La Lidu onlus su sentenza Cedu in merito ad assenza reato di tortura in Italia

‘Se il Dott. Gianni De Gennaro è stato assolto in Cassazione per i fatti di Genova se ne deve tener conto; altro discorso è che sanzioni per i responsabili non ce ne siano state o siano state minime’

lidu1Roma, 9 aprile – “Se il Dott. Gianni De Gennaro è stato assolto in Cassazione per i fatti di Genova se ne deve tener conto; altro discorso è che sanzioni per i responsabili non ce ne siano state o siano state minime”. E’ quanto afferma un comunicato della Lidu onlus (Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo) a seguito delle polemiche innescate da Matteo Orfini, presidente del Pd, attraverso il tweet ‘Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica’. Un commento che ha sollevato un polverone sull’ex capo della Polizia di Stato riguardo il suo operato  durante lo svolgimento del G8 a Genova. Le affermazioni di Orfini giungono a seguito della notizia di condanna dello Stato italiano da parte della Corte di Strasburgo, in ordine al ricorso presentato nel 2011 dal signor Arnaldo Cestaro, ferito gravemente quella notte. La Corte ha definito come “macelleria messicana” l’azione compiuta dalla polizia nella scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, qualificandola come “tortura”, reato non previsto dalla legislazione italiana.”La sentenza della Corte europea sembra, più propriamente, una giusta censura al Parlamento italiano, che non ha ancora varato una legge sul reato di tortura.- continua il comunicato della Lidu –  Chiedere oggi a De Gennaro di lasciare la presidenza di Finmeccanica non avrà magari lo scopo di liberare un posto di prestigio o di potere, rendendolo disponibile per qualcun altro?”. Anche il premier Matteo Renzi intervenendo con decisione sul verdetto della Corte ha precisato “Quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire in Parlamento con il reato di tortura. Questa è la risposta di chi rappresenta un paese”.

G8 Genova, Strasburgo condanna l’Italia

Lo stato italiano ha violato l’articolo 3 della convenzione sui Diritti dell’Uomo che  recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”

di Kat

corte-strasburgo-01-largeRoma, 7 aprile – La Corte europea dei diritti dell’ uomo ha condannato l’Italia per tortura, per quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz dove dormivano i manifestanti anti-G8 di Genova. Il  ricorso è stato presentato a Strasburgo da Arnaldo Cestaro,  il quale  ha affermato che quella notte fu brutalmente picchiato dalle forze dell’ordine tanto da dover essere operato. La Corte europea dei diritti umani  ha condannato l’Italia non solo per il pestaggio subìto da Cestaro, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. I giudici hanno affermato,  nella sentenza, che se i responsabili non sono mai stati puniti è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che devono essere modificate. La Corte ritiene che la mancanza di leggi adeguate a determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine. Lo stato italiano ha violato l’articolo 3 della convenzione sui Diritti dell’Uomo che  recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Cassazione, fidanzato geloso non può ‘perquisire’ cellulare della partner

La sentenza numero 11467/2015 dello scorso 19 marzo la Cassazione stabilisce che commette il delitto di rapina colui che si appropria con forza del cellulare della propria compagna per perquisirne i messaggi alla ricerca di eventuali conversazioni compromettenti

 

cellulareRoma, 27 marzoProtagonista della vicenda finita in terzo grado, P.C. , 24enne di Barletta che, per dimostrare i presunti tradimenti della sua ex, era entrato in casa di questa e, strattonandola, le aveva rubato il cellulare alla ricerca di sms compromettenti. Dopo che in fase cautelare il Tribunale del Riesame aveva escluso la sussistenza dell’ipotesi di rapina per mancanza dell’elemento del perseguimento di un ingiusto profitto (morale), i giudici del Palazzaccio hanno invece ritenuto di dover senz’altro ascrivere la condotta del giovane al delitto di cui all’art. 628 c.p., condannandolo a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Secondo la Cassazione violare la riservatezza sui contenuti di un cellulare va ad incidere sulla libertà del proprietario e determina un ingiusto profitto anche se solo di tipo “morale”. Nella sentenza, la numero 11467/2015, la Cassazione fa notare che “l’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’articolo 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione”. Inutile il tentativo dell’imputato di sminuire l’accaduto. Nelle sua difesa aveva tentato di scagionarsi affermando che la sua azione non era ingiusta ma era motivata dalla volontà di dimostrare al padre della sua ex i tradimenti perpetrati dalla figlia.

 

UNICEF condanna rapimenti di bambini in Sud Sudan

Soldati armati hanno circondato la comunità di Wau Shilluk nell’Upper Nile State e cercato casa per casa. I ragazzi sopra i 12 anni sono stati portati via con la forza

 

sudan-512x300Roma, 21 febbraio  – L’UNICEF condanna con la massima fermezza il rapimento di decine di ragazzi, alcuni anche di 13 anni , da un gruppo armato nei pressi di Malakal, nel nord del Sud Sudan. Un team  UNICEF nato nel programma di istruzione  ha riferito che 89 bambini sono stati rapiti mentre stavano facendo i loro esami. Il numero effettivo potrebbe essere molto più alto. L’incidente è avvenuto nella comunità di Wau Shilluk nell’Upper Nile State, dove migliaia di persone sono state sfollate a causa del conflitto in corso. Secondo i testimoni, i soldati armati hanno circondato la comunità e cercato casa per casa. I ragazzi sopra i 12 anni sono stati portati via con la forza. Il Rappresentante UNICEF in Sud Sudan​, Jonathan Veitch, ha esortato il gruppo a rilasciare immediatamente i bambini. “Il reclutamento e l’impiego di bambini da parte di forze armate distrugge le famiglie e le comunità. I bambini sono esposti a livelli incomprensibili di violenza, perdono le loro famiglie e la loro possibilità di andare a scuola”. L’UNICEF ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto che il reclutamento e l’impiego di bambini in gruppi o forze armate rappresenta una grave violazione del diritto internazionale.

 

Costa Concordia, il PM chiede 26 anni per Schettino

“Dio abbia pietà di Schettino, perché noi non possiamo averla” si conclude così la requisitoria condotta dai tre PM, Stefano Pizza,  Alessandro Leopizzi e Maria Navarro che chiedono anche la custodia cautelare in carcere per Francesco Schettino

naufragio-150126122304Roma, 26 gennaio – La Procura di Grosseto chiede 26 anni e tre mesi di reclusione per il comandante Francesco Schettino nel processo sul naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio  2012, avvenuto davanti l’isola del Giglio. E’ stato il pm Navarro che, concludendo la requisitoria, ha formulato la richiesta dei 26 anni per i reati di omicidio e lesioni colposi (reato più grave la morte della bambina Dayana Arlotti, 14 anni), di naufragio colposo (9 anni), abbandono di incapaci e della nave (delitti dolosi), 3 anni. La richiesta di tre mesi di arresto è invece relativa alle contravvenzioni di omesse e false dichiarazioni all’autorità marittima. La Navarro specificando che l’imputato anziché tenere un basso profilo, dal momento che era sotto processo per reati gravissimi,  “ha perfino rilasciato generose interviste dando la sua versione non corretta dei fatti” , ha aggiunto “Schettino ha perfino cercato di tenere una lezione sulla gestione del panico all’università La Sapienza”. Durante la sua parte di requisitoria il pm Leopizzi ha usato toni durissimi descrivendo Schettino come ‘una persona abituata alla menzogna’, che nell’emergenza è apparsa ‘come un pugile suonato’. “Tutti i 32 morti – ha detto il magistrato – sono morti a causa della gestione vigliacca dell’emergenza, non per la collisione”. “Dio abbia pietà di Schettino, perché noi non possiamo averla” è stata la frase finale del pm Pizza al termine della sua parte di requisitoria, durante la quale ha specificato che il comandante aveva “il dovere di abbandonare per ultimo la nave, che non è solo un obbligo dettato dall’antica arte marinaresca, ma è un dovere giuridico che ha la sua fondatezza nel ridurre al minimo i danni alle persone”. Nel suo intervento il pm Pizza ha attribuito a Schettino l’aggravante della ‘colpa cosciente’usando  definizioni tra le più pesanti in dottrina giuridica di ‘abile idiota’ e ‘incauto ottimista’. ‘Qualità’ che “convivono benissimo in Schettino, – ha detto con forza Pizza, – quasi fosse bicefalo, tanto che per lui possiamo coniare il profilo dell’incauto idiota, che si sente bravo e invece provoca una situazione di pericolo e un danno” in una sopravvalutazione delle proprie capacità. Chiesto anche l’arresto immediato per il pericolo di fuga all’estero. In aula presenti anche il pg di Firenze Tindari Baglione, e il procuratore di Grosseto, da pochi giorni in pensione,  Francesco Verusio.

 

 

India, annullato ergastolo a due giovani italiani condannati 5 anni fa

Termina l’odissea di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, condannati all’ergastolo dalla giustizia indiana con l’accusa di omicidio dell’amico Francesco Montis. I parenti dei due sono riusciti a dimostrarne l’innocenza

di Cat

bruno-boncompagni-ergastolo-indiaRoma, 20 gennaio – La Corte suprema indiana ha annullato l’ergastolo a cui erano stati condannati Tomaso Bruno, 31enne ligure, e Elisabetta Boncompagni, 42enne torinese, per la morte di Francesco Montis, con cui erano in viaggio nel 2010.  I due erano stati ritenuti responsabili di aver strangolato il loro compagno Francesco Montis all’epoca dei fatti fidanzato di Elisabetta, ma si erano sempre dichiarati innocenti. Partiti tutti e tre insieme, nel dicembre del 2010, per passare il capodanno in India, decisero di restare più a lungo affascinati dal paese. Ed è proprio la mattina del 4 febbraio che Tommaso ed Elisabetta trovarono Francesco agonizzante nel suo letto della sua stanza all’hotel Buddha di Varanasi. Mentre Francesco viene portato all’ ospedale la polizia indiana obbliga i ragazzi a restare in albergo ed il 7 febbraio vengono accusati di omicidio e condannati all’ergastolo: l’esame sul cadavere della vittima, deceduta subito dopo il ricovero, sarebbe avvenuta per asfissia da strangolamento come evidenziato dai segni sul collo della vittima. A quel punto gli inquirenti incominciano ad ipotizzare che fra Tommaso ed Elisabetta ci fosse ‘del tenero’ all’insaputa di Francesco. La condanna all’ergastolo dunque giunge su semplici ipotesi ed in questi lunghi cinque anni di prigionia le famiglie dei due giovani sono riuscite a dimostrare l’inesattezza delle supposizioni. I genitori che si recavano in India spesso per stare vicini ai figli, sono riusciti a dimostrare che le lesioni sul corpo di Francesco erano già presenti prima della morte, avvenuta per asfissia si, ma non per strangolamento, e  che altre ferite furono provocate durante il trasporto dello stesso in ospedale.  Francesco, come aveva affermato anche la madre Rita Concas, soffriva già di asma e il referto medico ha inoltre evidenziato la presenza di un ematoma subaracnoideo nel cervello che potrebbe essere la causa della morte. I due imputati si sono sempre dichiarati innocenti e anche gli amici hanno smentito l’ipotesi di relazione fra i due. Durante i cinque anni di prigionia nel ‘District Jail’ di Varanasi i ragazzi hanno comunicato con l’esterno solo attraverso lunghe lettere. Ammassati insieme ad altri tremila detenuti, ristretti in spazi di un metro per due dentro stanzoni con 140 reclusi ciascuno. Un carcere duro, dove la temperatura può sfiorare i 50 gradi, senza condizionatori, senza acqua corrente e senza medicine e con stuoie sul pavimento al posto dei letti. Dopo questa atroce odissea  l’ambasciata a New Delhi si sta adoperando per far rientrare, entro un paio di giorni, i due ragazzi in Italia.

 

Unicef condanna l’uccisione degli adolescenti in Cisgiordania

I bambini vittime innocenti dell’odio tra israeliani e palestinesi


bambini unicefRoma, 1 luglio  – “L’Unicef condanna fermamente il rapimento e l’uccisione di tre giovani israeliani in Cisgiordania. Ci uniamo al Segretario generale delle Nazioni Unite per esprimere il nostro più profondo cordoglio alle loro famiglie” è il testo del comunicato diramato oggi da Unicef a seguito della notizia del ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi ebrei rapiti il 12 giugno in Cisgiordania. “Questo ultimo atto di violenza è un rimando tragico e terribile al tributo che l’odio insensato sta facendo  pagare sia ai bambini israeliani che  palestinesi”.  “Speriamo che questi eventi non alimenteranno ulteriormente la violenza. Esortiamo tutte le parti ad esercitare la massima moderazione e fare il possibile per proteggere tutti i bambini – palestinesi e israeliani – dalle minacce”.

Australia, lanciò la fidanzata da 15° piano: condannato a 26 anni

169952-be774052-467f-11e3-add9-a931c5f36f4dTerminato il processo contro Simon Gittany. L’uomo, che nel 2011 in preda alla gelosia aveva buttato giù la convivente dal grattacielo dove vivevano, sconterà una pena di 26 anni

Melbourne, 12 febbraio – Descritto dalla giudice della Corte Suprema di Sidney Lucy McCallum come un dottor Jekyll e Mr Hyde, è stato condannato dopo due anni di processo alla pena di 26 anni di reclusione. L’uomo, Simon Gittany, 40 anni, aveva lanciato nel luglio del 2011 la fidanzata Lisa Harnum, canadese di 30 anni, dal quindicesimo piano dell’appartamento dove convivevano, in un raptus di gelosia: la ragazza infatti aveva deciso di lasciarlo. Uomo dalla doppia personalità, capace di generosità e di grandi slanci verso la famiglia e con un profondo senso religioso, ma anche prepotente ed autoritario se contraddetto. Continue Reading

Mario Mauro, India a rischio violazione diritti umani per caso Marò

++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++Ministro della Difesa critico su radio1 Rai su condizione Marò in India: da due anni detenuti ma senza accuse chiare

Roma, 21 gennaio – “Ci preme sottolineare che a dispetto di cosi’ tanto tempo senza la formulazione di accuse, e’ del tutto plausibile che Latorre e Girone tornino a casa: e’ l’unica soluzione che puo’ preservare l’India dall’accusa di violazione dei diritti umani. In quale Paese democratico si puo’ accettare che trascorrano due anni in un regime di privazione della liberta’ senza che il presunto reo si veda formulata un’accusa chiara?”. Lo ha detto il ministro della Difesa italiano, Mario Mauro intervenuto questa mattina a Prima di tutto, il programma di Antonio Preziosi su Radio 1 Rai. “Massimiliano e Salvatore sono innocenti” – continua Mauro – “semmai spetta alle autorita’ indiane provare il contrario. Continue Reading

Diritti umani, Le Quoc Quan avvocato e attivista in Vietnam condannato a due anni di carcere

Le Quoc Quan protestsL’accusa è quella di evasione fiscale ma in realtà l’atto di condanna deriva dall’ aver assunto la difesa legale di oppositori del regime di Hanoi,  e per aver denunciato dal suo blog la corruzione, gli abusi di potere e l’assenza di democrazia e libertà d’espressione.

Roma, 6 ottobre  – I giudici del tribunale di Hanoi hanno condannato l’avvocato e attivista cattolico Le Quoc Quan, arrestato gà nel 2007 e nel 2011,  a 30 mesi di prigione e al pagamento di 56mila dollari di multa per il reato di evasione fiscale. Le Quoc Quan si occupa di diritti umani da anni e nel 2008 gli era stata revocata anche la licenza di avvocato. Durante il processo, che è durato solo due ore,  all’esterno migliaia di cattolici insieme a buddisti hanno manifestato il proprio sostegno per le vie della capitale, chiedendo la libertà dell’avvocato cattolico oltre al diritto di pensiero e di religione. Le Quoc Quan va ad aggiungersi a decine di oppositori, scrittori, giornalisti, sacerdoti, blogger e avvocati finiti in carcere negli ultimi due anni, per aver espresso pacificamente le proprie opinioni. Il governo vietnamita controlla severamente i media cartacei, televisivi e telematici, chi diffonde informazioni o scritti contro il governo è perseguito penalmente e rischia lunghe pene detentive e l’internamento in campi di rieducazione.

 

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com