Rapporto Onu, un milione di specie a rischio estinzione a causa dell’uomo

Secondo un rapporto dell’Onu, la Terra si trova all’inizio della sesta estinzione di massa della sua storia e la prima che vede tra i responsabili l’uomo e le sue attività. Negli ultimi secoli sono scomparse già 680 specie di vertebrati. Importanti gli interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali, come la deforestazione che priva degli habitat le specie a rischio e ancora l’inquinamento.

Un allarme che fa riflettere, quello lanciato dal rapporto dell’Onu sulla biodiversità, su come il comportamento dell’uomo stia cambiando totalmente l’ambiente che lo circonda determinando in futuro l’estinzione di un milione di specie. Un rapporto presentato e discusso da esperti e delegati di 130 nazioni alla riunione della Piattaforma Intergovernativa per la Biodiversità ed i Servizi Ecosistemici (Ipbes) dell’Unesco a Parigi, dal 26 aprile al 4 maggio. Un lungo lavoro di circa 15 anni, composto da circa 1.800 pagine, sul quale per 3 anni hanno lavorato 150 esperti provenienti da 50 nazioni che ha messo in luce lo sfruttamento sistematico del nostro pianeta, ormai esanime, le cui cifre non promettono nulla di buono: fra gli animali, rischia di scomparire un insetto su 10; un mammifero su 4; il 41% degli anfibi; il 19% dei rettili; il 13% degli uccelli; il 7% dei pesci; il 31% degli squali. Nel regno vegetale, invece i tassi variano fra il 16 e il 63%. Le conifere, come i pini e gli abeti, hanno un tasso di rischio del 34%. Il peggio, avvertono gli esperti, si può ancora evitare, a patto che il cambiamento sia immediato da parte dell’uomo, intervenendo al più presto a limitare la distruzione dell’habitat, prima tra le cause, con la diminuzione della copertura forestale del pianeta di un terzo rispetto al periodo pre-industriale. Seguono le estrazioni minerarie, le dighe, le strade, gli insediamenti urbani, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse, il cambiamento climatico, l’inquinamento e le specie invasive. “La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, come tutte le altre specie, peggiora in modo più rapido che mai”, afferma il presidente dell’Ipbes, Robert Watson,”Non è troppo tardi per agire, ma solo se si comincia a farlo adesso a tutti i livelli, locale e mondiale” rivolgendosi ai governi e ai cittadini di tutto il pianeta.

Unicef, i bambini vittime del cambio del clima

Nuovo rapporto  sui cambiamenti climatici e diritti dell’infanzia: a rischio 175 milioni di bambini

Save_the_Children-Haiti_child_waterRoma, 31 luglio  – L’Ufficio di Ricerca Innocenti dell’UNICEF ha lanciato la pubblicazione The Challenges of climate change. Children on the front line per ampliare e approfondire il tema dei diritti dell’infanzia nell’ambito dei cambiamenti climatici. Si stima che nei prossimi dieci anni, solo in Asia meridionale e in Africa, 175 milioni di bambini saranno colpiti da disastri legati al clima che potrebbero causare la morte di 250.000 bambini in più ogni anno. “Dal momento che gli effetti del cambiamento climatico diventano sempre più grandi e visibili, è probabile che colpiscano le vite dei bambini e dei giovani in tutto il mondo, “ ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Oltre il 99% delle morti già attribuibili ai cambiamenti climatici si verificano nei paesi in via di sviluppo – e i bambini costituiscono l’80% di queste morti”. La pubblicazione, realizzata con il contributo di 40 esperti – scienziati, esperti di sviluppo e specialisti nella salute, nutrizione e diritti dell’infanzia – analizza come i decessi dei bambini legati ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo siano causati dal cambiamento dei modelli dei principali vettori di malattie e calamità naturali, dall’insicurezza alimentare alla mancanza di accesso all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie. Il rapporto sottolinea la necessità di un coinvolgimento consapevole dei bambini e dei giovani, non solo per il loro diritto alla partecipazione, ma perché potrebbero essere gli unici a sostenere l’attenzione delle loro comunità e delle loro nazioni sul problema, rispetto agli adulti che hanno ripetutamente rinviato decisioni politiche che rappresentavano delle sfide. “I bambini e i giovani oggi costituiscono la generazione che dovrà affrontare le conseguenze del cambiamento climatico e che dovrà compiere i tagli sulle emissioni di gas serra, essenziali per le decadi future”, ha dichiarato Marie Claude Martin, Direttore dell’Ufficio di Ricerca Innocenti UNICEF. “La sfida del cambiamento climatico è enorme” – ha continuato Lake. “Richiede una risposta urgente da tutte le generazioni – e i bambini che erediteranno la terra sono le ultime persone che dovrebbero essere escluse”.

 

 

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