Papa Francesco: “Le famiglie sane sono essenziali alla vita della società”

Durante l’odierna  udienza generale sul viaggio in Asia il Pontefice chiarisce la posizione della Chiesa sul futuro delle famiglie e mette a tacere le polemiche scatenate con la frase ’il cattolico non deve fare figli come conigli’

di Cat

 

REUTERS501425_LancioGrandeRoma, 21 gennaio – Dopo l’affermazione “I cattolici devono fare figli, ma non come conigli” che ha scatenato numerose polemiche, Papa Francesco, durante l’udienza generale sul viaggio nelle Filippine e Sri Lanka, precisa: “ non sono le famiglie numerose a creare povertà, ma il sistema. – e ancora – E’ un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro, invece, la principale causa della povertà”. Un sistema economico che “esclude, esclude sempre, esclude i bambini, esclude gli anziani, esclude i giovani, i senza lavoro, e che crea la cultura dello scarto che viviamo, e per cui ci siamo abituati a vedere persone scartate. Questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose”. Affermazioni che hanno scatenato il lungo applauso dei circa settemila fedeli presenti, venuti da ogni parte del mondo. Il Pontefice ha aggiunto inoltre di aver provato una grande gioia nel ”vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come dono di Dio, loro sanno che ogni figlio è una benedizione”. Affermazione che chiarisce definitivamente la posizione di Papa Francesco in merito alle famiglie numerose.”Occorre proteggere le famiglie, che affrontano diverse minacce, affinché possano testimoniare la bellezza della famiglia nel progetto di Dio” ha detto indicando il cammino della Chiesa per il futuro dei nuovi e vecchi nuclei familiari.

I pensieri di Papa Francesco nel viaggio di ritorno dalle Filippine

Il santo Padre risponde alle domande dei giornalisti in volo per il rientro a casa. Tra le priorità l’aiuto alla povertà, la pace tra le religioni, la prudenza nelle parole e nei gesti e la paternità responsabile

Papa-in-aereoRoma, 20 gennaio – “I gesti mi hanno commosso. Erano gesti sentiti e gesti dal cuore. C’è tutto lì: la fede, l’amore, la famiglia, le illusioni, il futuro” così papa Francesco quando Kara David, sul volo di rientro in patria, ha chiesto cosa ha provato e cosa lo ha colpito del popolo filippino. Il gesto di sollevare i figli da parte di padri, di un popolo povero certo, ma colmo di sentimenti e di gioia per le cose semplici : “Il gesto di un papà. Ce n’erano tanti. Alzavano i bambini, lì, quando passavo per la strada. Un gesto che da altre parti non si vede. Come se loro dicessero: questo è il mio tesoro, questo è il mio futuro, questo è il mio amore, per questo vale la pena lavorare, per questo vale la pena soffrire. La gioia, l’allegria, capaci di fare festa anche sotto l’acqua. Gioia non finta. Non era un sorriso dipinto, no, no: un sorriso che veniva. E dietro di quel sorriso c’è la vita normale, ci sono i dolori, ci sono i problemi”. Dietro i semplici gesti, racconta il Pontefice, appare un sentimento ormai quasi ‘volgarizzato’, quello della rassegnazione “Un popolo che sa soffrire, e che è capace di alzarsi e andare avanti” spiega il Papa. Ed è chiaro il messaggio che il Santo Padre aveva in mente quando ha deciso di andare in Sri Lanka e nelle Filippine “Quando una di voi mi ha domandato qual era il messaggio che io portavo nelle Filippine, io ho detto: i poveri. E’ il messaggio che la Chiesa oggi dà. I poveri, le vittime di questa cultura dello scarto. Oggi non si scarta la carta, quello che avanza, soltanto. Si scartano le persone. E la discriminazione è una maniera di scarto, no? Si scarta questa gente. E come mi viene un po’ in mente l’immagine delle caste, no? Questo non può andare. E anche, oggi sembra normale lo scarto”. Fa l’esempio della sua terra d’origine il Papa, di Buenos Aires dove nella zona nuova che si chiama Puerto Madero, da un lato ci sono 36 ristoranti di lusso  e poi incomincia la “Villa Miseria”, con i poveri, uno dietro l’altro, “E noi abbiamo la tendenza di abituarci a questo, no? – dice Papa Francesco – si, qui siamo noi e lì sono gli scartati. Questa è la povertà e credo che la Chiesa debba dare esempio ogni volta di più in questo, di rifiutare ogni mondanità. La mondanità non è la strada di Gesù. È la strada di una Ong che si chiama Chiesa. Ma questa non è la Chiesa di Gesù. Perché la Chiesa non è una Ong, è un’altra cosa. Ma quando diventa mondana – una parte della Chiesa, questa gente – diventa una Ong e lascia di essere la Chiesa. La Chiesa è il Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, è la testimonianza dei cristiani che seguono Cristo”. Spiega poi il Pontefice in risposta ad una domanda di Valentina Alazraki che chiede in che senso nel viaggio di andata il Papa aveva espresso l’idea che sia logica una reazione violenta quando si subisce un offesa verbale :” In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo, ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Ma è umano quello. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico deve essere prudente. È una maniera di dire che deve essere educata, pure, no? Prudente, la prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, di là, di là. Questo volevo dire, che in teoria siamo tutti d’accordi: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di provocare gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire”. E con il pensiero rivolto all’estremismo islamico ed agli orrori degli ultimi tempi, rinnova quanto già affermato alla partenza per questo importante viaggio nel continente asiatico “ auguro che i leader religiosi, politici, accademici e intellettuali, si esprimano. Anche il popolo moderato islamico chiede quello dai suoi leader. Alcuni hanno fatto qualcosa. Io credo che anche bisogna dare un po’ di tempo perché per loro la situazione non è facile. Io ho speranza perché c’è tanta gente buona fra loro, tante gente buona, tanti leader buoni, che sono sicuro che si arriverà”, un modo forse per invitare i moderati islamici ad esprime sdegno e pieno distacco rispetto alle efferate violenze cui si assiste in questi giorni . Parole di preoccupazione anche sulla famiglia, sul calo delle nascite nei paesi sviluppati, sulla continuità della nostra razza umana attraverso l’amore che regola il rapporto di coppia, “ Io credo il numero di 3(Figli) per famiglia che è quello che dicono i tecnici, è importante per mantenere la popolazione, no? 3 per coppia. Quando scende questo, accade l’altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione, no? Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, e anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare quella paternità responsabile” Ma anche, in condizioni difficili come il caso di una donna in attesa dell’ottavo figlio dopo sette parti cesarei incontrata dal Pontefice tempo addietro, “Ma questa è una irresponsabilità –spiega Francesco pensando alla possibilità che otto bimbi restino orfani all’improvviso, – “Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori e si cerca. E io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo.  Dio ti da i mezzi, sii responsabile”.

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