Competere.Eu: La sharing economy ha modelli di innovazione e governance strategici per il rilancio del Paese e Milano può rappresentare un laboratorio.

Presentato questa mattina uno studio

 

foto Pietro PaganiniRoma, 26 novembre- In che modo la sharing economy, con la sua carica di innovazione e nuovi modelli di governance, può migliorare la qualità della vita dei cittadini e creare una nuova economia. Nasce da questi interrogativi il policy paper di Competere.EU (www.competere.eu)  “Innovazione e governance ai tempi della sharing economy. Opportunità e proposte per Milano 2016” presentato oggi a Milano in un incontro a porte chiuse a cui hanno partecipato alcuni tra i rappresentanti dei principali player del mercato della sharing economy. Il paper offre un’analisi sulle principali sfide legate allo sviluppo tecnologico e allo scambio sempre più diffuso di beni intangibili, e quindi alla così detta sharing economy o Economia della Condivisione. L’analisi discute gli attori e gli interessi in gioco e i conflitti che le istituzioni sono chiamate ad anticipare e gestire, proponendo alcuni principi a cui amministratori e politici possono ispirarsi. La ricerca, messa a punto dal fellow di Competere.EU Frederick Dooley,  vuole dimostrare che la sharing economy potrebbe rappresentare una grande risorsa economica per l’Italia. Milano è la città che più di tutte in Italia e in Europa ha visto la nascita di imprese il cui modello di business è fondato attorno alla condivisione. “Milano- dichiara il Curiosity Officer e Presidente di Competere.EU Pietro Paganini- è sicuramente il modello italiano ed europeo. Imprese e imprenditori stanno dando vita ad uno straordinario sforzo creativo che ha urgente bisogno di un sistema di regole che tutelino si l’utente ma che non limitino l’innovazione e quindi gli stessi vantaggi di cui il consumatore godrebbe. Regolare significa per noi creare le condizioni affinché questo riscoperto modello di sviluppo possa crescere più rapidamente, migliorando le condizioni di vita delle nostre città.​”. ​“Milano- dichiara il segretario Generale di Competere.EU Roberto Race- rappresenta il luogo migliore del Paese  dove sperimentare le opportunità nate grazie alle imprese della sharing economy e sarebbe interessante che i temi proposti nel paper entrassero anche nei programmi elettorali e nel dibattito pubblico. E fondamentale che l’Italia sappia essere leader e non follower nel grande cambiamento che sta avvenendo in alcuni settori come il turismo e la mobilità. Nelle prossime settimane presenteremo le nostre proposte sul tema al Governo e ai rappresentanti delle Autorità regolatorie.” L’impatto economico della sharing economy infatti nei prossimi anni avrà significativi risvolti sia a livello occupazionale sia fiscale. Tuttavia, nel nostro paese, fatta eccezione per Milano, il mercato dei servizi legati alla Sharing Economy è molto limitato, anche a causa dei contrasti a livello normativo ed economico/fiscale, che negli ultimi mesi ha dato vita ad un acceso dibattito all’interno delle istituzioni nazionali senza, per il momento, giungere ad una risoluzione finale. Hanno generato scalpore ad esempio  lo scontro tra Uber e i tassisti e tra Airbnb e Federalberghi. “Il grande sviluppo della tecnologia e l’abbassamento dei suoi costi- sottolinea Frederick Dooley, fellow di Competere.EU e autore del paper- offriranno nei prossimi anni la prospettiva della creazione di molteplici applicazioni altamente innovative. Il settore che al momento sta vedendo una importante crescita è sicuramente la sharing economy. La sharing economy tende a crescere in settori dove l’innovazione faceva fatica a trovare spazio come per esempio la mobilità, il turismo e l’accoglienza​,​ anche a causa dell’esistenza di ​una ​regolamentazione molto stringente o a veri e propri monopoli legali. I vantaggi di prezzo per i consumatori e la possibilità di usare un proprio bene altrimenti inutilizzato sono dei grandi incentivi specialmente in un periodo di crisi economica. Le istituzioni in questo campo giocano un ruolo fondamentale sia nel facilitare le imprese che fanno innovazione sia nell’anticipare e governare i conflitti tra i tanti interessi in gioco. Un esempio di come le istituzioni possano collaborare coi privati è il servizio di car sharing a Milano​:​ Il Comune ha fatto un passo indietro dal punto di vista dal coinvolgimento diretto nella gestione del servizio, operando come semplice​ regolatore di sistema, lasciando che gli operatori privati investano e competano tra di loro creando dei servizi sempre più adatti alle esigenze del pubblico.”

Competere.eu, il 2 per mille di finanziamento ai partiti è un flop annunciato

Partiti e fundraising sono due poli opposti che non si attraggono. Ma il fundraising è un’attività professionale che punta alla fidelizzazione dei sostenitori e quindi non alla donazione occasionale ma a quella periodica 

 

foto Roberto Race 2Roma, 7 aprile – Giugno 2013-aprile 2015: a quasi due anni dall’annuncio dell’ex-premier Enrico Letta del primo ddl sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, sono stati resi pubblici i primi dati sul due per mille dell’Irpef che i cittadini potevano destinare ai partiti politici. I risultati non sono confortanti: solo 4 contribuenti su 10mila hanno sostenuto con il 2 per mille il loro partito politico di riferimento. A barrare la casella di Unico o del modello 730 targato 2014 sono stati soltanto 16.518 cittadini sugli oltre 41 milioni che hanno presentato la dichiarazione al Fisco. In prima linea a seguire la nascita della legge e a pubblicare il primo studio in Italia su  “Fundraising e Comunicazione per la Politica” (Rubbettino Editore) è stato Competere.EU – il think tank nato per elaborare e implementare politiche e pratiche per lo sviluppo sostenibile. Il volume realizzato da Raffaele Picilli e Marina Ripoli, si apre con l’introduzione del Segretario Generale di Competere.EU Roberto Race, e dimostra come oggi il fundraising sia un’attività strategica per i partiti e diventi vitale per la sostenibilità finanziaria di un progetto politico data la progressiva riduzione dei rimborsi elettorali entro il 2017 e la sostituzione di questi ultimi con un sistema indiretto di finanziamento basato sul 2 per mille e sui contributi agevolati. “Entro il 2017- dichiara il fundraiser Raffaele Picilli, coordinatore del Dipartimento sul fundraising di Competere.EU – sarà completamente abolito il finanziamento diretto, sostituito da donazioni private e dalla donazione del “2 per mille” nella dichiarazioni dei redditi.  Questo dovrebbe spingere i partiti e la politica a parlare con i cittadini non tanto di donazioni o di sporadiche raccolte di fondi (cene, aperitivi…), ma di fundraising.  Il fundraising è molto di più di una raccolta di fondi, è un legame che nasce tra donatore e progetto, tra sostenitore e buona causa. E’ un legame che si basa sulla trasparenza, sulla rendicontazione, sulla fidelizzazione del donatore.  Lo sanno bene le organizzazioni nonprofit, lo ignora la politica. A che punto siamo in Italia? Quasi a zero.  Il “due per mille”, parente stretto del cinque e dell’otto per mille, è stato quasi completamente ignorato dai partiti. In pochi si sono limitati a chiederlo e chi l’ha fatto, l’ha fatto male. Nessuna campagna pubblicitaria, nessuna spiegazione chiara, nessuna motivazione alla donazione, nessuna rendicontazione. Eppure è un piatto ricco, molto ma molto più ricco di quello concesso al nonprofit. Perché oggi il cittadino dovrebbe sostenere economicamente un partito con una donazione? La risposta dovrebbero darla i partiti che, invece, non lo fanno.” “Il fundraising è un’attività professionale che punta alla fidelizzazione dei sostenitori e quindi non alla donazione occasionale ma a quella periodica – spiega l’esperta di comunicazione politica e fellow di Competere.EU Marina Ripoli –Per questo fare fundraising richiede conoscenze specifiche, una corretta programmazione e un’efficace comunicazione interna ed esterna all’organizzazione politica. Anche se dei passi si stanno già compiendo, i partiti sono ancora lontani da una conversione della propria comunicazione verso il nuovo scenario di “fundraising permanente”. Non assistiamo infatti a una vera e propria pianificazione della raccolta fondi realizzata da professionisti competenti in materia di fundraising e people raising politico. Non sono ancora attivi programmi di formazione ad hoc per tutti i livelli delle organizzazioni politiche nazionali e locali. Non si pensa al percorso più sicuro, etico e responsabile per gestire i rapporti tra la politica e le donazioni da parte delle imprese. Mancano quindi formazione, figure professionali, codici etici, manca la voglia di cambiare. Anche lo scorso anno – continua Marina Ripoli – dal punto di vista della comunicazione, i partiti si trovarono impreparati a diffondere e a far comprendere la novità del 2 x mille. Furono pochi i tentativi perchè ancora poca la consapevolezza della necessità di tale strumento e del fundraising in generale.” “Solo 325mila euro – dichiarano il Presidente di Competere.EU Pietro Paganini e il Segretario Generale Roberto Race – rispetto ai 7,750 milioni accantonati in un apposito fondo dal Governo Letta che introdusse il 2 per mille dell’Irpef ai partiti politici saranno dati ai partiti. Una cifra ridicola che dimostra il fallimento di una legge approvata in fretta da partiti che poi non si sono preoccupati del suo finanziamento. Il che è paradossale anche alla luce degli scandali delle ultime ore in cui emergono sistemi di finanziamento ai partiti illegali e meccanismi di corruzione diffusa. Allo stato attuale, mancano in Italia codici di autoregolamentazione delle donazioni che invece dovevano nascere insieme all’abolizione del finanziamento dei partiti e mancano soprattutto codici etici. Da chi posso accettare donazioni e da chi non posso? Chi vende armi può finanziare un partito e un partito può prendere fondi da chi vende armi o da chi rappresenta potenti corporazioni? Basta forse far certificare un bilancio di un partito per rassicurare i donatori? Negli ultimi giorni gli scandali non sono mancati e questa è solo la punta dell’iceberg. Senza regole, ognuno fa quello che vuole e nel fundraising, l’anarchia è pericolosa perché non si tratta solo di perdere credibilità ma anche fondi e voti.”

 

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