GUE’ PEQUENO: aggiunte tre date allo “Squalo Summer Tour”

Fra luglio ed Agosto: Avezzano, Cagliari e Diamante

unnamedRoma, 29 Aprile – Lo Squalo Summer Tour di GUE’ PEQUENO si arricchisce di tre nuovi appuntamenti fra luglio ed agosto: Avezzano (Aq), Cagliari e Diamante (Cs). Nello specifico, ad Avezzano e Cagliari saranno presenti rispettivamente Noyz Narcos e Clementino in qualità di special guest.

Ecco di seguito le date del tour

29.04 TAVAGNASCO (TO), Tavagnasco Rock (anteprima tour estivo)
08.07 AVEZZANO (AQ), Kimera Rock (+ Noyz Narcos)
26.07 ROMA, POSTEPAY ROCK IN ROMA (The Italian Way – White Stage)
04.08 CAGLIARI, Arena S. Elia (+ Clementino)
13.08 DIAMANTE (CS), Teatro dei Ruderi di Cirella Antica
08.09 SESTO S.GIOVANNI (MI), Carroponte

…nuove date in arrivo!!!

Prezzo del biglietto per Avezzano: €18,00+d.p.
Prezzo del biglietto per Cagliari: €20,00+d.p.
Prezzo del biglietto per Diamante: € 17,00+d.p.

Saranno inoltre disponibili i VIP PACKAGE che includeranno:

–  entrata anticipata allo show (15 minuti prima dell’apertura delle porte)
–  pass laminato commemorativo
–  poster celebrativo autografato
–  meet & greet con l’artista
– Prezzo: €50,00 (oltre al costo del biglietto)

Biglietti e VIP package disponibili su livenation.it e ticketone.it

Nasce AR/S – Arte Condivisa in Sardegna.

Il nuovo progetto della Fondazione Banco di Sardegna inaugura il suo percorso con una retrospettiva dedicata a Bernardino Palazzi.

invitob (2)Cagliari, 23 novembre- La critica lo ha avvicinato, più o meno propriamente, a Degas, Boldini, Sargent, Carena e Casorati. Ma rispetto a costoro Bernardino Palazzi sa proporre anche altri registri, molti del tutto personali, segreti, ignoti agli stessi studiosi e al grande collezionismo.  Che ora, e finalmente, la retrospettiva che la sua Sardegna gli dedica in tre diverse sedi, dal 27 novembre al 14 febbraio, ha il merito di svelare. L’iniziativa è realizzata dalla Fondazione Banco di Sardegna che con essa avvia un progetto ambizioso quanto necessario: “AR/S – Arte Condivisa in Sardegna”.  Partendo dal rilevante patrimonio d’arte conservato dalla stessa Fondazione, AR/S intende favorire la messa in rete di collezioni pubbliche e private, offrendole alla popolazione sarda e agli ospiti dell’isola, spesso per la prima volta, in mostre diffuse in più sedi nel territorio regionale. Il tutto accompagnato da momenti di approfondimento, incontri, laboratori, residenze d’artista e progetti di arte pubblica sul territorio. Il focus di AR/S è concentrato sulla produzione artistica in Sardegna dalla fine dell’Ottocento ad oggi. Un focus che, come conferma già la mostra “L’occhio indiscreto. Bernardino Palazzi. Grafico, illustratore, fotografo”, curata da Maria Paola Dettori, non è rigidamente inteso. Se, infatti, Palazzi è di origine sarda, essendo nato a Nuoro nel 1907, la sua attività artistica si è sviluppata in gran parte tra Padova, Venezia, la Liguria e Milano.  A trent’anni dalla scomparsa e a quasi altrettanti dall’ultima mostra a lui dedicata (Vicenza, 1987), Bernardino Palazzi viene ora indagato nella sua terra d’origine con l’obiettivo di restituirlo alla storia dell’arte europea del Novecento. Tre le sedi espositive: il Museo MAN di Nuoro e le due sedi della Fondazione, a Sassari e a Cagliari, che da sole meriterebbero una visita per le caratteristiche architettoniche e il corredo artistico che le caratterizza. Com’è negli obiettivi del progetto AR/S, questa prima mostra riunisce opere di proprietà di diversi soggetti sollecitati dalla Fondazione: il Banco di Sardegna e il Museo del Novecento di Milano in primis, insieme a diversi collezionisti privati, sardi e non, che hanno generosamente accolto l’invito a mettere a disposizione le proprie opere accanto a quelle appartenenti alla collezione della Fondazione Banco di Sardegna.

Saranno proprio le due sedi della Fondazione a Cagliari e a Sassari ad accogliere le tele più significative, quelle che meglio esemplificano i momenti più alti della carriera del pittore: i capolavori della pittura di nudo degli Anni Venti/Trenta (a Cagliari) e il tema del ritratto collettivo del mondo di intellettuali, come quello fermato nel dipinto Bagutta (a Sassari). Testimonianza di un pittore mondano ed elegante, ma insieme assai meno scontato e semplice di quanto possa apparire in superficie, per il quale la rappresentazione del corpo femminile sarà tema costante, soggetto amato e indagato per tutta la vita, ma che avrà nelle opere degli anni milanesi i suoi risultati d’eccellenza.

Nuoro, e il Museo MAN, ospiteranno invece un ricco catalogo di opere di grafica e illustrazioni, accompagnate da apparati documentari e interessanti inediti. Nell’insieme non un’antologica, ma una mostra che presenta l’artista per quelli che unanimemente la critica e il mercato gli riconobbero come traguardi: il nudo femminile, il ritratto e l’illustrazione. E, insieme a questi temi portanti, va in mostra il Palazzi inedito e privato. Compreso quello, privatissimo, dei disegni erotici e il Palazzi fotografo. Si entrerà così nello studio e nell’universo creativo del pittore, dove il tema del corpo (e secondariamente anche dell’eros) scorre come una corrente sotterranea: e da qui tracima nell’intera sua opera, anche là dove non lo si immaginerebbe. Con il disincanto delle novelle del Boccaccio, i disegni erotici si palesano come divertissement in cui l’autore non ha remore a raffigurare per sé solo un mondo in cui è la sensualità a dettar legge, a dominare e travolgere, senza badare a ruoli, età, missioni.  La sezione fotografica presenta il materiale da lavoro, personale e privato, dell’artista: un corpus di immagini di studio, dove Palazzi ritrae sé stesso e, soprattutto, le sue modelle, le stesse che si ritrovano in diversi dipinti. L’osservazione di questi materiali accompagna il visitatore lungo il percorso creativo del pittore, rendendolo “voyeuristicamente” complice dell’atmosfera del suo atelier, mai algida e distaccata, ma calda, intimamente vissuta come le lenzuola aggrovigliate sulle quali si distendono, sfrontate o pudiche, le sue modelle.

“Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna”

Cagliari, Palazzo di Città 11 dicembre 2015 – 10 aprile 2016

imageCagliari, 12 novembre – Oltre 250 opere eccezionali dall’Ermitage, affiancate a 100 manufatti dei musei sardi e a significativi prestiti italiani raccontano il progresso della civiltà nell’Eurasia dal Neolitico fino al I millennio a.C. Dai popoli del Caucaso alla cultura nuragica, tra relazioni e parallellismi, un viaggio delle idee di cui siamo ancora debitori, in un allestimento di grande suggestione firmato da Angelo Figus. La collaborazione internazionale tra Cagliari e l’Ermitage ribadisce il ruolo e la centralità della Sardegna e del capoluogo sardo tra l’Europa e il Mediterraneo. Eurasia. Un intero continente, una terra, fatta di molte terre e di altrettanti mari, ove sul finire dell’età della pietra si riversò, inarrestabile, una straordinaria rivoluzione culturale, nata nel Vicino Oriente e diffusa nel giro di pochi millenni su un territorio vastissimo. Il Neolitico, la nuova età della pietra, aveva portato con sé – con l’affermarsi di un’economia di produzione – un cambiamento radicale spazzando via in poche decine di secoli pratiche e consuetudini esistenti da circa un milione di anni. Nulla fu più come prima: popolazioni nomadi divennero progressivamente stanziali, la natura diventò paesaggio all’interno del quale l’uomo lavorò, trasformò, costruì, coltivò campi ed allevò animali. Nacquero i villaggi, le distanze, la ruota e nacquero i mezzi di trasporto, gli scambi e, con essi, il commercio. Con la ricchezza si diffusero le guerre e gli strumenti per combatterle e dunque furono necessari nuovi mezzi e nuovi materiali per produrli; nel giro di pochi millenni l’uso dei metalli determinò cambiamenti epocali, tanto negli utensili e nelle loro fogge, quanto nei sistemi per produrle e riprodurle. È dunque un mondo in grande e rapidissima evoluzione quello che conclude la preistoria d’Eurasia e consegna un intero continente alle soglie della storia. Un lungo arco temporale e nel contempo pochi fondamentali millenni che si dispiegheranno sotto i nostri occhi nella mostra “Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna” – dall’ 11 dicembre 2015 al 10 aprile 2016 a Palazzo di Città a Cagliari – grazie agli straordinari materiali che giungeranno dalle collezioni del Museo Satale Ermitage di San Pietroburgo e al raffronto con i manufatti sardi e italiani, assolutamente sorprendenti, selezionati per l’evento. Una mostra che nasce nell’ambito di Cagliari Capitale Italiana della Cultura 2015 ed è il primo atto di un Protocollo di collaborazione triennale tra la Città – che ha da tempo avviato un importante processo di rigenerazione urbana su base culturale, esemplare a livello nazionale – e il Museo Statale Ermitage, con l’obiettivo di sviluppare studi, ricerche, sinergie e relazioni anche nei prossimi anni. Una mostra – promossa dal Comune di Cagliari e dal Museo Statale Ermitage con il Mibact-Soprintendenza Archeologia Sardegna e Polo Museale della Sardegna, con la Regione Sardegna e la Fondazione Banco di Sardegna in collaborazione con Ermitage “Eurasia, fino alle soglie della Storia. Capolavori dal Museo Ermitage e dai Musei della Sardegna” Statuetta di toro in oro Museo Statale Ermitage – Uomo su bove in bronzo Cagliari, Museo Archeologico Nazionale – Statuetta di toro in argento Museo Statale Ermitage Cagliari, Palazzo di Città 11 dicembre 2015 – 10 aprile 2016 Italia, curata da Yuri Piotrovsky, Marco Edoardo Minoja e Anna Maria Montaldo – che ben s’inquadra nella progettualità di Cagliari 2015, diretta a intrecciare rapporti internazionali e a riaffermare anche la centralità della città sarda e della regione nelle relazioni, negli scambi, nei flussi culturali tra l’Europa e le sponde del Mediterraneo. Oltre 250 eccezionali opere dal V al I millennio a. C. giungeranno dal grande museo russo – oggetti d’uso comune e straordinari corredi funerari, importanti manufatti in oro e pietre preziose, in argilla e pietra, in bronzo e in rame – a dialogare e confrontarsi con oltre 100 opere selezionate nei Musei della Sardegna e ad alcuni reperti prestati da musei italiani – particolarmente significativi nell’indicare i collegamenti e le vie di penetrazione delle diverse culture – per un evento scientifico e di collaborazione internazionale di grandissima valenza: mai prima d’ora il Museo Ermitage aveva infatti prestato ed esposto in una mostra un nucleo così vasto e importante di opere preistoriche, fondamentali testimonianze del progresso della civiltà. Dai popoli del Cuacaso alla civiltà nuragica, “Eurasia, fino alle soglie della Storia” condurrà dunque i visitatori a ripercorrere un’epoca cruciale attraverso le testimonianze di ricchissime civiltà; società che costituirono l’avanguardia nelle trasformazioni culturali, presentando aspetti di eccezionale novità in quella fase di grande evoluzione del pensiero, delle capacità, delle tecniche. Società che, ciascuna per il proprio specifico comparto geografico, seppero costruire ponti e forme di contatto, a livello continentale e a livello mediterraneo, tali da assicurare una posizione preminente nelle dinamiche di scambio e circolazione delle idee, dei saperi, delle innovazioni culturali e tecnologiche. Pur nel rispetto dei contesti di provenienza e della loro complessità, i materiali esposti, provenienti dalle ricerche archeologiche di oltre cento anni tanto in Russia quanto in Sardegna e in Italia, verranno presentati al pubblico facendo riferimento a quattro grandi aree tematiche, in grado di dispiegare e di spiegare alcuni dei principali contenuti culturali oggetto di rapida e inarrestabile affermazione: “il nuovo quotidiano e gli strumenti del vivere”, “la rivoluzione dei metalli”, “le forme del lusso e del potere”, “l’uomo, il cavallo e altri animali”. Sezioni tematiche che affascineranno il pubblico non solo per le opere ma anche per l’allestimento immersivo, poetico e fortemente simbolico delle diverse tappe e dell’evoluzione della civiltà, ideato e disegnato da Angelo Figus, una delle voci più creative del panorama internazionale della moda e della cultura. Il Caucaso in tutti i periodi della storia dell’umanità, per la sua posizione geografica, ha svolto un ruolo speciale di ponte tra l’Europa e l’Asia. Qui, sulle pendici meridionali e settentrionali, è recente la scoperta di villaggi di uomini preistorici risalenti a quasi due milioni di anni fa, ovvero i più antichi trovati fuori dall’Africa, ed è il Caucaso nella prima età del Bronzo a diventare uno dei più importanti centri di produzione di metallo non solo nell’area ma anche in Eurasia, sviluppando quella brillante cultura dei diversi periodi dell’età del bronzo che fa parte del patrimonio culturale mondiale. È dunque innegabile che il Caucaso meridionale abbia avuto un rilievo importante nel destino dell’Europa. Dal grande museo di San Pietroburgo – che oltre a raccogliere le collezioni imperiali ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella ricerca archeologica e nelle campagne di scavi – giungeranno dunque anche materiali Neolitici risalenti al V millennio a.C., rinvenuti principalmente nel complesso della tomba di Nalchik, con gioielli realizzati con zanne di cinghiale, collane fatte con i denti incisivi del cervo, braccialetti in pietra e utensili in pietra e corno, punte di freccia in selce. Eurasia, fino alle soglie della Storia- pag.2 Pendente raffiugurante un leone Museo Statale Ermitage – Lamine in oro con motivi geometrici Soprintendenza Archeologia della Sardegna – Incensiere in ceramica Museo Statale Ermitage – Bicchiere campaniforme Cagliari, Museo Archeologico Nazionale Sono però due i principali gruppi di oggetti provenienti dalla Russia che saranno esposti in mostra. Il primo s’incentra su due straordinari corredi funerari appartenenti alla “cultura di Maikop” (uno dei fenomeni più sorprendenti dell’area, sviluppatasi tra l’inizio del IV e l’inizio del III millennio a.C.) nota per i suoi eccezionali “kurgan”, tombe a tumulo che hanno restituito parure funerarie prestigiose e ricchissime, dove gli strumenti della vita quotidiana si affiancano a vasellame di prestigio e a gioielli in oro e pietre preziose – turchesi, cristalli di rocca e cornalina – di incomparabile bellezza. Di questa cultura un sito importante è la sepoltura di un adolescente dal villaggio Ulskogo (Ulyap), dove sono state rinvenute figurine di argilla e pietra, che consentono di ipotizzare legami con le culture del Mediterraneo. Il secondo gruppo di materiali offre un’ampia esemplificazione dei connotati specifici della cultura di Koban (II-I millennio a.C.), che ci presenta i tratti caratterizzanti di una civiltà della più evoluta età dei metalli, a cavallo tra le fasi recenti dell’età del bronzo e la piena età del ferro. Significative in questo caso le testimonianze dello sviluppo di una cultura materiale simile a quelle che emerge dai materiali europei. A fare da palinsesto nella transizione attraverso i millenni che conducono dal tardo Neolitico fin quasi alla fine dell’età dei metalli (VIII sec. a.C.) i materiali sardi, provenienti in gran parte dai musei nazionali dell’Isola, racconteranno una storia di evoluzioni parallele e conformi, in grado di rappresentare per il pubblico della mostra il quadro dell’evoluzioni strutturali che attraversa nel corso della preistoria più recente il grande continente eurasiatico. Ovviamente attraverso l’individuazione di  reperti fortemente rappresentativi delle principali tappe che segnano questo lungo excursus temporale  si raccontano anche le fasi più antiche della storia della Sardegna, che  per la  sua posizione al centro del Mediterraneo è stata protagonista di una fitta rete di contatti e scambi commerciali e culturali. Il mare che circonda le coste sarde non ha costituito un motivo di isolamento, e nelle varie culture che si succedono in Sardegna si leggono i segni degli apporti esterni, spesso fatti propri dalle popolazioni locali e rielaborati in modo cosi originale da conferire una marcata  specificità ai prodotti della cultura materiale.   Un paradigma della tipologia di questi processi di ricezione e adattamento si riscontra nell’età del rame, quando la cultura del vaso Campaniforme, che tradizionalmente viene associata a popolazioni detentrici della tecnologia dei metalli – vasi e bicchieri caratterizzati dalla forma a campana rovesciata e da una decorazione geometrica accurata, con impressioni effettuate con una cordicella o talvolta con un pettine – arriva in Sardegna con le stesse forme  ceramiche e con gli stessi aspetti di cultura materiale che si riscontrano in tutta Europa, per poi essere rielaborata e rivisitata alla fine dell’età del Rame.  Il vaso campaniforme presente nella collezione proveniente dal Museo Ermitage attesta l’ampia diffusione spaziale di questa cultura nell’Eneolitico e rende evidente la koinè culturale riscontrabile tra i due continenti. D’altra parte la rivoluzione neolitica che introduce l’agricoltura e la stanzialità, verificatasi in tempi e con modalità diverse nelle differenti aree, accomuna ampi spazi geografici dal Mediterraneo all’Europa in un comune sentire, che trova un linguaggio simile in cui esprimersi. Eurasia, fino alle soglie della Storia – pag.3 Fibbia Museo Statale Ermitage – Statuetta femminile in osso Soprintendenza Archeologia della Sardegna – Filo di perline in turchese Museo Statale Ermitage Strettamente legate a questo cambiamento epocale sono le figurine antropomorfe femminili, rappresentate con una valorizzazione di quelle parti del corpo strettamente connesse con la fertilità. E’ la fertilità della donna e della terra, capace di garantire la continuità della vita del gruppo di riferimento, ad essere esaltata attraverso rappresentazioni allo stesso tempo naturalistiche e simboliche , che rimandano a un sistema di credenze e di collegamento con il divino talora difficile da cogliere nella sua interezza. Le due statuette in osso recentemente recuperate in una domus de janas di Carbonia, per la prima volta esposte al pubblico, ripropongono il motivo della cosiddetta Dea Madre seduta e con le braccia conserte, diffuso in Europa e nel Mediterraneo Orientale e presente anche in materiali dell’Ermitage. La statuetta di Vicofertile esposta in mostra ripropone lo stesso motivo nell’Italia centrale. Nell’età del Bronzo (a partire dal 1600 a. C. circa) fino al primo Ferro,  in Sardegna fiorisce la civiltà nuragica, che prende il nome dal  nuraghe, l’edificio a torre che costituisce una peculiare forma architettonica specifica della Sardegna. Tra gli aspetti più rappresentativi della civiltà nuragica vi è sicuramente la produzione bronzistica, notevole per quantità e qualità. Bronzi d’uso e figurati, votivi  o pertinenti alla quotidianità, restituiscono i contorni di una civiltà aperta ai contatti con l’esterno, ma capace di esprimersi in un linguaggio artistico e un bagaglio  tecnologico fortemente originale. Abbiamo detto dell’importanza che rivestì il Caucaso nelle produzione metallurgica fin dalla prima età del bronzo. La Sardegna è una terra ricca di rame, ma con scarse risorse di stagno necessario per realizzare la lega del bronzo. Lo stagno pertanto arrivava in Sardegna attraverso uno dei più importanti circuiti commerciali a lungo raggio che collega Asia ed Europa, con rapporti  mediati che hanno messo i moto importanti relazioni culturali tra i popoli. L’altro importante circuito commerciale, quello dell’ambra, porta in Sardegna il prezioso materiale che si rinviene nei santuari sotto forma di monili offerti alla divinità, unitamente a grandi quantità di  oggetti in bronzo.  Tali processi dedicatori e d’offerta nei luoghi di culto non sono solo il momento in cui si manifesta il rapporto tra l’uomo e il divino, ma anche e soprattutto il mezzo per esprimere e palesare lo status sociale dell’offerente, che può permettersi materiali preziosi come l’ambra e il bronzo. Nella diversità culturale e distanza cronologica che esiste tra i materiali esposti, sono stati individuati quei fili conduttori che, in archi cronologici diversi, hanno determinato il cambiamento dello stile di vita delle popolazioni in ambiti geografici differenti e dunque le diverse sezioni tematiche del percorso espositivo: 1. Il nuovo quotidiano e gli strumenti del vivere Dal Neolitico all’età dei metalli si affermò progressivamente e si diffuse l’utilizzo di materie e di strumenti innovativi; l’argilla per le lavorazioni delle ceramiche; la pietra scheggiata e levigata, e poi le leghe dei diversi metalli; strumenti che cambiarono in grande l’economia globale e in piccolo ogni ora della giornata degli uomini. 2. La rivoluzione dei metalli L’uso dei nuovi utensili in metallo, così duttili e riproducibili, non è che il terminale di un percorso molto complesso, al cui interno si articolano e si susseguono le fasi dell’estrazione e ancor prima della ricerca dei minerali, del prelievo e dello scambio, del trasporto e della lavorazione. Un sistema di realizzazione che introdurrà nel mondo preistorico i primi elementi di moderna serialità della produzione. Eurasia, fino alle soglie della Storia – pag.4 Spada con protomi cervine in bronzo Cagliari, Museo Archeologico Nazionale – Ascia Museo Statale Ermitage 3. Le forme e colori del lusso e del potere Le trasformazioni dei sistemi di produzione e il determinarsi delle nascenti ricchezze introdussero le prime articolazioni e distinzioni all’interno delle comunità e con esse gli oggetti e gli strumenti per rappresentarle, così in vita come in morte. Manufatti in oro, in alcuni casi di fattura pregevolissima e inimitata a quelle quote cronologiche, palesano il segno della regalità e del comando. Le pietre preziose si distinguono in quanto elemento di riconoscibilità immediata, si diffondono i colori del lusso; le pietre rosse e le ambre; i turchesi e le pietre verdi; l’argento e gli altri metalli. 4. L’uomo, il cavallo e gli altri animali L’uomo inizia un rapporto diverso con gli animali, di convivenza e di mutuo scambio. Gli animali cacciati non sono più solamente un mero sostentamento, ma simbolo di una capacità e di una potenza eccezionale o superiore. Il cavallo è il primo ingranaggio di una nuova modalità di comunicazione, insieme alla ruota dà vita a una straordinaria epopea di trasporti. Gli animali reali, affrancati dal proprio statuto di mero cibo da consumare, si trasformano in simboli e a volte in animali regali. La mostra “Eurasia, fino alle soglie della Storia” intende offrire al visitatore uno spaccato della preistoria dell’uomo vista in una fase di accelerazione dei processi di trasformazione che hanno cambiato il volto della storia e del mondo. Un’ epoca che ha regalato alla società contemporanea connotati che il visitatore potrà ritrovare nella propria stessa memoria; un’esperienza personale che rintraccia le proprie radici in una società che, ancora negli ultimi decenni, prima dell’ultima rivoluzione digitale ed immateriale, portava vivi i segni di quelle ancestrali trasformazioni. Un viaggio delle idee che ha portato i propri remoti frutti fin dentro la memoria della nostra società.

Al via la settima edizione dei corsi della scuola italiana di potatura della vite

Da novembre in 15 sedi: new entry Forlì e Cagliari

Scuola di PotaturaRoma, 6 ottobre- Sono aperte le iscrizioni ai corsi della Scuola Italiana di Potatura della Vite, che Simonit&Sirch Preparatori d’Uva terranno in 15 sedi da novembre 2015 a febbraio 2016. Unica nel suo genere a livello internazionale, la Scuola – le cui lezioni sono tenute dal team di specialisti dei Preparatori d’Uva – consolida in questa settima edizione la sua presenza nei territori di pregio della viticultura italiana, con 15 sedi permanenti nelle principali aree vitivinicole della penisola e con collaborazioni con importanti Università e Istituti di Ricerca che contribuiscono al progetto con lezioni di approfondimenti di fisiologie e patologia della vite. Novità di questa edizione è l’apertura delle due sedi di Forli e di Serdiana, in provincia di Cagliari, in collaborazione con l’Università degli Studi di Sassari. I corsi si terranno in Piemonte, Alto Adige, Lombardia, Veneto (nelle due sedi di Conegliano e della Valpolicella), Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna (nelle due sedi di Tebano e Forlì), Toscana (nelle due sedi in Chianti e in Maremma), Lazio, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna. Le lezioni si terranno tra novembre 2015 e febbraio 2016 per la potatura invernale e in aprile e maggio 2016 per la potatura verde. Come per le scorse edizioni, sono aperte a tutti (addetti ai lavori, tecnici, studenti o anche semplici appassionati del verde) e si articoleranno in 4 giorni di lezione per un totale di 32 ore formative. I primi 3 giorni si terranno in inverno, con 24 ore di corso focalizzate su teoria e pratica della potatura ramificata sulle forme di allevamento a taglio corto e lungo. Saranno date nozioni di anatomia, morfologia e patologia della vite. Alla parte teorica si affiancherà quella pratica, in vigneti dove il team Simonit&Sirch applica già da tempo il Metodo, con dimostrazione di potatura da parte dei tutor (in cui verranno evidenziate manualità e postura corrette) e esercitazioni individuali di potatura per i partecipanti. Il quarto giorno si terrà nella primavera2016 per la gestione dei lavori in verde. A chi frequenterà sia le lezioni invernali che quella primaverile e supererà i test finali, sarà rilasciato un attestato di frequenza. Date e programmi dettagliati si trovano sul sito www.simonitesirch.it, dove si possono anche fare le iscrizioni online. Il costo è di 400 € e comprende anche il “Manuele di potatura – Guyot “scritto da Marco Simonit. Il costo del corso per gli studenti delle Università ed Istituti partner è di 200 €. L’obiettivo della Scuola è insegnare le basi del Metodo Simonit&Sirch di potatura ramificata della vite, ormai adottato da oltre 130 fra le principali cantine italiane ed europee. In sintesi, il Metodo Simonit&Sirch si fonda su 4 regole base che possono essere applicate universalmente: permettere alla pianta di crescere con l’età, di occupare spazio col fusto e con i rami; garantire la continuità del flusso linfatico; eseguire tagli di piccole dimensioni sul legno giovane, poco invasivi; utilizzare la cosiddetta tecnica “del legno di rispetto” per allontanare il disseccamento dal flusso principale della linfa.

Il benessere secondo natura

All’ Hotel Aquadulci di Chia (CA), l’impareggiabile scenario del Golfo degli Angeli fa da sfondo ai trattamenti wellness e i massaggi hanno il profumo delle erbe aromatiche della Sardegna.

image006Cagliari, 11 luglio- Le spiagge bianche di sabbia finissima, tra le più belle di tutta la Sardegna; le calette immerse nella rigogliosa vegetazione, l’acqua turchese delle lagune. E’ questo lo scenario in cui si inserisce l’Hotel Aquadulci, a Chia (CA) e probabilmente non esiste posto migliore per abbandonarsi al piacere di una vacanza di benessere a contatto con la natura. La struttura, immersa nella verde macchia mediterranea della località Spartivento, che rende celebre la parte meridionale dell’Isola, è un raffinato 4 stelle affacciato sul mare. Il giardino dell’albergo è la location scelta per l’originale gazebo in bambù, una piccola oasi di tranquillità destinata ad ospitare trattamenti e massaggi: tra fiori rampicanti di bouganville e palme, si avrà la sensazione di essere immersi in una foresta esotica, in cui lasciarsi avvolgere dagli oli essenziali – vegetali e biologici – delle piante autoctone dell’isola. Quali? L’olio di lavanda (che allevia le contratture e i dolori cervicali, per dimenticarsi dello stress quotidiano), di ginepro (rilassante ed emolliente per la pelle arrossata dal sole), di menta (rinfrescante e rigenerante, ideale dopo una giornata di mare), di finocchio (decongestionante e drenante per eliminare le impurità accumulate dall’organismo durante l’inverno), di limone (purificante e utile per combattere la cellulite), diarancio amaro (rinvigorente, per affrontare la vacanza pieni di energia) e di arancio dolce (che combatte lo stress e l’insonnia). Da quest’anno agli elementi naturali utilizzati si aggiunge anche il sale marino, protagonista di scrub viso (20 min. 25 euro), a cui è possibile associare un massaggio (30 min. 40 euro) e scrub corpo (40 min. 50 euro).Questo genere di peeling ha proprietà purificanti, restituisce alla pelle luminosità e freschezza, rimuove le cellule morte, stimola la circolazione e contrasta le infiammazioni. All’Aquadulci è possibile scegliere tra diversi trattamenti: il Massaggio Antistress, con oli caldi ed essenze profumate che stimolano la circolazione e favoriscono il benessere psicofisico (60 min. 60 euro; 90 min. 90 euro), l’Aromaterapia, un massaggio delicato e rilassante impreziosito da sinergie di oli essenziali della macchia mediterranea (60 min. 70 euro), il Massaggio Eclettico, combinazione di tecniche occidentali ed orientali che dona una sensazione di armonia nel sistema corpo-mente-spirito (60 min. 70 euro), il Massaggio Profondo, che lavora principalmente sul tessuto connettivo favorendo la vascolarizzazione (50 min. 70 euro), il Massaggio Shiatzu, che attraverso la pressione delle dita, dei palmi delle mani e dei gomiti restituisce la naturaleenergia psico-fisica (50 min. 70 euro), il Massaggio Thai, un trattamento corporeo dinamico indicato per recuperare elasticità e “forza vitale” (60 min. 70 euro), il Massaggio Linfodrenante, che elimina le tossine e smuove i liquidi (50 min. 60 euro), il Massaggio Sportivo, che attraverso specifiche manualità e posture , agisce sul sistema muscolare, migliorando l’acido lattico e le performance (50 min. 60 euro) e la Riflessologia del piede, che ripristina l’equilibrio dei meridiani energetici (45 min. 50 euro). I profumi sprigionati da oli ed elementi naturali inebriano i sensi, cullati dal silenzio nell’incomparabile cornice del Golfo degli Angeli.

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