Il meraviglioso civic crowdfunding

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A differenza dell’equity e del lending, il civic crowdfunding è una vera e propria donazione,o meglio ancora, è una  micro donazione, cioè un piccolo importo

 di Federica Fornelli

 

crowQualche settimana fa con l’articolo https://thedailycases.comma-cosa-e-il-crowdfunding/ abbiamo iniziato ad affrontare il tema del crowdfunding.

Ora lasciamo agli specialisti della tipologia equity e lending crowdfunding, di illustrare agli investitori questo strumento finanziario, che ricordiamo è regolato da CONSOB e consentito solo a società iscritte ad uno speciale albo http://www.consob.it/main/intermediari/cf_gestori/index.html,

Rivolgiamo quindi la nostra attenzione al civic crowdfunding che può essere utilizzato da chiunque, per la realizzazione di progetti.

Ma che tipo di progetti, cosa serve per fare un progetto, come si fa?

Prima di entrare nel dettaglio, ricordiamoci però sempre, che non lo si può utilizzare per ripianare posizioni debitorie.

A differenza dell’equity e del lending, il civic crowdfunding è una vera e propria donazione,o meglio ancora, è una  micro donazione, cioè un piccolo importo (ma nulla vieta di essere generosi).

Proprio nella sua modesta entità di donazione, è ravvisabile  il carattere democratico e  partecipativo, oltre alla grande potenza dello strumento: ricordate? Si dice  “è un insieme di piccole gocce che fa un oceano”, ed è un insieme di micro donazioni che consente di raggiungere la somma necessaria per realizzare un progetto.

Dobbiamo fermarci un attimo, per comprendere i termini che regolano il rapporto tra il progettista (colui che crea un progetto) e  la piattaforma di raccolta fondi.

Prima di tutto cosa significa metodologia  il “Keep it all” e  “All or nothing”?

Il “Keep it all” è il termine con cui si intende, che qualunque somma raccolta, sia essa esigua, uguale o maggiore dell’obiettivo, questa, stornata della fee della piattaforma sarà girocontata al progettista.

All or nothing”, invece significa che o si raggiunge e/o supera la somma fissata oppure non si riceve nulla.

Fee, è il compenso che la piattaforma trattiene per i suoi servizi (riprenderemo questo punto).

Un piccolo specchietto per comprendere questa fondamentale differenza.

 

    metodologia
Obiettivo raccolta Donazioni ricevute Keep it all All or nothing
10.000 9.900 9.900 0

 

Nota: la tabella riporta valori al lordo delle fee della piattaforma e dei costi di transazione bancaria

 

Un altro elemento che occorre aver chiaro, è che le donazioni vengono raccolte attraverso strumenti di pagamento digitale, ovvero tutte le transazioni devono essere tracciate in chiaro.

I vostri donatori potranno usare , carte di credito, carte prepagate, strumenti di mobile payment (es. Paypal) bonifici bancari e anche bollettini postali, però questi strumenti, hanno dei costi. Nel caso di carte di credito, carte prepagate c’è una commissione bancaria che erode il vostro  “gruzzoletto” di raccolta, quindi deve essere chiaro che la somma che troverete sul vostro conto corrente è al netto di queste spese.

Rispetto al bonifico bancario, ci sono istituti di credito che rispetto a cause umanitarie (es. terremoto) ai propri correntisti non applicano commissioni, si tratta del “bonifico solidale”.

Queste commissioni non dipendono da condizioni commerciali delle piattaforme, ma dal mondo bancario.

Perché usare questi strumenti? Perché garantiscono la trasparenza e la tracciabilità della transazione.
Il civic crowdfunding è uno strumento di finanza etica, è economia 0.0  (Oscar di Montigny)

Concludiamo questa parte, parlando infine del reward o ricompensa.

Per ringraziare della donazione ricevuta i progettisti possono, ma non obbligatoriamente, definire delle ricompense in base all’importo della donazione. La ricompensa deve essere di modesto valore ed attenzione, costituisce un costo per il progettista. Quindi fate attenzione, potrebbe essere antieconomico.

Molti ricorrono a ricompense virtuali (es. il nome del donatore sul sito), oppure un prezzo speciale (es. nel caso di libri e cd).

Nel prossimo articolo affronteremo il “come si crea un progetto”, iniziate  a pensare al vostro sogno nel cassetto!

Se avete domande potete scrivere a federica@people4funds.com

Quelle idee confuse sul crowdfunding

Il crowdfunding è uno strumento della finanza alternativa, promosso dalle persone comuni, la cosidetta CROWD

311Roma, 4 Maggio – Se ne sente parlare da ovunque e da chiunque, ma cosa sia il crowdfunding a cosa serve e le sue potenzialità, gli italiani non lo hanno ancora capito. Come ogni nuovo fenomeno tutti ne parlano, ma con quale competenza? Partiamo dal fatto che è NUOVO, quindi non ci possono essere competenze consolidate italiane, dove il crowdfunding ha una storia giovane. Occorre guardare all’estero per forza. Ma occorre anche fare un passo indietro e definire cosa è. Il crowdfunding è uno strumento della finanza alternativa, promosso dalle persone comuni, la cosidetta CROWD. Ecco il lemma del termine che poi si sposa con FUNDING, cioè fondi. Ma è tutto uguale il crowdfunding? Assolutamente no, non lo è né nelle tipologie, né nelle caratteristiche. In Italia la parte tipicamente destinata alla raccolta fondi per operazioni di finanza “classica”, cioè di fondi/finanziamenti per progetti imprenditoriali è normata dal regolamento CONSOB http://www.consob.it/documents/46180/46181/d19520.pdf/33819fc1-4338-450e-b055-183f089111cc

Questa tipologia di crowdfunding si divide in equity crowdfunding e lending crowdfunding. In entrambi i casi possiamo dire che si tratta di prestiti (equity) e obbligazioni (lending), che attivano una relazione tra le persone di carattere contrattuale. Si diventa soci di un’attività, quindi il capitale diventa a rischio, come è normale che sia in attività con rischio imprenditoriale. Questo tipo di fondi viene raccolto da aziende specializzate iscritte ad un apposito Albo professionale della CONSOB, sono degli intermediatori finanziari. E il civic crowdfunding? E’ lo strumento più potente, perché la crowd (folla, persone) siamo tutti noi: tutti gli abitanti del pianeta. Si è portati a dire “facile, ma mica tutti hanno soldi da donare”, questa riflessione è impropria, perché seppur vero che esiste un considerevole numero di persone addirittura al di sotto della soglia minima di povertà, esistono milioni di persone per cui fare una micro donazione è possibile. Micro-donazione: è proprio questa la chiave e la potenza del civic crowdfunding. Si tratta infatti di partecipare a progetti (mai di ripianamento debitorio) con micro-donazioni, tipicamente 2, 5, 10 euro, dollari, sterline. Ed è la somma di queste micro- donazioni che consente di raggiungere il budget necessario per la realizzazione del progetto proposto alla crowd. Mentre nei casi dell’equity e del lending crowdfunding, è previsto il rimborso la partecipazione agli utili ed il rimborso del prestito, nel civic crowdfunding si tratta di una vera e propria donazione che non verrà mai rimborsata. Ricordiamoci tutti che la donazione (anche micro) è un atto liberale e non condizionato da alcun genere di ritorno economico. La consuetudine internazionale fa si che siano previste delle reward, ricompense di modesto valore, spesso morali e/o digitali, perché comunque sia la ricompensa è un costo (anche di spedizione). Nei casi di progetti che prevedono la creazione di prodotti (es. un libro) la reward consiste in una facilitazione all’acquisto, come ad esempio ad uno sconto sul prezzo di copertina del libro. Tra i termini misteriosi del civic crowdfunding, ci sono i termini “Keep it all” e “all or nothing”. Sono le modalità con cui lavorano le piattaforme di raccolta fondi, ovvero nel primo caso la piattaforma versa al progettista qualunque somma sia stata raccolta (keep it all), indipendentemente dal fatto che l’obiettivo sia stato raggiunto. Mentre con “all or nothing”, la piattaforma provvederà ad accettare le donazioni e a girarle al progettista, solo nel caso che sia stata raggiunta o superata la somma fissata. E’ bene sapere che in entrambi i casi, le somme sono decurtate di piccole fee che sono il compenso per la piattaforma. Come fare sapere alla crowd, al mondo di un progetto in cerca di sostenitori? La disponibilità su larga scala delle tecnologie, in particolare di smartphone e tablet, e degli strumenti di social media, consente di fare volare i progetti nella rete e in tutto il mondo, utilizzando i social media (Facebook, Twitter, Linkedin principalmente)  renderlo così  virale. E’ il vecchio passaparola che allarga la platea dei donatori e abbatte le frontiere geografiche: nulla, infatti, impedisce che persone dall’altra parte del globo trovino giusto e meritevole il nostro progetto e viceversa. Un altro termine di cui oggi sentiamo spesso parlare è lo storytelling; anche qui bisogna sfatare una leggenda metropolitana, perché tutti siamo in grado di fare uno storytelling. In pratica si deve raccontare la storia del progetto, in modo empatico, chiaro e non troppo lungo e gli strumenti per farlo, sono di uso quotidiano (smartphone, tablet e software share). Occorre avere le idee ben chiare sul progetto, il che non significa dover scrivere un poema, ma raccontarlo in modo netto, preciso e chiaro; di un buon storytelling fanno parte le immagini, i video da fare girare non solo sul canale You Tube ma anche tramite Whatsup. Tra le tante parole che creano confusione e perplessità, troviamo il termine “reward” e “reward based”. Reward è la ricompensa, o meglio il riconoscimento che il progettista dà al donatore come ringraziamento. E’ una consuetudine e non un obbligo e sempre  per consuetudine, deve essere di modesto valore. Per esempio, potrebbe essere uno prezzo particolare per una pubblicazione del libro per cui si cercano di fondi, oppure dei disegni di bambini se è un progetto legato all’infanzia. E’ chiaro che una reward ha dei costi, soprattutto se si tratta di oggetti da spedire; costi che inevitabilmente intaccano i fondi raccolti. Ed allora una riflessione: ma se donare è un atto liberale, perché occorre avere una ricompensa? In Italia, le donazioni sono definite dalla Legge “erogazioni liberali” , ovvero liberamente si sceglie di donare, senza alcun ritorno di alcun tipo. Perché quindi a fronte di una micro – donazione, il donatore dovrebbe aspettarsi una ricompensa/reward? E’ un grande controsenso. La motivazione a donare non deve essere la promessa di una ricompensa fisica o morale, ma un moto spontaneo, civico; non si tratta di posizioni religiose o politiche ma umane: si sceglie di donare, di appoggiare un progetto. La vera ricompensa è sapere, comprendere che quel progetto qualunque esso sia verrà realizzato (anche parzialmente) al nostro contributo. Il civic crowdfunding è una nuova forma di economia morale, dove la scelta liberale e la capacità contributiva dell’individuo sono al centro. Se la crowd, ovvero le persone, entrano al centro di processi economici che possono direttamente gestire, si innesca una rivoluzione di pensiero e di strumenti. E’ la crowd la regina del cambiamento del futuro e non la tecnologia. La tecnologia ne è solo uno strumento. Concludendo, è lecito il dubbio che la diffusione di “idee confuse sul crowdfunding”, possa anche nascere o essere abilmente orchestrata per contenere, limitare grazie alla diffidenza e alla scarsa conoscenza, uno strumento potentissimo sia in termini finanziari che democratici. Il civic crowdfunding viene definito lo “strumento finanziario democratico per eccellenza”, uno strumento che mette in serio pericolo i poteri delle banche, del credito al consumo.

 

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