignità giuridica che merita e che rilanci l’economia e gli investimenti utili per la crescita basterebbero poche cose: disincentivare l’abuso processuale che rallenta le cause reali adeguando ad esempio il tasso legale a quello di mercato; incentivare la sottoscrizione di polizze di tutela legale a copertura dei costi processuali, sul modello di diversi paesi europei; introdurre i sistemi di Alternative Dispute Resolution, come la negoziazione diretta con valore di titolo esecutivo in presenza degli avvocati, tavoli paritetici, mediazione e arbitrato; incentivare i tribunali che adottino più rapidamente il processo telematico; introdurre la pratica dei giovani nell’Ufficio del Giudice, ossia laureati selezionati secondo criteri qualitativi che affianchino il giudice, configurando la pratica (tra l’altro positivamente sperimentata a Milano) come normale procedura concorsuale per ottenere l’accesso alla magistratura e come tirocinio abilitante per l’avvocatura.
Basterebbe poco, per dare una sterzata al nostro sistema. Il governo sembra già volere candidarsi a voler far sue alcune di queste proposte, noi ci auguriamo che con la stessa forza dimostrata nel portare avanti le altre riforme, si avanzi velocemente sulla strada che porti questo paese ad avere la Giustizia che merita.”
“Il tema della giustizia civile e dei meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie-dichiara il Coordinatore Dipartimento ADR e Arbitrato Fondazione AIGA  Massimiliano Castellone-  si pone, in questo preciso momento storico, in una posizione di assoluta centralità. L’accesso alla giustizia ordinaria diventa sempre più difficile ed oneroso, i tempi sono sempre più lunghi, l’inefficienza della macchina–Giustizia è sempre più marcata ed evidente. Ciò impone ad una avvocatura lungimirante e propositiva di lavorare per il perseguimento di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie realmente moderni ed innovativi, oltre che efficaci, che partano dal coinvolgimento diretto dei primi operatori del Diritto, cioè gli avvocati.
Abbiamo organizzato quest’evento, che vede relatori illustri sul piano nazionale ed internazionale, anche al fine di discutere delle recenti novità legislative, che hanno introdotto importanti ed innovativi strumenti alternativi al giudizio civile ordinario, quali l’arbitrato endo-processuale e la negoziazione assistita.
Il tema verrà peraltro trattato raffrontando la nostra legislazione con ordinamenti di altri Paesi, dove c’è una maggiore consapevolezza del tema.
Partendo da tutto ciò, saranno elaborate proposte di miglioramento dell’attuale normativa italiana; proposte che verranno sottoposte, sin dalle prossime settimane, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministero della Giustizia.”

Indagini difensive, la riforma che non decolla

A Velletri un convegno dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, per riaffermare il diritto e dovere della difesa a svolgere un ruolo attivo e costruttivo nel processo penale

lucantoni Roma, 21 novembre –  Difendere investigando, è questo il  punto di snodo del convegno accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Velletri ed organizzato da Sodales Juris, dal titolo “Le Investigazioni difensive, artt. 391 bis – 391 decies c.p.p.”, che si è tenuto martedì 18 novembre presso l’aula polifunzionale del Tribunale di Velletri e che ha visto un’aula gremita di avvocati penalisti attirati dalla possibilità di dare forza allo strumento offerto dalla riforma del processo penale attuatasi già da 14 anni. Presenti in sala il Presidente del Tribunale Dr. Francesco Monastero e il Procuratore della Repubblica Dr. Francesco Prete, che hanno offerto un prezioso contributo al dibattito culturale. Tale riforma, regolamentata con la  legge n. 397/2000,  è stata emanata immediatamente dopo la modifica dell’articolo 111 della Costituzione, che ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga battaglia voluta dai penalisti e che si colloca nell’ambito delle importanti riforme del processo penale, introducendo il concetto di giusto processo, che sancisce la necessità di una piena esplicazione del contraddittorio e quindi di una difesa effettiva ed attiva. Il nuovo testo dell’art. 111 della Costituzione ha elevato a rango costituzionale, la parità fra accusa e difesa, il contraddittorio di fronte al giudice terzo ed imparziale, nonché la ragionevole durata del processo. Durante l’incontro i relatori – l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia e l’Avvocato Salvatore Scuto Presidente della Camera Penale di Milano, rispettivamente responsabile e componente dell’Osservatorio per le Investigazioni Difensive dell’Unione Camere Penali sino al 13 novembre di quest’anno, coadiuvati dall’avvocato Ettore Randazzo del Foro di Siracusa, già Presidente dell’UCPI (2002-2006), hanno analizzato e argomentato con attenzione, i contenuti disciplinati dagli articoli 391 bis e seguenti del c.p.p.  Si è evidenziato, a seguito del capillare lavoro di monitoraggio dell’Osservatorio delle indagini difensive su tutto il territorio nazionale, durato circa due anni, che nonostante la riforma del 2000 abbia sancito chiaramente il diritto e dovere di difendersi provando,  allo stato attuale, la cultura dell’investigazione difensiva non è ancora correttamente metabolizzata.lucantoni 1 Le cause di questo empasse sono molteplici, a partire da una giurisprudenza ed una prassi giudiziaria conservatrici e diffidenti, che con interventi interpretativi-demolitori delle norme, hanno minato al cuore della riforma, fino ad arrivare alle difficoltà pratiche e alle carenze delle disciplina legislativa. La legge 397/2000 prevede tra le prerogative della difesa, la facoltà per i difensori di interrogare i testimoni e le vittime di un delitto ma all’assunzione di informazioni non può assistere la persona sottoposta alle indagini, ossia il cliente del difensore. Il pregiudizio dell’interesse privato dell’indagato alle indagini, rispetto l’interesse pubblico dell’accusa ha ristretto notevolmente l’ambito operativo del difensore, che puntualmente trova ostacoli di vario genere, compresa la diffidenza della pubblica amministrazione, sul suo percorso investigativo utile al pari di quello del magistrato alla formazione della prova. “E’ necessario pertanto non solo promuovere e diffondere la cultura delle indagini difensive attraverso una adeguata preparazione e specializzazione degli avvocati penalisti, ma sollecitare le opportune modifiche legislative, in particolare dei commi 10 e 11 dell’art. 391 bis c.p.p. L’attività di indagine difensiva per essere realmente efficace e vantaggiosa anche in termini di durata del processo,  deve necessariamente essere libera dai limiti e dalle scelte discrezionali da parte della giurisdizione, come attualmente codificati” – spiega l’avvocato Sabrina Lucantoni, moderatrice dell’incontro. “Soltanto una riforma liberale e rispettosa dei principi costituzionali del Giusto Processo, così come statuito dal novellato art. 111 della Costituzione, consentirebbe il riequilibrio tra accusa e difesa nell’ambito del processo accusatorio”conclude l’Avvocato Andrea Lazzoni della Camera Penale di La Spezia

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